sabato 19 settembre 2020

Piena di grazia

 

Devo confessare che mi distraggo molto quando recito il Rosario. Ultimamente ho trovato una maniera di concentrarmi che dà buoni risultati. Immagino di essere un bambino piccolo, come consigliava San Josemaría, che si rifugia in braccio alla Madonna. Da lì recito le Ave Marie sussurrandoLe all’orecchio le parole e già quando dico “piena di grazia” mi incanto. Ma che bel complimento! Anche nel linguaggio comune se dico a una donna che è piena di grazia la rendo felice. E’ un complimento nobile. Nel caso di Maria la parola grazia acquista il pieno valore soprannaturale ma rimanda sempre all’incanto di una donna che agisce con grazia. In questo modo non solo non mi distraggo ma ripeto come un disco guasto di una volta:  piena di grazia! piena di grazia… Il seguito della preghiera ormai è sull’onda del complimento: il Signore è con te, tu sei la benedetta…

Quando poi arrivo al “prega per noi”, siccome sono un bambino, dico prega per me… e per noi, e ripeto tante volte “prega per me”, perché ne ho bisogno da tanti punti di vista…

E così continuando anche il Padre nostro diventa colorito. Come sarebbe bello se io e tutti facessimo la Sua volontà come in Cielo… e poi dacci il pane quotidiano che può essere sia la meraviglia della Comunione che il pane buono, quello che mi piace, perché il pane quando è buono è proprio buono… Ogni parola può essere colorita. Ho letto che le amiche di Santa Caterina da Siena sentivano che la Santa quando diceva il Gloria Patri diceva: gloria al Padre, a Te e allo Spirito Santo. Aveva così presente Gesù che non si rivolgeva a Lui in terza persona…

Sono piccole cose ma aiutano a vivere con piacere il rapporto con Dio che dovrebbe essere piacevolissimo, come lo sarà un giorno…

venerdì 18 settembre 2020

Iesu Communio

 

Ho un amico spagnolo che ha due nipoti entrate a far parte di un nuovo istituto religioso femminile di nome Iesu Communio. Mi ha mostrato le loro foto e sono rimasto colpito dalla loro bellezza. Vengo a sapere che questo nuovo istituto, che è stato approvato dalla Santa Sede nel 2010, ha attirato a sé centinaia di giovani ragazze. Mi ha mostrato le foto delle suore tutte insieme: sono tantissime, la maggior parte giovani e con le belle facce che solo Cristo dà. La fondatrice, madre Veronica – mi aspettavo di vedere un’anziana un po’ decrepita – sembra Monica Bellucci nel film su Gesù di Mel Gibson, e quando parla (sul web ci sono alcune sue conferenze) dimostra una semplicità evangelica affascinante e uno spirito trascinante. Così capita nella Chiesa di Cristo. Ogni tanto appare un fenomeno di grande fecondità che presenta  sempre due caratteristiche in particolare: la capacità di attrarre i giovani e di utilizzare il linguaggio evangelico, il gusto di parlare di Gesù e di contemplare e capire ogni Sua parola e gesto. La Fondatrice quando parla – si trovano sul web diverse sue conferenze – cita Padri della Chiesa e teologi vari ma fondamentalmente rappresenta con dettagli le scene evangeliche traendone significati suggestivi: prova ne sia che il seguito fra le giovani sia di un crescendo vertiginoso.

Non si può assistere a fenomeni del genere senza trarne stimolo e insegnamento. Gesù è affascinante e quando non lo sappiamo presentare così dobbiamo accorgerci che la nostra fede ha bisogno di un supplemento di aiuto da parte del Signore. In particolare la capacità di attrarre i giovani è un dono di Dio e le istituzioni che beneficiano di questa benedizione sono destinate a fiorire.

 


martedì 1 settembre 2020

1 settembre

 Oggi 1° settembre. Sessant’anni fa ho chiesto l’ammissione all’Opus Dei come numerario. Un’enorme quantità di anni che richiedono un bilancio. 

Il bilancio c’è ed è che per sessant’anni ho avvertito il calore del cuore di San Josemaría, che si alimentava dell’amore di Gesù. Quel cuore è il centro dell’Opus Dei, con tutta l’originalità e la novità del suo messaggio nella sua semplice complessità. Tutto prende vita dal cuore di San Josemaría.

Il ritorno alla fede dei primi cristiani, la santificazione del lavoro, lo spirito di famiglia, lo slancio apostolico, una spiritualità laicale, sono tutti frutti di quel cuore caldo e sapiente.

Anche se può apparire complesso il discorso sulla santificazione del lavoro tutto si semplifica quando partiamo dall’amore per Gesù: tutto va al suo posto. Niente fanatismi, niente professioniti. La santificazione del lavoro nasce dall’amore e finisce con l’amore.

Anche la concezione della Chiesa come famiglia, con tutte le virtù connesse, nasce da quel cuore. La devozione al Papa, l’attenzione nel non sparlare né ferire persone di Chiesa, qualsiasi cosa abbiano fatto. L’ottimismo che faceva dire: amo la Chiesa malgrado tutto e quel “malgrado” erano i miei peccati e i tuoi.

Gran maestro di amore famigliare, si possono attribuire a San Josemaría gli anni felici di tanti sposi che, se non l’avessero conosciuto, avrebbero trovato difficoltà.

Per questi motivi questi sessant’anni non pesano per le mie inadempienze, sono leggeri perché sono intessuti di storie d’amore e di amicizia. Senza dubbio chiedo perdono per le tante insufficienze ma è la grazia di Dio che ci fa volare sopra i difetti miei e degli altri.

Resta la differenza fra lo zelo di San Josemaría e la modestia della fede e delle opere dei suoi figli cominciando da me. Accanto a lui ogni impegno sembrava poco, ogni orizzonte limitato. Lui spaziava e la differenza con le nostre anguste prospettive pesa e fa soffrire. Ma confido nella Sua incessante preghiera sapendo che le vie della Chiesa sono raramente trionfali. “Ti basta la mia grazia” è il messaggio di Gesù a San Paolo e così, davanti alla modestia del mio zelo e della mia fede, confido in nostro Signore e spero che, alla fine, la mia vita non sarà stata una vita sterile.