martedì 26 febbraio 2013

Aldo Cazzullo e Costanza Miriano presentano il libro di Pippo


Dolcissimo Joseph prega per noi


Nel fiume di parole che sono scorse impetuose da quando il Papa ha annunciato le sue dimissioni non ho trovato un accenno all’interiorità del Santo Padre. Si è parlato, nel migliore dei casi, di umiltà e di coraggio ma senza inoltrarsi nell’atmosfera dei suoi sentimenti. Quando a Milano, nell’incontro delle famiglie, la bambina vietnamita gli ha chiesto com’era lui da piccolo, Benedetto ha aperto uno spiraglio nell’abituale velo di riserbo circa la sua persona. Per una volta non ha esposto con la solita nitidezza il panorama così chiaro del suo pensiero teologico ma ci ha fatto entrare nel suo cuore. Abbiamo visto una famiglia cristiana che, fin dal sabato si preparava alle letture della Messa del giorno seguente. La sensibilità musicale era elevata (Mozart, Schubert, Haydn) e il piccolo Joseph vedeva aprirsi il cielo ascoltando il Kyrie così ben cantato. Anche in famiglia si cantava e i piccoli segni di affetto procuravano gioia (anzi “cioia” come lui dice amabilmente). La bontà di Dio si rifletteva nell’amore reciproco. Le camminate nei boschi, le piccole avventure… tutto costituiva un anticipo di Paradiso, infatti “penso di andare a casa andando verso l'altra parte del mondo”. Dolcissimo Joseph. Sembra che il nostro mondo brutale non ti abbia capito, ma non è vero. L’affetto con cui i pellegrini ti hanno salutato negli ultimi giorni di pontificato sta a significare che la gente ti ha compreso. Ora prega per noi come tu sai fare e continuerai ad essere una guida per noi.


mercoledì 20 febbraio 2013

Su Benedetto la grande stampa ci è o ci fa?


A Roma si dice: ma ce fai o ce sei? La grande stampa italiana merita questa domanda: fa finta di essere ignorante o lo è davvero? La tesi dominante è che il Papa lascia perché sono troppo forti le tensioni che assillano la Chiesa e il Papa cede davanti a quest’enorme pressione. Ma un po’ di storia l’avete studiata? Gli attacchi di ora sono il tocco di una piuma rispetto alle aggressioni e alle divisioni interne dei secoli passati. Il Papa lascia perché sta invecchiando e pensa al bene della Chiesa che ha bisogno di essere guidata con mano ferma. Punto e basta. Ma non lascia cadendo vittima degli avversari, lascia da vincitore. Gesù è morto sulla croce da vittorioso. Nessuno come Gesù ha inciso nella Storia. La storia si ripete: il lungo, unico, pontificato di Wojtyla-Ratzinger è stato la riscossa della Chiesa che nel ’78 sembrava assediata da forze contrarie (Paolo VI è quasi morto assieme al suo amico Moro) dissanguata da un’emorragia interna. Ancora risuona il grido di riscossa “Non abbiate paura” che non è rivolto ai cattolici ma agli altri, agli assedianti, e quel colpo d’ariete: “Spalancate le porte a Cristo!”. La grande stampa non si accorge che viaggia sull’onda di una cultura di morte e di desolazione che è perdente anche se sembra irresistibile. Le vittorie dei fautori della morte (aborto, divorzio, eutanasia) sono vittorie in un deserto pieno di carcasse umane. Invece è vincente l’appello di Ratzinger che invita finalmente la creatura ad abbandonarsi nel Creatore.  






giovedì 14 febbraio 2013

Un saluto a Papa Ratzinger

 
Caro, carissimo Papa Ratzinger. Vorrei testimoniare con due righe l’affetto che ho per lui. Negli anni ’80 feci la grande scoperta del suo libro “Introduzione al cristianesimo”: un libro che con dolcezza, profondità, cultura spiegava il mistero dell’amore di Dio in termini comprensibili per l’uomo moderno. Quel libro mi entusiasmò talmente che confezionai un video  che invitasse a leggerlo: un video di un’ora che ora ho messo su youtube (col titolo Illustrazione del credo). Il cristianesimo ha il punto di maggior contraddizione proprio in Occidente. La ribellione protestante, nella sua veste secolarizzata, e illuminista tenta di soffocare il messaggio di Gesù e il Papa come un campione affronta quest’onda di morte che porta con sé la dissoluzione della famiglia, degli affetti e soprattutto della fede. Le encicliche, i suoi libri su Gesù e i vigorosi discorsi di Parigi, di Berlino e di Londra sono pietre miliari con cui il Pastore di Roma ha guidato il suo gregge. La civiltà europea nasce da San Benedetto (non a caso il Papa ne ha scelto il nome) – ha ricordato a Parigi – le leggi dello stato devono rispettare la natura dell’uomo – discorso al Bundestag -, la dottrina sociale della Chiesa è il criterio a cui ispirare il governo della società – discorso di Londra. Un Papa umile che non s’intimidisce di fronte a nessuno: è il vero vincente dell’epoca che è cominciata con Giovanni Paolo II, il cui pontificato s’è intrecciato ed è continuato con Papa Benedetto. Grazie caro Papa. 

grazie a Cavalleri per la recensione di "Quando Dio è contento"


La contentezza che viene dall'amicizia
di Cesare Cavalleri
13.2.13
 
«Il segreto della felicità» promesso nel sottotitolo del nuovo libro di Pippo Corigliano, Quando Dio è contento (Mondadori, pp. 120, euro 17,50) non va cercato negli aforismi o nei racconti sapienziali più o meno orientaleggianti e, infatti, Corigliano li accantona subito. Memore dell'ammonimento di Paolo VI secondo cui, oggi, si ascoltano più volentieri i testimoni che non i maestri (e ciò vale soprattutto per i giovani), allinea una serie di testimonianze di diverso rilievo esteriore, ma tutte ricollegabili a un'esperienza condivisa: non è forse vero che le persone più felici che ciascuno di noi ha incontrato sono persone che sanno voler bene al prossimo perché, innanzitutto, sanno di essere amate da Dio, e cercano di contraccambiare? È questo sforzo di contraccambio a far contento Dio, a rendere felici, come spiega la collaboratrice domestica di cui Corigliano parla nelle prime pagine del libro, la quale si applica a rendere gradevole la vita delle persone per cui lavora e che probabilmente non si renderanno mai conto di quanto quel lavoro, in certi momenti, le costi, mentre Dio è contento di vederla lavorare così, per amore.
Pippo Corigliano è napoletano e io, che lo conosco da una vita, posso assicurare che la sua napoletanità si è sviluppata e arricchita, negli ultimi anni, in misura inimmaginabile. E non c'è persona più simpatica di un napoletano che possiede tutti i lati positivi della napoletanità, l'accoglienza, la capacità di sdrammatizzare, uno humour mai amaro, una rassegnazione che diventa slancio, la capacità di godere delle cose buone della vita (compresi i cioccolatini di una certa marca) per condividerle con altri. Per questo il terzo libro di Pippo Corigliano, dopo Un lavoro soprannaturale e Preferisco il Paradiso (che erano simpatici, ma non come questo), ha la simpatia contagiosa della maturità, di un uomo che, napoletanamente, sa vincere il pudore di parlare anche di sé ma come in terza persona, perché quella cosa lì l'ha vissuta solo lui e vuole metterla a disposizione degli «altri» che non sono un anonimo «prossimo», ma una cerchia di amici che si vuole allargare, perché in quanti più siamo, tanto più siamo felici.
È un libro spiazzante, questo Pippo III, indifeso, disarmante. L'autore ha due maestri/testimoni da cui ha imparato e a cui si ispira, Giovanni Paolo II e san Josemaría Escrivá, e lo si vede bene dal tono atletico della sua ascetica e dalla serenità «normale» che ha messo in pagina. I riferimenti sono spesso inattesi, come quando si appropria del motto degli strampalati (e simpaticissimi) Blues Brothers, We're on a mission from God, siamo in missione per conto di Dio, dandogli pertinentemente un significato vocazionale.
Alla fine, il «segreto della felicità» viene condensato in tre «finestre» da tenere sempre aperte: riscoprire la Santa Messa; confessarsi e confessarsi bene; leggere sistematicamente il Vangelo. Ci voleva proprio un napoletano per dire così apertamente, e con il tono di chi l'ha sperimentato, che solo la pratica di vita cristiana rende felici, aggiungendo una testimonianza ulteriore, quella di Leonardo Mondadori, alla cui «conversione», messa anche in libro con Vittorio Messori, Pippo Corigliano non è estraneo. E ci si accorge che a far lievitare le pagine di Quando Dio è contento è, semplice e profondo, il senso dell'amicizia: «Non è un caso se tutti i santi sono sempre circondati da amici, mentre gli egoisti, i dittatori, i viveur, gli avari vivono nella solitudine...».

venerdì 8 febbraio 2013

L'unica cosa che conta: saper voler bene

 
Ci sono momenti della vita in cui un’indisposizione – tipo influenza– consente di sottrarsi al flusso dei doveri impellenti e di riflettere e pregare senza fretta. Sono momenti in cui ritornano i volti delle persone care e ti accorgi che tutte le persone sono care. La vita sembra uno scorrere di acque attraverso cui si vede qualcosa di fermo, un fondo pietroso, e quel fondo è il Vangelo, le cose dette e fatte da Gesù. “Vi ho chiamati amici…” chi è che ha costruito la Storia come Gesù? Cicerone e altri autori hanno scritto sull’amicizia, ma Gesù ne parla con una forza nuova perché nessuno ama come colui che dà la vita per i suoi amici (Gv 15,13). Solo l’amore incondizionato fa crescere. Ho appena letto Ogni angelo è tremendo, l’ultimo libro di Susanna Tamaro che descrive la maturazione della sua personalità fin da bambina: il gelo dei rapporti umani senza amore la paralizza, mentre l’incontro con una maestra comprensiva o di una tata amorosa fa fiorire nel suo animo temporanee primavere. Una prova in più che è l’amore il vero nutrimento dell’animo umano. I demòni sono ferrati in teologia ma aborriscono il volersi bene. Saper voler bene è la scienza suprema, di cui il maestro è Gesù e chi segue le sue orme: perciò i santi sono attraenti. Pietro dice a Gesù “Tu solo hai parole di vita eterna”. Lo dice non perché lo considera un filosofo (in quel momento Pietro non ha capito quanto Gesù ha appena detto) ma perché ha capito che Gesù parla d’amore vero, che è la verità eterna.


martedì 29 gennaio 2013

Beati voi quando, mentendo, diranno ogni male di voi per causa mia

 
La Chiesa, nella sua storia,  è stata sempre fonte di civiltà, una specie di toccasana della società. Dove ci sono stati i santi è sorta un’onda di bontà, di lavoro ben fatto, di cura dei bisognosi. Così come Gesù curava le malattie, scacciava i demoni e insegnava il giusto rapporto con Dio Padre, così la Chiesa ha continuato a offrirci Gesù attraverso il battesimo, la Comunione, la confessione e gli altri sacramenti. La Chiesa, ieri come oggi, cura, viene incontro ai più svariati bisogni dei carcerati, dei malati, degli emigrati,... In Africa i cattolici sono gli unici ad occuparsi dei bambini innocenti che nascono con l’AIDS, il 70% dell’istruzione e delle cure mediche sono fornite dai missionari. In Asia la Chiesa è l’unica che diffonde una spiritualità che rispetti la persona. Eppure, ieri come oggi, c’è un accanimento nel presentare i sacerdoti come malfattori e la Santa Sede come un polo di riciclaggio del denaro sporco o cose del genere. “Beati voi, quando vi insulteranno … e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia” ha detto Gesù (Mt, 5,11). Sembra che questa nota persecutoria sia una costante della storia. Basta pensare: cosa sarebbe l’Italia senza i parroci? Cosa sarebbe l’Europa se non ci fosse stato un germe cristiano unificatore, fonte di arte, di cultura, di vero progresso? Conviene che io mediti su queste cose e le dica ad alta voce. Non per polemizzare ma per indurre me e gli altri a riflettere e a ringraziare per aver avuto la Chiesa.


domenica 20 gennaio 2013

I cristiani sono chiamati all'unità dell'amore

 
Ho trovato una rappresentazione della Trinità in cui Dio Padre si protende verso il Figlio attraverso lo Spirito Santo. Il Padre porta al collo una fascia, a mo’ di marsupio, da cui spuntano tanti piccoli volti che rappresentano l’umanità intera. Mi è sembrato che la scultura riflettesse il discorso di Gesù durante l’ultima cena. Gesù dice “io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv10,30) e “chi ha visto me ha visto il Padre”(14,9) . Gesù ci vuol far capire la sua relazione stretta col Padre. Successivamente promette lo Spirito Santo che farà comprendere ciò che Gesù ha insegnato (14,26). Si delinea così la Trinità in cui siamo coinvolti, così come quella scultura suggerisce: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”(15,9), “Come il Padre ha mandato me così io mando voi”(17,18). A conclusione il comandamento nuovo. “Nuovo” perché appare per la prima volta nel Nuovo Testamento: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”(15,12-13). “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”(13,35). Essere in Dio vuol dire essere uniti con la forza dell’amore, come la Trinità. E’ il messaggio cristiano centrale da cui tutto il resto deriva. Ciò che importa non è la mia efficienza né la cultura ma che io sappia guardare gli altri con lo sguardo di un padre o di una madre, attingendo la forza dal rapporto con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e di Santa Maria.


venerdì 18 gennaio 2013

Il 6 febbraio in libreria il nuovo libro di Pippo


domenica 13 gennaio 2013

La mia vita vale quanto vale la mia orazione

 
Gesù, racconta san Luca, passò la notte in orazione (Lc 6,12). Gesù prega. Dopo il battesimo nel Giordano, prima di cominciare la vita pubblica, viene portato nel deserto dallo Spirito Santo: lo spirito di Dio porta Gesù a ritirarsi solo col Padre. Quando Gesù incontra la samaritana accanto al pozzo di Sicar le dice: “Se conoscessi il dono di Dio!”. La donna al momento era interessata soltanto al modo più sbrigativo di procurarsi l’acqua. Gesù si adatta alla sua mentalità e le promette un’acqua migliore, un’acqua “viva” che “diventerà una sorgente che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 1-40). Gesù ci conduce al rapporto con Dio presentandolo come qualcosa di desiderabile, qualcosa che appagherà per sempre le nostre aspirazioni. Una maniera, non moralistica, di spiegare che il rapporto con Lui è l’unica cosa che ci rende felici. Devo convincere me stesso che la vera carica, il vero dono, proviene da lì, non da altro.
Una volta, viaggiando in un affollato scompartimento di seconda classe, mi trovai a parlare con una suora che mi suggerì un’immagine suggestiva: quando siamo davanti a Gesù nel tabernacolo ne traiamo beneficio, anche se ci distraiamo, così come al sole ci abbronziamo, anche se stiamo pensando ad altro. Da San Josemaría ho imparato a “fare orazione” a trattenermi per un certo tempo con Gesù, ogni giorno. Sento che la mia vita vale quanto la mia preghiera. E’ un consiglio che posso dare a un amico per quest’anno della fede: almeno un quarto d’ora d’orazione al giorno.


lunedì 7 gennaio 2013

La contentezza di essere cristiani



L’inizio di un nuovo anno è sempre riprendere la propria vita in una prospettiva rinnovata. Quest’anno mi ritorna in mente il doppio aspetto della vita di un cristiano. Da un lato è chiamato a vivere, seguendo i passi di Cristo, una vita eroica. Gesù è il vero eroe dei cristiani: non uccide ma muore per gli altri. I cristiani sono chiamati a seguirlo, a darsi agli altri, a essere eroi ciascuno nella propria situazione. D’altra parte Gesù stesso insiste sull’essere bambini: lo ripete tante volte. “Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” Mt 18,3. Io sono chiamato ad essere sia bambino che eroe. Che fortuna che ho! Da una parte sono in missione per conto di Dio come e più dei Blues Brothers, d’altra parte ho Chi mi sopporta, ha pazienza davanti alle mie continue distrazioni, mi aiuta, mi dà la gioia di vivere: la gioia dei bambini che hanno un Padre. I popoli cattolici hanno una tradizione di allegria. Gli spagnoli, gli italiani, gli irlandesi, i polacchi e così via, hanno tutti, a modo loro, una nota di allegria nel loro carattere. Sant’Alfonso, il più napoletano dei santi e il più santo dei napoletani, compose “Quando nascette ninno” il canto di Natale gioioso che non si sofferma sulle ristrettezze del Bambino ma descrive un panorama di allegria in cui la paglia della culla rinverdisce e germoglia, e i pastori coprono di baci i piedi del Bambino. Sì, sono contento perché sono cristiano. Quando sono scontento sono poco cristiano.


giovedì 3 gennaio 2013

Gregorio Fogliani: una buona notizia per l'anno nuovo

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Voglio cominciare l’anno nuovo con una buona notizia. Un mio amico genovese di origine siciliana è un imprenditore coi fiocchi. Uno che sa navigare controcorrente. L’imprenditore in questione è Gregorio Fogliani. Mentre altri licenziano, lui assume, anche in questi momenti di crisi. La sua attività riguarda il buono pasto (il ticket per il pranzo che molti uffici danno ai dipendenti) e, fra gli italiani, è il numero uno del settore. Ma non si è accontentato: ha inventato il buono pasto elettronico, cioè una carta prepagata su cui si può caricare il corrispettivo del buono. Poi ha aggiunto gli sconti alla prepagata grazie alla fidelizzazione con migliaia di negozi. Ha realizzato con Poste Italiane una card tornasconti e ora lavora al pagamento attraverso il cellulare… Ma non è questa la notizia. La notizia è che il gran cuore del mio amico, che batte in primis per la sua famiglia (moglie, due figlie e tanti fratelli), si è spinto a fare del bene per chi vive con difficoltà questi momenti di crisi. In tanti locali il cibo invenduto viene buttato via a fine giornata, mentre molte persone hanno seri problemi per acquistare cibo per la famiglia. Gregorio Fogliani ha cominciato a lavorare sul tema. Ha sensibilizzato a Genova vari esercenti che hanno aderito all’iniziativa e, a fine giornata, donano il cibo per le mense dei poveri. Ma ha trovato l’ostacolo di una legge che prescrive che il trasporto di cibo deve avvenire attraverso celle frigorifere e questo vincolo limita le possibilità. Lui, che non si scoraggia mai,  sta tentando di portare avanti in Parlamento una modifica della legge e nel frattempo si è inventato una soluzione geniale: una card che consente di consumare pasti ad un prezzo stracciato dopo un certo orario. Le card sono distribuite dal Comune o dalla Caritas e valgono nei negozi convenzionati. L’esperimento ha funzionato a Genova e ora ci sono i permessi per cominciare a Roma. Ne parlo perché è un esempio di come far bene il bene. Gregorio Fogliani ha fiuto per questo. Per informazioni: http://www.quifoundation.it/

Gregorio Fogliani

giovedì 27 dicembre 2012

Il mio Te Deum di ringraziamento per il 2012


Non ho dubbi: ringrazio il Signore per l’Anno della Fede che il Santo Padre ha indetto. Tutta la vita di Joseph Ratzinger è come una freccia che ha come  bersaglio finale l’Anno della Fede. Da giovane esperto al Concilio Vaticano II Ratzinger si era impegnato per avvicinare con la liturgia il popolo cristiano alla fede e meritò l’appellativo di “progressista”. Quando tornò a casa dopo il Concilio si rese conto che le categorie marxiste stavano entrando nelle aule di teologia: la religione veniva ridotta a pratica politica. Alcuni studenti tedeschi di teologia manifestavano gridando che la Croce di Gesù era masochismo. Allora, senza polemiche clamorose, Ratzinger organizzò un corso trasversale di cristianesimo per gli studenti di teologia di tutti gli anni accademici e a chi volesse ascoltare. L’aula si affollò oltre misura e le lezioni vennero raccolte in un libro: Introduzione al Cristianesimo che conobbe innumerevoli edizioni e fu tradotto in tante lingue. Paolo VI scelse  Ratzinger, il difensore della fede, come Vescovo di Monaco di Baviera e Giovanni Paolo II lo chiamò a Roma alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Quegli anni furono caratterizzati dalla collaborazione fra il Papa e il Cardinale sul tema della fede (fra l’altro, il Prefetto Ratzinger curò l’edizione del nuovo Catechismo). L’attuale pontificato è in totale continuità con quello di Giovanni Paolo. Tante sono le pubblicazioni di Ratzinger e tutte hanno un tratto comune: chiarezza di linguaggio, radicamento nella Sacra Scrittura e uno spirito d’amore che trasforma la teologia in preghiera. Abbiamo sottomano le sue encicliche, così importanti, e i suoi libri su Gesù. L’ultimo dono è il libro sull’infanzia di Gesù che c’introduce al Natale e ai Natali che verranno. 


Qualcuno potrebbe dire che, in un momento di crisi economica e politica, parlare di fede e di Anno della Fede è un’occupazione astratta. Non c’è occupazione più concreta di questa. La crisi che viviamo non è dovuta ad una congiuntura passeggera ma a una crisi di civiltà, a una crisi di cultura e, a ben guardare, ad una crisi di fede. Senza la visione cristiana, cattolica, dell’uomo il profitto diventa un idolo e il potere una prepotenza. E’ una verità lampante sotto gli occhi di tutti. E allora che fare? Cominciare da me stesso. Se io comincio a vivere di fede saprò trasmetterla perché la fede si comunica con fede. L’Anno della Fede è l’àncora di salvezza, è la scialuppa di salvataggio per l’Occidente e tutto il mondo. Eppure pochi ne parlano. Dov’è l’Anno della Fede sui giornali, in tv, sul web? Quasi non esiste. Ma non ci facciamo ingannare dalle apparenze. Lo Spirito Santo non procede con le statistiche, i sondaggi e i dati d’ascolto. La sua via passa per una stalla e una mangiatoia. Invece è importante la mia fedeltà e anche questa è un dono da chiedere allo Spirito Santo. Perciò la cosa da fare più saggia e operativa è pregare e ancora pregare. Da semplice cristiano lo chiedo anche ai Vescovi, ai pastori che ci guidano: invitateci alla preghiera, non parlate di economia e di politica se non per difendere i poveri e i deboli. Per il resto parlate di Gesù come fa il Papa.


Nel suo ultimo libro Benedetto XVI ricorda la frase di Gesù a Pilato: “Il mio regno non è di quaggiù” (Gv 18,36). Il Papa osserva: “A volte, nel corso della storia, i potenti di questo mondo lo  attraggono a sé (il regno di Gesù); ma proprio allora esso è in pericolo: essi vogliono collegare il loro potere col potere di Gesù, e proprio così deformano il suo regno, lo minacciano.” Viene da ricordare De Gasperi che non voleva chiamare il suo partito “Democrazia cristiana” per evitare il pericolo di cui il Papa parla, ma cedette, data la gravità della minaccia comunista. Ma, aggiunge il Papa: “Oppure esso è sottoposto all’insistente persecuzione da parte dei dominatori che non tollerano alcun altro regno e desiderano eliminare il re senza potere, il cui potere misterioso, tuttavia, essi temono”. Ed è la situazione in cui ci troviamo adesso: una persecuzione mediatica e politica è in corso contro la Chiesa. E’ vero che non si deve legare una fazione politica o economica al nome della Chiesa o di una sua istituzione, ma bisogna stare attenti a non buttare via il bambino con l’acqua sporca. L’impegno dei cattolici in tutti i campi è necessario: essi non devono innalzare lo stendardo della Chiesa ma nel loro cuore deve essere presente il regno di Gesù. Solo allora usciremo dai freddi venti di crisi e di desolazione che spirano nel nostro mondo.




domenica 23 dicembre 2012

A Natale anche i grandi tornano bambini. La cartolina di Tempi


Natale è la festa dei bambini. Nasce un Bambino e i bambini sono protagonisti. I miei genitori non erano praticanti ma il presepe si faceva. Fino alla sera della vigilia il Bambino non c’era. L’indomani il Bambino c’era. Il messaggio restava scolpito: Gesù era nato in quella notte. I pastori del mio presepe di bambino erano i pastori “veri”, gli altri, che si sono succeduti, si potevano accettare ma non erano quelli veri che abitavano nella mia memoria e sorprendentemente tornavano ogni anno, più acciaccati e meno numerosi. Le capacità “teologiche” dei bambini ci sorprendono per profondità e semplicità. Tutti ne abbiamo esperienza.
Anche io devo tornare bambino: è un comando di Gesù: “se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3). Per noi, per me, la semplicità è una conquista. E’ necessario riflettere  sulla Creazione del mondo, sul peccato di Adamo e sulla storia di Abramo, il grande vecchio fedele al Dio unico, che Gli offre persino il figlio desiderato e ottiene in cambio la grande promessa: una discendenza numerosa come l’arena del mare che si realizza attraverso Gesù, il vero Figlio sacrificato. Mentre Adamo ha anteposto se stesso a Dio e ci ha portato la morte, Gesù percorre il cammino inverso: nasce nell’umiltà, obbedisce al Padre, ci fa diventare figli di Dio, si offre come nutrimento e ci ottiene la vita. Una vita d’amore sulla terra, eterna nel Cielo. Nell’Anno della Fede torno semplice con la fede nel Bambino. 



giovedì 13 dicembre 2012

Scelgo l'asino: la nuova cartolina di Tempi


Nel libro sull’infanzia di Gesù il Papa spiega l’origine remota della figura del bue e dell’asino nel presepe. La mangiatoia, di cui ci parla il vangelo di San Luca, rimanda a una presenza di animali. Nel rimprovero di Isaia 1,3, vengono nominati il bue e l’asino, che conoscono il loro padrone mentre “Israele non comprende”. I due animali rappresentano l’umanità, di per sé priva di comprensione, che finalmente ricevono l’epifania del Dio che viene in mezzo a noi. Ebbene, fra i due animali scelgo di essere l’asino. Non solo perché non mi piace essere bue (e nemmeno mi piaceva il verso di Carducci “T’amo pio bove”) ma perché sento che la figura dell’asino calza a pennello per me. E’ la figura dell’ignorante e, davanti a Dio, mi sento così: ignorante. Sono al corrente di tante cose che Dio ha rivelato, ma le assimilo poco, devo ripeterle, tendo a vivere come se Dio non ci fosse. Nel presepe l’asino si realizza. Forse non capisce ma intuisce qualcosa e ce la mette tutta a riscaldare il Bambino. L’asino è la sintesi della mia vita. Non sono il primo: i santi Agostino, Benedetto,  Josemaría e lo stesso Ratzinger hanno amato il versetto del salmo 73: “Ut iumentum factus sum apud te”, sono diventato il tuo asino. Dovrò aspettare il Paradiso per vederLo faccia a faccia, per ora devo solo portare di buon cuore il carico che Gesù mi pone ogni giorno e posso alitare con calore sul Bambino per rendermi utile. Un buon proposito per l’Anno della Fede: vivere come un asinello davanti a Gesù.





venerdì 7 dicembre 2012

Su Tempi: l'Angelus introduce l'infanzia di Gesù


Sto leggendo L’infanzia di Gesù di Joseph Ratzinger e non ho dubbi nel consigliare questo libro come miglior regalo di Natale. Ci troviamo alla vigilia della festa dell’Immacolata e il libro mi aiuta ad entrare nella psicologia di Maria, di Zaccaria, di Giuseppe in modo vivo: quest’anno il Presepe sarà per me più animato del solito. Grazie a Ratzinger potrò meglio dire ai pastori e agli altri personaggi: so cosa state pensando e mi unisco a voi. Nel secondo capitolo Ratzinger si sofferma sull’Annunciazione, segue i tre momenti della risposta di Maria: il turbamento, il “come” avverrà questo ed “ecco l’ancella del Signore”. Oggi a mezzogiorno, nel recitare l’Angelus, mi è sembrato di assistere alla scena che questa preghiera mi propone. “E il Verbo si fece carne”. Ogni volta il contemplare quell’evento mi provoca un senso di vuoto. Mi sembra incredibile questa storia immensa e nello stesso di famiglia: Maria, mia madre, è colei che ha ricevuto Gesù, il Dio fatto uomo. E’ incredibile e nello stesso tempo credibile, perché Dio stesso me lo spiega, lo testimonia, lo conferma con i “segni” che, nel linguaggio di San Giovanni, sono i miracoli. Ratzinger ci aiuta a credere perché, assieme agli evangelisti, risale alla promessa del regno eterno di Davide. Una promessa di Dio che sembra disattesa perché il regno materiale di Davide si è dissolto. E invece no, il discendente di Davide regna eternamente sui nostri cuori. Dio mantiene le promesse. L’Angelus: preghiera dell’Anno della Fede.



giovedì 29 novembre 2012

L'allegria di Maria

 
Si avvicinava il Natale del 1979 e Giovanni Paolo II decise di celebrare in San Pietro una Messa per gli universitari romani. Ci fu chi tentò di dissuaderlo: iniziative analoghe avevano radunato solo uno sparuto gruppo di studenti, che nell’immensità di San Pietro sarebbero scomparsi. Stimolati dall’affetto per il Pontefice tanti giovani come me s’impegnarono a riempire la Basilica che alla fine risultò sovraffollata. Durante la cerimonia partì il coro di Comunione e Liberazione con una laude medievale a Maria: “Altissima Luce di grande splendore…”. La perfezione del canto e la devozione delle parole, colorate dall’italiano antico, m’impressionarono profondamente. Ho cercato poi e trovato quel canto e lo sento tutte le volte che voglio esprimere e rinnovare il mio affetto a Maria. Che fortuna abbiamo noi cristiani nel poterci rivolgere ad una madre così bella e affettuosa! Il rifiuto della devozione mariana è un cattivo segno e male fanno le femministe quando rifiutano di riconoscersi nel modello mariano. Maria esprime il meglio dell’umanità e questo meglio ha un volto femminile. Dante ha ragione quando trova nell’amore per Beatrice la strada per il Paradiso. La donna, se ne ha l’intenzione, può migliorare l’uomo con la sua sensibilità e grazia. Perciò trovo congeniale, soprattutto in quest’anno della fede, la recita del Santo Rosario, una preghiera in cui ci sono più complimenti a Maria che richieste. Chi ama la Madonna è allegro e l’allegria è un frutto dello Spirito Santo.




lunedì 26 novembre 2012

La Messa è la spinta propulsiva verso il bene

 
Una spinta, un propellente verso la direzione giusta. Questa è la Messa. La consacrazione del pane e del vino è il momento essenziale, l’esplosione che mi proietta in avanti. Dio che si fa uomo muore per me, siede a cena con me e si dà da mangiare,  mi dà l’esempio da seguire: darsi per amore. Non si finisce mai di meditare sulla Messa perché lì c’è tutto: il Dio creatore, il Dio redentore, il Dio comunicatore. Ogni tentativo di definire e catalogare la Messa può essere utile ma dà sempre l’impressione di una cosa inadeguata. Lì c’è il fuoco. Il fuoco lo posso dipingere ma non è il fuoco.
Anche le altre parti della Messa mi trasmettono esempi di vita. Le letture mi raccontano Dio e mi dicono che non posso conoscerLo se non leggo l’Antico e il Nuovo Testamento. Il confiteor, il lavabo con l’acqua che purifica e la frase struggente “Signore non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì una sola parola e l’anima mia sarà sanata”, esprimono la mia indegnità assieme alla volontà del Signore di fare di me un uomo di Dio. Quella goccia d’acqua che il sacerdote versa nel vino ricorda la Divinità che assume la mia natura umana. Il sacerdote dice più volte “preghiamo” e ricorda la necessità della mia preghiera. La Messa mi mette nella direzione di Gesù che è opposta a quella di Adamo. Questi ha preferito se stesso a Dio e ha portato la morte; Gesù ha consegnato se stesso alla volontà di Dio e ha portato la vita. Un’altra risposta all’amica che mi chiede cosa fare per l’Anno della Fede.


sabato 17 novembre 2012

Sembra che Gesù esageri. Il nostro Dio è un Dio che serve



Gesù esagera. Prima di cominciare l’ultima cena lava i piedi agli apostoli e glieli asciuga. Ultimamente questa scena mi torna spesso in mente: perché un’esagerazione del genere? Non bastava da sola, e non era certo poco, l’ultima cena? Ha sempre trovato tanta eco in me la frase di Gesù nel vangelo di San Luca (22, 15-20): “desiderio desideravi hoc pascha manducare vobiscum”. Letteralmente: “ho desiderato con desiderio mangiare questa pasqua con voi”. Giustamente la versione italiana traduce: “ho desiderato ardentemente”. Ma a me piace tanto: “ho desiderato con desiderio” perché quella ripetizione m’introduce nella psicologia di Gesù. Che palpitazione doveva esserci nel suo cuore mentre dava tutto se stesso in quel momento così intenso, simbolico e pregnante! Il giovedì santo è la festa che più mi piace perché commemora quel momento. Ogni Messa è quel momento, ma il giovedì santo è il giorno giusto, nell’ora giusta. Fuoco, c’era fuoco nel cuore di Gesù. E, in tutto questo, che significa lavare i piedi prima di quella cena? Significa, significa. Sono io che sono tardo a capire. Il senso della vita è servire, il senso dell’amore è servire. Il nostro Dio è un Dio che serve. Perciò la Messa, la Santa Messa, è tanto importante. Nell’anno della fede sono contento di andarci ogni giorno con più consapevolezza. Questo per la signora che chiedeva cosa fare nell’anno della fede. Andare ogni giorno a Messa. Sembra poco? Devo scappare, ho tanti impegni, ci sono cose più importanti. Quali?



domenica 4 novembre 2012

Cosa fare nell'anno della fede? riscoprire la santa messa

  
Un musulmano chiede a un cristiano di spiegargli la messa. Il cristiano glielo spiega e il musulmano dice: “non capisco”, “certo – risponde il cristiano – sono concetti nuovi per te”, “no – dice il musulmano – ho capito bene. Quello che non capisco è che voi cristiani avete la messa e non ci andate ogni giorno”. Quest’apologo, sentito anni fa, conserva la sua attualità. Molti cristiani ignorano il significato della messa. “Non vado a messa perché la predica è noiosa” mi disse una nobildonna e l’ho sentito ripetere. Ma ci vogliamo rendere conto che la messa è la ripetizione dell’ultima cena di Gesù, la rinnovazione del sacrificio sul Calvario, il ringraziamento per il dono di Dio stesso che si fa nostro alimento? Un Dio della vita, un Dio che si fa uomo, un Dio che ci indica la via per la vita eterna. I bambini, dopo la prima comunione, si meravigliano di sentirsi come prima. Credevano che prodigiosamente sarebbero diventati buoni. Basta dir loro che quando mangiano non si sentono cambiati, che superPippo che mangia le superarachidi e combina superguai esiste solo nei fumetti. Così è per il cibo spirituale: occorre desiderarlo come sostegno della nostra fragilità per trasformare con calma la poca cosa che siamo in un altro Gesù. Ma è una crescita lenta. “Tu sì na cosa grande pe’ me” diceva Modugno, come Santa Caterina che desiderava tanto l’ostia sacra che essa miracolosamente arrivò a lei. Desiderare la Comunione come i santi: ecco un’altra cosa che si può fare nell’anno della fede. 


mercoledì 31 ottobre 2012

Gesù ha condiviso anche la condizione del disperato

 
“Dio mio perché mi hai abbandonato?” E’ il grido di Gesù sulla croce. Un grido che, sulle prime, mi parve sconcertante. Come poteva Gesù sentirsi abbandonato da Dio? In seguito mi resi conto che quella frase era l’inizio del salmo 22 che descrive la prostrazione del sofferente e termina con un confortante annuncio di salvezza. Oggi sto scoprendo un altro significato di quel grido. Sto partecipando al dolore di un mio caro amico che, dopo aver perso un figlio in un incidente  sette anni fa, ora ha perso sua figlia, una bella ragazza. Il mio amico e sua moglie ora sono soli con il loro dolore e rivolgono lo sguardo a Dio per interrogarLo. Io non oso intromettermi in questo dialogo ma nella mia preghiera ho meditato su quel grido di Gesù sulla croce. Con una chiarezza nuova mi è parso di capire che in quel grido c’è la totale partecipazione di Gesù ai nostri dolori, proprio a tutti i nostri dolori. Diventa tragica l’esperienza del dolore quando soffoca il rapporto con Dio, allora chi soffre si sente schiacciato da qualcosa più grande di lui, si sente l’ultimo essere abbandonato sulla terra. Ma se scopro che Gesù, il mio Dio, mi ha preceduto non solo nella sofferenza ma anche nel sentirsi abbandonato, qualcosa cambia. Questa terribile parola “di-sperazione” si dissolve grazie al conforto di Gesù e col conforto di Sua Madre che ha visto morire suo Figlio. “Nelle tue mani consegno il mio spirito” conclude Gesù, e questa è la prospettiva che può ridare speranza ai miei cari amici.


martedì 23 ottobre 2012

Che fare nell'anno della fede? Leggere il Vangelo


 
I miei genitori erano brave persone ma non erano praticanti. Quando avevo 8 anni trovai un vangelo in casa, lo apersi e trovai il brano di San Luca: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano”… con quel che segue. Rimasi colpito e andai a leggerlo a mia madre che non fece commenti. Ancora oggi penso che leggere il Vangelo, e in generale il Nuovo Testamento, sia il punto di riferimento per la mia vita. Qualcuno chi mi ha dato il consiglio di lasciare il segno dove sono arrivato e riprendere ogni giorno, per qualche minuto, non di più. Finita l’Apocalisse ricomincio da Matteo. Non ne so fare a meno: se non lo faccio mi manca qualcosa. Dico ai ragazzi scherzando che, come un medico, prescrivo la vitamina V (il Vangelo) da assumere una volta al dì, come si scrive sulle ricette. Se faranno questo la loro anima s’irrobustirà e saranno dei cristiani forti. Nei quattro Vangeli, negli Atti degli Apostoli, nelle lettere di San Paolo, ecc. c’è tutto: poesia, racconti, consigli, ideali, significati profondi, la scienza di vivere. Non c’è romanzo d’avventure che regga il confronto. Tutta la cultura occidentale ha lì la sua radice profonda. Ci sono perfino situazioni comiche. Come la donna malata che tocca Gesù in mezzo alla folla che lo preme e Gesù chiede: “Chi mi ha toccato?”, lasciando stupefatti i discepoli, o gli amici di un paralitico che lo calano davanti a Gesù da un tetto sfondato. Un buon consiglio a chi mi chiede cosa fare per l’anno della fede: leggere il Vangelo.


Guardiamoci dagli inganni dell'oligarchia finanziaria

 
Una volta tanto sono indignato, pur predicando che non bisogna indignarsi mai. E' in atto una manovra da parte dei giornali per staccare i simpatizzanti di Cl da Formigoni. Io ho stima, anche se non sono, di Cl e, abitando a Roma, non ho mai avuto l'opportunità di votare Formigoni, ma questa manovra mi pare ignobile perché vuol minare l'unità di una realtà nobile che ha portato la Lombardia a diventare la regione guida in Italia per tanti aspetti, in particolare perché ha tentato di mettere in pratica la dottrina sociale della Chiesa che riempie la bocca di tanti e viene praticata da pochi. Non facciamoci intimidire da alcuni (supposti) peccati che saranno forse stati commessi e invece rendiamoci conto che è in atto una manovra nel nostro Paese che non solo attacca il nemico di sempre, i cattolici, ma vuole azzerare qualsiasi concentrazione di potere politico. In teoria s'inneggia alla democrazia ma in pratica si sta distruggendo la credibilità di qualsiasi aggregazione democratica. Prova ne sia che i giornali instillano stima e simpatia soltanto per i tecnici, che già - si prevede - riprenderanno in mano le sorti del Paese, o per i denigratori della democrazia tipo Grillo.
Chi è l'organizzatore di questa campagna? La solita oligarchia che decide le sorti del mondo e di quel paese “insignificante” che è l'Italia. Un paese simpatico a tutti, eccetto che a loro per il semplice fatto che è considerato un paese cattolico, mentre quei signori sono di cultura protestante, puritana, capitalista selvaggia e illuminista: l'Italia per loro non deve alzare la testa soprattutto quando i paesi anglosassoni si mettono nei guai con speculazioni finanziarie dissennate mentre il nostro Paese non ne è quasi contagiato (grazie anche al deprecato Antonio Fazio).
Occorre avvisare i cattolici che c'è un disegno in questo senso e che non bisogna cadere nella trappola del "ma qualcosa Formigoni e Simone hanno fatto". Il problema non è quello perché nessuno di noi è senza peccato. Il problema è che altri ci mettono i bastoni fra le ruote e invece l'Italia, proprio perché è un paese cattolico, ha da insegnare al mondo intero tante cose, purché si scelgano gli uomini giusti alla faccia degli iettatori che gettano fango.
Sul supplemento del Corriere di venerdì scorso due vignette su due sfottono Formigoni dandogli del mafioso e del sepolcro imbiancato. Molta stampa è al servizio della grande oligarchia finanziaria che governa il mondo lasciando l’apparenza della libertà di voto e di parola. Basta che tu voti e dici quello che vogliono loro, altrimenti in men che non si dica diventi un Hitler, un mafioso, un dissoluto. La grande finanza internazionale e la comunicazione (stampa, tv e affini), che da essa dipende, sono una tenaglia che ti strozza appena vai fuori strada. Come ben illustra un recente libro intervista di Ettore Bernabei (L’Italia del “miracolo” e del futuro, ed. Cantagalli) Lenin è stato creato da loro, Hitler e Mussolini pure (qualche anno fa sono venute fuori le ricevute dei pagamenti inglesi al futuro duce). Garibaldi ha fatto la sua spedizione non solo con i Mille ma con i milioni che venivano dall’Inghilterra.
E’ importante che i cattolici, che sono buoni ma spesso ingenui, si facciano delle domande: come fa un australiano come Murdoch ad accumulare giornali in America e in Inghilterra, fra cui il Times di Londra (sopportando due mesi di sciopero), senza che nessuno gli torca un capello? Come fa un ragazzo di famiglia povera come Obama a studiare in una costosissima università fino a diventare Presidente degli Stati Uniti? Se ci sono i burattini ci saranno pure i burattinai. E oggi i burattinai hanno deciso che le forze più o meno democratiche del nostro Paese vengano azzerate.




domenica 14 ottobre 2012

Che si fa nell'anno della fede? Comincio con l'offerta delle azioni al mattino

“Ma insomma cosa devo fare per quest’anno della fede?” E’ la domanda di una mia amica che non si accontenta di formulazioni teoriche. In parte ha ragione. Gesù ha educato i suoi discepoli on the road, camminando con loro. Anche per noi l’anno della fede si deve inserire nel nostro cammino. “Lo spirito soffia dove vuole” dice, in sintesi, Gesù a Nicodemo ma, per far entrare questo soffio, devo tenere le finestre aperte. Perciò il mio proposito di quest’anno è curare, con calma e intensità, gli appuntamenti con Dio lungo la giornata. Gli impegni arrivano aggressivi e tentano di distogliermi dal proposito, e qualche volta ci riescono, ma mi sto preparando alla resistenza. Comincio dall’offerta delle azioni del mattino. Fin dall’infanzia ho cercato in tutti i modi di evitare di andare a dormire e, simmetricamente, la sveglia è stato il momento drammatico della giornata. Ancora ho nelle orecchie, con un soprassalto, la voce di mia madre che mi svegliava, con dolcezza ma irremovibile. Ora non è cambiato nulla: al mattino sono un bambino che vorrebbe dormire ancora, perciò ho escogitato un sistema per uscire nobilmente dallo stato di sonnolenza. Bacio l’immagine della Madonna che ho sul comodino e dico serviam! Ti servirò Signore. Non mi inginocchio se no rischio di restare per terra addormentato. Questo modo così semplice mi aiuta a centrare l’idea fondamentale: voglio fare della mia vita un servizio a Dio e la Madonna mi aiuta come un bambino. L’anno della fede squilla con la sveglia.



lunedì 8 ottobre 2012

Chi si converte diventa incendiario


    Conversione è il titolo del libro in cui Leonardo Mondadori rispondeva alle domande di Vittorio Messori descrivendo la propria conversione. “Conversione” è anche la parola chiave che il Papa ha utilizzato nell’omelia di domenica scorsa per inaugurare il Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione. La “conversione” personale, per il Santo Padre, è lo scopo dell’anno della fede che deve trasformare il cuore dei fedeli.
Sono stato testimone dell’itinerario che Leonardo Mondadori, allora presidente della Casa Editrice, ha percorso nell’arco di una decina d’anni. All’inizio era un gentile signore desideroso di portare fermenti culturali nuovi, poi ha cominciato a prendere sul serio la fede e, infine, è diventato un uomo raggiante, apostolico a tutto campo. Sua è stata l’iniziativa di lanciare a livello internazionale il “primo libro di un Papa” Varcare la soglia della speranza, suo è stato il desiderio di pubblicare libri che spiegassero la natura e i fini del matrimonio, suo l’impegno per portare ad una fede operativa ognuno dei suoi amici. Ecco cosa può diventare un uomo che ha compiuto in sé, con l’aiuto della grazia, una conversione: una brace ardente capace di appiccare il fuoco dovunque. “Fuoco sono venuto a portare sulla terra…” dice Gesù (Lc 12,49) e il cristiano non è un cristiano completo se non è un incendiario. Io vorrei uscire da quest’anno della fede “convertito”: vorrei diventare un appiccatore di fuoco (d’amore di Dio) a tutto e a tutti. Questo intende Papa Benedetto.