giovedì 26 maggio 2016

La Provvidenza provvede


"La provvidenza provvede": è un proverbio medievale di mia invenzione che mi aiuta quando arriva la tentazione di spaventarsi davanti alle follie personali e collettive di cui siamo circondati. Il ruolo dei cristiani non è quello di angosciarsi ma di essere forti della forza di Gesù. Guardiamo al nostro Capo (detto anche Re dei Re). Che vittorie ha avuto? Nessuna, secondo la mentalità mondana, la più grande secondo la visione della fede. Gesù ha vinto la nostra tendenza al male e ha aperto la strada alla felicità dell'Amore. E' qui che devo seguirlo. Il mondo è quello che ho davanti, in cui devo vivere senza fughe d'immaginazione: ah se potessi, ah se avessi fatto... None! come dicono in Ciociaria. No. E' "qui" che devo essere un campione dell'amore, della laboriosità, dell'allegria. Una persona vera in cui non c'è inganno. L'impegno sociale è il bene che posso fare a portata di mano. L'amore è la stima per le persone che ho accanto e che tratto con affetto vero. L'amore è il comandamento nuovo che dà Gesù: perennemente nuovo perché ogni volta è una scoperta. Non possiamo prendere su di noi tutto il male del mondo, altrimenti diventiamo esausti e pessimisti. Gesù mi chiede di fare il bene che ho davanti, di dare un senso alle mie sofferenze e un motivo alla mia allegria. Quando mai il mondo è andato come vorremmo noi? Il Signore fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Io sarò giusto solo se mi appoggio totalmente e fiduciosamente su Gesù. Per il resto la Provvidenza provvede.

domenica 22 maggio 2016

Ettore Bernabei 95 anni

Il 16 maggio Ettore Bernabei ha compiuto 95 anni. Non è soltanto un motivo di ringraziamento per una lunga vita, vissuta tuttora con lucidità ed efficienza. E' un occasione per riflettere sulla testimonianza che quest'uomo ha dato e continua a dare. Bernabei per quasi quindici anni ha impresso alla Rai un carattere di qualità forse ineguagliato al mondo. La sua strategia era di investire nel prodotto più che in sontuosi edifici. In quegli anni la Rai produceva programmi di rilievo internazionale e valorizzava talenti che tuttora possiamo rivedere su You Tube. Era una Rai che aiutava gli italiani a lavorare: era realista ma ottimista, davvero democratica (basti pensare all'invenzione delle Tribune politiche dove anche i partiti minori erano rappresentati), istruttiva (gli sceneggiati dei classici della letteratura), serena (programmi divertenti e non volgari). Presentava un'Italia pulita, laboriosa e allegra. Dopo un periodo da manager di una finanziaria dell'Iri, il pensionato Bernabei ha dato vita ad una casa produttrice che ha portato la Bibbia sugli schermi di tutto il mondo col massimo degli ascolti, ha rivisitato capolavori (Anna Karenina, Guerra e Pace), e, fra i tanti successi, continua ad attrarre tanti spettatori con don Matteo (un'idea di Ettore che prende spunto dal Padre Brown di Chesterton). Cattolico fervente, amico di tutti, desideroso di servire il Paese e la Chiesa. Ora s'impegna per formare giovani per creare una nuova classe dirigente. Ragazzi c'è solo da imparare.


giovedì 12 maggio 2016

Uscire dal letargo


"Non possiamo incrociare le braccia quando una sottile persecuzione condanna la Chiesa a morire d'inedia, relegandola fuori dalla vita pubblica e, soprattutto, impedendole d'intervenire nell'educazione, nella cultura, nella vita familiare.
Non sono diritti nostri: sono di Dio ed Egli li ha affidati a noi cattolici per esercitarli.
Vi dirò a questo proposito un mio grande desiderio: vorrei che nel catechismo della dottrina cristiana per bambini si insegnasse chiaramente quali sono quei punti fermi su cui non si può cedere nell'agire, in un modo o nell'altro, nella vita pubblica; e che si affermasse, allo stesso tempo, il dovere di intervenire, di non astenersi, di collaborare per servire con lealtà e libertà personale il bene comune. E' un mio gran desiderio, perché vedo che così i cattolici imparerebbero queste verità fin da bambini e le saprebbero mettere in pratica una volta diventati adulti."
Sono parole di San Josemaría Escrivá, scritte nel 1932, di totale attualità. E' necessario che chi ha fede esca dal letargo in cui sembrano immersi i cattolici. Ognuno a modo suo. Sono ridicole per non dire diaboliche le polemiche su quale comportamento adottare. L'importante è non restare inerti. Ognuno col suo criterio e con la sua inclinazione. Educazione (scuola), cultura (intrattenimento, informazione, approfondimenti), vita familiare (la possibilità di sposarsi giovani, rispetto per la vita umana, agevolazioni fiscali e tutto il resto) sono i campi in cui lavorare intensamente.

venerdì 6 maggio 2016

Saper voler bene


Per l'ennesima volta vengo a sapere che una moglie ha cacciato il marito di casa per comportamento intollerabile. Non posso, non voglio e non devo giudicare. Vorrei soltanto farmi portavoce per avvisare delle conseguenze che queste decisioni portano. Sono testimone che i litigi, le cause, le tensioni, ecc. che derivano da una separazione sono una via crucis che non ha niente da invidiare al tenersi il coniuge che si comporta male. Chiaramente bisogna distinguere caso per caso. Ma lo stesso vorrei mettere in guardia soprattutto le donne dalle amiche che suggeriscono: lascialo! è "intollerabile". Ognuno prenderà le decisioni in coscienza ma quando si dice: " Io prendo te come mio sposo e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita" si sta dicendo quel che si dice e occorre ricordarselo. Chi può misurare le ferite nella personalità dei figli? E non è meglio perdonare, sorridere, andare avanti? Quanti matrimoni in passato si sono salvati così e le famiglie sono sopravvissute bene. Se Dio perdona perché il coniuge non prova a perdonare? E certi comportamenti non saranno stati anche provocati dalla freddezza, dalla supeficialità, da cambi d'umore dell'altro o dell'altra? Ripeto che mi guardo bene dal giudicare, parlo solo perché le sofferenze di cui sono stato testimone "dopo" vengono troppo spesso sottovalutate, specie se ci sono figli. E' la più importante delle scienze: saper voler bene.

giovedì 28 aprile 2016

Il dolore


Il dolore. In questi giorni sono vicino ad una donna che soffre per un tumore al cervello sempre più invadente, assistita da un marito innamorato, operativo e discreto e da una mamma che conosco da tempo: una donna di grande e profonda sensibilità. Preghiamo tutti. Il male avanza. La domanda è quella di sempre: Signore perché? Perché la nostra vita incontra tanti dolori e ha un appuntamento sicuro col dolore della morte? Solo in Dio c'è la risposta, in quel Dio che ci ha dato la vita. Il dolore è cammino verso la vita in Dio. Il dolore ci prepara alla vita in Dio. Dio stesso ha percorso per noi la strada del dolore. Nascere fuori casa, deposto in una mangiatoia, sùbito in fuga: sembra di assistere ad una delle storie dei migranti di oggi. Amato ma incompreso. Odiato e crocifisso. Siamo all'opposto della mentalità mondana: sicurezza, successo, sensualità. Eppure al fondo di quella storia c'è la vita gloriosa, c'è il sorriso di Maria, c'è il volto di Dio.
Il dolore fa male come faceva male a Gesù. Non c'è modo di limitarlo. Ci sono solo (per grazia di Dio) le cure antidolorifiche che però non abbattono il male. La risposta vera ce la danno le madri. Le madri sanno soffrire per amore. Essere madri significa soffrire fin dal primo momento ma l'amore fa dire che ne vale la pena. Maria ha sofferto ma ora è la madre di tutti. Questa è la consolazione. Il dolore è fecondo. Il dolore porta la vita. Santa Maria prega per noi peccatori, ora e nell'ora della nostra morte. E mostraci Gesù.

giovedì 21 aprile 2016

Le radici del buon umore


I cristiani sanno che Dio è amore e sono chiamati a essere dei maestri dell'arte di voler bene. E' un'arte non facile, che non si finisce mai d'acquisire. Il buon umore ne è uno degli aspetti principali. La sua vera radice è l'identificazione con Gesù, che il Signore ci dona se alimentiamo il nostro animo con la lettura continua del Vangelo e di libri spirituali, con la confessione e la comunione, con la recita affettuosa del santo rosario e con la guida di un buon padre spirituale. Gesù non è solo la via (la guida) e la verità, è anche la vita e i santi ci meravigliano per la loro vitalità malgrado le prove che devono affrontare. L'identificazione con Gesù porta con sè un'allegria inarrestabile che accompagna il dono totale di sè. D'altro canto non possiamo pretendere da noi un'attività inarrestabile. Gesù stesso dice "non affannatevi" (Mt 6,25). Quel minimo di riposo e di distensione ci vuole, semmai con attività intelligenti che distraggano e ci rallegrino.
 "E' importante che una mamma canti" disse un pedagogista. Le persone intorno a noi le vorremmo virtuose sì, ma anche allegre. I bambini amati dai genitori sorridono molto e noi siamo bambini davanti a Dio. Sappiamo di essere amati. Il buon umore è una virtù già di per sè. Se manca, probabilmente c'è una barriera fra Dio e me. Allora conviene mettermi alla presenza di Dio e dirgli "Signore perché mi sento triste?". E scopro i lacci dell'amor proprio, prima fonte di ogni tristezza, e imparo a non prendermi troppo sul serio.


mercoledì 20 aprile 2016

Quando il respiro si fa aria. Un bel libro Mondadori

Ho appena terminato la lettura, tutta d'un fiato, del libro di un giovane neurochirurgo americano (Paul Kalanithi) che descrive la sua vita come malato di tumore fino agli ultimi momenti. Il libro si intitola "Quando il respiro si fa aria"(ed. Mondadori), è stato un bestseller in America e credo che lo sarà anche in Italia. La narrazione è essenziale e sincera, compresi gli attriti con la  moglie Lucy prima del manifestarsi della malattia. Poi la splendia unione matrimoniale che porta alla nascita di una bambina durante gli alti e bassi della malattia. E' suggestivo il capovolgimento di prospettiva con cui la malattia viene seguita: prima il medico con le sue sicurezze e statistiche, poi il paziente a tu per tu con la propria vita. Un'evoluzione su cui i medici trovano di che meditare. La dichiarazione di fede in Gesù appare discretamente fra le righe quasi sorridendo e accennando di sfuggita all'atteggiamento di chi crede di essere solo il frutto del caso: un atteggiamento superato già prima della malattia. Paul e la moglie amano i buoni libri: nell'epilogo finale Lucy cita opportunamente C.S. Lewis: "La perdita della persona amata non è il troncamento dell'amore coniugale bensì una delle sue fasi normali, come la luna di miele. Quello che vogliamo è vivere bene e fedelmente il matrimonio anche in questa fase".
Un libro che è bene leggere per vivere meglio e capire  chi soffre.


domenica 17 aprile 2016

L'amore è la guida della mia vita

Una volta Vittorio Messori ha intervistato una collaboratrice familiare che aveva dedicato la vita a Dio e a gli altri decidendo di non sposarsi. Lavorava molto e cucinava bene. Le chiese: "ma perché fai tutto questo?" e lei rispose: "per amor di Dio". Vittorio si commosse. "Per amor di Dio! Per amor di Dio! Ma chi dice oggi questo?". L'episodio è vero. Sapevo che Vittorio ha un cuore d'oro ma sapevo anche che lo nasconde spesso con un modo di fare bisbetico... Si dimentica ogni tanto e me lo chiede: "Pippo come sono io?" "Bisbetico" gli rispondo. Però il bisbetico si commosse. E' importante essere innamorati. Quando una mamma chiese a San Josemaría come trasmettere la religiosità ai figli (7, per la precisione) lui rispose: "Vogliatevi molto bene fra di voi". L'amore è un'esperienza unica nella vita e qualche volta bisogna provarla, negli altri e in se stessi. Sempre San Josemaría, arrivato ai settant'anni, diceva: "trovatemi un vecchietto che vi parli d'amore come faccio io...". Perciò Santa Caterina (e con lei tutte le sante) parlava di Gesù come il suo sposo. I familiari e suo padre le facevano opposizione finché un giorno il babbo entrò nella sua stanza e vide la colomba dello Spirito Santo su sua figlia in preghiera. Allora disse "basta!" e proibì ai figli di importunarla, aggiungendo: "che poi non è così male avere Gesù come genero". E davvero Caterina fu mamma e così la chiamavano anche tanti che erano più anziani di lei. L'amore è la guida della nostra, della mia vita.

venerdì 8 aprile 2016

Il cristiano adulto sa di essere un bambino di fronte a Dio


"Queste crisi mondiali sono crisi di santi" diceva, appunto, un santo. C'è bisogno di santi. Io e tu, caro lettore, siamo chiamati ad esserlo. Non siamo chiamati a fare battaglie, discorsi, studi, no. Sono chiamato ad essere un altro Gesù e questo non lo faccio io, lo fa Gesù. A me tocca lasciarlo fare. Devo solo tenere le finestre aperte al soffio dello Spirito. La prima finestra aperta è la lettura assidua, circolare del Vangelo, possibilmente del Nuovo Testamento. Si parla poco del Vangelo ma l'importante è che lo frequenti io, perché lì c'è il primo incontro con Gesù. Già i primi discepoli, quando Gesù era ancora vivo andavano in giro a predicare ciò che Gesù gli diceva. Dopo la Sua morte e Risurrezione lo Spirito Santo li ha spinti a raccogliere come acqua preziosa ciò che Gesù ha detto e a raccontare ciò che ha fatto. I Vangeli sono credibili non sono un mito. Grazie a loro possiamo conoscere Gesù. L'altra finestra è la Comunione, preceduta dalla confessione sacramentale che ci rende umili e meglio disposti a ricevere Gesù dentro di noi. "Chi mangia la mia carne..." (Gv 6,56). Un Dio che si dà da mangiare... ma chi ha un dono grande come il nostro? Allora sì che divento un erogatore di energie. Un servo inutile ma fratello di Gesù. Uno in missione per conto di Dio. Allora posso fare battaglie, discorsi, studi, con spirito di servizio. Restando sereno perché Dio è mio padre, malgrado le debolezze del figlio bambino. Il cristiano adulto sa di essere un bambino di fronte a Dio.



mercoledì 30 marzo 2016

Santa Caterina ci fa vincere la "tristizia"


Abbiamo vissuto poco fa la Settimana Santa. La forza di queste giornate è tale che mi sento sempre inadeguato a viverle pienamente come i mistici, che partecipano anche nella loro carne di questi eventi. Santa Caterina da Siena parlava spesso del sangue di Gesù. "Nel sangue si perde l'amore della vita propria, di quello amore perverso che l'uomo ha a sé medesimo" scrive a un religioso (lettera 55) e giunge fino all'apparente eccesso: "Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso, ponetevi in croce con Cristo crocifisso, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso, fatevi bagno nel sangue di Cristo crocifisso"(Lettera “a uno alto prelato”). In un altra occasione consiglia a un frate: "Pregovi che stiate confitto e inchiavellato in su la croce" (41). Questo estremo dono di se' nasce dalla contemplazione dell'Amore di Dio: "Quanto tu aprirai l'occhio de lo 'nteletto a riguardare il fuoco e l'abisso della inestimabile carità di Dio inverso di te - lo quale amore t'ha mostrato col mezzo del Verbo del Figlio suo -, tanto sarai costretto dall'amore ad amarlo in verità con tutto il cuore e con tutto l'affetto e con tutte le forze tue" (47). Questa scoperta è fonte di allegria perché: "la tristizia non procede da altro se non dalla fede che poniamo nelle creature"(31). Nulla può levare la pace perché: "Se ciascuno sapesse usare la grazia di Dio che gli è data, ritrarrebbe guadagno da tutte le cose che continuamente gli accadono" (pg.171 della biografia del B.Raimondo, Ed. Cantagalli)

venerdì 25 marzo 2016

Oggi essere cristiani è una scelta urgente e consapevole


Le persecuzioni hanno un aspetto provvidenziale. La marea montante contro la famiglia (e i cattolici in generale) diventa sempre più evidente e allarmante. Soprattutto in Italia fare una famiglia oggi è come piantare una tenda in un deserto. Nessuna agevolazione, solo difficoltà. Dimostrare pubblicamente la propria fede è causa di ostilità e di emarginazione. Un esempio fra i tanti possibili, che a suo tempo fece Galli della Loggia: è inconcepibile che il direttore del Corriere della Sera sia un cattolico praticante (e aggiungerei La Repubblica e La Stampa). In diversi stati europei portare un segno religioso attaccato a una collana non è tollerato, e così via... In tutto questo c'è un aspetto positivo: oggi chi vive di fede deve essere in grado di renderne ragione. Non c'è più spazio per la tiepidezza e la mediocrità. Posto che siamo tutti peccatori e indegni di essere cristiani, non è più il momento di sentirci soddisfatti perché cristiani della domenica. Se voglio perseverare nella fede oggi devo avere la forza che viene dalla direzione spirituale e dalla frequenza dei sacramenti (confessione, comunione, santa messa). Devo leggere continuamente il Nuovo Testamento e libri di autentica spiritualità cristiana. Sentire la preoccupazione delle anime: la messe è molta ma gli operai sono pochi. Devo pregare il padrone della messe perché mandi operai... Devo vivere l'allegria del dono di se'. Solo chi si è dato è contento. Oggi essere cristiani è una scelta urgente e consapevole.

giovedì 17 marzo 2016

L'unica medicina per la società sadica

Se scompare Gesù dal nostro orizzonte scompare il concetto di persona. Il rispetto per le persone nel mondo occidentale ha la sua radice ultima nell'amore che Dio nutre per ogni persona, per ogni uomo che è fratello di Gesù. La prima comunità cristiana s'impegnò immediatamente nell'assistenza dei poveri e delle vedove tanto che gli Apostoli, per trovare il tempo per predicare, nominarono dei diaconi che li sostituissero. Si erano dati totalmente all'assistenza del prossimo. Gli ospedali sorsero subito. Il rispetto per ogni uomo, per ogni persona, è la caratteristica fondamentale della civiltà occidentale.
Recentemente in un articolo su Repubblica lo psichiatra Massimo Recalcati analizza l'esigenza, oggi dominante, di godimento sfrenato. Un impulso di umanità disordinata che vede nella legge, sia positiva che morale, il vero crimine, la vera oppressione che è quella di voler porre un limite. Non ci devono essere limiti: non hanno senso i tabù dell'incesto, dello stupro, della pedofilia, del gusto di far soffrire, della pratica omosessuale, della droga. Il recente delitto di Roma non è che una conferma. Per i numerosi seguaci di De Sade l'unica legge è l'affermazione incontrastata della volontà di godimento. L'articolo di Recalcati è stato ripreso sia dai cattolici che dai laicisti. I primi con sgomento, i secondi con soddisfazione. E' evidente che la battaglia per le leggi buone oggi è necessaria ma perdente perché le leggi sono considerate un sopruso. Quest'ondata si può fermare solo con l'incontro con Gesù. Il figliol prodigo torna dal padre e lì troverà la legge della paternità fondata sull'amore, quella legge che ha dato consistenza alla cività europea. Pregare Gesù, identificarsi con Lui, vivere in missione per conto Suo. E' l'unica medicina per una cura lunga che è l'unica guaritrice.

giovedì 10 marzo 2016

Da Papa Francesco una preghiera a San Giuseppe


In vista della bella festa di San Giuseppe desidero rivolgergli una preghiera affinché  protegga la famiglia in Italia e nel mondo. Ho estratto questo testo dall'omelia della Messa d'inaugurazione del pontificato di Papa Francesco, il 19 marzo 2013:
O Dio che affidasti a San Giuseppe il compito di custodire Maria, Gesù e tutta la Chiesa fa che anch’io, sull’esempio del santo Patriarca, sappia uniformarmi alla Tua volontà con discrezione, umiltà e silenzio e con una fedeltà totale anche quando non comprendo.
Fa che io sappia ascoltare la Tua voce, sappia leggere gli avvenimenti,  mi faccia guidare dalla Tua volontà e sappia prendere le decisioni più sagge.
Fa che io sappia corrispondere alla mia vocazione cristiana con disponibilità, con prontezza, per custodire Cristo nella mia vita, nella vita degli altri e nel creato.
Fa che io, accompagnato da Gesù, Maria e Giuseppe, sappia custodire le persone che vivono con me con costante attenzione a Te, ai Tuoi segni e al Tuo progetto.
Fa che io, con amore,  sappia aver cura di ogni persona, cominciando dalla mia famiglia, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili.
Fa che io sappia vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene.
Fa che io sappia avere cura di me stesso, ricordando che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita. Fa che io vigili sui miei sentimenti, sul mio cuore, da dove escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono. Che io non abbia paura della bontà e neanche della tenerezza!


venerdì 4 marzo 2016

Un video che è una sorpresa..


 Ho visto alcune puntate di “Nel mezzo del cammin…” di Franco Nembrini su YouTube. Si tratta delle trasmissioni di Tv2000 in cui “il Franco” spiega la Divina Commedia affinché diventi la divina commedia della vita di ciascuno degli spettatori e della mia vita. I ricordi di scuola  su Dante, che già sono pallidi, si sgretolano a causa della penetrazione che ne fa Nembrini. Dante diventa un uomo vivo, capace d’amore, a dispetto del naso adunco dei suoi ritratti. E fa diventare vivi anche noi. La Divina Commedia – spiega Nembrini – non è una visione dell’aldilà, ma una visione dell’aldiqua vista con gli occhi di Dio. E noi cominciamo a guardare la nostra vita con questa prospettiva. Un Dio Padre e Creatore che non inganna i figli suoi, che mette nel cuore desideri che vanno soddisfatti alla grande e Nembrini fa dire a Dante come vanno soddisfatti. Dante diventa un maestro di vita e Nembrini lo spiega, diventando maestro anche lui, senza sguardo professorale ma come guida. Diventa lui il nostro Virgilio. Nella vita, dice, non occorre necessariamente viaggiare, l’importante è il viaggio in profondità dentro di noi… Si scopre che l’amore vero è l’inizio dell’Amore. Finita la trasmissione si vuol vedere subito la seguente. Per fortuna la Commedia è lunga, tante le puntate e  il Franco diventa un amico.
Ecco un modo di impegnare alla grande il tempo in famiglia. Con un figlio si può guardar Nembrini con la sicurezza che il ragazzo, forse dopo una prima resistenza, si appassionerà più di noi.


sabato 27 febbraio 2016

Perché mi sono impegnato nel Family Day

 
A chi mi chiede come mai ho preso così decisamente posizione per il Family Day rispondo che il mio interesse è dettato dalla questione in sé del ddl contestato (istituzionalizzazione innecessaria delle unioni omosessuali, apertura all’utero in affitto e via cantando) ma anche dalla necessità di contrastare  il processo che le èlite angloamericane, vincitrici della guerra, hanno innescato. Un processo culturale, politico e sociale ben chiaro. Le radici culturali sono quelle calviniste secolarizzate americane (il successo come segno di una predestinazione positiva, il disprezzo dei poveri, il profitto ad oltranza ben rappresentato da Paperon dei Paperoni) e quelle dell’empirismo inglese (homo homini lupus di Hobbes, individualismo, ciò che si può fare va considerato legittimo, …). Non occorrono dietrologie per accorgersi che il loro progetto sociale è la disgregazione della morale occidentale tradizionale con la creazione di individui attenti solo ai diritti, forti consumatori e acritici perché soggetti all’enorme pressione omologante dei mezzi di comunicazione da loro controllati. All’ondata dei diritti non c’è limite: libertà di manipolazione degli embrioni umani  (vedi Inghilterra), depenalizzazione della pedofilia, eutanasia, e … staremo a vedere. Gli aspetti economico-politici del progetto sono: trasferimento della crisi economica ai paesi più poveri (in Italia ne stiamo pagando le conseguenze), guerre (ormai è ammissione comune che l’ISIS è stato promosso dall’Occidente), destabilizzazione politica degli altri paesi. E’ notorio che le 80 persone più ricche al mondo hanno un reddito pari a 3 miliardi e mezzo di persone più povere.
In passato ci sono stati imperi più crudeli ma a noi tocca salvare il salvabile e far fiorire una civiltà che non consideri il profitto individuale l’unico bene. Questo è compito nostro che comincia dal rispettare i cristiani che non la pensano come noi e che punta a creare una cultura dell’intelligenza, della solidarietà e della temperanza.
E’ una sintesi semplificata ma serve per dire che d’ora in avanti non è tempo di polemiche ma di costruire.

giovedì 25 febbraio 2016

Grazie agli organizzatori dell'Ora di Guardia e del Family Day

Vorrei ringraziare gli organizzatori dell'ora di guardia e del Family Day. Senza di loro il ddl Cirinnà sarebbe passato integralmente.
L'iniziativa dell'ora di guardia ha ricordato che la preghiera è lo "strumento" principale. Parola di Gesù che disse "senza di me non potete fare nulla" (Gv 15,8).
Il Family Day ha dimostrato che in Italia c'è un popolo per la famiglia. E' stato un bene che la gerarchia cattolica non abbia sponsorizzato l'iniziativa. La famiglia è un bene naturale e non è patrimonio dei soli cattolici. Non bisogna coinvolgere direttamente la Gerarchia nelle vicende politiche anche se essa deve alzare coraggiosamente la sua voce per annunciare la verità . Il popolo per la famiglia ora ha una sua identità autonoma, deve continuare ad esprimersi, creare cultura e condizionare le scelte politiche con energia. E' nata qualcosa che prima non c'era e questo è un altro motivo per ringraziare gli organizzatori del F.Day.
Questo popolo per la famiglia si trova a combattere da solo contro gli ambienti internazionali che controllano i media e influiscono sulla politica e la magistratura dei paesi. Non ci facciamo illusioni: la forza dei mezzi di comunicazione è capace di omologare le coscienze. Per fortuna in Italia ancora c'è un nucleo capace di reagire quando si mettono le mani sui bambini e sulla famiglia. Dobbiamo diventare una forza attiva. Ben vengano tutte le iniziative che lavorano in questa direzione.

Sull'emporio culturale per la famiglia


Ho avuto diversi riscontri per l’idea di creare sul web un emporio culturale, o una rete di empori, in cui vengano raccolti spunti, idee, suggerimenti utili per genitori e figli che, per definizione, oggi hanno poco tempo a disposizione. Provo a immaginare l’organizzazione di un emporio del genere. Mi vengono in mente i negozietti col cartello: tutto a un euro. Ogni testo, video, audio non dovrebbe richiedere più di tre minuti, con un rimando ad un approfondimento se necessario. Questo il primo requisito: la brevità.
Secondo requisito: la leggerezza, che non vuol dire superficialità. Oggi siamo appesantiti da tanti impegni mentre l’informazione e l’intrattenimento stanno diventando anch’essi pesanti. L’informazione, specie quella televisiva, per concorrenza gareggia a chi dà la notizia più terribile. L’intrattenimento presenta spesso situazioni familiari e morali problematiche, che inquietano gli animi più che distenderli. C’è bisogno di sorridere e, possibilmente, di cantare. Perciò la leggerezza è necessaria per poi aprire le porte agli approfondimenti. I filmati su WhatsApp non superano i tre minuti, sui giornali tendiamo a leggere i titoli e i piccoli riquadri con i punti salienti, il giornale radio è sintetico per natura, sul web Twitter è telegrafico e Facebook  taglia dolcemente… Se poi la leggerezza è spumeggiante ci soffermiamo volentieri.
Il terzo requisito è la varietà. Una famiglia ha bisogno di essere aggiornata su tutto. A questo punto non ci resta che metterci al lavoro…

giovedì 18 febbraio 2016

C'è bisogno di un emporio culturale

 
 Dopo i tre family day la famiglia italiana ha una identificazione sociale che prima non aveva. Si dava per scontato che la famiglia c’era ed era la forza del Paese anche in tempi difficili e con politiche dissennate. Ora la famiglia sta diventando militante e ha bisogno di essere attrezzata culturalmente e politicamente. I genitori sono sempre impegnati e proprio per questo l’ultimo family day si è presentato come “eroico”: tempo, denaro e viaggi sono stati impiegati superando i disagi. Ora c’è bisogno che la famiglia sia informata e viva in un clima culturale costruttivo e tonificante, tenendo sempre presente che il tempo da dedicare all’autoformazione è poco. Sarebbe da auspicare che si raccolgano segnalazioni di dati scientifici, notizie, libri, video… che meritino di essere visti e conosciuti, presentati da brevi recensioni. Esempi ce ne sono: le conversazioni di Franco Nembrini su Dante di Tv2000 raccolte su YouTube o le chiacchierate con i giovani di Alessandro D’Avenia; tanti articoli di Tempi che meritano di essere conservati; l’articolo di Marina Corradi su Avvenire sugli esperimenti inglesi sugli embrioni; i libri di Costanza Miriano sull’impegno per la felicità matrimoniale; il romanzo gradevolissimo “Il risveglio della signorina Prim”; libri buoni per bambini… Un emporio culturale in cui la famiglia può pescare. Già ci sono bei siti di documentazione (documentazione.info) o per scegliere un film (familycinematv.it). Occorre continuare con iniziative del genere.

giovedì 11 febbraio 2016

Francesco e Kirill: preghiamo e speriamo

 
L’incontro fra Papa Francesco e il patriarca Kirill fa sperare non solo nella saldatura di una frattura storica tra oriente ed occidente ma anche nella creazione di un nuovo scenario storico, culturale e religioso. Una cristianità unita da Lisbona a Vladivostock è una prospettiva che apre alla speranza di una nuova entità che si sottragga all’egemonia del capitalismo cupo di marca calvinista che affonda le sue radici nell’empirismo inglese di Hobbes, quello dell’homo homini lupus: una concezione della persona e dei rapporti umani lontana da quella solidaristica cristiana che proprio in questi anni sta mostrando il suo volto più feroce, triste ed avido. La linea politica di Putin incoraggia questa speranza. Il leader russo, molto amato in patria, non condivide l’individualismo disgregatore di marca angloamericana, non permette che i bambini orfani russi siano adottati dalle coppie omosessuali occidentali e ha addirittura regalato a Papa Francesco un’icona della Madonna, baciandola lui per primo. Un gesto che appare epocale a chi ricorda la profezia di Fatima e la paura di chi paventava i cosacchi russi che avrebbero abbeverato i loro cavalli nelle fontane di San Pietro, inviati da “Baffone”, il terribile Stalin. Ora la minaccia viene da un Occidente che dal ‘68 in poi diffonde la droga, il libero amore, la mortificazione del matrimonio, la permissività dell’aborto, gli esperimenti sugli embrioni umani, l’eutanasia e compagnia cantando. La Provvidenza provvede: preghiamo e speriamo.

mercoledì 3 febbraio 2016

L'allegria della famiglia salverà il mondo

Il successo del Family Day è aver dimostrato che le famiglie italiane hanno un’identità e vogliono far rispettare i propri diritti. Non bisogna scoraggiarsi se i politici misconoscono l’importanza della manifestazione né se i media affermano che non esiste differenza fra uomo e donna, che i bambini non hanno diritto ad una mamma e un papà, che non vanno messi limiti alla manipolazione della vita umana e così via. Siamo di fronte a un fanatismo che porta l’Occidente al declino, che accampa ragioni senza ragione, che rende impossibile il dialogo con chi così non la pensa. I cristiani hanno vissuto momenti peggiori lungo la storia e hanno vinto con la perseveranza nel bene. Oggi i genitori devono attrezzarsi culturalmente, avendo cura di ciò che leggono, per non farsi influenzare e per rinnovare ogni giorno il loro amore reciproco. Prima loro stessi e poi i figli. Ancora più importante è la cura del rapporto continuo con Dio (di cui poco si parla), un dialogo da riprendere continuamente come quello di Agostino nelle Confessioni. Frequentare ogni giorno il Vangelo, la Santa Messa e il rosario (non si perde il tempo, si moltiplica). La vita spirituale è una pianta che va nutrita e coltivata. Vanno evitati i grandi giornali laicisti e le abituali fiction televisive (i cui autori conducono normalmente una vita disordinata che si riflette nelle loro opere). Scegliere quel che di buono c’è in giro per divertirsi bene. Accettare i figli che vengono. L’allegria della famiglia salverà il mondo.

martedì 2 febbraio 2016

Zanda ritiene sgradevole lo slogan "ce ne ricorderemo". Ce ne ricorderemo

 
Luigi Zanda è una persona rispettabile ma uno scivolone l’ha fatto (sempre se il Corriere di oggi 2 febbraio ha riferito la verità) nel dichiarare a proposito del Family Day: “Ho trovato decisamente sgradevoli slogan del tipo “ce ne ricorderemo”.
Ricordiamo a lui alcuni fatti:
  1. Gli ultimi tre governi: Monti, Letta, Renzi non sono stati votati dagli italiani. Il “popolo” non ha potuto esprimersi.
  2. I partiti ormai decidono loro  i candidati alle elezioni. La gente deve scegliere fra i partiti ma non può decidere chi mandare in Parlamento. Altra mancanza di rappresentanza.
  3. La famiglia in Italia è trascurata dai governi e dalle istituzioni. Soltanto la regione Lombardia ha fatto qualcosa in proposito. Per il resto siamo gli ultimi in Europa sotto quest’aspetto. Ma nessuno lo dice.
  4. Diversi senatori hanno pubblicamente lamentato che il ddl Cirinnà sia stato portato affrettatamente in aula per la votazione senza l’esame adeguato della Commissione Giustizia del Senato. E’ un procedimento democratico questo?

Caro Zanda non trova legittimo che una rappresentanza delle famiglie cerchi di pesare sulle scelte dei governi e del Parlamento? E’ sgradevole ricordare che è rimasto a loro soltanto lo strumento disatteso che è il voto? Siamo forse diventati un’oligarchia ammantata malamente di democrazia?


giovedì 28 gennaio 2016

L'ondata disgregatrice ha finalmente trovato una barriera

 
La manifestazione del 30 gennaio ha già ottenuto un grande risultato. La mobilitazione delle famiglie da tutte le parti d’Italia non è più un episodio isolato ma una consuetudine che, dopo il primo Family Day e la manifestazione del 20 giugno, si può considerare radicata. E’ un fenomeno di cittadinanza perché riguarda non solo i cattolici ma le famiglie in quanto cellule vive della società italiana, di qualsiasi credo religioso. Non è una manifestazione della Chiesa Italiana. E’ bello che i vescovi diano il loro incoraggiamento e che il Papa ribadisca il valore del matrimonio, ma chi scende in piazza sono i cittadini italiani che non vogliono una legge dello Stato che nega ai bambini il diritto a un padre e una madre. Il vero successo è che ora le famiglie hanno una voce che si sente e che si vede pure. Sbaglia chi dice che le precedenti manifestazioni siano state un fallimento perché i politici non hanno ascoltato le loro richieste. La novità è che si sta creando un movimento d’opinione che va in direzione opposta alle forze disgregatrici della società. Un movimento laico che non agisce per mandato della gerarchia cattolica ma per conto proprio com’è giusto che sia. Non è un confronto fra Stato e Chiesa. E’ la rivendicazione di un popolo che ha sempre trovato nella famiglia il suo centro e la sua forza. Giù le mani dalla famiglia e soprattutto giù le mani dai nostri figli che non sono oggetto di sperimentazioni sessuali! L’ondata disgregatrice ha finalmente trovato una barriera.

martedì 26 gennaio 2016

 
Vorrei sgombrare il campo da un equivoco. Partecipare al Family Day non è un’aggressione contro qualcuno. “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Giovanni 15, 12) è il comandamento di Gesù da cui deriva il “distintivo” del cristiano: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13,35).
Il cristiano deve difendere i suoi fratelli e la società dall’escalation in corso (divorzio, aborto, esaltazione dell’omosessualità, snaturamento del matrimonio e prossimamente eutanasia e depenalizzazione della pedofilia). Questa valanga va fermata con energia perché fa male a tante persone. Per fermarla ci sono i mezzi a disposizione dei cittadini: il voto e le manifestazioni. Non si aggredisce nessuno.

L’atteggiamento salottiero per cui bisogna convincere con l’esempio e la vita bella ha un fondamento in un momento tranquillo, ma in questo caso è fuori luogo perché c’è un’aggressione in corso. I turchi sono stati fermati a Lepanto da una battaglia e allora sì che si dovettero uccidere delle persone, su richiesta del Papa. Giusta richiesta altrimenti ora staremmo col muezzin. Essere buoni non vuol dire essere buonisti ad ogni costo a spese del prossimo. Leonida non poteva brindare con i persiani, altrimenti addio cultura greca. Partecipare al Family Day è un atto di carità che non aggredisce nessuno.

Ciò posto dobbiamo rispettare i fedeli che in coscienza non ritengono di intervenire. Vanno lasciati in pace. Da parte mia la coscienza mi dice che devo partecipare.


mercoledì 20 gennaio 2016

L'ora di guardia

 
Fra le varie iniziative per dissuadere il Parlamento dall’approvare il ddl Cirinnà vorrei rilevare “l’ora di guardia” (così sul web). E’ promossa da alcuni laici che prendono sul serio le parole di San Paolo agli Efesini: “La nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male”. Perché di questo si tratta. Il demonio tenta l’uomo promettendogli di diventare come Dio e di decidere lui cos’è bene e cos’è male. Non è demoniaca la cultura che deride la fedeltà d’amore nel matrimonio, che acconsente alla donna di sopprimere la vita che palpita sotto il suo cuore, di manipolare la vita umana, di far morire i vecchi improduttivi, di corrompere i bambini? Conclude San Paolo: “Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me”. Quando è che nel Vangelo Gesù loda qualcuno? Quando trova la fede, come per il centurione romano, l’emorroissa, il paralitico con i suoi amici spericolati. Ha scritto un santo dei nostri giorni: “In primo luogo, orazione; poi, espiazione; in terzo luogo, molto “in terzo luogo”, azione.” (Cammino n.82). Andrò in piazza il 30 gennaio ma non per dimostrare che “semo forti”. Non semo forti, sennò non saremmo arrivati a questo punto. Siamo piccoli e servi inutili però siamo cittadini italiani e quando ci vuole ci vuole. 


giovedì 14 gennaio 2016

Giù le mani dai nostri figli

 
L’anno nuovo è cominciato con due grandi successi popolari. Don Matteo in tv ha raggiunto i dieci milioni di spettatori e Checco Zalone ha sbancato il botteghino col film “Quo Vado”. La figura del sacerdote buono e intelligente nell’interpretazione di Terence Hill (Mario Girotti) appassiona gli italiani mentre Checco Zalone li diverte prendendo in giro sia il politically correct dei cosiddetti “civili” che i difetti dell’italiano “bamboccione” che vive coi genitori e non molla il posto fisso. Il messaggio comune dei due spettacoli è un elogio del buon senso della nostra tradizione e un rifiuto degli pseudo-valori che la cultura dominante vorrebbe imporre. E’ un messaggio di attualità mentre si discute il disegno di legge Cirinnà. L’ondata culturale modernizzante ha portato nel nostro Paese la legalizzazione del divorzio e dell’aborto, sia pure a certe condizioni. Ora vorrebbe imporre una visione soggettiva della sessualità che coinvolge anche i bambini. Qui c’è la linea del Piave. Ho partecipato alla manifestazione del 20 giugno (per la prima volta in vita mia) e il messaggio dominante era “giù le mani dai nostri figli”. I piccoli non sono oggetti per soddisfare esigenze affettive degli adulti, né animali su cui fare esperimenti sessuali. Bisogna resistere: non è un dibattito intellettuale è un’aggressione. Le Termopili e Lepanto hanno salvato la civiltà occidentale in passato, ora bisogna combattere per salvare l’Occidente dalle forze disgregatrici interne. Senza se e senza ma.

domenica 3 gennaio 2016

Gesù pensaci tu. La follia collettiva


Vorrei cominciare il nuovo anno con una preghiera: “Signore, che tutto hai creato, vedi che questo nostro bel mondo è funestato da terribili disparità. Le 80 persone più ricche guadagnano come i tre miliardi e mezzo di persone più povere. I ricchi provocano guerre, portatrici di morte e sofferenze terribili, per sfruttare meglio le materie prime e il petrolio dei paesi che li posseggono. Invece di aiutare i paesi in via di sviluppo li rendono instabili (droga, movimenti politici, magistratura giustizialista) perché non facciano loro concorrenza. Per rendere maggiori i loro profitti sconvolgono l’ordine sociale: attraverso i mezzi di comunicazione, da loro posseduti e pilotati, impongono modelli di consumo elevato e avversano l’istituzione familiare perché è risparmiatrice. Esaltano l’omosessualità e tendono a trasformare ogni desiderio in diritto, rendendo lecita ogni aberrazione come quella di far allevare un bambino non da una madre e un padre ma da due uomini o da due donne, oltre all’aborto libero e all’eutanasia. L’ adorazione verso di Te viene presentata come senza senso; vengono proibiti i simboli religiosi e fanno apparire le loro guerre come guerre di religione. Pervertono così anche le persone oneste che non si accorgono dell’inganno e diventano loro complici agguerriti. Chi cerca di illustrare i princìpi della natura che Tu hai creato viene considerato un nemico, mentre chi asseconda la follia collettiva viene lodato e portato come esempio. Nel nostro Paese è quasi impossibile sposarsi giovani e nascono pochi bambini perché la famiglia non viene aiutata. Gesù tu che hai detto “senza di me non potete fare nulla” aiutaci Tu ad uscire da questa situazione. Liberaci da ogni presunzione: sappiamo di essere piccoli e servi inutili. Amen”

giovedì 31 dicembre 2015

Il mio Te Deum

Te Deum 2015

A ben guardare il motivo di ringraziamento che s’impone lungo il corso della mia vita è aver visto alla guida della Chiesa Papi di statura imponente. Da bambino mi colpiva la devozione indiscussa che avvertivo in grandi e piccoli verso Pio XII. Quando il Papa morì, nel 1958, avvertii che si era creato un vuoto, anche se all’epoca (avevo sedici anni) mi consideravo lontano dalla Chiesa. Giovanni XXIII fu una sorpresa travolgente. Gli anni del suo pontificato furono anni felici, pervasi di ottimismo. Perfino la guerra fredda si stemperò. Il Concilio da lui indetto, con la memorabile serata d’apertura e il discorso della luna, apriva una stagione di speranza. La sua morte pose fine a quell’incanto.
 Giovambattista Montini quando diventò papa aveva già dato un contributo sostanziale alla formazione dei laici cattolici. Alcuni di questi, giovani professori formati dalla Fuci e dall’Università Cattolica, guidarono il paese verso traguardi mai sognati: l’Italia era diventata la quarta potenza industriale del mondo mentre pochi anni prima era distrutta dalla guerra. Il merito di quel miracolo fu anche di quella classe dirigente  che Montini contribuì a formare. Quando diventò papa si trovò a gestire un concilio che subiva un attacco mediatico internazionale: era come se la mentalità mondana cercasse d’insinuarsi nella vita della Chiesa. Un quadro ben descritto da Benedetto XVI nel suo incontro d’addio al clero romano: da una parte il Concilio reale com’è davvero stato, dall’altra il concilio mediatico che riuscì ad influire negativamente sulle coscienze. La poderosa tormenta spirituale si abbatté sul Santo Padre che resistette ribadendo il Credo cristiano e sconcertando tutti con l’Humanae Vitae: l’enciclica che teneva fermi i punti fondamentali della morale matrimoniale cristiana. Paolo VI ebbe un pontificato sofferto che si concluse tristemente con la supplica che il pontefice vecchio e malato diresse agli “uomini delle Brigate Rosse” affinché non uccidessero il suo caro discepolo e amico Aldo Moro. Nell’agosto del ’78, dopo la morte del Papa, la Chiesa sembrava una cittadella assediata da grandi forze contrarie, mentre al suo interno si respirava un’aria d’incertezza. Dopo la parentesi dolce di Giovanni Paolo I apparve un personaggio inaspettato e sconosciuto ai più: Karol Wojtyla che fin dal suo storico discorso d’inaugurazione del pontificato, nell’ottobre del ’78, rovesciò la situazione. Il capo degli assediati invitava gli assedianti a non avere paura di spalancare le porte a Cristo. Un discorso sorprendente che apriva un’epoca ancor più sorprendente. Giovanni Paolo II lasciò nel 2005 una Chiesa dotata di un prestigio che era impensabile all’inizio del pontificato. L’assedio mediatico fu frantumato da quel campione di Cristo. I suoi funerali sono stati i più solenni della storia. La gente, con una resistenza inimmaginabile, attese ore e ore in fila pur di salutarne la salma. Un evento unico nella storia della Chiesa e nella mia vita. Dopo la morte del Papa, dalla mezzanotte del 2 aprile alle sei del mattino del giorno successivo, con Michele Zanzucchi e un giornalista del tg restammo in studio, in onda su RaiUno, con continui collegamenti con Piazza San Pietro. Un vero dono: vegliare la notte della sua morte assieme agli italiani sbigottiti incollati alla tv.  La Provvidenza aveva impresso una virata incredibile alla storia della Chiesa e Joseph Ratzinger, con la sua profonda cultura e dignità, raccolse il testimone di Giovanni Paolo II portandolo fino all’arrivo di Papa Francesco. Memorabili le encicliche di Benedetto, i suoi libri su Gesù e i discorsi davanti a platee qualificate.
 Con Jorge Bergoglio è arrivato il Papa che tutti desideravano, uno che sembra San Pietro trasportato al giorno d’oggi. Un Papa che parla il linguaggio del Vangelo, un Papa che fa ringiovanire la Chiesa sotto tutti gli aspetti, un Papa che trova sul suo cammino gli ostacoli che i santi hanno sempre trovato. A mio avviso l’anno appena trascorso, il 2015, assieme a tanti avvenimenti significativi, è l’anno del discorso di Papa Francesco al Congresso americano. Un discorso che è un capolavoro:  incoraggiante, positivo, volto a superare i problemi che attanagliano la società più avanzata. Un discorso interrotto da numerose standing ovation da parte dei rappresentanti di quel Paese, fondato da protestanti e leader nel mondo. Davanti ai potenti della terra il Papa ha portato il volto del povero e di chi soffre.
 Con l’iniziativa del Giubileo della Misericordia il Papa ci fa alzare in piedi, ci fa abbandonare l’atteggiamento di autosoddisfazione e ci rimette in discussione. Siamo tutti pellegrini, bambini di Dio, che si devono sostenere l’un l’altro. Il Papa è il primo ad essere misericordioso e a cercare la pecora perduta: sconcerta i dottori della legge ma non muta una virgola della verità di Gesù, che sa spiegare col linguaggio dell’uomo della strada.
Per questi doni  Dio ti ringrazio. Questo è il mio Te Deum.

sabato 19 dicembre 2015

il bambino sono io...

 Tornerò ad adorare il Dio Bambino e mi meraviglierò un’altra volta contemplando l’Onnipotente che si fa piccolo, che sceglie la strada del disagio, dell’emigrazione, degli sconvolgimenti di vita. Con il presepe il Signore mi porta non solo a commuovermi ma anche a diventare più saggio. Ripensando alla mia vita mi accorgo che gli errori maggiori sono avvenuti quando mi sono preso sul serio. Viviamo in una cultura dell’uomo “che si fa da sé”: sembra che tutto dipenda da me, da come agisco e programmo il mio tempo. Per un cristiano è un atteggiamento sbagliato. Da piccoli ci dicevano di comportarci meglio e avevano ragione, ma da grande devo capire che sono piccolo. Gesù, “chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: in verità vi dico se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18, 2-3). In questo modo Gesù stesso m’insegna a guardare il presepe. Sono io che ho bisogno di tutto, come il Bambinello: questo vuol dire vivere di fede. Devo vivere nella fiducia che mio Padre Dio farà le cose prima, più e meglio. Che sono un servo inutile. La mia vita sarà feconda e allegra se Lo lascio fare. La preghiera è il grimaldello, l’unico strumento che aggiusta le cose. “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà” (Mt 16,25). Io avrei fatto entrare Gesù nella storia come un vincente condottiero a cavallo, Lui invece m’insegna la via giusta della creatura che vive affidandosi al Creatore. Il Bambinello mi chiama a seguirlo.

mercoledì 9 dicembre 2015

Maria, donna come Dio l'ha pensata

 
E’ passata da poco la festa dell’Immacolata Concezione e, come capita quando festeggio una persona che mi è cara, mi sembra di non averla festeggiata abbastanza. Mi è sempre piaciuto pensare che l’assenza del peccato originale in Maria la rendesse completamente donna come Dio l’aveva immaginata. Non mi aiuta considerarla una creatura irraggiungibile, mi piace vedere in lei le caratteristiche della vera femminilità. Eva fu creata da e per Adamo e Adamo trovò in lei un motivo di gioia profonda, tanto da prorompere in un inno di ringraziamento. Genesi 2,25 aggiunge: “Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna”. Questa assenza di vergogna suggerisce la perfetta comunicazione dei loro cuori. La prima conseguenza del peccato sarà invece il desiderio di coprirsi. Incomincia la difficoltà di comunicazione fra uomo e donna, che sembra insormontabile malgrado l’aspirazione di entrambi ad una comunione perfetta. Maria, nell’essere perfetta donna, è capace di completa comprensione nei riguardi di ogni essere umano, anche il più degradato. Per questo mi commuove la festa dell’Immacolata perché è la festa della Donna che davvero mi comprende. Quella Donna a cui rivolgo lo sguardo di un amore che non conosce noia. Come Adamo ha fatto festa quando ha visto Eva, a maggior ragione mi va di festeggiare la Madre e l’Amica a cui posso dire tutto, che sempre mi comprende e m’insegna ad amare senza misura.  Mi dà il giusto criterio e mi porta per mano a imitare Gesù.

mercoledì 2 dicembre 2015

Come mi sto preparando al Giubileo?

 
Questa è la cartolina del Giubileo che m’impone d’interrogarmi su come mi sto preparando all’evento. Sento che prima di aprirmi alla misericordia di Dio mi devo convincere di averne bisogno. A chi oggi vorrei chiedere perdono? Ai miei genitori in primo luogo. Non c’è misura fra quanto mi hanno dato e quanto io ho dato a loro. Sono stato un figlio affettuoso ma loro mi hanno dato la vita, mi hanno dedicato un tempo infinito, mi hanno trasmesso la gioia di amare e tanto tanto altro. A loro chiedo perdono perché ora saprei ringraziarli meglio e tento di rimediare pregando per loro con tutto il cuore. A loro chiedo comprensione e misericordia sapendo che è già accordata. E a Dio? Se è così forte la relazione con i miei genitori perché è evanescente quella con Dio? Perché è così insoddisfacente? Meno male che ci sono i santi: loro si sono resi conto (per quanto possibile a una creatura) dell’amore di Dio che li ha creati e li ha salvati col Suo Sangue. Ma ci credo che Gesù è morto per me affinché io capissi che non devo vivere d’altro che d’amore? Non dovrò ringraziare la Trinità perché ha fatto per me più dei miei genitori? La grazia che chiedo è rendermi conto dell’amore di Dio per me e, di conseguenza, quanto è grave la mia trascuratezza e superficialità. Ho bisogno dello Spirito Santo come quel padre che (Mc 9,24) grida a Gesù: “Credo, Signore, aiuta la mia incredulità!”. Solo se mi rendo conto di quanto ho peccato saprò chiedere misericordia. Ho bisogno di una confessione contrita.

martedì 1 dicembre 2015

Imprenditore per amore: cose mai sentite...

 
In questi giorni mi capita spesso di parlare di santificazione del lavoro perché presento un libro che ho scritto sul tema. Ho la testa piena di princìpi tutti validi, primo fra i quali è che non ci può essere una vera relazione con gli altri se non si ha una forte relazione con Dio. Ma ciò che mi ha davvero insegnato qualcosa non sono le teorie, o le dottrine, ma l’esempio di alcune persone. Non a caso il punto forte del mio libro è una galleria di personaggi che portano con sé una ricchezza che non è circoscrivibile. Uno di questi è l’imprenditore per amore Gregorio Fogliani (1400 dipendenti, in crescita), che ha cominciato a fare impresa a 19 anni quando si è innamorato di colei che sarebbe diventata sua moglie e resta per lui “la donna più bella del mondo”. Spesso Gregorio parla ai giovani e poi si fa scrivere per mail gli argomenti che li hanno colpiti. La sintesi è questa: trasparenza, empatia, non esistono problemi ma opportunità, spirito di squadra e buon carattere, non aver paura di sbagliare, impegnarsi per obiettivi ambiziosi, desiderare di restituire ciò che si è ricevuto. Ciò che convince i giovani è l’evidenza che Gregorio vive ciò che dice. Sono affermazioni controcorrente, come essere disposti a cambiare lavoro ma non a cambiare la moglie. Ultimamente ha parlato a 350 direttori del personale facendoli ridere alle lacrime descrivendo quanto danneggia l’impresa il dipendente che divorzia. Ridere per non piangere. Gregorio ogni mattina legge un brano del Vangelo.


domenica 29 novembre 2015

Una recensione in dono. Da Sonia Vazzano

 
La bellezza è per entusiasmare al lavoro,
il lavoro è per risorgere

Cyprian Norwid, Promethidion: Bogumil vv. 185-186
Pisma wybrane, Warszawa 1968, vol. 2, p. 216




Ai nostri maestri


Questa recensione è un po’ particolare. E forse serve più a chi la scrive che non a chi il libro l’ha scritto. Ma l’intento vero è che serva comunque a chi ancora non l’ha letto (e che ci auguriamo continui nella lettura, o la intraprenda sul serio, anche dopo queste righe).

Pippo Corigliano è un amico e in genere degli amici amo parlare poco, e meno scriverne per un pubblico ampio, perché l’amicizia se la cominci a “svelare” poi non riesci a trattenerla più. E allora ti rimane sempre un po’ la paura di condividere troppo qualcosa che in fondo è un po’ solo per te. E se decidi di farlo, è perché c’è qualcosa di più nell’amico che senti di dover condividere.
E allora non dirò di Pippo e di questa sua ultima “fatica”, ma parlerò di maestri e di relazione, che, a mio avviso, sono i due cardini attorno ai quali ruotano queste sue pagine (Siamo in missione per conto di Dio. La santificazione del lavoro, pp. 140, Mondadori 2015).

La santificazione del lavoro, nel lavoro e degli altri con il lavoro – che Pippo Corigliano ha imparato da san Josemaría e nella vocazione all’Opus Dei – è la convinzione che non è difficile trasformare il lavoro in un dialogo di preghiera (cfr. Amici di Dio, Lavoro di Dio, pt. 67). E che nella barca di ciascuno di noi con naturalezza entra… il Maestro (cfr. Amici di Dio, Grandezza della vita quotidiana, pt. 21). Sì, proprio il Maestro, e i maestri…

Un adagio talmudico recita che «Il mondo sta in piedi solo per il respiro degli studenti» (Resh Laqish in nome di Yehudah Hanassi, bShabbat 119b). Ieri nella presentazione del libro di Pippo, ho capito che tale respiro è alimentato da passione, meraviglia e sorriso. E poi da legame, conoscenza e disposizione.
Pippo ha presentato (sì, proprio lui, e già questo la dice lunga sull’autore di queste pagine) con queste caratteristiche i suoi maestri. Quelli che riconosci e scegli come tali. Quelli che ti insegnano cose che non stanno sui libri. Quelli che ti trasmettono l’essere del maestro. Quelli che ti ricordano sempre la tua missione più grande: forse quella che non conosci ancora e che magari neanche loro conoscono, ma che di certo ti aiutano a scoprire.

I maestri di cui parla Pippo in questo libro sono tanti. Io oggi volevo ricordare quelli che a noi Pippo ha presentato ieri. E lasciare ai lettori la scoperta di tutti gli altri. Perché è inutile dire che è proprio bello avere tanti maestri così!

Alla sua destra Ettore Bernabei: la personificazione della passione. Chissà cosa ha significato per i suoi figli, per i suoi nipoti, per i suoi amici un uomo così? Bernabei “apre” il libro di Pippo e sembra in qualche modo accompagnarlo fino alla fine, con una narrazione che è frutto di un impegno di vita in cui il lavoro è la passione dominante, quella del perseverare con lo slancio del lavoro incominciato con passione umana e soprannaturale (cfr. Amici di Dio, Lavoro di Dio, pt. 63). Ora capisco perché Bernabei è stato un maestro per Pippo nella santificazione del lavoro: nella sua incessante missione di comunicarne la passione! Una passione che lega e che crea legami.

Accanto a Bernabei, l’unica donna della serata, e chiedere che fosse un’artista è stato veramente chiedere il massimo. Di Paola Grossi Gondi mi resta nel cuore la meraviglia. E se meravigliarsi fosse preghiera? Un inno a Dio per quello che dà all’uomo cui non si può rispondere con altro se non con la propria meraviglia? L’artista, ormai conosciuta soprattutto per una delle sue ultime opere Il filo rosso della Galleria Nazionale d’arte Moderna di Roma, ci racconta con semplicità i suoi occhi meravigliati sul mondo e sulle cose, che poi si traducono in gesti d’amore nei confronti di chi il Maestro per eccellenza decide di mettere sul nostro cammino. Come Bernabei è maestro di passione, Paola è maestra di meraviglia: di un lavoro ben fatto in cui si scopre che la santificazione nasce dalle piccole cose, tratti infiniti di un disegno in cui l’Artista guida la nostra mano e viene a cercarci proprio là, nell’esercizio della nostra professione (cfr. Cammino, pt. 799). Laddove la meraviglia e la ricerca della bellezza si fanno conoscenza.

E alla sinistra di Pippo c’è Pierluigi Bartolomei, testimonianza chiara e semplice di ciò che rende santo il lavoro di ogni giorno: il sorriso. Il sorriso di chi riesce a mantenerlo nonostante ciò che vede. Di chi continua a sorridere se anche nel percorso la tristezza rischia a volte di prendere il sopravvento. Di un padre e di un marito che prima di mettersi a lavorare ogni giorno, si ricorda della propria mission nel mondo: l’allegria di chi si sente figlio di Dio. E di chi lavora con le mani, di chi pianta alberi, di chi mette le ultime pietre (cfr. Cammino, pt. 42). Bartolomei è il volto della santità che sorride nonostante le difficoltà, in una professione che spesso forgia il cuore squarciato di fronte agli occhi che guardano la realtà difficile di tutti i giorni. Del cuore che si fa disposizione.

Tre testimonianze – di passione, di meraviglia e di sorriso – che raccontano chi sono i veri maestri di Pippo. Sono uomini e donne di relazione – di legame, conoscenza, disposizione – che spesso non vivono sotto i riflettori, che vanno piano mentre il mondo va veloce, che rimangono poveri perché hanno capito di aver bisogno di Dio. Che riconoscono come nulla accada a caso e che ogni persona che ci passa accanto è un miracolo da scoprire, con quello che abbiamo, che siamo e che desideriamo.

I santi sono un po’ dei supereroi? La missione di cui parla Pippo è impossibile oggi per tutti gli uomini? Forse un po’, e forse ci piace pensare che se proviamo ad essere santi sapendo che è difficile magari un po’ lo stiamo diventando già. Perché a volte non serve la santità che cambia il mondo, ma solo quella che si riconosce come dono. Un dono che prima di ricevere si è chiesto. Un dono che ancor prima di chiedere si è riconosciuto negli occhi del proprio maestro.

Pippo si è preso un bell’impegno con questo libro. Ha quasi “canonizzato” in terra dei personaggi ancora viventi. O questo almeno è quello che tanti potrebbero obiettare di fronte ad un titolo cosi. In realtà se è vero che i santi, come dice papa Francesco, sono uomini e donne che «hanno la gioia nel cuore e la trasmettono agli altri», è anche vero che «essere santi non è un privilegio di pochi, come se qualcuno avesse avuto una grossa eredità. […] È una vocazione per tutti. Tutti perciò siamo chiamati a camminare sulla via della santità, e questa via ha un nome […], ha un volto: il volto di Gesù». Il volto del maestro. Ecco perché questo libro, lungi dall’essere una “canonizzazione anticipata”, è “solo” un inno ai maestri di ogni generazione, che non sono tali perché sono più anziani di noi, e che non sono tali perché qualcuno ce li ha presentati così. Ma solo perché di fronte ad essi non si può non ringraziare.

Questo libro mi ha insegnato una volta di più la fortuna di poter dire “grazie”, sempre e comunque. Perché nella mia giornata quotidiana, nel mio lavoro di ogni giorno, nel mio sforzo continuo di scoprire i miei doni e di provare a farne briciole di santità, posso dire anche io di avere avuto dei maestri. E forse sit mihi terra levis.