"Ci sono cose in un silenzio che non mi aspettavo mai..."
dice il testo di una canzone di Sanremo di cinquant'anni fa ma che viene
continuamente riproposta. La nostalgia per un amore perduto è il tema
principale ma il mistero di quella frase richiama un orizzonte più vasto e
rimanda al bisogno di silenzio che ognuno di noi porta nel cuore. Pochi giorni
fa ho assistito ad un incontro con il Cardinal Robert Sarah che ha scritto un
libro intitolato "La forza del silenzio". Il Cardinale ha descritto
il suo modo di pregare: mettere a tacere le voci che gridano dentro e stare
solo con Dio. Sono tanti anni che dedico tempo all'orazione silenziosa ma
questo consiglio mi è stato utile. E' vero che nella preghiera personale è bene
riportare a Dio le proprie occupazioni e preoccupazioni ma è anche vero che il
silenzio assoluto mi dispone meglio a ricevere le ispirazioni che poi
arricchirano la mia relazione con gli altri e il mio impegno nel lavoro. Stare
solo con Gesù e ascoltare. Mettermi a contemplare il fuoco dell'amore di Dio
che è lo Spirito Santo. Rivolgermi a Maria e rifugiarmi come un bambino nel suo
manto azzurro: sono accorgimenti per rendersi disponibile alle ispirazioni
divine. Per me questo modo di pregare è una medicina che dà forza per poter fare
di cuore soltanto ciò che devo fare. Mi dispone verso gli altri con un affetto
non condizionato dalle preoccupazioni che si agitano dentro. Mi sembra sempre
che io restringa l'amore che Dio mi da, come quando si lava impropriamente un
tessuto di lana. Quel pullover che andava così largo ora si è ristretto e va
bene per il nipotino. Non così devo fare con l'amore che Dio mi regala...
Questo e altro "che non mi aspettavo mai" trovo nel silenzio...
sabato 24 febbraio 2018
domenica 18 febbraio 2018
La rivoluzione cattolica
Come protestano i cattolici? E' difficile farli scendere in
piazza. Lo fanno proprio quando c'è un'estrema necessità, semmai in modo
silenzioso come le sentinelle in piedi. I cattolici sanno che la loro forza è
Gesù che ha detto "senza di me non potete fare niente". All'inverso con
Gesù si può raggiungere qualsiasi mèta. La debolezza dei cattolici sta
nell'affidarsi poco a Gesù. Provvidenzialmente il Concilio Vaticano II ha
ribadito che tutti sono chiamati alla santità, non soltanto i sacerdoti, i
frati e le suore. Quest'appello richiede una risposta profonda. Basta guardarsi
intorno e si nota che c'è bisogno di una sveglia spirituale. I cristiani di
oggi devono sì avere i piedi ben piantati in terra, devono sì essere cittadini
esemplari, ma allo stesso tempo devono essere anime di preghiera come lo sono i
santi. Non basta un'adesione vagamente intellettuale o sociologica, occorre che
si nutrano del Corpo e del Sangue di Cristo, affermazione che allora fu
scandalosa ma che continua ad esserlo. La fede deve essere forte come la morte:
deve essere solida, da tagliarsi col coltello. La capacità di amare deve essere
esemplare fino ad arrivare alle delicatezze dell'amore vero. Bisogna essere
convinti che la vita eterna c'è. Occorre nutrire l'anima con l'alimento forte
dell'Eucarestia e della lettura del Vangelo. Conviene conoscere i classici
della spiritualità: Agostino, Caterina, Teresa e Teresina, e così via...
Confessarsi, avvicinare gli amici alla fede in Gesù e trascorrere un tempo
della giornata da soli, in solitudine totale, con Cristo, per poi saper stare
affettuosamente con gli altri. Da lì viene la forza. Questa è la rivoluzione
cattolica.
venerdì 9 febbraio 2018
Superare il '68
E’ l’anno della commemorazione del ’68. Sono passati
cinquant’anni e ancora ci troviamo in pieno nella stagione inaugurata allora.
Le lobby che promossero allora l’alleanza fra il capitalismo selvaggio e la
cultura di sinistra sono vive e operanti. Il loro scopo reale era ed è
distruggere ciò che rimane di una società cristiana e della sua nozione
fondamentale ovvero che l’uomo non può fare a meno di Dio. Allora i cattolici
non seppero cavalcare la protesta che spettava a loro cavalcare: la protesta
contro l’autoritarismo burocratico, il bellicismo imperialista,
l’imbalsamazione borghese dell’amore familiare. Erano loro che avrebbero dovuto
pretendere la fantasia al potere e di mettere fiori nei cannoni. Invece si sono
sentiti dalla parte dei colpevoli e hanno sviluppato un atteggiamento di
mediazione e di “dialogo” che ci ha portato alla desertificazione dei sentimenti,
alla cultura della morte e all’arricchimento dell’un per cento dell’umanità
contro l’impoverimento del novantanove per cento come denunciato recentemente a
Davos. Questi sono i risultati dell’alleanza fra spirito liberale e militanza
marxista. I cattolici non si sono resi conto che avevano fra le mani il tesoro
della dottrina sociale della Chiesa e, ancor di più, il privilegio dell’amore:
quell’amore che porta il Figlio di Dio a dare la vita per i suoi amici, che
siamo noi. Com’è stato possibile? Le analisi possono essere tante ma
c’interessa la sintesi. La sintesi è che un futuro migliore può crearlo solo
chi crede nella dignità della persona, della necessità di un lavoro per tutti e
del valore di una vita donata agli altri. In altre parole chi accetta
l’insegnamento di Papa Francesco che, a sua volta, segue al grande contributo
che Papa Ratzinger ha dato alla cultura europea, consentendole di superare i
pregiudizi contro il cattolicesimo, e segue all’immane rivoluzione che la
testimonianza di Giovanni Paolo II ha lasciato, ben espressa da un funerale
unico nella storia dell’umanità. Non ci perdiamo in chiacchiere. L’unico
problema è la nostra ottusità nel comprendere la rivelazione divina e la
convenienza di affidarci alla Provvidenza. Allora sì che avremo voltato pagina
rispetto al ’68.
venerdì 2 febbraio 2018
La Madre
Fin
da ragazzo ho avuto una spontanea devozione alla Madonna che mi ha accompagnato
nel fondo del cuore anche nei momenti di allontanamento dalla fede cristiana.
Mi ha colpito il tono profondo e affettuoso di Papa Francesco in un'omelia di
fine gennaio nella Basilica di Santa Maria Maggiore. La devozione alla Madonna,
ha affermato il Papa, "non è un optional, una cosa opzionale, è il
testamento di Cristo”. Una devozione quindi che si radica nelle parole di Gesù
dalla Croce.
“E
noi abbiamo bisogno di lei come un viandante del ristoro, come un bimbo di
essere portato in braccio. È un grande pericolo per la fede vivere senza Madre,
senza protezione, lasciandoci trasportare dalla vita come le foglie dal vento.
Il Signore lo sa e ci raccomanda di accogliere la Madre. Non è galateo
spirituale, è un’esigenza di vita. Amarla non è poesia, è saper vivere. Perché
senza Madre non possiamo essere figli. E noi, prima di tutto, siamo figli,
figli amati, che hanno Dio per Padre e la Madonna per Madre”.
L'invito
perentorio di Gesù ad essere come bambini (Mc 10,14) m'induce a cercare il
padre e la madre, come fanno i piccoli, e il Papa ribadisce che per me
cristiano Dio è Padre e Maria è Madre.
“Non si può stare neutrali o
distaccati dalla Madre - ha continuato Francesco - altrimenti perdiamo la
nostra identità di figli e la nostra identità di popolo, e viviamo un
cristianesimo fatto di idee, di programmi, senza affidamento, senza tenerezza,
senza cuore. Ma senza cuore non c’è amore e la fede rischia di diventare una
bella favola di altri tempi." La mia devozione a Maria quindi è vitale non
solo per la mia vita interiore ma ha un riflesso anche ecclesiale, sociale e
culturale.
sabato 27 gennaio 2018
La fede del bambino
I
bambini. Come ci impressiona la fede dei bambini! Gesù stesso ne sancisce il
valore: "a chi è come loro appartiene
il regno di Dio... Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non
entrerà in esso" (Mc 10, 14-16). Il regno di Dio è la presenza dello
Spirito Santo nella nostra anima. Avere la fede di un bambino significa che la
luce di Dio entra nel mio cuore e mi
introduce alla vita eterna.
Essere come un bambino per Gesù non è un
optional. Al nostro desiderio di eccellere Gesù contrappone il comando: "se non vi convertirete e non
diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò
chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno
dei cieli" (Mt 18, 1-5). Gesù parla di conversione. Invita a cambiar la direzione
delle intenzioni che mi muovono.
Come è semplice e nello stesso tempo com'è
difficile questa conversione! Sono stato educato alla cultura del progetto:
sono io che fabbrico la mia vita; mia è la meta che ho sognato; mio è l'impegno
per raggiungere l'obiettivo. I bambini non sono così: vivono alla giornata e
hanno fiducia nei genitori che fanno il buono e cattivo tempo.
Il messaggio di Gesù concilia gli opposti:
invita a far fruttare i talenti e, d'altro canto, ad abbandonarsi alla
Provvidenza senza affanno. Sono in missione per conto di Dio. E' Lui che
conduce il gioco: devo impegnare le mie capacità ma non pretendere che le cose
vadano come desidero. Sembra difficile ma la formula risolutiva c'è ed è la
fede da bambino.
sabato 20 gennaio 2018
Il sangue di Gesù
"Mettiti nelle piaghe di Cristo Crocifisso. —Lì apprenderai a custodire i
tuoi sensi, avrai vita interiore, e offrirai continuamente al Padre i
dolori del Signore e quelli di Maria, per pagare i tuoi debiti e tutti i
debiti degli uomini". E' una frase di Cammino (p. 288), il libro di
pensieri spirituali più noto di San Josemaría Escrivá. Più avanti dice
(p. 555): "È veramente amabile la Santa Umanità del nostro Dio! —Ti sei
“messo” nella Piaga santissima della mano destra del
tuo Signore, e mi hai domandato: “Se una sola ferita di Cristo lava,
risana, acquieta, fortifica e infiamma e innamora, che mai faranno le
cinque Piaghe aperte sul legno della Croce?”. Per tutti i santi il
sangue di Gesù è stato fonte di progresso spirituale. Emerge Santa
Caterina che nel suo immenso epistolario scrive sempre iniziando con
un'espressione tipica: "scrivo a voi nel prezioso sangue suo" (di Gesù).
In una lettera ad un alto prelato consiglia: "Annegatevi nel sangue di
Cristo crocifisso, ponetevi in croce con Cristo crocifisso, nascondetevi
nelle piaghe di Cristo crocifisso, fatevi bagno nel sangue di Cristo
crocifisso". Non siamo abituati a questo linguaggio che invece riscalda
il cuore dei mistici. Caterina insiste in modo sempre più espressivo
fino a "farsi bagno" nel sangue di Gesù. San Josemaría usa un linguaggio
simile: è un santo contemporaneo eppure ogni volta quelle parole mi
sorprendono. Il sangue è qualcosa di fisico che esprime immediatamente
l'amore di Gesù. I concetti astratti impegnano poco la fede mentre il
sangue mi pone davanti ad una concretezza da cui non si può evadere.
Forse mi sento indegno di fare il bagno nel sangue di Gesù e sono portato ad abbracciare la parte inferiore della croce perché mi scivoli sul capo una sola goccia del suo sangue. Cerco d'imparare da questi santi. Ieri come oggi c'è da fidarsi di chi fa l'esperienza del contatto vivo con il mistero fondamentale della fede: la passione per amore, la morte e la risurrezione di nostro Signore. Il resto è una conseguenza.
Forse mi sento indegno di fare il bagno nel sangue di Gesù e sono portato ad abbracciare la parte inferiore della croce perché mi scivoli sul capo una sola goccia del suo sangue. Cerco d'imparare da questi santi. Ieri come oggi c'è da fidarsi di chi fa l'esperienza del contatto vivo con il mistero fondamentale della fede: la passione per amore, la morte e la risurrezione di nostro Signore. Il resto è una conseguenza.
domenica 14 gennaio 2018
Eduardo
Durante
le vacanze di Natale ho rivisto l'irresistibile incipit della commedia di
Eduardo "Natale in casa Cupiello". Tutta la commedia gira attorno
alla visione del mondo del papà Lucariello: una visione ordinata dove il
presepe è una bella cosa, il figlio va ricondotto sulla buona strada perché è
viziato e un po' mariuolo e la figlia va riportata agli affetti di un
matrimonio regolare evitando i capricci extraconiugali. Le cose non vanno così
e Lucariello ne muore. Nella commedia "Filumena Marturano" i punti di
riferimento sono chiari: l'aborto è un crimine (il grido "i figli so'
figli" è da brivido) e la vita disordinata di Mimì Soriano va emendata da
un matrimonio riparatore che Filumena riesce a strappargli. Eduardo era
considerato "di sinistra" all'epoca ma i punti di riferimento
antropologici sono indiscussi e sono quelli che hanno retto la nostra società
fino al secondo dopoguerra, sia pure attraverso le tempeste ideologiche del
'900.
Dal
'67 in poi un nuovo tentativo di ingegneria sociale arriva dagli Stati Uniti.
Viene abolito il codice di autoregolamentazione dei film di Hollywood, il '68
esplode con il libero amore, e vengono promossi valori come l'aborto facile, il
divorzio breve, l'esaltazione dell'omosessualità, la sterilizzazione di massa
nei paesi poveri, l'eutanasia e via discorrendo con il politically correct. Una
rivoluzione antropologica che fabbrica individui single, consumatori, in
concorrenza fra di loro, allo scopo di rendere sempre più ricche le lobby
finanziarie che investono incredibili capitali in questo disegno.
Chi
ha fede in Dio non deve temere: sempre il principe di questo mondo ha mosso
guerra a Gesù e ai suoi discepoli. L'importante è rendersi conto del processo
in atto in modo da reagire in modo adeguato. Per prima cosa occorre che chi ha
fede la viva in modo consapevole e conseguente. In secondo luogo occorre
cultura e competenza professionale per creare una società solidale in cui la
ricchezza non sia l'unico orizzonte.
domenica 7 gennaio 2018
Nel centro dell'anima
Nel saggio del 1942
intitolato "Perché non possiamo non dirci cristiani" Benedetto Croce
afferma: "Il
cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai
compiuta... La ragione di ciò è che la rivoluzione cristiana operò nel centro dell'anima".
Giusta l'osservazione del filosofo ma anche stimolante per i cristiani d'oggi.
Sembra spesso che i cristiani accettino supinamente l'idea che il cristianesimo
sia una mera dottrina, una morale, un orientamento ideologico, perdendo così lo
slancio vitale di chi accetta e si espone continuamente alla volontà di Dio. "Il
mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato", dice Gesù (Gv
4,34). "Mi sia fatto secondo la tua parola" dice Maria (Lc 1,38). Noi
cristiani facciamo parte di questa famiglia, cioé di coloro che sono
continuamenti attenti ai cenni della mano di Dio. Simone Weil osserva che è
difficile restare tutto il giorno in atteggiamento contemplativo però sta alla
nostra portata cercare di mantenere sveglia l'attenzione (così la definisce
"attenzione") al rapporto con Dio. Noi siamo alimentati dalla
benevolenza di Dio, dalla Sua grazia, ma mi sembra di essere alle volte come un
poppante che si distrae, non pensa a mangiare e deperisce. I cristiani oggi
sembrano così (almeno ad uno sguardo superficiale): deperiti. Diciamolo pure:
sembriamo benpensanti inutili. Semmai disposti a discutere animatamente su
sottigliezze teologiche, ma il rapporto vivo con Dio, quello da cui partono i
grandi "sì" della vita e si alimentano le grandi imprese di santità...
quel rapporto è assopito. All'inizio di un anno vale la pena riflettere. Sto
dicendo "sì" alla chiamata di Gesù? Sono in missione per conto di
Dio? Il rapporto con Dio vive, come disse Croce, "nel centro
dell'anima?".
mercoledì 3 gennaio 2018
Una madre
Il
31 dicembre dell'anno appena passato è morta a 97 anni la mamma di un mio caro
amico. Aveva avuto 7 figli da un marito saggio e buono e aveva speso gli ultimi
di vedovanza come aveva vissuto in precedenza: pensando ai figli e i nipoti. Comprendendo
generi e nuore la famiglia conta 50 persone che si sono raccolte il 1 gennaio
in un commovente funerale. Non son potuto andare per una fastidiosa influenza
ma, al ritorno, il 2 gennaio ho sentito. assieme ad altri, il racconto di
quelle ultime ore. Il mio amico raccontava il distacco dalla sua mamma e perciò
l'argomento era triste, ma mentre descriveva tanti particolari, fra cui il
ritrovamanto di una lettera testamento scritta anni prima, la partecipazione
del paese alla cerimonia, la sapiente collaborazione fra fratelli, il pianto
della nipote incinta e ammalata, affezionatissima alla nonna, che non era
potuta andare... mentre raccontava ho avvertito un senso di pace e perfino di
allegria, più tenero che se si fosse trattato di una festa familiare. In realtà
la festa in Cielo c'era perché la mamma era stata sempre non soltanto saggia ma
piena di fede, tanto che i figli dicevano, scherzando affettuosamente, che era
teologa, perchè metteva ovunque non solo la visione del buon senso ma anche
della profondità della fede. Quando rivedo nei filmati la cara immagine di San
Josemaría Escrivá (di cui peraltro la signora era devota) ho una sensazione
simile: come se il cuore si sciogliesse davanti alle cose vere della vita.
Certe persone, certe vite non hanno bisogno di discorsi, parlano da sole e
parlano al cuore. Tracciano una strada, quella vera, quella di Gesù.
mercoledì 27 dicembre 2017
Quanno nascette ninno
Sant'Alfonso de' Liguori è stato il più santo dei napoletani e il più napoletano dei santi (Benedetto Croce). Di famiglia nobile, ricevette un'educazione raffinata studiando in casa tutte le materie scolastiche, pittura e musica. Come docenti ebbe i migliori esponenti della cultura napoletana del '700. Si laureò giovanissimo ed esercitò la professione d'avvocato per nove anni. Poi decise di dedicarsi all'educazione spirituale della gente del sud. Scrisse libri che hanno conosciuto migliaia di edizioni, dipinse quadri, compose molti inni spirituali di cui i più famosi sono "Quanno nascette ninno", in napoletano (con la versione italiana "Tu scendi dalle stelle") e "Fermarono i cieli la loro armonia", cantati da tutti i cori del mondo. Fu anche studioso di morale e rese amabile lo svolgimento del sacramento della confessione. Fu dichiarato Dottore della Chiesa.
Il suo "Quanno nascette ninno" è un capolavoro che aiuta a contemplare il Bambino Gesù nel Presepe. E' scritto nel napoletano del 700 ed è un vero aiuto per pregare davanti alla Natività. Siamo tutti inadeguati a comprendere il mistero del Dio fatto bambino e questo canto smuove il cuore. Si trova su YouTbe.
Vale la pena leggerne con calma il testo che solo un santo poteva scrivere.
All'inizio c'è un quadro di una natura in festa per cui anche il leone pascola assieme all'agnello e il fieno secco e duro, su cui il Bambino è stato posto, germoglia in foglie e fiori. Poi c'è l'annucio degli Angeli ai pastori, che si avvicinano alla culla e si fanno più arditi baciando "'o musso" e le guancette del Bambino. Segue una ninna nanna che fa dormire il Bambino . Poi i pastori vanno al loro gregge ma ogni tanto tornano perché non riescono a staccarsi dalla Grotta. Infine si vedono i peccatori nell'inferno che sono cocciuti e si spaventano della luce. Anch'io sono peccatore, dice il Santo, ma non voglio essere ostinato e voglio piangere per i miei peccati con l'aiuto di Maria che è mamma dei peccatori.
La versione italiana si trova su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Quanno_nascette_Ninno
domenica 24 dicembre 2017
Te Deum per Napoli
Fra i tanti motivi di ringraziamento al Signore per
quest'anno passato uno mi è particolarmente caro: la riscoperta dopo tanti anni
di Napoli, la mia città natale. Ora ci vado regolarmente per lavoro. Grazie a
Dio nel nostro Paese vi sono città meravigliose ma, a dispetto della
pubblicistica corrente, Napoli spicca per la sua vitalità e per le prospettive
di futuro. E' una città piena di giovani. La Campania è la regione dove si
registrano più nascite in percentuale.
A Napoli le persone hanno una simpatia tutta particolare che
conferisce alla città un'identità ben precisa. Il buon umore è la prima
caratteristica. In nessuna città d'Italia ho visto tanta gente ridere: i
bambini con i genitori, i genitori fra loro, gli amici quando s'incontrano. Il
sorriso aperto, gli occhi luccicanti, la battuta spiritosa. Sono stato con
amici ad assistere ad una commedia di De Filippo; quando siamo usciti dal
teatro la commedia continuava, anche il tassista ci ha fatto morir dal ridere.
Saper sorridere delle faccende umane è una dote signorile che comporta il
distacco giusto dalle cose e fiducia nell'esistenza.
Si dice che a Napoli la gente non lavora e invece ho visto
delle eccellenze nel campo delle imprese.
La gente cura l'eleganza e non ne parliamo del mangiare. Nel
ristorante di Fofò Mattozzi non si mangia per sopravvivere ma per gustare cibi
tradizionali preparati con la stessa perizia di Mozart quando componeva. Quasi
dappertutto è così. L'arte è viva. I musei sono frequentati, si fa musica
ovunque dal San Carlo ai melodici locali: è una tradizione che non si perde.
Con l'unità d'Italia sono state tolte a Napoli tante prerogative ma non quella
dell'arte e della cultura. La gente legge e parla benissimo con quell'accento
che ti predispone al sorriso.
La bellezza dei panorami ti lascia senza fiato. Non riesco
ad abituarmi e ho il cellulare pieno di vedute i cui colori variano col passar
del giorno dipingendo quadri dalle tonalità struggenti. La religiosità è viva e
anche la superstizione. I corni rossi che si vendono ovunque sono qualificati
come "collaudati". Non mi piace questa fissazione dei corni ma non
riesco a non divertirmi quando cercano di venderli con mille motivazioni.
L'uomo è fatto così e a Napoli non si tenta di nasconderlo. C'è una sincerità
diffusa nelle relazioni umane. A Napoli tutto è relazione, mentre prendi il
caffé il barista s'intromette con garbo nella converasazione, ogni viaggio in
taxi è un'esperienza. I tassisti, fra l'altro, ti raccontano che la gente
arriva a Napoli timorosa e se ne va con una nostalgia già in atto. Una signora,
appena salita sul taxi, ha chiesto se c'era pericolo in città, il tassista le
ha risposto che l'unico pericolo era quello d'ingrassare.
Certo le regole del traffico non vengono seguite alla
lettera ma avvengono pochi incidenti perché l'intuito è molto sveglio. Si dice
che quando il semaforo è rosso si può passare con cautela, quando è verde si deve
passare con cautela. Ma anche questa regola non è rigorosa.
La pizza è un capitolo a parte. Non interessa se altrove la
fanno bene, ciò che importa è che quella di Napoli sembra un dolce, "nu
babà". A proposito di babà le pasticcerie sono provocanti. Quelle dei
vicoli sono quasi aggressive per le luci, la disposizione e le forme dei dolci,
così come i negozi degli alimentari che ostentano in modo sovrabbondante le
loro squisitezze.
Squisito è il modo di rapportarsi con delicatezza e rispetto
per la libertà altrui. C'è un modo di vivere l'amicizia tutto particolare.
Stare insieme è un valore primario: un momento in cui la fantasia nel
raccontare, il gusto dell'aneddoto creano situazioni irripetibili. Ti dispiace
di non avere la macchina da presa. Il caffé sospeso è una tradizione ormai radicata:
si paga il caffé per un eventuale sconosciuto che ne ha bisogno. "Avete un
caffé sospeso?" Sì: ed ecco che viene praticata la solidarietà sociale
senza troppi discorsi. Tutto basato sulla fiducia.
La stessa delicatezza si trova nei poeti napoletani. I testi
delle canzoni sono poesie e le poesie sono liriche. Salvatore Di Giacomo resta il
poeta per eccellenza ma ce ne sono tanti altri. Invito a gustare su YouTube
Totò che recita La Livella: una bravura senza pari. Di Giacomo è il poeta in
cui rifugiarsi nei momenti di stanchezza o contraddizione. Sembra di respirare
l'aria profumata dell'800 napoletano. Tornando alle canzoni, quando si canta si
fa sul serio. La voce deve essere "fina e bella". La canzone è un
momento raccolto, non è buttata là come un canto d'osteria. I posteggiatori (i
cantanti e suonatori che si esibiscono nei ristoranti) sono provati
professionisti.
A proposito di '800 la grande tradizione pittorica
napoletana si è espressa anche nei paesaggisti della Scuola di Posillipo. Il
merito è anche del paesaggio che doveva esercitare un fascino irresistibile
prima della speculazione edilizia del 900. Ci sono ancora posti, come Via
Palizzi o nelle adiacenze del monastero di San Martino, in cui si respira
un'aria da incanto.
Il lido "mappetella", cioé il mare di Via
Caracciolo, una volta era frequentato solo da scugnizzi (ragazzi di strada).
Ora i depuratori consentono di fare un bagno senza pericoli. Un'associazione
ha ottenuto il permesso d'installare
quattro docce nella spiaggetta della rotonda Diaz davanti alla Villa Comunale.
Ho fatto il bagno due volte in ottobre e assicuro che guardare Napoli dal mare
mentre si nuota è un'esperienza.
Ogni napoletano vorrebbe la sua città più bella e pulita.
C'è l'orgoglio della nuova metropolitana dalle stazioni artistiche. Lentamente
si sta uscendo dal clima di abbandono. La manutenzione è roba da ricchi. Ciò
non ostante sembra che la splendida città umiliata dalla storia abbia in sè una
voglia di riscatto. Non sono tifoso di calcio, le informazioni calcistiche che
ho mi arrivano per osmosi ma a Napoli tifare per la squadra è una questione
d'identità, di cittadinanza. La devozione per Maradona non è solo tifo
calcistico, è la gratitudine per aver vissuto
una volta nella vita un momento d'orgoglio. Per giunta Maradona giocava
di fantasia, era magico, un giocoliere e non era sbruffone: vita sregolata sì
ma solidarietà con i compagni, affabilità con chiunque. A Napoli non è di buon
gusto parlare male di Maradona. Sua Eccellenza Diego Armando.
Per tutto questo ringrazio il Signore. Te Deum laudamus.
mercoledì 20 dicembre 2017
Benino e il presepe
Nel
presepe napoletano non manca mai un pastore che dorme. Si chiama Benino ed è un
personaggio della Cantata dei Pastori. Io m’identifico con Benino che,
dormendo, non si rende conto, non sente e non vede. Sempre ho la sensazione di
non capire abbastanza davanti alla scena così semplice del presepe. Ho bisogno
di silenzio e di riflettere. In quella scena c’è Maria. E’ grazie al suo sì che
tutto è potuto accadere. Fiat mihi
secundum verbum tuum. Maria accetta la volontà di Dio. E’ senza peccato originale. Lei è la donna come
Dio l’ha pensata: è la vera donna. Siccome è senza macchia sa che per la
creatura non c’è nulla di meglio che stare in sintonia col Creatore. Giuseppe
invece risente del peccato originale, ciò non ostante dice sì anche lui.
Rinuncia ai suoi progetti personali che erano bei progetti: se non altro era
felice di sposare una creatura meravigliosa come Maria. E invece paffete! Tutto
cambia e Giuseppe, da uomo giusto, si fa carico della situazione con
intelligenza e cuore. Che prova per la mia fede credere al cento per cento che
quel bambino è Dio! Sembra una cosa incredibile. Per crederlo occorre che mi
faccia bambino io davanti al Padre Dio che si rivela e che confermerà con luminosi
segni la divinità di Gesù. Benino si sveglia e capisce che non può andare alla
grotta santa come uno sciocco. Capisce che da ora in avanti dovrà conoscere e
aderire al messaggio che quel Bambino porta. Leggerà il Vangelo, si confesserà
e si comunicherà con quel piccolo corpo, capirà che dovrà sempre pregare e
appoggiarsi al braccio di Dio come un bambino dai passi incerti. Quella luce
che viene a va, dai Magi ai pastori, continuerà nei secoli, illuminando le nostre
città piene di noi Benini che dormiamo in piedi. Benini che si sveglieranno
quando crederanno che quel Bambino porta la luce vera che splenderà totalmente
a Pasqua, quando Gesù risorgerà.
martedì 12 dicembre 2017
Leonardo Mondadori
Il 13 dicembre di 15 anni fa, giorno di Santa Lucia,
Leonardo Mondadori è morto. Le sue ultime parole furono di lode al suo Papa,
che tanto amava. Era orgoglioso di aver diffuso in tutto il mondo il libro di
Giovanni Paolo II e di aver pubblicato la sua prima biografia dettagliata in
due volumi. Ma soprattutto era in sintonia col suo pensiero. Le sue ultime
parole sono state "Ha ragione il Papa" mentre sua figlia gli leggeva dichiarazioni
sue pubblicate su un quotidiano. Quando l'ho conosciuto mi dette l'impressione
di una persona gentile, operosa, di buona volontà. Ancora conservava un recinto
impenetrabile attorno al suo cuore. Poi man mano che frequentava un sacerdote
che gli presentai sembrò che il suo petto diventasse di cristallo. Diventò
aperto, sincero, apostolico. Desiderava far partecipare alla gioia di una fede
ritrovata tutti i suoi amici. In questi giorni che mi avvicinano al Natale
cerco di immedesimarmi nei personaggi che abitano nel mio presepe interiore.
Maria e Giuseppe hanno detto "sì" ai progetti di Dio. L'annunciazione
alla Madonna termina con un sì: si faccia la volontà di Dio. Ma anche Giuseppe
aveva un suo progetto di vita. Forse era meno preparato di Maria all'intervento
di Dio nella sua esistenza. Ciò non ostante ha detto sì. Questi "sì"
sono il segreto della felicità dell'uomo. Il peccato originale è un
"no". Voglio fare a modo mio. Questo peccato m'insegue e amareggia la
mia vita. Solo quando dico sì a Dio nasce la gioia piena. Leonardo seppe dire
sì, nonostante le tentazioni che una vita agiata gli presentava. Diventò
davvero un operaio della vigna del Sigore come disse Benedetto XVI.
mercoledì 6 dicembre 2017
Preghiera in occasione dell'Immacolata
Tempo fa una signora mi chiese d'inviare al figlio una preghiera che lo
aiutasse a riprendere una buona strada. Non sapendo che pesci pigliare ho
scritto come prego io. In prossimità della festa dell'Immacolata ripropongo
quella preghiera:
Maria,
madre e regina mia,
dammi la
felicità di saper amare. Soprattutto quelli che sono vicino a me, malgrado i
loro difetti e grazie ai loro difetti. Perché questa è la vera felicità: saper
voler bene. Questa è la mia vocazione, a cui mi chiami col tuo esempio.
dammi la
forza di essere buono. Le cattiverie mie e altrui sono conseguenza della
debolezza. Con la tua forza saprò essere buono, sereno e comprensivo.
dammi la
serenità di vedere in ogni avvenimento, anche doloroso, la mano della
Provvidenza e la forza redentrice della sofferenza. Ricordami che ogni dolore
ha un valore fecondo quando è unito alle sofferenze di tuo Figlio.
difendimi
dalla tristezza, che è l'alleata del nemico, e aiutami a essere fonte di gioia
e ottimismo per quelli che mi stanno attorno.
Ti bacio
caramente come tuo figlio piccolo, stammi vicino. Ogni mia preghiera e azione
cominci con te e finisca con te.
sabato 2 dicembre 2017
Perché le Cartoline dal Paradiso?
Perché queste cartoline? Sono nate dall'opportunità di
scrivere una rubrica su un settimanale d'ispirazione cristiana. Una
provvidenziale opportunità per riflettere e alimentare il rapporto personale
con Dio. Perché raccoglierle in un libro? Metterle insieme è utile perché il
maggiore pericolo per il messaggio cristiano è presentarlo come una mera
dottrina o un'arida morale: purtroppo è abbastanza diffuso questo modo di
interpretarlo e viverlo. Il messaggio cristiano non è solo una dottrina
altrimenti sarebbe bastato che Dio ci avesse inviato il testo del catechismo,
nè è una semplice morale, altrimenti sarebbero bastati i dieci comandamenti. Il
messaggio cristiano è Gesù: la sua vita, i suoi miracoli, il suo modo di curare
le persone, l'amore per la verità senza finzioni, la sua generosità, umiltà, il
suo rapporto col Padre ... Gesù è una persona, un amico che ci rivela il volto
del Padre e lo stile di Dio. E' una sorgente senza fine a cui possiamo
attingere per saziare la nostra sete di vita, di verità, di via. Il rapporto
con Gesù non è definito una volta per tutte ma, così come avviene con la
persona amata, è nuovo, vivo ogni giorno. Con i momenti di oscurità (fammi luce
Gesù) e i momenti di gioia (canto per te Gesù). I cristiani hanno bisogno di
scoprire che il rapporto con Dio può essere continuo, con i nostri limiti, ma
continuo. Come i mistici, come i contemplativi. C'è bisogno di contemplativi in
mezzo al mondo che siano del mondo ma non diventino mondani. Persone che si
rendono conto che tutto procede dalla bontà divina, anche le cose che ci
sembrano cattive. Le contrarietà, i dolori, i limiti sono educativi e
fondamentali perché ci ricordano che poca cosa siamo e ci preparano
all'abbraccio con Dio in questa vita e nella vita eterna. C'è bisogno di uno
stimolo per vivere con Dio la quotidianità. Perciò arriva questo libro che è
soltanto un piccolissimo aiuto per vivere così.
venerdì 1 dicembre 2017
Cartoline 2
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domenica 26 novembre 2017
Si salvi chi vuole
Ho letto il nuovo libro di Costanza Miriano "Si salvi chi vuole". E' un libro comico, cioé che fa ridere. Non solo umoristico: in fondo l'umorismo non è altro che sorridere delle debolezze umane, contemplandole. Costanza non solo contempla le sue debolezze ma le presenta in modo così vivo e reale che una risata sorge spontanea. Una risata liberatoria perché siamo tutti Costanza, tutti abbiamo debolezze alcune delle quali rasentano la follia. L'originalità rispetto ad altri libri comici (non è un caso se i suoi libri precedenti siano stati collocati talvolta nella sezione umorismo nelle librerie) sta nel fatto che l'oggetto del ridere non è la società, la poltica, le differenze di nazionalità e così via, l'oggetto è nientemeno il rapporto personale di ognuno di noi con Dio, cioé il tema di fondo di ogni società e cultura, il terreno dove si gioca la nostra felicità personale. Costanza osa dove nessun altro ha osato: introdurre la risata nella teologia. Non certo per ridere di Dio ma per ridere sanamente delle nostre velleità, quelle che ci hanno afflitto da Adamo a noi: i tentativi di fare da sè, di essere come Dio. L'uomo, anche il cristiano, che pretende di essere buono fa ridere. Perciò il libro di Costanza è fondamentale, perché fa luce su chi siamo noi e su come consentire a Dio di entrare nelle nostre vite. Perché è vero che lo Spirito soffia dove vuole, ma noi le finestre almeno le dobbiamo aprire, se no il vento dello Spirito Santo non può entrare. Costanza enumera cinque finestre fondamentali: la Parola di Dio (il Vangelo o, per meglio dire, la Bibbia), la preghiera, la confessione, l'Eucarestia, il digiuno. Lo fa non portandosi come esempio di percorrenza di queste strade ma raccontandoci come non ci riesce. Ciò non ostante provarci consente a nostro Signore di portarci nel buio del Suo Amore. Nel buio perché noi non vediamo chiaro ma lo splendore arriva quando ci facciamo guidare dalla volontà di Dio, come un cieco che, a un tratto, apre gli occhi e scopre lo splendore dell'Amore. Ma la nostra condizione è quella del tennista, ogni giorno dobbiamo cominciare di nuovo il nostro game.
venerdì 17 novembre 2017
Cose da pazzi
"Ovunque il guardo giro/cose da pazzi vedo". E' un
verso di Metastasio di mia invenzione. Non c'è situazione che non mi faccia
dire: cose da pazzi. Non c'è famiglia in cui non si pensi: ma non potremmo
essere una famiglia normale? senza quel pizzico di follia che mi rende
infelice? Non ne parliamo degli ambienti di lavoro: scorrettezze, invidie,
disagi derivanti unicamente dal cattivo genio umano. Nelle università, negli
ospedali, nelle aziende... Sempre sorge il desiderio che le cose potrebbero
andare meglio, che ci vorrebbe un po' di buon senso: non si sanno semplificare
le cose e mirare ad un obbiettivo comune positivo. Invece no: sempre manca un
pezzo. "Le cose dovrebbero andare come dovrebbero..." questo è il
nostro presupposto sbagliato. Invece le cose non vanno mai come dovrebbero.
Ogni tanto c'è qualcosa che va per il verso giusto ma subito capita qualcosa di
storto. La verità è che io vorrei il paradiso in terra e invece no: il paradiso
ci sarà nel Paradiso. E allora mi lascio andare? no! perché è nella condizione
della creazione che manchi sempre qualcosa. Perfino gli apostoli, che avevano
Gesù davanti, discutono su chi è il più grande fra loro. L'Europa è nata dal
cristianesimo, dalle abbazie benedettine, eppure quante storture, eresie,
guerre... Devo allora abbandonare il cristianesimo? Che sciocchezza! La
Provvidenza mi indica la strada giusta e il Signore mi aiuta. Perfino San Paolo
diceva che si trovava a fare ciò che non voleva e che era a disagio nel suo
corpo (Romani 7): un grande apostolo. Cosa sarebbe stata l'Europa senza il
cristianesimo? cosa sarebbe la civiltà nostra senza il Vangelo? allora vedo il
bicchiere mezzo pieno e capisco che il Signore non mi concede la perfezione
assoluta perché io comprenda che devo andare da Lui che è l'Unico Buono. Devo
capire che ho bisogno della preghiera perché io non sono buono. Non mi devo
meravigliare che gli altri mi sembrino piuttosto pazzi perché lo sono anch'io.
Capisco finalmente perché Gesù diceva "Senza di me non potete fare
nulla" (Gv 15,8): solo apparentemente posso fare cose ma senza di Lui sono
cose che non mi portano da nessuna parte. Gesù pensaci tu.
lunedì 13 novembre 2017
La grazia
Simone Weil, la pensatrice
ebrea che si è avvicinata progressivamente al cristianesimo, (1909-1943) si è
chiesta come l'uomo può aprirsi nel miglior modo alla grazia divina.
Dio si ritira da noi dopo la creazione perché ci sia
possibile amarlo: è questa la sua intuizione. Nel suo libro L'ombra e la grazia scrive: “è stata data all'uomo una divinità immaginaria
[il proprio io], perché l'uomo potesse spogliarsene, come il Cristo ha fatto
della sua divinità reale": è una bellissima considerazione che considera
lo spogliamento di sè per amore come qualcosa di divino.
Riferendosi a Cristo, la Weil
scrive: “Egli si è disfatto della sua divinità; noi dobbiamo farlo della nostra
umanità: se il chicco di grano non muore... ”. Per la Weil, Dio ha rinunciato a
essere tutto; noi dobbiamo rinunciare a essere qualcosa: il nostro io. “Dio mi
permette di esistere fuori di sé (exitus). A me tocca rifiutare questa
autorizzazione (reditus). La creazione è una ritirata di Dio dal mondo,
che rinuncia al suo potere supremo, perché siamo noi ad amministrarlo, pur
avendo la possibilità di farlo male”.
Con la creazione, Dio rinuncia a
comandare. Ne segue che “l'esistenza del male in questo mondo, lungi
dall'essere una prova contro l'esistenza di Dio, è la sua rivelazione”. Ora,
“rinunciare all'esistenza dell'io significa fare il vuoto in noi, affinché Dio
lo possa occupare. Tutti i peccati sono tentativi di colmare (altrimenti) il
vuoto in noi”.
Il Padre lascia al figlio
prodigo la libertà e il potere di fabbricarsi falsi idoli del suo io e della
felicità: “l'uomo che si crede schiavo del piacere è in realtà succube
dell'assoluto che vi attribuisce”. Tuttavia, il Padre aspetta che il figlio si
svuoti di tutto ciò e torni: “l'uomo non ha bisogno di rinunciare a dominare la
materia e le anime, perché non ha tale potere. Ma Dio gli ha conferito
un'immagine di questo potere, come una divinità immaginaria, affinché -pur
essendo creatura- possa anch'egli rinunciare alla sua divinità […]. Quando ci
si riconosce come nulla, allora si trova il proprio posto nel tutto”.
Sono pensieri profondi che mi
aiutano a capire la delicatezza di un Dio che mi lascia libero affinché io
possa nell'umiltà aprirmi alla sua grazia.
sabato 4 novembre 2017
La bellezza
Quando Dostoevskij scrisse la famosa frase
"la bellezza salverà il mondo", non si riferiva alla bellezza
meramente estetica come la intendiamo oggi, ma alla bellezza della bontà. Così
la frase acquista tutto il suo significato. Il mondo si salverà quando la bella
bontà tornerà ad essere una mèta.
La
bellezza si riferisce quasi sempre alla figura femminile e non è un caso. La
Madonna è la bellezza per antonomasia, Beatrice è colei che salva Dante
portandolo alla visione di Dio. La donna bella perché buona è colei che guida
l'uomo al senso vero dell'esistenza come
Monica fece con Sant'Agostino.
La
nostra epoca, ammalata di brutalità perché rifiuta l'ideale della bontà, ha
bisogno di donne belle perché sante. La donna corrotta è simbolo della
decadenza non solo di se stessa ma di un ambiente, di un'epoca intera. Perciò
oggi c'è bisogno che le donne inseguano la bellezza vera e non quella delle
icone della pubblicità. C'è qualcosa di stolto nella ricerca del seno perfetto,
delle gambe senza cellulite e così via... Si intuisce che l'umanità ha bisogno
che la donna aspiri alla bellezza vera, quella che deriva dalla bontà. Allora
saprà condurre l'uomo alla realizzazione di se stesso e l'uomo saprà
canalizzare la sua forza virile nel compimento di grandi imprese. Si dice che
dietro a un grande uomo c'è una grande donna ed è vero anche e soprattutto nei
santi. L'amore a Maria è la cifra della santità. Non solo San Bernardo ma
ciascun santo ha avuto come guida Maria. E' lei la bellezza che salverà il
mondo.
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