lunedì 24 ottobre 2011

Sulla Madonna distrutta. Cartolina su Tempi




Sono passati alcuni giorni ma mi ritorna in mente l’immagine della statua della Madonna distrutta dai manifestanti “indignados” o da infiltrati nella manifestazione. Chi sia stato non importa: qualcuno ha sentito il bisogno di distruggere un’immagine di Maria. A dir la verità la statua non era molto bella, si poteva anche pensare di distruggerla per farne una più dignitosa. Ma quel che conta è l’intenzione di eliminare l’icona della Vergine.
  Appena l’ho vista, giacente per terra distrutta, ho provato soltanto un po’ di compassione per la stupidità umana. Ma quell’immagine mi tornava in mente. Mi ricordava quel racconto ottocentesco del figlio cattivo che assassina la madre, le strappa il cuore e  scappa. A un certo punto inciampa, cade e sente la voce di quel cuore che gli dice “ti sei fatto male figlio mio?”. Lasciamo stare il buon gusto di una novella del genere. Il significato ultimo resta: una madre è sempre una madre. E Maria è la madre per eccellenza e sento che il suo cuore palpita anche per l’indignato scemo che ha fatto quel gesto.
  Poi mi è venuto in mente che anch’io nella mia vita ho fatto dispiacere la Madonna. Mi sono venute le lacrime agli occhi e mi sono visto come l’autore di quel gesto. Anch’io sono stato scemo, ancora più scemo dell’indignato. Per fortuna ho pensato che la Madonna non si indigna, Maria ci svela il volto materno di Dio e pensa al male che facciamo a noi stessi quando non pensiamo a Lei. E le ho detto: “Tu sei l’amore della mia vita”.



lunedì 17 ottobre 2011

Una cartolina per il Papa che va ad Assisi il 27 ottobre




Ha annunciato Benedetto: “Nel prossimo mese di ottobre mi recherò pellegrino nella città di San Francesco …”. Francesco dopo quasi mille anni rimane il simbolo del cristianesimo vissuto fino in fondo, della speranza che va oltre ogni speranza per la pace e la giustizia nel mondo.
  Giovanni Paolo II ebbe l’intuizione dell’incontro interreligioso del 1986 mentre sul mondo diviso in due blocchi pesava la minaccia di una terza guerra mondiale e si preparavano gli scudi stellari. Le religioni non sono un motivo di guerra, semmai vengono strumentalizzate da chi ha propositi di guerra. Perciò la grande idea del Papa di un incontro che testimoniasse la volontà di pace da parte di chiunque crede in un Dio creatore, di cui siamo creature.
 Giovanni Paolo II tornò ad Assisi nel 2002 con un incontro interreligioso quando c’era chi voleva far credere che era in atto uno scontro di civiltà, mentre c’era soltanto una volontà di guerra. Magistrale fu nel 2003 il suo intervento a braccio dalla finestra con la voce roca ma indomita: “Io appartengo a questa generazione che ricorda bene, che ha vissuto – grazie a Dio ha sopravvissuto – la seconda guerra mondiale. E per questo ho anche il dovere di ricordare a tutti questi giovani, ai più giovani che non hanno quest’esperienza, di ricordare e di dire: mai più la guerra!” Grande papa, grande padre che ama i suoi figli e li difende con coraggio. Grazie ancora Giovanni Paolo II. Con te e con Benedetto diremo: basta con la guerra, mai più la guerra!


domenica 9 ottobre 2011

A proposito degli "indignados". La nuova cartolina su Tempi




Adesso ci sono gli “indignados”. Chissà perché il termine viene scritto dai giornali in spagnolo anche se le ultime manifestazioni sono avvenute negli Stati Uniti. “Lobby” è in inglese, “Blitz” è in tedesco, “Mafia” in italiano, e “Golpe” è sudamericano. Gli indignados spagnoli hanno fatto breccia nei mezzi di comunicazione, anche se è diventato di moda indignarsi pure in Italia. Due anni fa sono stato ospite di un concorso letterario a Tropea e, durante un’intervista pubblica, un professore universitario mi ha chiesto, riferendosi all’ultimo scandalo d’attualità: “Ma lei non si indigna?" Grande applauso del pubblico. Dopo una pausa, nel silenzio generale, ho risposto “Io non mi indigno… Non mi indigno perché un cristiano è un discepolo di Gesù, che mangiava con i pubblicani e i peccatori, che non condannò l’adultera e che dette il Suo corpo in pasto a noi che siamo poco di buono”. Il pubblico tornò ad applaudire.
  Ricordo che San Josemaría, quando gli riferivano qualche malefatta di qualcuno, rispondeva: “comportiamoci bene tu ed io così ci saranno due farabutti di meno”. Nella sua semplicità questa è la vera ricetta. Lasciamo stare l’indignazione che porta solo sciagure peggiori ed è spesso strumentale (chi c’è dietro certa stampa nazionale e internazionale?). Lasciamo stare la ghigliottina dei giacobini. La gente non fa il suo dovere? Noi cerchiamo di farlo. La fedeltà non è più di moda? Noi cerchiamo di essere fedeli. La gente non sa più chi è Gesù? E noi Gli diciamo: Gesù ti amo.




sabato 8 ottobre 2011

Su Tempi un ricordo di Giovanni Paolo II





Si avvicina il 22 ottobre (giorno dell’inizio del Pontificato) quando per la prima volta si celebrerà la festa del Beato Giovanni Paolo II. Per chi c’era nel ’78 il mese d’ottobre resterà nella memoria come il mese delle grandi emozioni. “Non abbiate paura”, una frase del nuovo Papa che produce un brivido ripensando al momento in cui fu pronunciata. In quegli anni la Chiesa sembrava assediata da forze ostili ed ecco la sorpresa di vedere il condottiero degli assediati dire agli assedianti di “non aver paura”. Era un capovolgimento di posizioni e così fu davvero. La cultura laicista fu messa nell’angolo dal carisma di un Papa planetario che rappresentava non solo un modello di pastore ma un modello di uomo, di uomo cristiano: assetato di verità, poeta, filosofo e teologo, sportivo, amante della canoa e delle montagne (chi di noi non lo ricorda mentre assapora l’aria delle cime innevate col sorriso di chi ringrazia Dio), estimatore del genio femminile, capace di stare con i giovani e con milioni di persone senza il minimo imbarazzo, cultore del teatro e della parola pronunciata con partecipazione. Karol rubò il cuore dei suoi contemporanei.
  Ho un ricordo tenerissimo di lui: il Papa che ride con noi giovani la domenica sera di Pasqua. Ogni anno si organizzava una nuova scenetta di studenti, vestiti da pagliacci, che lo faceva ridere fino alle lacrime, piegato in due. Solo in famiglia si ride così. Grazie Santo Padre che ci hai insegnato a vivere e a morire, a ridere e a lottare.



domenica 25 settembre 2011

Una cartolina di riflessione sul discorso del Papa al Bundestag




Sono passati alcuni giorni ma non si può smettere di riflettere sul discorso che Benedetto XVI ha rivolto al parlamento federale tedesco. Il Papa parlava ad un’assemblea legislativa e ha imperniato il suo discorso sulle giuste radici delle leggi. Il suo discorso si adatta anche al criterio che ciascuno di noi deve usare per la propria condotta. Il punto di partenza è la risposta di Salomone a Dio, che gli chiede cosa desidera nel momento in cui inizia a regnare sul suo popolo. Salomone chiede la saggezza, “un cuore docile” alle ispirazioni di Dio, e il Signore, potremmo dire, si “entusiasma”, dimostra una grande contentezza per questa richiesta. In tutto l’Antico Testamento non vi sono parole così vivaci per rappresentare la contentezza di Dio: “Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita.”
Ciascuno di noi non è Salomone né un legislatore, ma è signore della propria vita. Mettere Dio al primo posto: questa è la rivoluzione interiore necessaria per migliorare noi stessi e il mondo circostante. Invece di indignarci, rendiamo docile il nostro cuore alle ispirazioni di Dio.



lunedì 19 settembre 2011

La prossima cartolina è dedicata a Milano e al suo nuovo Pastore

 
Nei momenti in cui la diocesi ambrosiana vive la gioia dell’arrivo di un nuovo Pastore viene spontaneo andare alle radici di quell’aggettivo che la distingue: ambrosiana. Il pensiero va ad Ambrogio, il grande pastore di intensa spiritualità e di formazione laica e civile: caratteristiche che sono rimaste impresse nella fisionomia spirituale milanese. E il pensiero va al grande convertito Agostino che con Ambrogio ha mosso quei primi passi che lo avrebbero portato a diventare il grande Padre della Chiesa. Fra i tanti meriti di Agostino c’è quello di averci lasciato un capolavoro: le Confessioni. Non un libro di dottrina astratta ma un libro intessuto di relazione esistenziale con Dio, un libro attualissimo che descrive il dramma della resistenza dell’uomo ad aprirsi a Dio. Pagine potenti e mai eguagliate quelle che descrivono la tempesta dell’animo di Agostino in cui le passioni e le frivolezze non vogliono essere congedate, fino al drammatico colpo di scena. La voce del fanciullo che canta: “prendi e leggi” e la lettura del brano di San Paolo:…”rivestitevi del Signore Gesù Cristo né assecondate la carne e le sue concupiscenze”. Da quel momento, da una località milanese, partì un fiume di grazie e di pensiero che giunge fino a noi. L’attuale Pontefice trae ispirazione per la sua straordinaria teologia dall’eredità di Agostino. Milano, città di grandi santi,  continuerà ad essere un faro di spiritualità anche col nuovo pastore Angelo Scola, un uomo di fede, che prega, pensa e agisce.


martedì 6 settembre 2011

La cartolina del 15 settembre è dedicata a Ettore Bernabei





Un uomo solo al comando. Questa era la frase del cronista mentre Coppi compiva una delle sue storiche imprese. Questa è la frase adatta per Ettore Bernabei che ha compiuto i novant’anni. Una ricorrenza senza torte e candeline ma festeggiata con una lezione magistrale sul bene che la televisione può fare. Nel pubblico manager, artisti, dirigenti. Bernabei è stato direttore generale della Rai dal 60 al 74: ha forgiato la Rai, che in quegli anni è diventata la nostra buona amica di famiglia. Quella televisione faceva andare a letto gli italiani con un sentimento di speranza e con voglia di lavorare. In quegli anni l’Italia, straziata dalla guerra, era diventata la quarta potenza economica mondiale. Grazie alla politica di cattolici, come Fanfani, Moro e altri compagni di strada di Bernabei, nel paese era sorta una florida classe media (dopo secoli di fame per buona parte del Paese) e Bernabei educava con una tv di gusto, brillante, coraggiosa.
 Nel 91, all’età di 70 anni, Bernabei ha fondato la Lux, la società di produzione televisiva che ha sfornato in vent’anni una quantità di serie televisive che hanno riscosso un successo internazionale. Dalla Bibbia a don Matteo, da Guerra e Pace a Madre Teresa. Programmi che hanno testimoniato che gli ascolti non si ottengono solo con la tv spazzatura. Solo come un Davide contro Golia il vecchio Ettore ha dimostrato che gli ascolti si possono ottenere con una tv di qualità. Grazie Ettore. Ancora sei un uomo solo, troppo solo, al comando.



sabato 3 settembre 2011

Ah l'ammore che fa fa!.... Da Genova la cartolina dell'8 settembre su Tempi




Ah l’ammore che fa fa’! E’ il verso di un’antica canzone napoletana cara a Edoardo De Filippo. Ma ancora oggi l’amore fa fare grandi cose. Un mio amico genovese si è innamorato a 18 anni di una bella ragazza e, per rendersi accettabile ai suoi occhi, ha intrapreso la strada dell’imprenditore che lo ha portato dalla vecchia pizzeria di famiglia a diventare il maggior distributore italiano di buoni pasto, a gestire eleganti locali di ristorazione nel genovese, pasticcerie, agriturismo e altre cose. E’ ora il principale creatore di carte elettroniche che consentono sconti con un’infinità di negozi, dà uno stipendio ogni mese a 1.000 persone e continua ad assumere giovani. Il tutto cominciato per amore e continuato con amore. “Mia moglie per me è la donna più bella del mondo” confida agli amici.

Ora gli è venuta una bella idea: non limitarsi al buono pasto ma creare il “pasto buono” per le famiglie messe in difficoltà dalla crisi economica. Ha coinvolto migliaia di locali di ristorazione nella distribuzione del cibo avanzato per non farlo finire nella spazzatura ma sulla tavola di chi ha bisogno. Ha trovato collaboratori, specie la Caritas, ma ha trovato difficoltà per una legge che impone obblighi pesanti per l’asportazione del cibo. Allora ha aggirato l’ostacolo. Ha creato una tessera che consente a chi ha bisogno di andare a consumare i pasti nei locali, oltre una certa ora, trovando collaborazione da parte dei comuni e dalla stessa Caritas, con l’incoraggiamento del Cardinal Bagnasco. Vedi il genio italiano, vedi l’ammore che fa fa’.



giovedì 1 settembre 2011

Ecco la cartolina dal Paradiso pubblicata il 1 settembre su Tempi




Dalla Calabria arrivano generalmente cattive notizie. Nel 1977 mi trovavo con Indro Montanelli a Pamplona e gli chiesi di firmare una cartolina per mia sorella. “E dove sta tua sorella?” chiese. Risposi: “A Catanzaro”. “A CATANZARO!!!” disse meravigliato scandendo le sillabe. “E che ci fa a Catanzaro?”. Mia sorella è stata alcuni anni a Catanzaro col marito, capo dei Vigili del Fuoco, e lì ha fatto le migliori amicizie della sua vita e altrettanto i suoi figli.
A Catanzaro in questi giorni ricorre il primo anniversario dell’inaugurazione di una parrocchia in un grande parco commerciale. La prima parrocchia in Europa situata in uno di questi villaggi del commercio aperti e affollatissimi la domenica.
L’idea di una chiesa così situata è venuta al padre di un mio amico che ha chiesto al figlio di realizzare il progetto prima della propria morte. Merito del vescovo di Catanzaro è stato assecondare l’idea e attribuire alla chiesa la dignità di parrocchia. Il figlio imprenditore è Floriano Noto, un uomo intelligente e buono, capace di amicizia vera. Ha costruito quella chiesa con innovazioni tecnologiche, senza snaturare la fisionomia religiosa del fabbricato. Il campanile è in vetro e anche la pala d’altare è una vetrata retroilluminata (realizzata dall’artista Paola Grossi Gondi) che rappresenta San Massimiliano Kolbe in preghiera, in un paesaggio simile a quello circostante. Una bella idea, realizzata bene, da bella gente. Ecco le notizie che possono venire dalla Calabria, se si sta attenti.



Su Tempi di giovedì 25 agosto un articolo su san Josemaría prendendo spunto da un recente film



martedì 16 agosto 2011

Una serata particolare a Cortina InConTra



Il 30 luglio scorso ho partecipato ad un incontro a Cortina con l'on. Umberto Scapagnini, il prof. Franco Mandelli e Cino Tortorella, il mitico mago Zurlì della nostra infanzia. Moderava Jole Cisnetto. Una serata di testimonianze, con lacrime dei relatori e del pubblico che ha sottolineato i momenti più toccanti con applausi a scena aperta. Scapagnini e Tortorella sono reduci da esperienze di coma prolungato ed entrambi sono convinti che la Provvidenza li ha lasciati in vita per svolgere una missione di testimonianza. Il Prof. Mandelli ha ricordato il caso di una ragazza morta di leucemia che gli ha rubato il cuore per la sua delicatezza e capacità di dar conforto agli altri. Tutti d'accordo che, se tutti gli incontri fossero così, converrebbe passare l'estate a Cortina.

Pippo C.



lunedì 15 agosto 2011

There be Dragons e il ricordo di San Josemaría per la rivista Tempi in occasione della presentazione del film al Meeting di Rimini 2011




  Ci sono dei film che ti rendono migliore. Questo è il caso di There be dragons il film del regista Joffé, che ha firmato anche Mission. La storia racconta di due amici: il piccolo Josemaría Escrivá e un suo compagno di giochi, Manolo. Dopo gli anni della fanciullezza la vita li separa e, mentre Josemaría sceglie la strada del sacerdozio, il giovane Manolo intraprende quella dell’egoismo e della vendetta che lo conduce a compiere crimini orribili nel quadro della guerra civile spagnola. Alla fine della vita arrivano per Manolo il pentimento e il perdono, grazie anche all’affetto di  Josemaría che non smette di scrivergli e seguirlo con la preghiera. Parallelamente l’itinerario della vita di Josemaría percorre l’ordinazione sacerdotale, la visione della chiamata alla santità attraverso il lavoro quotidiano e la formazione dei primi membri dell’Opus Dei in quei difficili anni. Al termine della pellicola si rimane convinti che il perdono è la vera arma del cristiano.
There be Dragons è un film tosto con un messaggio forte. La sensibilità del regista è stata tale che chi ha conosciuto personalmente San Josemaría (proclamato santo nel 2002) non soffre nel veder raffigurata con un altro volto la persona conosciuta; piuttosto si compiace nel ritrovare il clima di famiglia che don Josemaría creò con i primi giovani che lo seguirono.
  Ho conosciuto il fondatore dell’Opus Dei cinquant’anni fa e ho avuto l’opportunità di stare con lui in tante occasioni, tutte significative, direi impressionanti. L’esperienza di questo rapporto, ha portato in me cambiamenti di prospettiva di 180 gradi. Potrei raccontare tanti momenti commoventi vissuti accanto a lui. Dopo quegli incontri avevamo le lacrime agli occhi, non solo per la fede contagiosa ma anche per l’umorismo e l’allegria traboccanti. Quando l’ho conosciuto ero appena uscito dal liceo. Pensavo che la fede fosse il frutto di un’elaborazione intellettuale e che per portare le persone a Dio occorresse “addottrinarle”. San Josemaría era una persona che sapeva voler bene e mi fece capire che l’amore di Dio si percepisce attraverso l’amicizia. C’è una sua frase che mi è rimasta impressa: “Ci sono cuori che sembrano di bronzo ma che si sciolgono in lacrime al calore dell’amore di Cristo”. Ciò che conta è il nostro amore per Gesù che si riversa nella capacità di affetto verso gli altri. C’è un unico calore che la grazia di Dio suscita in noi e ci rende cordiali ed efficaci nei confronti degli altri. Un giorno don Josemaría chiese ad una suora malata: “Come stai?”. La suora rispose: “le mie consorelle mi trattano con carità, mia madre mi trattava con affetto”. Il Signore gli faceva capire che l’amore vero è quello che si traduce in particolari concreti, in “fatti” affettuosi che rendono amabile la vita agli altri. In sintesi direi che da San Josemaría ho imparato a voler bene, una scienza in cui non si sa mai abbastanza.
 San Josemaría faceva notare che Gesù definisce il “distintivo” del cristiano, che non consiste nella castità o nella cultura o altre qualità tutte encomiabili. “Da questo vi riconosceranno che siete miei discepoli: che vi amiate a vicenda come io vi ho amato” dice Gesù nel Vangelo di San Giovanni. A San Josemaría piacevano tanto queste parole che ne fece fare un cartello per la sala di studio della prima residenza universitaria. Quando il sacerdote tornò a Madrid dopo la fine della guerra trovò la residenza universitaria distrutta. Solo quel cartello era rimasto intatto. Un piccolo segno della Provvidenza a favore di quell’amore che primeggia su tutto. In sintesi: l’unione con Dio è una priorità assoluta, da cui scaturisce il rapporto d’amicizia con gli altri.
La santificazione del lavoro era una conseguenza di questo rapporto intenso con Dio. Il Dio creatore aveva affidato il paradiso terrestre alla cura di Adamo, quasi a continuare la creazione. Il Dio fatto uomo aveva lavorato e traeva le immagini della sua predicazione dall’esperienza della vita quotidiana: le barche e le reti, il pastore e le pecore, la vecchia che perde la moneta, il giudice iniquo che cede alle insistenze, il mercante di perle e così via. Tutto nella vita nostra può essere trasformato in oro come il re Mida: l’oro del lavoro fatto con amore. Per me che sono napoletano l’impegno nel lavoro viene espresso col verbo faticare che non risulta attraente in prima istanza. Ma quando il lavoro ben fatto diventa espressione dell’amore di Dio le cose mutano. C’entra di mezzo il cuore, “ ‘o core”, e la prospettiva cambia. Si lavora con gioia migliorando se stessi, contagiando la serenità e la fede ai colleghi di lavoro. L’unico valore che oggi non viene messo in discussione è quello della professionalità. Ma la professionalità viene spesso intesa non come espressione di amore ma del desiderio di affermare se stessi e dimostrare con i soldi e il successo di far parte di una classe eletta. In altre parole il calvinismo angoscioso si è introdotto nel nostro stile di vita, portandovi durezza e frustrazioni. La professionalità di Escrivá è invece gioiosa e comunicativa. Si lavora per portare gli altri a un livello superiore da cui a loro volta ripartiranno, con solidarietà e collaborazione. Si lavora per rendere il mondo più bello e più umano, non per tenere alto l’indice del profitto. Il cristiano laico ha molto da imparare da questa prospettiva. Le faccende quotidiane non sono più una distrazione  dalla quiete della preghiera ma sono l’occasione per seguire le tracce di Gesù. Nella vita di lavoro, come in quella familiare e di relazione, si ripetono le circostanze della vita del Maestro. Ci sono gli evviva e i crucifige, ci sono le amicizie e i tradimenti, ci sono i riconoscimenti e le derisioni fino alla sofferenza e la morte. Il cristiano, insegnava, è felice di vivere e felice di morire e ha sempre nel cuore quell’Amore che canta. Se non ci fosse quel necessario rapporto personale con Dio tutto crollerebbe.
  In San Josemaría era viva quella distinzione tanto chiara nell’insegnamento di Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo”. Il regno di Dio, la Sua signoria, sono dentro il nostro cuore, non costituiscono un potere terreno. Gesù rifiuta di esser fatto re: il suo regno è dentro. Il laico, osservava S. Josemaría, ha questo compito affascinante: vivere intensamente la vocazione cristiana interpretandola al meglio nella sua situazione, che è una situazione di libertà. La Chiesa non è un partito, un gruppo, una squadra, un’azienda. Il regno dei cieli è un lievito che fermenta tutto. Il laico cristiano illuminerà e riscalderà il suo ambiente  col suo amore e il suo impegno ma non pretenderà in nome del cristianesimo che gli altri condividano le sue scelte opinabili. “Siamo d’accordo nel non essere d’accordo” come nelle buone famiglie in cui ci si vuole bene anche se un figlio è di destra e un altro è di sinistra. Amore di Dio, affetto per gli altri, fedeltà agli amori, lavoro ben fatto, libertà: ecco alcune prospettive che San Josemaría ha fatto fiorire nel mio cuore e nel cuore di tante persone disperdendo i dragons dell’odio e dell’egoismo.
Pippo Corigliano

mercoledì 3 agosto 2011

La cartolina dell'8 agosto ricorda don Giussani e il Meeting di Rimini




I giovani. La prima impressione del Meeting sono stati i giovani: volontari, hostess e autisti. Gli autisti: ognuno con una professione diversa e interessante. Nessuno faceva l’autista di mestiere ma tutti egualmente dedicavano volentieri le loro ferie per servire. Servire, una parola ormai desueta che al Meeting diventa splendida, come è giusto per i cristiani. Mi emoziona che Gesù, prima di darci il suo corpo e il suo sangue nell’ultima  cena, abbia sentito il bisogno di lavare i piedi ai suoi amici, a noi, in modo che rimanesse chiaro che il servizio è il distintivo del cristiano.
  Poi viene la capacità organizzativa degli animatori del Meeting che è un unicum nel panorama italiano e, nello stesso tempo, è espressione dell’italianità più autentica. Nel Meeting ho visto gli italiani veri, quelli che hanno cuore e testa, inventiva e laboriosità. Per me i 150 anni dell’Italia  si vedono e si toccano al Meeting.
  Al Meeting si incontra don Giussani. Vive nello sguardo e nelle parole dei protagonisti. Anni fa sono intervenuto per la presentazione di una raccolta di canzoni napoletane cantate da Tito Schipa delle edizioni Spirto Gentil. Nell’introduzione don Giussani raccontava che aveva incontrato dei monaci buddisti giapponesi che pregavano cantando Torna a Surriento! A Giussani, milanese, piacevano le canzoni napoletane perché gli piaceva l’umanità, quell’umanità che Gesù aveva impersonato diventando come noi. Il predicatore dell’evento, dell’incontro con Gesù, si commuoveva con le canzoni di quella città così tribolata e così umana. Grazie don Giussani, grazie anche per averci regalato il Meeting.

lunedì 1 agosto 2011

Sulla Madonna la cartolina per Tempi del 1 agosto


Augias, Montanelli e la Madonna

POSSIAMO AFFIDARCI CON SICUREZZA
ALL'ABBRACCIO MATERNO DI MARIA


Agosto, mese di riposo e mese di una festa importante della Madonna: l’Assunzione, che cade il giorno 15. Sembra troppo bello poter contare su una Madre affettuosa che veglia su di noi. Corrado Augias, durante una trasmissione televisiva, mi ha ripetuto la vecchia ipotesi cara ai filosofi tedeschi dell’800: Dio, gli Angeli e i santi non sarebbero che proiezioni del nostro desiderio di essere confortati e aiutati.
  L’affetto per la madre e per il padre ha radici profonde. Quando gambizzarono Indro Montanelli andai subito a trovarlo. L’indomito spadaccino della penna era euforico per la prova superata. L’unica preoccupazione era per la sua “mammetta” novantenne. Aveva dato ordine di farle il black out attorno: niente notizie da tv, radio, giornali. Le parlò a lungo per telefono e, alla fine della conversazione, le raccomandò di non preoccuparsi se sentiva parlare di un attentato perché lui stava benissimo. Mi commosse questa preoccupazione, propria di un figlio buono.
 La paternità e la maternità terrene derivano da un Dio che ha in sé la paternità, la filiazione e l’amore. La Madonna ci svela il volto materno di Dio e La possiamo abbracciare come il bambino Gesù in un abbraccio tenero, guancia a guancia, come nelle icone bizantine.
  E’ logico che Augias, che non ha la fede cristiana, abbia dei dubbi in proposito ma è altrettanto logico che noi cristiani ci affidiamo in ogni circostanza a questa madre affettuosa, assunta in Cielo, che ci segue, protegge e c’insegna ad amare.

sabato 23 luglio 2011

La nuova cartolina dal Paradiso a firma di Leonardo Mondadori



                    CORTINA, LEONARDO MONDADORI, CIVILTA' OCCIDENTALE


Fra poco dovrò andare a Cortina per parlare del mio libro sul Paradiso. Per me Cortina ha un legame indissolubile con Leonardo Mondadori. Lì abbiamo passato ore interessanti e lì Leonardo, una primavera di una quindicina d’anni fa, organizzò, nella sua casa, un ritiro spirituale di tre giorni per i suoi amici. A predicarlo venne il sacerdote suo amico, don Umberto De Martino, e, fra gli altri, partecipò nientemeno che Navarro Valls, il portavoce del Papa.
Di Leonardo ricordo la conversione sincera e la sua perfetta sintonia col pensiero del Santo Padre. Mi è venuto in mente lui quando, tre anni fa, Benedetto XVI ha tenuto a Parigi il famoso discorso agli intellettuali francesi.
Il succo di quel discorso è che, piaccia o non piaccia ai burocrati europei, la cultura occidentale è nata nei monasteri dove la regola di San Benedetto segnava per i monaci un obiettivo fondamentale: quaerere Deum. Cercare Dio. Sempre. Cercavano Dio nella preghiera e nel lavoro. Il lavoro era una continuazione della preghiera, una collaborazione con Dio nell’opera della creazione. Grazie a quel lavoro non solo si è recuperata la cultura classica ma è rifiorito l’ordine sociale, l’agricoltura, la medicina, la farmacia e le scienze in generale. Quei monaci non pretendevano creare una nuova cultura, cercavano Dio e hanno fatto cultura.
Così oggi. I nuovi monaci siamo noi laici quando capiamo che Dio va messo al primo posto nella nostra vita, come Leonardo aveva capito. Ed è allora che rifiorirà la cultura. Può sembrare un paradosso, ma solo quando si cerca Dio si trova l’uomo.

lunedì 18 luglio 2011

Inizia una collaborazione con la rivista Tempi con una rubrica dal titolo "Cartoline dal Paradiso"





                                                                 

                                                                    LE MEDUSE

Tempo d’estate. Tempo di mare e anche tempo di meduse. Qualche tempo fa sono stato ospite a Filicudi del grande Giovanni Minoli e anche l’onorevole Giovanna Melandri faceva parte della compagnia. Al mio arrivo mi raccontarono divertiti che la figlioletta della Melandri aveva posto una domanda: “perché Dio ha creato le meduse?”. Si passò subito ad altro argomento, come se la domanda fosse un brillante sintomo di sagacità da parte della bambina e non meritasse una risposta. Mi rimase chiaro ancora una volta che i bambini hanno il coraggio di porre le domande fondamentali mentre noi adulti l’abbiamo perduto.
Perché Dio ha creato le meduse? Perché il creato si presenta spesso ostile all’uomo? Perché esiste il male? E’ una domanda su cui l’umanità si arrovella da sempre e di cui i cristiani hanno la risposta. Il male è nato dalla disobbedienza dell’uomo a Dio. Adamo ha scelto se stesso, ha voluto stabilire da sé qual’è il bene e qual’è il male, ha voluto vivere come se Dio non esistesse, mettendosi al suo posto. E questo peccato continua. La quasi totalità dei programmi televisivi ci presenta un mondo in cui Dio non c’è. Nelle conversazioni abituali, anche sotto l’ombrellone, Dio è ignorato.
Solo i bambini vedono giusto. “Ti ringrazio Padre perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” disse Gesù. Perciò, come un bambino, posso ringraziare Dio per il bel mare delle Eolie, e se alla fine una medusa mi becca potrò dire: “Signore cos’è questo piccolo inconveniente rispetto a ciò che meriterei? Aiutami ad evitare la medusa la prossima volta”

giovedì 23 giugno 2011

il servizio del TG Lucania del 18 giugno sulla presentazione del Paradiso è ben fatto ma forse la scena migliore è quella del mare di Maratea

Il 18 giugno è stato presentato il Paradiso a Maratea assieme a Lorena Bianchetti e alla poetessa Antonella Pagano: riporto il suo poetico intervento


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Con gioia sono tra voi, con gli occhi colmi della bellezza di questo Paradiso che è Maratea.
Sono chiamata a porgere il mio pensiero quale Sociologa e Poeta dunque sul filo  inusitato dell’equilibrio tra Poesia e Sociologia, quest’ultima del tempo in cui viene a calarsi il libro :”Preferisco il Paradiso”.
Il libro di Pippo Corigliano s’incastona come gemma nel panorama di quella che io definisco:  “babele inconsapevole”. La gemma è la scrittura piana e godibile sulle “Cose di Dio”; è la lettura della “Parola”- l’Evangelo - resa fruibile da ogni cuore e da ogni intelletto; fa limpidezza sulle Cose di Dio in un momento in cui il mondo è più che secolarizzato, oggi - di fatto - trattasi d’ una secolarizzazione spuria per forme e specie innumerevoli, rispetto a quella precedente. La Divina filantropia dei Padri della Chiesa d’Oriente, il  Corigliano la disegna, la dipinge, la racconta in una semplicità musicale che non ha precedenti; utilizza ganci mnemonici e spunti di riflessione popolari, comuni, la canzone leggera per esempio e non solo; l’aspettativa escatologica della salvezza è detta al modo d’ una mamma allorchè raccontava  - haimè molti anni or sono - le belle storie dei nonni, dello zio emigrato in America, dei ricami della cugina, del ricco raccolto di quella storica annata; racconti partecipati, colmi di pathos, colmi di cuore, altro che gossip! 
Nella babele inconsapevole - come definisco la confusione di lingue e pensiero contemporanei che affligge il genere umano alcune volte ignaro, altre distratto, poi superificiale, a volte deliberatamente e pigramente accomodato in quelle formule contemporanee del “ tirare a campare “  - che parolaccia! …in questa babele, dicevo, una scrittura vera e delicata, semplice, scevra da verbosità e con riferimenti deliziosi al quotidiano di tutti, può realmente considerarsi perla rara, dono per tutti, dono al genere umano che sempre meno sa conservare la natura di genere generante genere, quanto piuttosto genere contra sé.
Amoralità, Indifferenza e Paura di tutto e persino del vivere l’Altro, erigono muraglie alla comprensione delle Cose di Dio, dunque dell’Amore. Dio è Amore, e l’Autore d’Amore parla e dell’incanto dell’Amore, invitandoci a leggere Dio in quanto Vita, nè manuale di religione né di catechismo; Dio calore radioso, Padre con il quale stare in costante           quotidiano colloquio, in autentica intimità di Agostiniana memoria,  Dio Creatore Creativo  che ci vuole tutti, tutta intera la realtà creata in Paradiso.
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Mi piace questo libro, mi coccola, mi consola, mi aiuta a consolidare alcuni convincimenti maturati cammin facendo ed ora ri-formati in uno Statuto affettuoso, nell’Abbraccio affettuoso di Dio. In questo Abbraccio consolido vieppiù una delle mie affermazioni storiche:”La vita è l’arte per eccellenza”, sento, infatti, che ciascuno di noi è chiamato ad essere Artista , Il Corigliano afferma con tutta la gioia che profonde pagina dopo pagina - che “Dio è artista e le opere d’arte non stancano mai”  e consolido l’equazione che più amo dichiarare e soprattutto con la quale mi sfido giorno dopo giorno: Che la bella parola sappia farsi bell’azione. e allora - mi son chiesta più volte nell’ultimo mese - dopo essere stata chiamata a questo ruolo - perché io? Ci sarà stata una ragione pregnante – probabilmente per via del Modello di Pedagogia dell’Arte che passa per la Creatività e conduce alla Bellezza che ho teorizzato e sperimentato negli ultimi anni dal 2004 ad oggi, coincidente con la mia stabilizzazione in Roma dopo cinquant’anni vissuti nella Lucania che mi scorre nelle vene e dove mi rifugio spesso per fare il pieno di energia e di quell’eloquentissimo silenzio che mi fa dire:
Illimitata.mente
t’amo così
Dio del crepuscolo
nel silenzio della musica
che muove le corde del mio cuore.
T’amo così
Dio della sera nascente
nel caldo incavo della mia mano
e t’amo così
riflesso nei cristallini
dei miei occhi ingenui.
Illimitatamente t’amo
Silenzio dei silenzi
Musica delle musiche
Armonia infinita
Abbraccio di vita.

E  qui, nello straordinario Territorio di Maratea vengo a parlar di cose dell’uomo e di Cose di Dio in dono allo scrittore che ogni Territorio italiano sta invocando per illuminarsi delle verità rese con la semplicità propria degli Spiriti illuminati. Ed io? Con le mani ancora tinte dei colori naturali, salsa di pomodoro ed estratto di basilico
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e rosmarino, con i quali ho scritto sui calanchi di Tursi il primo alfabeto di terra, le preghiere e le poesie dei Territori fisici e dell’anima che da sempre alacremente coltivo, mi sono approcciata umilmente a questo libro che adagio adesso sul Florileggìo metafora d’arte - trono della Conoscenza. Ho sfidato la mia giovane conoscenza delle Cose di Dio in nome di un dono, il dono all’Autore, piccole belle parole che onorino lo scrigno che Egli ha regalato a tutti noi.
Tra le Cose di Dio, dono incommensurabile all’Uomo è: la Logica liberatoria del Servizio, il Servizio ha dignità regale; a questo principio confesso d’esser stata educata dai miei genitori e dai Maestri che generosamente la Vita ha posto sulla mia strada, da qui scaturisce l’Etica dell’impegno che entra a sostanziare le cellule e non le abbandona più per tutto il corso dell’esistenza. Questo momento storico manca di Padri e di Maestri, è questa una fra le tante ragioni di utilità storica  del libro che ci ha messo insieme questo pomeriggio, in questo Paradiso lucano …allora grazie ai Rotari di Maratea per ogni cosa, per l’opportunità, la cortesia, l’ospitalità, per il Servizio alla collettività
… eppur mi dolgo per aver scritto:
Logica impiccata
Gli uomini han rotto lo steccato
strappato il papiro
le parole in cocci adesso son là
alla guazza che ne fa fanghiglia.
Sillabe di nobili princìpi!
Sillabe per nobili
rigagnolano al mare dell’inadeguatezza.
Nefando scomporsi
sillabare plebeo
di gleba sterile alla logica impiccata.
Fiorirà una “a”?
Germoglierà una “b”?
Vi sarà un secondo “ba” di balbettante infante?
D’assurdo si tinge il cielo!?
Dio dove sei?
Urlo a Te il paradosso germogliato all’orizzonte di parole cadenti.
Esprimo un desiderio!?
Oh, ci provo:
ridatemi la parola bella
me ne voglio fare una doccia.
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Altro dono immenso: la LIBERTA’,  ci rende simili a Dio. Ma non indagherò tutti i doni di Dio all’uomo, il libro è qui per accompagnarci; debbo però, fra mille, parlarvi della bella emozione che ho provato leggendo dell’intelligenza del Cuore della quale vado da molti anni parlando e suscitando ora curiosità, dopo rivolta intellettuale, interrogativi scientifici, scetticismo, sorrisi di condiscendenza. Lo scorso anno uno studio americano ha certificato scientificamente l’intelligenza del Cuore, sto cercando quello studio, la mia, sino ad allora, è stata affermazione frutto d’intuizione, poetica o di semplice sensibilità umana non so! Ho segnato tutti i punti in cui se ne parla, vorrò spingere una ricerca a tale riguardo in una Università Romana. Nel ritrovarla ho sussultato di gioia:
“il cuore ha le intuizioni giuste, conviene ascoltarlo quando chiama!”.                                                                     
Mi piace questo Autore che tra le Cose di Dio pone le poesie,
mi piace questo Autore che parl ‘e Napule, e a pag. 47 scrive:…….
”Maggio. Na tavernella…
ecco la poesia… ecco l’incanto
“stare in Dio è togliersi tutti gli “scfizi” della terra”
… poi con San Josèmaria Escrivà l’invito è a sognare:
“sognate sognate e la realtà supererà i vostri sogni”
Poi ci ricorda San Paolo e le “cose indicibili… che non vi son parole umane per dire la loro bellezza…come i piccoli paradisi che Dio ha fatto sì che trovassimo in terra perché ci preannunciassero il Paradiso… Capri, la tenerezza degli animali che abbiamo amato in terra sicchè l’autore ritroverà il suo cane e io il mio, Diana e la mia gattina Hegel e insieme si farà festa, una bella festa come ha da farsi in terra
perché non si insinui fra le cose belle il nero di colui che ci vuole nella dannazione eterna.
Oh la GIOIA!
E’ il sintomo della presenza di Dio! La pag. 52 è una delle pagine capitali di questo libro. Con tutta onestà intellettuale consiglio questo libro sul comodino – fra i 3, 4 massimo 5 così detti libri salva vita. E’ tempo del Cuore, è tempo di passare a colloquiare con Dio Padre affettuosissimo.




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Nietzsche annunciò la morte di Dio benché resti ambigua la sua teorizzazione del superuomo ! Sartre con la brutta dichiarazione: “ l’altro è il mio infermo” ha fatto danni lungo tutto il ‘900 - anche il Dadaismo ha fatto danni nel ‘900 - in esso trovo i prodromi della volgarità gratuita, della non Arte -l’Altro è  il nostro cielo - perciò ritengo che la più magica delle parole sia incontro e se provate a sillabarla è ancora più bella: in,  con e tra la gente
La società attuale è PANLAVORISTA -  è  VIETATO MORIRE
E’ TECNOLOGICAMENTE AVANZATA   - è VIETATO MORIRE
Oggi il TEMPO VENDUTO sopravanza il TEMPO VISSUTO –
 E’ MORIRE AGLI AFFETTI   E’ MORIRE ALL’AMORE
Il PROGRESSO TECNICO DOMINANTE disdegna e rifiuta LA TRADIZIONE
con tutta la SAGGEZZA SAPIENZIALE degli analfabeti
 pensiamo che la tecnica possa controllare l’esattezza delle operazioni
ma dimentichiamo che non ha alcuna proiezione…nessuna tensione ideale
non sa dirci dove dobbiamo andare
umanità post-umana!!!
sto dicendo un mucchio di parole non belle a fronte di 153 pagine di incantevoli sillabe, parole, pensieri
Non riesco a pensare che il mito organizzativistico possa credere di poter risolvere
i problemi umani, etici
non posso pensare che l’umanistica venga distrutta dal post-human
un concetto, una teorizzazione, una brutta parola
E che dire della luciferina illusione di eternarsi?
E mi ritorna in mente la straordinaria pag. 52
E ritorna in mente, anche a me, una bella canzone … Lucio Battisti:
“Mi ritorni in mente …bella come sei…..”
mentre non appena accendo il pc mille  spam fanno scempio di tante belle dive mostrificate da bisturi dis-umani… chirurgia estetica…estetica?
ma l’Estetica non ha generato l’Etica?
Che ancora occorrono 9 mesi per procreare un bambino, lo abbiamo dimenticato?
E che l’amore umano si sostanzia dell’AMORE DIVINO?


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E il Corpo umano? E La centralità del Corpo!?
La salvezza che il messaggio cristiano annuncia è una salvezza incarnata, si attua attraverso il corpo, la stessa bellezza di Dio viene percepita corporalmente ed è ancora poesia, Sant’Agostino :
“Tardi ti amai bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Si, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipo’ la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelavo verso te; gustai, e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace”.
Questa umanazione!  l’incarnazione di Dio in Gesù, mi sforzo di dire, è nella carne che ha operato salvezza e redenzione, ha giustificato gli uomini nel sangue e dal sangue di sé, di Cristo; in questo trova ragione la speciale venerazione della Chiesa per il preziosissimo Sangue di Cristo.  E ancora di più mi strabilio allorchè penso a quanto si sia spinta l’obbedienza redentrice di Gesù, concretizzatasi con l’offerta del suo corpo e… nei cuori di noi, Gesù ha riversato la comunione di grazia che è discesa dal sacrificio del suo corpo dunque il piano di salvezza non è puramente spirituale bensì umano:
 spirituale e materiale insieme.
Quante cose cambiano se ci poniamo nella prospettiva della centralità del Corpo, se leggiamo la Bellezza nell’alveo pregnante del Servizio…pensate ai  5 sensi;  nella prospettiva della incarnazione essi non son più
meri organi, né le loro, mere sensazioni,
sono : MESSAGGIO – EPIFANIA SPERIMENTABILE DELLO SPIRITO
LA VISTA si fa CONTEMPLAZIONE
L’UDITO si fa ADESIONE PARTECIPE
L’OLFATTO scopre L’ODORE DI SANTITA’
IL GUSTO può RIVELARE L’EBBREZZA SOBRIA DELL’ANIMA
IL TATTO il SUGGELLO DI QUESTA RELIGIOSITA’ DELL’INCARNAZIONE
E’ meraviglioso!
Un giorno il Prof. FERRAROTTI ebbe a dire… che tanto mi colpì:
“la rabbia di coloro che credono nella scienza pura si scatena allorchè s’accorgono che l’uomo è magnificamente unitario - assolutamente non sezionabile”
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Non c’è una scienza pura
Non c’è una intelligenza pura”
E allora, ho voglia di gridare: E’ il cuore che fa la differenza!

E’ bellissimo e lo condivido appieno il parlar di Napoli, io non sono napoletana ma se a Napoli non ci vado almeno 4 volte l’anno, una per ciascuna stagione, sto male! Ho trovato un bed nella via Toledo di fronte all’ingresso della Galleria, con la bottega dei babà proprio sotto il balcone!!! E la passeggiata pure, con l’organetto, le mamme incinte, carrozzine, ragazzetti che giocano a pallone!!!!
ammuina, ammuina purissima!
E poi, la prospettiva dell’eternità è vitale, la speranza è vitale oltre che essere funzione dell’Amore. E’ bello pensare al senex che convive con il puer…Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, in barba a noi che abbiamo paura della morte, ha dato la più bella prova di sé proprio mentre era vecchio e malato!|Sapete, se non penso che oltre questa vita c’è un’altra vita, in ispecie se è il Paradiso come è detto in questo scrigno di belle verità, ebbene credo di non esser viva neppure adesso.
E’ il proiettarsi oltre che rende vivi; si diventa come una freccia scoccata che va oltre le nuvole, la pioggia, supera l’atmosfera e continua imperterrita nella sua ragion d’essere sino a raggiungere la meta, la luce, l’amore e oltre ancora sino alla perenne felicità. Quel proiettarsi sconfigge l’assenza di amore che è statica, è morte, sconfigge l’amoralità, sconfigge l’indifferenza che è annichilimento, sconfigge la paura poiché sonda mondi e realtà affascinanti, nuovi, strabilianti, oltre la nostra vista calibrata su un dato numero di metri.
Il non aver paura è l’altra condizione perché la freccia viaggi ardita e sicura conservando l’infanzia spirituale.
Anche in questo vi ho letto un segno sicchè alla domanda: perché io? è arrivata un’altra risposta ed è questa risposta che dedico all’Autore e a voi tutti:

Gattono verso Te
Dio della tenerezza
e colgo grappoli di luce
le primule lavano i piedi
dai segni della vita.
Abbraccio del mio giorno
ho il cuore colmo di Te.
Abbraccio della mia sera
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ho l’anima densa delle tue note.
Abbraccio della mia notte
in te riposo le membra
adagio la fatica mia
che m’alzi forte domattina
turgide le gote
d’energia
ad amare amare
e amare ancora.

In questa mia preghiera di alcuni anni fa che ho scritto sui Calanchi di Tursi - sul Corpo della Terra - ho trovato l’anelito di San Josemaria, il “tenersi bambini sino all’ultimo istante”, allorchè “si sta morendo per vecchiaia”.
Dico questo poiché molte volte mi son chiesta perché io, e non nascondo che ho temuto, son io giusta per parlare delle Cose di Dio? Ho studi di Scienze religiose…ma di cristologia son io giusta per parlarne? … poi mi son detta porta le tue metafore d’arte, gli abbracci materializzati in avvolgenti parole, porta il trono della conoscenza, il florileggìo ove adagerai le Parole Belle dell’Autore, dillo con i gesti quello che balbetterai e il cuore farà la differenza, tenta di fare il regalo “Azzeccato” e “poiché un po’ matti lo siamo tutti, io son la signora dei campanelli e con quelli son venuta a far festa…forse i campanelli, “come i fiori sono inutili” ma carichi di significato, per me son tutto il Sacro, il magico e il pastorale della Terra Lucana, anche il suono dello spirito allorchè quel refolo leggero alita! Questo non posso essere io né i miei campanelli, ma evoco, io amo il teatro, dunque evoco! E poi io son donna, madre, l’Autore ci chiama Eroine di felicità, noi donne,  quelle che fan dire:“torno a casa, che bello!”…non potevo cucinare per voi, eppure lo avrei fatto ben volentieri, avrei fatto per voi le orecchiette, nella storica Galleria d’arte “Purificato” a Roma, ho fatto le orecchiette mentre parlavo di opere d’arte, senza alcuna blasfemìa, l’amore detta quello che si deve fare, a volte le metafore canoniche non bastano e occorre passare ai fatti, dedicare i gesti, plasmare la farina, sudare dinanzi a chi si ospita, donare la conchiglia, una per ciascuno, sicchè si ameranno per quella conchiglia che li fa uguali…”Ciò che è privo d’un tocco familiare è sospetto” dice l’autore…quanto mi ci sono ritrovata, il mio amore ha da crescere ancora tantissimo per diventaresapientissimo”, ma la terra, la farina, il sale, la pioggia, l’alitare sottile del vento me lo sapranno insegnare … poi di tanto in
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tanto leggerò questo sapientissimo manuale delle Cose di Dio e corroborerò le piccole sperimentazioni e i giovani tentativi di vivere della GIOIA che deriva dall’abbandonarmi in Dio. “Seminatori di Pace, miti, puri di cuore” ci invita ad essere Escrivà…difficile!? Un po’ si, ma la frase: “Dio va ringraziato per tutto poiché tutto è buono”  è illuminante. Nella vita mi sono capitate cose per le quali ho sofferto tantissimo…eppure dopo qualche anno mi son data della sciocca, non avevo compreso la grandezza del dono! Passava per la sofferenza? Si - ma anche per la miopia, per carenza di discernimento.

Questo sole straniero
sbandiera àncore bizzarre
infiorate arcobalenanti
che mi intrigano alla follìa.
Volo sulle ali di questi fenicotteri di pace.
Han volti di donne e bambini
e volano alti su prati d’un verde coraggioso.
I vulcani qui eruttano petali e soffioni volteggianti
Le lave accorate abbracciano il cuore
e suturano ogni dolore.
…odo voci bambine
intonare canzoni dolci di fichi e arance
odo donne con voci d’uva
spandere grappoli leccornìe abbracci
…odo anime attonite al vento e allo sciacquìo
e sento braccia che stringono altre braccia
e mani di seta gareggiar col vento
oh dolore dove approderai ch’io non ti senta?
E tu vento
come scompiglierai i miei pensieri?
…Il buon Dio ha lasciato il cielo
ha soccorso il deserto
liberato il vento.
Amore corre adesso tra i punti cardinali
miete cuori e tramuta i rovi in coriandoli.
Sortilegi e anatemi han moncherini
non corrodono i sorrisi.
Il buon Dio ha lasciato il cielo
è agricoltore adesso laggiù
nella valle delle farfalle
che a milioni sciamano
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a far nuvole di carezze e arcobaleni.
Sulla curva dell’arcobaleno più bello
sontuosi florileggìi
sfoggiano pagine di memorabile saggezza.
Leggo
leggo e rileggo
parole e pensieri perfetti
composizioni d’armonia luminescente.
Il fluorescens aleggia
spandendo ambrosia e semi di casta novità.
Il buon Dio ha lasciato il cielo
e pesca guizzanti vite all’amo felice
odo voci bambine
canticchiare note di serenità
e voci di donne allattare infanti teneri e fecondi.
Odo i colori germogliare
intensi e oleosi
odo il loro impastarsi con sorrisi e fiori
ed orientare il mondo al punto nascente della fiorente primavera.
Odo le santità
celebrare riti propiziatori
e gonfiare gli otri
di ninne nanna e lamentazioni.
Gli archi di vita
hanno ogive di meraviglia
saperne percorrere il perimetro
saperne gustare l’area contornata è arte rara
cogliere la fluorescenza è arte d’artista.
Oh… la pelle d’oca!
Quei brividi di percezioni mirabolanti
che passan per la pelle e fanno di noi vulcani.
Erutteremo petali o lapilli?
Se avremo coltivato il fluorescens
ogni gesto sarà petalo.