lunedì 3 febbraio 2020

Prima dell'intervento

Alla vigilia di un intervento chirurgico al cuore (10 febbraio) rendo conto di alcune riflessioni:

Il principale incontro della mia vita è stato con San Josemaría Escrivá. E’ stato come spalancare un portone che introduce all’intimità con Dio. Prima, almeno questa è la mia impressione, non avevo capito niente. La testimonianza del Padre (così lo chiamavamo) era che il rapporto con Dio è un’avventura d’amore, di allegria e di poesia. La sua vita contemplativa era affascinante. Si capiva che il rapporto con Dio può sembrare pesante solo se è distante. Invece più ti avvicini a Lui più il cuore si riempie di gioia e si apre agli altri.
 Mi sembra meschina la vita che avrei vissuto senza questa luce e questo calore. Resta il desiderio di trasmettere agli altri questa esperienza e dire “non vi fate suggestionare dall’egoismo predicato dalla cultura dominante. Non andate appresso ai soldi a tutti i costi e alle carriere brillanti, a quella che vien chiamata la “propria realizzazione””. La vera realizzazione è saper amare: un’arte che non s’impara mai definitivamente. Siamo tutti apprendisti dell’amore. Perciò mi piace Napoli, la Sicilia e, in generale, il Sud: lì la cultura sterilizzante del curare esclusivamente i propri interessi è arrivata in modo mitigato. Certamente in quelle terre non mancano esempi di malavita ma le persone buone lo sono davvero. Lì trovi il senso dell’ospitalità, del valore del tempo passato con gli amici, i grandi gesti di generosità. Chiaramente il problema non è la latitudine ma la capacità di non farsi influenzare dalla cultura individualista che spinge a cercare solo i propri interessi.
Il fuoco originario del vero amore è Gesù. Proprio oggi riflettevo sulla esplosione dell’amore di Dio che scoppia nell’Ostia consacrata. L’Amico che muore per darsi da mangiare, come predisse Gesù creando scandalo e sconcerto. Con un Dio che vive i misteri dolorosi per poi arrivare ai gloriosi, quante cose s’imparano per vivere in modo radioso, poetico. I santi sono stati poeti. Lo erano San Francesco, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa… tutti. E lo era San Josemaría che, arrivato a settant’anni, scherzava dicendo “trovatemi un vecchietto della mia età che vi parli d’amore come faccio io”. Le sue omelie sono un capolavoro di letteratura pur essendo prive di orpelli letterari. Le registrazioni delle sue tertulie con migliaia di persone sono uno spettacolo di comunicazione religiosa: divertenti e piene di contenuti.
Tutti alla fine della vita, e alcuni prima, dobbiamo passare per i misteri dolorosi e per l’orazione di Gesù nell’Orto degli ulivi, ma dopo vengono i misteri gloriosi pieni di fecondità e di vita. 
Con quest’animo mi preparo all’intervento e scrivo queste cose per ringraziare tante persone che, invece di curare esclusivamente i loro problemi, si stanno dimostrando vicine oltre ogni aspettativa.

martedì 28 gennaio 2020

Il rapporto con Dio

L’inizio di un anno nuovo è sempre occasione di riflessione. Il bisogno di festeggiare il Capodanno in forma più o meno collettiva e rumorosa ha un valore catartico, come se ci si volesse liberare delle scorie dell’anno vecchio per intraprendere con purificato slancio l’anno nuovo.
 Per me gli anni passati sono abbastanza per fare un bilancio e la domanda che mi pongo è come sarebbe stata la mia vita se non avessi detto sì al Signore, se non avessi abbracciato con totale dedizione il cristianesimo (salvo un carico di lacune e tradimenti pratici).
 La domanda è: perché non si capisce immediatamente che la vita di un cristiano è di gran lunga più felice di quella di una persona che ignora Dio?
 Credo che sia facile capire che la vita senza Dio è infelice. Resto in balia di me stesso, dei miei stati d’animo, del mio egoismo. La frase di Sant’Agostino rimane come simbolo: “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.
  Certo si può obiettare che chi sa amare vive uno stato di grazia. Papa Benedetto nella Spe Salvi giunge a scrivere questa frase “Quando uno nella sua vita fa l’esperienza di un grande amore,  quello è un momento di redenzione”. La parola redenzione in bocca a Ratzinger ha un valore chiaro: un rapporto immediato e filiale con Dio. La conclusione è che chi ama lascia che la forza di Dio operi in lui, sia che faccia professione di fede cristiana che non la faccia. San Paolo è così esplicito da arrivare a dire che la fede senza l’amore è morta. Resta comunque la conclusione che chi resta in balìa di se stesso naviga in cattive acque.
Perché allora la felicità di chi crede in Dio non è sempre evidente? Una bambina, all’uscita di una chiesa dove aveva visto tutti seri, chiese alla mamma: “Ma gliel’hanno detto che Gesù è risorto?”. Nietzsche da parte sua diceva: ”Crederò nel Salvatore quando vedrò i cristiani con la faccia dei salvati”.
  Credo che occorra superare l’idea che per aderire alla chiamata di Gesù basti un generico sì, scelgo la casacca del cristiano. Il rapporto con Dio non è una casacca, un club o un partito. Il rapporto con Dio deve essere stretto. Più stretto è meglio è. Un faro sono i mistici. Santa Caterina che firma le sue lettere con “Gesù dolce, Gesù amore”. Santa Teresa d’Avila imprenditrice del suo ordine e poetessa “Muero porque no muero..”. San Francesco che nel Cantico delle Creature spalanca il nostro cuore. Questo è il mio punto d’arrivo e ci arriverò solo se lascio operare la grazia di Dio in me senza mettere ostacoli. Un continuo alimento spirituale attraverso i sacramenti e la preghiera, evitando l’unica cosa che so fare da me: mettere barriere fra me e Dio.

Trump alla marcia per la vita del 24 gennaio

Marcia per la vita 2020, Testo integrale di Trump
Grazie mille e grazie, Jeanne. È per me un profondo onore essere il primo presidente della storia a partecipare alla Marcia per la Vita. [applausi] Siamo qui per un motivo molto semplice: difendere il diritto di ogni bambino, nato e non nato, a realizzare il potenziale che Dio gli ha dato. [applausi] 
Per 47 anni, gli americani di ogni provenienza hanno viaggiato da tutto il paese per difendere la vita.  
E oggi, come Presidente degli Stati Uniti, sono davvero orgoglioso di essere qui con voi. [applausi]
Voglio dare il benvenuto a decine di migliaia di studenti delle scuole superiori e dei college – questo è un tremendo afflusso – che hanno fatto lunghi viaggi in autobus per essere qui nella capitale della nostra nazione. E per farvi sentire ancora meglio, ci sono decine di migliaia di persone all’esterno che abbiamo incrociato entrando. Se qualcuno volesse rinunciare al suo posto, possiamo trovare una soluzione.
Abbiamo un enorme gruppo di persone all’esterno. Migliaia e migliaia di persone volevano entrare. Questo è un grande successo. [applausi]
I giovani sono il cuore della Marcia per la Vita. Ed è la vostra generazione che sta facendo dell’America la nazione pro-famiglia, pro-vita. [applausi]
Il movimento della vita è guidato da donne forti, leader di fede stupefacenti e studenti coraggiosi che portano avanti l’eredità di pionieri prima di noi che hanno combattuto per sollevare la coscienza della nostra nazione e sostenere i diritti dei nostri cittadini. Voi a bbracciate le madri con cura e compassione. Voi siete fortificati dalla preghiera e motivati dal vostro amore disinteressato. Voi siete grati e noi siamo così grati – queste sono persone incredibili – da essere raggiunti dal segretario Alex Azar (segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli USA, ndr)  e Kellyanne Conway (consigliera del Presidente Trump). [applausi]
E grazie anche ai senatori Mike Lee e James Lankford che sono qui. Grazie, ragazzi. E ai rappresentanti Steve Scalise, Chris Smith, Ralph Abraham, Warren Davidson, Bob Latta, John Joyce, Lloyd Smucker, Brian Fitzpatrick e Brad Wenstrup. Grazie a tutti. Devo dire – e lo guardo, e lo vedo esattamente – che abbiamo molti più politici tra il pubblico. Ma se non vi dispiace, non li presenterò tutti.
Tutti noi qui comprendiamo una verità eterna: ogni bambino è un dono prezioso e sacro di Dio. Insieme, dobbiamo proteggere, custodire e difendere la dignità e la santità di ogni vita umana. [applausi]
Quando vediamo l’immagine di un bambino nel grembo materno, intravediamo la maestà della creazione di Dio. Quando teniamo un neonato tra le braccia, conosciamo l’amore infinito che ogni bambino porta alla famiglia. Quando guardiamo un bambino crescere, vediamo lo splendore che irradia da ogni anima umana. Una vita cambia il mondo – dalla mia famiglia, e posso dirvi, vi mando amore, e vi mando un grande, grande amore – e fin dal primo giorno in carica, ho intrapreso un’azione storica per sostenere le famiglie americane e per proteggere i nascituri. [applausi]
E durante la mia prima settimana in carica, ho ripristinato e ampliato la Mexico City Policy (la  politica del governo degli Stati Uniti che blocca i finanziamenti federali statunitensi per le organizzazioni non governative che forniscono servizi per l’aborto o consulenza sull’aborto, ndr) e abbiamo emanato una regola fondamentale a favore della vita per disciplinare l’uso dei fondi dei contribuenti del Titolo X. Ho notificato al Congresso che avrei posto il veto a qualsiasi legislazione che indebolisca la politica a favore della vita o che incoraggi la distruzione di vite umane. [applausi]
Alle Nazioni Unite ho chiarito che i burocrati globali non hanno il diritto di attaccare la sovranità delle nazioni che proteggono la vita innocente (quando l’ONU non fornisce aiuti ai Paesi del terzo mondo se non adottano leggi a favore dell’aborto, ndr). I bambini non nati non hanno mai avuto un difensore più forte alla Casa Bianca. [applausi]
Come ci dice la Bibbia, ogni persona è fatta meravigliosamente. [applausi]
Abbiamo intrapreso un’azione decisiva per proteggere la libertà religiosa – così importante – la libertà religiosa è stata attaccata in tutto il mondo e, francamente, è stata attaccata in maniera molto forte nella nostra nazione. Voi la vedete meglio di chiunque altro. Ma noi la stiamo fermando. E ci stiamo occupando di medici, infermieri, insegnanti e gruppi come le Piccole sorelle dei poveri (l’ordine delle suore che sta combattendo giuridicamente, fino all’alta corte degli Stati Uniti, per il diritto di non pagare i contributi a favore della contraccezione e aborto come previsto da Obama, ndr) . [applausi]
Stiamo preservando l’adozione basata sulla fede e per sostenere i nostri documenti di fondazione, abbiamo nominato 187 giudici federali, che applicano la consultazione per iscritto, tra cui due fenomenali giudici della Corte Suprema – Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. [applausi]
Stiamo proteggendo i diritti degli studenti pro-vita alla libertà di parola nei campus universitari. E se le università vogliono i dollari dei contribuenti federali, allora devono sostenere il loro diritto al Primo Emendamento di dire quello che pensano. E se non lo faranno, pagheranno una grossa sanzione finanziaria, che non saranno disposte a pagare. [applausi]
Purtroppo, l’estrema sinistra sta lavorando per cancellare i diritti che ci sono stati dati da Dio, per chiudere gli enti di beneficenza basati sulla fede, per bandire i leader religiosi dalla piazza e per mettere a tacere gli americani che credono nella santità della vita. Mi danno la caccia perché io combatto per voi e noi combattiamo per coloro che non hanno voce. E vinceremo perché sappiamo come vincere. Tutti noi sappiamo come vincere. Tutti sappiamo come vincere. Tu hai vinto per molto tempo. Avete vinto per molto tempo.
Insieme, siamo la voce dei senza voce. Quando si tratta di aborto – e lo sapete, avete visto cosa è successo – i democratici hanno abbracciato le posizioni più radicali ed estreme prese e viste in questo Paese per anni e decenni, e si può anche dire, per secoli.
Quasi tutti i principali Democratici al Congresso ora sostengono l’aborto finanziato dai contribuenti fino al momento della nascita. L’anno scorso, i legislatori di New York hanno applaudito con gioia all’approvazione di una legislazione che consentirebbe di strappare un bambino dal grembo materno fino al parto.
Poi, abbiamo avuto il caso del governatore democratico nello stato della Virginia, il Commonwealth della Virginia. E noi amiamo il Commonwealth della Virginia, ma cosa sta succedendo in Virginia? Che cosa sta succedendo? Il governatore ha dichiarato che avrebbe giustiziato un bambino dopo la nascita. Ricordate questo.
I Democratici del Senato hanno persino bloccato la legislazione che avrebbe dato assistenza medica ai bambini che sopravvivono ai tentativi di aborto. Ed è per questo che ho invitato il Congresso – due dei nostri grandi senatori qui, tanti dei nostri membri del Congresso qui – a difendere la dignità della vita e ad approvare una legislazione che vieti l’aborto tardivo (late-term abortion, ndr) dei bambini che possono sentire dolore nel grembo materno. [applausi]
Quest’anno, la Marcia per la Vita celebra il 100° anniversario del 19° emendamento, che ha sancito per sempre il diritto di voto delle donne negli Stati Uniti e sancito dalla Costituzione degli Stati Uniti. Un evento così grande. Oggi, milioni di donne straordinarie in tutta l’America stanno usando il potere del loro voto per lottare per il diritto e tutti i loro diritti, come indicato nella Dichiarazione d’Indipendenza – è il diritto alla vita. [applausi]
A tutte le donne qui presenti oggi, la vostra devozione e la vostra leadership sollevano la nostra intera nazione e vi ringraziamo per questo. Le decine di migliaia di americani riuniti oggi non solo si battono per la vita – è proprio qui che si battono così orgogliosamente insieme. E voglio ringraziare tutti per questo. Voi vi battete per la vita ogni giorno. Voi fornite alloggio, istruzione, lavoro e assistenza medica alle donne che servite. Trovate famiglie amorevoli per i bambini che hanno bisogno di una casa per sempre. Ospitate docce per le mamme in attesa. Fate – fate in modo che la missione della vostra vita sia quella di aiutare a diffondere la grazia di Dio.
E a tutte le mamme qui presenti oggi, vi celebriamo e dichiariamo che le madri sono degli eroi. La vostra forza, la vostra devozione e la vostra spinta sono ciò che alimenta la nostra nazione. Grazie a voi, il nostro Paese è stato benedetto da anime straordinarie che hanno cambiato il corso della storia umana.
Non possiamo sapere cosa otterranno i nostri cittadini non ancora nati. I sogni che essi immagineranno. I capolavori che creeranno. Le scoperte che faranno. Ma sappiamo questo: ogni vita porta amore in questo mondo. Ogni bambino porta gioia a una famiglia. Ogni persona vale la pena di essere protetta.
E soprattutto sappiamo che ogni anima umana è divina e ogni vita umana, nata e non nata, è fatta a immagine e somiglianza di Dio Onnipotente. [applausi]
Insieme, difenderemo questa verità in tutta la nostra magnifica terra. Libereremo i sogni del nostro popolo. E con ferma speranza, attendiamo con ansia tutte le benedizioni che verranno dalla bellezza, dal talento, dallo scopo, dalla nobiltà e dalla grazia di ogni bambino americano.
Voglio ringraziarvi. Questo è un momento molto speciale. È così bello rappresentarvi. Vi amo tutti. E dico con vera passione, grazie, Dio vi benedica, e Dio benedica l’America. Grazie a tutti voi. Grazie a tutti. [applausi]

giovedì 9 gennaio 2020

La mangiatoia

Cosa mi rimane a conclusione del periodo natalizio? Qualcosa, anche se avrei desiderato meditare e capire meglio.
Quest’anno mi è rimasta in mente una parola: la mangiatoia. Il Bambino è stato deposto dove mangiano gli animali. Ci può essere una nascita più modesta? Che messaggio vi è contenuto?
Stavolta mi sembra di aver capito che se Dio fatto uomo nasce così in basso anch’io devo imparare a considerarmi uno zero. “Senza di me non potete fare nulla” dice Gesù. Senza Dio produco solo foglie, carta da imballaggio. Devo capire che chi opera in me è soltanto la grazia di Dio, io non devo fare altro che assecondarla.
E’ un pensiero molto confortante. Richiama quell’esortazione di Gesù “non vi affannate”. “ Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre”. (Matteo 6).
D’altra parte la parabola delle vergini stolte è un invito a stare vigilanti e quella dei talenti è un esortazione a darsi da fare. Ecco allora la miscela esplosiva: essere in missione per conto di Dio ma lasciar fare a Lui. Avere come orizzonte il mondo intero ma sapendo di essere un nulla. Non a caso il classico matto pensa di essere Napoleone. Io devo convincermi di non essere Napoleone, ma nemmeno una frazione di Napoleone. Devo capire che sono uno che merita di giacere dove mangiano gli animali. Allora farò cose grandi perché chi agirà in me è la potenza di Dio.

domenica 15 dicembre 2019

O presepe

Papa Francesco in occasione della sua visita a Greccio ha scritto una dolce lettera sulla devozione del presepe che risale direttamente a San Francesco. Consiglio vivamente di leggerla: si trova facilmente sul web.
La consuetudine di preparare il presepe è estesa in tutto il mondo ma trova a Napoli un suo speciale radicamento. Edoardo De Filippo ha scritto una tenera commedia che tanti conoscono, Natale in casa Cupiello, in cui si confrontano due mondi. Quello dell’anziano Lucariello fatto di tradizioni, di unione familiare pur in mezzo alle immancabili asprezze derivate dalla convivenza (il figlio viziato e dispettoso che dice: “nun me piace ‘o presepe”) e, in contrapposizione, il mondo moderno in cui si agitano nuove esigenze di felicità egoistiche che generano tradimenti e fratture familiari. Lucariello (pur un mezzo a piccoli contrasti con la moglie che non sa fare il caffè ma resta la regina della frittata di cipolle) è intento a preparare con impegno il suo presepe mentre intorno si svolge una tragedia di cui non si rende conto: la figlia vuole mandare all’aria il matrimonio e vuol vivere col suo amante, generando tensioni terribili. Quando finalmente Lucariello si accorge del dramma intorno a lui, ne muore. Lo consola il figlio scapestrato che finalmente ammette: “me piace ‘o presepe”.
Vorrei ribadire che anche a “me piace ‘o presepe”. Mi piace il Natale e non lo trovo affatto una festa ormai paganizzata: intanto continua a chiamarsi Natale il che vuol dire che qualcuno è nato. Che poi questo qualcuno sia Dio in persona sta alla nostra fede crederlo: una fede sempre mancante, anche la mia, per cui non mi posso lamentare; posso invece pregare.
Quando si tentò di scrivere la costituzione europea ci fu chi si rifiutò di fare riferimento alle radici cristiane d’Europa. Andreotti senza scomporsi osservò che, comunque, la data bisognava metterla, e la data segna gli anni che ci separano dal Natale di Gesù…
 Tante luminarie rappresentano la continuità con la luce che “avvolse i pastori” (Luca 2,9) e con la luce della stella che guidò i Re Magi. Perciò quando vedo le strade illuminate con decorazioni particolari o il palazzo della Rinascente con una cascata di luci, penso che quelle luci sono la continuazione delle luci che attraggono i pastori e guidano i Re Magi: non stanno lì a caso.
 Tutti, pastori e Magi, portano regali e noi ci scambiamo doni per questo. La consuetudine di farsi i regali viene da lì: ce li scambiamo fra di noi ma in realtà sono un omaggio all’amore del Bambino. Scambiarsi doni è il massimo della festa, vuol dire che ritorniamo alla nostra vocazione originaria dell’amore.
I Magi sono costanti e determinati finché non raggiungono la meta, i pastori vanno “senz’indugio” come dice San Luca (2,9) cioè di fretta, così com’era andata Maria a trovare la cugina Elisabetta. Questa determinazione e questa fretta m’insegnano cos’è che conta davvero.
Ho vissuto dieci begli anni a Milano e ricordo che il verbo più usato era ed è: “scappare”. Devo “scappare”. Ma dove scappo? E da cosa scappo? Ecco: i pastori, i Magi e Maria mi fanno capire a cosa tende la fretta vera: cosa vale davvero la pena. Troppe volte sento il bisogno di correre o distrarmi o divertirmi: tutti verbi che alludono al distacco da ciò che ho intorno. Il Natale m’insegna a vedere la profondità delle cose, il significato a cui i fatti e le situazioni alludono. Il Bambino non è solo un bambino, i doni non sono oggetti: sono un riflesso del mio cuore; le luci sono quelle che devono illuminare la mia mente distratta.
Come osserva il Papa, anche la rappresentazione di scene di vita ordinaria nel presepe ricorda il divino nascosto nella mia vita di ogni giorno di cui mi devo accorgere. Soprattutto i presepi napoletani sono ricchi di osterie, mercanzie, scene di vita campagnola, uomini che giocano a carte, massaie dentro le case che sbrigano faccende, luci che fanno intravedere l’interno accuratissimo degli appartamenti, negozi sovrabbondanti di generi alimentari, ponticelli, cascate. Non sono un’evasione di ciò che avviene nella santa grotta ma indicano come la vita di tutti i giorni è contemporanea al divino, non gli è estranea. 
A loro volta i personaggi che circondano la Grotta sono una lezione per me. Non pensano a se stessi ma emettono radiazioni d’amore cominciando da Maria e Giuseppe. Persino il personaggio classico di Benino, il pastore che dorme, mi ricorda la mia incapacità di accorgermi della grandezza dei disegni di Dio e mi sollecita a svegliarmi.
Ben venga il Natale di un Dio deposto in una mangiatoia che chiede solo la mia attenzione.
Mi piace il Natale e “me piace ‘o presepe”.
Giorgio Del Lungo ha disegnato il bue e l’asinello che cantano “Silent Night”

domenica 8 dicembre 2019

Ricordi

In questo periodo sto incontrando alcuni amici e amiche d’infanzia o di gioventù. Mi rendo conto che la mia memoria, come capita a tutti, non è geometrica: gli episodi più lontani sono vicini mentre sbiadisce il ricordo di avvenimenti più recenti. A dire il vero non è soltanto uno scherzo della memoria ma sono i ricordi che coinvolgono il cuore ad avere la priorità. Mi ricordo lucidamente i momenti in cui era il cuore a essere in ballo …
Ora che vivo una vita di fede accomuno il ricordo di tanti giovani di allora in una specie di comunione dei santi. Voglio trasmettere a loro l’energia positiva della preghiera. Nello stesso tempo il cuore si intenerisce pensando alle tante chiacchierate e avventure passate insieme. Sento un debito di gratitudine verso di loro: un dovere di ricordarli davanti a Dio.
Come ho già scritto, recentemente al festival d’Autunno di Catanzaro, ho ascoltato Mogol che raccontava come erano nate le parole di alcune canzoni di Lucio Battisti. Ha spiegato che era innamorato con cuore da bambino di una piccola delle elementari dalle guance rosse e un anno in più d’età … poi la storia cresce con gli anni e vien fuori l’immagine di un mare che diventa nero a causa di una perdita di petrolio laddove prima si poteva scorgere anche un sassolino sul fondo. Poi il poeta si ferma a cantare l’angoscia per il destino della ragazza che si allontanava da lui con altre storie d’amore. L’incanto è per le immagini dei ricordi lontani:
Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi
Le tue calzette rosse
E l'innocenza sulle gote tue
Due arance ancor più rosse
Ma ti ricordi l'acqua verde e noi
Le rocce e il bianco fondo
Di che colore sono gli occhi tuoi?
Se me lo chiedi non rispondo
Oh mare nero, oh mare nero, oh mare ne
Tu eri chiaro e trasparente come me
Le biciclette abbandonate sopra il prato e poi
Noi due distesi all'ombra…
Ma ti ricordi le onde grandi e noi
Gli spruzzi e le tue risa…
Oh mare nero, oh mare nero, oh mare ne
Tu eri chiaro e trasparente come me
Il sole, quando sorge, sorge piano e poi
La luce si diffonde tutto intorno a noi
Le ombre di fantasmi della notte
Sono alberi e cespugli ancora in fiore
Sono gli occhi di una donna ancora pieni d'amore.
Tagliare i versi più erotici, come ho fatto, può sembrare uno sciocco moralismo ma nel mio cuore pesano maggiormente i momenti incantati dello stare insieme, nell’amore e nell’amicizia. Ricordo le avventure con un amico in Calabria, prima da bambini, poi da pescatori subacquei. Ora lui è in cielo e i suoi figli li sento miei. Oppure i sogni sul nostro futuro con un compagno di Napoli: tante ipotesi o progetti poi andati in tutt’altra maniera, con la Provvidenza che ha fatto da direttrice d’orchestra…

Penso all’aldilà. Come ci ritroveremo nell’aldilà? I teologi assicurano che non solo conserveremo la nostra identità ma anche il nostro corpo sarà sostenuto dall’anima a sua volta piena di Spirito Santo, tanto che assomiglierà al corpo glorioso di Cristo: un corpo con virtù particolari (passava attraverso le pareti e scompariva) ma un corpo vero, non quello di un fantasma, ha precisato Gesù. Ed è Cristo stesso che dipinge la vita eterna come un banchetto in cui si sta bene insieme e anche si beve il vino… “d'ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio” Matteo 26,29.
Mi commuove questa umanità di Gesù, niente spiritualismi, niente astrazioni. Si starà a tavola insieme proprio come nei momenti più felici di questa terra. Niente che avrà coinvolto il nostro cuore andrà perduto… alla felicità dell’amore si aggiungerà la ricchezza dei bei ricordi. Staremo con gli amici di sempre…


domenica 1 dicembre 2019

Catechismo

Non mi sono mai occupato di catechesi in senso stretto ma verifico che c’è differenza tra imparare nozioni teoriche su  Dio e coltivare un rapporto d’amore con Dio. Mi chiedo pertanto se non c’è da aggiungere qualcosa nel modo di trasmettere ai giovani la fede cristiana.
Ultimamente un maestro di scuola primaria statale mi ha raccontato un episodio che mi ha fatto pensare. Il maestro è un buon cattolico ma la direzione della scuola e l’ambiente generale gli proibiscono di dare ai bambini elementi di formazione cristiana. Per esempio, durante una gita scolastica, non gli è consentito di far recitare ai bambini le preghiere quando vanno a letto. Tempo fa, durante una gita, ha sentito un po’ di trambusto la sera nella stanza delle bambine. L’indomani ha chiesto a una di loro cosa fosse successo la sera precedente e la bambina più o meno gli ha risposto così: “con alcune amiche volevamo recitare le preghiere della sera ma non c’era un Crocifisso, allora mi sono ricordata che mio padre (un filippino) al momento della partenza mi ha infilato nello zaino una corona del rosario che porta attaccato un piccolo Crocifisso. Allora abbiamo messo la corona per terra e noi ci siamo inginocchiate tutte intorno e abbiamo recitato le preghiere.”
E’ un piccolo episodio che però fa comprendere l’importanza di avere un rapporto vivo con Dio nel proprio cuore, che può compensare l’assenza di un riferimento esteriore come il Crocifisso. Non mi trattengo sulla sciocca e pretestuosa motivazione di non ferire la sensibilità altrui con segni tangibili di devozione cristiana. E’ una stupidaggine che si commenta da sola. Invece mi preme sottolineare l’importanza della formazione del cuore al rapporto con Dio, come era il caso di quella bambina. Indubbiamente è utile conoscere il catechismo e molti di noi ricordano quelle formule brevi del Catechismo di San Pio X che rimangono nella memoria e danno chiarezza: ma non basta semplicemente conoscere quelle formulette. Anche i demoni conoscono la dottrina cristiana in modo sorprendente come riferiscono gli esorcisti. L’importante è che Gesù sia un amico, che nel mio cuore ci sia lo Spirito Santo e che mi renda conto che Dio è Padre e che è davvero onnipotente.
A me non è toccato di avere una formazione religiosa fin da fanciullo, eccezion fatta del momento della Prima Comunione. Solo a scuola mi è nata una tenera devozione per la Madonna rappresentata da un bel quadro posto accanto all’altare nella cappella dell’istituto. Ma vedo, nei figli piccoli dei miei amici cristiani, come fiorisce e come è creativa la devozione dei bambini. Come è noto spesso vengono fuori  dai fanciulli espressioni che ci lasciano allibiti. Ad esempio il figlio di un mio amico, quando aveva sei o sette anni, disse: “Ho capito! Dio sembra sempre che perde ma poi vince sempre”. Una sintesi di teologia della storia.
Per me essere contemplativo significa vivere con la sensibilità dei bambini per le cose di Dio. Non sono io che me lo invento: Gesù ripete tante volte nei Vangeli che il Regno dei Cieli è per chi diventa come un bambino. Pertanto quando si fa catechismo occorre raccontare storie che toccano il cuore, far vedere com’è bello pregare e ricorrere alla Provvidenza in ogni circostanza. Sono semi che forse rimarranno nascosti per anni ma che a un certo momento fioriranno e daranno frutti.
Per me quella scena delle bambine che pregano in circolo davanti alla corona del rosario è commovente e mi fa capire meglio come pormi davanti alla Divinità.

giovedì 21 novembre 2019

Mogol

Ho conosciuto Mogol. Due chiacchiere prima del suo spettacolo al Festival d’autunno di Catanzaro. Due chiacchiere molto pregnanti perché gli ho chiesto, e mi ha raccontato, la storia del messaggio che Lucio Battisti gli ha inviato dall’aldilà. Un messaggio inequivocabile pervenuto da più parti. Mi ha colpito l’impegno con cui voleva trasmettermi questa esperienza del soprannaturale che, guarda caso, è confluita in una canzone, cantata da Celentano e musicata da Gianni Bella con parole (bellissime) dello stesso Mogol. Aldilà di questa toccante testimonianza mi ha colpito il candore da vero poeta che ha manifestato durante lo spettacolo. Il testo delle canzoni di Battisti nasce dalla vita e dalle esperienze di Mogol. Una di queste è stata preceduta da un’affermazione che mi ha commosso. All’incirca Mogol ha detto: io sento che non riesco a fare tutto il bene che vorrei fare, a differenza di mia moglie che riesce a fare cose incredibili; perciò ho dedicato una canzone a una donna anziana che prega sola in una chiesa, a una prostituta che torna a casa e mette sul comodino dello sfruttatore i soldi che ha portato a casa, a una ragazza madre che si occupa, sola, del suo bambino. Spunta allora una canzone il cui testo è suggestivo ma che, con questa spiegazione, diventa commovente: “Anche per te” è il titolo.
Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffè Che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro a te Che poi entri in chiesa e preghi piano E intanto pensi al mondo, ormai, per te così lontano 
Per te che di mattina torni a casa tua, perché Per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
Per te che metti i soldi accanto a lui che dorme E aggiungi ancora un po' d'amore a chi non sa che farne
Anche per te vorrei morire ed io morir non so Anche per te darei qualcosa che non ho
E così, e così, e così Io resto qui A darle i miei pensieri A darle quel che ieri Avrei affidato al vento, cercando di raggiungere chi Al vento avrebbe detto sì
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi Lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
Per te che un errore ti è costato tanto Che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto
Anche per te vorrei morire ed io morir non so Anche per te darei qualcosa che non ho
E così, e così, e così Io resto qui A darle i miei pensieri
A darle quel che ieri Avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi Al vento avrebbe detto sì

Conoscere Mogol mi ha confermato che il poeta vero ha lo stile dell’eterno fanciullo, lo sguardo e la semplicità del bambino. Non è irriverente dire questo; Gesù diceva che il regno dei cieli è di chi si fa simile a un bambino. Mi è sembrato chiaro che il poeta e il santo si assomigliano. Ci sono vari tipi di poeti. C’è il poeta vate, il poeta pensatore… ma i massimi poeti sono completi, riuniscono in sé i vari aspetti e sanno esprimersi col cuore. Anche i santi si esprimono col cuore, che è pieno di Spirito Santo. I santi non sono mai noiosi, non tengono la loro fede nel freezer della cultura accademica. Basti pensare a San Francesco. Può esistere un testo più commovente e suggestivo del cantico delle creature? Poesia pura.
«Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so' le laude, la gloria e 'honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimu, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle, in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si', mi' Signore, per sor'aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si', mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che 'l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si' mi' Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate et benedicete mi' Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate»
Non è irriverente accostare i due poeti: uno riverso sull’umanità dolente, l’altro illuminato dalla grazia anche davanti agli eventi più terribili come la morte, la sorella morte. In entrambi vibra la corda dell’amore e della compassione.

domenica 10 novembre 2019

La compagnia dei defunti


Per un napoletano è sconveniente parlare della morte perché sa che una reazione negativa è immediata negli ascoltatori; ciò non ostante i napoletani sono fedeli al ricordo dei propri congiunti defunti, preparano dei dolci particolari nel mese di novembre e vanno nei cimiteri.
 Tuttavia, a Napoli come altrove,  è lecita la domanda su cosa accadrà al compimento della vita terrena e bene ne parlò Papa Benedetto: “Noi oggi abbiamo spesso un po' paura di parlare della vita eterna. Parliamo delle cose che sono utili per il mondo, mostriamo che il Cristianesimo aiuta anche a migliorare il mondo, ma non osiamo dire che la sua meta è la vita eterna e che da tale meta vengono poi i criteri della vita. Dobbiamo capire di nuovo che il Cristianesimo rimane un «frammento» se non pensiamo a questa meta … e dobbiamo di nuovo riconoscere che solo nella grande prospettiva della vita eterna il Cristianesimo rivela tutto il senso. Dobbiamo avere il coraggio, la gioia, la grande speranza che la vita eterna c'è, è la vera vita e da questa vera vita viene la luce che illumina anche questo mondo”. (Dall’omelia per la S. Messa con la Pontificia Commissione Biblica, 17 aprile 2010).
San Paolo racconta che “fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare” (seconda lettera ai Corinzi); e questa è, apparentemente, una fregatura. Abbiamo un testimone che è stato in cielo e ci viene a dire che non è lecito pronunziare quello che udì, lasciandoci a bocca asciutta. Nella prima lettera ai Corinzi si esprime in modo analogo: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano”. In realtà qualcosa di interessante Paolo ci dice: ciò che ci aspetta è talmente al di sopra della nostra immaginazione che è impossibile trasmetterlo con mezzi umani. Questo è già di conforto.
La mia e nostra incapacità a immaginarci il Paradiso è legittimata.
Su quest’argomento Gesù si pronuncia chiaramente approfittando di un tranello che i sadducei gli tendono:
  Gli si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».
 I sadducei l’avevano pensata bene: apparentemente è un agguato senza uscita. Il loro errore è simile al nostro quando pensiamo con un metro troppo umano.
  Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.
 Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui».

San Paolo pone la risurrezione di Cristo come pilastro della fede e rimprovera chi non crede:   
Come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono…Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. E aggiunge l’elenco delle persone che hanno visto Cristo risorto, centinaia di persone, fra cui lui stesso per ultimo. In sintesi i Vangeli con tutto il Nuovo Testamento parlano continuamente della vita eterna.
 A questo proposito ricordo l’impressione cocente che mi lasciò la scena di mio padre, morto, messo in una bara come se si trattasse di un sacco di patate: lui che era una persona interessante, con un mondo interiore vivo, capace di affetto profondo. Era difficile immaginare che stesse vivendo altrove. Qui interviene la fede: grazie a un testimone autorevole, che parla in nome di Dio, riesco a credere a cose che non vedo e che mi sembrano inverosimili. Mio padre stava vivendo altrove in un modo che per me è inimmaginabile.
Queste considerazioni mi servono per far dileguare dalla mia mente gli ostacoli a credere con tutto il cuore, e allora capisco cosa vuol dire la comunione dei santi e sto bene con le persone defunte a cui voglio bene. Mi rendo conto che pregare ha un senso e io, da parte mia, mi sento incoraggiato da loro a non fare lo scemo e ad affrontare la vita senza paura. Senza paura della vita e senza paura della morte, diceva San Josemaría.



domenica 3 novembre 2019

Gli amici e Dio


L’uomo è felice quando è in sintonia con Dio. Una creatura sta bene quando ha un immediato rapporto col suo creatore. E’ anche una mia esperienza personale. Dopo la confessione avverto una particolare leggerezza, un’euforia che nasce, credo, dalla grazia di Dio e dalla mia seppur scarsa corrispondenza.
 Un problema si presenta quando desidero avvicinare i miei amici a Dio. Alcuni in verità procedono speditamente ma ci sono altri che sembrano refrattari. Mi viene in mente la fatica di Santa Monica che ha pregato giorno e notte per la conversione di suo figlio. Ha sofferto, ha versato mote lacrime, si è data da fare, coinvolgendo anche Sant’Ambrogio, ma alla fine il risultato è stato splendido. Agostino l’ha sorpresa facendosi addirittura monaco senza limitarsi al buon matrimonio che Monica si aspettava.
Ettore Bernabei, il grande papà della Rai, era un autentico cristiano e desiderava avvicinare a Dio i suoi amici. E’ arrivato a scrivere un libro assieme a un suo amico per avere l’occasione di stargli accanto. L’amico soffriva per la recente vedovanza e Ettore desiderava trasmettergli la fede nella vita eterna promessa da Gesù.
Leonardo Mondadori, una volta convertito, desiderava trasmettere la sua gioia agli amici e, fra l’altro, si adoperò con successo per diffondere in tutto il mondo il primo libro di un papa: Varcare la soglia della speranza, di Giovanni Paolo II.
Il Signore rispetta la volontà dell’uomo, per questo le conversioni non si ottengono facilmente: lo stesso Gesù trasformò l’acqua in vino ma quando propose a un giovane ricco di seguirlo non riuscì a cambiargli il cuore e si trovò davanti un rifiuto. Ciò non ostante in un altro momento disse: “La messe è molta ma gli operai sono pochi, pregate dunque il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe” (Luca 10). Le conversioni dipendono dalla preghiera. Ci troviamo di fronte al mistero dell’azione della grazia di Dio che agisce pur rispettando la libertà dell’uomo.
Ho un elenco di amici e parenti che vorrei avvicinare a Dio. Lo leggo e prego ogni mattina per loro. La preghiera arriva sempre al bersaglio ma “cosa avverrà” resta nel mistero della volontà di Dio.
Mi è capitato di preoccuparmi fin troppo per il desiderio che le persone per cui prego arrivino alla completa conversione. Sono stato anche in ansia nel vedere istituzioni apostoliche rallentare il ritmo. Ora no. Resto nella gioia dello Spirito Santo che soffia dove vuole. A me resta il compito di non smettere di pregare. Nell’Antico Testamento, libro dell’Esodo 17, c’è una scena che rappresenta in modo incisivo la necessità della preghiera: durante una battaglia, finché Mosè teneva le braccia alzate Israele vinceva, quando le abbassava Israele perdeva, tanto che Aronne e Cur intervengono e lo aiutano a tenere le braccia alzate fino alla vittoria finale di Giosuè. Un esempio convincente della necessità della preghiera.
Gesù sceglie gli apostoli dopo un’intera notte passata pregando. Racconta  San Luca al capitolo 6: “In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli”. C’è una stretta connessione fra la notte passata in preghiera e la scelta degli apostoli.
Una morale c’è: devo accompagnare i miei buoni desideri con la preghiera. Più prego meglio è.

domenica 27 ottobre 2019

Un amico

L’amicizia

Le radici dell’amicizia affondano nel mistero della creazione dell’uomo da parte di Dio: ci parlano della somiglianza fra Dio e l’uomo.
La gratuità è una delle caratteristiche dell’amicizia: se è interessata non è più amicizia.
La grazia di Dio è gratuita: è l’amicizia che Dio ha per l’uomo; essendo divina sostiene, modifica e migliora la vita dell’uomo.
Gratuite sono le cose più importanti della vita: l’amore dei genitori, l’amore degli innamorati.
Per questi motivi è difficile definire con completezza cosa è l’amicizia: lo si capisce vivendo. 

Un amico fedele è rifugio sicuro: chi lo trova, trova un tesoro.
Per un amico fedele non c'è prezzo, non c'è misura per il suo valore.
Un amico fedele è medicina che dà vita: lo troveranno quelli che temono il Signore.
Chi teme il Signore sa scegliere gli amici: come è lui, tali saranno i suoi amici.” (La Bibbia, libro del Siracide)
E’ un passo molto conosciuto, veritiero, che stabilisce anche un nesso fra la capacità di amicizia e il rapporto con Dio: solo colui che teme il Signore troveranno amici veri e i suoi amici gli assomiglieranno, afferma il Siracide.

Nell’antichità era già noto il valore dell’amicizia anche al di fuori della cultura giudaico—cristiana. Castore e Polluce, Achille e Patroclo, Enea e Pallante… tutti simboli di un’amicizia vera e profonda, propria di un’umanità nobile.

Nel discorso più importante del Vangelo di San Giovanni – quello dell’Ultima Cena - Gesù chiama “amici” gli apostoli, chiarendo che il miglior amico è colui che dà la vita per i suoi amici, com’è il caso di Cristo.
In Gesù si trova una caratteristica che ho riscoperto in San Josemaría Escrivá: l’amicizia che costruisce la Chiesa. Gesù è venuto per tutti ma è particolarmente “amico” degli apostoli, che saranno i pilastri della sua Chiesa, i patriarchi delle nuove tribù del nuovo Israele.

San Josemaría si comportava così. Benevolenza per tutti, ma l’amicizia vera è l’unico apostolato del laico cristiano: è il canale in cui si riversa naturalmente l’amore di Dio. E’ inconcepibile per Escrivá un’amicizia che non sia apostolica. Può essere rispettosa, ma sempre apostolica. Perché noi, se siamo di Dio, parliamo di Lui anche senza accorgercene.

Prima di essere cristiano avevo un solo amico, dopo è stato naturale averne una dozzina - quindicina che seguo strettamente, e poi un insieme di persone a cui voglio bene: parenti e conoscenti. Ho un elenco di persone per cui prego ogni giorno al mattino alla presenza di Dio: la preghiera è sempre efficace e mi suggerisce spunti su cosa posso fare per loro .

L’amicizia è spontanea ma può anche essere cercata e provocata. Da questo punto di vista è simile all’innamoramento. In particolare cerco di coltivare l’amicizia con le persone che ho vicino: far sentire che si accetta l’altro così com’è, stimarlo, ridere insieme.

Da un certo punto di vista l’amicizia è più nobile dell’amore coniugale. L’amicizia, ripeto, accetta l’amico così com’è. La moglie no: ha delle pretese che possono offuscare l’amicizia. L’ideale nel matrimonio è che gli sposi siano amici fra loro: sembra scontato ma non lo è. L’amicizia è simile all’amore di Dio per noi.

domenica 20 ottobre 2019

Il giusto vive di fede

San Paolo cita una frase che continua a meravigliarmi e stimolarmi: “Il giusto vive di fede” (Lettera ai Romani, 1). Da una parte il messaggio è chiaro. Nella Bibbia il giusto è colui che teme Dio e rispetta i suoi comandamenti. Ma c’è uno stimolo in quel “vivere di fede” che non esprime solo un’adesione della mia intelligenza al contenuto della Rivelazione di Dio ma mi invita a confrontare ogni mia azione con la volontà di Dio, anzi a chiedere ispirazione allo Spirito Santo prima di decidere cosa fare.
Viviamo in un’epoca in cui c’è un tentativo massiccio di espellere il concetto di Dio dal nostro modo di pensare. Nel mio caso, fin da bambino sono stato educato da genitori rispettosi della fede ma non praticanti. Non mi sono mai addormentato mentre mia madre mi faceva dire le preghiere. La mia formazione religiosa è arrivata, con molti limiti, per altri canali. Ma dobbiamo renderci conto che l’ateismo diffuso è un fenomeno soltanto europeo (e, un po’ meno, americano) che riguarda solo gli ultimi due secoli. L’Occidente è nato nelle abbazie dell’Alto Medio Evo e, per secoli, il rapporto con Dio è stato costitutivo nella vita di tutti. Non solo, ma se guardiamo al di là dei confini dell’Occidente, si vede che l’ateismo non esiste e che c’è rispetto e attenzione per la Rivelazione cristiana. Siamo i soli, e da poco tempo, che pretendiamo di fare a meno di Dio.
Non è strano quindi che “vivere di fede” sia una scoperta, una maniera nuova di camminare sulla faccia della terra. Nell’Antico e nel Nuovo Testamento tutto parla di fede. E’ per la fede in Dio che Davide abbatte Golia. Da bambino mi piaceva questo episodio perché il giovane Davide era bravo a maneggiare la fionda ma quando ho letto il Primo libro di Samuele, nella Bibbia, mi sono accorto che Davide, prima del suo colpo magistrale, aveva detto: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai insultato. In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani”. Chi abbatte Golia è la Provvidenza di Dio attraverso la perizia di Davide: c’è una bella differenza…
Tutto l’Antico Testamento ha come tema dominante la necessità di riconoscere Dio come l’Unico e che non c’è altro Dio fuori di lui. Nel Nuovo Testamento Dio viene alla ricerca dell’uomo, muore per lui, si fa mangiare da lui, si fa chiamare “Abbà” cioè papà. Il rapporto con Dio entra nell’intimo del cuore, come dice Sant’Agostino. La fede che la Chiesa mi propone è quella di Maria che dice “ecco l’ancella del Signore,  mi sia fatto secondo la tua parola”. Sono chiamato come cristiano a ripetere, come nel Padre Nostro: “Sia fatta la Tua volontà”.
D’altra parte il Signore non mi manda un angelo ogni mattina che mi dica cosa devo fare e con quali disposizioni interiori. Si aspetta da me (che leggo il Vangelo, che lo ricevo nella Comunione) che io interpreti con la mia volontà e intelligenza ciò che Lui vuole secondo una retta coscienza. E qui casca l’asino, che sarei io. Sono stato allevato nella cultura del self-made man: sono abituato a cavarmela da solo, a decidere da solo, ad arrangiarmi da solo. E’ per questo che quella frase (“il giusto vive di fede”) mi suona stimolante. Non sono solo, mi posso appoggiare in Dio, e più mi appoggio meglio è. Non mi viene naturale, perché non sono stato abituato fin da piccolo e guardo con invidia chi ha avuto fin da bambino una guida che lo aiutava a confidare in Dio, perciò ringrazio San Paolo per quella citazione e cerco ogni giorno quale sia la volontà di Dio anche se, come i bambini, mi distraggo continuamente.

venerdì 4 ottobre 2019

Lo Spirito Santo


Mi capita di conoscere ogni tanto una persona che mi colpisce per la semplicità e la positività con cui affronta fatti e situazioni umane. Quasi sempre è un cristiano. Non è partigianeria dire così. Il cristianesimo semplifica la vita interiore e conferisce coraggio e chiarezza di giudizio.
Qualcuno potrà dire che ha conosciuto in ambienti clericali personalità non semplici. Ma, senza giudicare nessuno, bisogna distinguere fra chi ha un reale rapporto con Dio da chi, alle volte per fini personali, bazzica in ambienti ecclesiastici. Tutti noi abbiamo presente predicatori che si esprimono con parole che arricchiscono e fanno vibrare l’animo. Si potrebbero fare esempi concreti.  E’ evidente che lo Spirito Santo quando c’è si fa riconoscere.
Signore perché quando sono vicino a Te mi semplifico? Si annullano tutte le complicazioni? Riesco ad accettare situazioni incresciose con animo leggero? Perché Tu sei l’Unico Necessario. La scena di Gesù con Marta e Maria mi torna continuamente in mente. Marta si lamenta perché Maria non l’aiuta a preparare il pranzo e Gesù invece la rimprovera perché Maria ha scelto la parte migliore…
Forse che Maria, se fosse stata sola, avrebbe lasciato digiuno Gesù e i suoi accompagnatori? No. Avrebbe preparato, ma a tempo debito. Quando c’è Gesù bisogna stare ad ascoltare. Fare altro significa meritare un rimprovero perché la “parte migliore” va riconosciuta e valorizzata. Io sono come un bambino che si distrae ma, con pazienza, mi devo “portare” ad ascoltare Gesù, a dedicare tempo a Lui.
Un modo efficace per stabilire un rapporto facile e cordiale con Gesù è confessarsi spesso. Molti vedono difficoltà  nella confessione perché si parla di “peccati” e non mi piace riconoscermi peccatore. Nell’episodio citato Marta commette un “peccato” perché trascura Gesù. Penso che devo pensare al peccato non come una trasgressione che verrà ripresa da un superiore severo. Il senso vero del peccato è dato dalla frase che ripetiamo spesso: “che peccato!”. Che peccato che io pensavo ad altre cose mentre Gesù mi parlava! Che peccato lasciare che si appesantisca la mia coscienza di tanti piccoli rimorsi senza andare ad abbracciare il Padre nella confessione, come il figliol prodigo della parabola!
Che peccato dimenticarmi che le cose che mi stanno a cuore devo affidarle a Gesù e stare tranquillo! Gesù pensaci tu. Ecco che la vita si semplifica, diventa luminosa perché lascio fare a Dio come un bambino che da solo non è capace di risolvere nulla. Gesù lo ha detto: “Senza di me non potete fare nulla” e invece io voglio fare il bene (ciò che credo sia il mio bene) da solo, senza di Lui.
Questa è la semplicità del cristiano. Sapere di essere poca cosa, quasi nulla, di fronte al mio gran Papà, il Padre Nostro.
Non a caso la tristezza è l’alleata del nemico. Direi che ne è la puzza. Suona male ma è così: la tristezza è la puzza del demonio. Se mi rendo conto di questo, è molto più facile scoprire le trame diaboliche. Quando comincio a essere triste: zac! Qui c’è di mezzo il diavolo, colui che divide. Quando sono sereno, malgrado il dolore o la contrarietà, significa che ho in me lo Spirito del Signore, lo Spirito Santo.
Un segno che mi fa capire se sono vicino a Dio è quando sono contento per il bene di un altro. Se ho un moto di insofferenza o di invidia devo capire subito che chi si muove in me è l’egoismo. Se mi lascio guidare da Gesù tutto credo, tutto spero, tutto sopporto. E’ San Paolo che lo dice. Non sto a fare i conti se mi hanno trattato male, divento paziente e sorridente, non sto a considerare quanto ho fatto di bene senza ricevere ringraziamenti, ho stima degli altri…
Com’è bello vivere fra cristiani veri…

domenica 29 settembre 2019

Il futuro


Qual è il nostro futuro? Se ne parla poco se non in termini tecnici. Salvare il pianeta, l’evoluzione del web, le biotecnologie… Tutte cose che riguardano il futuro ma non lo esauriscono: riguardano il nuovo ma non il futuro in senso ampio. Cosa avremo nel cuore in avvenire? come sarà la comunità umana? ci saranno ancora guerre in Occidente? Si parla di novità ma non di speranza.
Ben diverso era il clima di fine ottocento e inizio novecento. Allora l’idea di progresso sembrava avvincente: si prospettava una stagione d’oro per l’umanità. Due terribili guerre in Occidente non sono servite a spegnere la speranza nel progresso anche se costituivano una terribile smentita delle rosee aspettative d’inizio secolo. Ciò non ostante, dalle macerie della guerra si è continuato a sperare in un mondo migliore, in un Occidente riconciliato, in un’umanità più concorde. Quando è finita la speranza? Forse dalla grande disillusione del dopo ’68 quando la fantasia al potere e i fiori nei cannoni non hanno prodotto nessuno dei miglioramenti sperati o forse, più vicino a noi, dopo la crisi finanziaria del 2008 che non si è ancora conclusa, almeno in Italia. L’America si chiude in se stessa e guarda in cagnesco il resto del mondo, l’Europa sembra una tecnocrazia senza cuore e senza intese… perché allora si pensa al nuovo ma non al futuro con speranza?
Diciamolo chiaro, malgrado la censura imposta dalla cultura dominante: la causa della crisi che attanaglia il mondo occidentale, e che si riflette sulla restante parte del globo, è l’abbandono del cristianesimo. La civiltà occidentale, così umana rispetto a quella feroce pagana, è nata dalla fede. Tante deviazioni, tante brutture, tanti peccati ci sono stati, ma c’era la fede come propulsore. La vita civile che rinasceva attorno ai monasteri, lo splendore del sapere delle università fondate da francescani e domenicani, l’architettura della Divina Commedia e le meraviglie del Rinascimento nascono da lì. Solo da lì. «Io sono la vite e voi i tralci» (Gv 15,5). Se si taglia la vite, i tralci appassiscono. Niente frutti. È quanto sta accadendo.
«L’uomo ha bisogno di Dio o le cose vanno abbastanza bene anche senza di Lui?»: è la domanda che si poneva Benedetto XVI durante una catechesi. «In una prima fase dell’assenza di Dio, quando la sua luce continua ancora a mandare i suoi riflessi e tiene insieme l’ordine dell’esistenza umana, si ha l’impressione che le cose funzionino abbastanza bene anche senza Dio. Ma quanto più il mondo si allontana da Dio, tanto più diventa chiaro che l’uomo ... “perde” sempre di più la vita.»
Occorre che chi ha fede mostri coi fatti che lo stile cristiano di vita è il più umano. Io per primo devo perdere ogni ritegno nel far capire che la creatura in sintonia col Creatore sta veramente bene. Basta prudenze, è l’ora di proclamare dai tetti ciò che abbiamo ascoltato dalle parole di Gesù.
Bisognerebbe studiare nelle scuole il discorso che Benedetto XVI rivolse al mondo della cultura a Parigi il 12 settembre 2008. Un discorso che si conclude con una frase significativa: «Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura». La necessità di operare una sintesi di un argomento così vasto fa sì che ogni paragrafo meriti di essere letto accuratamente e meditato. Il Papa parla di un passato che si riallaccia alla tarda romanità, eppure il suo discorso è di tale attualità da mettere a disagio alcuni dei presenti che si erano opposti alla citazione delle radici cristiane dell’Europa nella stesura della Costituzione Europea (che non arrivò mai all’edizione definitiva). Ma non si tratta solo di una precisazione storica, il Papa addita la via d’uscita dalla crisi attuale della cultura occidentale, prendendo spunto dall’atteggiamento dei monaci. Per loro lo studio della parola era il modo di attingere al Verbo di Dio Gesù e il lavoro era la continuazione della creazione. «Del monachesimo fa parte,» disse Benedetto XVI «insieme con la cultura della parola, una cultura del lavoro, senza la quale lo sviluppo dell’Europa, il suo ethos (stile di vita) e la sua formazione del mondo sono impensabili. Questo ethos dovrebbe però includere la volontà di far sì che il lavoro e la determinazione della storia da parte dell’uomo siano un collaborare con il Creatore, prendendo da Lui la misura. Dove questa misura viene a mancare e l’uomo eleva se stesso a creatore deiforme, la formazione del mondo può facilmente trasformarsi nella sua distruzione.» In altre parole: quando si trascura il rapporto con Dio si va incontro alla catastrofe. Forse è questo il motivo per cui oggi si parla del nuovo ma non si parla del futuro.
Cosa possono fare oggi i cristiani? Le risposte nascono dalla fede. Innanzitutto fiducia nella Provvidenza e pregare. La seconda risposta è che la vita dell’anima cristiana assomiglia a quella del corpo: ha bisogno di alimentazione. Oggi sappiamo tanto sulle diete, sui cibi adatti e sugli integratori... Siamo più o meno tonici, palestrati e col peso giusto (a cui aspiriamo invano). Viceversa la mia vita spirituale, prima di incontrare un santo, era in uno stato di denutrizione da Sahel (crisi alimentare e siccità). Ho bisogno dei consigli del medico (direzione spirituale e Confessione), del cibo ricostituente (l’Eucarestia), di frequentare gli amici giusti (Gesù, lo Spirito Santo, Maria e i santi), avere una visione del mondo (lettura continua dei Vangeli e dei libri fondanti del cristianesimo, da sant’Agostino a Joseph Ratzinger) con una solida cultura sociale adatta ai tempi (dottrina sociale della Chiesa). Con questa alimentazione sarò capace dell’impegno fondamentale del cristiano: saper voler bene («da questo riconosceranno che siete miei discepoli»). Saper voler bene è un’arte che influisce nella vita familiare, nel mio lavoro e nel mio rapporto col mondo. È un’arte che non si finisce mai d’imparare, ma è quella che caratterizza lo stile del cristiano «popolo in cammino». Non occorre improvvisare partiti politici. Occorre l’esempio di Gesù, con l’aiuto di Gesù. Dopo di che la Provvidenza provvederà.