martedì 17 maggio 2011
sabato 14 maggio 2011
lunedì 25 aprile 2011
domenica 10 aprile 2011
mercoledì 16 marzo 2011
mercoledì 9 marzo 2011
Intervista a Zenit dell'8 marzo 2011
Inizio modulo
Intervista a Giuseppe Corigliano, portavoce in Italia dell’Opus Dei
di Marialuisa Viglione
ROMA, martedì, 8 marzo 2011 (ZENIT.org).- A parlare di Paradiso agli uomini di oggi con termini contemporanei è Giuseppe Corigliano, portavoce in Italia dell’Opus Dei, nel libro edito da Mondadori “Preferisco il Paradiso”. Uscito quattro mesi fa è già alla quinta edizione. Il titolo è la risposta di Filippo Neri a chi gli offriva il cardinalato. In effetti l'ingegnere-scrittore vuole proprio sottolineare quanto la felicità, tipica dell'innamorato, avvicini all’esperienza del Cielo e sia un'esperienza di gran lunga superiore a qualsiasi altra. “Il Paradiso non è un posto, è uno stato, una condizione in cui ci troveremo alla fine della vita. E si sperimenta già in terra quando si ama”.
Un vademecum per la felicità, un aiuto per essere buoni cristiani con allegria anche nelle avversità, scritto con chiarezza per tutti, in riferimento al Nuovo e all’Antico Testamento. “Ho voluto spiegare cos’è l'Antico Testamento perché c'è chi pensa che sia il testamento del bisnonno”.
Come si arriva in Paradiso?
Corigliano: Chi sa trovare la felicità qui sulla terra è sulla buona strada per arrivare al Paradiso. La chiave è l’amore, l’essere innamorati.
Un successo parlare del Paradiso agli uomini del terzo millennio, ingegner Corigliano, come se lo spiega?
Corigliano: Molti hanno bisogno di sentir parlare di Dio e di cosa c’è dopo la morte. Sono rimasto impressionato dalla sete di Dio che ho trovato in tante persone. Anche nei luoghi della laicità, come nella sede del Corriere della Sera. A presentare il mio lavoro sono stati il direttore De Bortoli e un azionista di spicco, Tronchetti Provera, con cui è nata un’amicizia.
Lei ha girato l’Italia per presentare il libro. È piaciuto anche ai non cattolici?
Corigliano: Sì, anche a quelli lontani da Dio. Lo stesso Corrado Augias, che si dichiara non credente, ha detto che il libro gli ha dato serenità. Del resto, ho scritto pensando soprattutto a quelli che non conoscono Dio.
In effetti prende a prestito termini anche da altri mondi, come quello della moda. Nel libro parla della griffe dei cristiani.
Corigliano: Sì. Dice Gesù: da questo vi riconosceranno. Dal come sapete volervi bene. E’ un distintivo, una griffe.
San Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, è un maestro in questo.
Corigliano: Da lui ho imparato molto, infatti ho citato le sue opere tra cui Cammino. Lui è stato un modello, ci ha insegnato a voler bene, ed è un’arte.
Come nasce l’idea di scrivere sul Paradiso?
Corigliano: Premetto che non è un’opera rigorosa. C’è il catechismo per questo. È un approccio diverso, per aiutare con un linguaggio che raggiunge tutti ad essere già felici qui, anticipo del Paradiso.
Ma cosa sappiamo del Paradiso?
Corigliano: Le immagini di Gesù sono felici. Parla di banchetto, di brindisi. Poi c’è san Paolo che c’è stato e ha visto cose indicibili, che né occhio vide né orecchio udì.
Comunica con grande facilità e si legge molto volentieri, pur essendo argomenti profondi che toccano il centro della vita.
Corigliano: I santi sono attraenti. Penso a san Josemaría, a Giovanni Paolo II che cantava la Morenita come inno alla Madonna. È negativo che si parli di Dio in modo afflittivo.
Come ha scoperto questo nuovo modo di vivere la fede?
Corigliano: La grande scoperta è stata che Dio non è un controllore-contabile, che il comandamento nuovo non è essere casto o colto, ma saper voler bene.
E per fare questo?
Corigliano: Non basta il buon carattere, occorre vivere come piccoli figli di Dio. E più si è piccoli, più la vita è serena. Dio è un papà e questo ci dà uno stile di vita, fatto di abbandono.
Affronta il peccato originale e l’indignazione.
Corigliano: Proprio perché la nostra è una natura ferita, ci vuole pazienza con se stessi e con gli altri. Non indignarsi. Oggi va di moda indignarsi, ci sono intere collane di libri. Ed è un concetto molto pericoloso, perché sottintende la perfezione, che non è di questo mondo.
Renzo Arbore si è interessato al libro.
Corigliano: Mi ha chiamato dopo la mia partecipazione a Matrix, incuriosito per quello che dissi sulla casa del Padre. Avevo detto che ho cambiato molte case, ma quando torno a casa di mio nonno in Calabria, mi stendo sul letto e guardo il lampadario primi Novecento, e mi sento a casa. Il Paradiso è così, è la patria, la casa del Padre dove il cuore riposa.
Per vivere bene basta sapere che Dio esiste?
Corigliano: Non è importante solo la scoperta intellettuale. Se non si ha un rapporto esistenziale con Dio, se non si è amici di Dio non è sufficiente. Anche il demonio sa che Dio esiste. Come i bambini hanno un’intimità con i genitori, così noi con Dio.
In due parole, il suo libro.
Corigliano: Una parabola e un episodio. Il figliol prodigo. Il padre lo vede da lontano. Quindi lo aspettava sul terrazzo. Non gli dà un vestito ma il vestito più bello, e non un vitello grasso, ma il vitello grasso. E fa festa, con l’idea dell’allegria.
E l’episodio del fariseo e della peccatrice. “Non sa che tipo di donna gli sta ai piedi”. E Gesù risponde: “Tu non mi hai dato il bacio e lei non smette di baciarmi i piedi. Non mi hai dato l’acqua per i piedi e questa mi lava i piedi con le lacrime”. Alla rigidità del fariseo si contrappone la grandezza di questa donna.
Si tratta di due confessioni. “ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono più degno di entrare in questa casa”, dice il figliol prodigo. E la peccatrice piange su se stessa per i peccati. E c’è il perdono.
mercoledì 2 marzo 2011
venerdì 18 febbraio 2011
Giuliano Ferrara e Susanna Tamaro presentano "Preferisco il Paradiso" di Pippo Corigliano
Il 19 novembre 2010 Giuliano Ferrara, Susanna Tamaro, Mons. Luis Clavell hanno presentato a Roma il libro "Preferisco il Paradiso" Ed. Mondadori di Pippo Corigliano. Sintesi dell'evento.
venerdì 11 febbraio 2011
giovedì 10 febbraio 2011
mercoledì 26 gennaio 2011
martedì 25 gennaio 2011
martedì 4 gennaio 2011
lunedì 27 dicembre 2010
venerdì 3 dicembre 2010
Intervista a Tv2000

I giovani preferiscono il Paradiso
di Luigi Ferraiuolo, da "La compagnia del libro" di Tv2000, 3.12.10
Sarà stato l’effetto telecamera o l’innata simpatia che sprigiona il portavoce italiano dell’Opus Dei: sempre con il sorriso sulle labbra e la battuta partenopea – è un napoletano verace – a portata degli amici. Corigliano aveva appena finito di raccontare – come scrive nel libro – che spesso si sente come i fratelli Blues: Jake ed Elwood, i due protagonisti di “The Blues Brothers”, in missione per conto di Dio per salvare dal famelico ufficio delle tasse dello Stato il collegio in cui sono nati e cresciuti in Illinois, negli Usa. E la citazione del film di John Landis non è casuale.
Il libro di Corigliano, contrariamente all’idea che può emanare il tema – da molti laici considerato di difficile approccio – è invece semplice e affascinante. Perché spiega la vita eterna, la resurrezione, il paradiso, la gioia di vivere e tanto altro utilizzando aneddoti e insegnamenti di vita quotidiana. E per farlo non disdegna di usare una vera e propria colonna sonora e cinematografica che accompagna tutto il libro. Da quando racconta che il cuore è al centro della vita delle persone a quando parla dell’amore fra persone, citando Claudio Baglioni e Ornella Vanoni, ma anche Nada e Patty Pravo o una canzone popolare latino americana molto amata da Giovanni Paolo II: “La bella morenita”. Oppure quando evoca per il giardino dell’Eden il girotondo finale di “Otto e mezzo”. E anche quando cita i Padri della Chiesa o i santi che hanno fatto storia lo fa in maniera lieve – quasi alla Calvino – ma appassionata. Ed è proprio la passione la chiave di volta del libro di Pippo Corigliano. Dopo gli appunti di viaggio sulla sua esperienza di comunicatore nell’Opus Dei, infatti, l’ingegnere napoletano in “Preferisco il Paradiso” comunica al lettore una grande passione. Per Dio, per la vita, per il creato, per l’uomo, per l’amore. Forse la stessa ineguagliabile passione che ha ricevuto dai suoi maestri, come Escrivà de Balaguer, ma anche dalle tante letture appassionate compiute in tanti anni. E non ha paura a dire che molte cose non le aveva capite. Le ha comprese con il tempo, come la semplice devozione per il Cuore di Gesù, o quelle per i pensieri ultimi della vita di un cristiano.
Mentre, infatti, dell’inferno e del purgatorio si discute spesso e talvolta a sproposito, del Paradiso e di ciò che ci attende dopo la vita terrena si parla poco e male.
E, invece, mai come oggi, l’uomo ha bisogno di sentirsi dire che il Paradiso c’è e ci sta aspettando. Argomenti come la fede, la vita interiore dopo la morte e l’esistenza di un aldilà dove possa inverarsi l’atteggiamento del buon cristiano di fronte al mondo diventano elementi di riflessione positiva da applicarsi alla vita quotidiana, sia che si parli di amicizia, di amore, di lavoro o di affetti verso il prossimo. Un libro stimolante e pieno di fiducia nelle virtù dell’uomo, per conquistare il paradiso.
“Dio non è solo creatore, è anche creativo – sottolinea Corigliano - Dio è un artista e le opere d’arte non stancano né annoiano. Se il Signore non annoia non si capisce perché devono essere noiosi quelli che parlano di Lui. Se sono noiosi è perché ne sanno poco. Perciò i santi erano affascinanti: avevano dimestichezza con Lui, vivevano con Lui.”
martedì 30 novembre 2010
giovedì 25 novembre 2010
sabato 20 novembre 2010
venerdì 19 novembre 2010
giovedì 18 novembre 2010
mercoledì 17 novembre 2010
Intervista alla Libreria Coletti
La recensione al libro della libreria Coletti:
L'uomo moderno, oggi fugge dinnanzi all'idea della morte; come evento naturale, da una parte, viene mistificato e scongiurato, dall'altra viene banalizzato tramite la sua “diffusione” nelle serie televisive e nella letteratura più leggera. Nella quotidianità si nasconde il concetto di morte intesa come drastica fine, ma diviene normale mascherare i più piccoli da scheletri, streghe, zombi e quant'altro.
L'attuale dicotomia tra la vita ed i costumi della società viene scossa dalla semplice esposizione di realtà superne che troviamo nel libro di Pippo Corigliano, “Preferisco il Paradiso. La vita eterna: com'è e come arrivarci”, Edizioni Mondadori. In un certo senso questo agile volume costituisce quasi una biografia spirituale dell'autore in cui egli raccoglie e testimonia l'esperienza travolgente del messaggio cristiano.
Per coloro che si accostano a questo testo forse è importante ribadire un aspetto della scrittura di Pippo Corigliano: si ha subito l'impressione di un comporre solare, ricco di espressioni capaci di risvegliare l'aspetto più bello e contagioso del cristianesimo. Un continuo riferimento all'amore nella sua accezione più alta costituisce nella trama un filo rosso che bisogna seguire continuamente per poter gustare le profondità di riflessione che si sviluppano nel corso del testo. Stupisce che il nostro citi con tranquillità Ornella Vanoni e sant'Agostino, testi napoletani e stralci del magistero pontificio di Benedetto XVI. L'impressione è quella di una fede che abbraccia ogni aspetto dell'umano divenire senza per questo intaccare il rispetto per la sacralità del Depositum Fidei.
Intorno al tema principale che è quello della vita eterna, Pippo Corigliano ne articola altri che ad esso conducono: il discorso sui “novissimi”, la tipologia della vita presente in rapporto alla vita futura, il giudizio, la grazia ed il perdono e così via.
Una costante piacevolissima è data...dal Vangelo. Egli cita con abbondanza i testi evangelici come pietre angolari della sua spiritualità. La freschezza che si evince dalle poche parole di commento ai testi permettono al lettore di percepire come e quanto il Vangelo, il rapporto e la frequentazione del Cristo, siano la chiave di volta di una vita autenticamente cristiana, lontana dai luoghi comuni o dagli schemi precostituiti “in negativo”. Corigliano guarda la fede nel suo aspetto trasfigurante, positivo e reale spingendo i lettori a fare lo stesso.
L'esposizione dell'autore procede in compagnia di un altro gigante: san Paolo. La forza della coerenza di fede e della missione dell'Apostolo dei Gentili riempie il libro delle note vigorose cui siamo abituati nella frequentazione della letteratura paolina.
Virgilio, lo duca mio, accompagna Dante nel viaggio / visione nell'oltremondo; Corigliano è accompagnato da san Josemaría Escrivá. Come lui stesso ammette, proprio il fondatore dell'Opus Dei è stato colui che gli ha permesso di addentrarsi in un cristianesimo autentico e vitale.
Leggere Pippo Corigliano è facile ed il tutto è di immediata comprensione; un testo adatto a chiunque sia interessato a capire ed a sperimentare che il cristianesimo non appaga il naturale desiderio antropologico dell'ultraterreno, il cristianesimo realizza la partecipazione vera alla vita divina in cui siamo stati introdotti dal sacrificio redentivo di Cristo Signore.
Francesco Bonomo
lunedì 8 novembre 2010
Intervista a CittàNuova
di Maddalena Maltese, 08 Novembre 2010
Pippo Corigliano, portavoce dell’Opus dei, si è scoperto scrittore grazie all’autore del Codice da Vinci. Lo abbiamo intervistato sul suo ultimo libro, che verrà presentato a Roma il 19 novembre.
Preferisco il Paradiso è il titolo scelto da Pippo corigliano per il suo ultimo libro, a cura delle edizioni Mondadori. Ingegnere navale, portavoce dell’Opus Dei per oltre vent’anni, dopo il successo Un lavoro soprannaturale. La mia vita nell’Opus Dei si è cimentato su un argomento teologico, non certamente popolare, anche se il tema dell’aldilà è tornato a riempire le pagine dei quotidiani, le librerie e anche le sale cinematografiche.
Lo abbiamo raggiunto per un’intervista, in attesa della presentazione romana del libro, il prossimo 19 novembre.
Come le è venuta l’idea di un libro sul Paradiso?
«Parlando con Leonardo Mondadori che, prima di morire, mi ha confidato la necessità di un libro che descrivesse la fine della vita e il paradiso. Mi dirà che c’è già il catechismo, ma è schematico, è più un libro di consulatazione, mentre invece occorreva cogliere gli elementi di colore. E poi c'è stato il caso Dan Brown che mi ha spinto a diventare scrittore».
Mi spieghi meglio. Cosa è successo?
«I media sono interessati a politica, economia, cronaca e frivolezze. Chi porta un messaggio soprannaturale e si occupa di cose spirituali non trova spazio o viene ignorato o mistificato come il caso dell’Opus Dei: alcuni media ne hanno fatto un fantasma. Dan Brown con la sua parodia grottesca, che ha reso un monaco dell’Opus Dei – fra l’altro una categoria non presente nella nostra struttura – un assassino, ha attirato l’attenzione sull’argomento e mi ha dato occasione di approfondire l’aspetto religioso anche attraverso i media. Il mio primo libro non sarebbe uscito se la Mondadori non me l’avesse chiesto. Io avevo proposto due americani più preparati. Mi è stato risposto fallo tu. La mia vocazione di scrittore quindi è unicamente dovuta a Dan Brown».
Ritorniamo però all’ultimo lavoro. L’argomento del Paradiso non potrebbe risultare ostico?
«Sulla vita eterna bisogna fare libri che non ci sono, mi è stato detto. A volte se ne parla a sproposito e secondo fonti cattoliche se ne parla poco. Il mio è un testo divulgativo, divertente digeribile, né da predica né troppo teologico. Ho dovuto ricorrere a citazioni bibliche all’inizio per far entrare il lettore, ma poi le ho mescolate a fatti di vita vissuta e anche a canzoni. Ad esempio la Vanoni quando canta “stare qui ha il sapore dell’eternità”. L’amore umano è segno dell’amore divino. Benedetto XVI stesso ha detto che quando uno fa l’esperienza di un grande amore, fa un’esperienza di redenzione. Questo perché Dio è amore, un’identità sostanziale e non solo un’analogia. Questa è stata la chiave per provare a capire il Paradiso».
Preferisco il Paradiso è una citazione di san Filippo Neri. Meglio lassù che quaggiù?
«San Filippo Neri lo disse quando gli proposero di diventare cardinale. Per me è diverso. Ho pensato visto che si dicono tante sciocchezze sulla vita eterna allora preferisco il paradiso, ma quello che racconta Gesù. Non c’è fuga alcuna da quaggiù. Soltanto avendo presente il paradiso, uno può vivere pienamente le cose umane, anzi le vede come trailer del paradiso, anticipazioni. L’uomo vive una vita umana in rapporto con Dio, altrimenti è una vita animale. Se uno vive in paradiso sa apprezzare i piccoli paradisi sulla terra: i cioccolatini, la veduta di Capri, un panorama».
Un ingegnere che si occupa di teologia non è comune…
«Per fortuna abbiamo esempi negli Atti degli apostoli. Le spiego: quando Apollo, intellettuale, conosce il cristianesimo, lo formerà una famiglia, Aquila e Priscilla. Ora i laici sono formati in tal maniera che trasmettono loro la fede, perché sono abituati ad un linguaggio comune, popolare».
Allora basta una buona comunicazione per far digerire anche argomenti non proprio semplici come quelli dell’aldilà?
«Non è questione di linguaggio solamente: è una questione di fede. Se ci credi sei convincente. Se sei quello che scrivi fai bene, se non sei, non fai niente. Se ti affidi alla grazia di Dio fai l’esperienza di essere un bambino piccolo che malgrado tutto prova a far capire suo padre. L’argomento del Paradiso è più che mai attuale, basta vedere quante pagine i quotidiani hanno riservato all’ultimo film di Clint Eastwood che parla proprio del Paradiso».
All’ultima pagina del suo libro, cosa dovrebbe fare il lettore?
«Sentire il desiderio di avere un rapporto personale con Dio e con Gesù. Questo è lo scopo di quanto ho scritto. Dovrebbe capire che nella vita l’essenziale è l’amore, il resto è corollario. Se poi si andasse a confessare, sarebbe questo il vero successo del libro e non tanto la tiratura».
Pippo Corigliano, portavoce dell’Opus dei, si è scoperto scrittore grazie all’autore del Codice da Vinci. Lo abbiamo intervistato sul suo ultimo libro, che verrà presentato a Roma il 19 novembre.
Preferisco il Paradiso è il titolo scelto da Pippo corigliano per il suo ultimo libro, a cura delle edizioni Mondadori. Ingegnere navale, portavoce dell’Opus Dei per oltre vent’anni, dopo il successo Un lavoro soprannaturale. La mia vita nell’Opus Dei si è cimentato su un argomento teologico, non certamente popolare, anche se il tema dell’aldilà è tornato a riempire le pagine dei quotidiani, le librerie e anche le sale cinematografiche.
Lo abbiamo raggiunto per un’intervista, in attesa della presentazione romana del libro, il prossimo 19 novembre.
Come le è venuta l’idea di un libro sul Paradiso?
«Parlando con Leonardo Mondadori che, prima di morire, mi ha confidato la necessità di un libro che descrivesse la fine della vita e il paradiso. Mi dirà che c’è già il catechismo, ma è schematico, è più un libro di consulatazione, mentre invece occorreva cogliere gli elementi di colore. E poi c'è stato il caso Dan Brown che mi ha spinto a diventare scrittore».
Mi spieghi meglio. Cosa è successo?
«I media sono interessati a politica, economia, cronaca e frivolezze. Chi porta un messaggio soprannaturale e si occupa di cose spirituali non trova spazio o viene ignorato o mistificato come il caso dell’Opus Dei: alcuni media ne hanno fatto un fantasma. Dan Brown con la sua parodia grottesca, che ha reso un monaco dell’Opus Dei – fra l’altro una categoria non presente nella nostra struttura – un assassino, ha attirato l’attenzione sull’argomento e mi ha dato occasione di approfondire l’aspetto religioso anche attraverso i media. Il mio primo libro non sarebbe uscito se la Mondadori non me l’avesse chiesto. Io avevo proposto due americani più preparati. Mi è stato risposto fallo tu. La mia vocazione di scrittore quindi è unicamente dovuta a Dan Brown».
Ritorniamo però all’ultimo lavoro. L’argomento del Paradiso non potrebbe risultare ostico?
«Sulla vita eterna bisogna fare libri che non ci sono, mi è stato detto. A volte se ne parla a sproposito e secondo fonti cattoliche se ne parla poco. Il mio è un testo divulgativo, divertente digeribile, né da predica né troppo teologico. Ho dovuto ricorrere a citazioni bibliche all’inizio per far entrare il lettore, ma poi le ho mescolate a fatti di vita vissuta e anche a canzoni. Ad esempio la Vanoni quando canta “stare qui ha il sapore dell’eternità”. L’amore umano è segno dell’amore divino. Benedetto XVI stesso ha detto che quando uno fa l’esperienza di un grande amore, fa un’esperienza di redenzione. Questo perché Dio è amore, un’identità sostanziale e non solo un’analogia. Questa è stata la chiave per provare a capire il Paradiso».
Preferisco il Paradiso è una citazione di san Filippo Neri. Meglio lassù che quaggiù?
«San Filippo Neri lo disse quando gli proposero di diventare cardinale. Per me è diverso. Ho pensato visto che si dicono tante sciocchezze sulla vita eterna allora preferisco il paradiso, ma quello che racconta Gesù. Non c’è fuga alcuna da quaggiù. Soltanto avendo presente il paradiso, uno può vivere pienamente le cose umane, anzi le vede come trailer del paradiso, anticipazioni. L’uomo vive una vita umana in rapporto con Dio, altrimenti è una vita animale. Se uno vive in paradiso sa apprezzare i piccoli paradisi sulla terra: i cioccolatini, la veduta di Capri, un panorama».
Un ingegnere che si occupa di teologia non è comune…
«Per fortuna abbiamo esempi negli Atti degli apostoli. Le spiego: quando Apollo, intellettuale, conosce il cristianesimo, lo formerà una famiglia, Aquila e Priscilla. Ora i laici sono formati in tal maniera che trasmettono loro la fede, perché sono abituati ad un linguaggio comune, popolare».
Allora basta una buona comunicazione per far digerire anche argomenti non proprio semplici come quelli dell’aldilà?
«Non è questione di linguaggio solamente: è una questione di fede. Se ci credi sei convincente. Se sei quello che scrivi fai bene, se non sei, non fai niente. Se ti affidi alla grazia di Dio fai l’esperienza di essere un bambino piccolo che malgrado tutto prova a far capire suo padre. L’argomento del Paradiso è più che mai attuale, basta vedere quante pagine i quotidiani hanno riservato all’ultimo film di Clint Eastwood che parla proprio del Paradiso».
All’ultima pagina del suo libro, cosa dovrebbe fare il lettore?
«Sentire il desiderio di avere un rapporto personale con Dio e con Gesù. Questo è lo scopo di quanto ho scritto. Dovrebbe capire che nella vita l’essenziale è l’amore, il resto è corollario. Se poi si andasse a confessare, sarebbe questo il vero successo del libro e non tanto la tiratura».
martedì 2 novembre 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)
























