A Siena un caro priore dei domenicani mi ha guidato nella casa di Santa
Caterina, una santa che mi ha sempre affascinato. Una volta le amiche la
sentirono dire mentre recitavano i salmi nella basilica di San Domenico,:
“Gloria al Padre, a Te e allo Spirito Santo”: stava con Gesù. I suoi familiari
le fecero guerra perché voleva sposare solo Gesù, finché il padre la vide
mentre pregava con la colomba dello Spirito Santo sul capo: da allora ordinò
con arguzia toscana la fine delle ostilità perché non era male avere un genero
come Gesù. Una volta scrisse ad un amico: “Tu mi dici: non vorrei essere assorbito dalle cose
mondane e io ti rispondo che siamo noi che le rendiamo mondane perché tutto
procede dalla bontà divina”. Una frase che mi aiuta davvero nella presenza di Dio
durante la giornata. Mentre S. Pio ebbe le stimmate in vita che scomparvero al
momento della morte, Caterina chiese al Signore di nasconderle per non
richiamare l’attenzione (il che non le impediva di soffrire con Gesù
specialmente durante la settimana santa) mentre riapparvero dopo la sua morte.
Ebbe un desiderio ardente di ricevere la Comunione, che allora veniva concessa
saltuariamente, e un giorno l’Ostia volò da lei mentre assisteva alla S. Messa.
Convinse a ritornare dall’esilio avignonese il Papa, chiamato da lei “il dolce
Cristo in terra”. Con quest’espressione
ha insegnato a me e a tutti come trattare il Santo Padre. Parlò chiaro e, da
analfabeta, fece molto più dei letterati e politici della sua epoca.
giovedì 23 gennaio 2014
domenica 19 gennaio 2014
A Storie Vere Pippo sul Paradiso
http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2014-01-17&ch=1&v=315798&vd=2014-01-17&vc=1#day=2014-01-17&ch=1&v=315798&vd=2014-01-17&vc=1
Interessante ed espressiva la testimonianza di una signora che ha avuto un'esperienza singolare.
Interessante ed espressiva la testimonianza di una signora che ha avuto un'esperienza singolare.
venerdì 17 gennaio 2014
Oltre la morte
Stanotte
è morto un mio caro amico. Mi conforta averlo visto ricevere l’unzione degli
infermi e la Comunione. Sto verificando un’altra volta quale carico di saggezza
porta la morte. La morte: un vocabolo quasi aborrito dalla cultura dominante,
come se si trattasse di una tragedia improvvisa, sgradevole e ingiusta. Quasi
sempre si usa un sinonimo o un giro di parole quando è indispensabile parlarne.
Eppure toccherà ad ognuno farne esperienza e meno male che nell’Ave Maria
chiediamo aiuto alla Madonna ora e nell’ora della nostra morte. Fa piacere
ricordare come Gesù dica ai suoi che va a “preparargli un posto” (Gv 14,2).
Questa è la morte: andare a occupare un posto accanto a Gesù. San Paolo precisa
che ha udito e visto cose inenarrabili quando è stato rapito in Paradiso.
Sembra una delusione quest’affermazione per noi che ne vorremmo sapere di più,
ma ci dice che la gioia d’amore che ci aspetta supera ogni immaginazione. Mi
commuove pensare come Sant’Agostino reagì alla morte della sua mamma Monica. La
fede, che aveva abbracciato con tanto impegno, gli diceva che la mamma stava in
Dio e che non c’era motivo di pianto. Ma dopo un certo tempo non ce la fece più
e scoppiò in un pianto dirotto. Siamo uomini e le perdite delle persone care ci
affliggono. Perfino Gesù pianse per Lazzaro. Fede e lacrime: non mi devo
vergognare se le due cose vanno insieme. Una cosa è certa: la morte m’insegna a
voler bene e a non dar peso ai torti subiti. Alla sera della vita sarò
giudicato sull’amore.
Santa Monica
mercoledì 8 gennaio 2014
L'atteggiamento giusto per il nuovo anno
Un
nuovo anno non è diverso dal precedente ma le festività natalizie forse hanno
giovato al mio esame di coscienza. Il Dio che prende l’iniziativa mi ha colpito
particolarmente quest’anno e mi sono chiesto se rispondo adeguatamente a
quest’irruzione di Dio nella storia. Qual è l’atteggiamento che Gesù mi chiede?
Da una parte mi dice di non preoccuparmi troppo perché Dio provvede al cibo e
al vestito (vedi gli uccelli nel cielo e i gigli nel campo) d’altra parte mi
chiede di far fruttare i talenti.
Mi devo abbandonare alla Sua volontà ed essere nello stesso tempo
dinamico al Suo servizio. Io sono stato educato all’efficienza, ma è quella che
Dio vuole? La cultura del self-made man, dell’uomo che si fa da sé, ha radici evangeliche? Non direi. Gesù loda
apertamente soltanto coloro che hanno fede, fiducia in Dio. Il centurione che
si affida a Lui, la donna che gli tocca il mantello… Nello stesso tempo mi
chiede di essere astuto e mi fa l’esempio del mercante di perle che sa il fatto
suo. E allora? La soluzione c’è ed è vedere la realtà con gli occhi di Dio.
Maria si abbandona alla volontà di Dio ma non resta ferma, sa correre dalla
cugina Elisabetta. Io devo credere che Dio è il Signore della Storia e della
mia storia: contano i Suoi piani e non i miei. Non devo costruire me stesso ma
negoziare i talenti per Lui. Per Lui che nasce senza rumore e giace in una
mangiatoia, che viene a servire e non ad essere servito. Fede e servizio:
questo per me è l’atteggiamento giusto nel nuovo anno.
lunedì 23 dicembre 2013
Grazie per quest'anno
Non c’è alcun dubbio. Il Te Deum è per ringraziare di
aver avuto Papa Francesco; e non penso di essere il solo. Il ringraziamento si
estende anche al gran regalo di Dio che è Benedetto XVI, il Papa teologo e
umile che ha indetto l’anno della fede, degno coronamento della sua attività di
teologo tutta orientata a far comprendere all’uomo contemporaneo la verità
dell’Amore di Dio. Grazie anche per la sua sapienza e umiltà nel farsi da parte
quando è stato il momento.
I mesi di Papa Francesco sono stati un susseguirsi di
sorprese che sarebbe lungo elencare. Per me che mi occupo di comunicazione
posso sottolineare (e ringraziare per questo) lo spostamento dell’asse della
comunicazione della Santa Sede. Siamo passati dall’assedio mediatico dei media
di tutto il mondo sui temi della pedofilia, Ior e Vatileaks, al superamento
delle questioni sull’aborto, matrimonio, educazione cattolica, eutanasia,
matrimoni omosessuali, e così via, per dare la priorità al messaggio evangelico
allo stato puro. Il Papa ha ripreso alla lettera lo stile di Gesù. Parlando il
linguaggio comune e prendendo spunto dalla circostanze ordinarie della vita
quotidiana (il pranzo, la vecchietta, la pecora, Mammona, il lavoro) il Papa ci
ha restituito la limpidezza e la concretezza del Vangelo. Ci ha fatto rivedere
Dio sotto forma di Gesù incarnato nella nostra realtà di vita di ogni giorno,
tanto soprannaturale quanto naturale. E’ una strategia che nasce dalla sua
preghiera che lo rende capace di interessarsi alla sorte di ognuno e di tutti.
Diceva Frossard che Dio sa contare fino a uno e il Papa fa così. E’ capace di
telefonare personalmente a chi ha subìto un torto e interessarsi delle grandi tragedie
mondiali: dalla sorte dei migranti disperati, fino all’egoismo dei pochi ricchi
che affamano il pianeta. Non è un condottiero di masse, è un padre di persone.
Rivoluzionario e tenero a un tempo.
Francesco invita a riscoprire Dio e il rapporto vivo
con lui. Le grandi questioni morali della nostra civiltà non vengono
trascurate: si sa bene come la pensa, ma lui sa che la buona condotta è
conseguenza dell’amore. Occorre risvegliare nelle coscienze l’amore a Gesù che
ci ha amati per primo. Occorre conoscerlo per amarlo, occorre pregare per avere
confidenza con lui. Il resto viene dopo. I primi cristiani non erano apostolici
perché avevano ascoltato discorsi sulla decenza o sui valori, erano vibranti
perché credevano in Gesù risorto.
Come già accadde con Giovanni Paolo II, c’è stata una
corsa per considerarlo progressista in certi momenti o conservatore in certi
altri, senza ricordare che gli uomini di Dio sono sempre ad un tempo
rivoluzionari e tradizionalisti. Tutta la nostra civiltà è come un mosaico in cui
ogni tessera è un contributo lasciato da un santo, o reso possibile da un
santo. Francesco sta mutando le categorie su cui il mondo si regge: contro
l’aggressività militare propone una veglia mondiale di preghiera, contro
l’egoismo della speculazione finanziaria fa aprire gli occhi su chi ha fame ed
è senza lavoro denunciando l’idolatria di Mammona. Non dispone di divisioni
militari né di strumenti economici ma agisce sui cuori, come San Paolo che
nella lettera a Filemone spiega che non si può considerare schiavo un fratello
in Cristo. San Paolo non è Spartaco che organizza il sollevamento armato ma
mette il seme di quella cultura che abolirà la schiavitù. Così Francesco mette
le basi di una nuova civiltà in cui la persona è al primo posto e il lavoro, la
famiglia, la casa, la solidarietà e la libertà sono punti imprescindibili.
Francesco parla al mondo intero perché rende vivo il
Vangelo in modo che lo capisca anche il pescatore delle Filippine e il minatore
africano. Per comprenderlo non occorre aver studiato al liceo.
Provvidenzialmente Joseph Ratzinger aveva prima parlato agli intellettuali
europei demolendo gli ostacoli che la cultura europea aveva costruito per
separarci da Dio. Una continuità ammirevole fra i due Papi, perché l’Europa ha
diffuso il Vangelo nel mondo, ora lo sta rinnegando e ha urgente bisogno di
rievangelizzazione. Malgrado tutto, il mondo intero guarda alla cultura
occidentale e rimane sbigottito quando vede che la stiamo buttando dalla
finestra, come mi ha detto un amico cinese. Ecco che il tandem fra i due Papi
davvero illumina il mondo con il “lumen fidei”. Grazie Signore, il Te Deum
è per averci dato due guide così.
giovedì 19 dicembre 2013
Un messaggio dal presepe
Quando
avevo nove anni interpretai la parte di San Giuseppe nella “Cantata dei Pastori”
a Napoli. C’era un personaggio, di nome Benino, che dormiva. Dormiva mentre i
pastori si avviavano alla Grotta, ma lui continuava a dormire. Oggi a casa
abbiamo allestito il presepe e con gioia ho trovato la raffigurazione di Benino
che dormiva, e l’abbiamo piazzato in bell’evidenza. Ho conosciuto un santo che
mi ha trasmesso quest’idea: il presepe è una cattedra in cui ogni personaggio
insegna qualcosa. Oggi mi sento come Benino, non perché abbia sonno ma perché
non mi sento mai abbastanza sveglio per capire la logica di Dio. Papa Francesco
ci ha messo in guardia contro la logica mondana secondo cui contano solo i
soldi, la fama, il piacere. Tocca a me scoprire la logica di Gesù che è
l’opposto della logica di Adamo. Adamo sceglie il proprio criterio, si
allontana da Dio e porta la morte. Gesù obbedisce fino in fondo a Dio e porta
la vita e la risurrezione. La via di Gesù è quella che non cerca l’apparenza:
passa attraverso l’amore fedele, il lavoro ben fatto, la lealtà verso gli
amici. Il bimbo che nasce tra i disagi e viene posto in una mangiatoia non è
una singolarità della Provvidenza è l’autentica via di Dio. Al momento della
morte salirò anch’io sul Calvario
seguendo Gesù. Attraverso le asperità della vita la Provvidenza mi
plasma, rendendomi felice ora e nell’altra vita. Una luce si è accesa quando ho
messo a fuoco questa verità. Benino si deve svegliare, anche se vorrebbe
dormire.
giovedì 12 dicembre 2013
Grazie Signore per il regalo di Maria
Un amico sacerdote mi ha
raccontato che, appena ordinato, gli hanno chiesto di predicare in una
residenza universitaria femminile durante le messe della novena
dell’Immacolata. Era felice perché sentiva il desiderio di parlare della
Madonna e si lanciò in prediche infiammate. Finché una ragazza venne a dirgli
che le sue prediche la deprimevano perché presentava Maria come modello
irraggiungibile, mentre lei si sentiva imperfetta. Il mio amico ebbe un momento
di ripensamento. In effetti pensare ad una creatura senza il peccato originale
potrebbe portarci a credere di aver a che fare con un essere super, come i
personaggi di fantascienza. E invece no. L’assenza del peccato consente alla
persona di essere più umana e quindi più aperta all’accoglienza nei confronti
degli altri. E’ il peccato che rende chiusi ed egoisti.
“Irraggiungibile” canta un
inno ecclesiastico rivolto alla Madonna. E’ giusto, ma non è conveniente
ripeterlo troppo. La bellezza di Maria è essere autenticamente donna grazie
all’assenza del peccato originale. L’entusiasmo di Adamo quando vede Eva per la
prima volta ci ricorda l’entusiasmo ancora più solido che nasce dalla
contemplazione di Maria. Accogliente, forte, dolce, affettuosa, comprensiva. La donna quando è davvero
donna è una benedizione, un regalo. Tanto più se ha la vocazione di essere
madre mia e tua. E’ appena trascorsa la solennità dell’Immacolata. Sono in
tempo per ripetere: grazie Signore per questa grande, bella e vera donna che è
la Madonna.
giovedì 5 dicembre 2013
meno male che c'è Francesco
L’orizzonte non sembra
sereno. La lobby finanziaria mondiale non si limita alla speculazione ma impone
un progetto culturale. A qualche anno dalla fine della guerra è cominciata una
campagna di demolizione della morale popolare. Nel ’67 i produttori cinematografici
americani hanno abolito il codice Hays di autoregolazione che garantiva la
moralità dei film di Hollywood, nel ’68 la contestazione giovanile ha portato
la rivoluzione sessuale e il rifiuto dell’autorità sotto qualsiasi forma; il
divorzio e l’aborto sono stati considerati “conquiste civili”, l’edonismo
reaganiano ha caratterizzato gli anni 80 mentre dal 90 in poi è cominciata
l’esaltazione dell’omosessualità che ora dilaga colla teoria del “gender” che
non riconosce la distinzione dei sessi e considera l’unione omosessuale un vero
matrimonio. La tutela della vita scompare con l’eutanasia, applicata in Belgio
anche ai bambini. Non sono “mode”, c’è un’organizzazione capillare che porta
avanti queste campagne secondo un progetto. I grandi burattinai sembrano al
servizio del Demonio. Dietro le persecuzioni (che aumentano ovunque) dei
cristiani s’intuisce una strategia che punta allo scontro di civiltà (utile a
petrolieri e guerrafondai) e all’intimidazione della Chiesa. D’altro lato
abbiamo Papa Francesco che ci ha regalato l’esortazione Evangelii Gaudium (da studiare bene) che spiega il suo pensiero e la
sua azione. “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa”,
confida il Papa. La Provvidenza provvede.
domenica 1 dicembre 2013
Grazie a Joseph per l'Anno della Fede
L’Anno
della Fede si è concluso ed è un motivo di ringraziamento, oltre che a Dio, a
Benedetto XVI. Tutta la vita di Ratzinger è stata come una freccia diretta ad
un unico bersaglio: illustrare la fede all’uomo contemporaneo, soprattutto
occidentale, gravato da pregiudizi e ideologie. Di fronte alle argomentazioni e
gli approfondimenti del teologo bavarese sono cadute tante prese di posizione
che si opponevano alla fede. La tradizione culturale Europea, nata da radici e
princìpi cristiani, a poco a poco è passata ad un atteggiamento critico verso
la fede. Dal rispetto della persona si è passati all’individualismo, dalla
valorizzazione della ragione al razionalismo negatore della Rivelazione, dalla
cultura della scienza al culto della scienza che non riconosce Dio, e così via.
Joseph Ratzinger con garbo, pazienza e una lucidità senza pari ha smontato una
per una le ragioni senza ragione che si opponevano all’accettazione semplice
del Vangelo. Prima come teologo e poi come Papa ci ha dato testi preziosi che ci
hanno aiutato a vivere la fede con consapevolezza. Come ultimo episodio va
ricordata la pacata risposta a Odifreddi, pubblicata recentemente da Mondadori,
in cui con deliziosa cortesia smonta le critiche mosse al libro più conosciuto
di Ratzinger Introduzione al Cristianesimo. E’ stato l’anno in cui Benedetto ha ceduto il passo a Francesco con
un’umiltà e una saggezza esemplari. Si è concluso un anno non solo della fede
ma della riconoscenza al Signore per tutti questi doni.
mercoledì 20 novembre 2013
La medicina del Papa
La
vena creativa di Papa Francesco ha plasmato un’altra immagine: quella della
medicina per la folla che gremiva piazza S. Pietro domenica scorsa. Il Papa ha
fatto il farmacista dell’anima e ha consigliato la medicina del Santo Rosario.
La scatolina mostrata dal Santo Padre conteneva una corona adatta anche per la
preghiera alla Divina Misericordia. Ecco una delle chiavi per comprendere la
costante allegria del nostro Papa. La devozione alla Madonna porta gioia. E
perché? Perché sì. L’invocazione a Maria come causa della nostra letizia è quanto mai appropriata. Sappiamo che Lei è Madre
nostra e conosciamo molti motivi teologici che giustificano questa verità ma è
l’esperienza che parla. Quando durante la giornata recito il Rosario e la sera
faccio l’esame di coscienza avverto un senso di allegria pensando che in quel
giorno sono riuscito a offrire quella preghiera alla Madonna. Se mi accorgo di
averla dimenticata ho un moto di tristezza e, se non è troppo tardi, la recito
a bassa voce. Il Papa ha ragione:
senza quella medicina l’anima non sta bene. Mi piace recitare il Rosario
pensando di avere accanto mia madre Maria e più passano gli anni più mi piace
dirlo lentamente gustando le parole. Ringrazio chi mi ha trasmesso questa
devozione che sa di antico ma è attualissima oggi quando non si sa dove abbiamo
messo il cuore. La Divina Misericordia poi è su misura di colei che ha convinto
Gesù a trasformare l’acqua in vino e può fare del mio cuore peccatore un cuore
per il Paradiso.
martedì 19 novembre 2013
C'è un solo modo per salvare l'Europa
La
cultura dominante in Occidente sta soffocando l’Europa. I sintomi inquietanti
sono: ragazzi che si giocano l’esistenza con droga e alcol; giovani che non
possono sposarsi per l’impossibilità di metter su casa e famiglia; sempre più
matrimoni che non reggono, tra l’infelicità di grandi e piccoli. L’Europa
decresce e si avvia a scomparire dalla storia. Chi sono coloro che portano
vita, giovinezza e felicità? Quelli che vivono per servire e amare. Occorre
diventare come loro. I cristiani devono testimoniare con la propria vita, con
coraggio e senza complessi che a loro è stata data la chiave della felicità. La
creatura non può star bene senza il Creatore. Se il Creatore ha mandato il
Figlio suo è follia far finta che ciò non sia avvenuto. Basta con i cristiani
tiepidi che non sanno nemmeno se sono cristiani o no. Sono loro il peso che sta
affondando la barca. Devo afferrare la mano che Dio mi tende e crescere con ciò
che m’irrobustisce. Alla vita del corpo servono proteine, zuccheri e grassi.
Alla mia vita spirituale servono il cibo della Comunione, la dolcezza della
Confessione che facilita il rapporto con Dio, e la forza del Vangelo da leggere
ogni giorno. Se un giorno non ricevo la Comunione e non leggo un po’ di
Vangelo, se per due settimane non mi confesso, mi sento fragile, come per
un’osteoporosi dell’anima. Spero un giorno di arrivare a dire con San Paolo:
“non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me” (GaI. 2,20). Se incomincio
davvero da me l’Europa rifiorirà..
sabato 9 novembre 2013
In compagnia dei propri cari defunti
Un
mio amico ha perso la moglie dopo 60 anni di matrimonio. E’ una persona di fede
e non dubita che la moglie è in Dio ma è evidente che avverte il vuoto
dell’assenza. La verità della vita eterna è tra le più ostiche per quella
mentalità dominante di cui anche noi siamo impregnati. Per questo ho scritto un
libro sul Paradiso raccogliendo gli elementi di colore che il Vecchio e il
Nuovo testamento riportano in proposito. Mi sono accorto però che ho trascurato
un aspetto importante della vita eterna che è il rapporto tra i defunti e i
vivi. Fin dalla prima formulazione del credo si parlò della “comunione dei santi”: una verità dogmaticamente
definita ma esistenzialmente poco vissuta, o, almeno, così mi pare. La solidarietà
fra la chiesa trionfante, purgante e itinerante è chiara ma ho la sensazione
che non si viva in pratica sufficientemente questa verità. Sappiamo che Gesù ci
è vicino e che Maria, con i santi, è un punto di riferimento, ma i propri cari
defunti possono sembrarci distanti, fermi nelle loro tombe. Invece la fede ben
vissuta non è così. Il clima di famiglia proprio della Trinità, della famiglia
di Nazaret e che Gesù ha vissuto con gli apostoli, continua ad esserci fra i
cristiani vivi e dovrebbe esserci anche con i defunti. E’ un’esagerazione e un
peccato ricorrere alle sedute spiritiche per riascoltare la voce di un caro
defunto, mentre è un atto di fede vera non solo pregare per i defunti ma
sentirsi in loro compagnia, farsi aiutare e sorridere con loro.
martedì 5 novembre 2013
martedì 29 ottobre 2013
non devo aver paura della tenerezza
La
tenerezza. Una delle sorprese di Papa Francesco, fin dall'inizio del
pontificato, è stato l’invito a non aver paura della tenerezza. La tenerezza è
considerata una virtù principalmente femminile. E' la donna che trasmette la
vita e l'amore, ed è perciò maestra di tenerezza. Il Papa rivolge quest'invito
anche agli uomini, non per effeminarli ma per insegnare a manifestare l'amore
che portano dentro. Viviamo un'epoca in cui è tenuta in gran conto la
professionalità: il modello vincente è il manager duro ed efficiente e,
possibilmente, senza scrupoli. Ma perfino gli studi americani più avanzati in
tema di management rivelano che il buon manager deve saper essere accogliente:
capace di considerare l'interlocutore come una persona nel suo insieme. In
altri termini, non deve aver paura della tenerezza. Ecco che si riscoprono le
virtù cristiane che rendono amabile la convivenza anche nelle circostanze più
comuni della vita. Si sente il bisogno di persone allegre o perlomeno serene.
Una persona che è quasi sempre di buon umore è un tesoro, una risorsa. Anni fa
si cantava di più: l'operaio fischiettava e la donna che lavava per terra si
cimentava nell'ultima canzone d'amore. La vera sorgente di questa gioia è
l'armonia interiore col Creatore. Perciò il Papa ci parla di tenerezza: la fede
c'entra e come. Se so che la Provvidenza provvede (e che per chi ama Dio tutto
coopera al bene (Rm 8,28) sono disposto a un sorriso e perfino a dire
"buongiornissimo", anche nelle brume della mattina.
giovedì 24 ottobre 2013
Il Papa ha il diritto di fare il papa
Il sistema mediatico è rimasto sconcertato davanti al comportamento di Papa Francesco e non riesce per ora ad attaccare. Cominciano però i tentativi di critica come quello di un giornalista che riporta la frase dell'anziana mamma: "occorre che ci sia più distanza!". In altre parole, ci deve essere più distacco fra la figura del Pontefice e quella di un normale fedele. Càpita anche che le mamme si sbaglino. Diceva André Frossard che Dio sa contare fino a uno per dire che siamo tutti figli unici di Dio Padre. La caratteristica del Dio cristiano è quella di essere un dio vicino non un dio distante. Gesù è venuto accanto a noi, si dà da mangiare nella Comunione e chiama "amici" (Gio 15,15) gli apostoli prima di morire. A Pietro Gesù affida la Chiesa e sarà con noi fino alla fine dei secoli. Papa Francesco mi aiuta a sentire Dio come il dio della vicinanza. Ogni suo gesto ricorda che in ogni uomo si scorge il volto di Gesù.
Poi c'è qualcuno che vuole contrapporre lo stile di Francesco con quello di Benedetto. Ma il Papa ha promulgato l’enciclica sulla fede dove l’impronta di Ratzinger è evidente, definendola chiaramente un lavoro a quattro mani. Dov’è la rottura e la discontinuità? Un cristiano deve lasciare al Papa la libertà di fare il Papa.
Quando rinuncia alle vacanze, all’automobile di grossa cilindrata, ai simboli dell’autorità sta modificando l’istituzione ecclesiale? Non è il caso di formulare giudizi: esiste una grazia di stato che guida ognuno, soprattutto il vicario di Cristo.
Poi c'è qualcuno che vuole contrapporre lo stile di Francesco con quello di Benedetto. Ma il Papa ha promulgato l’enciclica sulla fede dove l’impronta di Ratzinger è evidente, definendola chiaramente un lavoro a quattro mani. Dov’è la rottura e la discontinuità? Un cristiano deve lasciare al Papa la libertà di fare il Papa.
Quando rinuncia alle vacanze, all’automobile di grossa cilindrata, ai simboli dell’autorità sta modificando l’istituzione ecclesiale? Non è il caso di formulare giudizi: esiste una grazia di stato che guida ognuno, soprattutto il vicario di Cristo.
giovedì 17 ottobre 2013
Costanza scrive al Papa
Pochi giorni fa Costanza Miriano ha partecipato a un seminario sulla Mulieris Dignitatem in Vaticano e ha incontrato il Papa a cui ha consegnato questa simpatica lettera: le ho strappato il permesso di pubblicarla.
Caro Papa,
le vere rivoluzionarie sono le donne che vogliono, come Maria, servire, non quelle che chiedono maggior potere nella Chiesa. Noi sappiamo che il ministero mariano precede quello petrino, e sappiamo che solo l'amore è credibile, e che solo la croce rende vero l'amore, il resto non ci interessa. Noi sappiamo che l'unico privilegio a cui anelare è quello dello Spirito, e il sacerdozio che vogliamo per le donne è solo quello del cuore. Noi donne al servizio della vita non vogliamo contare di più, né tanto meno diventare cardinali: non ne abbiamo tempo, dobbiamo crescere i nostri figli!
Le scrivo a nome di tante donne che vogliono servire la vita, e sono felici per questo. Non vogliono tornare a modelli del passato, ma essere controcorrente, e sottomettersi coraggiosamente a uno sposo. Donne che hanno Maria per modello, e la certezza che solo Dio, nessun uomo mai colmerà tutte le attese del loro cuore. Le scrivo a nome, credo, delle settantamila donne che hanno letto i miei libri, e che ho in parte incontrato in tutta Italia (presto anche all'estero). Tutte mi dicono che da quando qualcuno ha ricordato loro quanto è bello essere docili e accoglienti amano di più il loro marito e se ne lasciano guidare. Tante mi scrivono che hanno deciso di sposarsi o di aprirsi di nuovo alla vita, ed hanno avuto il terzo, il quarto, il quinto figlio. Tante mi scrivono che da quando cercano di essere sottomesse al marito, come la Chiesa a Cristo, lui ha cominciato piano piano a morire per loro, un po' per giorno, cercando di imitare Cristo.
Tante donne invece soffrono. Ma, almeno nella parte ricca del mondo, non soffrono perché discriminate. Soffrono al contrario proprio perché non dipendono più da nessuno. Decidono da sole di sé, del proprio corpo, della propria vita, di come vivere il sesso. Decidono se tenere o no quel bambino che ha cominciato a vivere dentro di loro. Soffrono perché sono sole. Perché si sono buttate via elemosinando amore e magari a quaranta anni sono divorate dal terribile rimpianto di avere rifiutato dei figli, come terra deserta, arida, senz'acqua. Soffrono perché deluse da uomini egoisti a cui però loro non hanno saputo fare da specchio positivo, che è la funzione della donna, non hanno saputo mostrare il bene e il bello possibile. Se le donne si perdono gli uomini si perdono.
Perdoni se ho osato, le assicuro davvero la preghiera di mio marito Guido, dei nostri quattro figli Tommaso Bernardo Livia e Lavinia e il mio rosario quotidiano, e le chiedo di pregare per noi.
Con affetto e devozione, Costanza Miriano
le vere rivoluzionarie sono le donne che vogliono, come Maria, servire, non quelle che chiedono maggior potere nella Chiesa. Noi sappiamo che il ministero mariano precede quello petrino, e sappiamo che solo l'amore è credibile, e che solo la croce rende vero l'amore, il resto non ci interessa. Noi sappiamo che l'unico privilegio a cui anelare è quello dello Spirito, e il sacerdozio che vogliamo per le donne è solo quello del cuore. Noi donne al servizio della vita non vogliamo contare di più, né tanto meno diventare cardinali: non ne abbiamo tempo, dobbiamo crescere i nostri figli!
Le scrivo a nome di tante donne che vogliono servire la vita, e sono felici per questo. Non vogliono tornare a modelli del passato, ma essere controcorrente, e sottomettersi coraggiosamente a uno sposo. Donne che hanno Maria per modello, e la certezza che solo Dio, nessun uomo mai colmerà tutte le attese del loro cuore. Le scrivo a nome, credo, delle settantamila donne che hanno letto i miei libri, e che ho in parte incontrato in tutta Italia (presto anche all'estero). Tutte mi dicono che da quando qualcuno ha ricordato loro quanto è bello essere docili e accoglienti amano di più il loro marito e se ne lasciano guidare. Tante mi scrivono che hanno deciso di sposarsi o di aprirsi di nuovo alla vita, ed hanno avuto il terzo, il quarto, il quinto figlio. Tante mi scrivono che da quando cercano di essere sottomesse al marito, come la Chiesa a Cristo, lui ha cominciato piano piano a morire per loro, un po' per giorno, cercando di imitare Cristo.
Tante donne invece soffrono. Ma, almeno nella parte ricca del mondo, non soffrono perché discriminate. Soffrono al contrario proprio perché non dipendono più da nessuno. Decidono da sole di sé, del proprio corpo, della propria vita, di come vivere il sesso. Decidono se tenere o no quel bambino che ha cominciato a vivere dentro di loro. Soffrono perché sono sole. Perché si sono buttate via elemosinando amore e magari a quaranta anni sono divorate dal terribile rimpianto di avere rifiutato dei figli, come terra deserta, arida, senz'acqua. Soffrono perché deluse da uomini egoisti a cui però loro non hanno saputo fare da specchio positivo, che è la funzione della donna, non hanno saputo mostrare il bene e il bello possibile. Se le donne si perdono gli uomini si perdono.
Perdoni se ho osato, le assicuro davvero la preghiera di mio marito Guido, dei nostri quattro figli Tommaso Bernardo Livia e Lavinia e il mio rosario quotidiano, e le chiedo di pregare per noi.
Con affetto e devozione, Costanza Miriano
Il rosario è una garanzia...
La devozione di Papa Francesco per la Madonna ha caratterizzato i primi mesi del suo pontificato.
Maria è la garanzia che si è sulla buona strada: così dicono i santi e i teologi, e così mi dice l’esperienza personale. Quando avevo smesso ogni pratica religiosa il ricordo della Madonna non mi aveva mai lasciato. Ricordo che in un momento di pericolo mi venne spontaneo recitare un’Ave Maria e mi è rimasta la sensazione che Maria mi avesse salvato anche da pericoli di cui non mi ero accorto. Da ragazzo prendevo amabilmente in giro mia zia che recitava il Rosario con mia cugina e, nel bel mezzo della preghiera chiedeva: “Ninì, hai chiuso i polli?” Ninì rispondeva di sì e si riprendeva: “Santa Maria, Madre di Dio…”. Quale fu la gioia di mia zia quando, compiuti i diciotto anni, le chiesi di aspettarmi la sera per dire il Rosario, sotto il cielo blu della notte calabrese mentre l’Orsa Maggiore ci osservava di fronte a noi. Da allora la Madonna non mi ha abbandonato e il giorno in cui arrivo alla sera senza aver recitato il Rosario mi sembra un giorno storto. Se è davvero tardi mi limito a dire alcune Ave Maria e mi propongo di recitarlo bene il giorno dopo. Il Rosario mi piace se non altro perché la Madonna ha dimostrato tante volte di gradirlo ed è un modo di stare con Lei, mia madre, come un bambino sempre più piccolo man mano che passano gli anni. “Se non diventate come bambini non entrerete nel regno dei Cieli” (Mt, 18,3) ha detto Gesù e il conforto dei bambini è la loro mamma.
Maria è la garanzia che si è sulla buona strada: così dicono i santi e i teologi, e così mi dice l’esperienza personale. Quando avevo smesso ogni pratica religiosa il ricordo della Madonna non mi aveva mai lasciato. Ricordo che in un momento di pericolo mi venne spontaneo recitare un’Ave Maria e mi è rimasta la sensazione che Maria mi avesse salvato anche da pericoli di cui non mi ero accorto. Da ragazzo prendevo amabilmente in giro mia zia che recitava il Rosario con mia cugina e, nel bel mezzo della preghiera chiedeva: “Ninì, hai chiuso i polli?” Ninì rispondeva di sì e si riprendeva: “Santa Maria, Madre di Dio…”. Quale fu la gioia di mia zia quando, compiuti i diciotto anni, le chiesi di aspettarmi la sera per dire il Rosario, sotto il cielo blu della notte calabrese mentre l’Orsa Maggiore ci osservava di fronte a noi. Da allora la Madonna non mi ha abbandonato e il giorno in cui arrivo alla sera senza aver recitato il Rosario mi sembra un giorno storto. Se è davvero tardi mi limito a dire alcune Ave Maria e mi propongo di recitarlo bene il giorno dopo. Il Rosario mi piace se non altro perché la Madonna ha dimostrato tante volte di gradirlo ed è un modo di stare con Lei, mia madre, come un bambino sempre più piccolo man mano che passano gli anni. “Se non diventate come bambini non entrerete nel regno dei Cieli” (Mt, 18,3) ha detto Gesù e il conforto dei bambini è la loro mamma.
Papa Francesco c'insegna a fare orazione mentale
Papa Francesco ci sta dedicando una vera direzione spirituale. Ogni suo intervento è occasione per un esame di coscienza. Rifuggire dalla mondanità è uno dei messaggi che ci ha lasciato ad Assisi, intendendo per mondanità mettere il cuore in tutto ciò che è effimero: il successo, il denaro, la sensualità. In questo ritornare su noi stessi per meditare ciò che polarizza la nostra attenzione e intenzione, può essere utile prendere esempio da lui stesso, il Papa. Dove trova la forza per predicare instancabilmente, e anche l’umorismo che gli fa dire alle suore di sorridere ma non come le hostess? Sicuramente la sua ricarica avviene in quell’ora di orazione al mattino e nell’altra ora che dedica nel pomeriggio davanti al Tabernacolo. E’ così che matura nel cristiano la coscienza di stare sulla terra in missione per conto di Dio, così nasce la forza per dar vita alle iniziative che lo Spirito Santo ci prospetta, così viene l’umiltà per dire alla fine della giornata: siamo servi inutili, abbiamo fatto quello che dovevamo. Così si vive con buon umore irradiando gioia attorno a noi. In tal modo tutte le cose brutte che ci circondano, amplificate dai media, non trovano più un’eco nel nostro cuore, siamo noi che illumineremo gli altri con le cose belle che Gesù mette nel cuore: i nostri amici saranno grati a Dio per l’opportunità di averci incontrato. Dedicare tempo all’orazione, al rapporto vivo con Dio. A questo ci spinge il nostro direttore spirituale numero uno: il Santo Padre.
giovedì 3 ottobre 2013
Papa Francesco non riforma solo la curia ma il cuore dei cristiani
La
formazione politica delle scuole dove abbiamo studiato ha come modello la
rivoluzione francese: “tutto e subito” preso con la forza, con le conseguenze
che conosciamo. Il Papa è un rivoluzionario che segue un’altra via. Benedetto
la indicò parlando a Parigi con gli intellettuali francesi: la grande civiltà
europea nacque grazie al lavoro dei monaci medievali che non intendevano fare
politica ma cercavano Dio nella preghiera e nel lavoro. Così si costruisce
veramente. La grande preghiera di Papa Francesco a Cagliari è in questa
direzione: “Signore, ci manca il lavoro, gli idoli vogliono rubarci la dignità,
i sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non lasciarci soli.
Aiutaci ad aiutarci fra noi perché dimentichiamo un po' l'egoismo e sentiamo
nel cuore il “noi”, noi popolo che vuole andare avanti. Signore Gesù cui non
mancò il lavoro, dacci il lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro, e
benedici tutti noi». Preghiera potente che richiama l’atteggiamento di Pio XII
con le braccia verso il cielo dopo il bombardamento di Roma. Papa Francesco è
il rivoluzionario vero che vede nel volto di ognuno, anche dei più derelitti,
il volto di Gesù. Il Papa ci trasmette la sana inquietudine che ci spinge a
pregare con impegno (la preghiera è la forza trainante della storia) e a non
accontentarci di quanto facciamo per gli altri. Papa Francesco non sta cambiando
solo la curia romana, come piace ai giornali, sta cambiando i cristiani. Sta
mettendo Gesù nei nostri cuori.
Papa Francesco educa i giovani alla cultura del servizio
L’insegnamento
di Papa Francesco apre le porte alla speranza per i giovani e per gli anziani
in un momento in cui la società civile è sull’orlo della disperazione. Sembra
che il meccanismo che porta avanti il nostro Paese si stia inceppando mentre i
politici appaiono incapaci di fronteggiare la situazione. Divampano polemiche
su questioni marginali mentre l’essenziale – casa, pane e lavoro – viene
trascurato. I cristiani e coloro che sono attratti dal messaggio del Papa hanno
un compito preciso: formare i giovani a grandi responsabilità. Il vangelo di
Giovanni ci racconta che Gesù lava i piedi agli apostoli prima dell’ultima
cena, in cui si offre come nostro alimento spirituale. Un messaggio chiaro di
servizio abnegato e totale. I nostri giovani non devono soggiacere alla cultura
egoistica dominante ma devono imparare quello spirito di servizio che già ha
dato buoni frutti all’indomani dell’ultima guerra. Una classe politica giovane
e determinata ha portato il nostro paese, senza materie prime e a pochi anni dalla
distruzione, al quarto posto al mondo per sviluppo economico. Erano persone che
abitavano in case modeste (La Pira addirittura in un convento) e non
disponevano di denaro a proprio vantaggio. Crearono una classe media che non
esisteva prima della guerra e possibilità per tutti di accesso alla cultura.
Furono ostacolati e bersagliati ma oggi ne sentiamo la mancanza. I giovani che
vogliono seguire Papa Francesco devono studiare, lavorare e servire. E noi li
dobbiamo aiutare.
mercoledì 18 settembre 2013
Il nuovo millennio sarà costruito dagli sposi cristiani
La
nuova umanità che Papa Francesco sta promuovendo, in linea con Giovanni Paolo
II e Benedetto, passa attraverso il matrimonio cristiano. Non avevo mai notato
che Giovanni nel suo vangelo enumera i giorni dopo il battesimo di Gesù. Nei
primi due Gesù fa conoscenza con i primi apostoli, nel terzo giorno partecipa
al matrimonio di Cana dove trasforma l’acqua in vino. L’acqua che diventa vino
è la conseguenza dell’incontro con Gesù: l’acqua sta per la nostra umanità e il
vino per la divinità, come dice il sacerdote nell’offertorio della Messa. La
Provvidenza ha scelto la festa di nozze per questo “segno”. Nell’ultima cena
Gesù dichiara “amici” i suoi apostoli perché “Questo è il mio
comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha
un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.” (Gv
15,12). Il comandamento dell’amicizia è il vertice della divinizzazione che
Gesù opera in noi e questo vale soprattutto nel matrimonio. Gli sposi devono
imparare ad essere amici. L’amico ti accetta così come sei, ti corregge ma non
perde mai la stima per te. “Gareggiate nello stimarvi” esorta San Paolo (Rm
12,10). Che tesoro sono gli sposi che si stimano fra loro, accettano i reciproci
difetti e sono amici! L’educazione dei figli è assicurata. Gli sposi cristiani
devono avere il carattere forte per contrastare la cultura dominante e solo
Gesù può dar loro la forza di amarsi fino in fondo. Il nuovo millennio sarà
costruito dagli sposi cristiani.
mercoledì 11 settembre 2013
La lobby finanziaria che regge il mondo non ha simpatia per la Chiesa Cattolica
La
lobby finanziaria che regge il mondo non ha simpatia per la Chiesa Cattolica e
usa lo strumento della comunicazione per una continua opera di denigrazione.
Basti pensare all’opposizione alla guerra in Iraq di Giovanni Paolo II
(YouTube: mai più la guerra!) e all’attuale presa di posizione di Papa
Francesco sull’attacco alla Siria per rendersi conto che i cattolici sono dei
rompiscatole per i guerrafondai e per chi regge l’economia mondiale. La
comunicazione oggi è come gli eserciti dell’800: con lo strumento della
diffamazione può conquistare territori, arrestare (isolare) le persone e anche
moralmente ucciderle. Per ora Papa Francesco con la creatività propria degli
uomini di preghiera si è reso inattaccabile e vedremo quanto durerà questa
apparente quiete, ma continua l’azione di chi usa il pretesto dei preti
pedofili, dello Ior e del Vatileaks per presentare al mondo la curia romana
come un covo di malfattori. I cattolici devono essere diffidenti rispetto ai
grandi mezzi di comunicazione pilotati dalla lobby. Occorre dare ad ogni cosa
il suo peso e non farsi sedurre dalla manipolazione mediatica. Ad esempio non è
giusto che il Cardinal Bertone esca di scena salutato da una salve d’improperi.
Chi lo conosce sa che ha servito fedelmente il Papa e che, grazie a lui,
Benedetto ha potuto trovare le energie per confermare la fede dei cattolici:
cosa più importante delle beghe curiali. In questi anni si è fatto un buon
lavoro. Perciò prego per il Cardinal Bertone e lo ringrazio.
domenica 1 settembre 2013
Giovanni Paolo II e il Tabernacolo
Sono
in Sicilia ed è con me un sorridente signore che ha avuto la fortuna di
accompagnare spesso Giovanni Paolo II nelle sue sortite in Abruzzo, assieme
agli uomini della sicurezza. Ha episodi da raccontare. Una volta, in piena
notte, il mio amico si accorge che è mancata la corrente elettrica e va a
smanettare sul quadro di controllo. Avverte dietro di sé un’ombra che passa e
una voce inconfondibile: “non sono un fantasma, sono il Papa”. Erano le quattro
del mattino. Dopo, la spiegazione: “Vado da Lui. Io non chiedo di essere
aiutato a fare quello che decido io, vado a chiederGli cosa devo fare, perché è
Lui che mi ha messo qui”. Un episodio che fa riflettere. Il Papa si rendeva
conto di cosa pensassero gli altri e li preveniva con buon umore: non sono un
fantasma… E poi subito la confidenza che fa bene, il racconto su come pregava.
Interessante questo modo di vivere la cosiddetta grazia di stato: se mi hai
messo qui, dimmi tu cosa devo fare. Nessuno di noi è il papa e non abbiamo il
diritto di pretendere istruzioni, come fa il vicario di Cristo. Ma ognuno di
noi ha delle responsabilità e non sa come farvi fronte in modo completo. Ecco
il consiglio del Papa: non devo chiedere aiuto per realizzare ciò che desidero,
devo chiedere cosa vuole Lui che io faccia. Questo piccolo episodio mi aiuta
tanto. Non posso essere un vero cristiano se non sosto davanti al Tabernacolo
ad ascoltare. Che fretta sciocca quella che m’impedisce d’investire il mio
tempo migliore davanti a Lui!
martedì 27 agosto 2013
Un preghiera a Maria Regina
Il 22 agosto una persona mi ha chiesto una preghiera speciale. Era la festa di Maria Regina e ho composto questa:
Maria, madre e regina mia,
dammi la felicità di saper amare. Soprattutto quelli che sono vicino a me, malgrado i loro difetti e grazie ai loro difetti. Perché questa è la vera felicità: saper voler bene. Questa è la mia vocazione, a cui mi chiami col tuo esempio.
dammi la forza di essere buono. Le cattiverie mie e altrui sono conseguenza della debolezza. Con la tua forza saprò essere buono, sereno e comprensivo.
dammi la serenità di vedere in ogni avvenimento, anche doloroso, la mano della Provvidenza e la forza redentrice della sofferenza. Ricordami che ogni dolore ha un valore fecondo quando è unito alle sofferenze di tuo Figlio.
difendimi dalla tristezza, che è l'alleata del nemico, e aiutami a essere fonte di gioia e ottimismo per quelli che mi stanno attorno.
Ti bacio caramente come tuo figlio piccolo, stammi vicino. Ogni mia preghiera e azione cominci con te e finisca con te.
lunedì 12 agosto 2013
La mia guida è Maria
Da
un po’ di tempo torno a pensare che la mia vita, come la vita di ognuno, è
stata un susseguirsi di doni. Il primo dono è l’essere nato, poi l’affetto dei
genitori e la loro cura, durata anni, per la crescita e l’educazione. Poi penso
al dono della capacità di amare, il dono della bellezza attorno a me che
richiama la bellezza dentro di me: l’aria, il mare, tutta la natura e così via.
Le cose più belle della vita sono un dono, gratuite. Il dono per eccellenza è
Gesù, che mi apre la strada, entra dentro di me, mi dà un modo bello e giusto
di vivere e dà un senso alla stanchezza e alle sofferenze. Il dono più dolce è
quello di Maria. Da Maria mi sento capito e accolto. Mi sento in confidenza.
Mia madre non era oppressiva ed era in confidenza con me: io capivo lei e lei
capiva me; c’era un’unità che non aveva bisogno di parole. Ora mia madre mi
segue dal Paradiso ma non mi sento orfano. Sento che Maria è ancora più mia
madre. Non mi giudica, ha una pazienza infinita. Genera in me Gesù anche se
sono piccolo. Sono un suo figlio unico. Questa è una caratteristica divina: per
Dio siamo tutti figli unici. E anche in po’ viziati, come il figliol prodigo.
Maria è sempre pronta, ottimista, sempre contenta di essere interpellata. E’
assunta in cielo per me, per noi: mi segue col cuore umano, come umano è il
cuore di Gesù. Sento che mi ha evitato occasioni e ostacoli che potevano
perdermi. Con lei l’impegno duro diventa facile e umano. Diceva San Josemaría:
a Gesù si va, e si torna, per Maria.
giovedì 8 agosto 2013
I diktat della cultura dominante e la vera soluzione
Una foto scattata in Francia durante la manifestazione per la famiglia
Le
dittature non hanno il senso del ridicolo. Mussolini affermò che, se in Italia
ci fosse stato un calo delle nascite come in Francia, avrebbe preso delle
“decisioni immediate, draconiane”. Non si riesce a immaginare quali decisioni
poteva prendere. Hitler, che sosteneva la superiorità della razza ariana –
pelle bianca, capelli biondi – dovette assistere al trionfo del nero Jesse
Owens, vincitore di 4 medaglie d’oro alle Olimpiadi del ‘36. Il muro di
Berlino, innalzato dai comunisti, è crollato nel tripudio generale. Oggi è la
volta di nostri parlamentari che definiscono “urgente” la legge contro
l’omofobia. Come se non bastassero le leggi vigenti a protezione della persona
e soprattutto come se non ci fossero questioni davvero urgenti: la ripresa che
non arriva, la disoccupazione giovanile, la disperazione dei licenziati, la
burocrazia soffocante, un fisco aggressivo e inconcludente, e non mancano le
file di poveri attorno ai cassonetti per cercare il cibo invenduto dai
ristoranti. In pieno agosto soffocante i rappresentanti del popolo devono
legiferare sull’omofobia. Il diktat della lobby internazionale dominante ci
costringe a quest’assurdità. E’ giusto e doveroso protestare pubblicamente ma,
come ha detto il Papa nell’Angelus dopo la GMG, il futuro sta nella
santificazione della vita quotidiana. Gesù ha detto che i suoi discepoli sono
il sale della terra. A me tocca essere sale utilizzando il clima disteso
dell’estate per pregare, dedicarmi agli altri, approfondire il Vangelo.
sabato 3 agosto 2013
Papa Francesco leader mondiale
La GMG di Rio ci ha lasciato il ricordo di una manifestazione allestita con una magnifica coreografia addolcita dal senso musicale dei brasiliani e dall’uso sapiente della musica: basta ricordare l’adagio di Albinoni durante l’ultima stazione della Via Crucis cantato da un coro coinvolgente. Non solo un bel ricordo, ma una nostalgia – saudade – di quella gente e di quei luoghi. Nello stesso tempo, anche se i giornali faticano a riconoscerlo, Papa Francesco si è imposto come leader mondiale. Un capo di una rivoluzione pacifica ma potente. Francesco ha la capacità di unire i toni di una fede intimamente vissuta, che conosce l’unione personale col Dio Padre, ai toni del condottiero che spinge alla battaglia: basta con i giovani che non conoscono la dignità del lavoro, basta con i vecchi emarginati dal vivere civile, condotti ad un’eutanasia morale. Invece in piedi! A combattere! Il discorso agli argentini ha lasciato col fiato sospeso. Il primo equipaggiamento per la battaglia – ha ricordato il Papa – sta nella risposta di Madre Teresa. Alla domanda su come costruire una civiltà più giusta e su cosa doveva cambiare nella Chiesa, rispose: “tu ed io”. Il Papa scherzando dice che l’umiltà è l’astuzia di Dio. In realtà vuol dirci che è l’intelligenza di Dio. L’umiltà è la verità che consente di appoggiarsi alla forza della fede per restaurare, come San Francesco, la Chiesa e la società intera. Grazie o mio Dio per questo Papa e aiutami a rispondere con fede e coraggio personale ai suoi inviti.
giovedì 25 luglio 2013
Il Papa forma un popolo
Il
settimanale americano Time ha dedicato
a Papa Francesco la copertina. The people’s Pope – si legge - il Papa della gente. Le giornate della
gioventù confermano. Questo Papa è un leader, come Gesù. Parla al cuore di
ognuno: parla di Dio e gli insegna ad essere misericordioso. Il Papa forma un
popolo che sa amare. Contemporaneamente, la crisi scoppiata nel 2008, dovuta
all’avidità di guadagno ad ogni costo, sta svelando il volto più amaro,
depredando i paesi con maggior debito pubblico. I ricchi, grazie alla
deregulation di marca Reagan e Thatcher, diventano sempre più ricchi e i poveri
sempre più poveri. La solidarietà sociale cede il posto alla legge della
jungla. In tutto il mondo la classe media sta sparendo, lasciando i ricchi al
vertice e i poveri in basso. Accade anche nei paesi di nuova prosperità come
Cina, Russia, e nel Brasile dove il Papa si trova in questi giorni. La Giornata
Mondiale della Gioventù assume quest’anno una connotazione da enciclica
sociale. Il Papa, oltre alla visita alla Madonna Aparecida, ha fatto aggiungere
la visita alle favelas e gli incontri con i carcerati. I giovani vengono
spronati ad una fede operativa, com’è sempre la vera fede. E’ come se la
Provvidenza ci facesse capire qual è lo stile di Mammona e quello di Dio, e le
conseguenze che ne derivano. Ci manda un uomo provvidenziale capace di far
scaturire dal cuore degli uomini le energie necessarie per salvare l’umanità
dall’abbrutimento. Capisco che devo pregare sempre più per il Papa.
venerdì 19 luglio 2013
Una chiacchierata con Pippo a Sottovoce (sera del 18 luglio, prima mattina del 19)
giovedì 18 luglio 2013
Il Papa parla del vangelo. Le questioni legislative riguardano i cristiani.
Luigi
Accattoli ha fatto notare sul Corriere della sera che Papa Francesco evita di
parlare delle questioni legislative cosiddette “irrinunciabili”: la
legislazione sul matrimonio, aborto, scuola non statale, eutanasia e così via.
Il Papa parla e agisce con radicalità evangelica: i suoi discorsi invitano alla
generosità senza ipocrisie e sono costellati di parabole come quelle che i
vangeli ci riportano secondo i discorsi di Gesù. Il suo comportamento è proprio
di colui che non ha dove posare il capo: come Gesù si ferma a confortare chi
soffre, anche se si tratta di samaritani cioè di persone che hanno un diverso
credo religioso, corre dagli ammalati e i prigionieri, scansa gli incontri
mondani. Mi sembra che l’intenzione del Papa sia quella di lasciare a me, che
sono un cittadino cristiano, il compito di adoperarmi perché la società sia
retta da leggi rispettose della dignità umana, mentre lui, il Papa, si è
assunto il compito di annunciare in modo trasparente e fedele il messaggio di
Gesù. E’ su quel messaggio che si è fondata la civiltà armonica e rispettosa
dell’uomo di cui ancora oggi, malgrado tutto, godiamo i benefici: è la civiltà
che conta gli anni dalla nascita di Cristo. Il Papa va all’essenziale, perciò
le sue parole e il suo comportamento sono così evocativi del fascino di Gesù.
Senza quel fascino non si costruisce niente. Se è vero che devo esigere una
legislazione giusta dallo stato, è vero anche che devo ringraziare il Papa per
la nuova primavera della Chiesa.
domenica 7 luglio 2013
La vittoria della fede
Sembra
una scena apocalittica. Da una parte gli organi di stampa internazionali si
accaniscono contro i presunti scandali della Chiesa Cattolica mentre dall’altra
emergono figure luminose come Papa Francesco e Benedetto, si prospetta la
prossima canonizzazione di Giovanni Paolo II e Papa Giovanni, e ci viene donata
un’enciclica che è una sintesi viva della nostra fede. E’ come se il demonio si
accanisse a gettare fango mentre emergono queste poderose figure ed eventi
carichi di luce. E’ come se la Provvidenza ci dicesse che i tempi duri stanno
finendo e che la fede in Dio e il buon senso sono sul punto di trionfare. Il
traguardo non è vicino ma è raggiungibile. A me spetta contemplare l’esempio e
ascoltare le parole di Papa Francesco. Devo rendermi conto che la mia amicizia
con Gesù deve rafforzarsi e diventare più operativa. Devo rompere gli schemi in
cui sto vivendo come Francesco sta rompendo quelli papali. La visita a
Lampedusa è un richiamo per me. Devo tagliare tutto ciò che è frivolo e
inutile. Devo andare al sodo e dedicarmi ai miei compiti senza troppe vacanze,
come fa il Papa. Lo ha detto chiaramente: occorre che i cristiani abbiano un
cuore di padre e di madre, se no non va. Lo Spirito Santo soffia in questa
direzione: restituire agli uomini il cuore, reso arido da un materialismo
eccessivo, assieme alla gioia e al sorriso di chi pensa agli altri e non a se
stesso, di chi trova la sua forza davanti al Tabernacolo, di chi lavora per
amore. Maria c’insegna la strada.
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