martedì 26 febbraio 2013
Dolcissimo Joseph prega per noi
Nel
fiume di parole che sono scorse impetuose da quando il Papa ha annunciato le
sue dimissioni non ho trovato un accenno all’interiorità del Santo Padre. Si è
parlato, nel migliore dei casi, di umiltà e di coraggio ma senza inoltrarsi
nell’atmosfera dei suoi sentimenti. Quando a Milano, nell’incontro delle
famiglie, la bambina vietnamita gli ha chiesto com’era lui da piccolo,
Benedetto ha aperto uno spiraglio nell’abituale velo di riserbo circa la sua
persona. Per una volta non ha esposto con la solita nitidezza il panorama così
chiaro del suo pensiero teologico ma ci ha fatto entrare nel suo cuore. Abbiamo
visto una famiglia cristiana che, fin dal sabato si preparava alle letture
della Messa del giorno seguente. La sensibilità musicale era elevata (Mozart,
Schubert, Haydn) e il piccolo Joseph vedeva aprirsi il cielo ascoltando il
Kyrie così ben cantato. Anche in famiglia si cantava e i piccoli segni di
affetto procuravano gioia (anzi “cioia” come lui dice amabilmente). La bontà di
Dio si rifletteva nell’amore reciproco. Le camminate nei boschi, le piccole
avventure… tutto costituiva un anticipo di Paradiso, infatti “penso di
andare a casa andando verso l'altra parte del mondo”. Dolcissimo Joseph. Sembra che il nostro mondo brutale non ti abbia
capito, ma non è vero. L’affetto con cui i pellegrini ti hanno salutato negli
ultimi giorni di pontificato sta a significare che la gente ti ha compreso. Ora
prega per noi come tu sai fare e continuerai ad essere una guida per noi.
mercoledì 20 febbraio 2013
Su Benedetto la grande stampa ci è o ci fa?
A
Roma si dice: ma ce fai o ce sei? La grande stampa italiana merita questa
domanda: fa finta di essere ignorante o lo è davvero? La tesi dominante è che
il Papa lascia perché sono troppo forti le tensioni che assillano la Chiesa e
il Papa cede davanti a quest’enorme pressione. Ma un po’ di storia l’avete
studiata? Gli attacchi di ora sono il tocco di una piuma rispetto alle
aggressioni e alle divisioni interne dei secoli passati. Il Papa lascia perché
sta invecchiando e pensa al bene della Chiesa che ha bisogno di essere guidata
con mano ferma. Punto e basta. Ma non lascia cadendo vittima degli avversari,
lascia da vincitore. Gesù è morto sulla croce da vittorioso. Nessuno come Gesù
ha inciso nella Storia. La storia si ripete: il lungo, unico, pontificato di
Wojtyla-Ratzinger è stato la riscossa della Chiesa che nel ’78 sembrava
assediata da forze contrarie (Paolo VI è quasi morto assieme al suo amico Moro)
dissanguata da un’emorragia interna. Ancora risuona il grido di riscossa “Non
abbiate paura” che non è rivolto ai cattolici ma agli altri, agli assedianti, e
quel colpo d’ariete: “Spalancate le porte a Cristo!”. La grande stampa non si
accorge che viaggia sull’onda di una cultura di morte e di desolazione che è
perdente anche se sembra irresistibile. Le vittorie dei fautori della morte
(aborto, divorzio, eutanasia) sono vittorie in un deserto pieno di carcasse
umane. Invece è vincente l’appello di Ratzinger che invita finalmente la
creatura ad abbandonarsi nel Creatore.
giovedì 14 febbraio 2013
Un saluto a Papa Ratzinger
Caro,
carissimo Papa Ratzinger. Vorrei testimoniare con due righe l’affetto che ho
per lui. Negli anni ’80 feci la grande scoperta del suo libro “Introduzione al
cristianesimo”: un libro che con dolcezza, profondità, cultura spiegava il
mistero dell’amore di Dio in termini comprensibili per l’uomo moderno. Quel
libro mi entusiasmò talmente che confezionai un video che invitasse a leggerlo: un video di un’ora che ora ho
messo su youtube (col titolo Illustrazione del credo). Il cristianesimo ha il punto di maggior
contraddizione proprio in Occidente. La ribellione protestante, nella sua veste
secolarizzata, e illuminista tenta di soffocare il messaggio di Gesù e il Papa
come un campione affronta quest’onda di morte che porta con sé la dissoluzione
della famiglia, degli affetti e soprattutto della fede. Le encicliche, i suoi
libri su Gesù e i vigorosi discorsi di Parigi, di Berlino e di Londra sono
pietre miliari con cui il Pastore di Roma ha guidato il suo gregge. La civiltà
europea nasce da San Benedetto (non a caso il Papa ne ha scelto il nome) – ha
ricordato a Parigi – le leggi dello stato devono rispettare la natura dell’uomo
– discorso al Bundestag -, la dottrina sociale della Chiesa è il criterio a cui
ispirare il governo della società – discorso di Londra. Un Papa umile che non
s’intimidisce di fronte a nessuno: è il vero vincente dell’epoca che è
cominciata con Giovanni Paolo II, il cui pontificato s’è intrecciato ed è
continuato con Papa Benedetto. Grazie caro Papa.
grazie a Cavalleri per la recensione di "Quando Dio è contento"
La contentezza che viene dall'amicizia
di Cesare Cavalleri
13.2.13
«Il segreto della felicità» promesso nel sottotitolo del nuovo libro di Pippo Corigliano, Quando Dio è contento
(Mondadori, pp. 120, euro 17,50) non va cercato negli aforismi o nei
racconti sapienziali più o meno orientaleggianti e, infatti, Corigliano
li accantona subito. Memore dell'ammonimento di Paolo VI secondo cui,
oggi, si ascoltano più volentieri i testimoni che non i maestri (e ciò
vale soprattutto per i giovani), allinea una serie di testimonianze di
diverso rilievo esteriore, ma tutte ricollegabili a un'esperienza
condivisa: non è forse vero che le persone più felici che ciascuno di
noi ha incontrato sono persone che sanno voler bene al prossimo perché,
innanzitutto, sanno di essere amate da Dio, e cercano di
contraccambiare? È questo sforzo di contraccambio a far contento Dio, a
rendere felici, come spiega la collaboratrice domestica di cui
Corigliano parla nelle prime pagine del libro, la quale si applica a
rendere gradevole la vita delle persone per cui lavora e che
probabilmente non si renderanno mai conto di quanto quel lavoro, in
certi momenti, le costi, mentre Dio è contento di vederla lavorare così,
per amore.
È un libro spiazzante, questo Pippo III, indifeso, disarmante. L'autore ha due maestri/testimoni da cui ha imparato e a cui si ispira, Giovanni Paolo II e san Josemaría Escrivá, e lo si vede bene dal tono atletico della sua ascetica e dalla serenità «normale» che ha messo in pagina. I riferimenti sono spesso inattesi, come quando si appropria del motto degli strampalati (e simpaticissimi) Blues Brothers, We're on a mission from God, siamo in missione per conto di Dio, dandogli pertinentemente un significato vocazionale.
Alla fine, il «segreto della felicità» viene condensato in tre «finestre» da tenere sempre aperte: riscoprire la Santa Messa; confessarsi e confessarsi bene; leggere sistematicamente il Vangelo. Ci voleva proprio un napoletano per dire così apertamente, e con il tono di chi l'ha sperimentato, che solo la pratica di vita cristiana rende felici, aggiungendo una testimonianza ulteriore, quella di Leonardo Mondadori, alla cui «conversione», messa anche in libro con Vittorio Messori, Pippo Corigliano non è estraneo. E ci si accorge che a far lievitare le pagine di Quando Dio è contento è, semplice e profondo, il senso dell'amicizia: «Non è un caso se tutti i santi sono sempre circondati da amici, mentre gli egoisti, i dittatori, i viveur, gli avari vivono nella solitudine...».
venerdì 8 febbraio 2013
L'unica cosa che conta: saper voler bene
Ci
sono momenti della vita in cui un’indisposizione – tipo influenza– consente di
sottrarsi al flusso dei doveri impellenti e di riflettere e pregare senza
fretta. Sono momenti in cui ritornano i volti delle persone care e ti accorgi
che tutte le persone sono care. La vita sembra uno scorrere di acque attraverso
cui si vede qualcosa di fermo, un fondo pietroso, e quel fondo è il Vangelo, le
cose dette e fatte da Gesù. “Vi ho chiamati amici…” chi è che ha costruito la
Storia come Gesù? Cicerone e altri autori hanno scritto sull’amicizia, ma Gesù
ne parla con una forza nuova perché nessuno ama come colui che dà la vita per i
suoi amici (Gv 15,13). Solo l’amore incondizionato fa crescere. Ho appena letto
Ogni angelo è tremendo, l’ultimo
libro di Susanna Tamaro che descrive la maturazione della sua personalità fin
da bambina: il gelo dei rapporti umani senza amore la paralizza, mentre
l’incontro con una maestra comprensiva o di una tata amorosa fa fiorire nel suo
animo temporanee primavere. Una prova in più che è l’amore il vero nutrimento
dell’animo umano. I demòni sono ferrati in teologia ma aborriscono il volersi
bene. Saper voler bene è la scienza suprema, di cui il maestro è Gesù e chi
segue le sue orme: perciò i santi sono attraenti. Pietro dice a Gesù “Tu solo
hai parole di vita eterna”. Lo dice non perché lo considera un filosofo (in
quel momento Pietro non ha capito quanto Gesù ha appena detto) ma perché ha
capito che Gesù parla d’amore vero, che è la verità eterna.
mercoledì 6 febbraio 2013
martedì 29 gennaio 2013
Beati voi quando, mentendo, diranno ogni male di voi per causa mia
La
Chiesa, nella sua storia, è stata
sempre fonte di civiltà, una specie di toccasana della società. Dove ci sono
stati i santi è sorta un’onda di bontà, di lavoro ben fatto, di cura dei
bisognosi. Così come Gesù curava le malattie, scacciava i demoni e insegnava il
giusto rapporto con Dio Padre, così la Chiesa ha continuato a offrirci Gesù
attraverso il battesimo, la Comunione, la confessione e gli altri sacramenti.
La Chiesa, ieri come oggi, cura, viene incontro ai più svariati bisogni dei
carcerati, dei malati, degli emigrati,... In Africa i cattolici sono gli unici
ad occuparsi dei bambini innocenti che nascono con l’AIDS, il 70%
dell’istruzione e delle cure mediche sono fornite dai missionari. In Asia la
Chiesa è l’unica che diffonde una spiritualità che rispetti la persona. Eppure,
ieri come oggi, c’è un accanimento nel presentare i sacerdoti come malfattori e
la Santa Sede come un polo di riciclaggio del denaro sporco o cose del genere.
“Beati voi, quando vi insulteranno … e, mentendo, diranno contro di voi ogni
sorta di male per causa mia” ha detto Gesù (Mt, 5,11). Sembra che questa nota
persecutoria sia una costante della storia. Basta pensare: cosa sarebbe
l’Italia senza i parroci? Cosa sarebbe l’Europa se non ci fosse stato un germe
cristiano unificatore, fonte di arte, di cultura, di vero progresso? Conviene
che io mediti su queste cose e le dica ad alta voce. Non per polemizzare ma per
indurre me e gli altri a riflettere e a ringraziare per aver avuto la Chiesa.
domenica 20 gennaio 2013
I cristiani sono chiamati all'unità dell'amore
Ho
trovato una rappresentazione della Trinità in cui Dio Padre si protende verso
il Figlio attraverso lo Spirito Santo. Il Padre porta al collo una fascia, a
mo’ di marsupio, da cui spuntano tanti piccoli volti che rappresentano
l’umanità intera. Mi è sembrato che la scultura riflettesse il discorso di Gesù
durante l’ultima cena. Gesù dice “io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv10,30)
e “chi ha visto me ha visto il Padre”(14,9) . Gesù ci vuol far capire la sua
relazione stretta col Padre. Successivamente promette lo Spirito Santo che farà
comprendere ciò che Gesù ha insegnato (14,26). Si delinea così la Trinità in
cui siamo coinvolti, così come quella scultura suggerisce: “Come il Padre ha
amato me, così anch’io ho amato voi”(15,9), “Come il Padre ha mandato me così
io mando voi”(17,18). A conclusione il comandamento nuovo. “Nuovo” perché
appare per la prima volta nel Nuovo Testamento: “Amatevi gli uni gli altri come
io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per
i propri amici”(15,12-13). “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli:
se avete amore gli uni per gli altri”(13,35). Essere in Dio vuol dire essere
uniti con la forza dell’amore, come la Trinità. E’ il messaggio cristiano
centrale da cui tutto il resto deriva. Ciò che importa non è la mia efficienza
né la cultura ma che io sappia guardare gli altri con lo sguardo di un padre o
di una madre, attingendo la forza dal rapporto con Dio Padre, Figlio e Spirito
Santo, e di Santa Maria.
venerdì 18 gennaio 2013
domenica 13 gennaio 2013
La mia vita vale quanto vale la mia orazione
Gesù,
racconta san Luca, passò la
notte in orazione (Lc
6,12). Gesù prega. Dopo il battesimo nel Giordano, prima di cominciare la vita
pubblica, viene portato nel deserto dallo Spirito Santo: lo spirito di Dio
porta Gesù a ritirarsi solo col Padre. Quando Gesù incontra la samaritana
accanto al pozzo di Sicar le dice: “Se conoscessi il dono di Dio!”. La donna al
momento era interessata soltanto al modo più sbrigativo di procurarsi l’acqua.
Gesù si adatta alla sua mentalità e le promette un’acqua migliore, un’acqua “viva” che “diventerà una sorgente che zampilla
per la vita eterna” (Gv 4, 1-40). Gesù ci conduce al rapporto con Dio
presentandolo come qualcosa di desiderabile, qualcosa che appagherà per sempre
le nostre aspirazioni. Una maniera, non moralistica, di spiegare che il
rapporto con Lui è l’unica cosa che ci rende felici. Devo convincere me stesso
che la vera carica, il vero dono, proviene da lì, non da altro.
Una
volta, viaggiando in un affollato scompartimento di seconda classe, mi trovai a
parlare con una suora che mi suggerì un’immagine suggestiva: quando siamo
davanti a Gesù nel tabernacolo ne traiamo beneficio, anche se ci distraiamo,
così come al sole ci abbronziamo, anche se stiamo pensando ad altro. Da San
Josemaría ho imparato a “fare orazione” a trattenermi per un certo tempo con
Gesù, ogni giorno. Sento che la mia vita vale quanto la mia preghiera. E’ un
consiglio che posso dare a un amico per quest’anno della fede: almeno un quarto
d’ora d’orazione al giorno.
lunedì 7 gennaio 2013
La contentezza di essere cristiani
L’inizio
di un nuovo anno è sempre riprendere la propria vita in una prospettiva
rinnovata. Quest’anno mi ritorna in mente il doppio aspetto della vita di un
cristiano. Da un lato è chiamato a vivere, seguendo i passi di Cristo, una vita
eroica. Gesù è il vero eroe dei cristiani: non uccide ma muore per gli altri. I
cristiani sono chiamati a seguirlo, a darsi agli altri, a essere eroi ciascuno
nella propria situazione. D’altra parte Gesù stesso insiste sull’essere
bambini: lo ripete tante volte. “Se non vi convertirete e non diventerete come
i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” Mt 18,3. Io sono chiamato ad
essere sia bambino che eroe. Che fortuna che ho! Da una parte sono in missione
per conto di Dio come e più dei Blues Brothers, d’altra parte ho Chi mi
sopporta, ha pazienza davanti alle mie continue distrazioni, mi aiuta, mi dà la
gioia di vivere: la gioia dei bambini che hanno un Padre. I popoli cattolici
hanno una tradizione di allegria. Gli spagnoli, gli italiani, gli irlandesi, i
polacchi e così via, hanno tutti, a modo loro, una nota di allegria nel loro
carattere. Sant’Alfonso, il più napoletano dei santi e il più santo dei
napoletani, compose “Quando nascette ninno” il canto di Natale gioioso che non
si sofferma sulle ristrettezze del Bambino ma descrive un panorama di allegria
in cui la paglia della culla rinverdisce e germoglia, e i pastori coprono di
baci i piedi del Bambino. Sì, sono contento perché sono cristiano. Quando sono
scontento sono poco cristiano.
giovedì 3 gennaio 2013
Gregorio Fogliani: una buona notizia per l'anno nuovo
Voglio
cominciare l’anno nuovo con una buona notizia. Un mio amico genovese di origine
siciliana è un imprenditore coi fiocchi. Uno che sa navigare controcorrente. L’imprenditore in questione è Gregorio Fogliani.
Mentre altri licenziano, lui assume, anche in questi momenti di crisi. La sua attività riguarda il buono pasto (il ticket per il pranzo che molti uffici danno ai dipendenti) e, fra gli italiani, è il numero uno del settore. Ma non
si è accontentato: ha inventato il buono pasto elettronico, cioè una carta
prepagata su cui si può caricare il corrispettivo del buono. Poi ha aggiunto
gli sconti alla prepagata grazie alla fidelizzazione con migliaia di negozi. Ha
realizzato con Poste Italiane una card tornasconti e ora lavora al pagamento
attraverso il cellulare… Ma non è questa la notizia. La notizia è che il gran
cuore del mio amico, che batte in primis per la sua famiglia (moglie, due
figlie e tanti fratelli), si è spinto a fare del bene per chi vive con
difficoltà questi momenti di crisi. In tanti locali il cibo invenduto viene
buttato via a fine giornata, mentre molte persone hanno seri problemi per
acquistare cibo per la famiglia.
Gregorio Fogliani
ha cominciato a lavorare sul tema. Ha sensibilizzato a Genova vari esercenti che hanno aderito
all’iniziativa e, a fine giornata, donano il cibo per le mense dei poveri. Ma
ha trovato l’ostacolo di una legge che prescrive che il trasporto di cibo deve
avvenire attraverso celle frigorifere e questo vincolo limita le possibilità.
Lui, che non si scoraggia mai, sta
tentando di portare avanti in Parlamento una modifica della legge e nel
frattempo si è inventato una soluzione geniale: una card che consente di
consumare pasti ad un prezzo stracciato dopo un certo orario. Le card sono
distribuite dal Comune o dalla Caritas e valgono nei negozi convenzionati.
L’esperimento ha funzionato a Genova e ora ci sono i permessi per cominciare a
Roma. Ne parlo perché è un esempio di come far bene il bene. Gregorio Fogliani ha fiuto per questo. Per informazioni: http://www.quifoundation.it/
giovedì 27 dicembre 2012
Il mio Te Deum di ringraziamento per il 2012
Non
ho dubbi: ringrazio il Signore per l’Anno della Fede che il Santo Padre ha
indetto. Tutta la vita di Joseph Ratzinger è come una freccia che ha come bersaglio finale l’Anno della Fede. Da
giovane esperto al Concilio Vaticano II Ratzinger si era impegnato per
avvicinare con la liturgia il popolo cristiano alla fede e meritò l’appellativo
di “progressista”. Quando tornò a casa dopo il Concilio si rese conto che le
categorie marxiste stavano entrando nelle aule di teologia: la religione veniva
ridotta a pratica politica. Alcuni studenti tedeschi di teologia manifestavano
gridando che la Croce di Gesù era masochismo. Allora, senza polemiche
clamorose, Ratzinger organizzò un corso trasversale di cristianesimo per gli
studenti di teologia di tutti gli anni accademici e a chi volesse ascoltare.
L’aula si affollò oltre misura e le lezioni vennero raccolte in un libro: Introduzione
al Cristianesimo che conobbe
innumerevoli edizioni e fu tradotto in tante lingue. Paolo VI scelse Ratzinger, il difensore della fede,
come Vescovo di Monaco di Baviera e Giovanni Paolo II lo chiamò a Roma alla
Congregazione per la Dottrina della Fede. Quegli anni furono caratterizzati
dalla collaborazione fra il Papa e il Cardinale sul tema della fede (fra
l’altro, il Prefetto Ratzinger curò l’edizione del nuovo Catechismo). L’attuale
pontificato è in totale continuità con quello di Giovanni Paolo. Tante sono le
pubblicazioni di Ratzinger e tutte hanno un tratto comune: chiarezza di
linguaggio, radicamento nella Sacra Scrittura e uno spirito d’amore che
trasforma la teologia in preghiera. Abbiamo sottomano le sue encicliche, così
importanti, e i suoi libri su Gesù. L’ultimo dono è il libro sull’infanzia di
Gesù che c’introduce al Natale e ai Natali che verranno.
Qualcuno potrebbe dire che, in un momento di crisi
economica e politica, parlare di fede e di Anno della Fede è un’occupazione
astratta. Non c’è occupazione più concreta di questa. La crisi che viviamo non
è dovuta ad una congiuntura passeggera ma a una crisi di civiltà, a una crisi
di cultura e, a ben guardare, ad una crisi di fede. Senza la visione cristiana,
cattolica, dell’uomo il profitto diventa un idolo e il potere una prepotenza.
E’ una verità lampante sotto gli occhi di tutti. E allora che fare? Cominciare
da me stesso. Se io comincio a vivere di fede saprò trasmetterla perché la fede
si comunica con fede. L’Anno della Fede è l’àncora di salvezza, è la scialuppa
di salvataggio per l’Occidente e tutto il mondo. Eppure pochi ne parlano. Dov’è
l’Anno della Fede sui giornali, in tv, sul web? Quasi non esiste. Ma non ci
facciamo ingannare dalle apparenze. Lo Spirito Santo non procede con le
statistiche, i sondaggi e i dati d’ascolto. La sua via passa per una stalla e
una mangiatoia. Invece è importante la mia fedeltà e anche questa è un dono da
chiedere allo Spirito Santo. Perciò la cosa da fare più saggia e operativa è
pregare e ancora pregare. Da semplice cristiano lo chiedo anche ai Vescovi, ai
pastori che ci guidano: invitateci alla preghiera, non parlate di economia e di
politica se non per difendere i poveri e i deboli. Per il resto parlate di Gesù
come fa il Papa.
Nel suo ultimo libro Benedetto XVI ricorda la frase di
Gesù a Pilato: “Il mio regno non è di quaggiù” (Gv 18,36). Il Papa osserva: “A
volte, nel corso della storia, i potenti di questo mondo lo attraggono a sé (il regno di Gesù); ma
proprio allora esso è in pericolo: essi vogliono collegare il loro potere col
potere di Gesù, e proprio così deformano il suo regno, lo minacciano.” Viene da
ricordare De Gasperi che non voleva chiamare il suo partito “Democrazia
cristiana” per evitare il pericolo di cui il Papa parla, ma cedette, data la
gravità della minaccia comunista. Ma, aggiunge il Papa: “Oppure esso è
sottoposto all’insistente persecuzione da parte dei dominatori che non
tollerano alcun altro regno e desiderano eliminare il re senza potere, il cui
potere misterioso, tuttavia, essi temono”. Ed è la situazione in cui ci
troviamo adesso: una persecuzione mediatica e politica è in corso contro la Chiesa.
E’ vero che non si deve legare una fazione politica o economica al nome della
Chiesa o di una sua istituzione, ma bisogna stare attenti a non buttare via il
bambino con l’acqua sporca. L’impegno dei cattolici in tutti i campi è
necessario: essi non devono innalzare lo stendardo della Chiesa ma nel loro
cuore deve essere presente il regno di Gesù. Solo allora usciremo dai freddi
venti di crisi e di desolazione che spirano nel nostro mondo.
domenica 23 dicembre 2012
A Natale anche i grandi tornano bambini. La cartolina di Tempi
Natale
è la festa dei bambini. Nasce un Bambino e i bambini sono protagonisti. I miei
genitori non erano praticanti ma il presepe si faceva. Fino alla sera della
vigilia il Bambino non c’era. L’indomani il Bambino c’era. Il messaggio restava
scolpito: Gesù era nato in quella notte. I pastori del mio presepe di bambino
erano i pastori “veri”, gli altri, che si sono succeduti, si potevano accettare
ma non erano quelli veri che abitavano nella mia memoria e sorprendentemente
tornavano ogni anno, più acciaccati e meno numerosi. Le capacità “teologiche”
dei bambini ci sorprendono per profondità e semplicità. Tutti ne abbiamo
esperienza.
Anche io devo tornare bambino: è un comando di Gesù: “se non vi convertirete e
non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3).
Per noi, per me, la semplicità è una conquista. E’ necessario riflettere sulla Creazione del mondo, sul peccato
di Adamo e sulla storia di Abramo, il grande vecchio fedele al Dio unico, che
Gli offre persino il figlio desiderato e ottiene in cambio la grande promessa:
una discendenza numerosa come l’arena del mare che si realizza attraverso Gesù,
il vero Figlio sacrificato. Mentre Adamo ha anteposto se stesso a Dio e ci ha
portato la morte, Gesù percorre il cammino inverso: nasce nell’umiltà,
obbedisce al Padre, ci fa diventare figli di Dio, si offre come nutrimento e ci
ottiene la vita. Una vita d’amore sulla terra, eterna nel Cielo. Nell’Anno
della Fede torno semplice con la fede nel Bambino.
giovedì 13 dicembre 2012
Scelgo l'asino: la nuova cartolina di Tempi
Nel
libro sull’infanzia di Gesù il Papa spiega l’origine remota della figura del
bue e dell’asino nel presepe. La mangiatoia, di cui ci parla il vangelo di San
Luca, rimanda a una presenza di animali. Nel rimprovero di Isaia 1,3, vengono
nominati il bue e l’asino, che conoscono il loro padrone mentre “Israele non
comprende”. I due animali rappresentano l’umanità, di per sé priva di
comprensione, che finalmente ricevono l’epifania del Dio che viene in mezzo a
noi. Ebbene, fra i due animali scelgo di essere l’asino. Non solo perché non mi
piace essere bue (e nemmeno mi piaceva il verso di Carducci “T’amo pio bove”)
ma perché sento che la figura dell’asino calza a pennello per me. E’ la figura
dell’ignorante e, davanti a Dio, mi sento così: ignorante. Sono al corrente di
tante cose che Dio ha rivelato, ma le assimilo poco, devo ripeterle, tendo a
vivere come se Dio non ci fosse. Nel presepe l’asino si realizza. Forse non
capisce ma intuisce qualcosa e ce la mette tutta a riscaldare il Bambino.
L’asino è la sintesi della mia vita. Non sono il primo: i santi Agostino,
Benedetto, Josemaría e lo stesso
Ratzinger hanno amato il versetto del salmo 73: “Ut iumentum factus sum apud
te”, sono diventato il tuo asino. Dovrò aspettare il Paradiso per vederLo
faccia a faccia, per ora devo solo portare di buon cuore il carico che Gesù mi
pone ogni giorno e posso alitare con calore sul Bambino per rendermi utile. Un
buon proposito per l’Anno della Fede: vivere come un asinello davanti a Gesù.
venerdì 7 dicembre 2012
Su Tempi: l'Angelus introduce l'infanzia di Gesù
Sto
leggendo L’infanzia di Gesù di
Joseph Ratzinger e non ho dubbi nel consigliare questo libro come miglior
regalo di Natale. Ci troviamo alla vigilia della festa dell’Immacolata e il
libro mi aiuta ad entrare nella psicologia di Maria, di Zaccaria, di Giuseppe
in modo vivo: quest’anno il Presepe sarà per me più animato del solito. Grazie
a Ratzinger potrò meglio dire ai pastori e agli altri personaggi: so cosa state
pensando e mi unisco a voi. Nel secondo capitolo Ratzinger si sofferma
sull’Annunciazione, segue i tre momenti della risposta di Maria: il turbamento,
il “come” avverrà questo ed “ecco l’ancella del Signore”. Oggi a mezzogiorno,
nel recitare l’Angelus, mi è sembrato di assistere alla scena che questa
preghiera mi propone. “E il Verbo si fece carne”.
Ogni volta il contemplare quell’evento mi provoca un senso di vuoto. Mi sembra
incredibile questa storia immensa e nello stesso di famiglia: Maria, mia madre,
è colei che ha ricevuto Gesù, il Dio fatto uomo. E’ incredibile e nello stesso
tempo credibile, perché Dio stesso me lo spiega, lo testimonia, lo conferma con
i “segni” che, nel linguaggio di San Giovanni, sono i miracoli. Ratzinger ci
aiuta a credere perché, assieme agli evangelisti, risale alla promessa del
regno eterno di Davide. Una promessa di Dio che sembra disattesa perché il
regno materiale di Davide si è dissolto. E invece no, il discendente di Davide
regna eternamente sui nostri cuori. Dio mantiene le promesse. L’Angelus:
preghiera dell’Anno della Fede.
giovedì 29 novembre 2012
L'allegria di Maria
Si
avvicinava il Natale del 1979 e Giovanni Paolo II decise di celebrare in San
Pietro una Messa per gli universitari romani. Ci fu chi tentò di dissuaderlo:
iniziative analoghe avevano radunato solo uno sparuto gruppo di studenti, che
nell’immensità di San Pietro sarebbero scomparsi. Stimolati dall’affetto per il
Pontefice tanti giovani come me s’impegnarono a riempire la Basilica che alla
fine risultò sovraffollata. Durante la cerimonia partì il coro di Comunione e
Liberazione con una laude
medievale a Maria: “Altissima Luce di grande splendore…”. La perfezione del
canto e la devozione delle parole, colorate dall’italiano antico,
m’impressionarono profondamente. Ho cercato poi e trovato quel canto e lo sento
tutte le volte che voglio esprimere e rinnovare il mio affetto a Maria. Che
fortuna abbiamo noi cristiani nel poterci rivolgere ad una madre così bella e
affettuosa! Il rifiuto della devozione mariana è un cattivo segno e male fanno
le femministe quando rifiutano di riconoscersi nel modello mariano. Maria
esprime il meglio dell’umanità e questo meglio ha un volto femminile. Dante ha
ragione quando trova nell’amore per Beatrice la strada per il Paradiso. La
donna, se ne ha l’intenzione, può migliorare l’uomo con la sua sensibilità e
grazia. Perciò trovo congeniale, soprattutto in quest’anno della fede, la
recita del Santo Rosario, una preghiera in cui ci sono più complimenti a Maria
che richieste. Chi ama la Madonna è allegro e l’allegria è un frutto dello
Spirito Santo.
lunedì 26 novembre 2012
La Messa è la spinta propulsiva verso il bene
Una
spinta, un propellente verso la direzione giusta. Questa è la Messa. La
consacrazione del pane e del vino è il momento essenziale, l’esplosione che mi
proietta in avanti. Dio che si fa uomo muore per me, siede a cena con me e si
dà da mangiare, mi dà l’esempio da
seguire: darsi per amore. Non si finisce mai di meditare sulla Messa perché lì
c’è tutto: il Dio creatore, il Dio redentore, il Dio comunicatore. Ogni
tentativo di definire e catalogare la Messa può essere utile ma dà sempre
l’impressione di una cosa inadeguata. Lì c’è il fuoco. Il fuoco lo posso
dipingere ma non è il fuoco.
Anche
le altre parti della Messa mi trasmettono esempi di vita. Le letture mi
raccontano Dio e mi dicono che non posso conoscerLo se non leggo l’Antico e il
Nuovo Testamento. Il confiteor, il lavabo con l’acqua che purifica e la frase struggente “Signore non sono degno
che tu entri sotto il mio tetto, ma dì una sola parola e l’anima mia sarà
sanata”, esprimono la mia indegnità assieme alla volontà del Signore di fare di
me un uomo di Dio. Quella goccia d’acqua che il sacerdote versa nel vino
ricorda la Divinità che assume la mia natura umana. Il sacerdote dice più volte
“preghiamo” e ricorda la necessità della mia preghiera. La Messa mi mette nella
direzione di Gesù che è opposta a quella di Adamo. Questi ha preferito se
stesso a Dio e ha portato la morte; Gesù ha consegnato se stesso alla volontà
di Dio e ha portato la vita. Un’altra risposta all’amica che mi chiede cosa
fare per l’Anno della Fede.
sabato 17 novembre 2012
Sembra che Gesù esageri. Il nostro Dio è un Dio che serve
Gesù
esagera. Prima di cominciare l’ultima cena lava i piedi agli apostoli e glieli
asciuga. Ultimamente questa scena mi torna spesso in mente: perché
un’esagerazione del genere? Non bastava da sola, e non era certo poco, l’ultima
cena? Ha sempre trovato tanta eco in me la frase di Gesù nel vangelo di San
Luca (22, 15-20): “desiderio desideravi hoc pascha manducare vobiscum”.
Letteralmente: “ho desiderato con desiderio mangiare questa pasqua con voi”.
Giustamente la versione italiana traduce: “ho desiderato ardentemente”. Ma a me
piace tanto: “ho desiderato con desiderio” perché quella ripetizione
m’introduce nella psicologia di Gesù. Che palpitazione doveva esserci nel suo
cuore mentre dava tutto se stesso in quel momento così intenso, simbolico e
pregnante! Il giovedì santo è la festa che più mi piace perché commemora quel
momento. Ogni Messa è quel momento, ma il giovedì santo è il giorno giusto,
nell’ora giusta. Fuoco, c’era fuoco nel cuore di Gesù. E, in tutto questo, che
significa lavare i piedi prima di quella cena? Significa, significa. Sono io
che sono tardo a capire. Il senso della vita è servire, il senso dell’amore è
servire. Il nostro Dio è un Dio che serve. Perciò la Messa, la Santa Messa, è
tanto importante. Nell’anno della fede sono contento di andarci ogni giorno con
più consapevolezza. Questo per la signora che chiedeva cosa fare nell’anno
della fede. Andare ogni giorno a Messa. Sembra poco? Devo scappare, ho tanti
impegni, ci sono cose più importanti. Quali?
domenica 4 novembre 2012
Cosa fare nell'anno della fede? riscoprire la santa messa
mercoledì 31 ottobre 2012
Gesù ha condiviso anche la condizione del disperato
“Dio
mio perché mi hai abbandonato?” E’ il grido di Gesù sulla croce. Un grido che,
sulle prime, mi parve sconcertante. Come poteva Gesù sentirsi abbandonato da
Dio? In seguito mi resi conto che quella frase era l’inizio del salmo 22 che
descrive la prostrazione del sofferente e termina con un confortante annuncio
di salvezza. Oggi sto scoprendo un altro significato di quel grido. Sto
partecipando al dolore di un mio caro amico che, dopo aver perso un figlio in
un incidente sette anni fa, ora ha
perso sua figlia, una bella ragazza. Il mio amico e sua moglie ora sono soli
con il loro dolore e rivolgono lo sguardo a Dio per interrogarLo. Io non oso
intromettermi in questo dialogo ma nella mia preghiera ho meditato su quel
grido di Gesù sulla croce. Con una chiarezza nuova mi è parso di capire che in
quel grido c’è la totale partecipazione di Gesù ai nostri dolori, proprio a
tutti i nostri dolori. Diventa tragica l’esperienza del dolore quando soffoca
il rapporto con Dio, allora chi soffre si sente schiacciato da qualcosa più
grande di lui, si sente l’ultimo essere abbandonato sulla terra. Ma se scopro
che Gesù, il mio Dio, mi ha preceduto non solo nella sofferenza ma anche nel
sentirsi abbandonato, qualcosa cambia. Questa terribile parola “di-sperazione”
si dissolve grazie al conforto di Gesù e col conforto di Sua Madre che ha visto
morire suo Figlio. “Nelle tue mani consegno il mio spirito” conclude Gesù, e
questa è la prospettiva che può ridare speranza ai miei cari amici.
martedì 23 ottobre 2012
Che fare nell'anno della fede? Leggere il Vangelo
I
miei genitori erano brave persone ma non erano praticanti. Quando avevo 8 anni
trovai un vangelo in casa, lo apersi e trovai il brano di San Luca: “Amate i
vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano”… con quel che segue.
Rimasi colpito e andai a leggerlo a mia madre che non fece commenti. Ancora
oggi penso che leggere il Vangelo, e in generale il Nuovo Testamento, sia il
punto di riferimento per la mia vita. Qualcuno chi mi ha dato il consiglio di
lasciare il segno dove sono arrivato e riprendere ogni giorno, per qualche
minuto, non di più. Finita l’Apocalisse ricomincio da Matteo. Non ne so fare a
meno: se non lo faccio mi manca qualcosa. Dico ai ragazzi scherzando che, come
un medico, prescrivo la vitamina V (il Vangelo) da assumere una volta al dì,
come si scrive sulle ricette. Se faranno questo la loro anima s’irrobustirà e
saranno dei cristiani forti. Nei quattro Vangeli, negli Atti degli Apostoli,
nelle lettere di San Paolo, ecc. c’è tutto: poesia, racconti, consigli, ideali,
significati profondi, la scienza di vivere. Non c’è romanzo d’avventure che
regga il confronto. Tutta la cultura occidentale ha lì la sua radice profonda.
Ci sono perfino situazioni comiche. Come la donna malata che tocca Gesù in
mezzo alla folla che lo preme e Gesù chiede: “Chi mi ha toccato?”, lasciando
stupefatti i discepoli, o gli amici di un paralitico che lo calano davanti a
Gesù da un tetto sfondato. Un buon consiglio a chi mi chiede cosa fare per
l’anno della fede: leggere il Vangelo.
Guardiamoci dagli inganni dell'oligarchia finanziaria
Una volta tanto sono
indignato, pur predicando che non bisogna indignarsi mai. E' in atto una
manovra da parte dei giornali per staccare i simpatizzanti di Cl da Formigoni.
Io ho stima, anche se non sono, di Cl e, abitando a Roma, non ho mai avuto
l'opportunità di votare Formigoni, ma questa manovra mi pare ignobile perché
vuol minare l'unità di una realtà nobile che ha portato la Lombardia a
diventare la regione guida in Italia per tanti aspetti, in particolare perché
ha tentato di mettere in pratica la dottrina sociale della Chiesa che riempie
la bocca di tanti e viene praticata da pochi. Non facciamoci intimidire da
alcuni (supposti) peccati che saranno forse stati commessi e invece rendiamoci
conto che è in atto una manovra nel nostro Paese che non solo attacca il nemico
di sempre, i cattolici, ma vuole azzerare qualsiasi concentrazione di potere
politico. In teoria s'inneggia alla democrazia ma in pratica si sta
distruggendo la credibilità di qualsiasi aggregazione democratica. Prova ne sia
che i giornali instillano stima e simpatia soltanto per i tecnici, che già - si
prevede - riprenderanno in mano le sorti del Paese, o per i denigratori della
democrazia tipo Grillo.
Chi è l'organizzatore
di questa campagna? La solita oligarchia che decide le sorti del mondo e di
quel paese “insignificante” che è l'Italia. Un paese simpatico a tutti, eccetto
che a loro per il semplice fatto che è considerato un paese cattolico, mentre
quei signori sono di cultura protestante, puritana, capitalista selvaggia e
illuminista: l'Italia per loro non deve alzare la testa soprattutto quando i
paesi anglosassoni si mettono nei guai con speculazioni finanziarie dissennate
mentre il nostro Paese non ne è quasi contagiato (grazie anche al deprecato
Antonio Fazio).
Occorre avvisare i
cattolici che c'è un disegno in questo senso e che non bisogna cadere nella
trappola del "ma qualcosa Formigoni e Simone hanno fatto". Il
problema non è quello perché nessuno di noi è senza peccato. Il problema è che
altri ci mettono i bastoni fra le ruote e invece l'Italia, proprio perché è un
paese cattolico, ha da insegnare al mondo intero tante cose, purché si scelgano
gli uomini giusti alla faccia degli iettatori che gettano fango.
Sul supplemento del
Corriere di venerdì scorso due vignette su due sfottono Formigoni dandogli del
mafioso e del sepolcro imbiancato. Molta stampa è al servizio della grande
oligarchia finanziaria che governa il mondo lasciando l’apparenza della libertà
di voto e di parola. Basta che tu voti e dici quello che vogliono loro, altrimenti
in men che non si dica diventi un Hitler, un mafioso, un dissoluto. La grande
finanza internazionale e la comunicazione (stampa, tv e affini), che da essa
dipende, sono una tenaglia che ti strozza appena vai fuori strada. Come ben
illustra un recente libro intervista di Ettore Bernabei (L’Italia del
“miracolo” e del futuro, ed. Cantagalli)
Lenin è stato creato da loro, Hitler e Mussolini pure (qualche anno fa sono
venute fuori le ricevute dei pagamenti inglesi al futuro duce). Garibaldi ha
fatto la sua spedizione non solo con i Mille ma con i milioni che venivano
dall’Inghilterra.
E’ importante che i
cattolici, che sono buoni ma spesso ingenui, si facciano delle domande: come fa
un australiano come Murdoch ad accumulare giornali in America e in Inghilterra,
fra cui il Times di Londra (sopportando due mesi di sciopero), senza che
nessuno gli torca un capello? Come fa un ragazzo di famiglia povera come Obama
a studiare in una costosissima università fino a diventare Presidente degli
Stati Uniti? Se ci sono i burattini ci saranno pure i burattinai. E oggi i
burattinai hanno deciso che le forze più o meno democratiche del nostro Paese
vengano azzerate.
domenica 14 ottobre 2012
Che si fa nell'anno della fede? Comincio con l'offerta delle azioni al mattino
“Ma
insomma cosa devo fare per quest’anno della fede?” E’ la domanda di una mia
amica che non si accontenta di formulazioni teoriche. In parte ha ragione. Gesù
ha educato i suoi discepoli on the road, camminando con loro. Anche per noi l’anno della fede si deve inserire
nel nostro cammino. “Lo spirito soffia dove vuole” dice, in sintesi, Gesù a
Nicodemo ma, per far entrare questo soffio, devo tenere le finestre aperte.
Perciò il mio proposito di quest’anno è curare, con calma e intensità, gli
appuntamenti con Dio lungo la giornata. Gli impegni arrivano aggressivi e
tentano di distogliermi dal proposito, e qualche volta ci riescono, ma mi sto
preparando alla resistenza. Comincio dall’offerta delle azioni del mattino. Fin
dall’infanzia ho cercato in tutti i modi di evitare di andare a dormire e,
simmetricamente, la sveglia è stato il momento drammatico della giornata.
Ancora ho nelle orecchie, con un soprassalto, la voce di mia madre che mi
svegliava, con dolcezza ma irremovibile. Ora non è cambiato nulla: al mattino
sono un bambino che vorrebbe dormire ancora, perciò ho escogitato un sistema
per uscire nobilmente dallo stato di sonnolenza. Bacio l’immagine della Madonna
che ho sul comodino e dico serviam!
Ti servirò Signore. Non mi inginocchio se no rischio di restare per terra
addormentato. Questo modo così semplice mi aiuta a centrare l’idea
fondamentale: voglio fare della mia vita un servizio a Dio e la Madonna mi
aiuta come un bambino. L’anno della fede squilla con la sveglia.
lunedì 8 ottobre 2012
Chi si converte diventa incendiario
Conversione è il titolo del libro in cui Leonardo Mondadori rispondeva alle domande di Vittorio Messori descrivendo la propria conversione. “Conversione” è anche la parola chiave che il Papa ha utilizzato nell’omelia di domenica scorsa per inaugurare il Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione. La “conversione” personale, per il Santo Padre, è lo scopo dell’anno della fede che deve trasformare il cuore dei fedeli.
Sono stato testimone dell’itinerario che Leonardo
Mondadori, allora presidente della Casa Editrice, ha percorso nell’arco di una
decina d’anni. All’inizio era un gentile signore desideroso di portare fermenti
culturali nuovi, poi ha cominciato a prendere sul serio la fede e, infine, è
diventato un uomo raggiante, apostolico a tutto campo. Sua è stata l’iniziativa
di lanciare a livello internazionale il “primo libro di un Papa” Varcare la
soglia della speranza, suo è stato il
desiderio di pubblicare libri che spiegassero la natura e i fini del
matrimonio, suo l’impegno per portare ad una fede operativa ognuno dei suoi
amici. Ecco cosa può diventare un uomo che ha compiuto in sé, con l’aiuto della
grazia, una conversione: una brace ardente capace di appiccare il fuoco
dovunque. “Fuoco sono venuto a portare sulla terra…” dice Gesù (Lc 12,49) e il cristiano
non è un cristiano completo se non è un incendiario. Io vorrei uscire da
quest’anno della fede “convertito”: vorrei diventare un appiccatore di fuoco
(d’amore di Dio) a tutto e a tutti. Questo intende Papa Benedetto.
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