sabato 22 settembre 2018

I 90 anni dell'Opus Dei


Il 2 ottobre di quest’anno l’Opus Dei compie 90 anni. Un’età veneranda per una persona ma un età da teenager per un’istituzione che dovrebbe vivere per secoli. Novant’anni fa un sacerdote innamorato di Dio, Josemaría Escrivá, vide ciò che il Signore gli chiedeva. La sua storia è una storia d’amore. A quasi 16 anni vide d’inverno le orme di un carmelitano scalzo sulla neve: “Si può amare Dio fino a questo punto!” pensò, e seguì quelle orme fino a incontrare quel carmelitano, che gli propose di farsi religioso. Sentiva però che il Signore gli chiedeva qualcosa di diverso e pensò di entrare in seminario per rendersi disponibile a una chiamata che avvertiva ma che non aveva compreso fino in fondo. Suo padre, che non aveva mai visto piangere, né prima né dopo, si commosse ma non si oppose e il giovane rinunciò al sogno di fare l’architetto e si fece sacerdote. Dopo due anni di sacerdozio arrivò la luce: bisognava aprire i cammini divini della terra, cioè riportare  ogni cristiano al fervore richiesto da Gesù, come quello dei primi cristiani. Una profonda vita di pietà, un’intensa formazione cristiana e nello stesso tempo l’impegno nel lavoro, nella famiglia, nella società civile. “Non siate mai uomini o donne di azione lunga e di orazione corta” scriveva nel punto 937 di Cammino. Contemplativi in mezzo al mondo. Finalmente una saldatura fra la vocazione cristiana e la vita civile proposta come normalità non come eccezione.
La sua vita è stata la sua proposta: innamorato di Gesù e di Maria viveva per primo ciò che insegnava. Grande cuore, grande amore e precisione nel lavoro, puntualità e altre virtù umane. Conoscerlo è stata una rivoluzione interiore, una scossa. Ora tocca a noi non deludere le aspettative di Gesù, non distrarsi e deviare. Cor Mariae dulcissimum iter para tutum!!!

giovedì 23 agosto 2018

L'allegria


“Darsi sinceramente agli altri è di tale efficacia che Dio lo premia con un’umiltà piena di allegria” (Forgia 591”). E’ un pensiero di San Josemaría di grande semplicità ma molto saggio. Parla di umiltà che è sempre collegata con l’allegria. Quando penso ai miei diritti, a ciò che mi spetta, ai riconoscimenti che meriterei, divento pesante e antipatico. Se invece mi preoccupo degli altri vengo attirato in un mondo in cui sono spettatore e anche umile servitore (come disse Joseph Ratzinger quando fu eletto papa). Ogni persona è un mondo: essere disposti ad entrare in punta di piedi in quel mondo è sempre una scoperta. Imparo e verifico che gli altri sono più buoni di me: hanno tante cose da insegnarmi.
La disponibilità alla volontà di Dio è fondamentale. “Manca la gioia? Pensa: c’è un ostacolo fra Dio e me. Indovinerai quasi sempre”(Cammino 662). Da questo punto di vista quando avverto una punta di tristezza o scoraggiamento mi sembra come una spia rossa nel cruscotto dell’auto. C’è qualcosa che non va con Dio. Per quanto riguarda me, toglierei quel “quasi”. Direi che sempre quando mi rivolgo a Dio la tristezza scompare.

venerdì 17 agosto 2018

Mortificazione e allegria


Le persone più allegre che ho conosciuto erano persone che sapevano vivere gioiosamente lo spirito di penitenza. Persone che sapevano godere delle cose belle della vita e mantenere la serenità nei momenti avversi, preoccupandosi degli altri anche in prossimità della morte. La tristezza è l’alleata del demonio. Chi si allontana da Dio porta con se’ un fermento d’insoddisfazione: diventa problematico e superficiale, fa discorsi oziosi, percorre itinerari che non portano da nessuna parte. La vita di un uomo di fede, pur in mezzo alle manchevolezze, è come una freccia che viaggia in direzione della vita eterna. Una vita di gioia che incomincia su questa terra.
Più che parlare di mortificazione si dovrebbe parlare di “vivificazione”. Offrire a Gesù le contrarietà della giornata, passare al di sopra delle sgarberie ricevute, lasciare agli altri le cose migliori a tavola e così via… non sono solo un allenamento dell’anima e del corpo, sono una maniera di continuare la mia preghiera che sembra sempre insufficiente. Mortificarsi è amare di più Gesù e amare maggiormente gli altri. Voler bene è divinizzarsi. Gesù dice “siate perfetti” dopo avermi insegnato che devo perdonare come Dio mi perdona. La perfezione è questa: assomigliare a Dio nell’amore. Forse qualcuno non gradisce le mie manifestazioni di affetto: è il momento di voler bene senza riscontri, come Gesù che ebbe incomprensioni e anche il tradimento da chi gli stava più vicino. Signore insegnami a voler bene.

sabato 11 agosto 2018

A Maria

In vista della festa di Maria pubblico la preghiera che Le rivolgo ogni mattina:

Maria, madre e regina mia,
dammi la felicità di saper amare. Soprattutto quelli che sono vicino a me, malgrado i loro difetti e grazie ai loro difetti. Perché questa è la vera felicità: saper voler bene. Questa è la mia vocazione, a cui mi chiami col tuo esempio.
dammi la forza di essere buono. Le cattiverie mie e altrui sono conseguenza della debolezza. Con la tua forza saprò essere buono, sereno e comprensivo.
dammi la serenità di vedere in ogni avvenimento, anche doloroso, la mano della Provvidenza e la forza redentrice della sofferenza. Ricordami che ogni dolore ha un valore fecondo quando è unito alle sofferenze di tuo Figlio.
difendimi dalla tristezza, che è l'alleata del nemico, e aiutami a essere fonte di gioia e ottimismo per quelli che mi stanno attorno.
Ti bacio caramente come tuo figlio piccolo, stammi vicino. Ogni mia preghiera e azione cominci con te e finisca con te.

mercoledì 8 agosto 2018

Dio mi ama?


Non è stato facile per me credere pienamente che Dio ci ama. Viene spontaneo dire davanti alle situazioni dolorose: e Dio dov’era? A parte il fatto che molte situazioni sono dolorose perché Dio è stato cacciato. Nei campi di concentramento, nei gulag e nelle guerre Dio sembrava non esserci perché era stato esplicitamente rifiutato… Restano comunque i dolori della vita che a volte si sommano e sono acuti…
Ultimamente mi ha convinto una considerazione: come sarebbe la mia vita senza il dolore, senza le contraddizioni? Se tutto andasse liscio, se tutti approvassero il mio modo di essere, se non trovassi alcun inciampo? Sarei un presuntuoso insopportabile. Ecco che il dolore appare come una medicina per l’anima perché mi fa capire il mio limite. Il bambino cerca la mamma quando soffre e così le contraddizioni mi spingono verso Dio. Anche la bellezza e la bontà mi fanno scoprire Dio ma, come in un quadro di Caravaggio, la luce ha bisogno dell’ombra per farmi capire la realtà.
Non è una considerazione geniale ma ben si aggiunge a quella fondamentale: credo che Dio mi ama perché ha sparso il suo sangue per me. Ha calpestato questa terra, ha fatto e ha detto cose buone. Il sacrificio di Abramo che dona il figlio era una figura dell’espressione dell’amore massimo che si è rivelato in Gesù.
Posso stare tranquillo: Dio mi ama anche se la mia mente incerta non riesce a capirlo in pieno.

mercoledì 1 agosto 2018

Un Dio creativo


Le vacanze estive sono un richiamo all’aspirazione al dolce far niente che ciascuno si porta dentro. Finalmente posso “staccare”! ma c’è il rischio, per me almeno, di staccare attaccandosi al nulla, cercando di ritornare alla condizione di bambino con i sonni profondi e il desiderio di giocare senza impegnarsi davvero in niente: quel tempo sdraiato sulla sabbia guardando le nuvole oppure quei giochi e avventure che allora erano appaganti. Tutto questo è molto umano e anche bello ma ogni anno riscopro che le vacanze sono un momento adatto per restaurare le relazioni. Per chi è sposato la relazione con la moglie colla rinnovata disposizione del primo amore, con i figli che ricordano per sempre ciò che si fa per loro (chi può dimenticare la persona che gli ha insegnato ad andare in bicicletta senza le rotelline laterali, o che lo ha fatto nuotare senza salvagente per la prima volta?). Con gli amici si ha la possibilità di parlare con maggiore profondità e serenità… E poi c’è la relazione con Dio. Mi piace ripetere che Dio non solo è creatore ma anche creativo. Guardare la natura offre continui spunti. Ho la possibilità in questi giorni di nuotare e rivedere una gran quantità di pesci che ogni anno mi meravigliano. I saraghi sono elegantissimi sia quando sono piccolini che più grandi. Portano una striscia nera sulla coda argentea e alcuni anche dietro la testa. I più grossi vanno da soli con maestosità muovendo leggermente la coda che, all’occorrenza, è pronta per imprimere una velocità sfrecciante. Le orate suggeriscono irrimediabilmente un piatto in cui mangiarle ai ferri (lo ammetto) ma mi conforta vederle libere a mezz’acqua. In cielo ci sono i gabbiani che, a differenza dei colleghi di città, suscitano simpatia specie quando insegnano a volare ai piccoli ormai cresciutelli che si riconoscono dalle penne grigie e pigolano, a differenza dei genitori che sembrano emettere risate sguaiate.
Potrei continuare con gli scogli di moquette viola e con i pesci colorati. Mi fermo per ringraziare Dio che mi fa capire che ci sono più cose in cielo e in terra che nella mia filosofia, come diceva Amleto.

lunedì 2 luglio 2018

La Santa Messa

Quando cominciai a frequentare un centro dell’Opus Dei a Napoli rimasi colpito dal modo con cui quei ragazzi assistevano alla Santa Messa. Ognuno aveva un messale e seguiva attentamente lo svolgersi della cerimonia. Le risposte ad alta voce erano chiare e distinte, si avvertiva la stessa concentrazione di quando un innamorato dice parole d’amore all’innamorata. Quella devozione mi aiutò a scoprire meglio il significato inesauribile della Messa. Ricordo in particolare come vissi con loro per la prima volta il triduo della Settimana Santa: la Messa del Giovedì Santo, la funzione del Venerdì Santo e infine l’esplosione del Gloria nella veglia del Sabato Santo quando si contempla la Risurrezione di Gesù. Non sempre sono riuscito a mantenere quella concentrazione ma almeno la desidero e cerco di non consentire all’abitudine di stendere il velo dell’indifferenza, così come nell’amore umano è vitale quella creatività che rende diverso ogni momento passato insieme.

domenica 17 giugno 2018

L'originalità e il realismo di San Josemaría

Il mio riavvicinamento alla fede, dopo la parentesi adolescenziale, avvenne grazie ai figli spirituali di San Josemaría Escrivá. Il loro messaggio spirituale aderiva alla mia condizione di studente e di giovane che viveva nelle circostanze abituali della vita. Quel messaggio traeva la sua forza dalle origini del Nuovo e Antico Testamento. La santificazione del lavoro e dell’amore umano risalivano ad Adamo, posto nel Paradiso Terrestre per lavorare, e al suo amore per la donna, Eva, manifestato in termini di gratitudine a Dio. 
Lo slancio della fede proposto da San Josemaría prendeva a modello i primi cristiani che continuavano a vivere nelle abituali condizioni ma dediti alla preghiera e sensibili alle ispirazioni dello Spirito Santo; disposti a dare alla Chiesa tutti i loro beni; apostolici anche senza un esplicito mandato, come fecero Aquila e la moglie Priscilla con l’intellettuale Apollo.
Quei giovani mi parlavano di unità di vita, cioè di coerenza nelle molteplici situazioni. Mi parlavano di libertà responsabile nelle scelte professionali e politiche: una novità allora e anche adesso. Saper coniugare l’io e non il noi. Non sentirsi mai rappresentanti ufficiali dell’Opus Dei o della Chiesa ma dimostrare coi fatti e non coi distintivi lo spirito cristiano. 
Tanta originalità mi piaceva. Proponevano uno stile di vita cristiana (che tiene conto del lavoro per sostenere la famiglia, dell’amore coniugale e così via) non mutuato dalle spiritualità dei benedettini, dei francescani, dei domenicani e altri religiosi il cui punto di partenza era la vita conventuale o monacale: una realtà stupenda in sé e per loro, ma che diventava una forzatura per il normale cristiano che vive una diversa condizione di vita. 
Nella festa di San Josemaria che cade il 26 giugno ringrazierò Dio per questo dono spirituale, originale e realistico a un tempo.
www.pippocorigliano.it

domenica 10 giugno 2018

I circoli di San Josemaría


Fin dall’inizio mi ha colpito l’originalità di San Josemaría Escrivá nel diffondere uno stile laicale di santità. Originalità perché tornava alle origini. Nel Paradiso terrestre il primo uomo viveva un rapporto filiale con Dio, l’amore entusiasta per Eva e l’impegno nel lavoro, esercitato come continuazione della creazione. Vita spirituale, famiglia e lavoro, temi cari a San Josemaría, erano già presenti all’origine.
Gesù mandò i suoi a evangelizzare le genti trattandoli come amici: “Vi ho chiamati amici”. Il canale naturale della testimonianza cristiana era per San Josemaría l’amicizia.
I primi cristiani ricevevano una formazione continua. San Josemaría impartiva personalmente ai giovani lezioni di vita cristiana: li chiamava “circoli” e toccavano i vari aspetti di un cristianesimo pratico: l’unità di vita (essere coerenti), la vita interiore, lo Spirito Santo, la direzione spirituale, la sincerità, l’organizzazione della giornata costellata di appuntamenti con Dio (che lui chiamava “piano di vita”), l’ordine, la preghiera, la presenza di Dio, il pudore, la penitenza, lo studio, il buon uso del tempo… e così andare. Considerava fondamentale questa formazione. Questi temi incidevano nella vita del ragazzo che ero io e li riesaminavo nel colloquio col sacerdote o con l’amico più esperto. Mi è rimasto chiaro che l’asse attorno a cui ruota la vita del cristiano sta in questa formazione continua, fatta di abbandono in Dio e di impegno personale. “Non dire: “sono fatto così..., sono cose del mio carattere”. Sono cose della tua mancanza di carattere: sii uomo …” (Cammino n.4). Non può esserci vita cristiana generosa senza questa benedetta insistenza sugli aspetti che consentono allo Spirito Santo di entrare nella nostra vita. Sono temi indispensabili soprattutto quando si è giovani…

domenica 3 giugno 2018

La preghiera


“Qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà” (Giovanni 16,23). E’ una frase di Gesù che m’induce alla preghiera di richiesta. Ultimamente l’ho riscoperta e quando devo chiedere qualcosa dico: “A Dio Padre Onnipotente per i meriti di Gesù Cristo e con l’aiuto dello Spirito Santo, per intercessione di Maria, ti chiedo questo”. Qualcuno potrebbe obiettare: hai aspettato tanto tempo per giungere a questa chiarezza? Non lo so. So che ora faccio così. Finora ho avuto dei riscontri consolanti anche se alcune cose che chiedo sono a così lungo termine da non poter verificare immediatamente. Sono contento di questa riscoperta assieme all’altra che mi ha suggerito un incontro col Cardinal Robert Sarah che ha scritto un libro sulla forza del silenzio. La confidenza con Dio porta a comunicare ciò che ho dentro ma mi è utile anche fare silenzio e restare solo con Gesù, lo Spirito Santo e Maria. Evito così che la mente vada appresso a tante incombenze e, soprattutto, ascolto. Non rimango mai deluso anche se non sempre avverto ispirazioni esplicite. Sempre più mi è chiaro che non vale la pena fare troppi progetti: io sono una piccola cosa che disturba ciò che Gesù opera in me e attraverso di me. Penso di meno e mi affido a Gesù. Trasmetto volentieri la mia esperienza personale perché, come dice Papa Francesco, c’è il rischio di essere pelagiani cioè pensare che il bene è frutto del nostro sforzo. L’impegno serio viene poi spontaneo ma non a caso Gesù ha detto: “Non vi affannate”(Matteo 6,25), che sembra un consiglio napoletano: signurì nun v’affannate. Non è comodità. E’ fede. Quella del granello di senape.

venerdì 25 maggio 2018

La gioia

Lo Spirito Santo porta la gioia. Quando l'Arcangelo San Gabriele saluta Maria dice in realtà "gioisci" anche se in italiano è stato tradotto con "ti saluto" o "ave". Gioisci: un verbo che nella Bibbia viene utilizzato soltanto quando un profeta preannuncia la venuta del Messia. In Sofonia,3 si legge: "Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!". Elisabetta fu ricolma di Spirito Santo quando ricevette Maria e il bambino sussultò di gioia nel suo grembo. I Re Magi quando trovarono il bambino "gavisi sunt gaudio magno valde", letteralmente: si rallegrarono fortemente per la gran gioia. Adamo quando vede per la prima volta Eva esplode di gioia. Il Signore ha accenti di gioia quando loda Abramo per la sua obbedienza e gli predice una discendenza infinita. Così come con gioia promette a Salomone che gli concederà non soltanto la docilità del cuore, che lui ha chiesto, ma aggiungerà ricchezza, onori e vittorie.
Non è vero che avvertiamo una gioia particolare dopo la confessione? Sant'Agostino è il cantore della presenza dello Spirito Santo nel cuore: una presenza intima, più intima di me stesso (intimior intimo meo, Confessioni, III, 6). Si dice che il concetto di Trinità è imperscrutabile fino in fondo ed è vero, ma per me, come per ogni cristiano, è naturale rivolgersi a Dio Padre per ottenere una grazia, conoscere sempre meglio il Figlio leggendo il Vangelo e ritrovare il sussurro di Dio nel mio cuore avvertendo la presenza dello Spirito Santo. Quando la mia volontà accetta di aderire alla volontà di Dio una gioia grande s'impossessa nel cuore ed è lo Spirito Santo a donarla.

venerdì 18 maggio 2018

lo Spirito

Mi ha sempre colpito il racconto della discesa dello Spirito Santo su Maria e i discepoli come si legge nel capitolo secondo degli  Atti degli Apostoli. Avviene qualcosa di scenografico: il rombo di un vento impetuoso e lingue di fuoco sul capo di ciascuno. Ma ciò che mi meraviglia e mi fa pensare è il fatto che già da tempo gli Apostoli avevano visto e sentito cose meravigliose come i miracoli di Gesù e soprattutto la sua risurrezione. Tommaso aveva messo la sua mano nelle piaghe di Gesù, avevano visto Gesù risorto mangiare per chiarire che non era un fantasma ma un vero corpo glorioso. Ciò non ostante non escono gridando per le strade, rimangono silenziosi e riuniti a pregare. Solo quando arriva lo Spirito Santo c'è l'esplosione apostolica: parlano alle folle e una gran folla si converte. Perché il Signore ha disposto le cose in questo modo? Evidentemente per farmi capire che da solo non sono capace di trasmettere il Vangelo. Solo con lo Spirito Santo si può svolgere un'azione efficace, si possono toccare i cuori. Mi lascia interdetto questa collaborazione fra Dio e l'uomo. Specialmente nella nostra epoca, con la cultura del farsi da sé, mi sento portato a progettare grandi strategie per far conoscere Gesù e invece il Signore mi dice "stai quieto, prega e le cose andranno da sé e avrai la certezza che è la grazia di Dio che agisce. Piuttosto cerca di essere umile e possibilmente allegro perché la gioia è la prima conseguenza della presenza dello Spirito". Quando è che mi muovo bene? quando ho il fuoco dentro e il fuoco l'accende lo Spirito Santo. Se penso alla banalità della mia vita se non avessi incontrato Gesù... E riesco a capire Gesù se è lo Spirito Santo che me lo fa comprendere.

mercoledì 25 aprile 2018

L'errore di Marta


In questo periodo il pensiero va ad alcune persone che hanno smarrito il senso della loro sequela a Cristo e anche alle istituzioni che hanno perso il loro impeto apostolico. Mi pare di aver trovato un bandolo della matassa che si riassume nel rimprovero che Gesù fa a Marta, la sorella di Maria e di Lazzaro:" Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti inquieti per molte cose; ma una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta"(Luca 10,42). Il punto su cui non avevo riflettuto prima è che Marta fa delle cose buone. Sta preparando da mangiare per Gesù e vuole assicurare l'accoglienza a Lui e al suo seguito. Cosa c'è di meglio? Il meglio c'è, ed è quello che fa Maria: capire chi è Gesù e perciò fermarsi ad ascoltarlo, non perdere la sua compagnia. L'inizio della perdita di senso nell'impegno di seguire il Signore sta proprio nel fare "altro" e questo altro non è una cosa cattiva ma una cosa buona che però non è "quella" che si deve fare. S'interrompe senza accorgersene il canale dello Spirito Santo. S'incomincia a parlare di libertà, si ascoltano varie opinioni, soprattutto le proprie, e ci si immerge nell'azione che a lungo andare diventa assordante. Così capita alle istituzioni apostoliche: tante opere benefiche ma si smette di trasmettere Gesù, soprattutto ai giovani: le vocazioni calano e si dà la colpa alle situazioni sociologiche. Chiedo a Gesù di darmi e di darci lo spirito di Maria, la sorella saggia che si nutre della presenza di Gesù.

venerdì 20 aprile 2018

Maria e Marta


"Una certa donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua. Or ella aveva una sorella che si chiamava Maria, la quale si pose a sedere ai piedi di Gesù, e ascoltava la sua parola. Ma Marta, tutta presa dalle molte faccende, si avvicinò e disse: «Signore, non t'importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù, rispondendo, le disse: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti inquieti per molte cose; ma una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». E' un passo noto del Vangelo di San Luca (10,38-42) che mi fa meditare. Sono convinto che anche Maria cucinasse e servisse, ma aveva capito chi era Gesù. Quando Gesù torna da loro perché Lazzaro era morto, Marta è la prima che va incontro a Gesù e gli risponde correttamente sulla fede nella risurrezione dei morti, ma Gesù scoppia in pianto solo quando vede piangere Maria: un altro segno della sintonia fra Gesù e Maria.  Racconta infine San Giovanni (12,1-3): "Gesù, sei giorni prima della Pasqua, si recò a Betania dove abitava Lazzaro, colui che era morto e che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero un convito; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. Maria allora prese una libbra di olio profumato di nardo autentico di gran prezzo, ne unse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli". La differenza fra Marta e Maria non sta nella maggiore attitudine di Marta al lavoro ma nella sensibilità di Maria che capisce che "una sola cosa è necessaria". Non basta che io faccia cose buone. Devo dedicare a Gesù l'amore e l'attenzione che merita. A Marta il rimprovero di Gesù ha fatto bene.

sabato 14 aprile 2018

Emmaus


Lo smartphone consente di adottare una foto come sfondo e in questo periodo pasquale ho messo la scena di Emmaus dipinta dal Caravaggio nel 1606, conservata a Milano (non quella del 1601 conservata a Londra). Gesù viene riconosciuto mentre benedice il pane e il vino sulla tavola. Ognuno dei personaggi reagisce a modo suo. La moglie dell’oste abbassa lo sguardo concentrata nella devozione di donna che ha vissuto e sofferto. L’oste guarda Gesù con lo sguardo indagatore e la fronte aggrottata dell’uomo rude che si sta rendendo conto. Il discepolo di spalle allarga le braccia in segno di meraviglia. L’altro discepolo si afferra al tavolo per reggere il terremoto che si scatena nel suo cuore. Il centro della scena è il volto di Gesù che celebra l’Eucarestia da risorto con la stessa espressione dell’ultima cena. E’ dolcemente concentrato in se stesso nell’intensità del mistero di cui Lui solo conosce la profondità. Benedetto lo smartphone che consente di guardare a lungo il quadro. Il silenzio s’impone. L’attimo è sospeso. Il quadro diventa preghiera. Caravaggio è un peccatore, ha da poco ucciso un uomo, ma dalle sue mani esce fuori questo dono. Io sospiro perché mi sento inadeguato. Ogni giorno vado a messa e ogni giorno rimango stupito e piccolo davanti all’immensità. Mi sento superficiale e nello stesso tempo grato alla Provvidenza che mi rende partecipe del Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù. Desidero tornare all’Eucarestia il giorno dopo per essere meglio disposto. Meno male che Gesù resta nel mio cuore con lo Spirito Santo. La scommessa è sulla docilità. Diceva Santa Teresa che la fantasia è la pazza della casa. Mi piace questa definizione scherzosa che dice la verità. La mia resistenza allo Spirito Santo ha qualcosa di folle ed è perdonabile solo dalla pazienza di Dio: da quella pazienza che scorgo nel volto di Gesù.


venerdì 6 aprile 2018

Contestatori

Era il lunedì di Pasqua del 1975 quando incontrai per l'ultima volta San Josemaría Escrivá, fondatore dell'Opus Dei. Fra i tanti ricordi di quella conversazione uno mi è particolarmente presente. Raccontavo al Padre (così lo chiamavamo) come tanti giovani si erano avvicinati decisamente al cristianesimo e alcuni in particolare avevano deciso di dedicare la loro vita a Dio nel celibato. Il Padre ascoltava attentamente e commentò "Cuando el apostolado en una región... - e fece il segno verso il basso - es cuestión de fé, no es cuestión de otras cuestiones". La traduzione è quasi superflua: "Quando l'apostolato in un Paese va giù è un problema di fede non è questione di altro". Ora come non mai occorre aprire orizzonti di fede, di fede praticata, soprattutto ai giovani. Con impegno e decisione, con fede. Nessun adeguamento allo spirito del tempo. Bisogna conoscerlo lo spirito del tempo, che oggi si regge sui pilastri del '68. Bisogna conoscerlo per contestarlo. Si diceva che Dio è morto e noi diciamo che Dio vive nei nostri cuori. Si parlava del libero amore e noi parliamo dell'amore vero, quello per cui si dice "per sempre". Sono stati considerati successi il divorzio, l'aborto, l'eutanasia e noi diciamo che c'è bisogno di eroi che abbiano il coraggio di sposarsi giovani, di volere molti figli, a costo di una vita agitata ma felice. Diciamo che la vita va apprezzata sempre: quando si è vecchi e quando si è malati. Si propagandava il 18 democratico all'università e noi diciamo che c'è bisogno di giovani molto preparati in tutto perché per servire bisogna servire a qualcosa. La bellezza è scomparsa nell'arte e noi diciamo che la bellezza è una caratteristica di Dio e per questo salverà il mondo. Il modello era essere brutti, sporchi e cattivi (come recitava il titolo di un film di quei tempi) e noi diciamo che dobbiamo cercare di essere belli, puliti e buoni, ma non scemi. La fantasia doveva andare al potere e noi diciamo che è la competenza che deve andare al potere unita al desiderio del bene comune. Bisognava mettere "i fiori nei cannoni" ma questo non ha diminuito le stragi. Occorre saper fare una politica illuminata per evitare le guerre sempre folli e atroci. C'erano i contestatori, oggi siamo noi a contestare la loro cultura di morte. Sappiamo di essere poca cosa ma contiamo sull'aiuto di Dio. E allora canteremo "We shall overcome”.

venerdì 30 marzo 2018

Gesù risorto


I giorni della Settimana Santa sono giorni di fede. Solo la fede può portarci a credere cose incredibili. Semplificando: la prima è che Dio ci ama, la seconda è che si è incarnato, la terza - la più incredibile di tutte - è che è risorto al terzo giorno. Ci credo perché me lo dice Lui e perché tanti lo hanno visto risorto, come dice San Paolo che aggiunge ben 500 testimoni. Ma, una volta superato il muro della fede, resta tentare di comprendere cosa è successo. Il corpo di Gesù non è un semplice corpo umano risorto, come Lazzaro, è un corpo che attraversa i muri e non è un fantasma. Mangia come prova del pesce arrosto: "toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho" (Lc 24).
  Un corpo che ha delle proprietà straordinarie e che San Paolo definisce una "primizia". La primizia è il primo frutto di stagione, dopo arrivano gli altri della stessa specie in abbondanza. Ebbene in quella abbondanza ci sarà, si spera, anche il mio corpo. Anche noi risorgeremo così, con un'anima che sostiene il nostro corpo di adesso ma arricchita dalla potenza dello Spirito Santo che farà sì che quel corpo abbia delle qualità soprannaturali.
  Ciò che vale già adesso è una nuova concezione dell'esistenza. Adamo ha scelto se stesso al posto di Dio e ha trovato la morte, Gesù si è alimentato della volontà di Dio e ci ha coinvolti in un flusso d'amore che è il vero senso della vita. Un amore non solo teologico ma che dà forza a tutti gli amori della terra. I cristiani non sono dei moralisti, sono innamorati, come Dante, come Santa Teresina e Caterina. Gesù dolce, Gesù amore.

domenica 25 marzo 2018

Giovedì Santo

E' iniziata la Settimana Santa. Attendo il Giovedì Santo con una speciale trepidazione. Gesù aveva "desiderato ardentemente" (Lc 22) che quel giorno arrivasse per svelare per intero ciò che aveva nel cuore. San Giovanni è rimasto talmente impressionato che buona parte del suo vangelo è dedicato a quel discorso dell'Ultima Cena. Leggendolo si rimane attanagliati dall'intensità misteriosa che quelle parole esprimono. "Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate l'un l'altro come io vi ho amato"(Gv 13). Un comandamento che risulta sempre nuovo perché non si finisce mai d'imparare ad amare. In quella circostanza Gesù lava i piedi agli apostoli. Giovanni descrive anche la tovaglia che si mette davanti. Non mi devo abituare a questa scena. L'abitudine è la compagna della stoltezza. Voglio sorprendermi davanti a quel gesto come si sorprese Pietro. E poi "Questo è il mio corpo",  "Questo è il mio sangue". MangiarLo, identificarsi con Lui. 
Non si può immaginare l'Ultima Cena senza la Crocifissione del giorno dopo e, fortunatamente, non si può pensare alla Crocifissione senza la Risurrezione. Nel Giovedì Santo c'è tutto: c'è la permanenza con noi del suo Cuore infiammato nell'Eucarestia. Quest'anno vorrei vivere bene quel momento. Assieme agli altri ma in comunione silenziosa con lo sgomento di quella scena. 
Alla fine della cena Gesù esce dal clima familiare pieno di calore e viene avvolto dalle tenebre. "Era notte" annota San Giovanni trasmettendo un brivido. Quell'oscurità è anche la mia resistenza ad aprirmi alla luce di Gesù. Gli terrò compagnia nel Santissimo esposto la notte, nelle chiese della città.

venerdì 16 marzo 2018

San Giuseppe


Ho chiesto a San Giuseppe di parlarmi di sè e riferisco, anche se ci potrebbe essere qualche errore di trascrizione. La conversazione con Lui infonde serenità.
"Ero contento di sposarmi con Maria. Per me era la donna più donna del mondo, perciò bellissima. Quando seppi che era incinta non pensai male di Lei. Avevo capito che era stata toccata da Dio e mi consideravo indegno di starle vicino. Che felicità quando seppi che potevo passare la mia vita con Lei e con il frutto dello Spirito Santo!
Ho imparato che Dio realizza i suoi progetti in mezzo alle contrarietà: il parto mentre eravamo in viaggio, la mangiatoia, scappare come malfattori e la vita di emigrante in Egitto... Non dovevo realizzare i miei progetti ma eseguire la Sua volontà: quella è la via.
Capii che la castità è amore, che la calma consente di ascoltare i suggerimenti di Dio.
Lavoravo bene come falegname perché la Provvidenza mi aveva dato forza e intelligenza ma soprattutto perché volevo bene alla mia famiglia e anche ai committenti.
Sono esempio per i padri perché volevo che Gesù crescesse più grande di me.
Quando Lo ritrovai nel tempio, dopo tre giorni di ricerche, capii meglio che le esigenze di Dio superavano le mie aspettative.
Ero affettuoso ma non emotivo. Gli ho insegnato a parlare quanto basta e ad apprezzare il silenzio: a Pilato ha detto poche parole ma da quelle ha capito che Lui non era un pazzo ma un innocente. Erode non era in grado di capire niente e ha avuto il silenzio.
Sono morto come i giusti vorrebbero morire: con Maria e Gesù accanto".
Giuseppe parla poco ma quanto dice è ciò che serve al cristiano per vivere santamente.

domenica 11 marzo 2018

Senza di me...

"Senza di me non potete fare nulla": una frase di Gesù riportata nel Vangelo di Giovanni (Cap.15) che lascia perplessi. Com'è possibile: io riesco a fare tante cose senza rivolgermi a Gesù e come mai Lui dice che non posso fare nulla? Sia a livello individuale che collettivo, invece, questa frase risulta vera. Proprio oggi parlavo con un medico che si reca periodicamente in Africa centrale che mi riferiva che lì non si è sviluppata una civiltà con radici profonde perché il cristianesimo è relativamente recente. Anche nelle civiltà orientali sviluppate, mi diceva un altro amico, non esiste il concetto di servizio. Il medico detiene il potere di curare ma non è animato dal desiderio di servire il prossimo, di vedere Gesù nel malato. Chiaramente si tratta di un'osservazione generale che può avere tante eccezioni. L'Occidente che sta progressivamente tagliando le proprie radici cristiane si pone sempre più al servizio del male. Basti pensare alle sperequazioni economiche o all'individualismo esasperato e senza amore. " Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati"... continua Gesù. Si nota questa mancanza di linfa vitale. L'allegria è il segnale della presenza di Dio mentre la tristezza, il gelo nei rapporti personali e collettivi denuncia sempre più la perdita di umanità. L'uomo sta bene solo quando ha un rapporto vivo con Dio, con Gesù. E' una verità che nessuno dice, anzi si dice il contrario, ma è una verità che quando si riscopre riempie il cuore e dà impulso alla vita.

giovedì 8 marzo 2018

Il Rosario per il Paese


In occasione delle elezioni alcuni hanno lanciato l'iniziativa di recitare un Rosario per il nostro Paese. Mi sembra la cosa più giusta da fare. Prima della battaglia di Lepanto, in mare contro i turchi che minacciavano di espandersi in Europa, i marinai recitarono il Rosario. Era il 7 ottobre 1571. Dopo di allora i turchi continuarono con incursioni in Europa ma la prospettiva di una conquista svanì definitivamente. La devozione alla Madonna, che risale ai primissimi tempi della cristianità, da allora ha acquistato un significato più incisivo di protezione davanti a un pericolo grande. Oggi non ci sono i turchi con la scimitarra ma aggressori più nascosti e temibili.
Il pericolo più evidente è la scarsa qualità della classe politica rispetto al livello di civiltà che il nostro Paese, malgrado tutto, mantiene. Non bisogna credere che la realtà sia quella rappresentata dai telegiornali. L'Italia è molto, molto meglio. Avremmo bisogno di politici preparati e consapevoli dei bisogni del Paese.
Un altro pericolo è l'insignificanza della politica rispetto ai grandi flussi finanziari internazionali che, opportunamente pilotati, condizionano in modo velato ormai i governi, i media e la magistratura delle nazioni, soprattutto le più fragili culturalmente ed economicamente.
Il terzo pericolo è la concezione di società delle lobby che esercitano queste influenze. Il profitto immediato è il loro obiettivo e per questo puntano ad una società individualistica, consumistica ed edonista. Un esempio lampante è la lobby dei costruttori d'armi negli Stati Uniti. Ma c'è di più, molto di più.
Per questo occorre ricorrere all'intercessione della Madonna.

sabato 24 febbraio 2018

La forza del silenzio


"Ci sono cose in un silenzio che non mi aspettavo mai..." dice il testo di una canzone di Sanremo di cinquant'anni fa ma che viene continuamente riproposta. La nostalgia per un amore perduto è il tema principale ma il mistero di quella frase richiama un orizzonte più vasto e rimanda al bisogno di silenzio che ognuno di noi porta nel cuore. Pochi giorni fa ho assistito ad un incontro con il Cardinal Robert Sarah che ha scritto un libro intitolato "La forza del silenzio". Il Cardinale ha descritto il suo modo di pregare: mettere a tacere le voci che gridano dentro e stare solo con Dio. Sono tanti anni che dedico tempo all'orazione silenziosa ma questo consiglio mi è stato utile. E' vero che nella preghiera personale è bene riportare a Dio le proprie occupazioni e preoccupazioni ma è anche vero che il silenzio assoluto mi dispone meglio a ricevere le ispirazioni che poi arricchirano la mia relazione con gli altri e il mio impegno nel lavoro. Stare solo con Gesù e ascoltare. Mettermi a contemplare il fuoco dell'amore di Dio che è lo Spirito Santo. Rivolgermi a Maria e rifugiarmi come un bambino nel suo manto azzurro: sono accorgimenti per rendersi disponibile alle ispirazioni divine. Per me questo modo di pregare è una medicina che dà forza per poter fare di cuore soltanto ciò che devo fare. Mi dispone verso gli altri con un affetto non condizionato dalle preoccupazioni che si agitano dentro. Mi sembra sempre che io restringa l'amore che Dio mi da, come quando si lava impropriamente un tessuto di lana. Quel pullover che andava così largo ora si è ristretto e va bene per il nipotino. Non così devo fare con l'amore che Dio mi regala... Questo e altro "che non mi aspettavo mai" trovo nel silenzio...

domenica 18 febbraio 2018

La rivoluzione cattolica


Come protestano i cattolici? E' difficile farli scendere in piazza. Lo fanno proprio quando c'è un'estrema necessità, semmai in modo silenzioso come le sentinelle in piedi. I cattolici sanno che la loro forza è Gesù che ha detto "senza di me non potete fare niente". All'inverso con Gesù si può raggiungere qualsiasi mèta. La debolezza dei cattolici sta nell'affidarsi poco a Gesù. Provvidenzialmente il Concilio Vaticano II ha ribadito che tutti sono chiamati alla santità, non soltanto i sacerdoti, i frati e le suore. Quest'appello richiede una risposta profonda. Basta guardarsi intorno e si nota che c'è bisogno di una sveglia spirituale. I cristiani di oggi devono sì avere i piedi ben piantati in terra, devono sì essere cittadini esemplari, ma allo stesso tempo devono essere anime di preghiera come lo sono i santi. Non basta un'adesione vagamente intellettuale o sociologica, occorre che si nutrano del Corpo e del Sangue di Cristo, affermazione che allora fu scandalosa ma che continua ad esserlo. La fede deve essere forte come la morte: deve essere solida, da tagliarsi col coltello. La capacità di amare deve essere esemplare fino ad arrivare alle delicatezze dell'amore vero. Bisogna essere convinti che la vita eterna c'è. Occorre nutrire l'anima con l'alimento forte dell'Eucarestia e della lettura del Vangelo. Conviene conoscere i classici della spiritualità: Agostino, Caterina, Teresa e Teresina, e così via... Confessarsi, avvicinare gli amici alla fede in Gesù e trascorrere un tempo della giornata da soli, in solitudine totale, con Cristo, per poi saper stare affettuosamente con gli altri. Da lì viene la forza. Questa è la rivoluzione cattolica.

venerdì 9 febbraio 2018

Superare il '68


E’ l’anno della commemorazione del ’68. Sono passati cinquant’anni e ancora ci troviamo in pieno nella stagione inaugurata allora. Le lobby che promossero allora l’alleanza fra il capitalismo selvaggio e la cultura di sinistra sono vive e operanti. Il loro scopo reale era ed è distruggere ciò che rimane di una società cristiana e della sua nozione fondamentale ovvero che l’uomo non può fare a meno di Dio. Allora i cattolici non seppero cavalcare la protesta che spettava a loro cavalcare: la protesta contro l’autoritarismo burocratico, il bellicismo imperialista, l’imbalsamazione borghese dell’amore familiare. Erano loro che avrebbero dovuto pretendere la fantasia al potere e di mettere fiori nei cannoni. Invece si sono sentiti dalla parte dei colpevoli e hanno sviluppato un atteggiamento di mediazione e di “dialogo” che ci ha portato alla desertificazione dei sentimenti, alla cultura della morte e all’arricchimento dell’un per cento dell’umanità contro l’impoverimento del novantanove per cento come denunciato recentemente a Davos. Questi sono i risultati dell’alleanza fra spirito liberale e militanza marxista. I cattolici non si sono resi conto che avevano fra le mani il tesoro della dottrina sociale della Chiesa e, ancor di più, il privilegio dell’amore: quell’amore che porta il Figlio di Dio a dare la vita per i suoi amici, che siamo noi. Com’è stato possibile? Le analisi possono essere tante ma c’interessa la sintesi. La sintesi è che un futuro migliore può crearlo solo chi crede nella dignità della persona, della necessità di un lavoro per tutti e del valore di una vita donata agli altri. In altre parole chi accetta l’insegnamento di Papa Francesco che, a sua volta, segue al grande contributo che Papa Ratzinger ha dato alla cultura europea, consentendole di superare i pregiudizi contro il cattolicesimo, e segue all’immane rivoluzione che la testimonianza di Giovanni Paolo II ha lasciato, ben espressa da un funerale unico nella storia dell’umanità. Non ci perdiamo in chiacchiere. L’unico problema è la nostra ottusità nel comprendere la rivelazione divina e la convenienza di affidarci alla Provvidenza. Allora sì che avremo voltato pagina rispetto al ’68.


venerdì 2 febbraio 2018

La Madre


Fin da ragazzo ho avuto una spontanea devozione alla Madonna che mi ha accompagnato nel fondo del cuore anche nei momenti di allontanamento dalla fede cristiana. Mi ha colpito il tono profondo e affettuoso di Papa Francesco in un'omelia di fine gennaio nella Basilica di Santa Maria Maggiore. La devozione alla Madonna, ha affermato il Papa, "non è un optional, una cosa opzionale, è il testamento di Cristo”. Una devozione quindi che si radica nelle parole di Gesù dalla Croce.
“E noi abbiamo bisogno di lei come un viandante del ristoro, come un bimbo di essere portato in braccio. È un grande pericolo per la fede vivere senza Madre, senza protezione, lasciandoci trasportare dalla vita come le foglie dal vento. Il Signore lo sa e ci raccomanda di accogliere la Madre. Non è galateo spirituale, è un’esigenza di vita. Amarla non è poesia, è saper vivere. Perché senza Madre non possiamo essere figli. E noi, prima di tutto, siamo figli, figli amati, che hanno Dio per Padre e la Madonna per Madre”.
L'invito perentorio di Gesù ad essere come bambini (Mc 10,14) m'induce a cercare il padre e la madre, come fanno i piccoli, e il Papa ribadisce che per me cristiano Dio è Padre e Maria è Madre.
“Non si può stare neutrali o distaccati dalla Madre - ha continuato Francesco - altrimenti perdiamo la nostra identità di figli e la nostra identità di popolo, e viviamo un cristianesimo fatto di idee, di programmi, senza affidamento, senza tenerezza, senza cuore. Ma senza cuore non c’è amore e la fede rischia di diventare una bella favola di altri tempi." La mia devozione a Maria quindi è vitale non solo per la mia vita interiore ma ha un riflesso anche ecclesiale, sociale e culturale.


sabato 27 gennaio 2018

La fede del bambino


I bambini. Come ci impressiona la fede dei bambini! Gesù stesso ne sancisce il valore: "a chi è come loro appartiene il regno di Dio... Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso" (Mc 10, 14-16). Il regno di Dio è la presenza dello Spirito Santo nella nostra anima. Avere la fede di un bambino significa che la luce di Dio  entra nel mio cuore e mi introduce alla vita eterna.
 Essere come un bambino per Gesù non è un optional. Al nostro desiderio di eccellere Gesù contrappone il comando: "se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli" (Mt 18, 1-5). Gesù parla di conversione. Invita a cambiar la direzione delle intenzioni che mi muovono.
 Come è semplice e nello stesso tempo com'è difficile questa conversione! Sono stato educato alla cultura del progetto: sono io che fabbrico la mia vita; mia è la meta che ho sognato; mio è l'impegno per raggiungere l'obiettivo. I bambini non sono così: vivono alla giornata e hanno fiducia nei genitori che fanno il buono e cattivo tempo.
 Il messaggio di Gesù concilia gli opposti: invita a far fruttare i talenti e, d'altro canto, ad abbandonarsi alla Provvidenza senza affanno. Sono in missione per conto di Dio. E' Lui che conduce il gioco: devo impegnare le mie capacità ma non pretendere che le cose vadano come desidero. Sembra difficile ma la formula risolutiva c'è ed è la fede da bambino.

sabato 20 gennaio 2018

Il sangue di Gesù



"Mettiti nelle piaghe di Cristo Crocifisso. —Lì apprenderai a custodire i tuoi sensi, avrai vita interiore, e offrirai continuamente al Padre i dolori del Signore e quelli di Maria, per pagare i tuoi debiti e tutti i debiti degli uomini". E' una frase di Cammino (p. 288), il libro di pensieri spirituali più noto di San Josemaría Escrivá. Più avanti dice (p. 555): "È veramente amabile la Santa Umanità del nostro Dio! —Ti sei “messo” nella Piaga santissima della mano destra del tuo Signore, e mi hai domandato: “Se una sola ferita di Cristo lava, risana, acquieta, fortifica e infiamma e innamora, che mai faranno le cinque Piaghe aperte sul legno della Croce?”. Per tutti i santi il sangue di Gesù è stato fonte di progresso spirituale. Emerge Santa Caterina che nel suo immenso epistolario scrive sempre iniziando con un'espressione tipica: "scrivo a voi nel prezioso sangue suo" (di Gesù). In una lettera ad un alto prelato consiglia: "Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso, ponetevi in croce con Cristo crocifisso, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso, fatevi bagno nel sangue di Cristo crocifisso". Non siamo abituati a questo linguaggio che invece riscalda il cuore dei mistici. Caterina insiste in modo sempre più espressivo fino a "farsi bagno" nel sangue di Gesù. San Josemaría usa un linguaggio simile: è un santo contemporaneo eppure ogni volta quelle parole mi sorprendono. Il sangue è qualcosa di fisico che esprime immediatamente l'amore di Gesù. I concetti astratti impegnano poco la fede mentre il sangue mi pone davanti ad una concretezza da cui non si può evadere.
Forse mi sento indegno di fare il bagno nel sangue di Gesù e sono portato ad abbracciare la parte inferiore della croce perché mi scivoli sul capo una sola goccia del suo sangue. Cerco d'imparare da questi santi. Ieri come oggi c'è da fidarsi di chi fa l'esperienza del contatto vivo con il mistero fondamentale della fede: la passione per amore, la morte e la risurrezione di nostro Signore. Il resto è una conseguenza.


domenica 14 gennaio 2018

Eduardo


Durante le vacanze di Natale ho rivisto l'irresistibile incipit della commedia di Eduardo "Natale in casa Cupiello". Tutta la commedia gira attorno alla visione del mondo del papà Lucariello: una visione ordinata dove il presepe è una bella cosa, il figlio va ricondotto sulla buona strada perché è viziato e un po' mariuolo e la figlia va riportata agli affetti di un matrimonio regolare evitando i capricci extraconiugali. Le cose non vanno così e Lucariello ne muore. Nella commedia "Filumena Marturano" i punti di riferimento sono chiari: l'aborto è un crimine (il grido "i figli so' figli" è da brivido) e la vita disordinata di Mimì Soriano va emendata da un matrimonio riparatore che Filumena riesce a strappargli. Eduardo era considerato "di sinistra" all'epoca ma i punti di riferimento antropologici sono indiscussi e sono quelli che hanno retto la nostra società fino al secondo dopoguerra, sia pure attraverso le tempeste ideologiche del '900.
Dal '67 in poi un nuovo tentativo di ingegneria sociale arriva dagli Stati Uniti. Viene abolito il codice di autoregolamentazione dei film di Hollywood, il '68 esplode con il libero amore, e vengono promossi valori come l'aborto facile, il divorzio breve, l'esaltazione dell'omosessualità, la sterilizzazione di massa nei paesi poveri, l'eutanasia e via discorrendo con il politically correct. Una rivoluzione antropologica che fabbrica individui single, consumatori, in concorrenza fra di loro, allo scopo di rendere sempre più ricche le lobby finanziarie che investono incredibili capitali in questo disegno.
Chi ha fede in Dio non deve temere: sempre il principe di questo mondo ha mosso guerra a Gesù e ai suoi discepoli. L'importante è rendersi conto del processo in atto in modo da reagire in modo adeguato. Per prima cosa occorre che chi ha fede la viva in modo consapevole e conseguente. In secondo luogo occorre cultura e competenza professionale per creare una società solidale in cui la ricchezza non sia l'unico orizzonte.


domenica 7 gennaio 2018

Nel centro dell'anima


Nel saggio del 1942 intitolato "Perché non possiamo non dirci cristiani" Benedetto Croce afferma: "Il cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuta... La ragione di ciò è che la rivoluzione cristiana operò nel centro dell'anima". Giusta l'osservazione del filosofo ma anche stimolante per i cristiani d'oggi. Sembra spesso che i cristiani accettino supinamente l'idea che il cristianesimo sia una mera dottrina, una morale, un orientamento ideologico, perdendo così lo slancio vitale di chi accetta e si espone continuamente alla volontà di Dio. "Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato", dice Gesù (Gv 4,34). "Mi sia fatto secondo la tua parola" dice Maria (Lc 1,38). Noi cristiani facciamo parte di questa famiglia, cioé di coloro che sono continuamenti attenti ai cenni della mano di Dio. Simone Weil osserva che è difficile restare tutto il giorno in atteggiamento contemplativo però sta alla nostra portata cercare di mantenere sveglia l'attenzione (così la definisce "attenzione") al rapporto con Dio. Noi siamo alimentati dalla benevolenza di Dio, dalla Sua grazia, ma mi sembra di essere alle volte come un poppante che si distrae, non pensa a mangiare e deperisce. I cristiani oggi sembrano così (almeno ad uno sguardo superficiale): deperiti. Diciamolo pure: sembriamo benpensanti inutili. Semmai disposti a discutere animatamente su sottigliezze teologiche, ma il rapporto vivo con Dio, quello da cui partono i grandi "sì" della vita e si alimentano le grandi imprese di santità... quel rapporto è assopito. All'inizio di un anno vale la pena riflettere. Sto dicendo "sì" alla chiamata di Gesù? Sono in missione per conto di Dio? Il rapporto con Dio vive, come disse Croce, "nel centro dell'anima?".

mercoledì 3 gennaio 2018

Una madre


Il 31 dicembre dell'anno appena passato è morta a 97 anni la mamma di un mio caro amico. Aveva avuto 7 figli da un marito saggio e buono e aveva speso gli ultimi di vedovanza come aveva vissuto in precedenza: pensando ai figli e i nipoti. Comprendendo generi e nuore la famiglia conta 50 persone che si sono raccolte il 1 gennaio in un commovente funerale. Non son potuto andare per una fastidiosa influenza ma, al ritorno, il 2 gennaio ho sentito. assieme ad altri, il racconto di quelle ultime ore. Il mio amico raccontava il distacco dalla sua mamma e perciò l'argomento era triste, ma mentre descriveva tanti particolari, fra cui il ritrovamanto di una lettera testamento scritta anni prima, la partecipazione del paese alla cerimonia, la sapiente collaborazione fra fratelli, il pianto della nipote incinta e ammalata, affezionatissima alla nonna, che non era potuta andare... mentre raccontava ho avvertito un senso di pace e perfino di allegria, più tenero che se si fosse trattato di una festa familiare. In realtà la festa in Cielo c'era perché la mamma era stata sempre non soltanto saggia ma piena di fede, tanto che i figli dicevano, scherzando affettuosamente, che era teologa, perchè metteva ovunque non solo la visione del buon senso ma anche della profondità della fede. Quando rivedo nei filmati la cara immagine di San Josemaría Escrivá (di cui peraltro la signora era devota) ho una sensazione simile: come se il cuore si sciogliesse davanti alle cose vere della vita. Certe persone, certe vite non hanno bisogno di discorsi, parlano da sole e parlano al cuore. Tracciano una strada, quella vera, quella di Gesù.

mercoledì 27 dicembre 2017

Quanno nascette ninno


Sant'Alfonso de' Liguori è stato il più santo dei napoletani e il più napoletano dei santi (Benedetto Croce). Di famiglia nobile, ricevette un'educazione raffinata studiando in casa tutte le materie scolastiche, pittura e musica. Come docenti ebbe i migliori esponenti della cultura napoletana del '700. Si laureò giovanissimo ed esercitò la professione d'avvocato per nove anni. Poi decise di dedicarsi all'educazione spirituale della gente del sud. Scrisse libri che hanno conosciuto migliaia di edizioni, dipinse quadri, compose molti inni spirituali di cui i più famosi sono "Quanno nascette ninno", in napoletano (con la versione italiana "Tu scendi dalle stelle") e "Fermarono i cieli la loro armonia", cantati da tutti i cori del mondo. Fu anche studioso di morale e rese amabile lo svolgimento del sacramento della confessione. Fu dichiarato Dottore della Chiesa.
Il suo "Quanno nascette ninno" è un capolavoro che aiuta a contemplare il Bambino Gesù nel Presepe. E' scritto nel napoletano del 700 ed è un vero aiuto per pregare davanti alla Natività. Siamo tutti inadeguati a comprendere il mistero del Dio fatto bambino e questo canto smuove il cuore. Si trova su YouTbe.
Vale la pena leggerne con calma il testo che solo un santo poteva scrivere.
All'inizio c'è un quadro di una natura in festa per cui anche il leone pascola assieme all'agnello e il fieno secco e duro, su cui il Bambino è stato posto, germoglia in foglie e fiori. Poi c'è l'annucio degli Angeli ai pastori, che si avvicinano alla culla e si fanno più arditi baciando "'o musso" e le guancette del Bambino. Segue una ninna nanna che fa dormire il Bambino . Poi i pastori vanno al loro gregge ma ogni tanto tornano perché non riescono a staccarsi dalla Grotta. Infine si vedono i peccatori nell'inferno che sono cocciuti e si spaventano della luce. Anch'io sono peccatore, dice il Santo, ma non voglio essere ostinato e voglio piangere per i miei peccati con l'aiuto di Maria che è mamma dei peccatori.
La versione italiana si trova su Wikipedia:
 https://it.wikipedia.org/wiki/Quanno_nascette_Ninno