giovedì 23 gennaio 2014

Santa Caterina c'insegna

 
A Siena un caro priore dei domenicani mi ha guidato nella casa di Santa Caterina, una santa che mi ha sempre affascinato. Una volta le amiche la sentirono dire mentre recitavano i salmi nella basilica di San Domenico,: “Gloria al Padre, a Te e allo Spirito Santo”: stava con Gesù. I suoi familiari le fecero guerra perché voleva sposare solo Gesù, finché il padre la vide mentre pregava con la colomba dello Spirito Santo sul capo: da allora ordinò con arguzia toscana la fine delle ostilità perché non era male avere un genero come Gesù. Una volta scrisse ad un amico: “Tu mi dici: non vorrei essere assorbito dalle cose mondane e io ti rispondo che siamo noi che le rendiamo mondane perché tutto procede dalla bontà divina”. Una frase che mi aiuta davvero nella presenza di Dio durante la giornata. Mentre S. Pio ebbe le stimmate in vita che scomparvero al momento della morte, Caterina chiese al Signore di nasconderle per non richiamare l’attenzione (il che non le impediva di soffrire con Gesù specialmente durante la settimana santa) mentre riapparvero dopo la sua morte. Ebbe un desiderio ardente di ricevere la Comunione, che allora veniva concessa saltuariamente, e un giorno l’Ostia volò da lei mentre assisteva alla S. Messa. Convinse a ritornare dall’esilio avignonese il Papa, chiamato da lei “il dolce Cristo in terra”. Con quest’espressione ha insegnato a me e a tutti come trattare il Santo Padre. Parlò chiaro e, da analfabeta, fece molto più dei letterati e politici della sua epoca.



venerdì 17 gennaio 2014

Oltre la morte


Stanotte è morto un mio caro amico. Mi conforta averlo visto ricevere l’unzione degli infermi e la Comunione. Sto verificando un’altra volta quale carico di saggezza porta la morte. La morte: un vocabolo quasi aborrito dalla cultura dominante, come se si trattasse di una tragedia improvvisa, sgradevole e ingiusta. Quasi sempre si usa un sinonimo o un giro di parole quando è indispensabile parlarne. Eppure toccherà ad ognuno farne esperienza e meno male che nell’Ave Maria chiediamo aiuto alla Madonna ora e nell’ora della nostra morte. Fa piacere ricordare come Gesù dica ai suoi che va a “preparargli un posto” (Gv 14,2). Questa è la morte: andare a occupare un posto accanto a Gesù. San Paolo precisa che ha udito e visto cose inenarrabili quando è stato rapito in Paradiso. Sembra una delusione quest’affermazione per noi che ne vorremmo sapere di più, ma ci dice che la gioia d’amore che ci aspetta supera ogni immaginazione. Mi commuove pensare come Sant’Agostino reagì alla morte della sua mamma Monica. La fede, che aveva abbracciato con tanto impegno, gli diceva che la mamma stava in Dio e che non c’era motivo di pianto. Ma dopo un certo tempo non ce la fece più e scoppiò in un pianto dirotto. Siamo uomini e le perdite delle persone care ci affliggono. Perfino Gesù pianse per Lazzaro. Fede e lacrime: non mi devo vergognare se le due cose vanno insieme. Una cosa è certa: la morte m’insegna a voler bene e a non dar peso ai torti subiti. Alla sera della vita sarò giudicato sull’amore.

 Santa Monica

mercoledì 8 gennaio 2014

L'atteggiamento giusto per il nuovo anno

Un nuovo anno non è diverso dal precedente ma le festività natalizie forse hanno giovato al mio esame di coscienza. Il Dio che prende l’iniziativa mi ha colpito particolarmente quest’anno e mi sono chiesto se rispondo adeguatamente a quest’irruzione di Dio nella storia. Qual è l’atteggiamento che Gesù mi chiede? Da una parte mi dice di non preoccuparmi troppo perché Dio provvede al cibo e al vestito (vedi gli uccelli nel cielo e i gigli nel campo) d’altra parte mi chiede di far fruttare i talenti.  Mi devo abbandonare alla Sua volontà ed essere nello stesso tempo dinamico al Suo servizio. Io sono stato educato all’efficienza, ma è quella che Dio vuole? La cultura del self-made man, dell’uomo che si fa da sé, ha radici evangeliche? Non direi. Gesù loda apertamente soltanto coloro che hanno fede, fiducia in Dio. Il centurione che si affida a Lui, la donna che gli tocca il mantello… Nello stesso tempo mi chiede di essere astuto e mi fa l’esempio del mercante di perle che sa il fatto suo. E allora? La soluzione c’è ed è vedere la realtà con gli occhi di Dio. Maria si abbandona alla volontà di Dio ma non resta ferma, sa correre dalla cugina Elisabetta. Io devo credere che Dio è il Signore della Storia e della mia storia: contano i Suoi piani e non i miei. Non devo costruire me stesso ma negoziare i talenti per Lui. Per Lui che nasce senza rumore e giace in una mangiatoia, che viene a servire e non ad essere servito. Fede e servizio: questo per me è l’atteggiamento giusto nel nuovo anno.



lunedì 23 dicembre 2013

Grazie per quest'anno


Non c’è alcun dubbio. Il Te Deum è per ringraziare di aver avuto Papa Francesco; e non penso di essere il solo. Il ringraziamento si estende anche al gran regalo di Dio che è Benedetto XVI, il Papa teologo e umile che ha indetto l’anno della fede, degno coronamento della sua attività di teologo tutta orientata a far comprendere all’uomo contemporaneo la verità dell’Amore di Dio. Grazie anche per la sua sapienza e umiltà nel farsi da parte quando è stato il momento.
I mesi di Papa Francesco sono stati un susseguirsi di sorprese che sarebbe lungo elencare. Per me che mi occupo di comunicazione posso sottolineare (e ringraziare per questo) lo spostamento dell’asse della comunicazione della Santa Sede. Siamo passati dall’assedio mediatico dei media di tutto il mondo sui temi della pedofilia, Ior e Vatileaks, al superamento delle questioni sull’aborto, matrimonio, educazione cattolica, eutanasia, matrimoni omosessuali, e così via, per dare la priorità al messaggio evangelico allo stato puro. Il Papa ha ripreso alla lettera lo stile di Gesù. Parlando il linguaggio comune e prendendo spunto dalla circostanze ordinarie della vita quotidiana (il pranzo, la vecchietta, la pecora, Mammona, il lavoro) il Papa ci ha restituito la limpidezza e la concretezza del Vangelo. Ci ha fatto rivedere Dio sotto forma di Gesù incarnato nella nostra realtà di vita di ogni giorno, tanto soprannaturale quanto naturale. E’ una strategia che nasce dalla sua preghiera che lo rende capace di interessarsi alla sorte di ognuno e di tutti. Diceva Frossard che Dio sa contare fino a uno e il Papa fa così. E’ capace di telefonare personalmente a chi ha subìto un torto e interessarsi delle grandi tragedie mondiali: dalla sorte dei migranti disperati, fino all’egoismo dei pochi ricchi che affamano il pianeta. Non è un condottiero di masse, è un padre di persone. Rivoluzionario e tenero a un tempo.
Francesco invita a riscoprire Dio e il rapporto vivo con lui. Le grandi questioni morali della nostra civiltà non vengono trascurate: si sa bene come la pensa, ma lui sa che la buona condotta è conseguenza dell’amore. Occorre risvegliare nelle coscienze l’amore a Gesù che ci ha amati per primo. Occorre conoscerlo per amarlo, occorre pregare per avere confidenza con lui. Il resto viene dopo. I primi cristiani non erano apostolici perché avevano ascoltato discorsi sulla decenza o sui valori, erano vibranti perché credevano in Gesù risorto.
Come già accadde con Giovanni Paolo II, c’è stata una corsa per considerarlo progressista in certi momenti o conservatore in certi altri, senza ricordare che gli uomini di Dio sono sempre ad un tempo rivoluzionari e tradizionalisti. Tutta la nostra civiltà è come un mosaico in cui ogni tessera è un contributo lasciato da un santo, o reso possibile da un santo. Francesco sta mutando le categorie su cui il mondo si regge: contro l’aggressività militare propone una veglia mondiale di preghiera, contro l’egoismo della speculazione finanziaria fa aprire gli occhi su chi ha fame ed è senza lavoro denunciando l’idolatria di Mammona. Non dispone di divisioni militari né di strumenti economici ma agisce sui cuori, come San Paolo che nella lettera a Filemone spiega che non si può considerare schiavo un fratello in Cristo. San Paolo non è Spartaco che organizza il sollevamento armato ma mette il seme di quella cultura che abolirà la schiavitù. Così Francesco mette le basi di una nuova civiltà in cui la persona è al primo posto e il lavoro, la famiglia, la casa, la solidarietà e la libertà sono punti imprescindibili.
Francesco parla al mondo intero perché rende vivo il Vangelo in modo che lo capisca anche il pescatore delle Filippine e il minatore africano. Per comprenderlo non occorre aver studiato al liceo. Provvidenzialmente Joseph Ratzinger aveva prima parlato agli intellettuali europei demolendo gli ostacoli che la cultura europea aveva costruito per separarci da Dio. Una continuità ammirevole fra i due Papi, perché l’Europa ha diffuso il Vangelo nel mondo, ora lo sta rinnegando e ha urgente bisogno di rievangelizzazione. Malgrado tutto, il mondo intero guarda alla cultura occidentale e rimane sbigottito quando vede che la stiamo buttando dalla finestra, come mi ha detto un amico cinese. Ecco che il tandem fra i due Papi davvero illumina il mondo con il “lumen fidei”. Grazie Signore, il Te Deum è  per averci dato due guide così.

giovedì 19 dicembre 2013

Un messaggio dal presepe


Quando avevo nove anni interpretai la parte di San Giuseppe nella “Cantata dei Pastori” a Napoli. C’era un personaggio, di nome Benino, che dormiva. Dormiva mentre i pastori si avviavano alla Grotta, ma lui continuava a dormire. Oggi a casa abbiamo allestito il presepe e con gioia ho trovato la raffigurazione di Benino che dormiva, e l’abbiamo piazzato in bell’evidenza. Ho conosciuto un santo che mi ha trasmesso quest’idea: il presepe è una cattedra in cui ogni personaggio insegna qualcosa. Oggi mi sento come Benino, non perché abbia sonno ma perché non mi sento mai abbastanza sveglio per capire la logica di Dio. Papa Francesco ci ha messo in guardia contro la logica mondana secondo cui contano solo i soldi, la fama, il piacere. Tocca a me scoprire la logica di Gesù che è l’opposto della logica di Adamo. Adamo sceglie il proprio criterio, si allontana da Dio e porta la morte. Gesù obbedisce fino in fondo a Dio e porta la vita e la risurrezione. La via di Gesù è quella che non cerca l’apparenza: passa attraverso l’amore fedele, il lavoro ben fatto, la lealtà verso gli amici. Il bimbo che nasce tra i disagi e viene posto in una mangiatoia non è una singolarità della Provvidenza è l’autentica via di Dio. Al momento della morte salirò anch’io sul Calvario  seguendo Gesù. Attraverso le asperità della vita la Provvidenza mi plasma, rendendomi felice ora e nell’altra vita. Una luce si è accesa quando ho messo a fuoco questa verità. Benino si deve svegliare, anche se vorrebbe dormire.



giovedì 12 dicembre 2013

Grazie Signore per il regalo di Maria

 
Un amico sacerdote mi ha raccontato che, appena ordinato, gli hanno chiesto di predicare in una residenza universitaria femminile durante le messe della novena dell’Immacolata. Era felice perché sentiva il desiderio di parlare della Madonna e si lanciò in prediche infiammate. Finché una ragazza venne a dirgli che le sue prediche la deprimevano perché presentava Maria come modello irraggiungibile, mentre lei si sentiva imperfetta. Il mio amico ebbe un momento di ripensamento. In effetti pensare ad una creatura senza il peccato originale potrebbe portarci a credere di aver a che fare con un essere super, come i personaggi di fantascienza. E invece no. L’assenza del peccato consente alla persona di essere più umana e quindi più aperta all’accoglienza nei confronti degli altri. E’ il peccato che rende chiusi ed egoisti.
“Irraggiungibile” canta un inno ecclesiastico rivolto alla Madonna. E’ giusto, ma non è conveniente ripeterlo troppo. La bellezza di Maria è essere autenticamente donna grazie all’assenza del peccato originale. L’entusiasmo di Adamo quando vede Eva per la prima volta ci ricorda l’entusiasmo ancora più solido che nasce dalla contemplazione di Maria. Accogliente, forte, dolce, affettuosa,  comprensiva. La donna quando è davvero donna è una benedizione, un regalo. Tanto più se ha la vocazione di essere madre mia e tua. E’ appena trascorsa la solennità dell’Immacolata. Sono in tempo per ripetere: grazie Signore per questa grande, bella e vera donna che è la Madonna.



giovedì 5 dicembre 2013

meno male che c'è Francesco

 
L’orizzonte non sembra sereno. La lobby finanziaria mondiale non si limita alla speculazione ma impone un progetto culturale. A qualche anno dalla fine della guerra è cominciata una campagna di demolizione della morale popolare. Nel ’67 i produttori cinematografici americani hanno abolito il codice Hays di autoregolazione che garantiva la moralità dei film di Hollywood, nel ’68 la contestazione giovanile ha portato la rivoluzione sessuale e il rifiuto dell’autorità sotto qualsiasi forma; il divorzio e l’aborto sono stati considerati “conquiste civili”, l’edonismo reaganiano ha caratterizzato gli anni 80 mentre dal 90 in poi è cominciata l’esaltazione dell’omosessualità che ora dilaga colla teoria del “gender” che non riconosce la distinzione dei sessi e considera l’unione omosessuale un vero matrimonio. La tutela della vita scompare con l’eutanasia, applicata in Belgio anche ai bambini. Non sono “mode”, c’è un’organizzazione capillare che porta avanti queste campagne secondo un progetto. I grandi burattinai sembrano al servizio del Demonio. Dietro le persecuzioni (che aumentano ovunque) dei cristiani s’intuisce una strategia che punta allo scontro di civiltà (utile a petrolieri e guerrafondai) e all’intimidazione della Chiesa. D’altro lato abbiamo Papa Francesco che ci ha regalato l’esortazione Evangelii Gaudium (da studiare bene) che spiega il suo pensiero e la sua azione. “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa”, confida il Papa. La Provvidenza provvede.



domenica 1 dicembre 2013

Grazie a Joseph per l'Anno della Fede

 
L’Anno della Fede si è concluso ed è un motivo di ringraziamento, oltre che a Dio, a Benedetto XVI. Tutta la vita di Ratzinger è stata come una freccia diretta ad un unico bersaglio: illustrare la fede all’uomo contemporaneo, soprattutto occidentale, gravato da pregiudizi e ideologie. Di fronte alle argomentazioni e gli approfondimenti del teologo bavarese sono cadute tante prese di posizione che si opponevano alla fede. La tradizione culturale Europea, nata da radici e princìpi cristiani, a poco a poco è passata ad un atteggiamento critico verso la fede. Dal rispetto della persona si è passati all’individualismo, dalla valorizzazione della ragione al razionalismo negatore della Rivelazione, dalla cultura della scienza al culto della scienza che non riconosce Dio, e così via. Joseph Ratzinger con garbo, pazienza e una lucidità senza pari ha smontato una per una le ragioni senza ragione che si opponevano all’accettazione semplice del Vangelo. Prima come teologo e poi come Papa ci ha dato testi preziosi che ci hanno aiutato a vivere la fede con consapevolezza. Come ultimo episodio va ricordata la pacata risposta a Odifreddi, pubblicata recentemente da Mondadori, in cui con deliziosa cortesia smonta le critiche mosse al libro più conosciuto di Ratzinger Introduzione al Cristianesimo. E’ stato l’anno in cui Benedetto ha ceduto il passo a Francesco con un’umiltà e una saggezza esemplari. Si è concluso un anno non solo della fede ma della riconoscenza al Signore per tutti questi doni.



mercoledì 20 novembre 2013

La medicina del Papa


La vena creativa di Papa Francesco ha plasmato un’altra immagine: quella della medicina per la folla che gremiva piazza S. Pietro domenica scorsa. Il Papa ha fatto il farmacista dell’anima e ha consigliato la medicina del Santo Rosario. La scatolina mostrata dal Santo Padre conteneva una corona adatta anche per la preghiera alla Divina Misericordia. Ecco una delle chiavi per comprendere la costante allegria del nostro Papa. La devozione alla Madonna porta gioia. E perché? Perché sì. L’invocazione a Maria come causa della nostra letizia è quanto mai appropriata. Sappiamo che Lei è Madre nostra e conosciamo molti motivi teologici che giustificano questa verità ma è l’esperienza che parla. Quando durante la giornata recito il Rosario e la sera faccio l’esame di coscienza avverto un senso di allegria pensando che in quel giorno sono riuscito a offrire quella preghiera alla Madonna. Se mi accorgo di averla dimenticata ho un moto di tristezza e, se non è troppo tardi, la recito a bassa voce. Il Papa ha ragione:  senza quella medicina l’anima non sta bene. Mi piace recitare il Rosario pensando di avere accanto mia madre Maria e più passano gli anni più mi piace dirlo lentamente gustando le parole. Ringrazio chi mi ha trasmesso questa devozione che sa di antico ma è attualissima oggi quando non si sa dove abbiamo messo il cuore. La Divina Misericordia poi è su misura di colei che ha convinto Gesù a trasformare l’acqua in vino e può fare del mio cuore peccatore un cuore per il Paradiso.


martedì 19 novembre 2013

C'è un solo modo per salvare l'Europa

La cultura dominante in Occidente sta soffocando l’Europa. I sintomi inquietanti sono: ragazzi che si giocano l’esistenza con droga e alcol; giovani che non possono sposarsi per l’impossibilità di metter su casa e famiglia; sempre più matrimoni che non reggono, tra l’infelicità di grandi e piccoli. L’Europa decresce e si avvia a scomparire dalla storia. Chi sono coloro che portano vita, giovinezza e felicità? Quelli che vivono per servire e amare. Occorre diventare come loro. I cristiani devono testimoniare con la propria vita, con coraggio e senza complessi che a loro è stata data la chiave della felicità. La creatura non può star bene senza il Creatore. Se il Creatore ha mandato il Figlio suo è follia far finta che ciò non sia avvenuto. Basta con i cristiani tiepidi che non sanno nemmeno se sono cristiani o no. Sono loro il peso che sta affondando la barca. Devo afferrare la mano che Dio mi tende e crescere con ciò che m’irrobustisce. Alla vita del corpo servono proteine, zuccheri e grassi. Alla mia vita spirituale servono il cibo della Comunione, la dolcezza della Confessione che facilita il rapporto con Dio, e la forza del Vangelo da leggere ogni giorno. Se un giorno non ricevo la Comunione e non leggo un po’ di Vangelo, se per due settimane non mi confesso, mi sento fragile, come per un’osteoporosi dell’anima. Spero un giorno di arrivare a dire con San Paolo: “non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me” (GaI. 2,20). Se incomincio davvero da me l’Europa rifiorirà..

sabato 9 novembre 2013

In compagnia dei propri cari defunti

 
Un mio amico ha perso la moglie dopo 60 anni di matrimonio. E’ una persona di fede e non dubita che la moglie è in Dio ma è evidente che avverte il vuoto dell’assenza. La verità della vita eterna è tra le più ostiche per quella mentalità dominante di cui anche noi siamo impregnati. Per questo ho scritto un libro sul Paradiso raccogliendo gli elementi di colore che il Vecchio e il Nuovo testamento riportano in proposito. Mi sono accorto però che ho trascurato un aspetto importante della vita eterna che è il rapporto tra i defunti e i vivi. Fin dalla prima formulazione del credo si parlò  della “comunione dei santi”: una verità dogmaticamente definita ma esistenzialmente poco vissuta, o, almeno, così mi pare. La solidarietà fra la chiesa trionfante, purgante e itinerante è chiara ma ho la sensazione che non si viva in pratica sufficientemente questa verità. Sappiamo che Gesù ci è vicino e che Maria, con i santi, è un punto di riferimento, ma i propri cari defunti possono sembrarci distanti, fermi nelle loro tombe. Invece la fede ben vissuta non è così. Il clima di famiglia proprio della Trinità, della famiglia di Nazaret e che Gesù ha vissuto con gli apostoli, continua ad esserci fra i cristiani vivi e dovrebbe esserci anche con i defunti. E’ un’esagerazione e un peccato ricorrere alle sedute spiritiche per riascoltare la voce di un caro defunto, mentre è un atto di fede vera non solo pregare per i defunti ma sentirsi in loro compagnia, farsi aiutare e sorridere con loro.

martedì 29 ottobre 2013

non devo aver paura della tenerezza

 
La tenerezza. Una delle sorprese di Papa Francesco, fin dall'inizio del pontificato, è stato l’invito a non aver paura della tenerezza. La tenerezza è considerata una virtù principalmente femminile. E' la donna che trasmette la vita e l'amore, ed è perciò maestra di tenerezza. Il Papa rivolge quest'invito anche agli uomini, non per effeminarli ma per insegnare a manifestare l'amore che portano dentro. Viviamo un'epoca in cui è tenuta in gran conto la professionalità: il modello vincente è il manager duro ed efficiente e, possibilmente, senza scrupoli. Ma perfino gli studi americani più avanzati in tema di management rivelano che il buon manager deve saper essere accogliente: capace di considerare l'interlocutore come una persona nel suo insieme. In altri termini, non deve aver paura della tenerezza. Ecco che si riscoprono le virtù cristiane che rendono amabile la convivenza anche nelle circostanze più comuni della vita. Si sente il bisogno di persone allegre o perlomeno serene. Una persona che è quasi sempre di buon umore è un tesoro, una risorsa. Anni fa si cantava di più: l'operaio fischiettava e la donna che lavava per terra si cimentava nell'ultima canzone d'amore. La vera sorgente di questa gioia è l'armonia interiore col Creatore. Perciò il Papa ci parla di tenerezza: la fede c'entra e come. Se so che la Provvidenza provvede (e che per chi ama Dio tutto coopera al bene (Rm 8,28) sono disposto a un sorriso e perfino a dire "buongiornissimo", anche nelle brume della mattina.


giovedì 24 ottobre 2013

Il Papa ha il diritto di fare il papa



Il sistema mediatico è rimasto sconcertato davanti al comportamento di Papa Francesco e non riesce per ora ad attaccare. Cominciano però i tentativi di critica come quello di un giornalista che riporta la frase dell'anziana mamma: "occorre che ci sia più distanza!". In altre parole, ci deve essere più distacco fra la figura del Pontefice e quella di un normale fedele. Càpita anche che le mamme si sbaglino. Diceva André Frossard che Dio sa contare fino a uno per dire che siamo tutti figli unici di Dio Padre. La caratteristica del Dio cristiano è quella di essere un dio vicino non un dio distante. Gesù è venuto accanto a noi, si dà da mangiare nella Comunione e chiama "amici" (Gio 15,15) gli apostoli prima di morire. A Pietro Gesù affida la Chiesa e sarà con noi fino alla fine dei secoli. Papa Francesco mi aiuta a sentire Dio come il dio della vicinanza. Ogni suo gesto ricorda che in ogni uomo si scorge il volto di Gesù.
Poi c'è qualcuno che vuole contrapporre lo stile di Francesco con quello di Benedetto. Ma il Papa ha promulgato l’enciclica sulla fede dove l’impronta di Ratzinger è evidente, definendola chiaramente un lavoro a quattro mani. Dov’è la rottura e la discontinuità? Un cristiano deve lasciare al Papa la libertà di fare il Papa.
Quando rinuncia alle vacanze, all’automobile di grossa cilindrata, ai simboli dell’autorità sta modificando l’istituzione ecclesiale?  Non è il caso di formulare giudizi: esiste una grazia di stato che guida ognuno, soprattutto il vicario di Cristo.

giovedì 17 ottobre 2013

Costanza scrive al Papa



Pochi giorni fa Costanza Miriano ha partecipato a un seminario sulla Mulieris Dignitatem in Vaticano e ha incontrato il Papa a cui ha consegnato questa simpatica lettera: le ho strappato il permesso di pubblicarla.
Caro Papa, 
le vere rivoluzionarie sono le donne che vogliono, come Maria, servire, non quelle che chiedono maggior potere nella Chiesa. Noi sappiamo che il ministero mariano precede quello petrino, e sappiamo che solo l'amore è credibile, e che solo la croce rende vero l'amore, il resto non ci interessa. Noi sappiamo che l'unico privilegio a cui anelare è quello dello Spirito, e il sacerdozio che vogliamo per le donne è solo quello del cuore. Noi donne al servizio della vita non vogliamo contare di più, né tanto meno diventare cardinali: non ne abbiamo tempo, dobbiamo crescere i nostri figli!
Le scrivo a nome di tante donne che vogliono servire la vita, e sono felici per questo. Non vogliono tornare a modelli del passato, ma essere controcorrente, e sottomettersi coraggiosamente a uno sposo. Donne che hanno Maria per modello, e la certezza che solo Dio, nessun uomo mai colmerà tutte le attese del loro cuore. Le scrivo a nome, credo, delle settantamila donne che hanno letto i miei libri, e che ho in parte incontrato in tutta Italia (presto anche all'estero). Tutte mi dicono che da quando qualcuno ha ricordato loro quanto è bello essere docili e accoglienti amano di più il loro marito e se ne lasciano guidare. Tante mi scrivono che hanno deciso di sposarsi o di aprirsi di nuovo alla vita, ed hanno avuto il terzo, il quarto, il quinto figlio. Tante mi scrivono che da quando cercano di essere sottomesse al marito, come la Chiesa a Cristo, lui ha cominciato piano piano a morire per loro, un po' per giorno, cercando di imitare Cristo.
Tante donne invece soffrono. Ma, almeno nella parte ricca del mondo, non soffrono perché discriminate. Soffrono al contrario proprio perché non dipendono più da nessuno. Decidono da sole di sé, del proprio corpo, della propria vita, di come vivere il sesso. Decidono se tenere o no quel bambino che ha cominciato a vivere dentro di loro. Soffrono perché sono sole. Perché si sono buttate via elemosinando amore e magari a quaranta anni sono divorate dal terribile rimpianto di avere rifiutato dei figli, come terra deserta, arida, senz'acqua. Soffrono perché deluse da uomini egoisti a cui però loro non hanno saputo fare da specchio positivo, che è la funzione della donna, non hanno saputo mostrare il bene e il bello possibile. Se le donne si perdono gli uomini si perdono.
Perdoni se ho osato, le assicuro davvero la preghiera di mio marito Guido, dei nostri quattro figli Tommaso Bernardo Livia e Lavinia e il mio rosario quotidiano, e le chiedo di pregare per noi.
Con affetto e devozione, Costanza Miriano

Il rosario è una garanzia...


La devozione di Papa Francesco per la Madonna ha caratterizzato i primi mesi del suo pontificato.
Maria è la garanzia che si è sulla buona strada: così dicono i santi e i teologi, e così mi dice l’esperienza personale. Quando avevo smesso ogni pratica religiosa il ricordo della Madonna non mi aveva mai lasciato. Ricordo che in un momento di pericolo mi venne spontaneo recitare un’Ave Maria e mi è rimasta la sensazione che Maria mi avesse salvato anche da pericoli di cui non mi ero accorto. Da ragazzo prendevo amabilmente in giro mia zia che recitava il Rosario con mia cugina e, nel bel mezzo della preghiera chiedeva: “Ninì, hai chiuso i polli?” Ninì rispondeva di sì e si riprendeva: “Santa Maria, Madre di Dio…”. Quale fu la gioia di mia zia quando, compiuti i diciotto anni, le chiesi di aspettarmi la sera per dire il Rosario, sotto il cielo blu della notte calabrese mentre l’Orsa Maggiore ci osservava di fronte a noi. Da allora la Madonna non mi ha abbandonato e il giorno in cui arrivo alla sera senza aver recitato il Rosario mi sembra un giorno storto. Se è davvero tardi mi limito a dire alcune Ave Maria e mi propongo di recitarlo bene il giorno dopo. Il Rosario mi piace se non altro perché la Madonna ha dimostrato tante volte di gradirlo ed è un modo di stare con Lei, mia madre, come un bambino sempre più piccolo man mano che passano gli anni. “Se non diventate come bambini non entrerete nel regno dei Cieli” (Mt, 18,3) ha detto Gesù e il conforto dei bambini è la loro mamma.

Papa Francesco c'insegna a fare orazione mentale



Papa Francesco ci sta dedicando una vera direzione spirituale. Ogni suo intervento è occasione per un esame di coscienza. Rifuggire dalla mondanità è uno dei messaggi che ci ha lasciato ad Assisi, intendendo per mondanità mettere il cuore in tutto ciò che è effimero: il successo, il denaro, la sensualità. In questo ritornare su noi stessi per meditare ciò che polarizza la nostra attenzione e intenzione, può essere utile prendere esempio da lui stesso, il Papa. Dove trova la forza per predicare instancabilmente, e anche l’umorismo che gli fa dire alle suore di sorridere ma non come le hostess? Sicuramente la sua ricarica avviene in quell’ora di orazione al mattino e nell’altra ora che dedica nel pomeriggio davanti al Tabernacolo. E’ così che matura nel cristiano la coscienza di stare sulla terra in missione per conto di Dio, così nasce la forza per dar vita alle iniziative che lo Spirito Santo ci prospetta, così viene l’umiltà per dire alla fine della giornata: siamo servi inutili, abbiamo fatto quello che dovevamo. Così si vive con buon umore irradiando gioia attorno a noi. In tal modo tutte le cose brutte che ci circondano, amplificate dai media, non trovano più un’eco nel nostro cuore, siamo noi che illumineremo gli altri con le cose belle che Gesù mette nel cuore: i nostri amici saranno grati a Dio per l’opportunità di averci incontrato. Dedicare tempo all’orazione, al rapporto vivo con Dio. A questo ci spinge il nostro direttore spirituale numero uno: il Santo Padre.

giovedì 3 ottobre 2013

Papa Francesco non riforma solo la curia ma il cuore dei cristiani

 
La formazione politica delle scuole dove abbiamo studiato ha come modello la rivoluzione francese: “tutto e subito” preso con la forza, con le conseguenze che conosciamo. Il Papa è un rivoluzionario che segue un’altra via. Benedetto la indicò parlando a Parigi con gli intellettuali francesi: la grande civiltà europea nacque grazie al lavoro dei monaci medievali che non intendevano fare politica ma cercavano Dio nella preghiera e nel lavoro. Così si costruisce veramente. La grande preghiera di Papa Francesco a Cagliari è in questa direzione: “Signore, ci manca il lavoro, gli idoli vogliono rubarci la dignità, i sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non lasciarci soli. Aiutaci ad aiutarci fra noi perché dimentichiamo un po' l'egoismo e sentiamo nel cuore il “noi”, noi popolo che vuole andare avanti. Signore Gesù cui non mancò il lavoro, dacci il lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro, e benedici tutti noi». Preghiera potente che richiama l’atteggiamento di Pio XII con le braccia verso il cielo dopo il bombardamento di Roma. Papa Francesco è il rivoluzionario vero che vede nel volto di ognuno, anche dei più derelitti, il volto di Gesù. Il Papa ci trasmette la sana inquietudine che ci spinge a pregare con impegno (la preghiera è la forza trainante della storia) e a non accontentarci di quanto facciamo per gli altri. Papa Francesco non sta cambiando solo la curia romana, come piace ai giornali, sta cambiando i cristiani. Sta mettendo Gesù nei nostri cuori.


Papa Francesco educa i giovani alla cultura del servizio


L’insegnamento di Papa Francesco apre le porte alla speranza per i giovani e per gli anziani in un momento in cui la società civile è sull’orlo della disperazione. Sembra che il meccanismo che porta avanti il nostro Paese si stia inceppando mentre i politici appaiono incapaci di fronteggiare la situazione. Divampano polemiche su questioni marginali mentre l’essenziale – casa, pane e lavoro – viene trascurato. I cristiani e coloro che sono attratti dal messaggio del Papa hanno un compito preciso: formare i giovani a grandi responsabilità. Il vangelo di Giovanni ci racconta che Gesù lava i piedi agli apostoli prima dell’ultima cena, in cui si offre come nostro alimento spirituale. Un messaggio chiaro di servizio abnegato e totale. I nostri giovani non devono soggiacere alla cultura egoistica dominante ma devono imparare quello spirito di servizio che già ha dato buoni frutti all’indomani dell’ultima guerra. Una classe politica giovane e determinata ha portato il nostro paese, senza materie prime e a pochi anni dalla distruzione, al quarto posto al mondo per sviluppo economico. Erano persone che abitavano in case modeste (La Pira addirittura in un convento) e non disponevano di denaro a proprio vantaggio. Crearono una classe media che non esisteva prima della guerra e possibilità per tutti di accesso alla cultura. Furono ostacolati e bersagliati ma oggi ne sentiamo la mancanza. I giovani che vogliono seguire Papa Francesco devono studiare, lavorare e servire. E noi li dobbiamo aiutare.



mercoledì 18 settembre 2013

Il nuovo millennio sarà costruito dagli sposi cristiani


La nuova umanità che Papa Francesco sta promuovendo, in linea con Giovanni Paolo II e Benedetto, passa attraverso il matrimonio cristiano. Non avevo mai notato che Giovanni nel suo vangelo enumera i giorni dopo il battesimo di Gesù. Nei primi due Gesù fa conoscenza con i primi apostoli, nel terzo giorno partecipa al matrimonio di Cana dove trasforma l’acqua in vino. L’acqua che diventa vino è la conseguenza dell’incontro con Gesù: l’acqua sta per la nostra umanità e il vino per la divinità, come dice il sacerdote nell’offertorio della Messa. La Provvidenza ha scelto la festa di nozze per questo “segno”. Nell’ultima cena Gesù dichiara “amici” i suoi apostoli perché  “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.” (Gv 15,12). Il comandamento dell’amicizia è il vertice della divinizzazione che Gesù opera in noi e questo vale soprattutto nel matrimonio. Gli sposi devono imparare ad essere amici. L’amico ti accetta così come sei, ti corregge ma non perde mai la stima per te. “Gareggiate nello stimarvi” esorta San Paolo (Rm 12,10). Che tesoro sono gli sposi che si stimano fra loro, accettano i reciproci difetti e sono amici! L’educazione dei figli è assicurata. Gli sposi cristiani devono avere il carattere forte per contrastare la cultura dominante e solo Gesù può dar loro la forza di amarsi fino in fondo. Il nuovo millennio sarà costruito dagli sposi cristiani.



mercoledì 11 settembre 2013

La lobby finanziaria che regge il mondo non ha simpatia per la Chiesa Cattolica


La lobby finanziaria che regge il mondo non ha simpatia per la Chiesa Cattolica e usa lo strumento della comunicazione per una continua opera di denigrazione. Basti pensare all’opposizione alla guerra in Iraq di Giovanni Paolo II (YouTube: mai più la guerra!) e all’attuale presa di posizione di Papa Francesco sull’attacco alla Siria per rendersi conto che i cattolici sono dei rompiscatole per i guerrafondai e per chi regge l’economia mondiale. La comunicazione oggi è come gli eserciti dell’800: con lo strumento della diffamazione può conquistare territori, arrestare (isolare) le persone e anche moralmente ucciderle. Per ora Papa Francesco con la creatività propria degli uomini di preghiera si è reso inattaccabile e vedremo quanto durerà questa apparente quiete, ma continua l’azione di chi usa il pretesto dei preti pedofili, dello Ior e del Vatileaks per presentare al mondo la curia romana come un covo di malfattori. I cattolici devono essere diffidenti rispetto ai grandi mezzi di comunicazione pilotati dalla lobby. Occorre dare ad ogni cosa il suo peso e non farsi sedurre dalla manipolazione mediatica. Ad esempio non è giusto che il Cardinal Bertone esca di scena salutato da una salve d’improperi. Chi lo conosce sa che ha servito fedelmente il Papa e che, grazie a lui, Benedetto ha potuto trovare le energie per confermare la fede dei cattolici: cosa più importante delle beghe curiali. In questi anni si è fatto un buon lavoro. Perciò prego per il Cardinal Bertone e lo ringrazio.


domenica 1 settembre 2013

Giovanni Paolo II e il Tabernacolo

 Sono in Sicilia ed è con me un sorridente signore che ha avuto la fortuna di accompagnare spesso Giovanni Paolo II nelle sue sortite in Abruzzo, assieme agli uomini della sicurezza. Ha episodi da raccontare. Una volta, in piena notte, il mio amico si accorge che è mancata la corrente elettrica e va a smanettare sul quadro di controllo. Avverte dietro di sé un’ombra che passa e una voce inconfondibile: “non sono un fantasma, sono il Papa”. Erano le quattro del mattino. Dopo, la spiegazione: “Vado da Lui. Io non chiedo di essere aiutato a fare quello che decido io, vado a chiederGli cosa devo fare, perché è Lui che mi ha messo qui”. Un episodio che fa riflettere. Il Papa si rendeva conto di cosa pensassero gli altri e li preveniva con buon umore: non sono un fantasma… E poi subito la confidenza che fa bene, il racconto su come pregava. Interessante questo modo di vivere la cosiddetta grazia di stato: se mi hai messo qui, dimmi tu cosa devo fare. Nessuno di noi è il papa e non abbiamo il diritto di pretendere istruzioni, come fa il vicario di Cristo. Ma ognuno di noi ha delle responsabilità e non sa come farvi fronte in modo completo. Ecco il consiglio del Papa: non devo chiedere aiuto per realizzare ciò che desidero, devo chiedere cosa vuole Lui che io faccia. Questo piccolo episodio mi aiuta tanto. Non posso essere un vero cristiano se non sosto davanti al Tabernacolo ad ascoltare. Che fretta sciocca quella che m’impedisce d’investire il mio tempo migliore davanti a Lui!

martedì 27 agosto 2013

Un preghiera a Maria Regina


Il 22 agosto una persona mi ha chiesto una preghiera speciale. Era la festa di Maria Regina e ho composto questa:

Maria, madre e regina mia,

 dammi la felicità di saper amare. Soprattutto quelli che sono vicino a me, malgrado i loro difetti e grazie ai loro difetti. Perché questa è la vera felicità: saper voler bene. Questa è la mia vocazione, a cui mi chiami col tuo esempio.

 dammi la forza di essere buono. Le cattiverie mie e altrui sono conseguenza della debolezza. Con la tua forza saprò essere buono, sereno e comprensivo.

 dammi la serenità di vedere in ogni avvenimento, anche doloroso, la mano della Provvidenza e la forza redentrice della sofferenza. Ricordami che ogni dolore ha un valore fecondo quando è unito alle sofferenze di tuo Figlio.

 difendimi dalla tristezza, che è l'alleata del nemico, e aiutami a essere fonte di gioia e ottimismo per quelli che mi stanno attorno.

 Ti bacio caramente come tuo figlio piccolo, stammi vicino. Ogni mia preghiera e azione cominci con te e finisca con te.


lunedì 12 agosto 2013

La mia guida è Maria

Da un po’ di tempo torno a pensare che la mia vita, come la vita di ognuno, è stata un susseguirsi di doni. Il primo dono è l’essere nato, poi l’affetto dei genitori e la loro cura, durata anni, per la crescita e l’educazione. Poi penso al dono della capacità di amare, il dono della bellezza attorno a me che richiama la bellezza dentro di me: l’aria, il mare, tutta la natura e così via. Le cose più belle della vita sono un dono, gratuite. Il dono per eccellenza è Gesù, che mi apre la strada, entra dentro di me, mi dà un modo bello e giusto di vivere e dà un senso alla stanchezza e alle sofferenze. Il dono più dolce è quello di Maria. Da Maria mi sento capito e accolto. Mi sento in confidenza. Mia madre non era oppressiva ed era in confidenza con me: io capivo lei e lei capiva me; c’era un’unità che non aveva bisogno di parole. Ora mia madre mi segue dal Paradiso ma non mi sento orfano. Sento che Maria è ancora più mia madre. Non mi giudica, ha una pazienza infinita. Genera in me Gesù anche se sono piccolo. Sono un suo figlio unico. Questa è una caratteristica divina: per Dio siamo tutti figli unici. E anche in po’ viziati, come il figliol prodigo. Maria è sempre pronta, ottimista, sempre contenta di essere interpellata. E’ assunta in cielo per me, per noi: mi segue col cuore umano, come umano è il cuore di Gesù. Sento che mi ha evitato occasioni e ostacoli che potevano perdermi. Con lei l’impegno duro diventa facile e umano. Diceva San Josemaría: a Gesù si va, e si torna, per Maria.


giovedì 8 agosto 2013

I diktat della cultura dominante e la vera soluzione

                       Una foto scattata in Francia durante la manifestazione per la famiglia
 
Le dittature non hanno il senso del ridicolo. Mussolini affermò che, se in Italia ci fosse stato un calo delle nascite come in Francia, avrebbe preso delle “decisioni immediate, draconiane”. Non si riesce a immaginare quali decisioni poteva prendere. Hitler, che sosteneva la superiorità della razza ariana – pelle bianca, capelli biondi – dovette assistere al trionfo del nero Jesse Owens, vincitore di 4 medaglie d’oro alle Olimpiadi del ‘36. Il muro di Berlino, innalzato dai comunisti, è crollato nel tripudio generale. Oggi è la volta di nostri parlamentari che definiscono “urgente” la legge contro l’omofobia. Come se non bastassero le leggi vigenti a protezione della persona e soprattutto come se non ci fossero questioni davvero urgenti: la ripresa che non arriva, la disoccupazione giovanile, la disperazione dei licenziati, la burocrazia soffocante, un fisco aggressivo e inconcludente, e non mancano le file di poveri attorno ai cassonetti per cercare il cibo invenduto dai ristoranti. In pieno agosto soffocante i rappresentanti del popolo devono legiferare sull’omofobia. Il diktat della lobby internazionale dominante ci costringe a quest’assurdità. E’ giusto e doveroso protestare pubblicamente ma, come ha detto il Papa nell’Angelus dopo la GMG, il futuro sta nella santificazione della vita quotidiana. Gesù ha detto che i suoi discepoli sono il sale della terra. A me tocca essere sale utilizzando il clima disteso dell’estate per pregare, dedicarmi agli altri, approfondire il Vangelo.

sabato 3 agosto 2013

Papa Francesco leader mondiale


 La GMG di Rio ci ha lasciato il ricordo di una manifestazione allestita con una magnifica coreografia addolcita dal senso musicale dei brasiliani e dall’uso sapiente della musica: basta ricordare l’adagio di Albinoni durante l’ultima stazione della Via Crucis cantato da un coro coinvolgente. Non solo un bel ricordo, ma una nostalgia – saudade – di quella gente e di quei luoghi. Nello stesso tempo, anche se i giornali faticano a riconoscerlo, Papa Francesco si è imposto come leader mondiale. Un capo di una rivoluzione pacifica ma potente. Francesco ha la capacità di unire i toni di una fede intimamente vissuta, che conosce l’unione personale col Dio Padre, ai toni del condottiero che spinge alla battaglia: basta con i giovani che non conoscono la dignità del lavoro, basta con i vecchi emarginati dal vivere civile, condotti ad un’eutanasia morale. Invece in piedi! A combattere! Il discorso agli argentini ha lasciato col fiato sospeso. Il primo equipaggiamento per la battaglia – ha ricordato il Papa – sta nella risposta di Madre Teresa. Alla domanda su come costruire una civiltà più giusta e su cosa doveva cambiare nella Chiesa, rispose: “tu ed io”. Il Papa scherzando dice che l’umiltà è l’astuzia di Dio. In realtà vuol dirci che è l’intelligenza di Dio. L’umiltà è la verità che consente di appoggiarsi alla forza della fede per restaurare, come San Francesco, la Chiesa e la società intera. Grazie o mio Dio per questo Papa e aiutami a rispondere con fede e coraggio personale ai suoi inviti.


giovedì 25 luglio 2013

Il Papa forma un popolo


Il settimanale americano Time ha dedicato a Papa Francesco la copertina. The people’s Pope – si legge - il Papa della gente. Le giornate della gioventù confermano. Questo Papa è un leader, come Gesù. Parla al cuore di ognuno: parla di Dio e gli insegna ad essere misericordioso. Il Papa forma un popolo che sa amare. Contemporaneamente, la crisi scoppiata nel 2008, dovuta all’avidità di guadagno ad ogni costo, sta svelando il volto più amaro, depredando i paesi con maggior debito pubblico. I ricchi, grazie alla deregulation di marca Reagan e Thatcher, diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. La solidarietà sociale cede il posto alla legge della jungla. In tutto il mondo la classe media sta sparendo, lasciando i ricchi al vertice e i poveri in basso. Accade anche nei paesi di nuova prosperità come Cina, Russia, e nel Brasile dove il Papa si trova in questi giorni. La Giornata Mondiale della Gioventù assume quest’anno una connotazione da enciclica sociale. Il Papa, oltre alla visita alla Madonna Aparecida, ha fatto aggiungere la visita alle favelas e gli incontri con i carcerati. I giovani vengono spronati ad una fede operativa, com’è sempre la vera fede. E’ come se la Provvidenza ci facesse capire qual è lo stile di Mammona e quello di Dio, e le conseguenze che ne derivano. Ci manda un uomo provvidenziale capace di far scaturire dal cuore degli uomini le energie necessarie per salvare l’umanità dall’abbrutimento. Capisco che devo pregare sempre più per il Papa.



giovedì 18 luglio 2013

Il Papa parla del vangelo. Le questioni legislative riguardano i cristiani.


Luigi Accattoli ha fatto notare sul Corriere della sera che Papa Francesco evita di parlare delle questioni legislative cosiddette “irrinunciabili”: la legislazione sul matrimonio, aborto, scuola non statale, eutanasia e così via. Il Papa parla e agisce con radicalità evangelica: i suoi discorsi invitano alla generosità senza ipocrisie e sono costellati di parabole come quelle che i vangeli ci riportano secondo i discorsi di Gesù. Il suo comportamento è proprio di colui che non ha dove posare il capo: come Gesù si ferma a confortare chi soffre, anche se si tratta di samaritani cioè di persone che hanno un diverso credo religioso, corre dagli ammalati e i prigionieri, scansa gli incontri mondani. Mi sembra che l’intenzione del Papa sia quella di lasciare a me, che sono un cittadino cristiano, il compito di adoperarmi perché la società sia retta da leggi rispettose della dignità umana, mentre lui, il Papa, si è assunto il compito di annunciare in modo trasparente e fedele il messaggio di Gesù. E’ su quel messaggio che si è fondata la civiltà armonica e rispettosa dell’uomo di cui ancora oggi, malgrado tutto, godiamo i benefici: è la civiltà che conta gli anni dalla nascita di Cristo. Il Papa va all’essenziale, perciò le sue parole e il suo comportamento sono così evocativi del fascino di Gesù. Senza quel fascino non si costruisce niente. Se è vero che devo esigere una legislazione giusta dallo stato, è vero anche che devo ringraziare il Papa per la nuova primavera della Chiesa.


domenica 7 luglio 2013

La vittoria della fede



Sembra una scena apocalittica. Da una parte gli organi di stampa internazionali si accaniscono contro i presunti scandali della Chiesa Cattolica mentre dall’altra emergono figure luminose come Papa Francesco e Benedetto, si prospetta la prossima canonizzazione di Giovanni Paolo II e Papa Giovanni, e ci viene donata un’enciclica che è una sintesi viva della nostra fede. E’ come se il demonio si accanisse a gettare fango mentre emergono queste poderose figure ed eventi carichi di luce. E’ come se la Provvidenza ci dicesse che i tempi duri stanno finendo e che la fede in Dio e il buon senso sono sul punto di trionfare. Il traguardo non è vicino ma è raggiungibile. A me spetta contemplare l’esempio e ascoltare le parole di Papa Francesco. Devo rendermi conto che la mia amicizia con Gesù deve rafforzarsi e diventare più operativa. Devo rompere gli schemi in cui sto vivendo come Francesco sta rompendo quelli papali. La visita a Lampedusa è un richiamo per me. Devo tagliare tutto ciò che è frivolo e inutile. Devo andare al sodo e dedicarmi ai miei compiti senza troppe vacanze, come fa il Papa. Lo ha detto chiaramente: occorre che i cristiani abbiano un cuore di padre e di madre, se no non va. Lo Spirito Santo soffia in questa direzione: restituire agli uomini il cuore, reso arido da un materialismo eccessivo, assieme alla gioia e al sorriso di chi pensa agli altri e non a se stesso, di chi trova la sua forza davanti al Tabernacolo, di chi lavora per amore. Maria c’insegna la strada.