giovedì 14 maggio 2020

La Comunione

“Mi spiego la tua ansia di ricevere ogni giorno la Santa Eucarestia, perché chi si sente figlio di Dio ha un imperioso bisogno di Cristo” (Forgia 830). Fra poco torneremo, in un modo o nell’altro, alla possibilità di assistere alla Santa Messa e di ricevere Gesù nella Comunione. Questo periodo travagliato ci ha consentito di riflettere sul nostro desiderio di ricevere Cristo. La consuetudine, un’inadeguata formazione religiosa, la cultura dominante e così via… ci hanno portati ad una concezione del cristianesimo come un semplice atteggiamento di bontà. Nell’epoca del selfmade man si è radicata l’idea che il cristiano è uno che è buono e fa il buono.
 Singolare è la risposta che dà Gesù al giovane ricco che lo interpella chiamandolo “maestro buono” (Marco 10). Gesù gli risponde: “nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio”. Non credo che Gesù abbia detto quella frase per santa pignolaggine. Se l’ha detta è per allontanarci dalla tentazione di pensare di essere buoni. Io non sono buono. Sono capace di qualsiasi cosa se Dio mi abbandona. Se voglio seguire la volontà di Dio ho bisogno del Suo aiuto. A san Paolo che si affliggeva perché faceva cose che non voleva, il Signore dice: “Ti basta la mia grazia”. La grazia è l’aiuto di Dio, un aiuto che viene dal di fuori di noi stessi anche se agisce nell’intimo della nostra coscienza.
Sento il bisogno di chiarire questo punto ora che stiamo nuovamente per accedere liberamente alla Messa e alla Comunione con Gesù. Un Dio che si dà da mangiare non è soltanto un Padre che ci raccomanda di essere buoni, è Cristo con cui mi devo identificare. Anche se mi pare ridicola l’idea che io mi possa indentificare con Gesù, devo desiderarlo, pur sapendo che è una meta irraggiungibile. Gesù scambiò il suo cuore con Santa Caterina da Siena e desidera farlo con ciascuno di noi e questa è una cosa diversa dal semplice desiderio di essere “buono”.
 Dio è altro da me. E’ vero che sono stato adottato come figlio suo, ma io sono un nulla rispetto a Lui ed è bene che questo mi sia ben chiaro. Gesù nell’Ultima Cena chiama “amici” gli apostoli e anche io sono nel numero, ma questa amicizia va coltivata. Questo è il mistero che circonda il cristiano che desidera di vivere in Dio come i pesci nell’acqua ma è appesantito dalle sue miserie e dalla distanza che c’è fra l’uomo e Dio. Il rapporto con Dio è la vita del cristiano, ma questo rapporto non è definibile a nostro piacimento ma dipende dalla sua grazia. Il cristiano è un “dipendente”, può essere anche un innamorato, ma c’è una dipendenza da Dio che non va dimenticata. Perciò c’è bisogno della preghiera, della Messa e della Comunione.
Sono verità fondamentali e ben conosciute ma sento il bisogno di ricordarle perché l’impegno di essere buono può essere traditore e farmi pensare che è qualcosa che decido da me. No. E’ il rapporto con Gesù che conta.

venerdì 8 maggio 2020

La Messa

“Senza la Messa Domenicale non possiamo vivere”. E’ la famosa testimonianza di martiri cristiani durante la persecuzione di Diocleziano nel 304. Mi è venuto in mente quest’episodio a proposito delle misure restrittive adottate dal governo italiano che ha vietato la celebrazione pubblica della Santa Messa per l’emergenza Coronavirus. Ci sono state delle proteste in proposito ma ho l’impressione che non siano state sufficientemente energiche e sentite dal popolo fedele. Diciamolo pure: mi pare che ci sia una differenza tra la fede di quei primi cristiani e quella che si vive oggi. 
 A me è caro l’insegnamento di San Josemaría, fondatore dell’Opus Dei, che attribuiva al normale laico cristiano “mentalità laicale e anima sacerdotale”. Altre volte diceva che dobbiamo essere “contemplativi in mezzo al mondo”. Lui stesso aveva un profondo senso mistico (“mettiti nelle piaghe di Cristo Crocifisso” scriveva in Cammino 288) perfettamente compatibile con la santificazione del lavoro ordinario e dei doveri quotidiani del cristiano normale.
 Ho l’impressione che vada ribadito questo insegnamento di San Josemaría.
 L’episodio di Marta e Maria nel vangelo è significativo. Marta non fa delle cose cattive, sta preparando da mangiare per Gesù e i discepoli, ciò non ostante Gesù la rimprovera lodando Maria che è ferma in ascolto del Maestro.
 Se Marta è considerata santa è perché ha seguito l’esempio della sorella Maria mettendo a frutto l’insegnamento di Gesù. Non ha senso quindi, da parte dei cattolici, dire: io mi attengo allo stile di Marta e mi dedico alla vita attiva. Marta è stata rimproverata. Si può essere invece dei contemplativi come Maria operando efficacemente.
 Padre Pio, San Francesco, Santa Caterina da Siena e altri santi sono stati dei mistici, portatori delle stimmate di Gesù, che hanno operato intensamente. Non c’è contraddizione fra contemplazione e azione. Viceversa, dedicandosi prevalentemente all’azione e trascurando l’identificazione con Cristo, si diventa superficiali e, alla fin fine, egoisti.
Perciò avere una sana mentalità laicale significa per il cristiano avere gli stessi sentimenti di Pio, di Francesco e di Caterina e nello stesso tempo sposare pienamente la propria condizione e lo stile di vita proprio di un laico.
Siamo circondati da una mentalità secolarizzata che dà importanza all’azione caritativa trascurando il desiderio di essere un altro Cristo. Devo reagire e continuare a chiedere a Gesù di darmi il Suo Cuore, come fece con Santa Caterina. Sono nulla, non so nulla, non posso nulla ma, grazie alla preghiera, posso essere un vero cristiano.

venerdì 17 aprile 2020

Felice come una Pasqua

“Felice come una Pasqua”. E’ un modo di dire per descrivere una persona  molto contenta. Ma, una volta tanto, il modo umano di esprimersi allude a qualcosa che non è solo umana. La Pasqua è la radice di ogni felicità. Almeno per il cristiano è così. Per farsi capire bene San Paolo afferma in modo scioccante che “se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede… Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.” Anzi ci aggiunge un carico da novanta dicendo “Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini…(e aggiunge) mangiamo e beviamo perché domani moriremo.” Vale la pena andarsi a rileggere il capitolo 15 della prima lettera ai Corinzi perché San Paolo dice molte altre cose per confermarci nella fede nella risurrezione di Cristo.
Il cristiano ha motivo di gioia, o di allegria, o di buon umore, o di visione positiva (diciamo come vogliamo) perché sa che questo mondo è creatura di Dio. E questo è il primo motivo.
Il secondo motivo è ancora più forte e profondo, ed è che Gesù è davvero risorto dai morti ed è la “primizia” cioè è il battistrada della nostra stessa risurrezione. Fede. E’ questione di fede. Tanto più aderiamo alla fede, tanto più saremo felici e non avremo paura né della vita né della morte e nemmeno del coronavirus.
Sappiamo bene che dobbiamo morire e che il dolore è un nostro compagno di strada ma Gesù ha vinto la morte e ha dato un senso al nostro dolore.
Perciò non è un optional essere felici come una Pasqua. Se non lo sono è per la mia stoltezza e superficialità.

sabato 11 aprile 2020

Il dolore e la gioia

L’atteggiamento del cristiano davanti alla sofferenza può essere quello coraggioso che fa dire: “benvenuto dolore, cosa sei rispetto a quello che ha provato Gesù? A Lui mi unisco per sopportarti anche se fai male”. Poi, e nella stessa persona, può apparire il momento di cedimento: “Basta Signore, non ce la faccio più”, semmai piangendo come un bambino. Nell’uno e nell’altro caso Gesù ci ha preceduto. Quando dice: “ Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!”, vuol dire che avverte un cedimento, anche se la volontà resiste (sia fatta la Tua volontà). Fortezza e cedimento fanno parte della nostra storia e il bello è che è una storia che ha Gesù per compagno.
Ieri c’è stato il Venerdì Santo. Al nero della morte di Cristo si aggiunge il nero delle nostre sofferenze. Si vive il momento più nero. Il Sabato Santo che non ha liturgia è come il tempo sospeso in attesa che la Verità si riveli. La verità è che la sofferenza per amore è feconda, che sarà asciugata ogni lacrima, che la gioia è possibile e ci sarà.
Ringrazio Dio del dono di Gesù Cristo. Che sarebbe la mia vita senza di Lui. Posso essere consapevole del mio nulla mentre ascolto i Suoi suggerimenti, mentre mi arriva dalle mani di Sua Madre il conforto giusto per vivere secondo Dio. Santa Caterina era innamorata di Gesù (Gesù dolce, Gesù Amore: erano le parole con cui concludeva le sue lettere) e i santi sono degli apripista. Domani festeggeremo la Risurrezione assieme ai santi, ai nostri amici e alle persone morte a cui abbiamo voluto bene. La gioia è possibile, la gioia è sicura.

lunedì 6 aprile 2020

L'arte della convivenza

In questo periodo ognuno di noi è chiamato a praticare una particolare virtù che si potrebbe definire “l’arte della convivenza”. Tutti stiamo molto più tempo a contatto con i componenti del nostro nucleo familiare, accorgendoci sempre più dei loro difetti e abituandoci alle loro virtù, tanto da darle per scontate e invisibili.
Su questo tema non penso di essere un maestro ma ho conosciuto dei maestri e ne voglio accennare, a rischio di dire cose ovvie… Chiamare quest’attitudine “arte” già può essere fuorviante perché l’arte presuppone un impegno personale, e invece in questo caso si tratta di un’arte che sconfina col divino,  che è l’arte del saper voler bene. Ho conosciuto tante persone che sono un modello in questo campo ma una in particolare mi ha trasmesso molto e ha inciso sostanzialmente nel mio atteggiamento verso gli altri. La prima volta che incontrai San Josemaría Escrivá avevo 19 anni ed ero ansioso di conoscere colui che tutti chiamavano “il Padre”. Rimasi sconcertato perché, pur essendo noi una trentina di persone, il Padre stabilì subito un clima di naturalezza, di famiglia, senza alcun aspetto cerimonioso o artificiale. Il Padre era un padre talmente contento di stare con i suoi figli da scherzare con un buon umore straripante  e guardando ognuno come un tesoro inestimabile. Alla fine dell’incontro avevo le lacrime agli occhi ma non sapevo se erano di commozione davanti alla fede tangibile del Padre o per le risate incontenibili. Quell’incontro è restato come un punto fermo nella mia memoria e ha definito in me qual è l’atteggiamento di un cristiano rispetto alle persone che ha intorno. Per il Padre era evidente che ognuno di noi era un capolavoro di Dio, che avevamo doti che ci consentivano di fare qualsiasi cosa, ed eravamo meritevoli di tutto l’affetto di questo mondo (senza smancerie, va precisato). Io ero abituato all’atteggiamento napoletano naturalmente benevolo e divertito nel trattare gli altri ma qui era un’altra cosa, c’era la fede che vedeva “scorrere nelle nostre vene lo stesso sangue di Gesù”. E’ un’espressione che lo stesso Padre usò per spiegare quanto bene ci volesse. Siamo di fronte alle virtù teologali della fede e dell’amore e allora è chiaro che ci vuole l’aiuto di Dio e parlare di arte significa eventualmente aggiungere quel pizzico di originalità proprio di ciascuno, ma, sia chiaro, la forza proviene dall’aiuto di Dio.
Siamo entrati in un clima soprannaturale ma è bene chiarire che noi non siamo buoni (come Gesù stesso precisò includendo se stesso)  ma è il Signore che ci aiuta ad essere buoni, perciò è necessario partire da qui.
Certo ci sono persone simpatiche che per carattere ti rendono la vita gradevole senza mettere in ballo la fede e l’amore, ma è chiaro che c’è un limite. Se non c’è l’amore incondizionato si resta sempre in una zona limitata e circoscritta. I santi lo testimoniano: erano uomini di Dio che agivano per conto di Dio, mai dei semplici operatori sociali.
Ora che è chiaro con quale amore dobbiamo guardare gli altri, osserverei che non possiamo amare una persona se non ne abbiamo stima. Se la convivenza diventa difficile (può trattarsi della moglie, di un genitore, di un fratello, ecc…) conviene fermarsi a considerare le sue virtù, rendendosi conto che, se sta lì, vuol dire che merita la mia considerazione per tanti motivi. E’ un punto importante. Non devo disprezzare nessuno ma vederne le qualità. San Josemaría diceva scherzando che gli estranei considerano uno sporcaccione il bambino che si mette le dita nel naso, mentre sua madre pensa: diventerà un ricercatore… Ognuno ha la sua personalità e condizionamenti: lo sguardo d’insieme su di lui (o lei) mi aiuta ad accettarlo così com’è. Accettare, accogliere, questo è il punto. Per correggere c’è tempo…
Per essere sicuri che il rapporto con una persona sia buono, oltre alle considerazioni teologiche, un test è significativo. Rido con quella persona? Scherzo con lei? Il rapporto è disteso? O bisogna puntualizzare ogni cosa, complicando inutilmente il rapporto?
Naturalmente da parte mia devo essere sereno e, possibilmente di buon umore, anche se la mattina, da solo, ho pianto pensando che non ce la faccio più ad andare avanti. La serenità e l’accoglienza dipendono da me e ci devono essere, altrimenti tutto è inutile. Più che tante doti, la serenità è il contesto indispensabile con cui mi rapporto con gli altri. Saper volare alto sopra le asperità della convivenza senza impigliarmi nelle cime degli alberi.. Non a caso si dice “sorvolare”. Perciò, oltre alla fede e l’amore di fondo, la gerarchia delle virtù prevede: serenità e stima.
Mi sembrano ridicole queste regolette sovrapposte ma è necessario ripeterle  perché a volte i rapporti umani si deteriorano mentre si trascurano queste fondamentali regole della buona convivenza.
Valorizzare gli altri. Assieme alla stima va l’incoraggiamento a compiere grandi piccole imprese: tentare un concorso, intraprendere un itinerario professionale impegnativo o semplicemente migliorare in qualche virtù. Ricordo ancora la voce di san Josemaría quando dice in spagnolo: “tú que tienes un corazón grande, una cabeza imponente”. Tu che hai un grande cuore, un’intelligenza eccezionale…
Saper festeggiare. L’impegno sì, ma la festa fa parte delle esigenze dell’animo umano. Festeggiare qualcuno è un modo solido per dimostrare che ci vogliamo bene.
Essere servizievoli. Non ci sono compiti indegni per noi. Dobbiamo essere pronti a lavare per terra, andare a fare commissioni, scendere in farmacia.
Quando qualcuno è malato deve sentire il calore della comprensione. Il malato ha bisogno di essere curato ma anche capito, senza capricci o stranezze, ma va capito e fiancheggiato. Non si cura la malattia, si cura una persona..
Se abbiamo il dovere di correggere dobbiamo pensare che la correzione sarà efficace nella misura in cui la persona si sente amata. Con San Josemaría le correzioni venivano accolte con gioia perché era chiaro che ti voleva un bene dell’anima. 
Ognuno di questi capitoletti equivarrebbe ad un trattato, ma la sintesi può servire…

domenica 29 marzo 2020

Il dolore

Per un po’ di tempo non ho scritto nulla perché il 10 febbraio mi hanno sostituito la valvola aortica, un’operazione ormai di routine ma che comporta una lunga convalescenza. Come sempre, la sofferenza e le umiliazioni (il paziente “oggetto") non sono mancate ma, come sempre, le sofferenze e umiliazioni avvicinano a Cristo. Mi è capitato  di riflettere su questa pedagogia anzi questo stile di Dio. La mangiatoia dove fu deposto Gesù, che è diventata un simbolo poetico,  in realtà, diciamolo pure, faceva schifo anche se san Giuseppe l’avrà sistemata nel miglior modo possibile. La via Crucis è uno spettacolo angosciante e le parole di Gesù in un bel contesto campestre sono state: “beati quelli che piangono…” con quel che segue. Insomma seguire Gesù significa una gran bella cosa nel cuore e nella testa ma anche un percorso sconveniente da un punto di vista umano. Eppure è innegabile la felicità dei santi. Nei mistici  è particolarmente evidente: Santa Caterina da Siena rifiutava di mangiare tanta era la gioia di stare unita al suo Sposo, mentre da un punto di vista pratico ha fatto per la sua epoca più dei politici suoi contemporanei. Basti pensare al ritorno del Papa da Avignone a Roma: una decisione difficile sostenuta soprattutto dal carisma della Santa. Sofferenza e gioia, morte e vita. Entrare in questo mistero aiuta a capire il senso del nostro passaggio sulla terra.
L’uomo istintivamente va alla ricerca di benessere materiale, di soddisfazione di ogni suo appetito. Il Signore da parte sua fa maturare la coscienza fino a capire che il sacrificio di sé per amore è l’unica via per una vita umana felice. L’incontro col dolore e l’umiliazione per un cristiano è essere ammessi ad accompagnare Gesù sulla Croce e quindi partecipare delle gioie della Risurrezione. Stranamente dove sembra che la vita venga stoppata ne esce invece purificata capace di riconoscere le vere gioie di Dio.
Il dolore è sempre dolore, il dolore fa male, ma viene riscattato dall’unirsi a Cristo. In questi giorni di ospedale, quando la testa non è tanto lucida, mi hanno aiutato due punti fermi: Gesù e Sua Madre, basta. Il dolore restava dolore ma era accompagnato, aveva un valore. Spero che il tempo che mi resta da vivere, gran regalo del Signore, sia impegnato in cammini di dono di sé, di cammini d’amore. Ciò che conta è essere innamorati. Voler bene è l’unica cosa che vale. Il finanziere Soros e i suoi colleghi fanno una figura meschina di fronte a una madre di famiglia che si prodiga e sa amare. Il primo fa notizia, la seconda fa la Storia con la S maiuscola.
Sono tornato a casa e ho trovato la situazione ben descritta dai mezzi di comunicazione. Un evento epocale che ci riunisce tutti in un'unica situazione e destino. La preghiera di Papa Bergoglio da San Pietro del 27 marzo è stata una scena indimenticabile con più quadri che restano incisi nella memoria. Per me resta il profilo di Gesù in primo piano mentre accanto la pioggia cade copiosa. Ancora lo stesso messaggio. Il Signore soffre con noi un dolore che sembra totale, anche il cielo piange. Ma verrà la risurrezione, torneremo a ridere, tornerà il sole. Ma non saremo gli stessi di prima. Saremo più saggi, più comprensivi, meno attaccati alle cose materiali, con più fede in Dio.

lunedì 3 febbraio 2020

Prima dell'intervento

Alla vigilia di un intervento chirurgico al cuore (10 febbraio) rendo conto di alcune riflessioni:

Il principale incontro della mia vita è stato con San Josemaría Escrivá. E’ stato come spalancare un portone che introduce all’intimità con Dio. Prima, almeno questa è la mia impressione, non avevo capito niente. La testimonianza del Padre (così lo chiamavamo) era che il rapporto con Dio è un’avventura d’amore, di allegria e di poesia. La sua vita contemplativa era affascinante. Si capiva che il rapporto con Dio può sembrare pesante solo se è distante. Invece più ti avvicini a Lui più il cuore si riempie di gioia e si apre agli altri.
 Mi sembra meschina la vita che avrei vissuto senza questa luce e questo calore. Resta il desiderio di trasmettere agli altri questa esperienza e dire “non vi fate suggestionare dall’egoismo predicato dalla cultura dominante. Non andate appresso ai soldi a tutti i costi e alle carriere brillanti, a quella che vien chiamata la “propria realizzazione””. La vera realizzazione è saper amare: un’arte che non s’impara mai definitivamente. Siamo tutti apprendisti dell’amore. Perciò mi piace Napoli, la Sicilia e, in generale, il Sud: lì la cultura sterilizzante del curare esclusivamente i propri interessi è arrivata in modo mitigato. Certamente in quelle terre non mancano esempi di malavita ma le persone buone lo sono davvero. Lì trovi il senso dell’ospitalità, del valore del tempo passato con gli amici, i grandi gesti di generosità. Chiaramente il problema non è la latitudine ma la capacità di non farsi influenzare dalla cultura individualista che spinge a cercare solo i propri interessi.
Il fuoco originario del vero amore è Gesù. Proprio oggi riflettevo sulla esplosione dell’amore di Dio che scoppia nell’Ostia consacrata. L’Amico che muore per darsi da mangiare, come predisse Gesù creando scandalo e sconcerto. Con un Dio che vive i misteri dolorosi per poi arrivare ai gloriosi, quante cose s’imparano per vivere in modo radioso, poetico. I santi sono stati poeti. Lo erano San Francesco, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa… tutti. E lo era San Josemaría che, arrivato a settant’anni, scherzava dicendo “trovatemi un vecchietto della mia età che vi parli d’amore come faccio io”. Le sue omelie sono un capolavoro di letteratura pur essendo prive di orpelli letterari. Le registrazioni delle sue tertulie con migliaia di persone sono uno spettacolo di comunicazione religiosa: divertenti e piene di contenuti.
Tutti alla fine della vita, e alcuni prima, dobbiamo passare per i misteri dolorosi e per l’orazione di Gesù nell’Orto degli ulivi, ma dopo vengono i misteri gloriosi pieni di fecondità e di vita. 
Con quest’animo mi preparo all’intervento e scrivo queste cose per ringraziare tante persone che, invece di curare esclusivamente i loro problemi, si stanno dimostrando vicine oltre ogni aspettativa.

martedì 28 gennaio 2020

Il rapporto con Dio

L’inizio di un anno nuovo è sempre occasione di riflessione. Il bisogno di festeggiare il Capodanno in forma più o meno collettiva e rumorosa ha un valore catartico, come se ci si volesse liberare delle scorie dell’anno vecchio per intraprendere con purificato slancio l’anno nuovo.
 Per me gli anni passati sono abbastanza per fare un bilancio e la domanda che mi pongo è come sarebbe stata la mia vita se non avessi detto sì al Signore, se non avessi abbracciato con totale dedizione il cristianesimo (salvo un carico di lacune e tradimenti pratici).
 La domanda è: perché non si capisce immediatamente che la vita di un cristiano è di gran lunga più felice di quella di una persona che ignora Dio?
 Credo che sia facile capire che la vita senza Dio è infelice. Resto in balia di me stesso, dei miei stati d’animo, del mio egoismo. La frase di Sant’Agostino rimane come simbolo: “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.
  Certo si può obiettare che chi sa amare vive uno stato di grazia. Papa Benedetto nella Spe Salvi giunge a scrivere questa frase “Quando uno nella sua vita fa l’esperienza di un grande amore,  quello è un momento di redenzione”. La parola redenzione in bocca a Ratzinger ha un valore chiaro: un rapporto immediato e filiale con Dio. La conclusione è che chi ama lascia che la forza di Dio operi in lui, sia che faccia professione di fede cristiana che non la faccia. San Paolo è così esplicito da arrivare a dire che la fede senza l’amore è morta. Resta comunque la conclusione che chi resta in balìa di se stesso naviga in cattive acque.
Perché allora la felicità di chi crede in Dio non è sempre evidente? Una bambina, all’uscita di una chiesa dove aveva visto tutti seri, chiese alla mamma: “Ma gliel’hanno detto che Gesù è risorto?”. Nietzsche da parte sua diceva: ”Crederò nel Salvatore quando vedrò i cristiani con la faccia dei salvati”.
  Credo che occorra superare l’idea che per aderire alla chiamata di Gesù basti un generico sì, scelgo la casacca del cristiano. Il rapporto con Dio non è una casacca, un club o un partito. Il rapporto con Dio deve essere stretto. Più stretto è meglio è. Un faro sono i mistici. Santa Caterina che firma le sue lettere con “Gesù dolce, Gesù amore”. Santa Teresa d’Avila imprenditrice del suo ordine e poetessa “Muero porque no muero..”. San Francesco che nel Cantico delle Creature spalanca il nostro cuore. Questo è il mio punto d’arrivo e ci arriverò solo se lascio operare la grazia di Dio in me senza mettere ostacoli. Un continuo alimento spirituale attraverso i sacramenti e la preghiera, evitando l’unica cosa che so fare da me: mettere barriere fra me e Dio.

Trump alla marcia per la vita del 24 gennaio

Marcia per la vita 2020, Testo integrale di Trump
Grazie mille e grazie, Jeanne. È per me un profondo onore essere il primo presidente della storia a partecipare alla Marcia per la Vita. [applausi] Siamo qui per un motivo molto semplice: difendere il diritto di ogni bambino, nato e non nato, a realizzare il potenziale che Dio gli ha dato. [applausi] 
Per 47 anni, gli americani di ogni provenienza hanno viaggiato da tutto il paese per difendere la vita.  
E oggi, come Presidente degli Stati Uniti, sono davvero orgoglioso di essere qui con voi. [applausi]
Voglio dare il benvenuto a decine di migliaia di studenti delle scuole superiori e dei college – questo è un tremendo afflusso – che hanno fatto lunghi viaggi in autobus per essere qui nella capitale della nostra nazione. E per farvi sentire ancora meglio, ci sono decine di migliaia di persone all’esterno che abbiamo incrociato entrando. Se qualcuno volesse rinunciare al suo posto, possiamo trovare una soluzione.
Abbiamo un enorme gruppo di persone all’esterno. Migliaia e migliaia di persone volevano entrare. Questo è un grande successo. [applausi]
I giovani sono il cuore della Marcia per la Vita. Ed è la vostra generazione che sta facendo dell’America la nazione pro-famiglia, pro-vita. [applausi]
Il movimento della vita è guidato da donne forti, leader di fede stupefacenti e studenti coraggiosi che portano avanti l’eredità di pionieri prima di noi che hanno combattuto per sollevare la coscienza della nostra nazione e sostenere i diritti dei nostri cittadini. Voi a bbracciate le madri con cura e compassione. Voi siete fortificati dalla preghiera e motivati dal vostro amore disinteressato. Voi siete grati e noi siamo così grati – queste sono persone incredibili – da essere raggiunti dal segretario Alex Azar (segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli USA, ndr)  e Kellyanne Conway (consigliera del Presidente Trump). [applausi]
E grazie anche ai senatori Mike Lee e James Lankford che sono qui. Grazie, ragazzi. E ai rappresentanti Steve Scalise, Chris Smith, Ralph Abraham, Warren Davidson, Bob Latta, John Joyce, Lloyd Smucker, Brian Fitzpatrick e Brad Wenstrup. Grazie a tutti. Devo dire – e lo guardo, e lo vedo esattamente – che abbiamo molti più politici tra il pubblico. Ma se non vi dispiace, non li presenterò tutti.
Tutti noi qui comprendiamo una verità eterna: ogni bambino è un dono prezioso e sacro di Dio. Insieme, dobbiamo proteggere, custodire e difendere la dignità e la santità di ogni vita umana. [applausi]
Quando vediamo l’immagine di un bambino nel grembo materno, intravediamo la maestà della creazione di Dio. Quando teniamo un neonato tra le braccia, conosciamo l’amore infinito che ogni bambino porta alla famiglia. Quando guardiamo un bambino crescere, vediamo lo splendore che irradia da ogni anima umana. Una vita cambia il mondo – dalla mia famiglia, e posso dirvi, vi mando amore, e vi mando un grande, grande amore – e fin dal primo giorno in carica, ho intrapreso un’azione storica per sostenere le famiglie americane e per proteggere i nascituri. [applausi]
E durante la mia prima settimana in carica, ho ripristinato e ampliato la Mexico City Policy (la  politica del governo degli Stati Uniti che blocca i finanziamenti federali statunitensi per le organizzazioni non governative che forniscono servizi per l’aborto o consulenza sull’aborto, ndr) e abbiamo emanato una regola fondamentale a favore della vita per disciplinare l’uso dei fondi dei contribuenti del Titolo X. Ho notificato al Congresso che avrei posto il veto a qualsiasi legislazione che indebolisca la politica a favore della vita o che incoraggi la distruzione di vite umane. [applausi]
Alle Nazioni Unite ho chiarito che i burocrati globali non hanno il diritto di attaccare la sovranità delle nazioni che proteggono la vita innocente (quando l’ONU non fornisce aiuti ai Paesi del terzo mondo se non adottano leggi a favore dell’aborto, ndr). I bambini non nati non hanno mai avuto un difensore più forte alla Casa Bianca. [applausi]
Come ci dice la Bibbia, ogni persona è fatta meravigliosamente. [applausi]
Abbiamo intrapreso un’azione decisiva per proteggere la libertà religiosa – così importante – la libertà religiosa è stata attaccata in tutto il mondo e, francamente, è stata attaccata in maniera molto forte nella nostra nazione. Voi la vedete meglio di chiunque altro. Ma noi la stiamo fermando. E ci stiamo occupando di medici, infermieri, insegnanti e gruppi come le Piccole sorelle dei poveri (l’ordine delle suore che sta combattendo giuridicamente, fino all’alta corte degli Stati Uniti, per il diritto di non pagare i contributi a favore della contraccezione e aborto come previsto da Obama, ndr) . [applausi]
Stiamo preservando l’adozione basata sulla fede e per sostenere i nostri documenti di fondazione, abbiamo nominato 187 giudici federali, che applicano la consultazione per iscritto, tra cui due fenomenali giudici della Corte Suprema – Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. [applausi]
Stiamo proteggendo i diritti degli studenti pro-vita alla libertà di parola nei campus universitari. E se le università vogliono i dollari dei contribuenti federali, allora devono sostenere il loro diritto al Primo Emendamento di dire quello che pensano. E se non lo faranno, pagheranno una grossa sanzione finanziaria, che non saranno disposte a pagare. [applausi]
Purtroppo, l’estrema sinistra sta lavorando per cancellare i diritti che ci sono stati dati da Dio, per chiudere gli enti di beneficenza basati sulla fede, per bandire i leader religiosi dalla piazza e per mettere a tacere gli americani che credono nella santità della vita. Mi danno la caccia perché io combatto per voi e noi combattiamo per coloro che non hanno voce. E vinceremo perché sappiamo come vincere. Tutti noi sappiamo come vincere. Tutti sappiamo come vincere. Tu hai vinto per molto tempo. Avete vinto per molto tempo.
Insieme, siamo la voce dei senza voce. Quando si tratta di aborto – e lo sapete, avete visto cosa è successo – i democratici hanno abbracciato le posizioni più radicali ed estreme prese e viste in questo Paese per anni e decenni, e si può anche dire, per secoli.
Quasi tutti i principali Democratici al Congresso ora sostengono l’aborto finanziato dai contribuenti fino al momento della nascita. L’anno scorso, i legislatori di New York hanno applaudito con gioia all’approvazione di una legislazione che consentirebbe di strappare un bambino dal grembo materno fino al parto.
Poi, abbiamo avuto il caso del governatore democratico nello stato della Virginia, il Commonwealth della Virginia. E noi amiamo il Commonwealth della Virginia, ma cosa sta succedendo in Virginia? Che cosa sta succedendo? Il governatore ha dichiarato che avrebbe giustiziato un bambino dopo la nascita. Ricordate questo.
I Democratici del Senato hanno persino bloccato la legislazione che avrebbe dato assistenza medica ai bambini che sopravvivono ai tentativi di aborto. Ed è per questo che ho invitato il Congresso – due dei nostri grandi senatori qui, tanti dei nostri membri del Congresso qui – a difendere la dignità della vita e ad approvare una legislazione che vieti l’aborto tardivo (late-term abortion, ndr) dei bambini che possono sentire dolore nel grembo materno. [applausi]
Quest’anno, la Marcia per la Vita celebra il 100° anniversario del 19° emendamento, che ha sancito per sempre il diritto di voto delle donne negli Stati Uniti e sancito dalla Costituzione degli Stati Uniti. Un evento così grande. Oggi, milioni di donne straordinarie in tutta l’America stanno usando il potere del loro voto per lottare per il diritto e tutti i loro diritti, come indicato nella Dichiarazione d’Indipendenza – è il diritto alla vita. [applausi]
A tutte le donne qui presenti oggi, la vostra devozione e la vostra leadership sollevano la nostra intera nazione e vi ringraziamo per questo. Le decine di migliaia di americani riuniti oggi non solo si battono per la vita – è proprio qui che si battono così orgogliosamente insieme. E voglio ringraziare tutti per questo. Voi vi battete per la vita ogni giorno. Voi fornite alloggio, istruzione, lavoro e assistenza medica alle donne che servite. Trovate famiglie amorevoli per i bambini che hanno bisogno di una casa per sempre. Ospitate docce per le mamme in attesa. Fate – fate in modo che la missione della vostra vita sia quella di aiutare a diffondere la grazia di Dio.
E a tutte le mamme qui presenti oggi, vi celebriamo e dichiariamo che le madri sono degli eroi. La vostra forza, la vostra devozione e la vostra spinta sono ciò che alimenta la nostra nazione. Grazie a voi, il nostro Paese è stato benedetto da anime straordinarie che hanno cambiato il corso della storia umana.
Non possiamo sapere cosa otterranno i nostri cittadini non ancora nati. I sogni che essi immagineranno. I capolavori che creeranno. Le scoperte che faranno. Ma sappiamo questo: ogni vita porta amore in questo mondo. Ogni bambino porta gioia a una famiglia. Ogni persona vale la pena di essere protetta.
E soprattutto sappiamo che ogni anima umana è divina e ogni vita umana, nata e non nata, è fatta a immagine e somiglianza di Dio Onnipotente. [applausi]
Insieme, difenderemo questa verità in tutta la nostra magnifica terra. Libereremo i sogni del nostro popolo. E con ferma speranza, attendiamo con ansia tutte le benedizioni che verranno dalla bellezza, dal talento, dallo scopo, dalla nobiltà e dalla grazia di ogni bambino americano.
Voglio ringraziarvi. Questo è un momento molto speciale. È così bello rappresentarvi. Vi amo tutti. E dico con vera passione, grazie, Dio vi benedica, e Dio benedica l’America. Grazie a tutti voi. Grazie a tutti. [applausi]

giovedì 9 gennaio 2020

La mangiatoia

Cosa mi rimane a conclusione del periodo natalizio? Qualcosa, anche se avrei desiderato meditare e capire meglio.
Quest’anno mi è rimasta in mente una parola: la mangiatoia. Il Bambino è stato deposto dove mangiano gli animali. Ci può essere una nascita più modesta? Che messaggio vi è contenuto?
Stavolta mi sembra di aver capito che se Dio fatto uomo nasce così in basso anch’io devo imparare a considerarmi uno zero. “Senza di me non potete fare nulla” dice Gesù. Senza Dio produco solo foglie, carta da imballaggio. Devo capire che chi opera in me è soltanto la grazia di Dio, io non devo fare altro che assecondarla.
E’ un pensiero molto confortante. Richiama quell’esortazione di Gesù “non vi affannate”. “ Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre”. (Matteo 6).
D’altra parte la parabola delle vergini stolte è un invito a stare vigilanti e quella dei talenti è un esortazione a darsi da fare. Ecco allora la miscela esplosiva: essere in missione per conto di Dio ma lasciar fare a Lui. Avere come orizzonte il mondo intero ma sapendo di essere un nulla. Non a caso il classico matto pensa di essere Napoleone. Io devo convincermi di non essere Napoleone, ma nemmeno una frazione di Napoleone. Devo capire che sono uno che merita di giacere dove mangiano gli animali. Allora farò cose grandi perché chi agirà in me è la potenza di Dio.

domenica 15 dicembre 2019

O presepe

Papa Francesco in occasione della sua visita a Greccio ha scritto una dolce lettera sulla devozione del presepe che risale direttamente a San Francesco. Consiglio vivamente di leggerla: si trova facilmente sul web.
La consuetudine di preparare il presepe è estesa in tutto il mondo ma trova a Napoli un suo speciale radicamento. Edoardo De Filippo ha scritto una tenera commedia che tanti conoscono, Natale in casa Cupiello, in cui si confrontano due mondi. Quello dell’anziano Lucariello fatto di tradizioni, di unione familiare pur in mezzo alle immancabili asprezze derivate dalla convivenza (il figlio viziato e dispettoso che dice: “nun me piace ‘o presepe”) e, in contrapposizione, il mondo moderno in cui si agitano nuove esigenze di felicità egoistiche che generano tradimenti e fratture familiari. Lucariello (pur un mezzo a piccoli contrasti con la moglie che non sa fare il caffè ma resta la regina della frittata di cipolle) è intento a preparare con impegno il suo presepe mentre intorno si svolge una tragedia di cui non si rende conto: la figlia vuole mandare all’aria il matrimonio e vuol vivere col suo amante, generando tensioni terribili. Quando finalmente Lucariello si accorge del dramma intorno a lui, ne muore. Lo consola il figlio scapestrato che finalmente ammette: “me piace ‘o presepe”.
Vorrei ribadire che anche a “me piace ‘o presepe”. Mi piace il Natale e non lo trovo affatto una festa ormai paganizzata: intanto continua a chiamarsi Natale il che vuol dire che qualcuno è nato. Che poi questo qualcuno sia Dio in persona sta alla nostra fede crederlo: una fede sempre mancante, anche la mia, per cui non mi posso lamentare; posso invece pregare.
Quando si tentò di scrivere la costituzione europea ci fu chi si rifiutò di fare riferimento alle radici cristiane d’Europa. Andreotti senza scomporsi osservò che, comunque, la data bisognava metterla, e la data segna gli anni che ci separano dal Natale di Gesù…
 Tante luminarie rappresentano la continuità con la luce che “avvolse i pastori” (Luca 2,9) e con la luce della stella che guidò i Re Magi. Perciò quando vedo le strade illuminate con decorazioni particolari o il palazzo della Rinascente con una cascata di luci, penso che quelle luci sono la continuazione delle luci che attraggono i pastori e guidano i Re Magi: non stanno lì a caso.
 Tutti, pastori e Magi, portano regali e noi ci scambiamo doni per questo. La consuetudine di farsi i regali viene da lì: ce li scambiamo fra di noi ma in realtà sono un omaggio all’amore del Bambino. Scambiarsi doni è il massimo della festa, vuol dire che ritorniamo alla nostra vocazione originaria dell’amore.
I Magi sono costanti e determinati finché non raggiungono la meta, i pastori vanno “senz’indugio” come dice San Luca (2,9) cioè di fretta, così com’era andata Maria a trovare la cugina Elisabetta. Questa determinazione e questa fretta m’insegnano cos’è che conta davvero.
Ho vissuto dieci begli anni a Milano e ricordo che il verbo più usato era ed è: “scappare”. Devo “scappare”. Ma dove scappo? E da cosa scappo? Ecco: i pastori, i Magi e Maria mi fanno capire a cosa tende la fretta vera: cosa vale davvero la pena. Troppe volte sento il bisogno di correre o distrarmi o divertirmi: tutti verbi che alludono al distacco da ciò che ho intorno. Il Natale m’insegna a vedere la profondità delle cose, il significato a cui i fatti e le situazioni alludono. Il Bambino non è solo un bambino, i doni non sono oggetti: sono un riflesso del mio cuore; le luci sono quelle che devono illuminare la mia mente distratta.
Come osserva il Papa, anche la rappresentazione di scene di vita ordinaria nel presepe ricorda il divino nascosto nella mia vita di ogni giorno di cui mi devo accorgere. Soprattutto i presepi napoletani sono ricchi di osterie, mercanzie, scene di vita campagnola, uomini che giocano a carte, massaie dentro le case che sbrigano faccende, luci che fanno intravedere l’interno accuratissimo degli appartamenti, negozi sovrabbondanti di generi alimentari, ponticelli, cascate. Non sono un’evasione di ciò che avviene nella santa grotta ma indicano come la vita di tutti i giorni è contemporanea al divino, non gli è estranea. 
A loro volta i personaggi che circondano la Grotta sono una lezione per me. Non pensano a se stessi ma emettono radiazioni d’amore cominciando da Maria e Giuseppe. Persino il personaggio classico di Benino, il pastore che dorme, mi ricorda la mia incapacità di accorgermi della grandezza dei disegni di Dio e mi sollecita a svegliarmi.
Ben venga il Natale di un Dio deposto in una mangiatoia che chiede solo la mia attenzione.
Mi piace il Natale e “me piace ‘o presepe”.
Giorgio Del Lungo ha disegnato il bue e l’asinello che cantano “Silent Night”

domenica 8 dicembre 2019

Ricordi

In questo periodo sto incontrando alcuni amici e amiche d’infanzia o di gioventù. Mi rendo conto che la mia memoria, come capita a tutti, non è geometrica: gli episodi più lontani sono vicini mentre sbiadisce il ricordo di avvenimenti più recenti. A dire il vero non è soltanto uno scherzo della memoria ma sono i ricordi che coinvolgono il cuore ad avere la priorità. Mi ricordo lucidamente i momenti in cui era il cuore a essere in ballo …
Ora che vivo una vita di fede accomuno il ricordo di tanti giovani di allora in una specie di comunione dei santi. Voglio trasmettere a loro l’energia positiva della preghiera. Nello stesso tempo il cuore si intenerisce pensando alle tante chiacchierate e avventure passate insieme. Sento un debito di gratitudine verso di loro: un dovere di ricordarli davanti a Dio.
Come ho già scritto, recentemente al festival d’Autunno di Catanzaro, ho ascoltato Mogol che raccontava come erano nate le parole di alcune canzoni di Lucio Battisti. Ha spiegato che era innamorato con cuore da bambino di una piccola delle elementari dalle guance rosse e un anno in più d’età … poi la storia cresce con gli anni e vien fuori l’immagine di un mare che diventa nero a causa di una perdita di petrolio laddove prima si poteva scorgere anche un sassolino sul fondo. Poi il poeta si ferma a cantare l’angoscia per il destino della ragazza che si allontanava da lui con altre storie d’amore. L’incanto è per le immagini dei ricordi lontani:
Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi
Le tue calzette rosse
E l'innocenza sulle gote tue
Due arance ancor più rosse
Ma ti ricordi l'acqua verde e noi
Le rocce e il bianco fondo
Di che colore sono gli occhi tuoi?
Se me lo chiedi non rispondo
Oh mare nero, oh mare nero, oh mare ne
Tu eri chiaro e trasparente come me
Le biciclette abbandonate sopra il prato e poi
Noi due distesi all'ombra…
Ma ti ricordi le onde grandi e noi
Gli spruzzi e le tue risa…
Oh mare nero, oh mare nero, oh mare ne
Tu eri chiaro e trasparente come me
Il sole, quando sorge, sorge piano e poi
La luce si diffonde tutto intorno a noi
Le ombre di fantasmi della notte
Sono alberi e cespugli ancora in fiore
Sono gli occhi di una donna ancora pieni d'amore.
Tagliare i versi più erotici, come ho fatto, può sembrare uno sciocco moralismo ma nel mio cuore pesano maggiormente i momenti incantati dello stare insieme, nell’amore e nell’amicizia. Ricordo le avventure con un amico in Calabria, prima da bambini, poi da pescatori subacquei. Ora lui è in cielo e i suoi figli li sento miei. Oppure i sogni sul nostro futuro con un compagno di Napoli: tante ipotesi o progetti poi andati in tutt’altra maniera, con la Provvidenza che ha fatto da direttrice d’orchestra…

Penso all’aldilà. Come ci ritroveremo nell’aldilà? I teologi assicurano che non solo conserveremo la nostra identità ma anche il nostro corpo sarà sostenuto dall’anima a sua volta piena di Spirito Santo, tanto che assomiglierà al corpo glorioso di Cristo: un corpo con virtù particolari (passava attraverso le pareti e scompariva) ma un corpo vero, non quello di un fantasma, ha precisato Gesù. Ed è Cristo stesso che dipinge la vita eterna come un banchetto in cui si sta bene insieme e anche si beve il vino… “d'ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio” Matteo 26,29.
Mi commuove questa umanità di Gesù, niente spiritualismi, niente astrazioni. Si starà a tavola insieme proprio come nei momenti più felici di questa terra. Niente che avrà coinvolto il nostro cuore andrà perduto… alla felicità dell’amore si aggiungerà la ricchezza dei bei ricordi. Staremo con gli amici di sempre…


domenica 1 dicembre 2019

Catechismo

Non mi sono mai occupato di catechesi in senso stretto ma verifico che c’è differenza tra imparare nozioni teoriche su  Dio e coltivare un rapporto d’amore con Dio. Mi chiedo pertanto se non c’è da aggiungere qualcosa nel modo di trasmettere ai giovani la fede cristiana.
Ultimamente un maestro di scuola primaria statale mi ha raccontato un episodio che mi ha fatto pensare. Il maestro è un buon cattolico ma la direzione della scuola e l’ambiente generale gli proibiscono di dare ai bambini elementi di formazione cristiana. Per esempio, durante una gita scolastica, non gli è consentito di far recitare ai bambini le preghiere quando vanno a letto. Tempo fa, durante una gita, ha sentito un po’ di trambusto la sera nella stanza delle bambine. L’indomani ha chiesto a una di loro cosa fosse successo la sera precedente e la bambina più o meno gli ha risposto così: “con alcune amiche volevamo recitare le preghiere della sera ma non c’era un Crocifisso, allora mi sono ricordata che mio padre (un filippino) al momento della partenza mi ha infilato nello zaino una corona del rosario che porta attaccato un piccolo Crocifisso. Allora abbiamo messo la corona per terra e noi ci siamo inginocchiate tutte intorno e abbiamo recitato le preghiere.”
E’ un piccolo episodio che però fa comprendere l’importanza di avere un rapporto vivo con Dio nel proprio cuore, che può compensare l’assenza di un riferimento esteriore come il Crocifisso. Non mi trattengo sulla sciocca e pretestuosa motivazione di non ferire la sensibilità altrui con segni tangibili di devozione cristiana. E’ una stupidaggine che si commenta da sola. Invece mi preme sottolineare l’importanza della formazione del cuore al rapporto con Dio, come era il caso di quella bambina. Indubbiamente è utile conoscere il catechismo e molti di noi ricordano quelle formule brevi del Catechismo di San Pio X che rimangono nella memoria e danno chiarezza: ma non basta semplicemente conoscere quelle formulette. Anche i demoni conoscono la dottrina cristiana in modo sorprendente come riferiscono gli esorcisti. L’importante è che Gesù sia un amico, che nel mio cuore ci sia lo Spirito Santo e che mi renda conto che Dio è Padre e che è davvero onnipotente.
A me non è toccato di avere una formazione religiosa fin da fanciullo, eccezion fatta del momento della Prima Comunione. Solo a scuola mi è nata una tenera devozione per la Madonna rappresentata da un bel quadro posto accanto all’altare nella cappella dell’istituto. Ma vedo, nei figli piccoli dei miei amici cristiani, come fiorisce e come è creativa la devozione dei bambini. Come è noto spesso vengono fuori  dai fanciulli espressioni che ci lasciano allibiti. Ad esempio il figlio di un mio amico, quando aveva sei o sette anni, disse: “Ho capito! Dio sembra sempre che perde ma poi vince sempre”. Una sintesi di teologia della storia.
Per me essere contemplativo significa vivere con la sensibilità dei bambini per le cose di Dio. Non sono io che me lo invento: Gesù ripete tante volte nei Vangeli che il Regno dei Cieli è per chi diventa come un bambino. Pertanto quando si fa catechismo occorre raccontare storie che toccano il cuore, far vedere com’è bello pregare e ricorrere alla Provvidenza in ogni circostanza. Sono semi che forse rimarranno nascosti per anni ma che a un certo momento fioriranno e daranno frutti.
Per me quella scena delle bambine che pregano in circolo davanti alla corona del rosario è commovente e mi fa capire meglio come pormi davanti alla Divinità.

giovedì 21 novembre 2019

Mogol

Ho conosciuto Mogol. Due chiacchiere prima del suo spettacolo al Festival d’autunno di Catanzaro. Due chiacchiere molto pregnanti perché gli ho chiesto, e mi ha raccontato, la storia del messaggio che Lucio Battisti gli ha inviato dall’aldilà. Un messaggio inequivocabile pervenuto da più parti. Mi ha colpito l’impegno con cui voleva trasmettermi questa esperienza del soprannaturale che, guarda caso, è confluita in una canzone, cantata da Celentano e musicata da Gianni Bella con parole (bellissime) dello stesso Mogol. Aldilà di questa toccante testimonianza mi ha colpito il candore da vero poeta che ha manifestato durante lo spettacolo. Il testo delle canzoni di Battisti nasce dalla vita e dalle esperienze di Mogol. Una di queste è stata preceduta da un’affermazione che mi ha commosso. All’incirca Mogol ha detto: io sento che non riesco a fare tutto il bene che vorrei fare, a differenza di mia moglie che riesce a fare cose incredibili; perciò ho dedicato una canzone a una donna anziana che prega sola in una chiesa, a una prostituta che torna a casa e mette sul comodino dello sfruttatore i soldi che ha portato a casa, a una ragazza madre che si occupa, sola, del suo bambino. Spunta allora una canzone il cui testo è suggestivo ma che, con questa spiegazione, diventa commovente: “Anche per te” è il titolo.
Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffè Che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro a te Che poi entri in chiesa e preghi piano E intanto pensi al mondo, ormai, per te così lontano 
Per te che di mattina torni a casa tua, perché Per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
Per te che metti i soldi accanto a lui che dorme E aggiungi ancora un po' d'amore a chi non sa che farne
Anche per te vorrei morire ed io morir non so Anche per te darei qualcosa che non ho
E così, e così, e così Io resto qui A darle i miei pensieri A darle quel che ieri Avrei affidato al vento, cercando di raggiungere chi Al vento avrebbe detto sì
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi Lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
Per te che un errore ti è costato tanto Che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto
Anche per te vorrei morire ed io morir non so Anche per te darei qualcosa che non ho
E così, e così, e così Io resto qui A darle i miei pensieri
A darle quel che ieri Avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi Al vento avrebbe detto sì

Conoscere Mogol mi ha confermato che il poeta vero ha lo stile dell’eterno fanciullo, lo sguardo e la semplicità del bambino. Non è irriverente dire questo; Gesù diceva che il regno dei cieli è di chi si fa simile a un bambino. Mi è sembrato chiaro che il poeta e il santo si assomigliano. Ci sono vari tipi di poeti. C’è il poeta vate, il poeta pensatore… ma i massimi poeti sono completi, riuniscono in sé i vari aspetti e sanno esprimersi col cuore. Anche i santi si esprimono col cuore, che è pieno di Spirito Santo. I santi non sono mai noiosi, non tengono la loro fede nel freezer della cultura accademica. Basti pensare a San Francesco. Può esistere un testo più commovente e suggestivo del cantico delle creature? Poesia pura.
«Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so' le laude, la gloria e 'honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimu, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle, in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si', mi' Signore, per sor'aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si', mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che 'l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si' mi' Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate et benedicete mi' Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate»
Non è irriverente accostare i due poeti: uno riverso sull’umanità dolente, l’altro illuminato dalla grazia anche davanti agli eventi più terribili come la morte, la sorella morte. In entrambi vibra la corda dell’amore e della compassione.

domenica 10 novembre 2019

La compagnia dei defunti


Per un napoletano è sconveniente parlare della morte perché sa che una reazione negativa è immediata negli ascoltatori; ciò non ostante i napoletani sono fedeli al ricordo dei propri congiunti defunti, preparano dei dolci particolari nel mese di novembre e vanno nei cimiteri.
 Tuttavia, a Napoli come altrove,  è lecita la domanda su cosa accadrà al compimento della vita terrena e bene ne parlò Papa Benedetto: “Noi oggi abbiamo spesso un po' paura di parlare della vita eterna. Parliamo delle cose che sono utili per il mondo, mostriamo che il Cristianesimo aiuta anche a migliorare il mondo, ma non osiamo dire che la sua meta è la vita eterna e che da tale meta vengono poi i criteri della vita. Dobbiamo capire di nuovo che il Cristianesimo rimane un «frammento» se non pensiamo a questa meta … e dobbiamo di nuovo riconoscere che solo nella grande prospettiva della vita eterna il Cristianesimo rivela tutto il senso. Dobbiamo avere il coraggio, la gioia, la grande speranza che la vita eterna c'è, è la vera vita e da questa vera vita viene la luce che illumina anche questo mondo”. (Dall’omelia per la S. Messa con la Pontificia Commissione Biblica, 17 aprile 2010).
San Paolo racconta che “fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare” (seconda lettera ai Corinzi); e questa è, apparentemente, una fregatura. Abbiamo un testimone che è stato in cielo e ci viene a dire che non è lecito pronunziare quello che udì, lasciandoci a bocca asciutta. Nella prima lettera ai Corinzi si esprime in modo analogo: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano”. In realtà qualcosa di interessante Paolo ci dice: ciò che ci aspetta è talmente al di sopra della nostra immaginazione che è impossibile trasmetterlo con mezzi umani. Questo è già di conforto.
La mia e nostra incapacità a immaginarci il Paradiso è legittimata.
Su quest’argomento Gesù si pronuncia chiaramente approfittando di un tranello che i sadducei gli tendono:
  Gli si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».
 I sadducei l’avevano pensata bene: apparentemente è un agguato senza uscita. Il loro errore è simile al nostro quando pensiamo con un metro troppo umano.
  Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.
 Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui».

San Paolo pone la risurrezione di Cristo come pilastro della fede e rimprovera chi non crede:   
Come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono…Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. E aggiunge l’elenco delle persone che hanno visto Cristo risorto, centinaia di persone, fra cui lui stesso per ultimo. In sintesi i Vangeli con tutto il Nuovo Testamento parlano continuamente della vita eterna.
 A questo proposito ricordo l’impressione cocente che mi lasciò la scena di mio padre, morto, messo in una bara come se si trattasse di un sacco di patate: lui che era una persona interessante, con un mondo interiore vivo, capace di affetto profondo. Era difficile immaginare che stesse vivendo altrove. Qui interviene la fede: grazie a un testimone autorevole, che parla in nome di Dio, riesco a credere a cose che non vedo e che mi sembrano inverosimili. Mio padre stava vivendo altrove in un modo che per me è inimmaginabile.
Queste considerazioni mi servono per far dileguare dalla mia mente gli ostacoli a credere con tutto il cuore, e allora capisco cosa vuol dire la comunione dei santi e sto bene con le persone defunte a cui voglio bene. Mi rendo conto che pregare ha un senso e io, da parte mia, mi sento incoraggiato da loro a non fare lo scemo e ad affrontare la vita senza paura. Senza paura della vita e senza paura della morte, diceva San Josemaría.



domenica 3 novembre 2019

Gli amici e Dio


L’uomo è felice quando è in sintonia con Dio. Una creatura sta bene quando ha un immediato rapporto col suo creatore. E’ anche una mia esperienza personale. Dopo la confessione avverto una particolare leggerezza, un’euforia che nasce, credo, dalla grazia di Dio e dalla mia seppur scarsa corrispondenza.
 Un problema si presenta quando desidero avvicinare i miei amici a Dio. Alcuni in verità procedono speditamente ma ci sono altri che sembrano refrattari. Mi viene in mente la fatica di Santa Monica che ha pregato giorno e notte per la conversione di suo figlio. Ha sofferto, ha versato mote lacrime, si è data da fare, coinvolgendo anche Sant’Ambrogio, ma alla fine il risultato è stato splendido. Agostino l’ha sorpresa facendosi addirittura monaco senza limitarsi al buon matrimonio che Monica si aspettava.
Ettore Bernabei, il grande papà della Rai, era un autentico cristiano e desiderava avvicinare a Dio i suoi amici. E’ arrivato a scrivere un libro assieme a un suo amico per avere l’occasione di stargli accanto. L’amico soffriva per la recente vedovanza e Ettore desiderava trasmettergli la fede nella vita eterna promessa da Gesù.
Leonardo Mondadori, una volta convertito, desiderava trasmettere la sua gioia agli amici e, fra l’altro, si adoperò con successo per diffondere in tutto il mondo il primo libro di un papa: Varcare la soglia della speranza, di Giovanni Paolo II.
Il Signore rispetta la volontà dell’uomo, per questo le conversioni non si ottengono facilmente: lo stesso Gesù trasformò l’acqua in vino ma quando propose a un giovane ricco di seguirlo non riuscì a cambiargli il cuore e si trovò davanti un rifiuto. Ciò non ostante in un altro momento disse: “La messe è molta ma gli operai sono pochi, pregate dunque il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe” (Luca 10). Le conversioni dipendono dalla preghiera. Ci troviamo di fronte al mistero dell’azione della grazia di Dio che agisce pur rispettando la libertà dell’uomo.
Ho un elenco di amici e parenti che vorrei avvicinare a Dio. Lo leggo e prego ogni mattina per loro. La preghiera arriva sempre al bersaglio ma “cosa avverrà” resta nel mistero della volontà di Dio.
Mi è capitato di preoccuparmi fin troppo per il desiderio che le persone per cui prego arrivino alla completa conversione. Sono stato anche in ansia nel vedere istituzioni apostoliche rallentare il ritmo. Ora no. Resto nella gioia dello Spirito Santo che soffia dove vuole. A me resta il compito di non smettere di pregare. Nell’Antico Testamento, libro dell’Esodo 17, c’è una scena che rappresenta in modo incisivo la necessità della preghiera: durante una battaglia, finché Mosè teneva le braccia alzate Israele vinceva, quando le abbassava Israele perdeva, tanto che Aronne e Cur intervengono e lo aiutano a tenere le braccia alzate fino alla vittoria finale di Giosuè. Un esempio convincente della necessità della preghiera.
Gesù sceglie gli apostoli dopo un’intera notte passata pregando. Racconta  San Luca al capitolo 6: “In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli”. C’è una stretta connessione fra la notte passata in preghiera e la scelta degli apostoli.
Una morale c’è: devo accompagnare i miei buoni desideri con la preghiera. Più prego meglio è.