domenica 20 gennaio 2019

La preghiera


Sento un mio vecchio amico di scuola dopo tanto tempo che mi dice: “l’essenziale è la preghiera”. Ci penso e concludo che ha ragione. La chiamata dei dodici apostoli, il cui il numero simbolico richiama il nuovo popolo di Dio, avviene dopo che Gesù aveva passato la notte a pregare. La Chiesa nasce dalla preghiera di Gesù.
 Simone risponde alla domanda di Gesù (Voi chi dite che io sia?) con l’affermazione fondamentale : “Tu sei il Cristo Figlio del Dio vivente” Mt 16,16 . Gesù allora afferma che la Chiesa sarà edificata sulla pietra che è Pietro. Ancora una volta la scena è introdotta dalla preghiera di Gesù: Pietro parla in quel modo perché ha visto Gesù pregare e intuisce, grazie allo Spirito Santo, la sua intima relazione col Padre.
 Sul monte Tabor Gesù porta Pietro, Giacomo e Giovanni a pregare e, mentre pregano, il volto di Gesù “cambiò d’aspetto” (Lc 9,29) . La Trasfigurazione avviene perché Gesù è in comunicazione col Padre nella preghiera.  Sempre grazie alla preghiera si manifesta il significato del Vecchio Testamento (Mosé ed Elia che conversano con Gesù).
 Nella preghiera nel Getsemani  Gesù si rivolge al Padre con l’epiteto “Abbà”, Papà, che esprime in modo del tutto originale la figliolanza di Cristo.
  Nel Padre nostro Gesù ci introduce nella relazione col Padre che è una relazione distinta da quella per cui spesso dice “il Padre mio” , ma ne è un’estensione. Nella preghiera dell’ultima cena Gesù fa entrare gli apostoli nella sua intimità, che è amore bruciante per il Padre e coscienza della sua missione, che viene trasmessa agli Apostoli.
La preghiera non si può ridurre a chiedere qualcosa nell’ambito delle necessità personali. La preghiera è identificazione con Dio, volere la Sua volontà, accendersi dell’amore dello Spirito Santo per tutte le creature.
In sintesi solo la preghiera ci fa figli di Dio, fratelli di Gesù,  c’innamora e ci rende onnipotenti.



lunedì 14 gennaio 2019

San Josemaría


Pochi giorni fa è stato l’anniversario della nascita di San Josemaría Escrivá. Diceva il cardinale Ratzinger che i santi ci svelano una parte del volto di Dio, San Josemaría ha svelato a me e a tanti lo stile di vita cristiano che Dio chiede all’uomo d’oggi. Si dice comunemente che Escrivá  ha anticipato la chiamata universale alla santità del Concilio Vaticano II. Non solo l’ha proclamata ma l’ha vissuta: lui per primo ha praticato le virtù cristiane nell’ambiente della vita ordinaria. Grandi sono stati nella Chiesa le tracce che hanno lasciato San Benedetto, i santi Francesco e Domenico, Teresa d’Avila e Ignazio, fino a Padre Pio e Madre Teresa, assieme a tanti altri. Escrivá ha insegnato a cercare la stessa santità in modo diverso, come la può vivere un padre e una madre di famiglia, un giovane studente, un operaio, un professionista. Nella vita di San Francesco ha brillato “madonna povertà”, ma come può viverla un comune cristiano? Come un padre di famiglia numerosa e povera, suggerisce Escrivá. Il punto di partenza per San Josemaría è il cuore, un cuore innamorato di Cristo, che ha detto: vi do un comandamento nuovo, di amarvi gli uni gli altri come io vi ho amato. Un dolcissimo precetto che il piccolo Escrivá ha appreso in famiglia: lo stile famigliare è stato la sua cifra. Volersi bene curando anche le minime manifestazioni d’affetto, vedere anime di fratelli negli altri, lavorare bene con la responsabilità di un padre. La radice della santificazione del lavoro è questa: un amore bruciante per Gesù, per la propria famiglia, per i propri amici, per il proprio Paese. Un grande santo per la nostra epoca…


sabato 5 gennaio 2019

La mia vita è come un fiore di campo


La mia vita è come un fiore di campo. Oggi c’è e domani non c’è. E’ un soffio. Questa considerazione è tratta da un salmo, cioè da un canto rivolto a Dio. Eppure questo piccolo sussultare di vita non è senza senso: ha una direzione. In questi giorni di Natale ho tentato di considerare questo mistero: Dio viene verso di me, mi chiama verso di Lui. La mia breve vita non è la luce di un lampo che si estingue: è una stella che fila verso Dio, non svanisce.
Perché questa verità è compresa da alcuni e apparentemente ignorata da altri? Tu lo sai Signore. Io vedo  che alcuni sono attratti dalla luce di Dio. I pastori semplici e ignoranti vedono e capiscono. I Re Magi, i saggi, i colti dal cuore umile, intraprendono un cammino per giungere fino al Bambino.
Erode invece si agita, vede in Te Signore un pericolo e semina morte. I teologi che lo circondano sanno dove nascerà il Messia e sanno tante cose ma la loro scienza non tocca il cuore: restano lì dove sono. E i tanti preoccupati di tirare a campare, di realizzare i loro ansiosi progetti, di evadere dalla vita troppo dura… questi sembra che non si accorgano di niente.
Dentro di me ci sono tutti: i pastori, i Magi, Erode, i presuntuosi inutili, i distratti. Io sono tutti loro, tutti si agitano dentro di me e ho difficoltà ad accettarti completamente Bambino. Aiutami tu e aiuta tutti noi. Voglio essere fra quelli che ti cercano, che ti mangiano i piedi con i baci come voleva Sant’Alfonso dei Liguori… addolcisci il mio cuore, rendimi desideroso dell’unica verità che dà senso, calore e luce alla mia vita. Come diceva Santa Caterina: Gesù dolce, Gesù Amore.

 
















domenica 23 dicembre 2018

Me piace 'o presepe


Me piace ‘o presepe
Mi piace il Natale e non lo trovo affatto una festa ormai paganizzata: intanto continua a chiamarsi Natale il che vuol dire che qualcuno è nato. Che poi questo qualcuno sia Dio in persona sta alla nostra fede crederlo: una fede sempre mancante, anche la mia, per cui non mi posso lamentare; posso invece pregare.
 Tante luminarie rappresentano la continuità con la luce che “avvolse i pastori” (Luca 2,9) e con la luce della stella che guidò i Re Magi.
 Tutti, pastori e Magi, portano regali e noi ci scambiamo regali per questo.
I Magi sono costanti e determinati finché non raggiungono la meta, i pastori vanno “senz’indugio” come dice San Luca (2,9) cioè di fretta, così com’era andata Maria a trovare la cugina Elisabetta. Questa determinazione e questa fretta m’insegnano cos’è che conta davvero.
Ho vissuto dieci begli anni a Milano e ricordo che il verbo più usato era ed è: “scappare”. Devo “scappare”. Ma dove scappo? E da cosa scappo? Ecco, i pastori, i Magi e Maria mi fanno capire a cosa tende la fretta vera: cosa vale davvero la pena. Troppe volte sento il bisogno di correre o distrarmi o divertirmi: tutti verbi che alludono al distacco da ciò che ho intorno. Il Natale m’insegna a vedere la profondità delle cose, il significato a cui i fatti e le situazioni alludono. Il Bambino non è solo un bambino, i doni non sono oggetti: sono un riflesso del mio cuore; le luci sono quelle che devono illuminare la mia mente distratta.
Ben venga il Natale di un Dio che arriva nell’umiltà e chiede solo la mia attenzione.
Mi piace il Natale e “me piace ‘o presepe”.

venerdì 14 dicembre 2018

Terra Santa


Un mio amico napoletano è un attivo organizzatore di pellegrinaggi in Terra Santa. Dopo l’ultimo viaggio mi ha raccontato che alcuni partecipanti, all’inizio, si erano dichiarati atei: partecipavano solo per motivi culturali e turistici. Il viaggio prevedeva una sosta a Betlemme dove un francescano li aveva accolti e, saputo che il gruppo veniva da Napoli, aveva proposto di cantare davanti alla Grotta della Natività “Tu scendi dalle stelle” perché il canto era stato composto dal napoletano Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Appena si è levato il canto, gli “atei” si sono sciolti in lacrime… L’episodio ha fatto commuovere anche me che mi sono ricordato che, accanto al pozzo, Gesù disse alla Samaritana: “Si scires donum Dei!”, se tu conoscessi il dono di Dio! Ecco: io non mi annovero fra gli “atei” ma nemmeno fra quelli che si rendono conto del dono di Dio. Se riconoscessi il dono di Dio, mi preparerei davvero al Natale… I pastori sono i primi che accorrono alla Grotta su invito degli angeli. Erano disprezzati in Israele perché svolgevano un lavoro servile che non consentiva di rispettare il sabato. Erano ignoranti, ma sono i primi chiamati. Nella loro semplicità, capiscono. Io mi metto fra loro.
 Vengono poi i Re Magi che sono colti e ricchi ma umili, a differenza dei consiglieri di Erode che sono dotti (sanno dove nascerà il Messia) ma non capiscono i disegni di Dio e diventano complici del sovrano.
Dovrò imparare dai Magi perché si spogliano di ciò che sono e hanno, e vengono a baciare i piedi del Bambino. Grazie alla loro umiltà entrano a far parte dei seguaci di Gesù. Semplicità e umiltà, solo allora potrò dire “me piace ‘o presepe” come Luca Cupiello voleva sentir dire, secondo Eduardo.

martedì 4 dicembre 2018

Il nuovo libro di Costanza


Chi conosce, anche sommariamente, la storia della Chiesa, sa che non esistono trionfi. Ci sono invece lunghi periodi di persecuzioni, conflitti, eresie. Dopo i primissimi tempi, magistralmente descritti negli Atti degli Apostoli, in cui si sente palpabile l’azione dello Spirito Santo, già nelle lettere di San Paolo si delineano le opposizioni, i fraintendimenti e i tradimenti. Non c’è un periodo di pace condivisa nella storia ecclesiastica, ma s’indovina sempre l’azione della grazia divina che nel silenzio forma i suoi santi che spargono il fuoco di Gesù sulla terra: non solo i grandi santi, anche i santi non famosi e riconosciuti, che tengono accesa la fiaccola della fedeltà apostolica. Ancora a memoria d’uomo oggi si possono ricordare i periodi turbolenti del dopo Concilio, quando venivano messe in discussione perfino le fondamentali verità di fede. Rispetto a quel periodo le tensioni attuali nel mondo cattolico sembrano poca cosa. Ringrazio il Signore per i santi Papi che ho conosciuto nel corso della mia vita. Tutti grandi. In particolare va reso merito a Giovanni Paolo II di aver capovolto la situazione. Quando fu eletto, la Chiesa sembrava una cittadella assediata e internamente tormentata, alla sua morte il prestigio mondiale della Chiesa aveva toccato quel vertice testimoniato dal più imponente e partecipato funerale mai avvenuto nella storia. Ma non ci sono soltanto i “giovanni paoli secondi”, ci sono persone che cercano di vivere il Vangelo senza chiose. Una di queste è Costanza Miriano che certamente a questo punto mi farebbe un elenco delle sue mancanze. Ma lei confronta i suoi difetti col modello del cristiano vero che vive di fede. La sua testimonianza condita di umorismo e autoironia è invece un alimento insostituibile. L’ultima sua prestazione è un libro dal titolo azzeccato: “Diario di un soldato semplice”, il sottotitolo è in linea: “Il Signore ama vincere con un piccolo esercito”. Anche dal titolo si riconoscere lo stile di Dio: le vittorie del cristiano sono nel silenzio delle coscienze e dell’amore vissuto in mezzo a tante contraddizioni. Gesù è morto quasi da solo sulla Croce con la Mamma e un discepolo, ma si contano gli anni dalla Sua nascita. Il mondo viene sempre salvato da un piccolo esercito, dal lievito di cui anche Costanza è portatrice.
Un elemento costante dei suoi scritti è un’allegria congenita che non è un artificio letterario. Costanza è così: un temperamento vitale reso gioioso dalla fiducia che deriva dalla fede. Non a caso i suoi libri vengono messi in libreria alle volte nel settore “umorismo”. Quando leggi i suoi libri diventi più gioioso e anche più vicino a Dio, perché sempre il testo si conclude con un pensiero degno di un manuale di mistica e ascetica. Finito un capitolo passi volentieri al prossimo perché non c’è la minima fatica nella lettura, c’è il desiderio di leggere ancora.
Costanza sguaina la spada solo quando si parla di aborto, di utero in affitto, di affidare i bambini agli omosessuali: la sua natura leale si ribella alla prevaricazione. Di colpo la simpatica indaffarata madre di famiglia diventa Giovanna d’Arco. Il vero cristiano è uno normale ma se è necessario sa, con l’aiuto di Dio, giocarsi la vita.

Caffé sospeso

Napoli è la città che ha inventato il caffè sospeso. Invece di pagare un caffè se ne pagano due. Nessuno se desidera un caffè e non se lo può permettere deve rimanere senza. Nessuno deve essere così solo e povero. Sono scintille d’amore. Conosco un bidello napoletano che ha adottato assieme alla moglie un bambino che non ha gambe né braccia. Solo piccoli moncherini. Devono assisterlo in tutto dal nutrirlo al portarlo in bagno o a scuola. Un mio amico campione di pallanuoto lo ha ospitato in piscina e il bambino nuota incredibilmente. Il papà ha perso il lavoro ma ora lo ha ritrovato. Fra poco festeggiano dieci anni d’amore per il piccolo Matteo circondati da stima e affetto. Napoli è una città che sta risorgendo. Ha le ali dell’amore.
Volanapoli è un’associazione che stiamo fondando con alcuni amici, fra cui il campione di cui sopra, per sostenere le mille azioni di volontariato che si svolgono. Il piccolo Matteo è la nostra bandiera.

domenica 4 novembre 2018

Un matrimonio felice


Tempo fa Franco Nembrini lesse, durante una conferenza, alcuni brani di autori che si lamentavano della gioventù a loro contemporanea. Sembravano parole attualissime che risultarono sorprendentemente pronunciate molti secoli fa. Sempre il “dove andremo a finire?” è stato d’attualità. Ciò non ostante io noto, e non sono solo, che la “tenuta” dei matrimoni oggi sia fragile. Più che chiedersi il perché, penso sia utile guardare a quegli esempi di matrimoni felici che esistono, in buon numero. Recentemente il Papa ha ribadito che la preparazione al matrimonio deve essere accurata. Ho un caro ricordo di Leonardo Mondadori, allora presidente della casa editrice, che mi chiese, anni fa, di indicargli un autore capace di scrivere un libro esplicativo della realtà del matrimonio.
  Un’autrice brillante che tratta questo tema è Costanza Miriano, spiritosa e profonda a un tempo. Per una migliore conoscenza delle differenze psicologiche fra l’uomo e la donna, sono preziosi i libri di Mariolina Ceriotti Migliarese pubblicati dall’Ares. Un libro che mi ha incantato descrive il matrimonio, durato più di sessant’anni, di una coppia siciliana. Una storia che nasce durante la guerra e che è continuata ad un altissimo livello di delicatezza e sensibilità. Il titolo è eloquente “Ti prometto un viaggio felice” e la tenera scrittura di Giusi Sorci dimostra come la promessa sia stata mantenuta alla grande. L’originalità del libro sta nel fitto carteggio della coppia di fidanzati che dimostra come un matrimonio ben riuscito affondi le sue radici in una preparazione intelligente oltre che affettiva. Si tratta di un vero corso di preparazione al matrimonio svolto non in teoria ma su una testimonianza viva. I tanti anni passati non contano perché il cuore umano è sempre lo stesso.  L’editore è l’Ares. Buona lettura

giovedì 1 novembre 2018

Dio e me


Mi ha sempre colpito il fatto che Dio si adatta a noi. Le apparizioni di Fatima e di Lourdes (che non sono verità di fede ma considerate veritiere dalla Chiesa) hanno presentato la Madonna che parla non solo nel linguaggio proprio dei fanciulli portoghesi e di Bernadette ma in modo adeguato alla loro mentalità. A Guadalupe, in Messico nel 1531, Maria appare vestita come un’india, come si vede nell’immagine lasciata sulla veste di Juan Diego, e i locali precisano che l’abito è quello di un’india incinta. Sono piccoli indizi di fronte alla prova maggiore di un Dio che si fa uomo come noi e che ci apre la strada della felicità in terra e in cielo. Nei racconti dei mistici le realtà soprannaturali si presentano in modo adeguato alla loro mentalità. A pensar bene tutta la creazione ci parla di Dio. Se Dio si adegua alle creature, le creature parlano di Dio e la sua firma è la bellezza del creato.
Istintivamente io resisto all’idea di un Dio che è riverso su di me come un padre: non tutto accade come io vorrei. Ma, se ci penso bene, anche un bambino patisce delle contrarietà da parte di suo padre: non può giocare con la scatola dei fiammiferi, non deve buttare tutto per terra… Ecco allora che le contrarietà della vita si presentano come una pedagogia di Dio nei miei confronti. Il modello resta Gesù, che è davvero figlio del Padre e che pure trova, al momento della croce, difficoltà nell’adeguarsi alla volontà di Dio. Devo capire che Dio si adatta a me, mi accetta come sono, posso parlargli col mio linguaggio e con il mio goffo modo di essere. Nello stesso tempo la mia strada felice è quella di Gesù: adeguarmi alla volontà di Dio. Dio per me e io per Lui.

lunedì 15 ottobre 2018

La preghiera


Ci sono tanti modi di pregare. In fondo la preghiera è una relazione con una persona divina (anzi Tre) ed è logico che il modo di relazionarsi sia vario. Ho imparato da San Josemaría ad avere un atteggiamento confidenziale. Alle volte si tratta di stare in silenzio ad ascoltare, altre volte chiedo lumi su aspetti della mia vita. Gesù ha dato una serie di istruzioni sulla preghiera: il suo stesso esempio (la notte passata in preghiera prima della scelta degli apostoli, i quaranta giorni nel deserto…), il Padre nostro e sulla liberazione dai demoni. “Certa specie di demoni si scaccia solo con la preghiera e col digiuno” (Mt 17,21). Il tono di Gesù è incoraggiante: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto” (Luca 11,9). E nel vangelo di San Giovanni (14,13-14) la promessa è ancora più esplicita: E qualunque cosa chiederete nel nome mio la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se chiedete qualche cosa nel nome mio, io la farò”. Il tutto per la glorificazione del Padre non certo per un desiderio arbitrario della mia volontà.
Sono giunto alla conclusione che se da una parte devo trasformare il lavoro in orazione, dall’altra devo trasformare la preghiera in lavoro. La costruzione del regno di Dio sulla terra si ottiene pregando il Padre nel nome di Gesù. Perciò il mio apostolato si costruisce passo dopo passo chiedendo grazie a Dio nel nome di Gesù.  





giovedì 11 ottobre 2018

L'etica


I miei genitori erano brave persone ma non erano cristiani praticanti. Da bambino la sera andavo a letto senza le preghiere della mamma, da piccolissimo una ninna nanna e poi basta. Conoscere san Josemaría Escrivá è significato scoprire una familiarità con Dio che per me non era abituale anzi era impensabile. La sua “presenza di Dio” era esemplare, si notava. Sono passati tanti anni da allora e questo continuo dialogo con Gesù si è andato radicando dentro di me. E’ come la barra del timone della mia vita. Sempre di più mi affido al vento dello Spirito Santo per la mia navigazione. L’esperienza mi ha insegnato che fare troppi progetti non ha senso: la Provvidenza provvede, e mi trovo molto meglio.
In questi giorni mi hanno proposto di fare un intervento formativo sull’etica del lavoro ai neo ingegneri che s’iscrivono all’Ordine. Le uniche considerazioni che mi sono venute in mente sono quelle ben note di Dostoevskij e di Sant’Agostino. L’uno fa dire a Ivan Karamazov: “se Dio non esiste, tutto è permesso”, l’altro scrive: “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Come si fa a parlare di etica senza parlare del rapporto vivo, personale con Dio? Senza Dio l’etica diventa un’etichetta, una serie di regolette pratiche di comportamento che lasciano il tempo che trovano. Se insistono a invitarmi li avvertirò che parlerò della familiarità con Dio. Quella che ho appreso, senza alcun merito da parte mia, da San Josemaría.

giovedì 27 settembre 2018

ll battito del cuore


Le piccole mortificazioni devono essere costanti come il battito del cuore, diceva San Josemaría. Chi non avesse idea del rapporto del cristiano con Gesù penserebbe che si tratta di un pensiero angosciante.  Invece no. Significa in ogni situazione mantenere vivo il dialogo col Signore. La mattina suona la sveglia, sono sprofondato nel sonno: mi alzo o non mi alzo… Gesù è la prima occasione per manifestarti il mio amore, e mi alzo. Dovrei fare ordine ma non mi va, preferirei fare un’altra cosa, anch’essa buona, ma l’ordine della giornata richiede di fare il punto. Gesù per amor tuo mi fermo e scrivo la scaletta di cose da fare.  Così via. A tavola servono i fagiolini: quei cosini verdi che non sanno di niente. Invece di chiedermi ad alta voce come mai la creazione ha previsto i fagiolini, ne prendo un po’ e penso: Gesù, ci metto un po’ d’olio e aceto così avranno un sapore. Lo faccio per te. La sera fin da bambino non mi è piaciuto andare a letto. Mia madre aveva una canzone che dichiarava l’inizio delle ostilità (a Napoli una canzone serve sempre): Catarì… A quelle note cominciavo a scappare e l’inseguimento diventava un gioco che finiva con la distesa a letto. Ora che ho qualche anno in più, devo pensare che l’indomani mi sveglierò con difficoltà se faccio tardi e allora: Gesù vado a letto per te. Sono tante le occasioni per non fare ciò che devo e questo battito del cuore, del cuore napoletano, mi aiuta. Preciso che non sempre sono vittorie…

sabato 22 settembre 2018

I 90 anni dell'Opus Dei


Il 2 ottobre di quest’anno l’Opus Dei compie 90 anni. Un’età veneranda per una persona ma un età da teenager per un’istituzione che dovrebbe vivere per secoli. Novant’anni fa un sacerdote innamorato di Dio, Josemaría Escrivá, vide ciò che il Signore gli chiedeva. La sua storia è una storia d’amore. A quasi 16 anni vide d’inverno le orme di un carmelitano scalzo sulla neve: “Si può amare Dio fino a questo punto!” pensò, e seguì quelle orme fino a incontrare quel carmelitano, che gli propose di farsi religioso. Sentiva però che il Signore gli chiedeva qualcosa di diverso e pensò di entrare in seminario per rendersi disponibile a una chiamata che avvertiva ma che non aveva compreso fino in fondo. Suo padre, che non aveva mai visto piangere, né prima né dopo, si commosse ma non si oppose e il giovane rinunciò al sogno di fare l’architetto e si fece sacerdote. Dopo due anni di sacerdozio arrivò la luce: bisognava aprire i cammini divini della terra, cioè riportare  ogni cristiano al fervore richiesto da Gesù, come quello dei primi cristiani. Una profonda vita di pietà, un’intensa formazione cristiana e nello stesso tempo l’impegno nel lavoro, nella famiglia, nella società civile. “Non siate mai uomini o donne di azione lunga e di orazione corta” scriveva nel punto 937 di Cammino. Contemplativi in mezzo al mondo. Finalmente una saldatura fra la vocazione cristiana e la vita civile proposta come normalità non come eccezione.
La sua vita è stata la sua proposta: innamorato di Gesù e di Maria viveva per primo ciò che insegnava. Grande cuore, grande amore e precisione nel lavoro, puntualità e altre virtù umane. Conoscerlo è stata una rivoluzione interiore, una scossa. Ora tocca a noi non deludere le aspettative di Gesù, non distrarsi e deviare. Cor Mariae dulcissimum iter para tutum!!!

giovedì 23 agosto 2018

L'allegria


“Darsi sinceramente agli altri è di tale efficacia che Dio lo premia con un’umiltà piena di allegria” (Forgia 591”). E’ un pensiero di San Josemaría di grande semplicità ma molto saggio. Parla di umiltà che è sempre collegata con l’allegria. Quando penso ai miei diritti, a ciò che mi spetta, ai riconoscimenti che meriterei, divento pesante e antipatico. Se invece mi preoccupo degli altri vengo attirato in un mondo in cui sono spettatore e anche umile servitore (come disse Joseph Ratzinger quando fu eletto papa). Ogni persona è un mondo: essere disposti ad entrare in punta di piedi in quel mondo è sempre una scoperta. Imparo e verifico che gli altri sono più buoni di me: hanno tante cose da insegnarmi.
La disponibilità alla volontà di Dio è fondamentale. “Manca la gioia? Pensa: c’è un ostacolo fra Dio e me. Indovinerai quasi sempre”(Cammino 662). Da questo punto di vista quando avverto una punta di tristezza o scoraggiamento mi sembra come una spia rossa nel cruscotto dell’auto. C’è qualcosa che non va con Dio. Per quanto riguarda me, toglierei quel “quasi”. Direi che sempre quando mi rivolgo a Dio la tristezza scompare.

venerdì 17 agosto 2018

Mortificazione e allegria


Le persone più allegre che ho conosciuto erano persone che sapevano vivere gioiosamente lo spirito di penitenza. Persone che sapevano godere delle cose belle della vita e mantenere la serenità nei momenti avversi, preoccupandosi degli altri anche in prossimità della morte. La tristezza è l’alleata del demonio. Chi si allontana da Dio porta con se’ un fermento d’insoddisfazione: diventa problematico e superficiale, fa discorsi oziosi, percorre itinerari che non portano da nessuna parte. La vita di un uomo di fede, pur in mezzo alle manchevolezze, è come una freccia che viaggia in direzione della vita eterna. Una vita di gioia che incomincia su questa terra.
Più che parlare di mortificazione si dovrebbe parlare di “vivificazione”. Offrire a Gesù le contrarietà della giornata, passare al di sopra delle sgarberie ricevute, lasciare agli altri le cose migliori a tavola e così via… non sono solo un allenamento dell’anima e del corpo, sono una maniera di continuare la mia preghiera che sembra sempre insufficiente. Mortificarsi è amare di più Gesù e amare maggiormente gli altri. Voler bene è divinizzarsi. Gesù dice “siate perfetti” dopo avermi insegnato che devo perdonare come Dio mi perdona. La perfezione è questa: assomigliare a Dio nell’amore. Forse qualcuno non gradisce le mie manifestazioni di affetto: è il momento di voler bene senza riscontri, come Gesù che ebbe incomprensioni e anche il tradimento da chi gli stava più vicino. Signore insegnami a voler bene.

sabato 11 agosto 2018

A Maria

In vista della festa di Maria pubblico la preghiera che Le rivolgo ogni mattina:

Maria, madre e regina mia,
dammi la felicità di saper amare. Soprattutto quelli che sono vicino a me, malgrado i loro difetti e grazie ai loro difetti. Perché questa è la vera felicità: saper voler bene. Questa è la mia vocazione, a cui mi chiami col tuo esempio.
dammi la forza di essere buono. Le cattiverie mie e altrui sono conseguenza della debolezza. Con la tua forza saprò essere buono, sereno e comprensivo.
dammi la serenità di vedere in ogni avvenimento, anche doloroso, la mano della Provvidenza e la forza redentrice della sofferenza. Ricordami che ogni dolore ha un valore fecondo quando è unito alle sofferenze di tuo Figlio.
difendimi dalla tristezza, che è l'alleata del nemico, e aiutami a essere fonte di gioia e ottimismo per quelli che mi stanno attorno.
Ti bacio caramente come tuo figlio piccolo, stammi vicino. Ogni mia preghiera e azione cominci con te e finisca con te.

mercoledì 8 agosto 2018

Dio mi ama?


Non è stato facile per me credere pienamente che Dio ci ama. Viene spontaneo dire davanti alle situazioni dolorose: e Dio dov’era? A parte il fatto che molte situazioni sono dolorose perché Dio è stato cacciato. Nei campi di concentramento, nei gulag e nelle guerre Dio sembrava non esserci perché era stato esplicitamente rifiutato… Restano comunque i dolori della vita che a volte si sommano e sono acuti…
Ultimamente mi ha convinto una considerazione: come sarebbe la mia vita senza il dolore, senza le contraddizioni? Se tutto andasse liscio, se tutti approvassero il mio modo di essere, se non trovassi alcun inciampo? Sarei un presuntuoso insopportabile. Ecco che il dolore appare come una medicina per l’anima perché mi fa capire il mio limite. Il bambino cerca la mamma quando soffre e così le contraddizioni mi spingono verso Dio. Anche la bellezza e la bontà mi fanno scoprire Dio ma, come in un quadro di Caravaggio, la luce ha bisogno dell’ombra per farmi capire la realtà.
Non è una considerazione geniale ma ben si aggiunge a quella fondamentale: credo che Dio mi ama perché ha sparso il suo sangue per me. Ha calpestato questa terra, ha fatto e ha detto cose buone. Il sacrificio di Abramo che dona il figlio era una figura dell’espressione dell’amore massimo che si è rivelato in Gesù.
Posso stare tranquillo: Dio mi ama anche se la mia mente incerta non riesce a capirlo in pieno.

mercoledì 1 agosto 2018

Un Dio creativo


Le vacanze estive sono un richiamo all’aspirazione al dolce far niente che ciascuno si porta dentro. Finalmente posso “staccare”! ma c’è il rischio, per me almeno, di staccare attaccandosi al nulla, cercando di ritornare alla condizione di bambino con i sonni profondi e il desiderio di giocare senza impegnarsi davvero in niente: quel tempo sdraiato sulla sabbia guardando le nuvole oppure quei giochi e avventure che allora erano appaganti. Tutto questo è molto umano e anche bello ma ogni anno riscopro che le vacanze sono un momento adatto per restaurare le relazioni. Per chi è sposato la relazione con la moglie colla rinnovata disposizione del primo amore, con i figli che ricordano per sempre ciò che si fa per loro (chi può dimenticare la persona che gli ha insegnato ad andare in bicicletta senza le rotelline laterali, o che lo ha fatto nuotare senza salvagente per la prima volta?). Con gli amici si ha la possibilità di parlare con maggiore profondità e serenità… E poi c’è la relazione con Dio. Mi piace ripetere che Dio non solo è creatore ma anche creativo. Guardare la natura offre continui spunti. Ho la possibilità in questi giorni di nuotare e rivedere una gran quantità di pesci che ogni anno mi meravigliano. I saraghi sono elegantissimi sia quando sono piccolini che più grandi. Portano una striscia nera sulla coda argentea e alcuni anche dietro la testa. I più grossi vanno da soli con maestosità muovendo leggermente la coda che, all’occorrenza, è pronta per imprimere una velocità sfrecciante. Le orate suggeriscono irrimediabilmente un piatto in cui mangiarle ai ferri (lo ammetto) ma mi conforta vederle libere a mezz’acqua. In cielo ci sono i gabbiani che, a differenza dei colleghi di città, suscitano simpatia specie quando insegnano a volare ai piccoli ormai cresciutelli che si riconoscono dalle penne grigie e pigolano, a differenza dei genitori che sembrano emettere risate sguaiate.
Potrei continuare con gli scogli di moquette viola e con i pesci colorati. Mi fermo per ringraziare Dio che mi fa capire che ci sono più cose in cielo e in terra che nella mia filosofia, come diceva Amleto.

lunedì 2 luglio 2018

La Santa Messa

Quando cominciai a frequentare un centro dell’Opus Dei a Napoli rimasi colpito dal modo con cui quei ragazzi assistevano alla Santa Messa. Ognuno aveva un messale e seguiva attentamente lo svolgersi della cerimonia. Le risposte ad alta voce erano chiare e distinte, si avvertiva la stessa concentrazione di quando un innamorato dice parole d’amore all’innamorata. Quella devozione mi aiutò a scoprire meglio il significato inesauribile della Messa. Ricordo in particolare come vissi con loro per la prima volta il triduo della Settimana Santa: la Messa del Giovedì Santo, la funzione del Venerdì Santo e infine l’esplosione del Gloria nella veglia del Sabato Santo quando si contempla la Risurrezione di Gesù. Non sempre sono riuscito a mantenere quella concentrazione ma almeno la desidero e cerco di non consentire all’abitudine di stendere il velo dell’indifferenza, così come nell’amore umano è vitale quella creatività che rende diverso ogni momento passato insieme.

domenica 17 giugno 2018

L'originalità e il realismo di San Josemaría

Il mio riavvicinamento alla fede, dopo la parentesi adolescenziale, avvenne grazie ai figli spirituali di San Josemaría Escrivá. Il loro messaggio spirituale aderiva alla mia condizione di studente e di giovane che viveva nelle circostanze abituali della vita. Quel messaggio traeva la sua forza dalle origini del Nuovo e Antico Testamento. La santificazione del lavoro e dell’amore umano risalivano ad Adamo, posto nel Paradiso Terrestre per lavorare, e al suo amore per la donna, Eva, manifestato in termini di gratitudine a Dio. 
Lo slancio della fede proposto da San Josemaría prendeva a modello i primi cristiani che continuavano a vivere nelle abituali condizioni ma dediti alla preghiera e sensibili alle ispirazioni dello Spirito Santo; disposti a dare alla Chiesa tutti i loro beni; apostolici anche senza un esplicito mandato, come fecero Aquila e la moglie Priscilla con l’intellettuale Apollo.
Quei giovani mi parlavano di unità di vita, cioè di coerenza nelle molteplici situazioni. Mi parlavano di libertà responsabile nelle scelte professionali e politiche: una novità allora e anche adesso. Saper coniugare l’io e non il noi. Non sentirsi mai rappresentanti ufficiali dell’Opus Dei o della Chiesa ma dimostrare coi fatti e non coi distintivi lo spirito cristiano. 
Tanta originalità mi piaceva. Proponevano uno stile di vita cristiana (che tiene conto del lavoro per sostenere la famiglia, dell’amore coniugale e così via) non mutuato dalle spiritualità dei benedettini, dei francescani, dei domenicani e altri religiosi il cui punto di partenza era la vita conventuale o monacale: una realtà stupenda in sé e per loro, ma che diventava una forzatura per il normale cristiano che vive una diversa condizione di vita. 
Nella festa di San Josemaria che cade il 26 giugno ringrazierò Dio per questo dono spirituale, originale e realistico a un tempo.
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domenica 10 giugno 2018

I circoli di San Josemaría


Fin dall’inizio mi ha colpito l’originalità di San Josemaría Escrivá nel diffondere uno stile laicale di santità. Originalità perché tornava alle origini. Nel Paradiso terrestre il primo uomo viveva un rapporto filiale con Dio, l’amore entusiasta per Eva e l’impegno nel lavoro, esercitato come continuazione della creazione. Vita spirituale, famiglia e lavoro, temi cari a San Josemaría, erano già presenti all’origine.
Gesù mandò i suoi a evangelizzare le genti trattandoli come amici: “Vi ho chiamati amici”. Il canale naturale della testimonianza cristiana era per San Josemaría l’amicizia.
I primi cristiani ricevevano una formazione continua. San Josemaría impartiva personalmente ai giovani lezioni di vita cristiana: li chiamava “circoli” e toccavano i vari aspetti di un cristianesimo pratico: l’unità di vita (essere coerenti), la vita interiore, lo Spirito Santo, la direzione spirituale, la sincerità, l’organizzazione della giornata costellata di appuntamenti con Dio (che lui chiamava “piano di vita”), l’ordine, la preghiera, la presenza di Dio, il pudore, la penitenza, lo studio, il buon uso del tempo… e così andare. Considerava fondamentale questa formazione. Questi temi incidevano nella vita del ragazzo che ero io e li riesaminavo nel colloquio col sacerdote o con l’amico più esperto. Mi è rimasto chiaro che l’asse attorno a cui ruota la vita del cristiano sta in questa formazione continua, fatta di abbandono in Dio e di impegno personale. “Non dire: “sono fatto così..., sono cose del mio carattere”. Sono cose della tua mancanza di carattere: sii uomo …” (Cammino n.4). Non può esserci vita cristiana generosa senza questa benedetta insistenza sugli aspetti che consentono allo Spirito Santo di entrare nella nostra vita. Sono temi indispensabili soprattutto quando si è giovani…

domenica 3 giugno 2018

La preghiera


“Qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà” (Giovanni 16,23). E’ una frase di Gesù che m’induce alla preghiera di richiesta. Ultimamente l’ho riscoperta e quando devo chiedere qualcosa dico: “A Dio Padre Onnipotente per i meriti di Gesù Cristo e con l’aiuto dello Spirito Santo, per intercessione di Maria, ti chiedo questo”. Qualcuno potrebbe obiettare: hai aspettato tanto tempo per giungere a questa chiarezza? Non lo so. So che ora faccio così. Finora ho avuto dei riscontri consolanti anche se alcune cose che chiedo sono a così lungo termine da non poter verificare immediatamente. Sono contento di questa riscoperta assieme all’altra che mi ha suggerito un incontro col Cardinal Robert Sarah che ha scritto un libro sulla forza del silenzio. La confidenza con Dio porta a comunicare ciò che ho dentro ma mi è utile anche fare silenzio e restare solo con Gesù, lo Spirito Santo e Maria. Evito così che la mente vada appresso a tante incombenze e, soprattutto, ascolto. Non rimango mai deluso anche se non sempre avverto ispirazioni esplicite. Sempre più mi è chiaro che non vale la pena fare troppi progetti: io sono una piccola cosa che disturba ciò che Gesù opera in me e attraverso di me. Penso di meno e mi affido a Gesù. Trasmetto volentieri la mia esperienza personale perché, come dice Papa Francesco, c’è il rischio di essere pelagiani cioè pensare che il bene è frutto del nostro sforzo. L’impegno serio viene poi spontaneo ma non a caso Gesù ha detto: “Non vi affannate”(Matteo 6,25), che sembra un consiglio napoletano: signurì nun v’affannate. Non è comodità. E’ fede. Quella del granello di senape.

venerdì 25 maggio 2018

La gioia

Lo Spirito Santo porta la gioia. Quando l'Arcangelo San Gabriele saluta Maria dice in realtà "gioisci" anche se in italiano è stato tradotto con "ti saluto" o "ave". Gioisci: un verbo che nella Bibbia viene utilizzato soltanto quando un profeta preannuncia la venuta del Messia. In Sofonia,3 si legge: "Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!". Elisabetta fu ricolma di Spirito Santo quando ricevette Maria e il bambino sussultò di gioia nel suo grembo. I Re Magi quando trovarono il bambino "gavisi sunt gaudio magno valde", letteralmente: si rallegrarono fortemente per la gran gioia. Adamo quando vede per la prima volta Eva esplode di gioia. Il Signore ha accenti di gioia quando loda Abramo per la sua obbedienza e gli predice una discendenza infinita. Così come con gioia promette a Salomone che gli concederà non soltanto la docilità del cuore, che lui ha chiesto, ma aggiungerà ricchezza, onori e vittorie.
Non è vero che avvertiamo una gioia particolare dopo la confessione? Sant'Agostino è il cantore della presenza dello Spirito Santo nel cuore: una presenza intima, più intima di me stesso (intimior intimo meo, Confessioni, III, 6). Si dice che il concetto di Trinità è imperscrutabile fino in fondo ed è vero, ma per me, come per ogni cristiano, è naturale rivolgersi a Dio Padre per ottenere una grazia, conoscere sempre meglio il Figlio leggendo il Vangelo e ritrovare il sussurro di Dio nel mio cuore avvertendo la presenza dello Spirito Santo. Quando la mia volontà accetta di aderire alla volontà di Dio una gioia grande s'impossessa nel cuore ed è lo Spirito Santo a donarla.

venerdì 18 maggio 2018

lo Spirito

Mi ha sempre colpito il racconto della discesa dello Spirito Santo su Maria e i discepoli come si legge nel capitolo secondo degli  Atti degli Apostoli. Avviene qualcosa di scenografico: il rombo di un vento impetuoso e lingue di fuoco sul capo di ciascuno. Ma ciò che mi meraviglia e mi fa pensare è il fatto che già da tempo gli Apostoli avevano visto e sentito cose meravigliose come i miracoli di Gesù e soprattutto la sua risurrezione. Tommaso aveva messo la sua mano nelle piaghe di Gesù, avevano visto Gesù risorto mangiare per chiarire che non era un fantasma ma un vero corpo glorioso. Ciò non ostante non escono gridando per le strade, rimangono silenziosi e riuniti a pregare. Solo quando arriva lo Spirito Santo c'è l'esplosione apostolica: parlano alle folle e una gran folla si converte. Perché il Signore ha disposto le cose in questo modo? Evidentemente per farmi capire che da solo non sono capace di trasmettere il Vangelo. Solo con lo Spirito Santo si può svolgere un'azione efficace, si possono toccare i cuori. Mi lascia interdetto questa collaborazione fra Dio e l'uomo. Specialmente nella nostra epoca, con la cultura del farsi da sé, mi sento portato a progettare grandi strategie per far conoscere Gesù e invece il Signore mi dice "stai quieto, prega e le cose andranno da sé e avrai la certezza che è la grazia di Dio che agisce. Piuttosto cerca di essere umile e possibilmente allegro perché la gioia è la prima conseguenza della presenza dello Spirito". Quando è che mi muovo bene? quando ho il fuoco dentro e il fuoco l'accende lo Spirito Santo. Se penso alla banalità della mia vita se non avessi incontrato Gesù... E riesco a capire Gesù se è lo Spirito Santo che me lo fa comprendere.

mercoledì 25 aprile 2018

L'errore di Marta


In questo periodo il pensiero va ad alcune persone che hanno smarrito il senso della loro sequela a Cristo e anche alle istituzioni che hanno perso il loro impeto apostolico. Mi pare di aver trovato un bandolo della matassa che si riassume nel rimprovero che Gesù fa a Marta, la sorella di Maria e di Lazzaro:" Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti inquieti per molte cose; ma una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta"(Luca 10,42). Il punto su cui non avevo riflettuto prima è che Marta fa delle cose buone. Sta preparando da mangiare per Gesù e vuole assicurare l'accoglienza a Lui e al suo seguito. Cosa c'è di meglio? Il meglio c'è, ed è quello che fa Maria: capire chi è Gesù e perciò fermarsi ad ascoltarlo, non perdere la sua compagnia. L'inizio della perdita di senso nell'impegno di seguire il Signore sta proprio nel fare "altro" e questo altro non è una cosa cattiva ma una cosa buona che però non è "quella" che si deve fare. S'interrompe senza accorgersene il canale dello Spirito Santo. S'incomincia a parlare di libertà, si ascoltano varie opinioni, soprattutto le proprie, e ci si immerge nell'azione che a lungo andare diventa assordante. Così capita alle istituzioni apostoliche: tante opere benefiche ma si smette di trasmettere Gesù, soprattutto ai giovani: le vocazioni calano e si dà la colpa alle situazioni sociologiche. Chiedo a Gesù di darmi e di darci lo spirito di Maria, la sorella saggia che si nutre della presenza di Gesù.

venerdì 20 aprile 2018

Maria e Marta


"Una certa donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua. Or ella aveva una sorella che si chiamava Maria, la quale si pose a sedere ai piedi di Gesù, e ascoltava la sua parola. Ma Marta, tutta presa dalle molte faccende, si avvicinò e disse: «Signore, non t'importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù, rispondendo, le disse: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti inquieti per molte cose; ma una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». E' un passo noto del Vangelo di San Luca (10,38-42) che mi fa meditare. Sono convinto che anche Maria cucinasse e servisse, ma aveva capito chi era Gesù. Quando Gesù torna da loro perché Lazzaro era morto, Marta è la prima che va incontro a Gesù e gli risponde correttamente sulla fede nella risurrezione dei morti, ma Gesù scoppia in pianto solo quando vede piangere Maria: un altro segno della sintonia fra Gesù e Maria.  Racconta infine San Giovanni (12,1-3): "Gesù, sei giorni prima della Pasqua, si recò a Betania dove abitava Lazzaro, colui che era morto e che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero un convito; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. Maria allora prese una libbra di olio profumato di nardo autentico di gran prezzo, ne unse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli". La differenza fra Marta e Maria non sta nella maggiore attitudine di Marta al lavoro ma nella sensibilità di Maria che capisce che "una sola cosa è necessaria". Non basta che io faccia cose buone. Devo dedicare a Gesù l'amore e l'attenzione che merita. A Marta il rimprovero di Gesù ha fatto bene.

sabato 14 aprile 2018

Emmaus


Lo smartphone consente di adottare una foto come sfondo e in questo periodo pasquale ho messo la scena di Emmaus dipinta dal Caravaggio nel 1606, conservata a Milano (non quella del 1601 conservata a Londra). Gesù viene riconosciuto mentre benedice il pane e il vino sulla tavola. Ognuno dei personaggi reagisce a modo suo. La moglie dell’oste abbassa lo sguardo concentrata nella devozione di donna che ha vissuto e sofferto. L’oste guarda Gesù con lo sguardo indagatore e la fronte aggrottata dell’uomo rude che si sta rendendo conto. Il discepolo di spalle allarga le braccia in segno di meraviglia. L’altro discepolo si afferra al tavolo per reggere il terremoto che si scatena nel suo cuore. Il centro della scena è il volto di Gesù che celebra l’Eucarestia da risorto con la stessa espressione dell’ultima cena. E’ dolcemente concentrato in se stesso nell’intensità del mistero di cui Lui solo conosce la profondità. Benedetto lo smartphone che consente di guardare a lungo il quadro. Il silenzio s’impone. L’attimo è sospeso. Il quadro diventa preghiera. Caravaggio è un peccatore, ha da poco ucciso un uomo, ma dalle sue mani esce fuori questo dono. Io sospiro perché mi sento inadeguato. Ogni giorno vado a messa e ogni giorno rimango stupito e piccolo davanti all’immensità. Mi sento superficiale e nello stesso tempo grato alla Provvidenza che mi rende partecipe del Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù. Desidero tornare all’Eucarestia il giorno dopo per essere meglio disposto. Meno male che Gesù resta nel mio cuore con lo Spirito Santo. La scommessa è sulla docilità. Diceva Santa Teresa che la fantasia è la pazza della casa. Mi piace questa definizione scherzosa che dice la verità. La mia resistenza allo Spirito Santo ha qualcosa di folle ed è perdonabile solo dalla pazienza di Dio: da quella pazienza che scorgo nel volto di Gesù.


venerdì 6 aprile 2018

Contestatori

Era il lunedì di Pasqua del 1975 quando incontrai per l'ultima volta San Josemaría Escrivá, fondatore dell'Opus Dei. Fra i tanti ricordi di quella conversazione uno mi è particolarmente presente. Raccontavo al Padre (così lo chiamavamo) come tanti giovani si erano avvicinati decisamente al cristianesimo e alcuni in particolare avevano deciso di dedicare la loro vita a Dio nel celibato. Il Padre ascoltava attentamente e commentò "Cuando el apostolado en una región... - e fece il segno verso il basso - es cuestión de fé, no es cuestión de otras cuestiones". La traduzione è quasi superflua: "Quando l'apostolato in un Paese va giù è un problema di fede non è questione di altro". Ora come non mai occorre aprire orizzonti di fede, di fede praticata, soprattutto ai giovani. Con impegno e decisione, con fede. Nessun adeguamento allo spirito del tempo. Bisogna conoscerlo lo spirito del tempo, che oggi si regge sui pilastri del '68. Bisogna conoscerlo per contestarlo. Si diceva che Dio è morto e noi diciamo che Dio vive nei nostri cuori. Si parlava del libero amore e noi parliamo dell'amore vero, quello per cui si dice "per sempre". Sono stati considerati successi il divorzio, l'aborto, l'eutanasia e noi diciamo che c'è bisogno di eroi che abbiano il coraggio di sposarsi giovani, di volere molti figli, a costo di una vita agitata ma felice. Diciamo che la vita va apprezzata sempre: quando si è vecchi e quando si è malati. Si propagandava il 18 democratico all'università e noi diciamo che c'è bisogno di giovani molto preparati in tutto perché per servire bisogna servire a qualcosa. La bellezza è scomparsa nell'arte e noi diciamo che la bellezza è una caratteristica di Dio e per questo salverà il mondo. Il modello era essere brutti, sporchi e cattivi (come recitava il titolo di un film di quei tempi) e noi diciamo che dobbiamo cercare di essere belli, puliti e buoni, ma non scemi. La fantasia doveva andare al potere e noi diciamo che è la competenza che deve andare al potere unita al desiderio del bene comune. Bisognava mettere "i fiori nei cannoni" ma questo non ha diminuito le stragi. Occorre saper fare una politica illuminata per evitare le guerre sempre folli e atroci. C'erano i contestatori, oggi siamo noi a contestare la loro cultura di morte. Sappiamo di essere poca cosa ma contiamo sull'aiuto di Dio. E allora canteremo "We shall overcome”.

venerdì 30 marzo 2018

Gesù risorto


I giorni della Settimana Santa sono giorni di fede. Solo la fede può portarci a credere cose incredibili. Semplificando: la prima è che Dio ci ama, la seconda è che si è incarnato, la terza - la più incredibile di tutte - è che è risorto al terzo giorno. Ci credo perché me lo dice Lui e perché tanti lo hanno visto risorto, come dice San Paolo che aggiunge ben 500 testimoni. Ma, una volta superato il muro della fede, resta tentare di comprendere cosa è successo. Il corpo di Gesù non è un semplice corpo umano risorto, come Lazzaro, è un corpo che attraversa i muri e non è un fantasma. Mangia come prova del pesce arrosto: "toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho" (Lc 24).
  Un corpo che ha delle proprietà straordinarie e che San Paolo definisce una "primizia". La primizia è il primo frutto di stagione, dopo arrivano gli altri della stessa specie in abbondanza. Ebbene in quella abbondanza ci sarà, si spera, anche il mio corpo. Anche noi risorgeremo così, con un'anima che sostiene il nostro corpo di adesso ma arricchita dalla potenza dello Spirito Santo che farà sì che quel corpo abbia delle qualità soprannaturali.
  Ciò che vale già adesso è una nuova concezione dell'esistenza. Adamo ha scelto se stesso al posto di Dio e ha trovato la morte, Gesù si è alimentato della volontà di Dio e ci ha coinvolti in un flusso d'amore che è il vero senso della vita. Un amore non solo teologico ma che dà forza a tutti gli amori della terra. I cristiani non sono dei moralisti, sono innamorati, come Dante, come Santa Teresina e Caterina. Gesù dolce, Gesù amore.