domenica 10 febbraio 2019

L'esigenza


Credo che l’esigenza più sentita nella Chiesa di oggi non riguardi le questioni che si dibattono sui giornali ma riguardi la coscienza dei cristiani dell’essere tali. Per essere chiari mi pare che il cristiano medio di oggi non sia cosciente che la sua vocazione è quella di essere un “solido innamorato di Dio”. E’ un’espressione che mi aiuta quando faccio l’esame di coscienza. Da una parte la solidità: il cristiano è chiamato all’identificazione con Cristo che avviene con il mio piccolo contributo e con il grande aiuto di Dio. L’identificazione con Cristo significa l’unione con Dio Padre e la coscienza di avere la propria missione da svolgere. “Fiat voluntas tua” è un’espressione che Gesù ripete e ci fa ripetere nel Padre Nostro. Maria è la prima che risponde con una frase simile. Fare ciò che Dio vuole: sembrerà strano ma per me è il pensiero più rasserenante che mi aiuta nei momenti di disorientamento. D’altra parte quella del cristiano non è l’obbedienza ad un dittatore, è l’obbedienza al creatore del nostro cuore. Un Creatore che si fa uomo. Perciò tutte le corde dell’umanità possono vibrare in questo amor di Dio che è riposo per il mio cuore, per dirla con Sant’Agostino. Perciò i santi sono uguali e diversi a un tempo. Egualmente fermi nella loro risposta alla chiamata di Dio e differenti secondo la missione che ricevono. Questo della missione è un punto importante. Credo che bisogna cancellare l’idea del cristiano bambino buono che non dice le parolacce e non si droga. Il cristiano ha una missione da compiere che è definita dalla fotografia della sua situazione. Lì dove sta deve essere un fuoco di amore, di amicizia, di laboriosità, di allegria… Lì ha una missione concreta. Penso che sia questa la maggior richiesta che oggi la Provvidenza ci propone e che l’ultimo Concilio ha definito.