lunedì 10 giugno 2019

La verità vi farà liberi


Quando Gesù dice :  la verità vi farà liberi (Gv 8,32) non intende solo la contemplazione intellettuale delle verità di fede ma invita a vivere secondo le verità di fede. Noi siamo stati educati, per la maggior parte, a considerare il rapporto con Dio come periferico, semmai una semplice morale – comportarsi bene – o una risorsa quando ci troviamo in situazioni disperate. Questa visione riduttiva è il male della nostra epoca. Noi viviamo in Dio come spiega San Paolo: “In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” ed è quindi puerile considerare Dio un accessorio. “ Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa…” dice sempre San Paolo, conviene essere coscienti che lo facciamo grazie a Dio, stando in Lui. I santi hanno fatto così. Mi ricordo di aver sentito San Josemaría dire che  più volte al giorno viveva la scena del figliol prodigo che torna da suo padre. Voleva dire che si accorgeva quando si staccava dall’unione con Dio e subito ritornava a Lui: non voleva distrarsi. Chiedeva perdono e ricominciava. E’ una gran comodità vivere da figli piccoli di Dio, far fare a Lui le cose. E’ una maniera semplice e spontanea di vivere la fede. Santa Teresa diceva che l’immaginazione è la pazza della casa. Vuol dire che sperimentava anche lei la capacità della nostra mente di distrarsi e anche di far fatica di concentrarsi in Dio. Quante volte mi distraggo durante la giornata! Meno mi distraggo e più sono contento alla fine della giornata. Quando mi sono fatto aiutare a  sbrigare quella faccenda con l’aiuto della Madonna o di San Giuseppe, quando mi sono affidato a Gesù prima di quell’incontro delicato che doveva andar bene, oppure quando ho chiesto l’aiuto dello Spirito Santo per snebbiarmi il cervello perché non riuscivo a concludere nulla, allora sono contento qualsiasi cosa sia successo: in genere succedono cose buone…

venerdì 19 aprile 2019

Senza di me...

Strano a dirsi ma erano molti ai tempi di Gesù che rimanevano delusi dalla sua predicazione: volevano indicazioni pratiche per risolvere la penosa situazione politica e sociale del tempo. Non solo Giuda ma diversi fra gli apostoli gli chiedono quando avverrà la restaurazione politica del regno di Dio. Gesù invece ribadisce che il regno di Dio è dentro di noi: alcuni capiscono altri non capiscono. La storia ha dimostrato che, non solo dal punto di vista spirituale, ma anche dal punto di vista sociale il cristianesimo ha cambiato il corso delle vicende umane. Prova ne sia che contiamo gli anni a partire dalla nascita di Gesù. Così si spiega anche quella misteriosa frase: “Senza di me non potete fare nulla” (Gv 15,2) che sembra contraddire il buon senso e smentire la filosofia dell’uomo che si è fatto da sé, così diffusa oggi. Fare le cose senza Gesù è come costruire con la paglia: apparenza senza sostanza.
Questa considerazione mi conforta oggi che abbiamo tanti motivi d’insoddisfazione per la situazione nazionale e internazionale. Ben fanno tante realtà della Chiesa a insistere sulla priorità della vita spirituale, della necessità d’identificarsi con Gesù. E questo non solo per i sacerdoti, frati e suore ma per ogni cristiano. Mi ritorna continuamente in mente il rimprovero di Gesù a Marta e la lode a Maria: “una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta” (Luca 10,42).
Proprio perché la nostra situazione ha tanti aspetti lamentevoli, occorre vivere di fede con l’intenzione di fare unicamente la volontà di Dio. Essere uniti al Padre come era Gesù e identificarsi con Lui. Questa è la priorità, anche se sono pochi a dirlo. Da qui poi verrà il coraggio e la capacità per il cittadino cristiano di sanare a poco a poco la società inquinata che lo circonda.


mercoledì 13 marzo 2019

Le vocazioni di Gesù


Recentemente ho partecipato all’inaugurazione delle attività di volontariato (dall’ambulatorio al doposcuola e all’orientamento familiare) che la Fondazione Grimaldi coordinerà in un quartiere popolare di Napoli, in un edificio già sede di una prestigiosa scuola dei barnabiti.
 Le attività scolastiche nell’edificio erano terminate per mancanza di vocazioni fra i barnabiti e la Fondazione ha comprato l’immobile. Una gran bella notizia: una struttura creata per il bene passa di mano per fare altro bene e non per fini speculativi.
 Una notizia bella ma che lascia un filo di tristezza. Mi chiedo perché mancano vocazioni in un ordine religioso che dal ‘500 ha attraversato i secoli formando miriadi di cristiani? E, proseguendo, perché in molte realtà della Chiesa mancano vocazioni? Una risposta ci sarebbe, al positivo.
 Ho conosciuto un santo, Josemaría Escrivá, che ha diffuso il messaggio di santificazione del lavoro, rivolgendosi all’inizio a persone di ogni età e categoria sociale. In seguito ha compreso che si doveva dedicare ai giovani che un domani avrebbero portato quel messaggio in tutto il mondo. Alvaro del Portillo, uno dei seguaci dei primi tempi, un ingegnere poi proclamato beato, racconta che il Padre (così chiamavano don Josemaría) gli dedicava tempo e lo trattava come una persona “importante” anche se quando lo conobbe era giovanissimo.
 In effetti pare che ci siano due condizioni fondamentali per formare i giovani: tempo dedicato a loro e stima nel prenderli sul serio.
 San Josemaría non si risparmiava nel lavoro formativo: arrivava a sei incontri al giorno con gruppi di studenti, oltre al tempo che dedicava alla direzione spirituale personale. Sta di fatto che quei ragazzi gli si affezionarono talmente che appena avevano tempo libero, pur trovandosi in altre città, lo andavano a trovare. Quel gruppo di giovani portarono successivamente in tutto il mondo quella chiamata alla santificazione della vita ordinaria.
 Non erano tempi facili, allora come adesso. Occorre dedicarsi a loro in quella fascia di età, dai sedici ai ventisei anni all’incirca, in cui si prendono le decisioni fondamentali della vita. Dedicarsi a loro con intensità senza frettolosità. Se si fa così, le istituzioni ringiovaniscono, arrivano le vocazioni e sale la temperatura spirituale negli stessi formatori.
 Gesù ha detto che una sola cosa è necessaria, lodando Maria e rimproverando Marta che faceva opere buone ma senza criterio: una tentazione questa molto forte per le istituzioni ecclesiastiche. Il punto centrale è pregare il Padrone della messe affinché mandi gli operai. Pietro, dopo una notte senza aver pescato nulla, disse a Gesù: getterò la rete in nome Tuo (Luca 5)… e prese il largo per la pesca: duc in altum! E’ questione di fede. Si può, si deve dedicare tempo alla formazione cristiana dei giovani, senza cedere agli scoraggiamenti sociologici.  Gesù ha posto le basi della Sua Chiesa formando dodici persone… I santi hanno fatto lo stesso. Non c’è altra via.


lunedì 25 febbraio 2019

Volanapoli


Napoli è una città splendida. Il suo golfo radioso e accogliente simboleggia la capacità di accoglienza dei napoletani. Quando vai a Napoli avverti una corrente di simpatia. In quanto a qualità delle relazioni umane solo in Sicilia avverto qualcosa di simile, ma qui c’è in più l’allegria. Napoli è una città generosa. Dopo 35 anni che l’ho lasciata ora vi sto tornando sistematicamente e, fra le tante meraviglie riscoperte, c’è stata la quantità e la qualità delle attività di volontariato e assistenza. Basti pensare che il quartiere della Sanità è stato quasi trasformato dal volontariato. Giovani del luogo ben preparati accompagnano i visitatori illustrando le catacombe di San Gennaro o i palazzi signorili d’epoca. Si sono aperti nuovi negozi: c’è una nuova vitalità. La Fondazione Grimaldi a Montesanto ha acquistato un palazzo antico enorme e sta avviando una serie di attività formative per genitori, bambini, ragazzi, disoccupati e assistenza ai malati. Tanti amici miei con naturalezza dedicano tempo ad attività di questo genere. Sembra che la società civile stia riprendendo quel senso di responsabilità proprio dei secoli passati quando nacquero le misericordie e i monti di pietà. Poco più di un anno fa un amico, già campione di pallanuoto e ora avvocato affermato, mi raccontò che aveva trasformato una piscina dell’Esercito in un luogo di sport e istruzione per 500 bambini di una zona periferica. Decidemmo di dar vita a un comitato che valorizzasse e facesse conoscere il volontariato della città e lo abbiamo chiamato Volanapoli. Stanno aderendo all’iniziativa belle personalità della città e presto cominceremo a organizzare convegni, giri per le scuole e contatti con comunicatori. Vogliamo far conoscere l’oro di Napoli.
Il motto del mio amico, che i bambini ripetono in coro è: solo cose belle!


lunedì 18 febbraio 2019

Amleto

“Venerdì alle 19 i bambini dell’oratorio presenteranno l’Amleto di Shakespeare nel salone della chiesa. La comunità è invitata a prendere parte a questa tragedia…”. E’ uno dei comici annunci parrocchiali ormai famoso. Mi è venuto in mente mentre, pregando, mi è risultato chiaro che è inutile e perfino ridicolo pensare di risolvere senza l’aiuto di Dio alcune questioni. Mi sono reso conto che qualche volta nella mia vita ho pensato inconsciamente che ero io che stavo aiutando il Padre Eterno a diffondere il Vangelo sulla terra, mentre la verità è esattamente il contrario. Nel mio percorso spirituale ci sono stati come dei gradini. Prima non pregavo affatto. Poi ho cominciato a pregare perché Dio mi aiutasse a realizzare la mia santa volontà. Poi sono passato a pregare perché riuscissi ad aiutare Dio, come dicevo prima, a realizzare la Sua volontà. Infine ho capito che la migliore e unica preghiera giusta è che si compia la volontà di Dio e che il Signore mi aiuti a non essere d’ostacolo. Non a caso il Padre Nostro che Gesù ci ha insegnato comincia con tre frasi che alludono allo stesso concetto: sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo regno, sia fatta la tua volontà. E’ la preghiera di Gesù che si ripete fino all’Orto degli Ulivi (“Non si faccia la mia volontà ma la tua”) ed è anche la risposta di Maria: “Fiat mihi secundum verbum tuum”: si faccia secondo la tua parola. Mi sono reso conto che se dico “si faccia la Tua volontà” sono più disposto ad affrontare le vicende della vita, sono più sereno e più semplice: faccio fuori tutte le complicazioni personali. Da un po’ di tempo è diventata la mia giaculatoria preferita: Fiat voluntas Tua… E non mi sento più un bambino che recita l’Amleto. 

 

Paul Claudel


Da ragazzo sentivo parlar molto degli intellettuali cattolici francesi: Bernanos, Mauriac, Claudel, Maritain, Gilson, Daniel Rops, Jean Guitton, e così via… Un sacerdote amico, per dirozzare me diciassettenne spensierato napoletano, mi fece leggere il Diario di un curato di campagna di Bernanos: una lettura che portai avanti faticosamente finché saltai al finale e restituii il libro. Era la storia di un sacerdote che si macerava in digiuni, prendendo un po’ di vino, soffrendo il mal di stomaco e morendo pronunciando la frase : “tutto è grazia”. Il romanzo è un capolavoro ma non ero preparato. Anzi da allora cominciai a provare un istintivo rifiuto per quel tipo di spiritualismo francese. Tutt’altra impressione ho tratto leggendo ora la vita di Paul Claudel (1868-1955) scritta da Flaminia Morandi (Paul Claudel/ Un amore folle per Dio ed. Paoline). Da quelle pagine emerge una forte personalità caratterizzata da qualità apparentemente in contrasto fra loro. A diciotto anni il giovane Paul si converte ascoltando il Magnificat nella Cattedrale di Notre Dame: una conversione che lo segnerà per tutta la vita anche nelle vicende più complicate che dovrà affrontare. A Parigi Paul frequenta gli intellettuali dei suoi anni e scopre la vena letteraria che affiancherà la sua carriera diplomatica di gran successo (diventa fra l’altro ambasciatore francese negli Stati Uniti, oltre che in Cina e Giappone). L’evento che caratterizza la sua vita è l’innamoramento per una bella polacca, già sposata, che provocherà un conflitto interiore per lunghi anni fino ad arrivare ad una composizione ragionevole: pur separandosi da lei capirà che l’amore umano è una via per comprendere e vivere l’amore per Dio. I drammi che scrive sono continuamente rielaborati. In Italia è conosciuto maggiormente L’annuncio a Maria mentre le altre opere sono meno famose. Il carattere di Paul non è certo facile ma la fede in Dio lo aiuta a mantenere coerente la rotta della sua vita pur in mezzo alle passioni e le difficoltà professionali. Per l’uomo d’oggi è importante conoscere la sua vita, così simile a quella di un professionista esposto alle vicissitudini della modernità. Bisogna rendere omaggio alla capacità di indagine e di racconto di Flaminia Morandi che descrive con partecipazione e intelligenza gli stati d’animo del protagonista. Il lettore si rende conto alla fine che non ha conosciuto un personaggio del passato ma un protagonista della nostra epoca la cui fede non viene intaccata dal laicismo francese onnipresente.


domenica 10 febbraio 2019

L'esigenza


Credo che l’esigenza più sentita nella Chiesa di oggi non riguardi le questioni che si dibattono sui giornali ma riguardi la coscienza dei cristiani dell’essere tali. Per essere chiari mi pare che il cristiano medio di oggi non sia cosciente che la sua vocazione è quella di essere un “solido innamorato di Dio”. E’ un’espressione che mi aiuta quando faccio l’esame di coscienza. Da una parte la solidità: il cristiano è chiamato all’identificazione con Cristo che avviene con il mio piccolo contributo e con il grande aiuto di Dio. L’identificazione con Cristo significa l’unione con Dio Padre e la coscienza di avere la propria missione da svolgere. “Fiat voluntas tua” è un’espressione che Gesù ripete e ci fa ripetere nel Padre Nostro. Maria è la prima che risponde con una frase simile. Fare ciò che Dio vuole: sembrerà strano ma per me è il pensiero più rasserenante che mi aiuta nei momenti di disorientamento. D’altra parte quella del cristiano non è l’obbedienza ad un dittatore, è l’obbedienza al creatore del nostro cuore. Un Creatore che si fa uomo. Perciò tutte le corde dell’umanità possono vibrare in questo amor di Dio che è riposo per il mio cuore, per dirla con Sant’Agostino. Perciò i santi sono uguali e diversi a un tempo. Egualmente fermi nella loro risposta alla chiamata di Dio e differenti secondo la missione che ricevono. Questo della missione è un punto importante. Credo che bisogna cancellare l’idea del cristiano bambino buono che non dice le parolacce e non si droga. Il cristiano ha una missione da compiere che è definita dalla fotografia della sua situazione. Lì dove sta deve essere un fuoco di amore, di amicizia, di laboriosità, di allegria… Lì ha una missione concreta. Penso che sia questa la maggior richiesta che oggi la Provvidenza ci propone e che l’ultimo Concilio ha definito.


domenica 20 gennaio 2019

La preghiera


Sento un mio vecchio amico di scuola dopo tanto tempo che mi dice: “l’essenziale è la preghiera”. Ci penso e concludo che ha ragione. La chiamata dei dodici apostoli, il cui il numero simbolico richiama il nuovo popolo di Dio, avviene dopo che Gesù aveva passato la notte a pregare. La Chiesa nasce dalla preghiera di Gesù.
 Simone risponde alla domanda di Gesù (Voi chi dite che io sia?) con l’affermazione fondamentale : “Tu sei il Cristo Figlio del Dio vivente” Mt 16,16 . Gesù allora afferma che la Chiesa sarà edificata sulla pietra che è Pietro. Ancora una volta la scena è introdotta dalla preghiera di Gesù: Pietro parla in quel modo perché ha visto Gesù pregare e intuisce, grazie allo Spirito Santo, la sua intima relazione col Padre.
 Sul monte Tabor Gesù porta Pietro, Giacomo e Giovanni a pregare e, mentre pregano, il volto di Gesù “cambiò d’aspetto” (Lc 9,29) . La Trasfigurazione avviene perché Gesù è in comunicazione col Padre nella preghiera.  Sempre grazie alla preghiera si manifesta il significato del Vecchio Testamento (Mosé ed Elia che conversano con Gesù).
 Nella preghiera nel Getsemani  Gesù si rivolge al Padre con l’epiteto “Abbà”, Papà, che esprime in modo del tutto originale la figliolanza di Cristo.
  Nel Padre nostro Gesù ci introduce nella relazione col Padre che è una relazione distinta da quella per cui spesso dice “il Padre mio” , ma ne è un’estensione. Nella preghiera dell’ultima cena Gesù fa entrare gli apostoli nella sua intimità, che è amore bruciante per il Padre e coscienza della sua missione, che viene trasmessa agli Apostoli.
La preghiera non si può ridurre a chiedere qualcosa nell’ambito delle necessità personali. La preghiera è identificazione con Dio, volere la Sua volontà, accendersi dell’amore dello Spirito Santo per tutte le creature.
In sintesi solo la preghiera ci fa figli di Dio, fratelli di Gesù,  c’innamora e ci rende onnipotenti.



lunedì 14 gennaio 2019

San Josemaría


Pochi giorni fa è stato l’anniversario della nascita di San Josemaría Escrivá. Diceva il cardinale Ratzinger che i santi ci svelano una parte del volto di Dio, San Josemaría ha svelato a me e a tanti lo stile di vita cristiano che Dio chiede all’uomo d’oggi. Si dice comunemente che Escrivá  ha anticipato la chiamata universale alla santità del Concilio Vaticano II. Non solo l’ha proclamata ma l’ha vissuta: lui per primo ha praticato le virtù cristiane nell’ambiente della vita ordinaria. Grandi sono stati nella Chiesa le tracce che hanno lasciato San Benedetto, i santi Francesco e Domenico, Teresa d’Avila e Ignazio, fino a Padre Pio e Madre Teresa, assieme a tanti altri. Escrivá ha insegnato a cercare la stessa santità in modo diverso, come la può vivere un padre e una madre di famiglia, un giovane studente, un operaio, un professionista. Nella vita di San Francesco ha brillato “madonna povertà”, ma come può viverla un comune cristiano? Come un padre di famiglia numerosa e povera, suggerisce Escrivá. Il punto di partenza per San Josemaría è il cuore, un cuore innamorato di Cristo, che ha detto: vi do un comandamento nuovo, di amarvi gli uni gli altri come io vi ho amato. Un dolcissimo precetto che il piccolo Escrivá ha appreso in famiglia: lo stile famigliare è stato la sua cifra. Volersi bene curando anche le minime manifestazioni d’affetto, vedere anime di fratelli negli altri, lavorare bene con la responsabilità di un padre. La radice della santificazione del lavoro è questa: un amore bruciante per Gesù, per la propria famiglia, per i propri amici, per il proprio Paese. Un grande santo per la nostra epoca…


sabato 5 gennaio 2019

La mia vita è come un fiore di campo


La mia vita è come un fiore di campo. Oggi c’è e domani non c’è. E’ un soffio. Questa considerazione è tratta da un salmo, cioè da un canto rivolto a Dio. Eppure questo piccolo sussultare di vita non è senza senso: ha una direzione. In questi giorni di Natale ho tentato di considerare questo mistero: Dio viene verso di me, mi chiama verso di Lui. La mia breve vita non è la luce di un lampo che si estingue: è una stella che fila verso Dio, non svanisce.
Perché questa verità è compresa da alcuni e apparentemente ignorata da altri? Tu lo sai Signore. Io vedo  che alcuni sono attratti dalla luce di Dio. I pastori semplici e ignoranti vedono e capiscono. I Re Magi, i saggi, i colti dal cuore umile, intraprendono un cammino per giungere fino al Bambino.
Erode invece si agita, vede in Te Signore un pericolo e semina morte. I teologi che lo circondano sanno dove nascerà il Messia e sanno tante cose ma la loro scienza non tocca il cuore: restano lì dove sono. E i tanti preoccupati di tirare a campare, di realizzare i loro ansiosi progetti, di evadere dalla vita troppo dura… questi sembra che non si accorgano di niente.
Dentro di me ci sono tutti: i pastori, i Magi, Erode, i presuntuosi inutili, i distratti. Io sono tutti loro, tutti si agitano dentro di me e ho difficoltà ad accettarti completamente Bambino. Aiutami tu e aiuta tutti noi. Voglio essere fra quelli che ti cercano, che ti mangiano i piedi con i baci come voleva Sant’Alfonso dei Liguori… addolcisci il mio cuore, rendimi desideroso dell’unica verità che dà senso, calore e luce alla mia vita. Come diceva Santa Caterina: Gesù dolce, Gesù Amore.

 
















domenica 23 dicembre 2018

Me piace 'o presepe


Me piace ‘o presepe
Mi piace il Natale e non lo trovo affatto una festa ormai paganizzata: intanto continua a chiamarsi Natale il che vuol dire che qualcuno è nato. Che poi questo qualcuno sia Dio in persona sta alla nostra fede crederlo: una fede sempre mancante, anche la mia, per cui non mi posso lamentare; posso invece pregare.
 Tante luminarie rappresentano la continuità con la luce che “avvolse i pastori” (Luca 2,9) e con la luce della stella che guidò i Re Magi.
 Tutti, pastori e Magi, portano regali e noi ci scambiamo regali per questo.
I Magi sono costanti e determinati finché non raggiungono la meta, i pastori vanno “senz’indugio” come dice San Luca (2,9) cioè di fretta, così com’era andata Maria a trovare la cugina Elisabetta. Questa determinazione e questa fretta m’insegnano cos’è che conta davvero.
Ho vissuto dieci begli anni a Milano e ricordo che il verbo più usato era ed è: “scappare”. Devo “scappare”. Ma dove scappo? E da cosa scappo? Ecco, i pastori, i Magi e Maria mi fanno capire a cosa tende la fretta vera: cosa vale davvero la pena. Troppe volte sento il bisogno di correre o distrarmi o divertirmi: tutti verbi che alludono al distacco da ciò che ho intorno. Il Natale m’insegna a vedere la profondità delle cose, il significato a cui i fatti e le situazioni alludono. Il Bambino non è solo un bambino, i doni non sono oggetti: sono un riflesso del mio cuore; le luci sono quelle che devono illuminare la mia mente distratta.
Ben venga il Natale di un Dio che arriva nell’umiltà e chiede solo la mia attenzione.
Mi piace il Natale e “me piace ‘o presepe”.

venerdì 14 dicembre 2018

Terra Santa


Un mio amico napoletano è un attivo organizzatore di pellegrinaggi in Terra Santa. Dopo l’ultimo viaggio mi ha raccontato che alcuni partecipanti, all’inizio, si erano dichiarati atei: partecipavano solo per motivi culturali e turistici. Il viaggio prevedeva una sosta a Betlemme dove un francescano li aveva accolti e, saputo che il gruppo veniva da Napoli, aveva proposto di cantare davanti alla Grotta della Natività “Tu scendi dalle stelle” perché il canto era stato composto dal napoletano Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Appena si è levato il canto, gli “atei” si sono sciolti in lacrime… L’episodio ha fatto commuovere anche me che mi sono ricordato che, accanto al pozzo, Gesù disse alla Samaritana: “Si scires donum Dei!”, se tu conoscessi il dono di Dio! Ecco: io non mi annovero fra gli “atei” ma nemmeno fra quelli che si rendono conto del dono di Dio. Se riconoscessi il dono di Dio, mi preparerei davvero al Natale… I pastori sono i primi che accorrono alla Grotta su invito degli angeli. Erano disprezzati in Israele perché svolgevano un lavoro servile che non consentiva di rispettare il sabato. Erano ignoranti, ma sono i primi chiamati. Nella loro semplicità, capiscono. Io mi metto fra loro.
 Vengono poi i Re Magi che sono colti e ricchi ma umili, a differenza dei consiglieri di Erode che sono dotti (sanno dove nascerà il Messia) ma non capiscono i disegni di Dio e diventano complici del sovrano.
Dovrò imparare dai Magi perché si spogliano di ciò che sono e hanno, e vengono a baciare i piedi del Bambino. Grazie alla loro umiltà entrano a far parte dei seguaci di Gesù. Semplicità e umiltà, solo allora potrò dire “me piace ‘o presepe” come Luca Cupiello voleva sentir dire, secondo Eduardo.

martedì 4 dicembre 2018

Il nuovo libro di Costanza


Chi conosce, anche sommariamente, la storia della Chiesa, sa che non esistono trionfi. Ci sono invece lunghi periodi di persecuzioni, conflitti, eresie. Dopo i primissimi tempi, magistralmente descritti negli Atti degli Apostoli, in cui si sente palpabile l’azione dello Spirito Santo, già nelle lettere di San Paolo si delineano le opposizioni, i fraintendimenti e i tradimenti. Non c’è un periodo di pace condivisa nella storia ecclesiastica, ma s’indovina sempre l’azione della grazia divina che nel silenzio forma i suoi santi che spargono il fuoco di Gesù sulla terra: non solo i grandi santi, anche i santi non famosi e riconosciuti, che tengono accesa la fiaccola della fedeltà apostolica. Ancora a memoria d’uomo oggi si possono ricordare i periodi turbolenti del dopo Concilio, quando venivano messe in discussione perfino le fondamentali verità di fede. Rispetto a quel periodo le tensioni attuali nel mondo cattolico sembrano poca cosa. Ringrazio il Signore per i santi Papi che ho conosciuto nel corso della mia vita. Tutti grandi. In particolare va reso merito a Giovanni Paolo II di aver capovolto la situazione. Quando fu eletto, la Chiesa sembrava una cittadella assediata e internamente tormentata, alla sua morte il prestigio mondiale della Chiesa aveva toccato quel vertice testimoniato dal più imponente e partecipato funerale mai avvenuto nella storia. Ma non ci sono soltanto i “giovanni paoli secondi”, ci sono persone che cercano di vivere il Vangelo senza chiose. Una di queste è Costanza Miriano che certamente a questo punto mi farebbe un elenco delle sue mancanze. Ma lei confronta i suoi difetti col modello del cristiano vero che vive di fede. La sua testimonianza condita di umorismo e autoironia è invece un alimento insostituibile. L’ultima sua prestazione è un libro dal titolo azzeccato: “Diario di un soldato semplice”, il sottotitolo è in linea: “Il Signore ama vincere con un piccolo esercito”. Anche dal titolo si riconoscere lo stile di Dio: le vittorie del cristiano sono nel silenzio delle coscienze e dell’amore vissuto in mezzo a tante contraddizioni. Gesù è morto quasi da solo sulla Croce con la Mamma e un discepolo, ma si contano gli anni dalla Sua nascita. Il mondo viene sempre salvato da un piccolo esercito, dal lievito di cui anche Costanza è portatrice.
Un elemento costante dei suoi scritti è un’allegria congenita che non è un artificio letterario. Costanza è così: un temperamento vitale reso gioioso dalla fiducia che deriva dalla fede. Non a caso i suoi libri vengono messi in libreria alle volte nel settore “umorismo”. Quando leggi i suoi libri diventi più gioioso e anche più vicino a Dio, perché sempre il testo si conclude con un pensiero degno di un manuale di mistica e ascetica. Finito un capitolo passi volentieri al prossimo perché non c’è la minima fatica nella lettura, c’è il desiderio di leggere ancora.
Costanza sguaina la spada solo quando si parla di aborto, di utero in affitto, di affidare i bambini agli omosessuali: la sua natura leale si ribella alla prevaricazione. Di colpo la simpatica indaffarata madre di famiglia diventa Giovanna d’Arco. Il vero cristiano è uno normale ma se è necessario sa, con l’aiuto di Dio, giocarsi la vita.

Caffé sospeso

Napoli è la città che ha inventato il caffè sospeso. Invece di pagare un caffè se ne pagano due. Nessuno se desidera un caffè e non se lo può permettere deve rimanere senza. Nessuno deve essere così solo e povero. Sono scintille d’amore. Conosco un bidello napoletano che ha adottato assieme alla moglie un bambino che non ha gambe né braccia. Solo piccoli moncherini. Devono assisterlo in tutto dal nutrirlo al portarlo in bagno o a scuola. Un mio amico campione di pallanuoto lo ha ospitato in piscina e il bambino nuota incredibilmente. Il papà ha perso il lavoro ma ora lo ha ritrovato. Fra poco festeggiano dieci anni d’amore per il piccolo Matteo circondati da stima e affetto. Napoli è una città che sta risorgendo. Ha le ali dell’amore.
Volanapoli è un’associazione che stiamo fondando con alcuni amici, fra cui il campione di cui sopra, per sostenere le mille azioni di volontariato che si svolgono. Il piccolo Matteo è la nostra bandiera.

domenica 4 novembre 2018

Un matrimonio felice


Tempo fa Franco Nembrini lesse, durante una conferenza, alcuni brani di autori che si lamentavano della gioventù a loro contemporanea. Sembravano parole attualissime che risultarono sorprendentemente pronunciate molti secoli fa. Sempre il “dove andremo a finire?” è stato d’attualità. Ciò non ostante io noto, e non sono solo, che la “tenuta” dei matrimoni oggi sia fragile. Più che chiedersi il perché, penso sia utile guardare a quegli esempi di matrimoni felici che esistono, in buon numero. Recentemente il Papa ha ribadito che la preparazione al matrimonio deve essere accurata. Ho un caro ricordo di Leonardo Mondadori, allora presidente della casa editrice, che mi chiese, anni fa, di indicargli un autore capace di scrivere un libro esplicativo della realtà del matrimonio.
  Un’autrice brillante che tratta questo tema è Costanza Miriano, spiritosa e profonda a un tempo. Per una migliore conoscenza delle differenze psicologiche fra l’uomo e la donna, sono preziosi i libri di Mariolina Ceriotti Migliarese pubblicati dall’Ares. Un libro che mi ha incantato descrive il matrimonio, durato più di sessant’anni, di una coppia siciliana. Una storia che nasce durante la guerra e che è continuata ad un altissimo livello di delicatezza e sensibilità. Il titolo è eloquente “Ti prometto un viaggio felice” e la tenera scrittura di Giusi Sorci dimostra come la promessa sia stata mantenuta alla grande. L’originalità del libro sta nel fitto carteggio della coppia di fidanzati che dimostra come un matrimonio ben riuscito affondi le sue radici in una preparazione intelligente oltre che affettiva. Si tratta di un vero corso di preparazione al matrimonio svolto non in teoria ma su una testimonianza viva. I tanti anni passati non contano perché il cuore umano è sempre lo stesso.  L’editore è l’Ares. Buona lettura

giovedì 1 novembre 2018

Dio e me


Mi ha sempre colpito il fatto che Dio si adatta a noi. Le apparizioni di Fatima e di Lourdes (che non sono verità di fede ma considerate veritiere dalla Chiesa) hanno presentato la Madonna che parla non solo nel linguaggio proprio dei fanciulli portoghesi e di Bernadette ma in modo adeguato alla loro mentalità. A Guadalupe, in Messico nel 1531, Maria appare vestita come un’india, come si vede nell’immagine lasciata sulla veste di Juan Diego, e i locali precisano che l’abito è quello di un’india incinta. Sono piccoli indizi di fronte alla prova maggiore di un Dio che si fa uomo come noi e che ci apre la strada della felicità in terra e in cielo. Nei racconti dei mistici le realtà soprannaturali si presentano in modo adeguato alla loro mentalità. A pensar bene tutta la creazione ci parla di Dio. Se Dio si adegua alle creature, le creature parlano di Dio e la sua firma è la bellezza del creato.
Istintivamente io resisto all’idea di un Dio che è riverso su di me come un padre: non tutto accade come io vorrei. Ma, se ci penso bene, anche un bambino patisce delle contrarietà da parte di suo padre: non può giocare con la scatola dei fiammiferi, non deve buttare tutto per terra… Ecco allora che le contrarietà della vita si presentano come una pedagogia di Dio nei miei confronti. Il modello resta Gesù, che è davvero figlio del Padre e che pure trova, al momento della croce, difficoltà nell’adeguarsi alla volontà di Dio. Devo capire che Dio si adatta a me, mi accetta come sono, posso parlargli col mio linguaggio e con il mio goffo modo di essere. Nello stesso tempo la mia strada felice è quella di Gesù: adeguarmi alla volontà di Dio. Dio per me e io per Lui.

lunedì 15 ottobre 2018

La preghiera


Ci sono tanti modi di pregare. In fondo la preghiera è una relazione con una persona divina (anzi Tre) ed è logico che il modo di relazionarsi sia vario. Ho imparato da San Josemaría ad avere un atteggiamento confidenziale. Alle volte si tratta di stare in silenzio ad ascoltare, altre volte chiedo lumi su aspetti della mia vita. Gesù ha dato una serie di istruzioni sulla preghiera: il suo stesso esempio (la notte passata in preghiera prima della scelta degli apostoli, i quaranta giorni nel deserto…), il Padre nostro e sulla liberazione dai demoni. “Certa specie di demoni si scaccia solo con la preghiera e col digiuno” (Mt 17,21). Il tono di Gesù è incoraggiante: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto” (Luca 11,9). E nel vangelo di San Giovanni (14,13-14) la promessa è ancora più esplicita: E qualunque cosa chiederete nel nome mio la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se chiedete qualche cosa nel nome mio, io la farò”. Il tutto per la glorificazione del Padre non certo per un desiderio arbitrario della mia volontà.
Sono giunto alla conclusione che se da una parte devo trasformare il lavoro in orazione, dall’altra devo trasformare la preghiera in lavoro. La costruzione del regno di Dio sulla terra si ottiene pregando il Padre nel nome di Gesù. Perciò il mio apostolato si costruisce passo dopo passo chiedendo grazie a Dio nel nome di Gesù.  





giovedì 11 ottobre 2018

L'etica


I miei genitori erano brave persone ma non erano cristiani praticanti. Da bambino la sera andavo a letto senza le preghiere della mamma, da piccolissimo una ninna nanna e poi basta. Conoscere san Josemaría Escrivá è significato scoprire una familiarità con Dio che per me non era abituale anzi era impensabile. La sua “presenza di Dio” era esemplare, si notava. Sono passati tanti anni da allora e questo continuo dialogo con Gesù si è andato radicando dentro di me. E’ come la barra del timone della mia vita. Sempre di più mi affido al vento dello Spirito Santo per la mia navigazione. L’esperienza mi ha insegnato che fare troppi progetti non ha senso: la Provvidenza provvede, e mi trovo molto meglio.
In questi giorni mi hanno proposto di fare un intervento formativo sull’etica del lavoro ai neo ingegneri che s’iscrivono all’Ordine. Le uniche considerazioni che mi sono venute in mente sono quelle ben note di Dostoevskij e di Sant’Agostino. L’uno fa dire a Ivan Karamazov: “se Dio non esiste, tutto è permesso”, l’altro scrive: “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Come si fa a parlare di etica senza parlare del rapporto vivo, personale con Dio? Senza Dio l’etica diventa un’etichetta, una serie di regolette pratiche di comportamento che lasciano il tempo che trovano. Se insistono a invitarmi li avvertirò che parlerò della familiarità con Dio. Quella che ho appreso, senza alcun merito da parte mia, da San Josemaría.

giovedì 27 settembre 2018

ll battito del cuore


Le piccole mortificazioni devono essere costanti come il battito del cuore, diceva San Josemaría. Chi non avesse idea del rapporto del cristiano con Gesù penserebbe che si tratta di un pensiero angosciante.  Invece no. Significa in ogni situazione mantenere vivo il dialogo col Signore. La mattina suona la sveglia, sono sprofondato nel sonno: mi alzo o non mi alzo… Gesù è la prima occasione per manifestarti il mio amore, e mi alzo. Dovrei fare ordine ma non mi va, preferirei fare un’altra cosa, anch’essa buona, ma l’ordine della giornata richiede di fare il punto. Gesù per amor tuo mi fermo e scrivo la scaletta di cose da fare.  Così via. A tavola servono i fagiolini: quei cosini verdi che non sanno di niente. Invece di chiedermi ad alta voce come mai la creazione ha previsto i fagiolini, ne prendo un po’ e penso: Gesù, ci metto un po’ d’olio e aceto così avranno un sapore. Lo faccio per te. La sera fin da bambino non mi è piaciuto andare a letto. Mia madre aveva una canzone che dichiarava l’inizio delle ostilità (a Napoli una canzone serve sempre): Catarì… A quelle note cominciavo a scappare e l’inseguimento diventava un gioco che finiva con la distesa a letto. Ora che ho qualche anno in più, devo pensare che l’indomani mi sveglierò con difficoltà se faccio tardi e allora: Gesù vado a letto per te. Sono tante le occasioni per non fare ciò che devo e questo battito del cuore, del cuore napoletano, mi aiuta. Preciso che non sempre sono vittorie…

sabato 22 settembre 2018

I 90 anni dell'Opus Dei


Il 2 ottobre di quest’anno l’Opus Dei compie 90 anni. Un’età veneranda per una persona ma un età da teenager per un’istituzione che dovrebbe vivere per secoli. Novant’anni fa un sacerdote innamorato di Dio, Josemaría Escrivá, vide ciò che il Signore gli chiedeva. La sua storia è una storia d’amore. A quasi 16 anni vide d’inverno le orme di un carmelitano scalzo sulla neve: “Si può amare Dio fino a questo punto!” pensò, e seguì quelle orme fino a incontrare quel carmelitano, che gli propose di farsi religioso. Sentiva però che il Signore gli chiedeva qualcosa di diverso e pensò di entrare in seminario per rendersi disponibile a una chiamata che avvertiva ma che non aveva compreso fino in fondo. Suo padre, che non aveva mai visto piangere, né prima né dopo, si commosse ma non si oppose e il giovane rinunciò al sogno di fare l’architetto e si fece sacerdote. Dopo due anni di sacerdozio arrivò la luce: bisognava aprire i cammini divini della terra, cioè riportare  ogni cristiano al fervore richiesto da Gesù, come quello dei primi cristiani. Una profonda vita di pietà, un’intensa formazione cristiana e nello stesso tempo l’impegno nel lavoro, nella famiglia, nella società civile. “Non siate mai uomini o donne di azione lunga e di orazione corta” scriveva nel punto 937 di Cammino. Contemplativi in mezzo al mondo. Finalmente una saldatura fra la vocazione cristiana e la vita civile proposta come normalità non come eccezione.
La sua vita è stata la sua proposta: innamorato di Gesù e di Maria viveva per primo ciò che insegnava. Grande cuore, grande amore e precisione nel lavoro, puntualità e altre virtù umane. Conoscerlo è stata una rivoluzione interiore, una scossa. Ora tocca a noi non deludere le aspettative di Gesù, non distrarsi e deviare. Cor Mariae dulcissimum iter para tutum!!!

giovedì 23 agosto 2018

L'allegria


“Darsi sinceramente agli altri è di tale efficacia che Dio lo premia con un’umiltà piena di allegria” (Forgia 591”). E’ un pensiero di San Josemaría di grande semplicità ma molto saggio. Parla di umiltà che è sempre collegata con l’allegria. Quando penso ai miei diritti, a ciò che mi spetta, ai riconoscimenti che meriterei, divento pesante e antipatico. Se invece mi preoccupo degli altri vengo attirato in un mondo in cui sono spettatore e anche umile servitore (come disse Joseph Ratzinger quando fu eletto papa). Ogni persona è un mondo: essere disposti ad entrare in punta di piedi in quel mondo è sempre una scoperta. Imparo e verifico che gli altri sono più buoni di me: hanno tante cose da insegnarmi.
La disponibilità alla volontà di Dio è fondamentale. “Manca la gioia? Pensa: c’è un ostacolo fra Dio e me. Indovinerai quasi sempre”(Cammino 662). Da questo punto di vista quando avverto una punta di tristezza o scoraggiamento mi sembra come una spia rossa nel cruscotto dell’auto. C’è qualcosa che non va con Dio. Per quanto riguarda me, toglierei quel “quasi”. Direi che sempre quando mi rivolgo a Dio la tristezza scompare.

venerdì 17 agosto 2018

Mortificazione e allegria


Le persone più allegre che ho conosciuto erano persone che sapevano vivere gioiosamente lo spirito di penitenza. Persone che sapevano godere delle cose belle della vita e mantenere la serenità nei momenti avversi, preoccupandosi degli altri anche in prossimità della morte. La tristezza è l’alleata del demonio. Chi si allontana da Dio porta con se’ un fermento d’insoddisfazione: diventa problematico e superficiale, fa discorsi oziosi, percorre itinerari che non portano da nessuna parte. La vita di un uomo di fede, pur in mezzo alle manchevolezze, è come una freccia che viaggia in direzione della vita eterna. Una vita di gioia che incomincia su questa terra.
Più che parlare di mortificazione si dovrebbe parlare di “vivificazione”. Offrire a Gesù le contrarietà della giornata, passare al di sopra delle sgarberie ricevute, lasciare agli altri le cose migliori a tavola e così via… non sono solo un allenamento dell’anima e del corpo, sono una maniera di continuare la mia preghiera che sembra sempre insufficiente. Mortificarsi è amare di più Gesù e amare maggiormente gli altri. Voler bene è divinizzarsi. Gesù dice “siate perfetti” dopo avermi insegnato che devo perdonare come Dio mi perdona. La perfezione è questa: assomigliare a Dio nell’amore. Forse qualcuno non gradisce le mie manifestazioni di affetto: è il momento di voler bene senza riscontri, come Gesù che ebbe incomprensioni e anche il tradimento da chi gli stava più vicino. Signore insegnami a voler bene.

sabato 11 agosto 2018

A Maria

In vista della festa di Maria pubblico la preghiera che Le rivolgo ogni mattina:

Maria, madre e regina mia,
dammi la felicità di saper amare. Soprattutto quelli che sono vicino a me, malgrado i loro difetti e grazie ai loro difetti. Perché questa è la vera felicità: saper voler bene. Questa è la mia vocazione, a cui mi chiami col tuo esempio.
dammi la forza di essere buono. Le cattiverie mie e altrui sono conseguenza della debolezza. Con la tua forza saprò essere buono, sereno e comprensivo.
dammi la serenità di vedere in ogni avvenimento, anche doloroso, la mano della Provvidenza e la forza redentrice della sofferenza. Ricordami che ogni dolore ha un valore fecondo quando è unito alle sofferenze di tuo Figlio.
difendimi dalla tristezza, che è l'alleata del nemico, e aiutami a essere fonte di gioia e ottimismo per quelli che mi stanno attorno.
Ti bacio caramente come tuo figlio piccolo, stammi vicino. Ogni mia preghiera e azione cominci con te e finisca con te.

mercoledì 8 agosto 2018

Dio mi ama?


Non è stato facile per me credere pienamente che Dio ci ama. Viene spontaneo dire davanti alle situazioni dolorose: e Dio dov’era? A parte il fatto che molte situazioni sono dolorose perché Dio è stato cacciato. Nei campi di concentramento, nei gulag e nelle guerre Dio sembrava non esserci perché era stato esplicitamente rifiutato… Restano comunque i dolori della vita che a volte si sommano e sono acuti…
Ultimamente mi ha convinto una considerazione: come sarebbe la mia vita senza il dolore, senza le contraddizioni? Se tutto andasse liscio, se tutti approvassero il mio modo di essere, se non trovassi alcun inciampo? Sarei un presuntuoso insopportabile. Ecco che il dolore appare come una medicina per l’anima perché mi fa capire il mio limite. Il bambino cerca la mamma quando soffre e così le contraddizioni mi spingono verso Dio. Anche la bellezza e la bontà mi fanno scoprire Dio ma, come in un quadro di Caravaggio, la luce ha bisogno dell’ombra per farmi capire la realtà.
Non è una considerazione geniale ma ben si aggiunge a quella fondamentale: credo che Dio mi ama perché ha sparso il suo sangue per me. Ha calpestato questa terra, ha fatto e ha detto cose buone. Il sacrificio di Abramo che dona il figlio era una figura dell’espressione dell’amore massimo che si è rivelato in Gesù.
Posso stare tranquillo: Dio mi ama anche se la mia mente incerta non riesce a capirlo in pieno.

mercoledì 1 agosto 2018

Un Dio creativo


Le vacanze estive sono un richiamo all’aspirazione al dolce far niente che ciascuno si porta dentro. Finalmente posso “staccare”! ma c’è il rischio, per me almeno, di staccare attaccandosi al nulla, cercando di ritornare alla condizione di bambino con i sonni profondi e il desiderio di giocare senza impegnarsi davvero in niente: quel tempo sdraiato sulla sabbia guardando le nuvole oppure quei giochi e avventure che allora erano appaganti. Tutto questo è molto umano e anche bello ma ogni anno riscopro che le vacanze sono un momento adatto per restaurare le relazioni. Per chi è sposato la relazione con la moglie colla rinnovata disposizione del primo amore, con i figli che ricordano per sempre ciò che si fa per loro (chi può dimenticare la persona che gli ha insegnato ad andare in bicicletta senza le rotelline laterali, o che lo ha fatto nuotare senza salvagente per la prima volta?). Con gli amici si ha la possibilità di parlare con maggiore profondità e serenità… E poi c’è la relazione con Dio. Mi piace ripetere che Dio non solo è creatore ma anche creativo. Guardare la natura offre continui spunti. Ho la possibilità in questi giorni di nuotare e rivedere una gran quantità di pesci che ogni anno mi meravigliano. I saraghi sono elegantissimi sia quando sono piccolini che più grandi. Portano una striscia nera sulla coda argentea e alcuni anche dietro la testa. I più grossi vanno da soli con maestosità muovendo leggermente la coda che, all’occorrenza, è pronta per imprimere una velocità sfrecciante. Le orate suggeriscono irrimediabilmente un piatto in cui mangiarle ai ferri (lo ammetto) ma mi conforta vederle libere a mezz’acqua. In cielo ci sono i gabbiani che, a differenza dei colleghi di città, suscitano simpatia specie quando insegnano a volare ai piccoli ormai cresciutelli che si riconoscono dalle penne grigie e pigolano, a differenza dei genitori che sembrano emettere risate sguaiate.
Potrei continuare con gli scogli di moquette viola e con i pesci colorati. Mi fermo per ringraziare Dio che mi fa capire che ci sono più cose in cielo e in terra che nella mia filosofia, come diceva Amleto.