sabato 28 luglio 2012

un libro proprio bello per l'estate: divertente ed efficace




 Tempi le ha già fatto un’intervista (3 febbraio) ma vale la pena tornare a parlare di Costanza Miriano e del suo libro “Sposati e sii sottomessa” per il semplice motivo che è un libro imperdibile e che l’estate è il momento buono per leggerlo. L’autrice è spiritosa ma il suo umorismo ha radici profonde: si alimenta di un autentico rapporto con Dio, che è il solo capace di dare vera allegria. Perciò dire che questo è un libro divertente è una verità, ma è una verità parziale. Nella sostanza è un libro controcorrente e tostissimo: mena fendenti come el Cid Campeador, come Aiace Telamonio, come il Mazinga degli anni ’70. Le tesi proposte sono quelle, ben conosciute, della dottrina della Chiesa sulla donna, sulla vita, il matrimonio, l’educazione, ma l’autrice non procede per princìpi primi, procede dalla propria esperienza personale: è questa, la propria esperienza, a convincere lei, e il lettore, che la felicità si ottiene vivendo in modo giusto.
A proposito delle donne Costanza dice: “Noi dobbiamo dare, difendere, appoggiare, sostenere la vita. Mi sembra invece che le donne della mia generazione che, per la prima volta nella storia, possono chiedersi se accettare o no questo ruolo, gli dicano di no con troppa fretta e leggerezza. Magari semplicemente perché è possibile dire di no. Salvo poi accorgersi quando è troppo tardi che forse non era quella la risposta che volevano dare. Salvo poi accorgersi che la donna si ritrova dandosi. Salvo poi accorgersi che quando c’è qualcuno da proteggere, una trova le forze per rimettersi in piedi da qualsiasi situazione personale, anche disastrosa. E’ una forza potente l’istinto materno…”
Sull’amore dà un consiglio definitivo a una sua amica traballante: “ Vivere tutti gli amori non t’insegnerà sull’amore quanto viverne uno solo in profondità”.
Alle amiche femministe fa considerare “la nuova schiavitù in donne che credono di essere liberate e invece forse hanno sbagliato mira. “Verso tuo marito sarà il tuo istinto ma egli ti dominerà” dice la Genesi. Qui è nascosta una scintilla, una via per la felicità. Già qui, su questa terra. E quindi la donna obbedisce perché sa ascoltare, non perché si deprezza.”
“L’indissolubilità del matrimonio ti chiude tutte le strade ma ti apre un’autostrada. Cominci a sforzarti di amare anche i difetti, non li rinfacci, ma li accogli. Non ti poni più il problema se la situazione ti vada o no, ma come farla funzionare, visto che deve andare, a tutti i costi. Allora cominci a vivere l’ordinario (compresi rotture di scatole, atteggiamenti che ti fanno venire i nervi, contrasti, noia) con amore, trasfigurandolo. E quando cominci a donarti, ti viene da pensare che è così bello vivere così, che quasi ti chiedi dov’è la fregatura. Non c’è”.
E a proposito della cosiddetta liberazione sessuale: “Io tutta questa felicità, in chi finalmente si è liberato, non la vedo proprio per niente… Credendo di emanciparci ci siamo svendute per un piatto di lenticchie: abbiamo  adottato il modo maschile di concepire la sessualità. Eravamo le custodi della vita, non lo siamo più… in cambio della libertà ottenuta, le prime a soffrire siamo noi. Ne soffriamo noi e ne soffre tutto il mondo, perché se non lo facciamo noi, chi custodirà l’amore per la vita?”
E, a proposito dell’aborto, dice all’amica in dubbio: “C’è una persona molto piccola, che ha bisogno che tu diventi un po’ più grande, un po’ più forte e che la difenda. Che vuoi fare?”
E a chi teme di perdere la propria autonomia suggerisce: “ Non decidi più quando dormire, mangiare, fare la doccia. Non decidi più quando essere di cattivo umore e quando trascorrere una giornata svaccata e inconcludente. Non decidi quando leggere e quando telefonare. Eppure ho visto tante donne inquiete che in questa perdita di sé hanno trovato la pace. Non povere frustrate, con vite vuote e deprimenti che finalmente hanno trovato un perché, ma anche ingegneri, medici, avvocati, magistrati, docenti universitarie. Donne già realizzate e felici che a un certo punto, al bivio, passano dall’altra parte e cominciano a servire. Rinunciano ad essere brave in tutto, rinunciano ad avere mani in ordine e scarpe intonate alla borsa, pelli lisce e conversazioni aggiornate, e cominciano ad occuparsi di qualcun altro. Non perché non amino più le scarpe abbinate e la manicure, ma perché amano ancora di più la felicità di qualcun altro.”
E di fronte all’emergenza educativa… “Non si sa perché si educa. A cosa si educa, se neanche i genitori sanno perché vivono e dove vanno? Se si toglie il timor di Dio, come si fa ad educare? Se si toglie l’idea del peccato originale e del bisogno di salvarsi, che cosa vuol dire educare? Se togli inferno e paradiso – considerati ridicola roba da donnicciuole da tutti gli intellettuali, a parte Camillo Langone – perché dovresti conquistarti l’eternità?”
E’ forte Costanza e inietta una buona dose di ferro nell’animo del lettore. Se la vedi in tv, o in qualche presentazione del libro, sembra quasi timida e con un’overdose di autoironia. Ma non bisogna lasciarsi ingannare. Costanza è una dei personaggi forti di cui abbiamo bisogno oggi. Con il suo umorismo t’introduce ad uno stile di vita che è nientedimeno lo stile dei santi di oggi come Dio li vuole: persone che si nutrono dell’Eucarestia e del Vangelo e poi vivono la vita ordinaria con un amore straordinario. Non li noti subito ma la loro vita riscalda la tua: ti aprono una strada in un mondo che non ti capisce e che spesso ti è ostile. Per questo Costanza è importante: abbiamo bisogno di cristiani così per capire qual’è la strada, e per liberarci dalla coltre di sciocchezze con cui la cultura dominante vuole soffocarci.



domenica 22 luglio 2012

E' l'estate il momento per essere più santi


“Con le pinne, il fucile e gli occhiali, mentre il mare è una tavola blu…” recitava una canzone degli anni 60: direi che ci sta bene un tuffo al mare o una scarpinata in montagna dopo un anno di tensione. Per un cristiano c’è qualcosa di più. L’estate è il momento in cui si può approfondire. Certamente qualcuno dirà che gli impegni aumentano perché le esigenze della famiglia si moltiplicano e alla fine si dirà: ”aiutatemi!” come quel tale della pubblicità; ma un po’ di verità c’è nel significato del termine “vacanza”: essere libero da incombenze e compiti. Un cristiano sa che porta dentro di sé un Gesù. Può sembrare scioccante dirlo in questo modo, ma è quanto afferma san Paolo quando dice: “non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (GaI. 2,20). E’ vero che  porto dentro di me un Gesù che aspetta degli artisti (la grazia di Dio e la mia volontà) che tirino fuori la Sua immagine a mo’ di bravi scalpellini, come Michelangelo estraeva i capolavori dal marmo. L’estate è il momento buono perché la creatura si metta davanti al Creatore e lo contempli, è il momento di leggere le Confessioni di Sant’Agostino (a diciotto anni le lessi e rimasi fulminato) o un altro libro che apra gli orizzonti. E’ il momento di trasmettere la fede con naturalezza: sotto l’ombrellone ricordo i discorsi più belli sul senso della vita. E’ il momento in cui gli amici aprono volentieri il loro cuore e si può parlare con semplicità. Posso confessarmi meglio. L’estate può essere il momento di Gesù.

giovedì 12 luglio 2012

L'emergenza educativa

 
Si parla molto dell’emergenza educativa e ben a ragione perché è evidente che di educazione ce n’è poca. Ma per risolvere il problema occorre andare fino in fondo: formare una persona non vuol dire manipolarla, significa far venir fuori la sua forma vera, il suo modo proprio di essere  uomo. Il modello è Gesù. Può sembrare un’esagerazione ma tutto ciò che è umano è impastato di Dio, e il vertice sta nell”impasto” primo di Dio, che è il Figlio.  I santi sono altri Gesù, a modo loro. I santi sono formatori perché aprono una strada per avvicinarsi a Gesù. Come diceva il cardinal Ratzinger, i santi rivelano aspetti del volto di Dio: ad esempio la Madonna svela il Suo volto materno. Questo è il cuore del tema dell’emergenza educativa. La civiltà occidentale è nata da Gesù, assorbendo la tradizione greca, romana e giudaica, come ricorda il Papa. I santi sorprendono i contemporanei perché Gesù ha il posto centrale nella loro azione e nei loro discorsi, mentre gli altri divagano. La vera radice dell’educazione è il rapporto vivo con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Su questo tronco tutto il resto si innesta. E’ quanto c’insegnano i veri maestri come Padre Pio, Madre Teresa, San Josemaría, Carol Wojtyla, don Giussani, Chiara Lubich e altri grandi contemporanei: è a loro che dobbiamo guardare. Con loro, la professionalità, la politica, l’amore, l’amicizia, l’arte, il divertimento acquistano il significato completo. La vita diventa vocazione. Il Paradiso si avvicina. La civiltà fiorisce.



venerdì 6 luglio 2012

Su Tempi un articolo sul Campus Bio-Medico



Caro Professore, quando mia moglie, meravigliosa, mi convinse a farmi visitare al suo Campus Bio-Medico, lei , visitandomi accuratamente, constatò quanto fossi scettico e affermò: “senta, io la voglio curare, se lei non vuole” – stringendomi la mano, quasi abbracciandomi – “faccia come crede, ma io la voglio curare”…”sono rimasto stupito, in particolare, dalla cordialità, l’educazione, l’affabilità e l’affetto con cui sono stato accolto”… La lettera continua con questo tono e conclude: “mi hanno trattato come se fossi un loro parente”.
La testimonianza di questo paziente è una fra le tante che arrivano al Policlinico del Campus Bio-Medico e corrisponde allo spirito delle indicazioni che il successore di San Josemaría Escrivá, monsignor Alvaro del Portillo, dette nel 1988 al professor Paolo Arullani in vista della nuova iniziativa di tipo medico in fase di progetto. Su quello storico appunto, scritto velocemente e che Arullani conserva, si legge: “Clinica con caratteristiche universitarie a Roma. Malati trattati come persone”. E poi: “Innanzitutto le infermiere, perché sono loro che seguono gli ammalati e dànno il tono”.


Paolo Arullani, attualmente presidente dell’Università, cominciò a darsi da fare, assieme a tante persone che sono le “fondamenta” viventi del Campus. Tante ore di lavoro sacrificato e silenzioso hanno contribuito a creare una struttura che si presenta bene, in modo direi gioioso, e che si avvia a celebrare i vent’anni di attività nel 2013. Vent’anni per un’istituzione sono pochi ma già sono pieni di storie. Una di queste riguarda Alberto Sordi che, dissolvendo il mito di tirchieria che lo circondava, donò 8 ettari di terreno per costruire il Centro Anziani adiacente al Campus. (Vedi foto: Alberto Sordi mentre pone la prima pietra del Centro Anziani nel 1998).


Ma cominciamo dai risultati. Dal ’93 ad oggi si sono laureati in corso il 90% degli studenti (una percentuale da record): laureati, occorre precisare, che hanno trovato immediatamente occupazione. Il rapporto studenti-docenti è di 12/1 e in più va aggiunto un servizio di tutorato per ogni studente. Per quanto riguarda l’assistenza medica l’indice di soddisfazione dei pazienti curati al policlinico è altissimo e, per effetto del passaparola, a Roma sono in tanti che vogliono essere curati al Campus che offre un servizio convenzionato. La ricerca scientifica spazia in diversi campi e un particolare vantaggio è dato dalla stretta vicinanza della facoltà di medicina con quella d’ingegneria biomedica, presente nel Campus. A questo proposito, si è appena concluso un convegno internazionale organizzato dall’Università Campus Bio-Medico sulla biorobotica. I maggiori esperti di questa materia di tutto il mondo si sono incontrati a Roma dal 25 al 27 giugno, per discutere i più recenti risultati e i programmi di ricerca che coinvolgono università e industria nei settori applicati della robotica in medicina e biologia. E’ il più importante appuntamento mondiale del settore, organizzato ogni due anni dalla maggiore associazione professionale per l’avanzamento in tecnologia. Sono intervenuti oltre 500 partecipanti, provenienti da 49 Paesi.  Nell'ambito della Conferenza si è tenuto anche il Simposio Internazionale di Chirurgia Robotica che è una specialità d’eccellenza del Campus Bio-Medico.
La chirurgia robotica non deve far pensare ad un robot che opera, il che sarebbe preoccupante. Si tratta di un complesso macchinario grazie al quale il chirurgo opera, attraverso uno schermo ingranditore, con tre braccia che consentono interventi di precisione mininvasivi. Ad esempio, operazioni che prima richiedevano il cuore aperto adesso si effettuano con un’invasività minima. Con lo stesso metodo s’interviene sia sulla prostata che in ginecologia e in altri settori. (vedi foto: Una visione d’insieme del robot chirurgico “Da Vinci”)


Fra le meraviglie robotiche presentate al convegno ci sono le capsule, dotate di sensori e telecamera, che sono guidate da campi magnetici all’interno dell’organismo umano, sostituendo così le fastidiose tecniche di endoscopia: è un esempio di “soft robotica” sviluppata nei laboratori dell'MIT di Boston. Il Campus ha presentato il proprio modello di “esoscheletro”: un macchinario ultraleggero che consente la deambulazione a soggetti anziani con impedimenti o addirittura paraplegici. L’idea dell’esoscheletro nasce per applicazioni militari negli anni ‘60 per sostenere i soldati impegnati in lunghe marce e portatori di materiali pesanti. Ben presto si è passati all’uso per la medicina. Il modello studiato al Campus si chiama Evryon: un progetto da quattro milioni di euro e tre anni di lavoro, che ha portato gli ingegneri del Campus, in collaborazione con altri sei atenei europei, distribuiti in Italia, Olanda, Svizzera, Ungheria e Slovenia, alla realizzazione di un nuovo prototipo. (vedi foto: I ricercatori del Campus Bio-Medico hanno puntato a rendere efficace, sicura e il più naturale possibile lʼinterazione della macchina con lʼuomo).


 Spiega Dino Accoto, Manager del progetto presso il Laboratorio di Robotica coordinato dal Prof. Eugenio Guglielmelli : “Un esoscheletro per persone con difficoltà di deambulazione, ma pur sempre in grado di muoversi deve assecondare il passo, anziché imporlo. Per usare una metafora, volevamo un sistema che imitasse un papà che spinge il figlio sullʼaltalena: non corre avanti e indietro aggrappato al seggiolino, ma si limita a dare piccole spinte, perfettamente coordinate con lʼoscillazione del bambino”. Tra i dettagli nascosti nella tecnologia, si distinguono speciali elementi elastici, collegati ai motori elettrici che muovono lʼesoscheletro. Queste “molle” apparentemente insignificanti sono indispensabili al robot per assecondare il movimento della persona in modo intelligente. “Gli anziani – spiega Accoto – compiono di solito passi corti e con frequenza maggiore del normale. È per questo che si stancano. Lʼesoscheletro li aiuta a compiere passi più lunghi e meno frequenti, riducendo così lʼaffaticamento dei muscoli”. Modelli di altri esoscheletri sono stati presentati da altri centri italiani  come il Niguarda di Milano e gli ospedali di Budrio e di Lecco.
Un altro progetto suggestivo che è in corso al Campus è la messa a punto di una mano robotica da impiantare in soggetti che hanno perso un braccio. Il progetto è ricco di spunti tecnici e scientifici inediti ed è approdato nel 2009 ad un traguardo significativo: il paziente, che si è prestato all’esperimento dell’innesto di speciali elettrodi ai nervi del braccio, è riuscito a muovere la mano bionica mediante impulsi dettati dal cervello. Nel congresso appena concluso sono stati presentati dei nuovi elettrodi capaci di trasmettere impulsi più complessi che saranno utilizzati a breve per un nuovo impianto di mano robotica che riceverà comandi dal cervello e trasmetterà sensazioni al cervello stesso. E’ una nuova tappa di un cammino di cui già si vede il felice esito finale. (vedi foto: Dopo un primo periodo di addestramento, il paziente è riuscito a controllare, con impulsi del cervello, fino a tre differenti tipi di prese da parte della mano robotica).


Queste le notizie più recenti del Campus che possono confortare chi nutre poca fiducia che in Italia, e in particolare al Centro-Sud, si possano realizzare iniziative efficienti. Ma non si tratta solo di efficienza. Il Campus, che non è un’iniziativa ufficialmente cattolica, ha nelle sue radici lo spirito cristiano di servizio. Il suo cosiddetto pay-off è “La Scienza per l’uomo”. Man mano che i cristiani riprenderanno coscienza della grandezza della propria vocazione – e Tempi dimostra che siamo su questa strada - si moltiplicheranno gli esempi come questo che rendono una società più umana, più giusta  e più efficace.
Pippo Corigliano



mercoledì 4 luglio 2012

Mons. Alvaro del Portillo venerabile


La Congregazione delle Cause dei Santi ha proclamato venerabile Alvaro del Portillo, successore di San Josemaría Escrivá alla guida dell'Opus Dei.
San Josemaría era un’onda di simpatia e di fede: creava un clima di famiglia ma ti sentivi sempre piccolo davanti a  lui, che viveva proiettato in un mondo d'amore ardente. Don Alvaro era uno come noi ma esemplare. Sempre sereno sapeva coniugare l'affetto con l'efficienza nel servizio. Era un ingegnere ma non c'era nulla di freddo nel suo comportamento. La sua era un'efficienza fedele e serena. Quando San Josemaría ci riceveva, lui si metteva in fondo alla stanza. Se il Padre voleva ricordare qualcosa, diceva “'Alvaro!” e lui subito suggeriva la parola giusta. Ho tanti ricordi suoi. Uno in particolare è così piccolo da sembrare ridicolo. Un giorno c'era una confusione non abituale perché si attendeva un personaggio e c'era stato un improvviso cambio di programma; in una sala con un centinaio di persone indaffarate don Alvaro mi apparve all'improvviso, col suo sorriso, e mi disse calmo: “Ciao Pippo!”. La cosa mi stupì perché avrebbe avuto motivi per pensare ad altro piuttosto che salutarmi. Questo piccolo gesto mi aprì una finestra sul suo mondo spirituale dove avevano il primo posto i personaggi del Cielo ma anche quelli della terra. Non "cose da fare" ma persone care da guidare. San Josemaría è stato per me il Padre, Don Alvaro è il fratello buono, che mi dà la nota giusta per vivere con gioia la fraternità e il servizio.


Come i primi cristiani. Così usciremo dalla crisi



La crisi finanziaria ed economica è l'ultimo anello di una crisi più generale che nasce dalla cancellazione dell'idea di Dio. Può sembrare un'affermazione stravagante ma, per uscirne, occorre mettere Dio al centro della nostra vita personale e sociale. Si tranquillizzino coloro che tirano in ballo a sproposito i tribunali dell'inquisizione. Non si tratta d'imporre un credo, basta riconoscere che siamo creature davanti a un creatore.
Per chi crede in Gesù basta ricordare il comportamento dei primi cristiani. Erano disposti a mettere i loro beni a disposizione degli apostoli. Aquila e Priscilla, marito e moglie, incontrano un intellettuale ben disposto, Apollo, e lo formano così bene che diventerà un punto di riferimento nella Chiesa. Non lo mandano dal prete o dal teologo perché loro stessi erano in grado di formarlo. Pietro viene messo in carcere, la comunità prega e avviene il miracolo: le porte si aprono e Pietro è libero.
Cristiani di questa temperatura spirituale sono capaci di trasformare il mondo intero, come è avvenuto. Gli stessi avversatori della fede in occidente si muovono all'interno di coordinate culturali cristiane. La medicina per la crisi sono i cristiani che hanno fede, speranza e carità. Ora sono i laici stessi che chiedono a vescovi e pastori di essere più esigenti. L'efficacia dei movimenti sta nel dare la speranza, nel formare alla fede e nel vivere una reale carità con il prossimo. Il problema non è che i cristiani sono tiepidi,  è che gli si chiede poco.

mercoledì 27 giugno 2012

Formigoni indagato. Ridete, festeggiate profeti del nulla!

 
Evviva! Formigoni è finalmente indagato! Esultano i giornalisti di Repubblica, zelanti moralisti verso tutti, eccetto che con il loro padrone. Va a tutta pagina il Corriere della Sera che ha profuso colonne su colonne per riferire su Cl e sulla Santa Sede, anche quando non c’era niente da dire. Celebriamo degnamente il ventennale di Mani Pulite. Vi ricordate che clima di prosperità c’era nell’Italia del 1992? E avete presente il clima di povertà che ora respiriamo? Se continua così, grazie al giustizialismo imperante, l’Italia fra vent’anni sarà defunta. Defunta sì ma con le mani pulite e il corpo lavato per il cimitero.
Per carità la magistratura deve fare il suo lavoro: ma quello del servizio al cittadino, che oggi aspetta di ottenere giustizia quando sarà già morto. Invece, vivacissima, essa attacca dovunque ci sia ombra di potere. Sembra che l’obiettivo sia rendere l’Italia impotente. Perché agisce così? Mistero.
I cristiani sono perseguitati in Nigeria, come in tanti altri paesi, ma lo sono anche in Italia dove le bombe e gli agguati continui arrivano a mezzo stampa, mentre la nuova tortura è il carcere preventivo. La costituzione e i diritti umani valgono per gli altri paesi. I suicidi non commuovono più nessuno. In Francia dopo il Terrore arrivò Napoleone, ma è meglio non ripetere. Confidiamo nella preghiera (guai a trascurarla) e nel lavoro ben fatto e silenzioso. Le ghigliottine passano, i cristiani restano e saranno il futuro. Ridete, festeggiate profeti del nulla!


lunedì 18 giugno 2012

Un cartolina dal Paradiso sulla bambina vietnamita


L’incontro con la bambina vietnamita, nella serata milanese del 2 giugno, è stato un momento rivelatore del pontificato di Benedetto. Il Papa professore, il difensore della fede, il valorizzatore della tradizione, ha rivelato il suo volto più intimo. Nella sua autobiografia Joseph aveva svelato il suo modo sereno e familiare di guardare alla vita e alle sue gioie, ma quella sera, proprio perché parlava ad una bambina, ha manifestato chiaramente la tenerezza del suo cuore: il ricordo della sua famiglia è apparso in tutta la sua dolcezza. Il canto tutti insieme col papà, che suonava la chitarra (letteralmente “la cetra”), le passeggiate nei boschi, la bontà di Dio che si rifletteva nel loro reciproco volersi bene. Se si guarda alla vita di un santo si trova  la santità dei genitori. Era davvero un anticipo di paradiso il clima di quella casa in cui il sabato sera il papà leggeva le letture della S. Messa del giorno dopo. La vicinanza a Salisburgo, la città di Mozart, aiutava a vivere una particolare sensibilità musicale e il Papa ricorda il Kyrie cantato come l’inizio di un rapimento soprannaturale. La predilezione del Papa per la musica non è evasione, è preghiera. In quel breve dialogo milanese è apparso il filo unificante della sua vita che nasce al tempo della fanciullezza nell’ambiente familiare e giunge al Paradiso dove ritroverà quello stesso clima di famiglia nel grande amore di Dio. Ecco la teologia di Ratzinger, una teologia viva che nasce dall’amore e tende all’amore.

"Preferisco il Paradiso" torna nelle librerie come Oscar Mondadori



Il biglietto per il Paradiso ora è scontato e costa solo 10 euro. Naturalmente si tratta di pubblicità ingannevole. Non basta comprare il libro, occorre leggerlo e mettere in pratica quello che c'è scritto. Niente è inventato. Su com'è il Paradiso - compresa la garanzia che esiste - la fonte è la Sacra Scrittura e i testi di Joseph Ratzinger. Su come arrivarci i consigli provengono da Giovanni Paolo II e San Josemaría Escrivá. La materia prima è quindi genuina: la cucina è di Pippo Corigliano e qui l'area di destinazione si restringe. Il libro va bene solo per chi ama gli sfizi, i cioccolatini di Gay Odin e Capri. Per chi ama frequentare le riunioni di condominio, andandoci con piacere, il libro non è indicato.
Chi regala questo libro spende poco, fa una bella figura e potrebbe agevolare l'ingresso di un'anima in Paradiso. Non è poco: è una  caparra per un posto anche per se stesso.

Su Tempi una bella intervista a Bernabei


A proposito del libro intervista a Ettore Bernabei di Pippo Corigliano

Ettore Bernabei è inequivocabilmente cattolico, ma c’è una parola del vocabolario cattolico che non riesce a digerire: miracolo. Crede nei miracoli, ma quello che “all’estero, nel mondo anglosassone hanno chiamato ‘miracolo italiano’ non era un miracolo, era frutto di una politica fondata sulla dottrina sociale della Chiesa; l’hanno chiamato miracolo perché non credevano che fosse possibile, non credevano ai loro occhi, ai capitalisti convinti dell’assioma di Weber non tornavano i conti, una nazione cattolica, governata da cattolici non poteva dare - questo era il pregiudizio - ai propri cittadini benessere e libertà”.
Il nostro incontro con lui prende spunto dal suo libro L’Italia del “miracolo” e del futuro (intervista a cura di Pippo Corigliano, Cantagalli, 240 pagine, euro 16.50) e ruota intorno a questa contrapposizione tra un sistema capitalista e mercatista già in crisi e in via di progressiva finanziarizzazione, espressione di ambienti laici internazionali, e l’esperienza di un’economia mista pubblico-privato che pone al suo centro il bene comune anche come benessere diffuso, frutto di un’elaborazione del cattolicesimo politico, che “ha portato l’Italia negli anni Sessanta a essere il quarto paese più ricco del mondo, davanti alla Gran Bretagna”.
Bernabei ci riceve a Roma, nella sede della Lux Vide (una delle società europee più importanti per produzioni televisive, cinematografiche e di animazione), a poche centinaia di metri dal palazzo della Rai di viale Mazzini, di cui fu direttore generale dal 1961 al 1974, prima di diventare presidente dell’Italstat  (finanziaria capogruppo dell’Iri).
Nel suo libro corre un fil rouge nella lettura che lei dà della storia del ’900, l’elemento anticattolico, perché?
Perché c’è. Anticattolico o antireligioso. Non mi sono inventato io il sostegno di circoli finanziari occidentali a Lenin, ospitato e mantenuto in Svizzera e a Capri come un principe zarista prima di essere portato con un treno piombato, in pieno conflitto, attraversando tutti i fronti, a Leningrado. Le sue prime azioni furono contro le chiese, i sacerdoti, le monache. Impiantò in un paese di contadini credenti e grandi lavoratori l’ateismo teorico, dopo che in Occidente il capitalismo aveva condotto all’ateismo pratico le grandi masse di operai inurbati. Che la prima guerra mondiale avesse come obiettivo, e come risultato, l’eliminazione della grande monarchia cattolica degli Asburgo e del suo impero è un dato di fatto. Lo stesso tentativo avvenne in Spagna, dove le Repubblica di Juan Negrin, oltre all’appoggio politico del Fronte popolare di Léon Blum, a quello militare dell’Unione Sovietica, godeva dei finanziamenti delle banche inglesi, era un fronte eterogeneo unito, scusi il bisticcio, da un credo ateista.
Lì però vinsero i cattolici e un certo Francisco Franco…
Che non si fece scrupoli di perseguitare i cattolici che gli si opponevano. Li difese l’arcivescovo Montini con un libretto che gli stava costando caro. Il cardinale Ottaviani lo voleva inserire nell’indice dei libri proibiti e il Diritto canonico del tempo prevedeva che l’autore di un libro finito all’indice venisse ipso facto sospeso a divinis. Ma monsignor Dell’Acqua, che aveva sostituito Montini in Segreteria di Stato, avvertì Pio XI delle intenzioni del Sant’Uffizio e non se ne fece nulla.
Trame vaticane? Corvi?
Mi fanno ridere gli attuali scopritori di convulsioni Oltretevere. La Chiesa le ha sempre superate, ed è andata avanti.
Torniamo al filone anticattolico del Novecento.
Non era certo credente Hitler, che ereditò e continuò portandoli a estreme e spaventose conseguenze gli esperimenti eugenetici inglesi di inizio secolo. Né lo era Mussolini, che però aveva, come dire, troppi preti in casa, e si barcamenò. Il Concordato fu uno sgarro per i suoi amici inglesi, un sgarro sopportato. Poi la storia ha preso altre pieghe.
Perché i fautori del libero scambio, della ricchezza dei popoli, del mercato dovrebbero avercela con il cattolicesimo, non era un ottimo instrumentum regni?
O Dio o Mammona. E il potere del denaro, la finanza, tende a prevalere sulla politica e sull’economia. In questo senso il caso italiano ha rappresentato veramente un’anomalia da destabilizzare. Negli ultimi 150 anni la Chiesa cattolica è stata di fatto ignorata dalla storiografia, fosse di indirizzo sovietico, progressista o di stampo illuminista, se non per venire accusata di esser l’origine di ogni oscurantismo e arretratezza. Ora, nel paese cattolico per antonomasia, dove ha sede il papa, uscito distrutto dalla guerra, senza materie prime, con un evanescente apparato amministrativo ereditato dal fascismo, un cattolico trentino, Alcide De Gasperi, dà vita a un esperimento politico che apre la strada a un gruppo di “professorini” (Fanfani, La Pira, Moro), come li chiamarono, che sulla base della dottrina sociale coinvolge anche i partiti laici e con l’apporto di tutto il paese, manodopera e imprenditori, costruisce il più clamoroso caso di sviluppo del dopoguerra a tassi di crescita superiori a quelli degli Stati Uniti, della Francia e dell’Inghilterra. Chi ricava ricchezza dalla finanza non può non vedere tutto ciò come un pericoloso concorrente.
Un concorrente da destabilizzare…
Bisogna chiedersi perché la contestazione giovanile e operaia in altri paesi è durata due anni e in Italia dodici, perché è sfociata nel terrorismo, sino all’uccisione di Moro, perché in certi anni il fenomeno della mafia è cresciuto esponenzialmente, perché la Sicilia divenne il centro mondiale degli stupefacenti, perché due partiti - certo gli scandali c’erano, ma non c’erano i presupposti dell’autodissoluzione della Dc e del dissolvimento del Psi - sono stati azzerati dall’azione delle procure e dal giustizialismo propalato a piene mani dai media, bisogna chiedersi perché le privatizzazioni che dovevano portare denaro fresco dei privati nelle casse dello Stato hanno portato nei conti delle società acquisite i debiti precedenti dei nuovi padroni. E poi gli attacchi speculativi, mi fanno ridere i giornali quando titolano “Le Borse bruciano duecento miliardi”, le Borse non bruciano soldi, li trasferiscono, da chi li ha guadagnati con il lavoro a chi li accumula con la finanza.
La rivoluzione non è un pranzo di gala. Non lo è neanche il capitalismo, la concorrenza il libero mercato…
C’è un problema culturale di fondo: qual è stata l’origine di un sistema economico misto che ha prodotto ricchezza benessere e libertà? La dottrina sociale della Chiesa. La quale, aggiornata oggi nei principi di solidarietà e sussidiarietà può produrre un’economia che ci porti fuori da questa crisi. Non ci si stupisca degli attacchi alla Chiesa; certo, si presta il fianco con gli scandali come la pedofilia e con le lotte interne, ma il mondo che si presume autonomo in forza della sua scienza e del suo denaro si allarma di fronte a un potere irriducibile a sé. La crisi che stiamo vivendo è un ulteriore sussulto della crisi del sistema capitalistico che si trascina da un secolo. Gli ultimi papi ne sono stati tutti coscienti: lo fu in modo estremamente lucido Paolo VI, lo fu Giovanni Paolo II quando disse: “Dobbiamo ringraziare Dio per la caduta del comunismo. La crisi mondiale non è finita e coinvolge ormai il sistema capitalistico. A voi toccherà di vedere la fine del capitalismo di speculazione e di degenerazione finanziaria”; lo è Benedetto XVI quando ammonisce che “la crisi finanziaria mondiale ha dimostrato la fragilità dell’attuale sistema economico (…) e l’erroneità dell’idea secondo la quale il mercato sarebbe in grado di autoregolarsi indipendentemente dall’intervento pubblico e dal sostegno dei criteri morali.
La Chiesa che ricorda alla politica e all’economia la centralità della persona umana e dei suoi diritti, per chi ricerca solo il profitto sarebbe allora  un ostacolo, una presenza da indebolire?
C’è stato un viaggio molto importante di Benedetto XVI, quello in Inghilterra. Il riavvicinamento con gli anglicani, il ritorno di molti sacerdoti e qualche vescovo alla comunione con Roma e il riconoscimento che l’establishment inglese ha fatto del valore e del significato pubblico della religione ha allarmato molti circoli finanziari, soprattutto al di là dell’Atlantico. Per scongiurare l’unità dei cristiani certa gente è pronta a escogitare di tutto, altro che corvi.

Tempi - Intervista con Ettore Bernabei
di Ubaldo Casotto



mercoledì 13 giugno 2012

I cristiani possono costruire il futuro. Basta coi Lanzichenecchi

 
E’ uscito un mio libro intervista a Ettore Bernabei e Tempi l’ha ben recensito. Perché l’ho scritto? Semplice: perché Bernabei è il tipo di cristiano di cui il nostro mondo ha bisogno. Si dice che le cattedrali medievali siano state costruite dalla fede, osserva Gilson, ma anche dalla geometria: fede e geometria, professionalità e preghiera. Il laico cristiano, oggi più che mai, deve camminare su due gambe: da una parte la gamba della preghiera, dei sacramenti, della preparazione teologica e della lettura del Vangelo, dall’altra la gamba del lavoro ben fatto, per amore di Dio, e dell’attività professionale come servizio. A un cristiano così si può dire: vai! Non avere paura dei giacobini e dei puritani che vogliono bloccarti col pretesto che anche tu porti i segni del peccato originale. Guardali negli occhi e dì loro: che diritto avete di indagare sulla mia vita e scagliare pietre? Chi siete? “Scagli la prima pietra chi è senza peccato” è stato detto. E voi sareste senza peccato? Basta con i lanzichenecchi che girano per il nostro Paese usando come spingarda la diffamazione a mezzo stampa nei confronti dei cattolici e della Santa Sede! Gli affaristi che stanno dietro al Corriere della Sera sono immacolati? Il padrone di Repubblica ha la coscienza a posto? Non mi risulta, e così per gli altri. Perché questo gioco al massacro? Cosa volete? un Paese affamato e senza guida affidabile? Se verranno a mancare i cristiani, lo avrete. L’unica speranza sta in chi sa pregare e lavorare.


lunedì 4 giugno 2012

Il Corriere del 29 maggio recensisce l'intervista a Bernabei

Novecento
Riflessioni inedite sull'Italia (e sulla Russia)
Il libro intervista di Ettore Bernabei, ex direttore generale della Rai, con Pippo Corigliano
Essere stato un protagonista di grandi momenti del dopoguerra (e direttore di un quotidiano già nel 1951, «Il Giornale del mattino») poi superare i novant'anni mantenendo intatte lucidità e memoria significa, in qualche modo, diventare storici della propria stessa vita. Quando poi si consegnano riflessioni alle pagine di un libro, il distacco si mescola al ricordo e viceversa, regalando un racconto che è insieme memoria personale e collettiva di un Paese, di una comunità nazionale. Questa miscela straordinaria si ritrova nei vari capitoli de L'Italia del «miracolo» e del futuro (Cantagalli) l'ultimo libro di Ettore Bernabei, classe 1921, che si è fatto intervistare da Pippo Corigliano, scrittore e saggista, per più di quarant'anni responsabile dell'informazione dell'Opus Dei per l'Italia.
Ettore Bernabei - «L'Italia del «miracolo» e del futuro» - Cantagalli, pp. 200, € 16,50Ettore Bernabei - «L'Italia del «miracolo» e del futuro» - Cantagalli, pp. 200, € 16,50
Un'accoppiata culturalmente ben definita, unita da solide certezze. Verso la fine del racconto, Bernabei indica in una brevissima risposta, forse la più telegrafica del volume («È costante la presenza di Dio nella Storia») quel filo rosso che lega insieme tutto questo saggio storico-analitico.
Corigliano intervista un Bernabei diverso da quello apparso in altri volumi. Stavolta l'ex «boiardo di Stato» indossa davvero i panni dello storico e propone una lettura della storia italiana a partire dall'Unità ricordando per esempio il ruolo delle logge massoniche europee (Bernabei le definisce anche «poteri forti») come sostegno al progetto complessivo di una Italia finalmente unificata.
Bernabei non limita la sua analisi storica contemporanea alle vicende italiane. Molto interessante, e per certi versi inedito, il capitolo dedicato alla rivoluzione sovietica e al rapporto dell'Urss con il grande capitalismo angloamericano, spaventato dalla prospettiva iniziale «che la Russia zarista potesse diventare la prima potenza del mondo», e di qui l'appoggio iniziale di alcuni «circoli cultural-finanziari» a Lenin come possibile motore di un cambiamento in Russia: ma è solo un esempio.
Ettore Bernabei (Firenze, 1921) è un giornalista e produttore televisivo italiano. È stato direttore della Rai
Nel libro di Bernabei scorre soprattutto il dopoguerra: la fine del fascismo, il miracolo economico, l'esperienza politica della Dc, l'omicidio Moro, persino la recentissima crisi economico-finanziaria e il possibile, rinnovato ruolo dei cattolici nella vita politico-sociale dell'Italia. Ovviamente si analizza il fondamentale ruolo avuto dalla tv, in tutte le sue declinazioni, sia nel costume che nella vita politica: e qui si ritrova intatta la tempra del mitico direttore generale di viale Mazzini. L'ultima parte, sempre tenendo stretto il famoso filo rosso, è un richiamo appassionato al valore della famiglia come cellula fondamentale di una società che si voglia sottrarre «alla nefasta civiltà dell'egoismo».
Paolo Conti 29 maggio 2012 | 17:15

Tu solo hai parole di vita eterna





“Questa mattina ho seguito la Santa Messa officiata dal Papa per la giornata della famiglia: emozioni forti, dolcezza, sensi di colpa, speranza, voglia di essere disponibile e continuare a lottare… Grazie alla Chiesa e a questo Papa! E’ un GIGANTE! …” E’ un SMS di un mio compagno di scuola che, allora, era un “discolo” ed eccolo qua medico anestesista dal cuore grande. Da un’intervista al volo del tg: “In famiglia è il luogo dove ho sperimentato la felicità”, oppure “Se non ci si aiuta in famiglia non ci si aiuta da nessuna parte”. Frasi semplici che dicono le stesse verità che il Papa è venuto a ribadire. E’ incredibile. Chi nel mondo ha un leader anziano, gentile e fragile che quando parla t’incanta perché ha parole di verità e di vita eterna? Il Papa dice alla bambina che i suoi primi anni in famiglia sono stati un paradiso… Viene da ripetere con San Pietro “Da chi andremo? Tu solo…”
La famiglia sta prendendo coscienza di se stessa davanti ad un mondo in macerie che finge di non conoscerla e la ostacola. Le famiglie sono una foresta silenziosa che cresce e, come nel dramma di Shakespeare, la foresta si muoverà e questo sarà il segno della fine di un vecchio mondo egoista e l’inizio di un mondo più umano. Un settimanale, in questi giorni, presenta in copertina un corvo che fa “Cra, cra, crac” sulla sagoma di San Pietro sullo sfondo. Il crac sarà tutto vostro, corvi del malaugurio. E’ ora che chi ha fede non si nutra più di questa stampa ipocrita e portatrice di sventura.


sabato 2 giugno 2012

Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi

“Il demonio fabbrica le pentole ma non i coperchi” dice il detto di saggezza popolare che si attaglia particolarmente all’aggressione al Santo Padre che è in atto. Non solo è stata scoperta un’attività di spionaggio ai danni del Papa ma si è resa evidente la strategia di voler presentare (con libri, articoli e trasmissioni tv) la Santa Sede come un ricettacolo di guerre intestine e di affari dolosi allo scopo di scuotere il prestigio mondiale della Chiesa Cattolica. Così si spiega anche la virulenza degli attacchi ai cattolici, in Italia e all’estero. La verità è che la Chiesa dà fastidio per il semplice fatto di esistere, oggi come ai tempi dell’Impero Romano. La Chiesa non fa politica ma non consente il culto del potere. E il potere si vendica. Chi non ricorda la mano alzata di Giovanni Paolo II mentre grida “No alla guerra!”. Poi la guerra in Iraq c’è stata e sappiamo quanto è costata in termini di vite e sofferenze umane. Ma, più in generale, la Chiesa Cattolica dà fastidio perché non è strumentalizzabile dal potente di turno, perché per il potere è “altro da sé”. Ecco allora che la si combatte con l’arma di oggi, che è la diffamazione attraverso i mezzi di comunicazione. Il demonio non impara mai che la persecuzione rafforza la Chiesa, la rende più unita. Ciò che dobbiamo fare è stare accanto al Santo Padre, pregare per lui: l’occasione della prossima giornata delle famiglie è quella buona per far sentire al mondo che i cattolici sono un cuore solo e un’anima sola (Atti 4, 32). 



venerdì 1 giugno 2012

Nella bellissima Lecce si è parlato del Paradiso

Venerdì 25 maggio, su invito di Fabrizio Antinozzi, sono stato a Lecce ospite della libreria Liberrima per parlare del Paradiso. Ho potuto rivisitare la città con calma e l'ho trovata un vero anticipo del Paradiso.



Chi avesse il desiderio e il tempo di vedere il filmato dell'incontro può, grazie all'abilità tecnica di Fabrizio Antinozzi, cliccare su http://www.youtube.com/watch?v=x04wUcw09Lw&feature=g-upl

martedì 22 maggio 2012

Libro intervista a Ettore Bernabei di Pippo Corigliano



Ho cominciato a frequentare Ettore Bernabei nel 1980. Da allora lo vado a trovare ogni domenica alle 19 e stiamo un’ora insieme. In più di trent’anni non c’è stato un momento di calo d’attenzione per ciò che Ettore esprimeva con parole toscane, con mimica, con umorismo e anche con urla. Urla mai dirette contro persone ma sempre volte a focalizzare una situazione che andava migliorata. In Ettore ho trovato l’uomo di fede, l’uomo che ha il senso della patria e della Chiesa, l’imprenditore coraggioso, il padre di famiglia (otto figli) attento ai minimi particolari, il marito fedele (su questo si potrebbe scrivere un altro libro). Un uomo di grande esperienza e di grandi esperienze. Nemmeno per un istante mi è parso interessato al suo “particulare”, come direbbe il suo conterraneo Guicciardini. Le sue intenzioni sono rivolte al bene comune: per questo è stimato da politici ed ecclesiastici, imprenditori e studiosi, tanto da meritare l’appellativo di “Uomo di fiducia”.
La sua visione storico politica, maturata in tanti anni di attività professionale, supera gli schemi dominanti nei mezzi di comunicazione e spesso è sconcertante per chi crede di vedere la realtà attraverso i media. Gianluca Oricchio lo sentì parlare in un incontro con professionisti e lanciò l’idea di un nuovo libro intervista. Mi sono munito di un registratore e i nostri incontri domenicali hanno lasciato una traccia, che la perizia di Stefano Grossi Gondi ha trasformato in un libro. Un libro che apre orizzonti e infonde la speranza che da questa nostra Italia ancora possa venire qualcosa di importante per il mondo intero.




Poco senso dello stato? Ricominciamo dalla famiglia


Chi non ha sentito dire che “gli italiani non hanno il senso dello stato?” mentre basta dare un’occhiata alla storia dell’Italia unita per rendersi conto che gli italiani non possono avere il senso dello stato e quel poco che c’è sembra un miracolo. Uno stato che si è costituito non solo contro lo Stato Pontificio ma contro la Chiesa. La persecuzione nei confronti dei sacerdoti e religiosi è durata fino alla seconda guerra mondiale ( i Patti Lateranensi del ‘29 non sopirono l’atteggiamento arcigno del fascismo nei confronti della Chiesa). Quasi un secolo di ostilità, su 150 anni di storia unitaria, è una bella percentuale, aggiungendo che il laicismo è tuttora imperante nei mezzi di comunicazione e in politica. Negli Stati Uniti durante la prima campagna elettorale Obama recitò il Pater Noster assieme a due milioni di convenuti. Chi potrebbe fare qualcosa di simile in Italia?
  La spaccatura fra sentimento religioso e coscienza civile è più che mai evidente nella politica italiana nei confronti della famiglia. Oggi in Italia per sposarsi occorre essere eroi e per perseverare nel matrimonio occorre essere santi. Fra gli stati democratici l’Italia è quella che ha la peggior legislazione nei confronti della famiglia. Quella famiglia che col suo risparmio sta salvando il Paese dalla bancarotta. Ben venga la giornata delle famiglie di Milano. Può essere il punto di partenza di un capovolgimento di prospettiva di cui il Paese ha bisogno. I partiti, quel che resta di loro, sono avvertiti.


martedì 15 maggio 2012

Solo la Dottrina sociale della Chiesa ha retto

 
Sono stato alla presentazione di un libro di Stefano Fassina, responsabile del dipartimento economia del Partito Democratico, il partito nato dalla vecchia pianta comunista. Partecipava anche Fausto Bertinotti, grande leader della sinistra estrema. Sapete qual’è stato il punto centrale del dibattito? L’attualità e il valore della dottrina sociale della Chiesa. Non sto sognando, copio dal libro (titolo: Il lavoro prima di tutto): “Nello smarrimento post Lehman-Brothers, la Chiesa di Benedetto XVI … è stata un punto di riferimento. Ha messo a nudo le radici etiche, culturali e politiche dell’equilibrio saltato: l’individualismo utilitaristico e il primato dell’economia sulla politica.” Proprio così.
Come sono lontani i tempi in cui la dottrina sociale della Chiesa veniva derisa al cospetto del marxismo scientifico e del liberismo trionfante della Thatcher! E’ un conforto pensare che i cristiani disprezzati e oltraggiati come il loro Fondatore, alla fine restano, mentre gli altri passano. E allora al lavoro! La politica deve imparare ad avere orizzonti cristiani. La persona deve tornare al centro. Ma, oltre la persona, la famiglia, che è la vera risparmiatrice e salvatrice dell’Italia finora ignorata e disprezzata come anticaglia clerico-fascista, deve diventare il perno del programma politico. E, dopo la famiglia, l’accoglienza per le forze vive della società, applicando il principio di sussidiarietà, finora predicato e praticato, mi pare, soltanto nella regione Lombardia.  



35 anni fa andai con Montanelli all'Università di Navarra. Il suo articolo, la lettera al Papa




venerdì 4 maggio 2012

Grazie, il Nirvana non fa per me


Un mensile che tratta di stile di vita, anzi di style (se no che stile è?), pubblica un’inchiesta sulla felicità con esempi di personaggi “felici” un po’ curiosi: la signora che fotografa se stessa per dimensionare i propri problemi, il giovane che vive soltanto dei prodotti della terra che lui stesso coltiva, il tipo che a 30 anni ha cominciato a correre e non smette più, precisando che però bisogna mangiar bene. Una felicità fatta di espedienti, insomma. Ma ecco un lampo di spiritualità: c’è chi propone di meditare, per non lasciarsi travolgere dai picchi emozionali. La giornalista, colpita, esclama: “bello! Ma come si diventa così zen?”
Ci vorrebbe Carosone che canta: “Tu vuoi fare l’orientale, ma sì nata in Italy”. Possibile che l’unico accenno alla meditazione sia di marca “zen”, cioè di scuola buddista? Apparteniamo a una civiltà che è fiorita all’alba del Medio Evo nei monasteri (vere isole nel mare di barbarie), si è affermata attraverso le università, fondate da uomini di fede (cristiana), ha creato la cultura occidentale che oggi è il punto di riferimento anche per i paesi non occidentali. Un cinese mi ha detto: “noi veniamo qui ammirati dalla vostra civiltà e ci accorgiamo che la state buttando dalla finestra”. Gesù ci ha insegnato a pregare dicendo “Padre nostro”. Abbiamo una madre, Maria, che ci svela il volto materno di Dio. Vivo a tu per tu con un Dio personale. Sorry, il Nirvana, la dispersione buddista di me stesso nel cosmo, non è nel mio style! Bye, bye!



domenica 22 aprile 2012

Introduzione al Cristianesimo di Ratzinger: ne feci un video...


Negli anni 70 un amico mi parlò di un bel libro di un certo Ratzinger. Risposi che ero impegnato nel trattato dello “Smazzinger”, cioè che avevo tante cose da fare da non potermi dedicare alle novità librarie. Passarono gli anni e lessi l’Introduzione al Cristianesimo di Joseph Ratzinger. Fu un colpo di fulmine. La lettura non era facile ma valeva la pena estrarre pepite d’oro da quella miniera. Il cristianesimo veniva spiegato come amore di Dio, tenendo presente i pregiudizi della cultura dominante. Pensai di fare un video per stimolarne la lettura, raccolsi un po’ di soldi fra amici e mi lanciai. Tempo dopo incontrai il Cardinale in San Pietro e gli dissi che avevo tratto un video da quel libro. Sorrise gentilmente ma non disse, come speravo, “Me lo faccia vedere”. Non rimasi deluso. Capii che viaggiava ad alta quota: era impegnato a livello scientifico a difendere la fede e ad illustrarla; non poteva occuparsi di divulgazione. Permane il mio entusiasmo per quel trattato che è una pietra miliare per chi studia teologia. Si compone delle lezioni che il teologo Ratzinger fece nel ’68 quando le categorie marxiste erano penetrate nelle facoltà teologiche e si tentava di ridurre la Chiesa ad un fenomeno politico. Ora quel video è su Youtube in dieci parti di 6 minuti col titolo “Illustrazione del Credo”. Nel frattempo il Cardinale divenuto Papa ci fornisce altre miniere d’oro con le sue encicliche (pare che la prossima sarà sulla fede) e i suoi libri su Gesù di Nazaret. Deo gratias!



giovedì 19 aprile 2012

La nascita del Credo

Oggi 19 aprile 2012 sono sette anni che abbiamo come Papa Joseph Ratzinger. Dal suo libro più famoso - Introduzione al Cristianesimo - ho tratto un video di cui presento la seconda parte, di 6 minuti, sulla nascita del Credo, che è proprio l'argomento del libro.


lunedì 16 aprile 2012

85 anni ben vissuti e 7 di pontificato: grazie Joseph!

Gratias tibi Deus, gratias tibi! Parole in latino che non hanno bisogno di traduzione. Grazie Signore per questo Papa. Quando fu eletto misi sulla mia scrivania la foto del piccolo Joseph con lo zainetto: non è solo un ricordo simpatico, è la foto della sua anima. Si riconosce uno sguardo  buono e intelligente, affettuoso e curioso: così è stato per tutta la vita. Le sue affollate lezioni di teologia all’università diventavano momenti di preghiera: tanta era la partecipazione al mistero di Gesù. Questo Papa forse è l’unico caso nella storia in cui il protagonista verrà ricordato “anche” come pontefice. Come il suo teologo preferito Agostino, che è ricordato “anche” come vescovo. Ratzinger ha parlato di Dio all’uomo d’oggi nella maniera giusta. Nessuno come lui è al corrente di quanta avversione al cristianesimo ci sia nella cultura dominante contemporanea. A questa avversione ha risposto pacatamente con la fiducia di chi sa che un grammo di verità pesa più di una tonnellata di chiacchiere. Il suo libro più famoso “Introduzione al Cristianesimo” fu scritto per rispondere alla ventata marxista che, dopo il ’68, rischiava di contaminare anche la teologia. Non tutto è politica, la Chiesa è stata fondata da Gesù  non per alzata di mano di un’assemblea. I contenuti della fede furono spiegati con chiarezza e fascino, come nei due libri su Gesù e con le recenti encicliche. Grazie Santo Padre per i suoi 85 anni vissuti così bene e per i 7 anni di pontificato che ci hanno illuminato.