venerdì 17 novembre 2017

Cose da pazzi


"Ovunque il guardo giro/cose da pazzi vedo". E' un verso di Metastasio di mia invenzione. Non c'è situazione che non mi faccia dire: cose da pazzi. Non c'è famiglia in cui non si pensi: ma non potremmo essere una famiglia normale? senza quel pizzico di follia che mi rende infelice? Non ne parliamo degli ambienti di lavoro: scorrettezze, invidie, disagi derivanti unicamente dal cattivo genio umano. Nelle università, negli ospedali, nelle aziende... Sempre sorge il desiderio che le cose potrebbero andare meglio, che ci vorrebbe un po' di buon senso: non si sanno semplificare le cose e mirare ad un obbiettivo comune positivo. Invece no: sempre manca un pezzo. "Le cose dovrebbero andare come dovrebbero..." questo è il nostro presupposto sbagliato. Invece le cose non vanno mai come dovrebbero. Ogni tanto c'è qualcosa che va per il verso giusto ma subito capita qualcosa di storto. La verità è che io vorrei il paradiso in terra e invece no: il paradiso ci sarà nel Paradiso. E allora mi lascio andare? no! perché è nella condizione della creazione che manchi sempre qualcosa. Perfino gli apostoli, che avevano Gesù davanti, discutono su chi è il più grande fra loro. L'Europa è nata dal cristianesimo, dalle abbazie benedettine, eppure quante storture, eresie, guerre... Devo allora abbandonare il cristianesimo? Che sciocchezza! La Provvidenza mi indica la strada giusta e il Signore mi aiuta. Perfino San Paolo diceva che si trovava a fare ciò che non voleva e che era a disagio nel suo corpo (Romani 7): un grande apostolo. Cosa sarebbe stata l'Europa senza il cristianesimo? cosa sarebbe la civiltà nostra senza il Vangelo? allora vedo il bicchiere mezzo pieno e capisco che il Signore non mi concede la perfezione assoluta perché io comprenda che devo andare da Lui che è l'Unico Buono. Devo capire che ho bisogno della preghiera perché io non sono buono. Non mi devo meravigliare che gli altri mi sembrino piuttosto pazzi perché lo sono anch'io. Capisco finalmente perché Gesù diceva "Senza di me non potete fare nulla" (Gv 15,8): solo apparentemente posso fare cose ma senza di Lui sono cose che non mi portano da nessuna parte. Gesù pensaci tu.

lunedì 13 novembre 2017

La grazia


Simone Weil, la pensatrice ebrea che si è avvicinata progressivamente al cristianesimo, (1909-1943) si è chiesta come l'uomo può aprirsi nel miglior modo alla grazia divina.
Dio si ritira da noi dopo la creazione perché ci sia possibile amarlo: è questa la sua intuizione. Nel suo libro L'ombra e la grazia scrive: “è stata data all'uomo una divinità immaginaria [il proprio io], perché l'uomo potesse spogliarsene, come il Cristo ha fatto della sua divinità reale": è una bellissima considerazione che considera lo spogliamento di sè per amore come qualcosa di divino.
Riferendosi a Cristo, la Weil scrive: “Egli si è disfatto della sua divinità; noi dobbiamo farlo della nostra umanità: se il chicco di grano non muore... ”. Per la Weil, Dio ha rinunciato a essere tutto; noi dobbiamo rinunciare a essere qualcosa: il nostro io. “Dio mi permette di esistere fuori di sé (exitus). A me tocca rifiutare questa autorizzazione (reditus). La creazione è una ritirata di Dio dal mondo, che rinuncia al suo potere supremo, perché siamo noi ad amministrarlo, pur avendo la possibilità di farlo male”.
Con la creazione, Dio rinuncia a comandare. Ne segue che “l'esistenza del male in questo mondo, lungi dall'essere una prova contro l'esistenza di Dio, è la sua rivelazione”. Ora, “rinunciare all'esistenza dell'io significa fare il vuoto in noi, affinché Dio lo possa occupare. Tutti i peccati sono tentativi di colmare (altrimenti) il vuoto in noi”.
Il Padre lascia al figlio prodigo la libertà e il potere di fabbricarsi falsi idoli del suo io e della felicità: “l'uomo che si crede schiavo del piacere è in realtà succube dell'assoluto che vi attribuisce”. Tuttavia, il Padre aspetta che il figlio si svuoti di tutto ciò e torni: “l'uomo non ha bisogno di rinunciare a dominare la materia e le anime, perché non ha tale potere. Ma Dio gli ha conferito un'immagine di questo potere, come una divinità immaginaria, affinché -pur essendo creatura- possa anch'egli rinunciare alla sua divinità […]. Quando ci si riconosce come nulla, allora si trova il proprio posto nel tutto”.
Sono pensieri profondi che mi aiutano a capire la delicatezza di un Dio che mi lascia libero affinché io possa nell'umiltà aprirmi alla sua grazia.





sabato 4 novembre 2017

La bellezza


Quando Dostoevskij scrisse la famosa frase "la bellezza salverà il mondo", non si riferiva alla bellezza meramente estetica come la intendiamo oggi, ma alla bellezza della bontà. Così la frase acquista tutto il suo significato. Il mondo si salverà quando la bella bontà tornerà ad essere una mèta.
La bellezza si riferisce quasi sempre alla figura femminile e non è un caso. La Madonna è la bellezza per antonomasia, Beatrice è colei che salva Dante portandolo alla visione di Dio. La donna bella perché buona è colei che guida l'uomo al senso  vero dell'esistenza come Monica fece con Sant'Agostino.
La nostra epoca, ammalata di brutalità perché rifiuta l'ideale della bontà, ha bisogno di donne belle perché sante. La donna corrotta è simbolo della decadenza non solo di se stessa ma di un ambiente, di un'epoca intera. Perciò oggi c'è bisogno che le donne inseguano la bellezza vera e non quella delle icone della pubblicità. C'è qualcosa di stolto nella ricerca del seno perfetto, delle gambe senza cellulite e così via... Si intuisce che l'umanità ha bisogno che la donna aspiri alla bellezza vera, quella che deriva dalla bontà. Allora saprà condurre l'uomo alla realizzazione di se stesso e l'uomo saprà canalizzare la sua forza virile nel compimento di grandi imprese. Si dice che dietro a un grande uomo c'è una grande donna ed è vero anche e soprattutto nei santi. L'amore a Maria è la cifra della santità. Non solo San Bernardo ma ciascun santo ha avuto come guida Maria. E' lei la bellezza che salverà il mondo.

giovedì 2 novembre 2017

La spiritualità del lavoro: Simon Weil


Anni fa lessi un libro di Simon Weil e rimasi impressionato per la chiarezza con cui auspicava una spiritualità radicata nel lavoro. In una relazione per un convegno sul significato del lavoro, un mio amico ha sintetizzato mirabilmente il pensiero della filosofa ebrea, che ha lavorato in un altoforno, in una fabbrica di automobili e in agricoltura per vivere realmente nel mondo vero dei lavoratori. “La nostra epoca ha ... per vocazione la costituzione di una civiltà fondata sulla spiritualità del lavoro.... capace di costituire il grado più elevato di radicamento dell'uomo nell'universo”. Sembra di sentire le parole di un teologo contemporaneo e non di una donna nata nel 1909 e morta nel 1943, a soli trentaquattro anni. Sentiva su di sè il peso di una società oscillante tra comunismo, nazismo e capitalismo selvaggio con una concezione alienante del lavoro. Avvertiva il fascino esemplare della figura di Gesù, di cui ebbe visioni contemplative (una, consolante, proprio nelle ore di lavoro), anche se fu battezzata da un'amica solo in punto di morte. La Weil sostiene che è possibile la contemplazione nello svolgimento del lavoro: “l'attenzione, nel suo grado più elevato, è la medesima cosa della preghiera. Suppone la fede e l'amore. Occorre rimediare agli errori con l'attenzione, e non con la volontà...”.
   “Tutti siamo gravati da peccati e da miserie. Quando ci imbattiamo in ciò che è totalmente puro, Dio, le nostre miserie sono sciolte dall’amore, se l’amor proprio non lo impedisce. La Chiesa possiede l’amor puro nell’eucarestia ma non viviamo sempre nelle chiese. È necessario perciò che questa offerta del peccato e del male, trasformati dall’amore, si possa effettuare anche nei luoghi della vita quotidiana e del lavoro. Occorre trovare simboli che ci conducano a Dio”.
Attualissima questa pensatrice.

martedì 24 ottobre 2017

Il caro Papa


Com'è dolce riascoltare e rivedere le immagini di Giovanni Paolo II! La sua festa, il 22 ottobre, quest'anno è capitata di domenica ed è passata quasi sotto silenzio come in preparazione alla grande festa che l'anno prossimo segnerà 40 anni dall'inizio del suo pontificato: di quel pontificato che ha determinato una svolta nella Chiesa e nel mondo. Forse non tutti ricordano che nel 1978 la Chiesa sembrava assediata da media ostili mentre il papa Paolo VI implorava le Brigate Rosse di risparmiare il suo amico Aldo Moro. I tempi successivi al Concilio furono tempi difficili: ci fu una specie di tentativo di stravolgerne il messaggio per ridurre la Chiesa a un'istituzione meramente mondana. L'apparizione di papa Wojtyla fu come quella di un liberatore capace di capovolgere la situazione. Il suo discorso del 22 ottobre 78 ebbe un respiro epocale: "aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!". Il capo degli assediati diceva agli assedianti di non temere. Sembrava un contrattacco e lo fu veramente. Alla morte di Giovanni Paolo II la Chiesa aveva un prestigio mondiale, testimoniato dalla maestosità di un funerale unico nella storia. I pontificati successivi hanno costruito su queste fondamenta. Dolce Giovanni Paolo II: quando rivedo le sue immagini piango senza freni. Modello di papa, di vescovo, di sacerdote, di intellettuale ma soprattutto di uomo. Un vero regalo di Maria. Da lui proveniva un impulso positivo da tutti i punti di vista: con la sua sola presenza ti apriva allo Spirito Santo.

giovedì 19 ottobre 2017

L'unico autorizzato a parlare di speranza


"L'unico autorizzato a parlare di speranza è il Papa". Chi ha pronunciato questa frase? Un cardinale? No: Fausto Bertinotti, una bandiera della sinistra. Dobbiamo prendere atto dei cambiamenti avvenuti. La vecchia sinistra si è divisa in due tronconi. Da una parte quelli che hanno a cuore il destino della gente comune. Dall'altra quelli che cavalcano l'onda della modernità cioé le tendenze del pensiero dominante imposto dalle lobby internazionali. Un vecchio esponente della sinistra e un giovane neomarxista come Diego Fusaro si trovano in sintonia con la difesa dei deboli e degli emarginati che è la cifra per eccellenza di questo pontificato. Come fare per sostenere il Papa e opporsi alla marea disumanizzante? Non bisogna scoraggiarsi. I cristani praticanti sono sempre stati una minoranza. Minoranza ma attiva.  Prima cosa: pregare e volersi bene. Bisogna guardarsi dai neofarisei che, con buone intenzioni, fanno questioni di lana caprina sul magistero pontificio senza accorgersi che fanno il gioco delle lobby che vorrebbero la scomparsa della Chiesa Cattolica. A noi tocca seguire il comandamento "nuovo" di Gesù: amarci come Lui ci ha amati e abbandonarci nelle mani della Provvidenza (che non vuol dire essere sprovveduti ma avere fede). Tutto ciò che si può fare per tessere relazioni, affermare un'identità, difendere la vita, migliorare l'educazione dei figli, spiegare la ricchezza di una vita d'amore, dissuadere dall'aborto (come diceva Madre Teresa), e così via: tutto ciò va fatto.
Senza cadere nell'ingenuità di pensare che "questi sono i tempi": no! questi non sono i tempi fatalistici e inesorabili. Sono i tempi avvelenati di Mammona. La ricerca sfrenata del guadagno da parte delle lobby globalizzanti è una faccia della stessa medaglia che punta alla disgregazione della società, delle culture e della famiglia, all'esaltazione del piacere sfrenato e individuale nemico del vero amore. La speranza è nella via indicata dal Papa.

martedì 10 ottobre 2017

Il Rosario come un bambino...


L'invito di Gesù a diventare come bambini ricorre tante volte nel Vangelo. Una volta prende fisicamente un bambino, lo mette in mezzo e spiega agli apostoli che bisogna diventare come lui: per tutta la loro vita non avranno dimenticato il volto di quel fanciullo. Quest'episodio fa capire ancora una volta che il cristianesimo non è una morale: è un rapporto vivo con Dio. Un rapporto che, fra l'altro, richiede anche una morale per formare la propria coscienza. Quello che conta è la relazione col Signore: l'esempio del bambino è quello che meglio lo rappresenta secondo l'insegnamento di Gesù.
Se siamo bambini davanti a Dio Padre quanto più lo saremo davanti a Maria, madre di Gesù e nostra madre. Quando andavo alle elementari c'era un quadro della Madonna alla sinistra dell'altare che mi piaceva molto. Da allora non l'ho più rivisto. Mi è rimasto un forte desiderio di ritrovarlo. So che sta a Napoli nella cappella dell'istituto Pontano dei gesuiti.
Quando adesso recito il Rosario mi distraggo facilmente. Per me è un dispiacere e mi sforzo di pensare che l'Ave Maria non è altro che un'insieme di complimenti a Maria con un'unica semplice richiesta: pregare per noi ora e nell'ora della nostra morte. Questa considerazione mi aiuta ma mi fa bene soprattutto ricordare come pregavo davanti a quella immagine: allora mi raccolgo e resto più attento. E' una considerazione che sento viva ora che siamo nel mese del Rosario.  Certamente la Madonna ha la pazienza e la comprensione della madre per le debolezze dei suoi figli ma non per questo mi devo rassegnare al vorticoso disordine del mio cervello. Il modello del bambino funziona sempre.

venerdì 6 ottobre 2017

Il distintivo del cristiano


"In hoc cognoscent omnes". Il latino è lapidario. "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri" (Gio 13,35). Bisognerebbe apporre una lapide in tutti i luoghi frequentati da cristiani: "In hoc cognoscent omnes". E' il distintivo, la griffe, la caratteristica del cristiano vero. Di ogni santo si potrebbe dire: questa è una persona che ha saputo voler bene. San Paolo descrive il cristiano tipo: "è paziente, è benigno; non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità, tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa" (1Corinzi 13,4-7). Una persona così è difficile incontrarla: è una persona che prega, perché senza l'aiuto dello Spirito Santo non si ha questo buono spirito. Il demonio non teme l'ortodossia, anzi l'esperienza degli esorcisti è proprio che i demoni si comportano confermando implicitamente le verità di fede. Il demonio non vuole che ci vogliamo bene fra di noi e che riconosciamo l'amore di Dio nei nostri confronti. Perciò cerca di presentare la religione cristiana come una morale, privandola dello spirito del comandamento "nuovo" che scaturisce dall'incarnazione del Verbo. Amare chi? Semplice: il vicino, come spiega Gesù nella parabola del buon samaritano. I vicini sono quelli che attendono il nostro affetto, cominciando dal più vicino che è Gesù. E anche dal "dolce Cristo in terra". Queste considerazioni mi aiutano a pregare per il Papa, chiunque egli sia.





sabato 30 settembre 2017

Non darti in balìa della tristezza...


"Non darti in balìa della tristezza e non tormentarti con i tuoi pensieri. La gioia del cuore è la vita dell'uomo, l'allegria dell'uomo è lunga vita. Distraiti e consola il tuo cuore, tieni lontana la profonda tristezza, perché la tristezza ha rovinato molti e in essa non c'è alcun vantaggio." Sono massime tratte dal Siracide (30, 21-23), uno dei libri sapienziali della Bibbia, riportate in un libro utilissimo che invita al buonumore. Un capitolo è dedicato ai cinque rimedi contro la tristezza formulati addirittura da San Tommaso d'Aquino. Quali sono? In sintesi: il primo è un qualsiasi piacere. Il secondo addirittura un pianto liberatorio, il terzo è la compassione degli amici, cioé condividere le amarezze  del proprio cuore (in questo le donne sono maestre), il quarto è la contemplazione della verità (questo piaceva particolarmente a San Tommaso perché era la sua specialità), il quinto invece piace a me perché suggerisce i bagni e le buone dormite. Che piacere sentire che l'Aquinate propone proprio ciò che volevo sentirmi dire! Per "bagni" credo che s'intenda sia i bagni nella vasca fra i fumi di acqua calda che quelli a mare o in un lago con una dolce nuotatina. Sono sempre stato del parere che le preoccupazioni si sciolgono in acqua. Per me funziona: se sono pre-occupato, dopo una nuotata mi sento solo "occupato" e tutti gli umori cattivi sono spariti. Provare per credere, ma penso di sfondare una porta aperta. In quanto alla dormita sono generazioni di miei antenati che ritengono che dormire sia la prima medicina. Addirittura c'è una canzone napoletana che dice: Duorme Carmè, 'o cchiù bello d'a vita è 'o durmì”. Penso che la traduzione sia superflua. A questo punto non resta che leggere il libro di Carlo de Marchi La formula del buonumore ed. Ares Milano.

domenica 24 settembre 2017

Innamorata perenne

Anche se è un testo noto, lo ripropongo perché è sempre d’attualità:
 
Una brasiliana sposata da 26 anni con 5 figli chiese a San Josemaría come mantenere nel matrimonio l'entusiasmo dei primi tempi.
Il Padre chiede sottovoce: “Come si dice fidanzata in portoghese?” Gli suggeriscono: “enamorada”.
“Tu sarai un’enamorada perenne… costante… Ogni giorno devi conquistarti tuo marito e lui te, capito? Per questo il Signore ti conserva così bella e attraente. In modo che, figlia mia ci riuscirai se guardi tuo marito per quello che è: una gran parte del tuo cuore, tutto il tuo cuore. Se sai che lui è tuo e tu sei sua. Se sai che hai l’obbligo di farlo felice, di partecipare alle sue gioie, alle sue pene, alla sua salute e alla sua malattia, quando le cose vanno bene e quando vanno male. Cerca di tenerlo sempre contento.
Voi donne siete psicologhe, ne sapete più di ogni altro al mondo, perché l’amore è sapientissimo. Quando tuo marito torna dal lavoro, dall’ufficio, non farti trovare arrabbiata: sistemati, fatti bella. E col passare degli anni, aggiustati un po’ di più la …facciata, come si fa con le case… Lui te ne sarà grato tanto, tanto. Molte volte nei momenti di difficoltà che avrà avuto nel lavoro ha pensato a Dio e ha pensato a te, e avrà detto: ‘sto per andare a casa, che bello! Lì troverò un angolo di pace, di allegria, di affetto e di bellezza, perché per lui non c’è niente di più bello al mondo di te. Ma che sia vero, eh? Non avvilirlo, sii furba. Tu ti sei conquistata il suo cuore, e lo tieni molto stretto. Tu lo innamorerai ogni giorno un po’ e lui te. 
E poi lo conquisterai un po’… con lo stomaco. Non trascurate la cucina mamme! La casa ben tenuta sì, ma la cucina, il pranzetto… E quando arriva, tu… non è che lo devi far diventare grasso, grasso… no. Ma che tu lo curi con affetto… è il tuo tesoro! E il giorno che torna stanco, e tu lo sai, lo prevedi, ti ricordi di quel piatto che gli piace e pensi: adesso glielo faccio. E non glielo dici per non farglielo pesare. Gli fai una sorpresa. E lui ti guarda con certi occhi, eh? E’ così, è così, forza! Che la colpa è vostra quando le cose non vanno bene. Loro sono dei bambini. E il figlio più piccolo che avete tutte è proprio vostro marito. E invece lo trattate come un uomo… ah! Trattatelo con affetto, comprendetelo, perdonatelo, scusatelo, coccolatelo… e sarete coccolate, scusate, comprese, eh? E non fate tragedie…”

https://www.youtube.com/watch?v=GJ6hQCyy1Vs

sabato 9 settembre 2017

Ricordo del Cardinal Caffarra

Ricordo il carissimo cardinal Caffarra con un estratto del discorso che avrebbe tenuto al convegno della Bussola:
 Due persone stanno camminando sull’argine di un fiume in piena. Uno sa nuotare, l’altro no. Questi scivola e cade nel fiume, che sta travolgendolo. Tre sono le possibilità che l’amico ha a disposizione: insegnare a nuotare; lanciare una corda raccomandargli di tenerla ben stretta; buttarsi in acqua, abbracciare il naufrago, e portarlo a riva.
Quale di queste vie ha percorso il Verbo Incarnato, vedendo l’uomo trascinato all’auto-distruzione? La prima, risposero i Pelagiani, e rispondono tutti coloro che riducono l’evento cristiano ad esortazione morale. La seconda, risposero i Semi-pelagiani, e rispondono coloro che vedono grazia e libertà come due forze inversamente proporzionali. La terza, insegna la Chiesa. Il Verbo, non considerando la sua condizione divina un tesoro da custodire gelosamente, si gettò dentro la corrente del male, per abbracciare l’uomo e portarlo a riva. Questo è l’evento cristiano.
Chiediamoci: a quale profondità la ricostruzione dell’umano deve cominciare?... Il male della persona umana in quanto tale è il male morale, poiché esso colpisce il soggetto personale. La ricostruzione dell’umano o comincia a questo livello o sarà sempre semplice chirurgia estetica. L’atto redentivo di Cristo, accaduto una volta per sempre sulla Croce, e sacramentalmente sempre presente ed operante nella Chiesa, guarisce precisamente quella lacerazione del soggetto dalla quale ha origine la devastazione dell’umano. E la Chiesa esiste per questo: per rendere presente qui ed ora l’atto redentivo di Cristo. Guai se la memoria della Chiesa ha altri contenuti!

sabato 2 settembre 2017

La penitenza


Penitenza – diceva San Josemaría - è osservare esattamente l'orario che ti sei prefisso, anche se il corpo oppone resistenza o la mente chiede di evadere in sogni chimerici. Penitenza è alzarsi all'ora giusta. E anche non rimandare, senza giustificato motivo, quella certa cosa che ti riesce più difficile o più pesante delle altre. La penitenza è saper coniugare i tuoi doveri verso Dio, verso gli altri e verso te stesso, essendo esigente con te stesso per riuscire a trovare il tempo che occorre per ogni cosa. Sei penitente quando segui amorosamente il tuo piano di orazione, anche se sei stanco, svogliato o freddo.
Penitenza è trattare sempre con la massima carità il prossimo, a cominciare dai tuoi cari. È prendersi cura con la massima delicatezza di coloro che sono sofferenti, malati, afflitti. È rispondere pazientemente alle persone noiose e importune. È interrompere o modificare i nostri programmi quando le circostanze — gli interessi buoni e giusti degli altri, soprattutto — lo richiedono.
La penitenza consiste nel sopportare con buonumore le mille piccole contrarietà della giornata; nel non interrompere la tua occupazione anche se, in qualche momento, viene meno lo slancio con cui l'avevi incominciata; nel mangiare volentieri ciò che viene servito, senza importunare con capricci .
Penitenza, per i genitori e, in genere, per chi ha un compito di direzione o educativo, è correggere quando è necessario, secondo il tipo di errore e le condizioni di chi deve essere aiutato, passando sopra ai soggettivismi sciocchi e sentimentali.
Lo spirito di penitenza induce a non attaccarsi disordinatamente al monumentale abbozzo di progetti futuri, nel quale abbiamo già previsto quali saranno le nostre mosse e le nostre pennellate da maestro. Com'è contento il Signore quando sappiamo rinunciare ai nostri sgorbi e alle nostre macchie pseudomagistrali, e consentiamo a Lui di aggiungere i tratti e i colori che preferisce!


sabato 26 agosto 2017

L'allegria nel Vangelo


La figlia di un mio amico mi ha fatto notare che nel Vangelo non si racconta mai di qualcuno che ride o un momento di allegria o  una battuta di spirito ... come mai? L'inizio del racconto evangelico descrive l'Arcangelo Gabriele che si presenta a Maria e dice "rallegrati..." (Che è la traduzione più corretta rispetto a "ti saluto Maria"). S'incomincia con una notizia allegra. Alla nascita di Gesù un angelo appare ai pastori dicendo “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia". I Re Magi quando rivedono la stella "Si rallegrarono di una grande allegria" che è la traduzione letterale del "gavisi sunt gaudio magno valde" latino. Si rallegra il capo dei commensali delle nozze di Cana quando assaggia il vino che Maria ha chiesto a Gesù. Gioisce l'adultera che viene salvata da Gesù e così il Centurione a cui viene guarito il servo, come tanti altri miracolati da Cristo. Gioisce Pietro quando vede Gesù trasfigurato con Mosè ed Elia sul Tabor. Gioisce Zaccheo, il disprezzato capo dei pubblicani, quando Gesù si ferma a mangiare a casa sua in banchetto simile a quello che si tiene a casa dell'altro pubblicano, l'apostolo Matteo: Gesù viene criticato come mangione e beone, per giunta a casa di peccatori. Gioiscono Marta e Maria quando rivedono vivo il fratello Lazzaro morto da quattro giorni. Gioiscono i discepoli di Emmaus quando riconoscono Gesù risorto e corrono indietro a Gerusalemme anche se è notte. La risurrezione di Cristo è la madre di tutte le felicità. E' il perno della nostra fede. Felici come una Pasqua, si dice. La croce esiste ma è il presupposto della risurrezione. 


sabato 12 agosto 2017

Il messaggio dell'Ostia Santa

Nel rapporto con Dio le novità non mancano mai. Per esempio, pensavo di sapere abbastanza sull'Eucarestia e invece l'altro giorno ho come ritrovato una nuova consapevolezza durante la consacrazione nella Messa. "Guarda che io mi dono a te affinché tu diventi come Me. Anche tu sei un dono per gli altri, ti devi dar da mangiare. Tu rimani stupito davanti alla mia immolazione e al mio invito di mangiare la mia carne e il mio sangue: l'ostia bianca ti parla di dono di se'. Ebbene questo è il senso della tua vita: non c'è un minuto della tua esistenza che non sia impregnato del dono che tu fai di te stesso". Mi è parso chiaro ciò che sempre ho saputo ma era rimasto come velato. Un'altra cosa mi ha detto: "Vedi che tutto ciò che chiami civile si radica nel mio sacrificio, trae origine dalla Messa. La civiltà europea nasce dalla Messa. Le altre civiltà e religioni nella loro positività tendono a risolversi nel Dio Padre che dona il Figlio nello Spirito Santo. La tua vita, la vita di ogni abitante della terra, acquista il suo senso pieno quando s'identifica con la mia vita, via e verità". 
Mi è venuto in mente un apologo che San Josemaría raccontava ai giovani che lo frequentavano. Un cristiano spiega a un amico musulmano cosa è la Messa. Il musulmano rimane pensoso e dice:"Non ho capito...". Il cristiano risponde:"è logico, sono concetti nuovi per te". "No, no - replica il musulmano - è che non capisco perché voi cristiani avete la Messa e non ci andate ogni giorno...". In conclusione mi è rimasto chiaro che io credo di credere ma vedo in modo sbiadito. Sarà lo Spirito Santo a darmi maggiore consapevolezza, almeno quella che è consentita a me, nella speranza di veder chiaro nell'altra vita se mi sarà concesso.


mercoledì 2 agosto 2017

Noi non sappiamo pregare...

Noi non sappiamo pregare. Lo dice San Paolo quando scrive ai romani: "nemmeno sappiamo cosa sia conveniente domandare" (Rm 8,27). Per fortuna "lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza e... intercede per i credenti secondo i disegni di Dio". Meno male: sono stato educato nella mentalità di chi deve fare tutto da sè, ma nel rapporto con Dio quest'atteggiamento non funziona. Ci sono voluti anni per tentare di capire che è Dio che fa tutto. Se il senso della vita è l'identificazione con Gesù diventa chiaro che dipendo interamente dal Padre. Sembra quasi spassoso il racconto di San Marco: Gesù ha da poco scelto gli apostoli che lo seguono e condividono tutto con lui; di buon mattino, quando è ancora buio, Gesù esce e si mette a pregare in un luogo deserto. Pietro si sveglia, non vede il Signore e si mette alla ricerca assieme agli altri (Mc 1,36) finché lo trova. Mi colpisce quest'esigenza di Gesù di pregare: è una necessità della creatura per entrare in sintonia con Dio, una necessità avvertita anche da Gesù nel suo essere uomo.
Non sono io che opero questa comunicazione col Creatore ma è lo Spirito che viene in aiuto e intercede. Nella preghiera il mio compito è cercare di rimuovere dal mio cuore le cause di distrazione, ma chi agisce è lo Spirito Santo, il dolce ospite dell'anima. L'incontro tra la mia volontà e la volontà di Dio non è descrivibile con precisione ma mi è sempre più chiaro che il meglio che posso fare è ascoltare, tanto Lui sa già tutto. Diceva un santo sacerdote napoletano, don Dolindo Ruotolo, che la migliore preghiera è "Gesù, pensaci tu".

sabato 29 luglio 2017

L'attrattiva del Cristianesimo


Ridurre il cristianesimo alla morale è un errore. Senza dubbio è in atto un processo che tende a scardinare qualsiasi principio etico: un processo non casuale, voluto e guidato. Ma lo spirito, il fascino, l’attrazione del cristianesimo hanno il loro centro propulsivo in Gesù. Si parla poco di Gesù e si legge poco il Vangelo. Da ragazzo il consiglio migliore che ho avuto è leggere ogni giorno due minuti il Vangelo, lasciando il segno in modo da percorrere tutti i libri del Nuovo Testamento e poi rincominciare. In questi giorni di quiete estiva il Vangelo mi si è presentato con una dolcezza nuova, come un percorso sereno con Gesù. Mi affascina ascoltare Gesù mentre insegna. Immagino il brivido che scorreva nelle ossa di chi lo stava a sentire. Avranno pensato: questo è il vero senso della storia e della vita mia; così agisce l’Onnipotente; questa è la logica vera e non quella mondana e superficiale. Saranno rimasti incantati, anche se c’è voluto l’intervento dello Spirito Santo perché capissero bene. Perfino le guardie mandate ad arrestare Gesù dissero: “nessuno ha mai parlato come quest’uomo” (Gv 7,46). Cosa sapevano le guardie di chi aveva detto cose importanti prima di allora? Eppure intuiscono che c’è qualcosa di unico in Gesù, qualcosa così grande come mai si era vista prima, qualcosa che svela l’arcano che c’è nel cuore dell’uomo. Mi son reso conto ancora una volta che non devo avere fretta con Gesù, che devo parlare di Lui e farlo scoprire. I media che gettano spazzatura sulla Chiesa si fermano davanti alla figura di Gesù. Il suo prestigio s’impone.

venerdì 21 luglio 2017

Il cielo stellato


Il cielo stellato. Per chi abita in città è uno spettacolo inusuale. Ora lo posso contemplare nella campagna siciliana. Lo sguardo si perde seguendo la Via Lattea e mi sembra di precipitare nello spazio mentre sorge la domanda biblica: “Che cos’è l’uomo perché Tu ti ricordi di lui?” (Eb 2,6). So che per Dio ciò che abita nel cuore dell’uomo è più importante dell’infinità delle galassie. Eppure la potenza evocativa del cielo stellato incanta e fa sorgere ricordi. L’amico che a quindici anni mi spiegò che la Stella Polare si individua moltiplicando per cinque la distanza delle due ultime ruote del carro dell’Orsa Maggiore. I rosari che recitavo la sera con mia zia e mia cugina in Calabria affacciati al parapetto rivolto ad Occidente. L’Orsa Maggiore era testimone delle mie preghiere dopo anni passati senza recitarne nemmeno una. L’ultima passeggiata serale in Abruzzo con la ragazza che poi avrei lasciato per seguire le orme di Gesù nel celibato. Grazie a Dio ci vogliamo sempre bene, preghiamo l’un per l’altra e ci scriviamo ogni tanto. L’amore per il Sud sottolineato dall’odore del gelsomino. Il gelsomino siciliano emana un odore intensissimo la sera che mi fa sentire a casa: la casa di mio nonno dove passavo le estati da bambino. Parafrasando Kant mi viene da dire: il cielo stellato sopra di me e i miei amori dentro di me. Quell’Amore originario che ha trasformato la mia vita.


lunedì 17 luglio 2017

Come vivere le vacanze?


Per me sono cominciate le ferie e mi sono chiesto un’altra volta come si riposa un cristiano. Il riposo, come il lavoro, ha origini bibliche: nel libro della Genesi è scritto che il settimo giorno, Dio si riposò da tutte le opere che aveva portato a termine» (Gen 2,2). Gesù dice agli apostoli: “venite in disparte in un luogo solitario e riposatevi un po’”. Sicuramente per fare una vita più regolare per qualche giorno, dormire il necessario e mangiare un po’ meglio. Ma il riposo con Gesù doveva essere molto interessante. C’era modo di sentirlo parlare distesamente e quegli uomini saranno andati a dormire la sera incantati dalle “cose di Dio”. Anch’io mi vorrei incantare delle cose di Dio non trascurando il riposo fisico che Gesù raccomandava. Ma dove trovo le “tue cose” Signore? Quando ero bambino mi riposava il dormire senza la sveglia per andare a scuola fino a che il cane di mia zia non mi veniva ad annusare in viso. Mi riposava il sole forte che “premeva” sulla mia pelle. Il mare limpido in cui nuotavo sott’acqua tentando di arrivare sempre più lontano. Le avventure con gli amici, tanto più epiche quanto più piccolo ero io. Le serate con le passeggiate sotto le stelle dopo cena. Tornare bambino è certamente nella linea consigliata da Gesù. E’ il momento di rifarsi le certezze come le hanno i bambini che credono alle verità di fede senza dubbi. E’ il momento di rileggersi con calma i Vangeli che mi parlano di Gesù. E’ il momento di leggersi i libri di Ratzinger densi e chiari; e anche di leggere nel gran libro della natura che dipinge nuvole impensate, cieli azzurri che sgomentano, il mare che ogni giorno cambia. Segni di un Dio creatore e creativo.


domenica 9 luglio 2017

Due collaborazioni con Navarro Valls


Per due volte mi è capitato di collaborare con Joaquin Navarro Valls per eventi significativi. Nel 1980 avevo lasciato Milano e, salutando Montanelli, gli dissi “Indro ti porterò dal Papa e tu lo sai perché”. Nelle nostre conversazioni gli parlavo spesso del Vangelo e della necessità di confessarsi. Passarono sei anni e, dopo vari tentativi, andai da Navarro proponendo per Indro una cena col Papa senza un’intervista formale. E la cena ci fu, magistralmente descritta da Montanelli in un articolo che fu pubblicato dopo la morte di Indro e che ho riportato nel mio ultimo libro con Mondadori. Navarro aveva avvisato il Papa della recente morte della mamma di Indro, fervente cattolica, e la cena si concluse con un Padre Nostro recitato ad alta voce nella cappella papale in memoria della signora Montanelli.
Negli anni 90 combinai un pranzo con Navarro e Leonardo Mondadori, presidente dell’Editrice, in una magnifica giornata di sole dell’ottobrata romana. Nacque così un’amicizia fra i due che dette l’occasione a Navarro di affidare a Leonardo la pubblicazione del “primo libro di un papa”, cioè dell’intervista di Vittorio Messori al Pontefice. Leonardo fece lanciare il libro da un’agenzia americana che concesse i diritti alle maggiori case editrici del mondo. Fu così che “Varcare la soglia della speranza” diventò un best seller planetario grazie al prestigio mondiale di Giovanni Paolo II. Leonardo ne fu felice e continuò a collaborare con Joaquin per altre pubblicazioni. La malattia si portò via Leonardo nel dicembre del 2002 e le sue ultime parole furono di ammirazione per il Papa.
 Sono due esempi del lavoro professionale del caro Navarro che non si faceva trascinare da facili entusiasmi ma sapeva fare le scelte opportune. 


giovedì 6 luglio 2017

Navarro

Mi è giunta da poco la notizia della morte di Joaquin Navarro e mi hanno chiesto una testimonianza su di lui.
 Nel 1975 si trovava nella sede centrale dell'Opus Dei a Roma e ci toccò di lavorare insieme in occasione dell'elezione del successore di S.Josemaría Escrivá, Mons. Alvaro del Portillo il 15 settembre di quell'anno. Allora ero il responsabile della comunicazione dell'Opus Dei in Italia. Mi colpì la sua capacità d'inquadrare la notizia per porgerla in modo completo ed efficace.
  Quando stava per accettare l'incarico di direttore della Sala Stampa della Santa Sede chiese (me lo confidò successivamente) di poter avere filo diretto, cioé libero accesso senza intermediari, col Papa, applicando così la prima regola di un buon portavoce. Una prova in più della sua professionalità.
  Era molto prudente e questo agevolò la collaborazione con Giovanni Paolo II che era innovativo. Le iniziative del Papa trovavano in lui un ottimo e corretto interprete.
  Sempre padrone delle sue emozioni, espresse con una memorabile intensità il suo dolore davanti allo spettacolo del Papa morente. "Non l'ho mai visto così" fu la frase lapidaria che lasciava trasparire il suo cuore in lacrime.
  Con lui scompare un gran testimone di un periodo che ha segnato una svolta nella storia della Chiesa e del mondo.
  Un uomo serio che sapeva sorridere, un uomo di fede.


mercoledì 28 giugno 2017

Il cuore di Gesù


Il Cuore di Gesù. E' una festa popolare anche se non gode di grande fama nei media. La cultura dominante presenta il rapporto con Dio come oppressivo: un Dio controllore, che punisce. La religione viene presentata come una morale senza respiro. Le cose stanno diversamente. I cristiani hanno un Dio che viene incontro, che si dà da mangiare, che perdona, che offre la sua vita. Quand'è che Gesù diventa severo? Con i farisei, con coloro che si credono giusti, convinti di sapere come stanno le cose: in altre parole con gli autosufficienti. Dio vuole essere riconosciuto da noi perché "è", come dice a Mosé davanti al roveto ardente. Pensare di fare a meno di Lui non è una scortesia verso un dio permaloso: è uno sbaglio di cui pago le conseguenze sia personalmente che collettivamente. La società senza Dio va verso il disastro. Gesù conferma l'opportunità della devozione al Suo Cuore nelle apparizioni a Santa Margherita Maria Alacoque dal 1673 in poi. Un atteggiamento comune nei santi è l'assoluta fiducia in Dio e nel Suo perdono. Pensare di essere troppo peccatori per essere perdonati è una tentazione demoniaca. Viviamo in un'epoca che ha perduto il senso dell'amore favorendo un individualismo che disgrega le famiglie e rende infelice la singola persona. Siamo nell'epoca dei diritti individuali e del rifiuto dei dolci legami dell'amore. Perciò la devozione al Sacro Cuore di Gesù e al dolce Cuore di Maria è necessaria. Non è una devozione da bigotti. E' una devozione che affonda le sue radici nel colpo di lancia nel costato di Gesù. Oggi non ci sono le truppe rivoluzionarie francesi che bruciano i villaggi della Vandea fedele al Cuore di Gesù, ci sono i mezzi di comunicazione che tentano di soffocare la riconoscenza verso quel Cuore.

giovedì 22 giugno 2017

La morte del Padre. Un funerale si è trasformato in festa.

Un funerale si è trasformato in festa. Ricordo con nitidezza il 26 giugno del 1975 quando la notizia arrivò, alle 14: il Padre è morto. Ero a tavola con Cesare Cavalleri e, dopo un tempo di preghiera in cappella, lo accompagnai alla metropolitana di Piazza Amendola a Milano. C'era un sole splendente: un contrasto fra quella calda luce e il mio cuore stretto dal dolore. Avevo perso la guida paterna di San Josemaría Escrivá. Quella luce e quel calore ora sono in me perché il 26 giugno è la festa del Santo. Devo tanto a lui. La vita, il temperamento e l'educazione li devo ai miei genitori ma San Josemaría ha rivoltato la mia vita come un calzino. Mi ha insegnato a voler bene in modo reale, pratico, fino al dettaglio affettuoso, come faceva lui seguendo il comandamento "nuovo" di Gesù. Mi ha insegnato che non esiste il dovere ma l'amore, che vuol dire compiere fino alla fine il lavoro col cuore, perché è ciò che "devo" all'Amato. Mi ha convinto che sono realmente figlio di Dio in Gesù e mi ha consigliato di essere figlio piccolo, non più di 7 anni, perché dopo s'impara a dire le bugie. Mi ha insegnato a guardare gli altri con gli occhi di nostra madre, Maria: non più individui ma fratelli simpatici, anche quelli che si presentano come antipatici. Mi ha trasmesso un'allegria contagiosa che è l'odore dello Spirito Santo mentre la tristezza è l'esalazione del demonio. Mi ha confermato nell'amore appassionato a Maria e anche nella speranza della vita eterna. Diceva: "Dio non agisce come un cacciatore in attesa della più piccola negligenza della preda per colpirla. Dio è come un giardiniere che cura i fiori, li irriga, li protegge; li coglie soltanto quando sono più belli e rigogliosi. Dio prende con sé le anime quando sono mature”.


venerdì 16 giugno 2017

Napoli è una città singolare


Napoli è una città singolare. La gente ride: questa è la prima osservazione per chi arriva. Ridono a gruppi, ridono i figli con i genitori, ridono i genitori fra loro... Non c'è situazione gravosa senza che qualcuno intervenga con una battuta spiritosa. La gente è gentile. Si nota l'istinto di scansare la fatica ma quando si deve fare un favore a un amico si fanno in quattro. La predisposizione alla musica è evidente. C'è una produzione autonoma di CD musicali con un mercato interno in città. Il teatro è passione: non si percepisce il confine fra la vita vera e il teatro. Sembra che le commedie di De Filippo continuino per strada. Si mangia in modo moderato ma di sfizio. Si apprezzano i piatti di sempre, cucinati con tradizione. La pasta e la pizza invece vengono consumate in quantità. Le ragazze sono paffute mentre in altre città aspirano ad assomigliare ai pali della luce. Gli uomini sono eleganti e le donne amano le tinte sgargianti. Il panorama è mozzafiato. La religiosità popolare si palpa. San Gennaro è puntuale con il suo miracolo il 19 settembre e altre due volte all'anno. Le persone sono benevole ma non sopportano i fanatismi. Appena qualcuno si sente importante il pernacchio è immediato. C'è intolleranza alla regola, mentre c'è la predisposizione all'amore. La leva per far lavorare i napoletani è la passione. I napoletani amano Napoli ma non gli amministratori della città e qualche ragione ce l'hanno. Gli intellettuali amano lo studio, parlano benissimo e ricordano ancora la ferita della repressione sanguinosa della repubblica del 1799 (complice Nelson). Chinchino Compagna è stato un repubblicano cattolico e ha lasciato un segno assieme a Gerardo Marotta con il suo Istituto per gli Studi Filosofici. La città è viva anche se molti napoletani la pensano morta.


venerdì 9 giugno 2017

Uscire dalla crisi


Bisognerebbe studiare nelle scuole il discorso che Benedetto XVI rivolse al mondo della cultura a Parigi il 12 settembre 2008. Un discorso che si conclude con una frase significativa: "Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura." La necessità di operare una sintesi di un argomento così vasto fa sì che ogni paragrafo meriti di essere letto accuratamente e meditato. Ratzinger parla di un passato che si riallaccia alla tarda romanità (Bendetto da Norcia nacque nel 480, quattro anni dopo la deposizione  dell'ultimo imperatore romano d'Occidente  Romolo Augustolo) eppure il suo discorso è di tale attualità da mettere a disagio alcuni dei presenti che si erano opposti alla citazione delle radici cristiane d'Europa nella stesura della costituzione europea (che non arrivò mai all'edizione definitiva). Ma non si tratta solo di una precisazione storica, Benedetto addita la via d'uscita dalla crisi attuale della cultura occidentale, prendendo spunto dall'atteggiamento di quei monaci. Per loro lo studio della parola era il modo di attingere al Verbo di Dio Gesù e il lavoro era la continuazione della creazione. " Del monachesimo fa parte - dice Benedetto XVI - insieme con la cultura della parola, una cultura del lavoro, senza la quale lo sviluppo dell’Europa, il suo ethos e la sua formazione del mondo sono impensabili. Questo ethos dovrebbe però includere la volontà di far sì che il lavoro e la determinazione della storia da parte dell’uomo siano un collaborare con il Creatore, prendendo da Lui la misura. Dove questa misura viene a mancare e l’uomo eleva se stesso a creatore deiforme, la formazione del mondo può facilmente trasformarsi nella sua distruzione."

mercoledì 7 giugno 2017

Cosa possono fare i cristiani?


Quando parlo della disgregazione morale ed economica provocata dall'oligarchia speculativa finanziaria, arriva la domanda di rito: cosa possono fare i cristiani? Le risposte nascono dalla fede. Gesù ha detto: senza di me non potete fare nulla. Innanzi tutto fiducia nella Provvidenza e pregare. La seconda risposta è che la vita dell'anima cristiana assomiglia a quella del corpo: ha bisogno di alimentazione. Oggi sappiamo tanto sulle diete, sui cibi adatti e sugli integratori... Siamo più o meno tonici, palestrati e col peso giusto (a cui aspiriamo invano). Viceversa la mia vita spirituale, prima di incontrare un santo, era in uno stato pietoso di denutrizione da Sahel (crisi alimentare e siccità). Ho bisogno dei consigli del medico (direzione spirituale e confessione),  del cibo ricostituente (l'Eucarestia), frequentare gli amici giusti (Gesù, lo Spirito Santo, Maria e i santi), avere una visione del mondo (lettura continua dei Vangeli e dei libri fondanti del cristianesimo, da Sant'Agostino a Joseph Ratzinger) con una solida cultura sociale adatta ai tempi. Con questa alimentazione sarò capace dell'impegno fondamentale del cristiano: saper voler bene ("da questo riconosceranno che siete miei discepoli"). Saper voler bene è un'arte che influisce nella vita familiare, nel mio lavoro e nel mio rapporto col mondo. E' un'arte che non si finisce mai d'imparare ma è quella che definisce lo stile di quel cristiano "popolo in cammino". Non occorre improvvisare subito partiti politici. Occorre lo stile di vita di Gesù, con l'aiuto di Gesù. Dopo di che la Provvidenza provvederà.

venerdì 26 maggio 2017

Lo Spirito Santo


Mi piace come nella Sacra Scrittura si parla dello Spirito Santo: al momento della creazione aleggia sulle acque ed è il protagonista dell'Annunciazione. Lo Spirito Santo dà vita e imprime una svolta nella vita degli uomini. Gli Atti degli Apostoli sono imbevuti di Spirito Santo. "E' parso bene allo Spirito Santo e a noi" (Atti 15,13) viene scritto dopo il primo concilio, quando si doveva decidere la linea di condotta con i pagani convertiti. Lo Spirito Santo fa intendere chiaramente a San Paolo dove non deve andare e dove deve fermarsi. E' il grande regista che governa la nascita della Chiesa secondo la promessa di Gesù. Maria è la sposa dello Spirito Santo e lo porta con sè facendo sobbalzare Giovanni Battista nel seno di Elisabetta che a sua volta è ispirata dicendo: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno" (Lc 1,42). Maria c'insegna ad ascoltare la Sua voce meditando nel proprio cuore gli avvenimenti e lo Spirito Santo prorompe in modo infuocato mentre gli Apostoli sono con Maria.
Sappiamo che lo Spirito Santo non è una divinità a sé ma è una persona divina in relazione col Padre e il Figlio. Ha un ruolo proprio. E' il dolce ospite dell'anima, colui che posso ascoltare nel momento della preghiera silenziosa e nel ringraziamento dopo la Comunione. Quanti errori avrei evitato ascoltando meglio lo Spirito Santo e quanto lo devo ringraziare per il percorso della mia vita. La prossima festa di Pentecoste è il momento di meditare queste cose assieme a Maria, il grande scrigno dello Spirito Santo.

giovedì 18 maggio 2017

Ora e nell'ora...


Non ricordo quando ho imparato l'Ave Maria. Ricordo invece che, in un periodo della vita in cui non mi consideravo più un cristiano, mi trovai sul sellino posteriore della Vespa di un pazzo che scendeva a tutta velocità da Cervinia stringendo le curve inclinandosi eccessivamente col rischio di cadere o sbattere frontalmente contro una macchina in salita. In quel momento recitai un'Ave Maria. La Madre dimenticata spuntava fuori nel momento del pericolo. Dopo un po' di tempo sono tornato a recitare l'Ave Maria, e poi il Rosario intero, fino a questi giorni del mese di maggio in cui avverto una particolare dolcezza nel pregare così e rifletto su ciò che dico. L'Ave Maria è un succedersi di complimenti alla Madonna tratti dal Nuovo Testamento e dal Concilio di Efeso ("Madre di Dio"). C'è una sola richiesta: "prega per noi peccatori ora e nell'ora della nostra morte"...  Ora e in quell'ora della morte. Mi colpisce il riferimento a quel momento e mi vengono in mente le immagini della Pietà così numerose in tutta la storia dell'arte: Maria che si china pietosamente sul Figlio morto. Ecco, io sto chiedendo questo: che Maria in quell'ora si chini su di me (su di noi) con lo sguardo amorevole della madre. Diceva Joseph Ratzinger che i santi svelano un particolare aspetto del volto di Dio. Maria ne svela il volto misericordioso: quello che si scorge nello sguardo di una madre addolorata. E' grande la Provvidenza di Dio che non si è limitato all'incarnazione ma ci ha dato una madre così cara, così femminile, che provvede ora e in quell'ora...

venerdì 12 maggio 2017

L'ultima speranza


Il quotidiano La Repubblica pubblica una statistica che rivela che un solo italiano su 25.000 ha usufruito della legge sulle unioni civili approvata definitivamente l'11 maggio 2016. Un'altra prova evidente che sia la politica che i mezzi di comunicazione spingono il Paese a porre l'attenzione su questioni marginali distraendo da quelle fondamentali come il lavoro, la povertà e tutto il resto... Chi è il regista di questa macchinazione? Come sosteneva Ettore Bernabei i circoli cultural-finanziari internazionali (leggi l'oligarchia finanziaria) esercitano un influsso mondiale che punta all'atomizzazione della società al fine di creare consumatori sciocchi e obbedienti. Va sradicata la famiglia, la religione e la cultura dei singoli paesi per garantire un'egemonia mondiale della grande finanza. Chi è abituato a percepire la realtà attraverso i mezzi di comunicazione a disposizione si può meravigliare di quest'analisi perché spesso ignora i motivi storici, culturali ed economici di questa situazione e perché gli stessi mezzi di comunicazione sono posseduti e pilotati dalla grande finanza che ha l'interesse di agire indisturbata. E' una nuova forma d'imperialismo che non rivela il volto feroce e totalitario, ma basta guardarsi intorno per rendersi conto che le tragedie di casa nostra, del Medio Oriente e del resto del mondo non sono frutto del caso o della natura. Che fare? "Senza di me non potete fare nulla" dice Gesù. L'unica cosa seria è svegliarsi dal torpore della tiepidezza e vivere di fede. La Provvidenza ci ha dato e continua a darci dei santi: basta seguirli. I cristiani hanno la linfa dello Spirito Santo.