Come
ragiona e come si comporta una sposa cristiana? Dopo Sposati e sii
sottomessa, risponde Costanza Miriano
col suo nuovo libro Sposala e
muori per lei (è in libreria da
qualche giorno) rivolto ai mariti ma parlando alle donne, vere registe della
felicità coniugale. Con parole dell’autrice il tema di fondo: Se la donna
rende lo stare vicino a lei un paradiso l’uomo non se ne stanca mai. Alla base, il pensiero forte: La Bibbia ci dice la
verità su di noi. La verità della donna è che è bello per lei scegliere di
obbedire a qualcuno che stima, quando appunto è una scelta. La pacifica, la
rende felice. E l’uomo a cui lei obbedisce, poi, dà la vita per lei. Non
c’entra niente con la logica di chi comanda: è un fare a gara nello spendersi. Un consiglio strategico: La donna deve prima di
tutto resistere alla tentazione di dire all’uomo come deve essere. Non deve
fare la maestrina, criticarlo o cercare di formattarlo. Deve lealmente fidarsi
di lui e del suo sguardo virile sul mondo. E se proprio vuole fargli arrivare
un messaggio deve trovare il modo di parlare con la vita, e di essere talmente
dolce e sorridente e solida (non una bambina che fa i capricci o mette i musi)
da far venire all’uomo la voglia di seguirla. Infine un discorso fondante per gli uomini: La virilità è la
capacità che deve avere l’uomo di prendere su di sé i colpi della vita, a
difesa di coloro che gli sono affidati. È la capacità di morire a se stesso per
far vivere gli altri. Il massimo della virilità è Gesù.
lunedì 24 settembre 2012
Il Papa cita Costantino e ci incita alla battaglia vera che ci attende
L’importante
discorso che il Papa ha tenuto a Beirut il 14 settembre scorso, nel presentare
l’esortazione apostolica sulla Chiesa in Medio Oriente, ha due prospettive
storiche. Da una parte il Santo Padre riprende la prima lettera di San Pietro
rivolta proprio alle chiese del Medio Oriente in difficoltà, sottolineando così
la vicinanza del successore di Pietro ai cristiani di quelle regioni. D’altra
parte, con un’originalità a cui il Santo Padre ci ha abituato, il Papa fa un
riferimento ripetuto all’imperatore Costantino e al simbolo della Croce. Il
discorso avveniva il giorno della festa dell’Esaltazione della Santa Croce che
ricorda il ritrovamento della Croce da parte di Sant’Elena, madre di
Costantino. Anni prima la Croce era apparsa sfavillante a Costantino nella
notte, mentre una voce gli diceva “In questo segno vincerai!”. Poco dopo
Costantino aveva promulgato l’editto di Milano con cui stabiliva la libertà
religiosa e la fine delle persecuzioni dei cristiani. In questo modo il Santo
Padre opera una sintesi efficacissima fra il tema della Croce, che accompagna
la vita dei cristiani perseguitati in Medio Oriente, e la speranza di vittoria.
Il suo discorso si conclude esortando: «Non temere, piccolo gregge» (Lc 12,32) e ricordati della promessa fatta a Costantino: «In
questo segno, tu vincerai!». Nello stesso tempo il Papa ha ricordato il dovere
dei governanti di comportarsi come Costantino, rispettando la libertà
religiosa. Parole significative e di conforto per i nostri fratelli nella fede
che abitano in quelle regioni.
Questo
discorso ha anche un valore universale e affonda le sue radici nel pensiero di
Papa Ratzinger. Quando si parla di vittoria si pensa ad un regno che vince,
come nel caso di Costantino. Nella storia ci sono stati altri momenti chiave
come questo, che hanno consentito la sopravvivenza della cristianità: la
riconquista spagnola da parte dei Re Cattolici, la battaglia di Lepanto
accompagnata dalla preghiera del Rosario, la battaglia di Vienna contro i
turchi… Ma il regno di cui parla Gesù nel Padre Nostro ha un significato più profondo e per
noi molto attuale. Nel suo primo libro su Gesù il Papa spiega bene che Gesù non
allude ad un’istituzione stabile ma ad una sovranità di Dio sul nostro cuore.
Oggi i cristiani del mondo occidentale si trovano
assediati non più dai turchi ma da un nemico “endogeno” che prende le mosse da
elementi impazziti della cultura cristiana. Il problema attuale non è
l’infiltrazione musulmana nell’Occidente, che pure preoccupa molti, ma il
tentativo di espellere la fede dalla nostra civiltà, dal nostro modo di
pensare. Il nemico è un virus che ha avuto due ambienti di coltivazione: il
pensiero illuminista e la riforma protestante. Il 700, il secolo dei “lumi”, ha
avuto diversi pensatori tra cui spicca Rousseau la cui idea di fondo è che
occorre eliminare la Chiesa Cattolica per garantire il futuro luminoso
dell’umanità: il buon selvaggio è l’uomo buono che, seguendo i suoi istinti
naturali, guarirà l’umanità dal suo male, rappresentato dall’oppressione della
morale cattolica e dall’istituzione ecclesiastica. Il peccato originale che
rende l’uomo peccatore non esiste, basta eliminare i cattivi e ogni problema
scomparirà. E’ da questa premessa che nasce la riduzione dell’uomo al suo
istinto (selvaggio) e da qui proviene lo spirito giacobino che vedrà nella
ghigliottina e nel Terrore la liberazione dal male.
Ancora precedente è il pensiero protestante, nella
versione del puritanesimo anglosassone ed olandese, che ha prodotto la
mentalità dello zio Paperone. Può apparire un riferimento divertente ma dietro
la popolare figura dello zio Paperone di Disney c’è simbolicamente il
personaggio di John Rockefeller, lo spietato monopolista del petrolio, l’uomo
più ricco di tutti i tempi, il simbolo del self-made man, la cui fotografia in
tarda età parla da sola. Lo spirito puritano ha visto nel successo e nel
denaro, accumulato in quantità inimmaginabili, il segno del favore di Dio,
mentre la povertà e l’emarginazione sono un segno della disapprovazione divina.
Ecco allora una civiltà che punta solo al successo e al denaro ed è incapace di
capire altre culture e d’intendere la dottrina sociale della Chiesa.
Sia nel caso della cultura illuminista che in quella
puritana secolarizzata non c’è spazio per un Dio a cui dire “Padre nostro”: al
massimo Dio è un collaboratore di un “io” che si autocostruisce. La
comunicazione è diventata il braccio forte di questa mentalità. Oggi gli
eserciti contano meno della comunicazione organizzata che proietta nel mondo
globalizzato l’idea di un mondo senza Dio. Dov’è Dio nelle fiction televisive,
nei giornali, nel web? Ognuno può rispondersi da solo. Grazie alla
comunicazione la cultura anticattolica domina incontrastata. La Chiesa è
disprezzata, derisa, attaccata clamorosamente appena c’è un pretesto, anche
minimo, anche sbagliato.
“In hoc signo vinces” ci ripete il Papa: col simbolo
della Croce vincerai. Come Gesù è stato crocifisso ma ha vinto, così i
cattolici sono perseguitati in modo nuovo e sofisticato ma risorgeranno. Questa
risurrezione passa attraverso una nuova conversione e consapevolezza,
soprattutto dei laici. La Chiesa ha bisogno di laici davvero cristiani per
capovolgere la visione di un mondo senza Dio e proporre la verità di un mondo
creato da un Dio Padre che ci ama. Ecco la rivoluzione a cui siamo chiamati.
Occorre abbandonare l’idea del laico cristiano come un poveraccio incolto, che non si ricorda l’Ave Maria, che
ha pure la laurea ma non conosce nulla del messaggio cristiano. Se vogliamo
risorgere occorre essere santi, ma santi davvero. Santo vuol dire uomo di Dio.
Ebbene sono necessari uomini di Dio. Cadono nel vuoto gli appelli ai cristiani
in politica quando questi, al primo piè sospinto, cadono vittima della
corruzione e degli istinti personali.
Essere persone con una viva spiritualità non vuol dire
essere professionalmente degli imbelli e dei beoti. E’ un errore separare la
scelta spirituale da quella dell’impegno sociale. Solo se si è spiritualmente
solidi, fondati in Dio, si avrà la tempra di essere socialmente efficaci. Come si
fa ad essere fedeli in mezzo alla quotidianità se non leggo il Vangelo, se non
leggo libri solidi (come quelli di Ratzinger, per intenderci) e gli scritti dei
Padri e dei Dottori della Chiesa? Come posso perseverare se non approfondisco
il Sacrificio di Gesù presente nella Santa Messa e non mi alimento del Suo
Corpo e del Suo Sangue? Se non dedico tempo alla preghiera, un buon tempo, come
posso resistere alle tentazioni? So tutto sulla fitness fisica e non so niente
della fitness spirituale? Faccio l’aerobica e non faccio entrare nel mio
spirito il soffio dello Spirito Santo? Faccio la dieta e muoio di fame
spirituale? Vado a fare i master e non ho un consigliere spirituale? Come posso
amare durevolmente mia moglie se non so nulla dell’Amore di Dio?
E’ questa la battaglia da vincere: la formazione dei
cristiani laici.
venerdì 14 settembre 2012
Dio, la natura ed io.
Mi fa riflettere il contatto
con la natura. La consuetudine della vita in città – me ne accorgo ancora una
volta - restringe la mia visuale. Oggi è in corso una tempesta con onde grigie
così grosse e furiose da far sembrare minuscola una “cala” che sembra maestosa
quando il tempo è bello. Solo l’altro ieri in canoa costeggiavo le rocce del
golfo di Castellammare in Sicilia. Le pareti bianche, punteggiate di fichi
d’India, svettavano sul cielo blu e proseguivano nel fondale fino a perdersi
nell’altro blu del mare. Alghe che
sembrano una moquette viola sulla roccia affiorante, ogni tanto un pomodoro di
mare rosso luccicante e un’efflorescenza arancione subacquea di cui non conosco
l’origine. E’ uno spettacolo che non stanca, come guardare il fuoco. C’è tanta
vita e tanta bellezza, abitualmente nascosta per me, e mi viene da dire al
Signore col salmo 8: « che cosa è l'uomo perché te ne ricordi?». Parlo in
serata con un amico astrofisico e mi dice che il sole brucia, da miliardi di
anni, 7 tonnellate di idrogeno al secondo, che le stelle che vediamo fanno
parte della nostra galassia mentre esistono altri mille miliardi di galassie; e
siamo solo al 4% di conoscenza dell’universo. Eppure tutto questo è sabbia
rispetto all’amore di Dio che sale sulla croce anche per me. Dio mi ha fatto
capace di pensare l’universo e mi ha dato un cuore capace di amare. Il Dio
creatore ha soffiato sul mio fango e Gesù mi ha insegnato la logica del
servizio abnegato. Grazie o mio Dio e abbi pietà di me.
Sul Corriere un articolo dal titolo: L'anima? E' solo un'illusione
Gentilmente il Direttore del Corriere ha fatto pubblicare la letterina di rettifica che allego:
Caro Direttore,
sul Corriere di giovedì 6 settembre, con il titolo: "L'anima? è solo un'illusione" viene recensito un libro del professor Boncinelli,.
La dottrina cattolica non insegna che l'anima è come un ciclista di cui il corpo è la bicicletta, come l'articolo suggerisce. Insegna, come giustamente osserva il professore, che l'anima è l'organizzazione del corpo. I progressi della scienza non mettono in crisi quest'affermazione ma semmai il dualismo di Cartesio che pensava che anima e corpo fossero due realtà distinte, come appunto il ciclista e la bicicletta.
Per quanto riguarda l'immortalità dell'anima umana, essa è un'ipotesi di alcuni filosofi e una certezza della rivelazione di Dio, confermata dall'insegnamento di Gesù e dalla Sua risurrezione, "primizia" della risurrezione dei nostri corpi.
Con cordiali saluti
Pippo Corigliano
gcorig@tin.it
Caro Direttore,
sul Corriere di giovedì 6 settembre, con il titolo: "L'anima? è solo un'illusione" viene recensito un libro del professor Boncinelli,.
La dottrina cattolica non insegna che l'anima è come un ciclista di cui il corpo è la bicicletta, come l'articolo suggerisce. Insegna, come giustamente osserva il professore, che l'anima è l'organizzazione del corpo. I progressi della scienza non mettono in crisi quest'affermazione ma semmai il dualismo di Cartesio che pensava che anima e corpo fossero due realtà distinte, come appunto il ciclista e la bicicletta.
Per quanto riguarda l'immortalità dell'anima umana, essa è un'ipotesi di alcuni filosofi e una certezza della rivelazione di Dio, confermata dall'insegnamento di Gesù e dalla Sua risurrezione, "primizia" della risurrezione dei nostri corpi.
Con cordiali saluti
Pippo Corigliano
gcorig@tin.it
sabato 8 settembre 2012
La vita di Ratzinger è come una freccia con un bersaglio: portarci alla fede
Ancora
un po’ di tempo e inizierà l’anno della fede: vorrei evitare in me
l’atteggiamento di chi considera
quest’appuntamento un’occasione edificante come le altre.
Ripenso alla vita di Joseph Ratzinger,
al clima della sua famiglia e alla fede forte e serena in cui è stato formato:
da lì la decisione di farsi sacerdote. Penso al suo insegnamento come teologo
stimatissimo dai suoi allievi: essi stessi ricordano come le sue lezioni
sembravano preghiera. Poi il Concilio, vissuto con atteggiamento riformatore
per presentare il contenuto della fede in modo comprensibile per l’uomo
contemporaneo. Poi le lezioni all’università di Tubinga sul Credo (raccolte in
un libro impedibile: Introduzione al cristianesimo) quando, dopo il Concilio, tentarono d’introdurre le
categorie marxiste nel messaggio cristiano. Invece no: Ratzinger ribadì
chiaramente che la fede viene da Dio e non dalla politica. Poi il lavoro presso
la Congregazione per la Dottrina della fede, grazie al quale, fra l’altro,
abbiamo il nuovo Catechismo. Poi le encicliche (sull’amor di Dio, sulla
speranza, sulla carità operativa e, la prossima, sulla fede), i libri
bellissimi e profondissimi su Gesù (il terzo è in arrivo) e i discorsi da
Pontefice… La vita di Ratzinger ha avuto una sola aspirazione: illustrarci la
fede. Tutta la sua attività è una freccia che ha questo bersaglio: portarci ad
una fede limpida. Non posso avvicinarmi a quest’anno della fede in modo
distratto. Intanto ringrazio Dio di averci dato Joseph Ratzinger.
sabato 1 settembre 2012
La vita è come nuotare in mare non in piscina
In
questi giorni di vacanze ritardate sto facendo delle lunghe nuotate in mare. Mi
colpisce la differenza con le nuotate in piscina, quando sono in città. Nella
piscina tutto è previsto e prevedibile: acqua della temperatura giusta, colore
cristallino, percorsi tracciati. In mare no, tutto è diverso. Ogni giorno il
mare si presenta con un nuovo aspetto: un giorno è calmo e trasparente, un
giorno corrucciato, un altro con i residui galleggianti di una mareggiata. Mi
piace nuotare guardando il fondo, brulicante di pesci di vari colori che
procedono in piccoli branchi, ignorandosi. Ogni tanto il riflesso del sole sul
ventre di un’orata o di un sarago. Sempre un leggero timore dell’ignoto:
potrebbe arrivare un predatore, un pesce fuori misura. Nel mare trovo un altro
volto della natura con il suo fascino e la sua crudeltà. Un amico ha preso con
la fiocina una ricciola con una sardina appena ingoiata.
Nella
piscina il creatore sono io, nel mare sono creatura che contempla la
“creatività” del Creatore. Nel mare mi viene spontaneo pregare, in piscina
tutto mi sembra preordinato. In piscina prevale l’illusione di un mondo
perfetto ma ingannevole. Nel mare c’è lo sgomento davanti alla grandezza di
Dio. Vivrò quest’anno con la coscienza che la vita è andare per mare, guai a
credere che mi trovo in piscina. Dipendo ogni giorno dalla benevolenza di Dio e
nulla è scontato. Devo saper vedere la mano di Dio in ciò che mi circonda e
abbandonare ogni sicurezza. Con la fiducia in Maria, Stella Maris.
mercoledì 22 agosto 2012
Come siamo fortunati noi cattolici!
Agosto
è andato via portando con sé il sapore della festa dell’Assunta. Come per tutte
le feste della Madonna mi rimane la sensazione di non averla festeggiata
abbastanza, ma l’importante è che resti qualcosa che rinnovi la mia devozione.
In questo periodo mi è chiara la considerazione di Maria come fonte della
serenità. E’ giusto che vi siano rappresentazioni della Madonna addolorata
mentre mi pare ridicolo e impossibile che ci sia una statua o un quadro della
Madonna arrabbiata, amareggiata, indispettita. Guardare le vicende della vita
come avrebbe fatto Maria mi è d’aiuto. Ultimamente quando avverto confusione o
preoccupazione dentro di me chiamo interiormente: Maria! E mi pare che
l’orizzonte si semplifichi e che si rinnovi lo spirito di servizio. La virtù
della contentezza non è contemplata tra le virtù cardinali e tanto meno in
quelle teologali ma le presuppone. Per essere contenti occorre essere umili.
L’orgoglioso non è mai contento perché pensa di non aver ricevuto il giusto per
il suo gran valore. Invece Maria accetta tutto e “medita nel suo cuore”. Anche
in questo è maestra. Abitualmente dedico un certo tempo all’orazione mentale ma
sento che anche per il resto della giornata devo meditare nel mio cuore e dare
una prospettiva divina alle cose che sto facendo. Come siamo fortunati noi
cattolici! Siamo sempre in famiglia: Dio lo chiamiamo Padre, Gesù amico e
fratello, lo Spirito Santo l’intimo del mio intimo e Maria madre mia, tanto più
accogliente quanto più sono piccolo.
mercoledì 15 agosto 2012
La cerimonia di apertura (e di chiusura) delle Olimpiadi ha lasciato una perplessità
“La
Gran Bretagna sa da dove viene ma non sa dove va”: è il commento azzeccato di
un giornale alla sontuosa cerimonia d’apertura delle Olimpiadi 2012. Lo
spettacolo inaugurale ha messo in scena la storia dell’Inghilterra moderna: un
gruppo di signori, in abito ottocentesco con cilindro, ha rappresentato i
finanzieri e tecnici che hanno provocato la rivoluzione industriale. Minacciose
ciminiere e un popolo malconcio (stile Dickens) in rivolta hanno ceduto il
passo a successivi scenari di assistenza medica ai bambini con personaggi alla
Mary Poppins. Ha colpito l’autoironia della Regina che ha acconsentito di
apparire con James Bond (autoironia tipicamente inglese compatibile con il
sottile disprezzo per chi inglese non è) ed è stato divertente Mr. Bean che sognava
momenti di gloria, rievocando il noto film inglese. La conclusione è stata una
gran cantata in discoteca. Francamente un po’ poco per una nazione che ancora
pretende di pilotare i destini del mondo.
Al
giorno d’oggi è accaduto che quei signori in cilindro, per il desiderio di
guadagno a tutti i costi, hanno provocato una crisi finanziaria che si abbatte
ora sotto forma di speculazione sul nostro Paese. E’ ora che i cattolici
costituiscano una società ispirata al messaggio di Gesù, che rispetti la persona
e persegua il bene comune; dove il profitto non riduca in miseria nessuno e sia
riconosciuto il ruolo essenziale della solidarietà. C’è bisogno di
professionisti cattolici intraprendenti. Non occorrono cilindri occorrono
santi.
sabato 28 luglio 2012
un libro proprio bello per l'estate: divertente ed efficace
Tempi le ha già fatto un’intervista (3 febbraio) ma vale la pena tornare a parlare di Costanza Miriano e del suo libro “Sposati e sii sottomessa” per il semplice motivo che è un libro imperdibile e che l’estate è il momento buono per leggerlo. L’autrice è spiritosa ma il suo umorismo ha radici profonde: si alimenta di un autentico rapporto con Dio, che è il solo capace di dare vera allegria. Perciò dire che questo è un libro divertente è una verità, ma è una verità parziale. Nella sostanza è un libro controcorrente e tostissimo: mena fendenti come el Cid Campeador, come Aiace Telamonio, come il Mazinga degli anni ’70. Le tesi proposte sono quelle, ben conosciute, della dottrina della Chiesa sulla donna, sulla vita, il matrimonio, l’educazione, ma l’autrice non procede per princìpi primi, procede dalla propria esperienza personale: è questa, la propria esperienza, a convincere lei, e il lettore, che la felicità si ottiene vivendo in modo giusto.
A proposito delle donne Costanza dice: “Noi dobbiamo
dare, difendere, appoggiare, sostenere la vita. Mi sembra invece che le donne
della mia generazione che, per la prima volta nella storia, possono chiedersi
se accettare o no questo ruolo, gli dicano di no con troppa fretta e
leggerezza. Magari semplicemente perché è possibile dire di no. Salvo poi
accorgersi quando è troppo tardi che forse non era quella la risposta che
volevano dare. Salvo poi accorgersi che la donna si ritrova dandosi. Salvo poi
accorgersi che quando c’è qualcuno da proteggere, una trova le forze per
rimettersi in piedi da qualsiasi situazione personale, anche disastrosa. E’ una
forza potente l’istinto materno…”
Sull’amore dà un consiglio definitivo a una sua amica
traballante: “ Vivere tutti gli amori non t’insegnerà sull’amore quanto viverne
uno solo in profondità”.
Alle amiche femministe fa considerare “la nuova
schiavitù in donne che credono di essere liberate e invece forse hanno
sbagliato mira. “Verso tuo marito sarà il tuo istinto ma egli ti dominerà” dice
la Genesi. Qui è nascosta una scintilla, una via per la felicità. Già qui, su
questa terra. E quindi la donna obbedisce perché sa ascoltare, non perché si
deprezza.”
“L’indissolubilità del matrimonio ti chiude tutte le
strade ma ti apre un’autostrada. Cominci a sforzarti di amare anche i difetti,
non li rinfacci, ma li accogli. Non ti poni più il problema se la situazione ti
vada o no, ma come farla funzionare, visto che deve andare, a tutti i costi.
Allora cominci a vivere l’ordinario (compresi rotture di scatole, atteggiamenti
che ti fanno venire i nervi, contrasti, noia) con amore, trasfigurandolo. E
quando cominci a donarti, ti viene da pensare che è così bello vivere così, che
quasi ti chiedi dov’è la fregatura. Non c’è”.
E a proposito della cosiddetta liberazione sessuale:
“Io tutta questa felicità, in chi finalmente si è liberato, non la vedo proprio
per niente… Credendo di emanciparci ci siamo svendute per un piatto di
lenticchie: abbiamo adottato il
modo maschile di concepire la sessualità. Eravamo le custodi della vita, non lo
siamo più… in cambio della libertà ottenuta, le prime a soffrire siamo noi. Ne
soffriamo noi e ne soffre tutto il mondo, perché se non lo facciamo noi, chi
custodirà l’amore per la vita?”
E, a proposito dell’aborto, dice all’amica in dubbio:
“C’è una persona molto piccola, che ha bisogno che tu diventi un po’ più
grande, un po’ più forte e che la difenda. Che vuoi fare?”
E a chi teme di perdere la propria autonomia
suggerisce: “ Non decidi più quando dormire, mangiare, fare la doccia. Non
decidi più quando essere di cattivo umore e quando trascorrere una giornata
svaccata e inconcludente. Non decidi quando leggere e quando telefonare. Eppure
ho visto tante donne inquiete che in questa perdita di sé hanno trovato la
pace. Non povere frustrate, con vite vuote e deprimenti che finalmente hanno
trovato un perché, ma anche ingegneri, medici, avvocati, magistrati, docenti
universitarie. Donne già realizzate e felici che a un certo punto, al bivio,
passano dall’altra parte e cominciano a servire. Rinunciano ad essere brave in
tutto, rinunciano ad avere mani in ordine e scarpe intonate alla borsa, pelli
lisce e conversazioni aggiornate, e cominciano ad occuparsi di qualcun altro.
Non perché non amino più le scarpe abbinate e la manicure, ma perché amano
ancora di più la felicità di qualcun altro.”
E di fronte all’emergenza educativa… “Non si sa perché
si educa. A cosa si educa, se neanche i genitori sanno perché vivono e dove
vanno? Se si toglie il timor di Dio, come si fa ad educare? Se si toglie l’idea
del peccato originale e del bisogno di salvarsi, che cosa vuol dire educare? Se
togli inferno e paradiso – considerati ridicola roba da donnicciuole da tutti
gli intellettuali, a parte Camillo Langone – perché dovresti conquistarti
l’eternità?”
E’ forte Costanza e inietta una buona dose di ferro
nell’animo del lettore. Se la vedi in tv, o in qualche presentazione del libro,
sembra quasi timida e con un’overdose di autoironia. Ma non bisogna lasciarsi
ingannare. Costanza è una dei personaggi forti di cui abbiamo bisogno oggi. Con
il suo umorismo t’introduce ad uno stile di vita che è nientedimeno lo stile
dei santi di oggi come Dio li vuole: persone che si nutrono dell’Eucarestia e
del Vangelo e poi vivono la vita ordinaria con un amore straordinario. Non li
noti subito ma la loro vita riscalda la tua: ti aprono una strada in un mondo
che non ti capisce e che spesso ti è ostile. Per questo Costanza è importante:
abbiamo bisogno di cristiani così per capire qual’è la strada, e per liberarci
dalla coltre di sciocchezze con cui la cultura dominante vuole soffocarci.
domenica 22 luglio 2012
E' l'estate il momento per essere più santi
“Con
le pinne, il fucile e gli occhiali, mentre il mare è una tavola blu…” recitava
una canzone degli anni 60: direi che ci sta bene un tuffo al mare o una
scarpinata in montagna dopo un anno di tensione. Per un cristiano c’è qualcosa
di più. L’estate è il momento in cui si può approfondire. Certamente qualcuno
dirà che gli impegni aumentano perché le esigenze della famiglia si
moltiplicano e alla fine si dirà: ”aiutatemi!” come quel tale della pubblicità;
ma un po’ di verità c’è nel significato del termine “vacanza”: essere
libero da
incombenze e compiti. Un cristiano sa che porta dentro di sé un Gesù. Può
sembrare scioccante dirlo in questo modo, ma è quanto afferma san Paolo quando
dice: “non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (GaI. 2,20). E’ vero che
porto dentro di me un Gesù che aspetta degli artisti (la grazia di Dio e
la mia volontà) che tirino fuori la Sua immagine a mo’ di bravi scalpellini,
come Michelangelo estraeva i capolavori dal marmo. L’estate è il momento buono
perché la creatura si metta davanti al Creatore e lo contempli, è il momento di
leggere le Confessioni di Sant’Agostino (a diciotto anni le lessi e rimasi
fulminato) o un altro libro che apra gli orizzonti. E’ il momento di
trasmettere la fede con naturalezza: sotto l’ombrellone ricordo i discorsi più
belli sul senso della vita. E’ il momento in cui gli amici aprono volentieri il
loro cuore e si può parlare con semplicità. Posso confessarmi meglio. L’estate
può essere il momento di Gesù.
giovedì 12 luglio 2012
L'emergenza educativa
Si
parla molto dell’emergenza educativa e ben a ragione perché è evidente che
di educazione ce n’è poca. Ma per risolvere il problema occorre andare
fino in fondo: formare una persona non vuol dire manipolarla,
significa far venir fuori la sua forma vera, il suo modo proprio di
essere uomo. Il modello è Gesù. Può sembrare
un’esagerazione ma tutto ciò che è umano è impastato di Dio, e il vertice
sta nell”impasto” primo di Dio, che è il Figlio. I santi sono
altri Gesù, a modo loro. I santi sono formatori perché aprono una strada
per avvicinarsi a Gesù. Come diceva il cardinal Ratzinger, i santi
rivelano aspetti del volto di Dio: ad esempio la Madonna svela il Suo
volto materno. Questo è il cuore del tema dell’emergenza educativa. La
civiltà occidentale è nata da Gesù, assorbendo la tradizione greca, romana
e giudaica, come ricorda il Papa. I santi sorprendono i
contemporanei perché Gesù ha il posto centrale nella loro azione e
nei loro discorsi, mentre gli altri divagano. La vera radice dell’educazione
è il rapporto vivo con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Su questo
tronco tutto il resto si innesta. E’ quanto c’insegnano i veri
maestri come Padre Pio, Madre Teresa, San Josemaría, Carol Wojtyla,
don Giussani, Chiara Lubich e altri grandi contemporanei: è a loro che
dobbiamo guardare. Con loro, la professionalità, la politica, l’amore,
l’amicizia, l’arte, il divertimento acquistano il significato
completo. La vita diventa vocazione. Il Paradiso si avvicina. La civiltà
fiorisce.
venerdì 6 luglio 2012
Su Tempi un articolo sul Campus Bio-Medico
Caro
Professore, quando mia moglie, meravigliosa, mi convinse a farmi visitare al
suo Campus Bio-Medico, lei , visitandomi accuratamente, constatò quanto fossi
scettico e affermò: “senta, io la voglio curare, se lei non vuole” –
stringendomi la mano, quasi abbracciandomi – “faccia come crede, ma io la
voglio curare”…”sono rimasto stupito, in particolare, dalla cordialità,
l’educazione, l’affabilità e l’affetto con cui sono stato accolto”… La lettera continua con questo tono e conclude: “mi
hanno trattato come se fossi un loro parente”.
La testimonianza di questo paziente è una fra le tante
che arrivano al Policlinico del Campus Bio-Medico e corrisponde allo spirito
delle indicazioni che il successore di San Josemaría Escrivá, monsignor Alvaro
del Portillo, dette nel 1988 al professor Paolo Arullani in vista della nuova
iniziativa di tipo medico in fase di progetto. Su quello storico appunto,
scritto velocemente e che Arullani conserva, si legge: “Clinica con
caratteristiche universitarie a Roma. Malati trattati come persone”. E poi: “Innanzitutto le infermiere, perché sono
loro che seguono gli ammalati e dànno il tono”.
Paolo Arullani, attualmente presidente
dell’Università, cominciò a darsi da fare, assieme a tante persone che sono le
“fondamenta” viventi del Campus. Tante ore di lavoro sacrificato e silenzioso
hanno contribuito a creare una struttura che si presenta bene, in modo direi
gioioso, e che si avvia a celebrare i vent’anni di attività nel 2013. Vent’anni
per un’istituzione sono pochi ma già sono pieni di storie. Una di queste
riguarda Alberto Sordi che, dissolvendo il mito di tirchieria che lo
circondava, donò 8 ettari di terreno per costruire il Centro Anziani adiacente
al Campus. (Vedi foto: Alberto Sordi mentre pone la prima pietra
del Centro Anziani nel 1998).
Ma cominciamo dai risultati. Dal ’93 ad oggi si sono
laureati in corso il 90% degli studenti (una percentuale da record): laureati,
occorre precisare, che hanno trovato immediatamente occupazione. Il rapporto
studenti-docenti è di 12/1 e in più va aggiunto un servizio di tutorato per
ogni studente. Per quanto riguarda l’assistenza medica l’indice di
soddisfazione dei pazienti curati al policlinico è altissimo e, per effetto del
passaparola, a Roma sono in tanti che vogliono essere curati al Campus che
offre un servizio convenzionato. La ricerca scientifica spazia in diversi campi
e un particolare vantaggio è dato dalla stretta vicinanza della facoltà di
medicina con quella d’ingegneria biomedica, presente nel Campus. A questo proposito,
si è appena concluso un convegno internazionale organizzato dall’Università
Campus Bio-Medico sulla biorobotica. I maggiori
esperti di questa materia di tutto il mondo si sono incontrati a Roma dal 25 al
27 giugno, per discutere i più recenti risultati e i programmi di ricerca che
coinvolgono università e industria nei settori applicati della robotica in
medicina e biologia. E’ il più importante appuntamento mondiale del settore,
organizzato ogni due anni dalla maggiore associazione professionale per
l’avanzamento in tecnologia. Sono intervenuti oltre 500 partecipanti,
provenienti da 49 Paesi. Nell'ambito
della Conferenza si è tenuto anche il Simposio Internazionale di Chirurgia
Robotica che è una specialità
d’eccellenza del Campus Bio-Medico.
La chirurgia robotica non deve far
pensare ad un robot che opera, il che sarebbe preoccupante. Si tratta di un
complesso macchinario grazie al quale il chirurgo opera, attraverso uno schermo
ingranditore, con tre braccia che consentono interventi di precisione
mininvasivi. Ad esempio, operazioni che prima richiedevano il cuore aperto
adesso si effettuano con un’invasività minima. Con lo stesso metodo
s’interviene sia sulla prostata che in ginecologia e in altri settori. (vedi
foto: Una visione d’insieme del robot chirurgico “Da Vinci”)
Fra le meraviglie robotiche presentate
al convegno ci sono le capsule, dotate di
sensori e telecamera, che sono guidate da campi magnetici all’interno
dell’organismo umano, sostituendo così le fastidiose tecniche di endoscopia: è
un esempio di “soft robotica” sviluppata nei laboratori dell'MIT di Boston. Il
Campus ha presentato il proprio modello di “esoscheletro”: un macchinario
ultraleggero che consente la deambulazione a soggetti anziani con impedimenti o
addirittura paraplegici. L’idea dell’esoscheletro nasce per applicazioni
militari negli anni ‘60 per sostenere i soldati impegnati in lunghe marce e
portatori di materiali pesanti. Ben presto si è passati all’uso per la
medicina. Il modello studiato al Campus si chiama Evryon: un
progetto da quattro milioni di euro e tre anni di lavoro, che ha portato gli
ingegneri del Campus, in collaborazione con altri sei atenei europei,
distribuiti in Italia, Olanda, Svizzera, Ungheria e Slovenia, alla
realizzazione di un nuovo prototipo. (vedi foto: I
ricercatori del Campus Bio-Medico hanno puntato a rendere efficace, sicura e il
più naturale possibile lʼinterazione della macchina con lʼuomo).
Spiega Dino Accoto,
Manager del progetto presso il Laboratorio di Robotica coordinato dal Prof.
Eugenio Guglielmelli :
“Un esoscheletro per persone con difficoltà di deambulazione, ma pur sempre
in grado di muoversi deve assecondare il passo, anziché imporlo. Per usare una
metafora, volevamo un sistema che imitasse un papà che spinge il figlio
sullʼaltalena: non corre avanti e indietro aggrappato al seggiolino, ma si
limita a dare piccole spinte, perfettamente coordinate con lʼoscillazione del
bambino”. Tra i dettagli
nascosti nella tecnologia, si distinguono speciali elementi elastici, collegati
ai motori elettrici che muovono lʼesoscheletro. Queste “molle” apparentemente
insignificanti sono indispensabili al robot per assecondare il movimento della
persona in modo intelligente. “Gli anziani – spiega Accoto – compiono di solito
passi corti e con frequenza maggiore del normale. È per questo che si stancano.
Lʼesoscheletro li aiuta a compiere passi più lunghi e meno frequenti, riducendo
così lʼaffaticamento dei muscoli”. Modelli di altri esoscheletri sono stati presentati da altri
centri italiani come il Niguarda
di Milano e gli ospedali di Budrio e di Lecco.
Un altro progetto suggestivo che è in corso al Campus è la messa a
punto di una mano robotica da impiantare in soggetti che hanno perso un
braccio. Il progetto è ricco di spunti tecnici e scientifici inediti ed è
approdato nel 2009 ad un traguardo significativo: il paziente, che si è
prestato all’esperimento dell’innesto di speciali elettrodi ai nervi del
braccio, è riuscito a muovere la mano bionica mediante impulsi dettati dal
cervello. Nel congresso appena concluso sono stati presentati dei nuovi
elettrodi capaci di trasmettere impulsi più complessi che saranno utilizzati a
breve per un nuovo impianto di mano robotica che riceverà comandi dal cervello
e trasmetterà sensazioni al cervello stesso. E’ una nuova tappa di un cammino
di cui già si vede il felice esito finale. (vedi foto: Dopo
un primo periodo di addestramento, il paziente è riuscito a controllare, con
impulsi del cervello, fino a tre differenti tipi di prese da parte della mano
robotica).
Queste le notizie più recenti del Campus che possono confortare
chi nutre poca fiducia che in Italia, e in particolare al Centro-Sud, si
possano realizzare iniziative efficienti. Ma non si tratta solo di efficienza.
Il Campus, che non è un’iniziativa ufficialmente cattolica, ha nelle sue radici
lo spirito cristiano di servizio. Il suo cosiddetto pay-off è “La Scienza per
l’uomo”. Man mano che i cristiani riprenderanno coscienza della grandezza della
propria vocazione – e Tempi dimostra che siamo su questa strada - si moltiplicheranno gli
esempi come questo che rendono una società più umana, più giusta e più efficace.
Pippo Corigliano
mercoledì 4 luglio 2012
Mons. Alvaro del Portillo venerabile
La Congregazione delle
Cause dei Santi ha proclamato venerabile Alvaro del Portillo, successore di San Josemaría Escrivá alla guida
dell'Opus Dei.
San Josemaría era
un’onda di simpatia e di fede: creava un clima di famiglia ma ti sentivi sempre
piccolo davanti a lui, che viveva proiettato in un mondo d'amore ardente.
Don Alvaro era uno come noi ma esemplare. Sempre sereno sapeva coniugare
l'affetto con l'efficienza nel servizio. Era un ingegnere ma non c'era nulla di
freddo nel suo comportamento. La sua era un'efficienza fedele e serena. Quando
San Josemaría ci riceveva, lui si metteva in fondo alla stanza. Se il Padre
voleva ricordare qualcosa, diceva “'Alvaro!” e lui subito suggeriva la parola
giusta. Ho tanti ricordi suoi. Uno in particolare è così piccolo da sembrare
ridicolo. Un giorno c'era una confusione non abituale perché si attendeva un
personaggio e c'era stato un improvviso cambio di programma; in una sala con un
centinaio di persone indaffarate don Alvaro mi apparve all'improvviso, col suo
sorriso, e mi disse calmo: “Ciao Pippo!”. La cosa mi stupì perché avrebbe avuto
motivi per pensare ad altro piuttosto che salutarmi. Questo piccolo gesto mi
aprì una finestra sul suo mondo spirituale dove avevano il primo posto i
personaggi del Cielo ma anche quelli della terra. Non "cose da fare"
ma persone care da guidare. San Josemaría è stato per me il Padre, Don Alvaro è
il fratello buono, che mi dà la nota giusta per vivere con gioia la fraternità
e il servizio.
Come i primi cristiani. Così usciremo dalla crisi
La crisi finanziaria
ed economica è l'ultimo anello di una crisi più generale che nasce dalla
cancellazione dell'idea di Dio. Può sembrare un'affermazione stravagante ma,
per uscirne, occorre mettere Dio al centro della nostra vita personale e
sociale. Si tranquillizzino coloro che tirano in ballo a sproposito i tribunali
dell'inquisizione. Non si tratta d'imporre un credo, basta riconoscere che
siamo creature davanti a un creatore.
Per chi crede in Gesù
basta ricordare il comportamento dei primi cristiani. Erano disposti a mettere
i loro beni a disposizione degli apostoli. Aquila e Priscilla, marito e moglie,
incontrano un intellettuale ben disposto, Apollo, e lo formano così bene che
diventerà un punto di riferimento nella Chiesa. Non lo mandano dal prete o dal
teologo perché loro stessi erano in grado di formarlo. Pietro viene messo in
carcere, la comunità prega e avviene il miracolo: le porte si aprono e Pietro è
libero.
Cristiani di questa
temperatura spirituale sono capaci di trasformare il mondo intero, come è
avvenuto. Gli stessi avversatori della fede in occidente si muovono all'interno
di coordinate culturali cristiane. La medicina per la crisi sono i cristiani
che hanno fede, speranza e carità. Ora sono i laici stessi che chiedono a
vescovi e pastori di essere più esigenti. L'efficacia dei movimenti sta nel
dare la speranza, nel formare alla fede e nel vivere una reale carità con il
prossimo. Il problema non è che i cristiani sono tiepidi, è che gli si
chiede poco.
mercoledì 27 giugno 2012
Formigoni indagato. Ridete, festeggiate profeti del nulla!
Evviva!
Formigoni è finalmente indagato! Esultano i giornalisti di Repubblica, zelanti
moralisti verso tutti, eccetto che con il loro padrone. Va a tutta pagina il
Corriere della Sera che ha profuso colonne su colonne per riferire su Cl e
sulla Santa Sede, anche quando non c’era niente da dire. Celebriamo degnamente
il ventennale di Mani Pulite. Vi ricordate che clima di prosperità c’era
nell’Italia del 1992? E avete presente il clima di povertà che ora respiriamo?
Se continua così, grazie al giustizialismo imperante, l’Italia fra vent’anni
sarà defunta. Defunta sì ma con le mani pulite e il corpo lavato per il
cimitero.
Per
carità la magistratura deve fare il suo lavoro: ma quello del servizio al
cittadino, che oggi aspetta di ottenere giustizia quando sarà già morto.
Invece, vivacissima, essa attacca dovunque ci sia ombra di potere. Sembra che
l’obiettivo sia rendere l’Italia impotente. Perché agisce così? Mistero.
I
cristiani sono perseguitati in Nigeria, come in tanti altri paesi, ma lo sono
anche in Italia dove le bombe e gli agguati continui arrivano a mezzo stampa,
mentre la nuova tortura è il carcere preventivo. La costituzione e i diritti
umani valgono per gli altri paesi. I suicidi non commuovono più nessuno. In
Francia dopo il Terrore arrivò Napoleone, ma è meglio non ripetere. Confidiamo
nella preghiera (guai a trascurarla) e nel lavoro ben fatto e silenzioso. Le
ghigliottine passano, i cristiani restano e saranno il futuro. Ridete,
festeggiate profeti del nulla!
lunedì 18 giugno 2012
Un cartolina dal Paradiso sulla bambina vietnamita
L’incontro
con la bambina vietnamita, nella serata milanese del 2 giugno, è stato un
momento rivelatore del pontificato di Benedetto. Il Papa professore, il
difensore della fede, il valorizzatore della tradizione, ha rivelato il suo
volto più intimo. Nella sua autobiografia Joseph aveva svelato il suo modo
sereno e familiare di guardare alla vita e alle sue gioie, ma quella sera,
proprio perché parlava ad una bambina, ha manifestato chiaramente la tenerezza
del suo cuore: il ricordo della sua famiglia è apparso in tutta la sua
dolcezza. Il canto tutti insieme col papà, che suonava la chitarra
(letteralmente “la cetra”), le passeggiate nei boschi, la bontà di Dio che si
rifletteva nel loro reciproco volersi bene. Se si guarda alla vita di un santo
si trova la santità dei genitori.
Era davvero un anticipo di paradiso il clima di quella casa in cui il sabato
sera il papà leggeva le letture della S. Messa del giorno dopo. La vicinanza a
Salisburgo, la città di Mozart, aiutava a vivere una particolare sensibilità
musicale e il Papa ricorda il Kyrie cantato come l’inizio di un rapimento
soprannaturale. La predilezione del Papa per la musica non è evasione, è
preghiera. In quel breve dialogo milanese è apparso il filo unificante della
sua vita che nasce al tempo della fanciullezza nell’ambiente familiare e giunge
al Paradiso dove ritroverà quello stesso clima di famiglia nel grande amore di
Dio. Ecco la teologia di Ratzinger, una teologia viva che nasce dall’amore e
tende all’amore.
"Preferisco il Paradiso" torna nelle librerie come Oscar Mondadori
Il biglietto per il Paradiso ora è scontato e costa solo 10 euro. Naturalmente si tratta di pubblicità ingannevole. Non basta comprare il libro, occorre leggerlo e mettere in pratica quello che c'è scritto. Niente è inventato. Su com'è il Paradiso - compresa la garanzia che esiste - la fonte è la Sacra Scrittura e i testi di Joseph Ratzinger. Su come arrivarci i consigli provengono da Giovanni Paolo II e San Josemaría Escrivá. La materia prima è quindi genuina: la cucina è di Pippo Corigliano e qui l'area di destinazione si restringe. Il libro va bene solo per chi ama gli sfizi, i cioccolatini di Gay Odin e Capri. Per chi ama frequentare le riunioni di condominio, andandoci con piacere, il libro non è indicato.
Chi regala questo libro spende poco, fa una bella figura e potrebbe agevolare l'ingresso di un'anima in Paradiso. Non è poco: è una caparra per un posto anche per se stesso.
Su Tempi una bella intervista a Bernabei
A
proposito del libro intervista a Ettore Bernabei di Pippo Corigliano
Ettore
Bernabei è inequivocabilmente cattolico, ma c’è una parola del vocabolario
cattolico che non riesce a digerire: miracolo. Crede nei miracoli, ma quello
che “all’estero, nel mondo anglosassone hanno chiamato ‘miracolo italiano’ non
era un miracolo, era frutto di una politica fondata sulla dottrina sociale
della Chiesa; l’hanno chiamato miracolo perché non credevano che fosse
possibile, non credevano ai loro occhi, ai capitalisti convinti dell’assioma di
Weber non tornavano i conti, una nazione cattolica, governata da cattolici non
poteva dare - questo era il pregiudizio - ai propri cittadini benessere e
libertà”.
Il
nostro incontro con lui prende spunto dal suo libro L’Italia del “miracolo”
e del futuro (intervista a cura di
Pippo Corigliano, Cantagalli, 240 pagine, euro 16.50) e ruota intorno a questa
contrapposizione tra un sistema capitalista e mercatista già in crisi e in via
di progressiva finanziarizzazione, espressione di ambienti laici internazionali,
e l’esperienza di un’economia mista pubblico-privato che pone al suo centro il
bene comune anche come benessere diffuso, frutto di un’elaborazione del
cattolicesimo politico, che “ha portato l’Italia negli anni Sessanta a essere
il quarto paese più ricco del mondo, davanti alla Gran Bretagna”.
Bernabei
ci riceve a Roma, nella sede della Lux Vide (una delle società europee più
importanti per produzioni televisive, cinematografiche e di animazione), a
poche centinaia di metri dal palazzo della Rai di viale Mazzini, di cui fu
direttore generale dal 1961 al 1974, prima di diventare presidente
dell’Italstat (finanziaria
capogruppo dell’Iri).
Nel
suo libro corre un fil rouge nella lettura che lei dà della storia del ’900,
l’elemento anticattolico, perché?
Perché
c’è. Anticattolico o antireligioso. Non mi sono inventato io il sostegno di
circoli finanziari occidentali a Lenin, ospitato e mantenuto in Svizzera e a
Capri come un principe zarista prima di essere portato con un treno piombato,
in pieno conflitto, attraversando tutti i fronti, a Leningrado. Le sue prime
azioni furono contro le chiese, i sacerdoti, le monache. Impiantò in un paese
di contadini credenti e grandi lavoratori l’ateismo teorico, dopo che in
Occidente il capitalismo aveva condotto all’ateismo pratico le grandi masse di
operai inurbati. Che la prima guerra mondiale avesse come obiettivo, e come
risultato, l’eliminazione della grande monarchia cattolica degli Asburgo e del
suo impero è un dato di fatto. Lo stesso tentativo avvenne in Spagna, dove le
Repubblica di Juan Negrin, oltre all’appoggio politico del Fronte popolare di
Léon Blum, a quello militare dell’Unione Sovietica, godeva dei finanziamenti
delle banche inglesi, era un fronte eterogeneo unito, scusi il bisticcio, da un
credo ateista.
Lì
però vinsero i cattolici e un certo Francisco Franco…
Che
non si fece scrupoli di perseguitare i cattolici che gli si opponevano. Li
difese l’arcivescovo Montini con un libretto che gli stava costando caro. Il
cardinale Ottaviani lo voleva inserire nell’indice dei libri proibiti e il
Diritto canonico del tempo prevedeva che l’autore di un libro finito all’indice
venisse ipso facto sospeso a divinis. Ma monsignor Dell’Acqua, che aveva
sostituito Montini in Segreteria di Stato, avvertì Pio XI delle intenzioni del
Sant’Uffizio e non se ne fece nulla.
Trame
vaticane? Corvi?
Mi
fanno ridere gli attuali scopritori di convulsioni Oltretevere. La Chiesa le ha
sempre superate, ed è andata avanti.
Torniamo
al filone anticattolico del Novecento.
Non
era certo credente Hitler, che ereditò e continuò portandoli a estreme e
spaventose conseguenze gli esperimenti eugenetici inglesi di inizio secolo. Né
lo era Mussolini, che però aveva, come dire, troppi preti in casa, e si
barcamenò. Il Concordato fu uno sgarro per i suoi amici inglesi, un sgarro
sopportato. Poi la storia ha preso altre pieghe.
Perché
i fautori del libero scambio, della ricchezza dei popoli, del mercato
dovrebbero avercela con il cattolicesimo, non era un ottimo instrumentum regni?
O
Dio o Mammona. E il potere del denaro, la finanza, tende a prevalere sulla
politica e sull’economia. In questo senso il caso italiano ha rappresentato
veramente un’anomalia da destabilizzare. Negli ultimi 150 anni la Chiesa
cattolica è stata di fatto ignorata dalla storiografia, fosse di indirizzo
sovietico, progressista o di stampo illuminista, se non per venire accusata di
esser l’origine di ogni oscurantismo e arretratezza. Ora, nel paese cattolico
per antonomasia, dove ha sede il papa, uscito distrutto dalla guerra, senza
materie prime, con un evanescente apparato amministrativo ereditato dal
fascismo, un cattolico trentino, Alcide De Gasperi, dà vita a un esperimento
politico che apre la strada a un gruppo di “professorini” (Fanfani, La Pira,
Moro), come li chiamarono, che sulla base della dottrina sociale coinvolge
anche i partiti laici e con l’apporto di tutto il paese, manodopera e
imprenditori, costruisce il più clamoroso caso di sviluppo del dopoguerra a
tassi di crescita superiori a quelli degli Stati Uniti, della Francia e
dell’Inghilterra. Chi ricava ricchezza dalla finanza non può non vedere tutto
ciò come un pericoloso concorrente.
Un
concorrente da destabilizzare…
Bisogna
chiedersi perché la contestazione giovanile e operaia in altri paesi è durata
due anni e in Italia dodici, perché è sfociata nel terrorismo, sino
all’uccisione di Moro, perché in certi anni il fenomeno della mafia è cresciuto
esponenzialmente, perché la Sicilia divenne il centro mondiale degli
stupefacenti, perché due partiti - certo gli scandali c’erano, ma non c’erano i
presupposti dell’autodissoluzione della Dc e del dissolvimento del Psi - sono
stati azzerati dall’azione delle procure e dal giustizialismo propalato a piene
mani dai media, bisogna chiedersi perché le privatizzazioni che dovevano
portare denaro fresco dei privati nelle casse dello Stato hanno portato nei
conti delle società acquisite i debiti precedenti dei nuovi padroni. E poi gli
attacchi speculativi, mi fanno ridere i giornali quando titolano “Le Borse
bruciano duecento miliardi”, le Borse non bruciano soldi, li trasferiscono, da
chi li ha guadagnati con il lavoro a chi li accumula con la finanza.
La
rivoluzione non è un pranzo di gala. Non lo è neanche il capitalismo, la
concorrenza il libero mercato…
C’è
un problema culturale di fondo: qual è stata l’origine di un sistema economico
misto che ha prodotto ricchezza benessere e libertà? La dottrina sociale della
Chiesa. La quale, aggiornata oggi nei principi di solidarietà e sussidiarietà
può produrre un’economia che ci porti fuori da questa crisi. Non ci si stupisca
degli attacchi alla Chiesa; certo, si presta il fianco con gli scandali come la
pedofilia e con le lotte interne, ma il mondo che si presume autonomo in forza
della sua scienza e del suo denaro si allarma di fronte a un potere
irriducibile a sé. La crisi che stiamo vivendo è un ulteriore sussulto della
crisi del sistema capitalistico che si trascina da un secolo. Gli ultimi papi
ne sono stati tutti coscienti: lo fu in modo estremamente lucido Paolo VI, lo fu
Giovanni Paolo II quando disse: “Dobbiamo ringraziare Dio per la caduta del
comunismo. La crisi mondiale non è finita e coinvolge ormai il sistema
capitalistico. A voi toccherà di vedere la fine del capitalismo di speculazione
e di degenerazione finanziaria”; lo è Benedetto XVI quando ammonisce che “la
crisi finanziaria mondiale ha dimostrato la fragilità dell’attuale sistema
economico (…) e l’erroneità dell’idea secondo la quale il mercato sarebbe in
grado di autoregolarsi indipendentemente dall’intervento pubblico e dal
sostegno dei criteri morali.
La
Chiesa che ricorda alla politica e all’economia la centralità della persona
umana e dei suoi diritti, per chi ricerca solo il profitto sarebbe allora un ostacolo, una presenza da
indebolire?
C’è
stato un viaggio molto importante di Benedetto XVI, quello in Inghilterra. Il
riavvicinamento con gli anglicani, il ritorno di molti sacerdoti e qualche
vescovo alla comunione con Roma e il riconoscimento che l’establishment inglese
ha fatto del valore e del significato pubblico della religione ha allarmato
molti circoli finanziari, soprattutto al di là dell’Atlantico. Per scongiurare
l’unità dei cristiani certa gente è pronta a escogitare di tutto, altro che
corvi.
Tempi
- Intervista con Ettore Bernabei
di
Ubaldo Casotto
mercoledì 13 giugno 2012
I cristiani possono costruire il futuro. Basta coi Lanzichenecchi
E’
uscito un mio libro intervista a Ettore Bernabei e Tempi l’ha ben recensito. Perché l’ho scritto? Semplice:
perché Bernabei è il tipo di cristiano di cui il nostro mondo ha bisogno. Si
dice che le cattedrali medievali siano state costruite dalla fede, osserva
Gilson, ma anche dalla geometria: fede e geometria, professionalità e
preghiera. Il laico cristiano, oggi più che mai, deve camminare su due gambe:
da una parte la gamba della preghiera, dei sacramenti, della preparazione
teologica e della lettura del Vangelo, dall’altra la gamba del lavoro ben
fatto, per amore di Dio, e dell’attività professionale come servizio. A un
cristiano così si può dire: vai! Non avere paura dei giacobini e dei puritani
che vogliono bloccarti col pretesto che anche tu porti i segni del peccato
originale. Guardali negli occhi e dì loro: che diritto avete di indagare sulla
mia vita e scagliare pietre? Chi siete? “Scagli la prima pietra chi è senza
peccato” è stato detto. E voi sareste senza peccato? Basta con i lanzichenecchi
che girano per il nostro Paese usando come spingarda la diffamazione a mezzo
stampa nei confronti dei cattolici e della Santa Sede! Gli affaristi che stanno
dietro al Corriere della Sera sono
immacolati? Il padrone di Repubblica
ha la coscienza a posto? Non mi risulta, e così per gli altri. Perché questo
gioco al massacro? Cosa volete? un Paese affamato e senza guida affidabile? Se
verranno a mancare i cristiani, lo avrete. L’unica speranza sta in chi sa
pregare e lavorare.
lunedì 4 giugno 2012
Il Corriere del 29 maggio recensisce l'intervista a Bernabei
Riflessioni inedite sull'Italia (e sulla Russia)
Il
libro intervista di Ettore Bernabei, ex direttore generale della Rai, con Pippo
Corigliano
Essere stato un protagonista di
grandi momenti del dopoguerra (e direttore di un quotidiano già nel 1951, «Il Giornale
del mattino») poi superare i novant'anni mantenendo intatte lucidità e memoria
significa, in qualche modo, diventare storici della propria stessa vita. Quando
poi si consegnano riflessioni alle pagine di un libro, il distacco si mescola
al ricordo e viceversa, regalando un racconto che è insieme memoria personale e
collettiva di un Paese, di una comunità nazionale. Questa miscela straordinaria
si ritrova nei vari capitoli de L'Italia del «miracolo» e del futuro (Cantagalli) l'ultimo libro di
Ettore Bernabei, classe 1921, che si è fatto intervistare da Pippo Corigliano,
scrittore e saggista, per più di quarant'anni responsabile dell'informazione
dell'Opus Dei per l'Italia.
Ettore Bernabei - «L'Italia del «miracolo»
e del futuro» - Cantagalli, pp. 200, € 16,50
Un'accoppiata
culturalmente ben definita, unita da solide certezze. Verso la fine del racconto, Bernabei indica
in una brevissima risposta, forse la più telegrafica del volume («È costante la
presenza di Dio nella Storia») quel filo rosso che lega insieme tutto questo
saggio storico-analitico.
Corigliano intervista un Bernabei
diverso da quello
apparso in altri volumi. Stavolta l'ex «boiardo di Stato» indossa davvero i
panni dello storico e propone una lettura della storia italiana a partire
dall'Unità ricordando per esempio il ruolo delle logge massoniche europee
(Bernabei le definisce anche «poteri forti») come sostegno al progetto
complessivo di una Italia finalmente unificata.
Bernabei non limita la sua
analisi storica contemporanea alle vicende italiane. Molto interessante, e per certi
versi inedito, il capitolo dedicato alla rivoluzione sovietica e al rapporto
dell'Urss con il grande capitalismo angloamericano, spaventato dalla
prospettiva iniziale «che la Russia zarista potesse diventare la prima potenza
del mondo», e di qui l'appoggio iniziale di alcuni «circoli
cultural-finanziari» a Lenin come possibile motore di un cambiamento in Russia:
ma è solo un esempio.
Nel
libro di Bernabei scorre soprattutto il dopoguerra: la fine del fascismo, il miracolo
economico, l'esperienza politica della Dc, l'omicidio Moro, persino la
recentissima crisi economico-finanziaria e il possibile, rinnovato ruolo dei
cattolici nella vita politico-sociale dell'Italia. Ovviamente si analizza il
fondamentale ruolo avuto dalla tv, in tutte le sue declinazioni, sia nel
costume che nella vita politica: e qui si ritrova intatta la tempra del mitico
direttore generale di viale Mazzini. L'ultima parte, sempre tenendo stretto il
famoso filo rosso, è un richiamo appassionato al valore della famiglia come
cellula fondamentale di una società che si voglia sottrarre «alla nefasta
civiltà dell'egoismo».
Paolo Conti 29 maggio 2012 | 17:15
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