Com'è
dolce riascoltare e rivedere le immagini di Giovanni Paolo II! La sua festa, il
22 ottobre, quest'anno è capitata di domenica ed è passata quasi sotto silenzio
come in preparazione alla grande festa che l'anno prossimo segnerà 40 anni
dall'inizio del suo pontificato: di quel pontificato che ha determinato una
svolta nella Chiesa e nel mondo. Forse non tutti ricordano che nel 1978 la
Chiesa sembrava assediata da media ostili mentre il papa Paolo VI implorava le
Brigate Rosse di risparmiare il suo amico Aldo Moro. I tempi successivi al Concilio
furono tempi difficili: ci fu una specie di tentativo di stravolgerne il
messaggio per ridurre la Chiesa a un'istituzione meramente mondana. L'apparizione
di papa Wojtyla fu come quella di un liberatore capace di capovolgere la
situazione. Il suo discorso del 22 ottobre 78 ebbe un respiro epocale:
"aprite i confini degli
Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà,
di sviluppo. Non abbiate paura!". Il capo degli assediati diceva agli
assedianti di non temere. Sembrava un contrattacco e lo fu veramente. Alla
morte di Giovanni Paolo II la Chiesa aveva un prestigio mondiale, testimoniato
dalla maestosità di un funerale unico nella storia. I pontificati successivi
hanno costruito su queste fondamenta. Dolce Giovanni Paolo II: quando rivedo le
sue immagini piango senza freni. Modello di papa, di vescovo, di sacerdote, di
intellettuale ma soprattutto di uomo. Un vero regalo di Maria. Da lui proveniva
un impulso positivo da tutti i punti di vista: con la sua sola presenza ti
apriva allo Spirito Santo.
martedì 24 ottobre 2017
giovedì 19 ottobre 2017
L'unico autorizzato a parlare di speranza
"L'unico autorizzato a parlare di speranza è il
Papa". Chi ha pronunciato questa frase? Un cardinale? No: Fausto
Bertinotti, una bandiera della sinistra. Dobbiamo prendere atto dei cambiamenti
avvenuti. La vecchia sinistra si è divisa in due tronconi. Da una parte quelli
che hanno a cuore il destino della gente comune. Dall'altra quelli che
cavalcano l'onda della modernità cioé le tendenze del pensiero dominante
imposto dalle lobby internazionali. Un vecchio esponente della sinistra e un
giovane neomarxista come Diego Fusaro si trovano in sintonia con la difesa dei
deboli e degli emarginati che è la cifra per eccellenza di questo pontificato.
Come fare per sostenere il Papa e opporsi alla marea disumanizzante? Non
bisogna scoraggiarsi. I cristani praticanti sono sempre stati una minoranza.
Minoranza ma attiva. Prima cosa: pregare
e volersi bene. Bisogna guardarsi dai neofarisei che, con buone intenzioni,
fanno questioni di lana caprina sul magistero pontificio senza accorgersi che
fanno il gioco delle lobby che vorrebbero la scomparsa della Chiesa Cattolica.
A noi tocca seguire il comandamento "nuovo" di Gesù: amarci come Lui
ci ha amati e abbandonarci nelle mani della Provvidenza (che non vuol dire
essere sprovveduti ma avere fede). Tutto ciò che si può fare per tessere
relazioni, affermare un'identità, difendere la vita, migliorare l'educazione
dei figli, spiegare la ricchezza di una vita d'amore, dissuadere dall'aborto
(come diceva Madre Teresa), e così via: tutto ciò va fatto.
Senza cadere nell'ingenuità di pensare che "questi sono
i tempi": no! questi non sono i tempi fatalistici e inesorabili. Sono i
tempi avvelenati di Mammona. La ricerca sfrenata del guadagno da parte delle
lobby globalizzanti è una faccia della stessa medaglia che punta alla
disgregazione della società, delle culture e della famiglia, all'esaltazione
del piacere sfrenato e individuale nemico del vero amore. La speranza è nella
via indicata dal Papa.
martedì 10 ottobre 2017
Il Rosario come un bambino...
L'invito di Gesù a diventare come bambini ricorre tante
volte nel Vangelo. Una volta prende fisicamente un bambino, lo mette in mezzo e
spiega agli apostoli che bisogna diventare come lui: per tutta la loro vita non
avranno dimenticato il volto di quel fanciullo. Quest'episodio fa capire ancora
una volta che il cristianesimo non è una morale: è un rapporto vivo con Dio. Un
rapporto che, fra l'altro, richiede anche una morale per formare la propria
coscienza. Quello che conta è la relazione col Signore: l'esempio del bambino è
quello che meglio lo rappresenta secondo l'insegnamento di Gesù.
Se siamo bambini davanti a Dio Padre quanto più lo saremo
davanti a Maria, madre di Gesù e nostra madre. Quando andavo alle elementari
c'era un quadro della Madonna alla sinistra dell'altare che mi piaceva molto. Da
allora non l'ho più rivisto. Mi è rimasto un forte desiderio di ritrovarlo. So
che sta a Napoli nella cappella dell'istituto Pontano dei gesuiti.
Quando adesso recito il Rosario mi distraggo facilmente. Per
me è un dispiacere e mi sforzo di pensare che l'Ave Maria non è altro che
un'insieme di complimenti a Maria con un'unica semplice richiesta: pregare per
noi ora e nell'ora della nostra morte. Questa considerazione mi aiuta ma mi fa
bene soprattutto ricordare come pregavo davanti a quella immagine: allora mi
raccolgo e resto più attento. E' una considerazione che sento viva ora che
siamo nel mese del Rosario. Certamente
la Madonna ha la pazienza e la comprensione della madre per le debolezze dei
suoi figli ma non per questo mi devo rassegnare al vorticoso disordine del mio
cervello. Il modello del bambino funziona sempre.
venerdì 6 ottobre 2017
Il distintivo del cristiano
"In
hoc cognoscent omnes". Il latino è lapidario. "Da questo conosceranno
tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri" (Gio
13,35). Bisognerebbe apporre una lapide in tutti i luoghi frequentati da
cristiani: "In hoc cognoscent omnes". E' il distintivo, la griffe, la
caratteristica del cristiano vero. Di ogni santo si potrebbe dire: questa è una
persona che ha saputo voler bene. San Paolo descrive il cristiano tipo: "è paziente, è benigno; non
invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo
indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il
male; non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce con la
verità, tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni
cosa" (1Corinzi 13,4-7). Una persona così è difficile incontrarla: è una
persona che prega, perché senza l'aiuto dello Spirito Santo non si ha questo
buono spirito. Il demonio non teme l'ortodossia, anzi l'esperienza degli
esorcisti è proprio che i demoni si comportano confermando implicitamente le
verità di fede. Il demonio non vuole che ci vogliamo bene fra di noi e che
riconosciamo l'amore di Dio nei nostri confronti. Perciò cerca di presentare la
religione cristiana come una morale, privandola dello spirito del comandamento
"nuovo" che scaturisce dall'incarnazione del Verbo. Amare chi?
Semplice: il vicino, come spiega Gesù nella parabola del buon samaritano. I
vicini sono quelli che attendono il nostro affetto, cominciando dal più vicino
che è Gesù. E anche dal "dolce Cristo in terra". Queste
considerazioni mi aiutano a pregare per il Papa, chiunque egli sia.
sabato 30 settembre 2017
Non darti in balìa della tristezza...
"Non darti in balìa della tristezza e non tormentarti
con i tuoi pensieri. La gioia del cuore è la vita dell'uomo, l'allegria
dell'uomo è lunga vita. Distraiti e consola il tuo cuore, tieni lontana la
profonda tristezza, perché la tristezza ha rovinato molti e in essa non c'è
alcun vantaggio." Sono massime tratte dal Siracide (30, 21-23), uno dei
libri sapienziali della Bibbia, riportate in un libro utilissimo che invita al
buonumore. Un capitolo è dedicato ai cinque rimedi contro la tristezza
formulati addirittura da San Tommaso d'Aquino. Quali sono? In sintesi: il primo
è un qualsiasi piacere. Il secondo addirittura un pianto liberatorio, il terzo
è la compassione degli amici, cioé condividere le amarezze del proprio cuore (in questo le donne sono
maestre), il quarto è la contemplazione della verità (questo piaceva
particolarmente a San Tommaso perché era la sua specialità), il quinto invece
piace a me perché suggerisce i bagni e le buone dormite. Che piacere sentire
che l'Aquinate propone proprio ciò che volevo sentirmi dire! Per
"bagni" credo che s'intenda sia i bagni nella vasca fra i fumi di
acqua calda che quelli a mare o in un lago con una dolce nuotatina. Sono sempre
stato del parere che le preoccupazioni si sciolgono in acqua. Per me funziona:
se sono pre-occupato, dopo una nuotata mi sento solo "occupato" e
tutti gli umori cattivi sono spariti. Provare per credere, ma penso di sfondare
una porta aperta. In quanto alla dormita sono generazioni di miei antenati che
ritengono che dormire sia la prima medicina. Addirittura c'è una canzone
napoletana che dice: “Duorme Carmè, 'o cchiù bello d'a vita è 'o durmì”. Penso che
la traduzione sia superflua. A questo punto non resta che leggere il libro di
Carlo de Marchi La formula del buonumore
ed. Ares Milano.
domenica 24 settembre 2017
Innamorata perenne
Anche se è un testo noto, lo ripropongo perché è sempre d’attualità:
Una brasiliana sposata da 26 anni con 5 figli chiese a San Josemaría come mantenere nel matrimonio l'entusiasmo dei primi tempi.
Il Padre chiede sottovoce: “Come si dice fidanzata in portoghese?” Gli suggeriscono: “enamorada”.
“Tu sarai un’enamorada perenne… costante… Ogni giorno devi conquistarti tuo marito e lui te, capito? Per questo il Signore ti conserva così bella e attraente. In modo che, figlia mia ci riuscirai se guardi tuo marito per quello che è: una gran parte del tuo cuore, tutto il tuo cuore. Se sai che lui è tuo e tu sei sua. Se sai che hai l’obbligo di farlo felice, di partecipare alle sue gioie, alle sue pene, alla sua salute e alla sua malattia, quando le cose vanno bene e quando vanno male. Cerca di tenerlo sempre contento.
Voi donne siete psicologhe, ne sapete più di ogni altro al mondo, perché l’amore è sapientissimo. Quando tuo marito torna dal lavoro, dall’ufficio, non farti trovare arrabbiata: sistemati, fatti bella. E col passare degli anni, aggiustati un po’ di più la …facciata, come si fa con le case… Lui te ne sarà grato tanto, tanto. Molte volte nei momenti di difficoltà che avrà avuto nel lavoro ha pensato a Dio e ha pensato a te, e avrà detto: ‘sto per andare a casa, che bello! Lì troverò un angolo di pace, di allegria, di affetto e di bellezza, perché per lui non c’è niente di più bello al mondo di te. Ma che sia vero, eh? Non avvilirlo, sii furba. Tu ti sei conquistata il suo cuore, e lo tieni molto stretto. Tu lo innamorerai ogni giorno un po’ e lui te.
E poi lo conquisterai un po’… con lo stomaco. Non trascurate la cucina mamme! La casa ben tenuta sì, ma la cucina, il pranzetto… E quando arriva, tu… non è che lo devi far diventare grasso, grasso… no. Ma che tu lo curi con affetto… è il tuo tesoro! E il giorno che torna stanco, e tu lo sai, lo prevedi, ti ricordi di quel piatto che gli piace e pensi: adesso glielo faccio. E non glielo dici per non farglielo pesare. Gli fai una sorpresa. E lui ti guarda con certi occhi, eh? E’ così, è così, forza! Che la colpa è vostra quando le cose non vanno bene. Loro sono dei bambini. E il figlio più piccolo che avete tutte è proprio vostro marito. E invece lo trattate come un uomo… ah! Trattatelo con affetto, comprendetelo, perdonatelo, scusatelo, coccolatelo… e sarete coccolate, scusate, comprese, eh? E non fate tragedie…”
https://www.youtube.com/watch?v=GJ6hQCyy1Vs
sabato 9 settembre 2017
Ricordo del Cardinal Caffarra
Ricordo il carissimo cardinal Caffarra con un estratto del discorso che avrebbe tenuto al convegno della Bussola:
Due persone stanno camminando sull’argine di un fiume in piena. Uno sa nuotare, l’altro no. Questi scivola e cade nel fiume, che sta travolgendolo. Tre sono le possibilità che l’amico ha a disposizione: insegnare a nuotare; lanciare una corda raccomandargli di tenerla ben stretta; buttarsi in acqua, abbracciare il naufrago, e portarlo a riva.
Quale di queste vie ha percorso il Verbo Incarnato, vedendo l’uomo trascinato all’auto-distruzione? La prima, risposero i Pelagiani, e rispondono tutti coloro che riducono l’evento cristiano ad esortazione morale. La seconda, risposero i Semi-pelagiani, e rispondono coloro che vedono grazia e libertà come due forze inversamente proporzionali. La terza, insegna la Chiesa. Il Verbo, non considerando la sua condizione divina un tesoro da custodire gelosamente, si gettò dentro la corrente del male, per abbracciare l’uomo e portarlo a riva. Questo è l’evento cristiano.
Chiediamoci: a quale profondità la ricostruzione dell’umano deve cominciare?... Il male della persona umana in quanto tale è il male morale, poiché esso colpisce il soggetto personale. La ricostruzione dell’umano o comincia a questo livello o sarà sempre semplice chirurgia estetica. L’atto redentivo di Cristo, accaduto una volta per sempre sulla Croce, e sacramentalmente sempre presente ed operante nella Chiesa, guarisce precisamente quella lacerazione del soggetto dalla quale ha origine la devastazione dell’umano. E la Chiesa esiste per questo: per rendere presente qui ed ora l’atto redentivo di Cristo. Guai se la memoria della Chiesa ha altri contenuti!
sabato 2 settembre 2017
La penitenza
Penitenza – diceva San Josemaría
- è osservare esattamente l'orario che ti sei prefisso, anche se il corpo
oppone resistenza o la mente chiede di evadere in sogni chimerici. Penitenza è
alzarsi all'ora giusta. E anche non rimandare, senza giustificato motivo,
quella certa cosa che ti riesce più difficile o più pesante delle altre. La
penitenza è saper coniugare i tuoi doveri verso Dio, verso gli altri e verso te
stesso, essendo esigente con te stesso per riuscire a trovare il tempo che
occorre per ogni cosa. Sei penitente quando segui amorosamente il tuo piano di
orazione, anche se sei stanco, svogliato o freddo.
Penitenza è trattare sempre con
la massima carità il prossimo, a cominciare dai tuoi cari. È prendersi cura con
la massima delicatezza di coloro che sono sofferenti, malati, afflitti. È
rispondere pazientemente alle persone noiose e importune. È interrompere o
modificare i nostri programmi quando le circostanze — gli interessi buoni e
giusti degli altri, soprattutto — lo richiedono.
La penitenza consiste nel
sopportare con buonumore le mille piccole contrarietà della giornata; nel non
interrompere la tua occupazione anche se, in qualche momento, viene meno lo
slancio con cui l'avevi incominciata; nel mangiare volentieri ciò che viene
servito, senza importunare con capricci .
Penitenza, per i genitori e, in
genere, per chi ha un compito di direzione o educativo, è correggere quando è
necessario, secondo il tipo di errore e le condizioni di chi deve essere
aiutato, passando sopra ai soggettivismi sciocchi e sentimentali.
Lo spirito di penitenza induce a
non attaccarsi disordinatamente al monumentale abbozzo di progetti futuri, nel
quale abbiamo già previsto quali saranno le nostre mosse e le nostre pennellate
da maestro. Com'è contento il Signore quando sappiamo rinunciare ai nostri
sgorbi e alle nostre macchie pseudomagistrali, e consentiamo a Lui di aggiungere
i tratti e i colori che preferisce!
sabato 26 agosto 2017
L'allegria nel Vangelo
La figlia di un mio amico mi ha fatto notare che nel Vangelo
non si racconta mai di qualcuno che ride o un momento di allegria o una battuta di spirito ... come mai? L'inizio
del racconto evangelico descrive l'Arcangelo Gabriele che si presenta a Maria e
dice "rallegrati..." (Che è la traduzione più corretta rispetto a
"ti saluto Maria"). S'incomincia con una notizia allegra. Alla
nascita di Gesù un angelo appare ai pastori dicendo “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia". I
Re Magi quando rivedono la stella "Si rallegrarono di una grande
allegria" che è la traduzione letterale del "gavisi sunt gaudio magno
valde" latino. Si rallegra il capo dei commensali delle nozze di Cana quando
assaggia il vino che Maria ha chiesto a Gesù. Gioisce l'adultera che viene
salvata da Gesù e così il Centurione a cui viene guarito il servo, come tanti
altri miracolati da Cristo. Gioisce Pietro quando vede Gesù trasfigurato con
Mosè ed Elia sul Tabor. Gioisce Zaccheo, il disprezzato capo dei pubblicani,
quando Gesù si ferma a mangiare a casa sua in banchetto simile a quello che si
tiene a casa dell'altro pubblicano, l'apostolo Matteo: Gesù viene criticato
come mangione e beone, per giunta a casa di peccatori. Gioiscono Marta e Maria
quando rivedono vivo il fratello Lazzaro morto da quattro giorni. Gioiscono i
discepoli di Emmaus quando riconoscono Gesù risorto e corrono indietro a
Gerusalemme anche se è notte. La risurrezione di Cristo è la madre di tutte le
felicità. E' il perno della nostra fede. Felici come una Pasqua, si dice. La
croce esiste ma è il presupposto della risurrezione.
sabato 12 agosto 2017
Il messaggio dell'Ostia Santa
Nel rapporto con Dio le novità non mancano mai. Per esempio, pensavo di sapere abbastanza sull'Eucarestia e invece l'altro giorno ho come ritrovato una nuova consapevolezza durante la consacrazione nella Messa. "Guarda che io mi dono a te affinché tu diventi come Me. Anche tu sei un dono per gli altri, ti devi dar da mangiare. Tu rimani stupito davanti alla mia immolazione e al mio invito di mangiare la mia carne e il mio sangue: l'ostia bianca ti parla di dono di se'. Ebbene questo è il senso della tua vita: non c'è un minuto della tua esistenza che non sia impregnato del dono che tu fai di te stesso". Mi è parso chiaro ciò che sempre ho saputo ma era rimasto come velato. Un'altra cosa mi ha detto: "Vedi che tutto ciò che chiami civile si radica nel mio sacrificio, trae origine dalla Messa. La civiltà europea nasce dalla Messa. Le altre civiltà e religioni nella loro positività tendono a risolversi nel Dio Padre che dona il Figlio nello Spirito Santo. La tua vita, la vita di ogni abitante della terra, acquista il suo senso pieno quando s'identifica con la mia vita, via e verità".
Mi è venuto in mente un apologo che San Josemaría raccontava ai giovani che lo frequentavano. Un cristiano spiega a un amico musulmano cosa è la Messa. Il musulmano rimane pensoso e dice:"Non ho capito...". Il cristiano risponde:"è logico, sono concetti nuovi per te". "No, no - replica il musulmano - è che non capisco perché voi cristiani avete la Messa e non ci andate ogni giorno...". In conclusione mi è rimasto chiaro che io credo di credere ma vedo in modo sbiadito. Sarà lo Spirito Santo a darmi maggiore consapevolezza, almeno quella che è consentita a me, nella speranza di veder chiaro nell'altra vita se mi sarà concesso.
mercoledì 2 agosto 2017
Noi non sappiamo pregare...
Noi non sappiamo pregare. Lo dice San Paolo quando scrive ai
romani: "nemmeno sappiamo cosa sia conveniente domandare" (Rm 8,27).
Per fortuna "lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza e...
intercede per i credenti secondo i disegni di Dio". Meno male: sono stato
educato nella mentalità di chi deve fare tutto da sè, ma nel rapporto con Dio
quest'atteggiamento non funziona. Ci sono voluti anni per tentare di capire che
è Dio che fa tutto. Se il senso della vita è l'identificazione con Gesù diventa
chiaro che dipendo interamente dal Padre. Sembra quasi spassoso il racconto di
San Marco: Gesù ha da poco scelto gli apostoli che lo seguono e condividono
tutto con lui; di buon mattino, quando è ancora buio, Gesù esce e si mette a
pregare in un luogo deserto. Pietro si sveglia, non vede il Signore e si mette
alla ricerca assieme agli altri (Mc 1,36) finché lo trova. Mi colpisce quest'esigenza
di Gesù di pregare: è una necessità della creatura per entrare in sintonia con
Dio, una necessità avvertita anche da Gesù nel suo essere uomo.
Non sono io che opero questa comunicazione col Creatore ma è
lo Spirito che viene in aiuto e intercede. Nella preghiera il mio compito è
cercare di rimuovere dal mio cuore le cause di distrazione, ma chi agisce è lo
Spirito Santo, il dolce ospite dell'anima. L'incontro tra la mia volontà e la
volontà di Dio non è descrivibile con precisione ma mi è sempre più chiaro che
il meglio che posso fare è ascoltare, tanto Lui sa già tutto. Diceva un santo
sacerdote napoletano, don Dolindo Ruotolo, che la migliore preghiera è
"Gesù, pensaci tu".
sabato 29 luglio 2017
L'attrattiva del Cristianesimo
Ridurre
il cristianesimo alla morale è un errore. Senza dubbio è in atto un processo
che tende a scardinare qualsiasi principio etico: un processo non casuale,
voluto e guidato. Ma lo spirito, il fascino, l’attrazione del cristianesimo
hanno il loro centro propulsivo in Gesù. Si parla poco di Gesù e si legge poco
il Vangelo. Da ragazzo il consiglio migliore che ho avuto è leggere ogni giorno
due minuti il Vangelo, lasciando il segno in modo da percorrere tutti i libri
del Nuovo Testamento e poi rincominciare. In questi giorni di quiete estiva il
Vangelo mi si è presentato con una dolcezza nuova, come un percorso sereno con
Gesù. Mi affascina ascoltare Gesù mentre insegna. Immagino il brivido che
scorreva nelle ossa di chi lo stava a sentire. Avranno pensato: questo è il
vero senso della storia e della vita mia; così agisce l’Onnipotente; questa è
la logica vera e non quella mondana e superficiale. Saranno rimasti incantati,
anche se c’è voluto l’intervento dello Spirito Santo perché capissero bene.
Perfino le guardie mandate ad arrestare Gesù dissero: “nessuno ha mai parlato
come quest’uomo” (Gv 7,46). Cosa sapevano le guardie di chi aveva detto cose
importanti prima di allora? Eppure intuiscono che c’è qualcosa di unico in
Gesù, qualcosa così grande come mai si era vista prima, qualcosa che svela
l’arcano che c’è nel cuore dell’uomo. Mi son reso conto ancora una volta che
non devo avere fretta con Gesù, che devo parlare di Lui e farlo scoprire. I
media che gettano spazzatura sulla Chiesa si fermano davanti alla figura di
Gesù. Il suo prestigio s’impone.
venerdì 21 luglio 2017
Il cielo stellato
Il
cielo stellato. Per chi abita in città è uno spettacolo inusuale. Ora lo posso
contemplare nella campagna siciliana. Lo sguardo si perde seguendo la Via
Lattea e mi sembra di precipitare nello spazio mentre sorge la domanda biblica:
“Che cos’è l’uomo perché Tu ti ricordi di lui?” (Eb 2,6). So che per Dio ciò
che abita nel cuore dell’uomo è più importante dell’infinità delle galassie. Eppure
la potenza evocativa del cielo stellato incanta e fa sorgere ricordi. L’amico
che a quindici anni mi spiegò che la Stella Polare si individua moltiplicando
per cinque la distanza delle due ultime ruote del carro dell’Orsa Maggiore. I
rosari che recitavo la sera con mia zia e mia cugina in Calabria affacciati al
parapetto rivolto ad Occidente. L’Orsa Maggiore era testimone delle mie
preghiere dopo anni passati senza recitarne nemmeno una. L’ultima passeggiata
serale in Abruzzo con la ragazza che poi avrei lasciato per seguire le orme di
Gesù nel celibato. Grazie a Dio ci vogliamo sempre bene, preghiamo l’un per
l’altra e ci scriviamo ogni tanto. L’amore per il Sud sottolineato dall’odore
del gelsomino. Il gelsomino siciliano emana un odore intensissimo la sera che
mi fa sentire a casa: la casa di mio nonno dove passavo le estati da bambino.
Parafrasando Kant mi viene da dire: il cielo stellato sopra di me e i miei
amori dentro di me. Quell’Amore originario che ha trasformato la mia vita.
lunedì 17 luglio 2017
Come vivere le vacanze?
Per me sono cominciate le ferie e mi sono chiesto un’altra volta come si riposa un cristiano. Il riposo, come il lavoro, ha origini bibliche: nel libro della Genesi è scritto che “il settimo giorno, Dio si riposò da tutte le opere che aveva portato a termine» (Gen 2,2). Gesù dice agli apostoli: “venite in disparte in un luogo solitario e riposatevi un po’”. Sicuramente per fare una vita più regolare per qualche giorno, dormire il necessario e mangiare un po’ meglio. Ma il riposo con Gesù doveva essere molto interessante. C’era modo di sentirlo parlare distesamente e quegli uomini saranno andati a dormire la sera incantati dalle “cose di Dio”. Anch’io mi vorrei incantare delle cose di Dio non trascurando il riposo fisico che Gesù raccomandava. Ma dove trovo le “tue cose” Signore? Quando ero bambino mi riposava il dormire senza la sveglia per andare a scuola fino a che il cane di mia zia non mi veniva ad annusare in viso. Mi riposava il sole forte che “premeva” sulla mia pelle. Il mare limpido in cui nuotavo sott’acqua tentando di arrivare sempre più lontano. Le avventure con gli amici, tanto più epiche quanto più piccolo ero io. Le serate con le passeggiate sotto le stelle dopo cena. Tornare bambino è certamente nella linea consigliata da Gesù. E’ il momento di rifarsi le certezze come le hanno i bambini che credono alle verità di fede senza dubbi. E’ il momento di rileggersi con calma i Vangeli che mi parlano di Gesù. E’ il momento di leggersi i libri di Ratzinger densi e chiari; e anche di leggere nel gran libro della natura che dipinge nuvole impensate, cieli azzurri che sgomentano, il mare che ogni giorno cambia. Segni di un Dio creatore e creativo.
domenica 9 luglio 2017
Due collaborazioni con Navarro Valls
Per due volte mi è capitato di collaborare con Joaquin
Navarro Valls per eventi significativi. Nel 1980 avevo lasciato Milano e,
salutando Montanelli, gli dissi “Indro ti porterò dal Papa e tu lo sai perché”.
Nelle nostre conversazioni gli parlavo spesso del Vangelo e della necessità di
confessarsi. Passarono sei anni e, dopo vari tentativi, andai da Navarro
proponendo per Indro una cena col Papa senza un’intervista formale. E la cena
ci fu, magistralmente descritta da Montanelli in un articolo che fu pubblicato
dopo la morte di Indro e che ho riportato nel mio ultimo libro con Mondadori.
Navarro aveva avvisato il Papa della recente morte della mamma di Indro,
fervente cattolica, e la cena si concluse con un Padre Nostro recitato ad alta
voce nella cappella papale in memoria della signora Montanelli.
Negli anni 90 combinai un pranzo con Navarro e Leonardo
Mondadori, presidente dell’Editrice, in una magnifica giornata di sole
dell’ottobrata romana. Nacque così un’amicizia fra i due che dette l’occasione
a Navarro di affidare a Leonardo la pubblicazione del “primo libro di un papa”,
cioè dell’intervista di Vittorio Messori al Pontefice. Leonardo fece lanciare
il libro da un’agenzia americana che concesse i diritti alle maggiori case
editrici del mondo. Fu così che “Varcare la soglia della speranza” diventò un
best seller planetario grazie al prestigio mondiale di Giovanni Paolo II.
Leonardo ne fu felice e continuò a collaborare con Joaquin per altre
pubblicazioni. La malattia si portò via Leonardo nel dicembre del 2002 e le sue
ultime parole furono di ammirazione per il Papa.
Sono due esempi del
lavoro professionale del caro Navarro che non si faceva trascinare da facili
entusiasmi ma sapeva fare le scelte opportune.
giovedì 6 luglio 2017
Navarro
Mi è giunta da poco la notizia della morte di Joaquin Navarro e mi hanno
chiesto una testimonianza su di lui.
Nel 1975 si trovava nella sede
centrale dell'Opus Dei a Roma e ci toccò di lavorare insieme in
occasione dell'elezione del successore di S.Josemaría Escrivá, Mons.
Alvaro del Portillo il 15 settembre di quell'anno. Allora ero il
responsabile della comunicazione dell'Opus Dei in Italia. Mi colpì la
sua capacità d'inquadrare la notizia per porgerla in modo completo ed efficace.
Quando stava per accettare l'incarico di direttore della Sala Stampa della Santa Sede chiese (me lo confidò successivamente) di poter avere filo diretto, cioé libero accesso senza intermediari, col Papa, applicando così la prima regola di un buon portavoce. Una prova in più della sua professionalità.
Era molto prudente e questo agevolò la collaborazione con Giovanni Paolo II che era innovativo. Le iniziative del Papa trovavano in lui un ottimo e corretto interprete.
Sempre padrone delle sue emozioni, espresse con una memorabile intensità il suo dolore davanti allo spettacolo del Papa morente. "Non l'ho mai visto così" fu la frase lapidaria che lasciava trasparire il suo cuore in lacrime.
Con lui scompare un gran testimone di un periodo che ha segnato una svolta nella storia della Chiesa e del mondo.
Un uomo serio che sapeva sorridere, un uomo di fede.
Quando stava per accettare l'incarico di direttore della Sala Stampa della Santa Sede chiese (me lo confidò successivamente) di poter avere filo diretto, cioé libero accesso senza intermediari, col Papa, applicando così la prima regola di un buon portavoce. Una prova in più della sua professionalità.
Era molto prudente e questo agevolò la collaborazione con Giovanni Paolo II che era innovativo. Le iniziative del Papa trovavano in lui un ottimo e corretto interprete.
Sempre padrone delle sue emozioni, espresse con una memorabile intensità il suo dolore davanti allo spettacolo del Papa morente. "Non l'ho mai visto così" fu la frase lapidaria che lasciava trasparire il suo cuore in lacrime.
Con lui scompare un gran testimone di un periodo che ha segnato una svolta nella storia della Chiesa e del mondo.
Un uomo serio che sapeva sorridere, un uomo di fede.
mercoledì 28 giugno 2017
Il cuore di Gesù
Il
Cuore di Gesù. E' una festa popolare anche se non gode di grande fama nei
media. La cultura dominante presenta il rapporto con Dio come oppressivo: un Dio
controllore, che punisce. La religione viene presentata come una morale senza
respiro. Le cose stanno diversamente. I cristiani hanno un Dio che viene
incontro, che si dà da mangiare, che perdona, che offre la sua vita. Quand'è
che Gesù diventa severo? Con i farisei, con coloro che si credono giusti,
convinti di sapere come stanno le cose: in altre parole con gli
autosufficienti. Dio vuole essere riconosciuto da noi perché "è",
come dice a Mosé davanti al roveto ardente. Pensare di fare a meno di Lui non è
una scortesia verso un dio permaloso: è uno sbaglio di cui pago le conseguenze
sia personalmente che collettivamente. La società senza Dio va verso il
disastro. Gesù conferma l'opportunità della devozione al Suo Cuore nelle
apparizioni a Santa Margherita Maria Alacoque dal 1673 in poi. Un atteggiamento
comune nei santi è l'assoluta fiducia in Dio e nel Suo perdono. Pensare di
essere troppo peccatori per essere perdonati è una tentazione demoniaca.
Viviamo in un'epoca che ha perduto il senso dell'amore favorendo un individualismo
che disgrega le famiglie e rende infelice la singola persona. Siamo nell'epoca
dei diritti individuali e del rifiuto dei dolci legami dell'amore. Perciò la
devozione al Sacro Cuore di Gesù e al dolce Cuore di Maria è necessaria. Non è
una devozione da bigotti. E' una devozione che affonda le sue radici nel colpo
di lancia nel costato di Gesù. Oggi non ci sono le truppe rivoluzionarie
francesi che bruciano i villaggi della Vandea fedele al Cuore di Gesù, ci sono
i mezzi di comunicazione che tentano di soffocare la riconoscenza verso quel
Cuore.
giovedì 22 giugno 2017
La morte del Padre. Un funerale si è trasformato in festa.
Un funerale si è trasformato in festa. Ricordo con nitidezza il 26 giugno del 1975 quando la notizia arrivò, alle 14: il Padre è morto. Ero a tavola con Cesare Cavalleri e, dopo un tempo di preghiera in cappella, lo accompagnai alla metropolitana di Piazza Amendola a Milano. C'era un sole splendente: un contrasto fra quella calda luce e il mio cuore stretto dal dolore. Avevo perso la guida paterna di San Josemaría Escrivá. Quella luce e quel calore ora sono in me perché il 26 giugno è la festa del Santo. Devo tanto a lui. La vita, il temperamento e l'educazione li devo ai miei genitori ma San Josemaría ha rivoltato la mia vita come un calzino. Mi ha insegnato a voler bene in modo reale, pratico, fino al dettaglio affettuoso, come faceva lui seguendo il comandamento "nuovo" di Gesù. Mi ha insegnato che non esiste il dovere ma l'amore, che vuol dire compiere fino alla fine il lavoro col cuore, perché è ciò che "devo" all'Amato. Mi ha convinto che sono realmente figlio di Dio in Gesù e mi ha consigliato di essere figlio piccolo, non più di 7 anni, perché dopo s'impara a dire le bugie. Mi ha insegnato a guardare gli altri con gli occhi di nostra madre, Maria: non più individui ma fratelli simpatici, anche quelli che si presentano come antipatici. Mi ha trasmesso un'allegria contagiosa che è l'odore dello Spirito Santo mentre la tristezza è l'esalazione del demonio. Mi ha confermato nell'amore appassionato a Maria e anche nella speranza della vita eterna. Diceva: "Dio non agisce come un cacciatore in attesa della più piccola negligenza della preda per colpirla. Dio è come un giardiniere che cura i fiori, li irriga, li protegge; li coglie soltanto quando sono più belli e rigogliosi. Dio prende con sé le anime quando sono mature”.
martedì 20 giugno 2017
venerdì 16 giugno 2017
Napoli è una città singolare
Napoli
è una città singolare. La gente ride: questa è la prima osservazione per chi
arriva. Ridono a gruppi, ridono i figli con i genitori, ridono i genitori fra
loro... Non c'è situazione gravosa senza che qualcuno intervenga con una
battuta spiritosa. La gente è gentile. Si nota l'istinto di scansare la fatica
ma quando si deve fare un favore a un amico si fanno in quattro. La
predisposizione alla musica è evidente. C'è una produzione autonoma di CD
musicali con un mercato interno in città. Il teatro è passione: non si
percepisce il confine fra la vita vera e il teatro. Sembra che le commedie di
De Filippo continuino per strada. Si mangia in modo moderato ma di sfizio. Si apprezzano
i piatti di sempre, cucinati con tradizione. La pasta e la pizza invece vengono
consumate in quantità. Le ragazze sono paffute mentre in altre città aspirano
ad assomigliare ai pali della luce. Gli uomini sono eleganti e le donne amano
le tinte sgargianti. Il panorama è mozzafiato. La religiosità popolare si
palpa. San Gennaro è puntuale con il suo miracolo il 19 settembre e altre due
volte all'anno. Le persone sono benevole ma non sopportano i fanatismi. Appena
qualcuno si sente importante il pernacchio è immediato. C'è intolleranza alla
regola, mentre c'è la predisposizione all'amore. La leva per far lavorare i
napoletani è la passione. I napoletani amano Napoli ma non gli amministratori
della città e qualche ragione ce l'hanno. Gli intellettuali amano lo studio,
parlano benissimo e ricordano ancora la ferita della repressione sanguinosa
della repubblica del 1799 (complice Nelson). Chinchino Compagna è stato un
repubblicano cattolico e ha lasciato un segno assieme a Gerardo Marotta con il
suo Istituto per gli Studi Filosofici. La città è viva anche se molti
napoletani la pensano morta.
venerdì 9 giugno 2017
Uscire dalla crisi
Bisognerebbe
studiare nelle scuole il discorso che Benedetto XVI rivolse al mondo della
cultura a Parigi il 12 settembre 2008. Un discorso che si conclude con una
frase significativa: "Ciò
che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad
ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura." La
necessità di operare una sintesi di un argomento così vasto fa sì che ogni
paragrafo meriti di essere letto accuratamente e meditato. Ratzinger parla di
un passato che si riallaccia alla tarda romanità (Bendetto da Norcia nacque nel
480, quattro anni dopo la deposizione dell'ultimo
imperatore romano d'Occidente Romolo Augustolo) eppure il suo
discorso è di tale attualità da mettere a disagio alcuni dei presenti che si erano
opposti alla citazione delle radici cristiane d'Europa nella stesura della
costituzione europea (che non arrivò mai all'edizione definitiva). Ma non si
tratta solo di una precisazione storica, Benedetto addita la via d'uscita dalla
crisi attuale della cultura occidentale, prendendo spunto dall'atteggiamento di
quei monaci. Per loro lo studio della parola era il modo di attingere al Verbo
di Dio Gesù e il lavoro era la continuazione della creazione. " Del monachesimo fa parte -
dice Benedetto XVI - insieme con la cultura della parola, una cultura del
lavoro, senza la quale lo sviluppo dell’Europa, il suo ethos e la sua
formazione del mondo sono impensabili. Questo ethos dovrebbe però includere la
volontà di far sì che il lavoro e la determinazione della storia da parte
dell’uomo siano un collaborare con il Creatore, prendendo da Lui la misura.
Dove questa misura viene a mancare e l’uomo eleva se stesso a creatore
deiforme, la formazione del mondo può facilmente trasformarsi nella sua
distruzione."
mercoledì 7 giugno 2017
Cosa possono fare i cristiani?
Quando parlo della disgregazione morale ed economica
provocata dall'oligarchia speculativa finanziaria, arriva la domanda di rito:
cosa possono fare i cristiani? Le risposte nascono dalla fede. Gesù ha detto:
senza di me non potete fare nulla. Innanzi tutto fiducia nella Provvidenza e
pregare. La seconda risposta è che la vita dell'anima cristiana assomiglia a
quella del corpo: ha bisogno di alimentazione. Oggi sappiamo tanto sulle diete,
sui cibi adatti e sugli integratori... Siamo più o meno tonici, palestrati e
col peso giusto (a cui aspiriamo invano). Viceversa la mia vita spirituale,
prima di incontrare un santo, era in uno stato pietoso di denutrizione da Sahel
(crisi alimentare e siccità). Ho bisogno dei consigli del medico (direzione
spirituale e confessione), del cibo
ricostituente (l'Eucarestia), frequentare gli amici giusti (Gesù, lo Spirito
Santo, Maria e i santi), avere una visione del mondo (lettura continua dei
Vangeli e dei libri fondanti del cristianesimo, da Sant'Agostino a Joseph Ratzinger)
con una solida cultura sociale adatta ai tempi. Con questa alimentazione sarò
capace dell'impegno fondamentale del cristiano: saper voler bene ("da
questo riconosceranno che siete miei discepoli"). Saper voler bene è
un'arte che influisce nella vita familiare, nel mio lavoro e nel mio rapporto
col mondo. E' un'arte che non si finisce mai d'imparare ma è quella che
definisce lo stile di quel cristiano "popolo in cammino". Non occorre
improvvisare subito partiti politici. Occorre lo stile di vita di Gesù, con
l'aiuto di Gesù. Dopo di che la Provvidenza provvederà.
venerdì 26 maggio 2017
Lo Spirito Santo
Mi
piace come nella Sacra Scrittura si parla dello Spirito Santo: al momento della
creazione aleggia sulle acque ed è il protagonista dell'Annunciazione. Lo
Spirito Santo dà vita e imprime una svolta nella vita degli uomini. Gli Atti
degli Apostoli sono imbevuti di Spirito Santo. "E' parso bene allo Spirito
Santo e a noi" (Atti 15,13) viene scritto dopo il primo concilio, quando
si doveva decidere la linea di condotta con i pagani convertiti. Lo Spirito
Santo fa intendere chiaramente a San Paolo dove non deve andare e dove deve
fermarsi. E' il grande regista che governa la nascita della Chiesa secondo la
promessa di Gesù. Maria è la sposa dello Spirito Santo e lo porta con sè facendo
sobbalzare Giovanni Battista nel seno di Elisabetta che a sua volta è ispirata dicendo:
"Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno" (Lc
1,42). Maria c'insegna ad ascoltare la Sua voce meditando nel proprio cuore gli
avvenimenti e lo Spirito Santo prorompe in modo infuocato mentre gli Apostoli
sono con Maria.
Sappiamo
che lo Spirito Santo non è una divinità a sé ma è una persona divina in
relazione col Padre e il Figlio. Ha un ruolo proprio. E' il dolce ospite
dell'anima, colui che posso ascoltare nel momento della preghiera silenziosa e
nel ringraziamento dopo la Comunione. Quanti errori avrei evitato ascoltando
meglio lo Spirito Santo e quanto lo devo ringraziare per il percorso della mia
vita. La prossima festa di Pentecoste è il momento di meditare queste cose
assieme a Maria, il grande scrigno dello Spirito Santo.
giovedì 18 maggio 2017
Ora e nell'ora...
Non ricordo quando ho imparato l'Ave Maria. Ricordo invece
che, in un periodo della vita in cui non mi consideravo più un cristiano, mi
trovai sul sellino posteriore della Vespa di un pazzo che scendeva a tutta
velocità da Cervinia stringendo le curve inclinandosi eccessivamente col
rischio di cadere o sbattere frontalmente contro una macchina in salita. In
quel momento recitai un'Ave Maria. La Madre dimenticata spuntava fuori nel
momento del pericolo. Dopo un po' di tempo sono tornato a recitare l'Ave Maria,
e poi il Rosario intero, fino a questi giorni del mese di maggio in cui avverto
una particolare dolcezza nel pregare così e rifletto su ciò che dico. L'Ave
Maria è un succedersi di complimenti alla Madonna tratti dal Nuovo Testamento e
dal Concilio di Efeso ("Madre di Dio"). C'è una sola richiesta:
"prega per noi peccatori ora e nell'ora della nostra morte"... Ora e in quell'ora della morte. Mi colpisce
il riferimento a quel momento e mi vengono in mente le immagini della Pietà così
numerose in tutta la storia dell'arte: Maria che si china pietosamente sul
Figlio morto. Ecco, io sto chiedendo questo: che Maria in quell'ora si chini su
di me (su di noi) con lo sguardo amorevole della madre. Diceva Joseph Ratzinger
che i santi svelano un particolare aspetto del volto di Dio. Maria ne svela il
volto misericordioso: quello che si scorge nello sguardo di una madre
addolorata. E' grande la Provvidenza di Dio che non si è limitato
all'incarnazione ma ci ha dato una madre così cara, così femminile, che provvede
ora e in quell'ora...
venerdì 12 maggio 2017
L'ultima speranza
Il quotidiano La Repubblica pubblica una statistica che
rivela che un solo italiano su 25.000 ha usufruito della legge sulle unioni
civili approvata definitivamente l'11 maggio 2016. Un'altra prova evidente che
sia la politica che i mezzi di comunicazione spingono il Paese a porre
l'attenzione su questioni marginali distraendo da quelle fondamentali come il
lavoro, la povertà e tutto il resto... Chi è il regista di questa
macchinazione? Come sosteneva Ettore Bernabei i circoli cultural-finanziari
internazionali (leggi l'oligarchia finanziaria) esercitano un influsso mondiale
che punta all'atomizzazione della società al fine di creare consumatori
sciocchi e obbedienti. Va sradicata la famiglia, la religione e la cultura dei
singoli paesi per garantire un'egemonia mondiale della grande finanza. Chi è
abituato a percepire la realtà attraverso i mezzi di comunicazione a
disposizione si può meravigliare di quest'analisi perché spesso ignora i motivi
storici, culturali ed economici di questa situazione e perché gli stessi mezzi
di comunicazione sono posseduti e pilotati dalla grande finanza che ha
l'interesse di agire indisturbata. E' una nuova forma d'imperialismo che non
rivela il volto feroce e totalitario, ma basta guardarsi intorno per rendersi
conto che le tragedie di casa nostra, del Medio Oriente e del resto del mondo
non sono frutto del caso o della natura. Che fare? "Senza di me non potete
fare nulla" dice Gesù. L'unica cosa seria è svegliarsi dal torpore della
tiepidezza e vivere di fede. La Provvidenza ci ha dato e continua a darci dei
santi: basta seguirli. I cristiani hanno la linfa dello Spirito Santo.
lunedì 1 maggio 2017
il mese di Maria
Ormai
siamo nel mese di Maria e mi sembra di riflettere sempre troppo poco su di Lei.
Rimango sempre indietro ed è logico che sia così; ma ogni mese di maggio vorrei
rimanere un po' meno indietro. Che vuol dire che Maria è "piena di
grazia" ed è nata senza il peccato originale? Vuol dire che è
perfettamente donna: che Lei è come Dio ha pensato la donna. Non c'è nessuna
creatura più femminile di Maria ed è Lei che mi fa capire il valore della
femminilità vera, quella che è immagine di Dio in modo così profondo: la
Madonna ci svela il volto materno di Dio e ci fa capire, come direbbe Papa
Francesco, il valore della tenerezza. Oggi più che mai si sente il bisogno di
Maria. L'uomo crede che, allontanandosi da Dio, stia meglio e diventi più
specificamente uomo. E' vero il contrario: se fa freddo sto meglio se mi
avvicino al fuoco. Se è buio vedo meglio se mi avvicino alla luce. In fin dei
conti il peccato non è una ferita inferta ad un Dio suscettibile, pronto ad
offendersi. Il peccato è l'allontanamento da Dio, è ferire la mia somiglianza
con Dio. L'Immacolata Concezione non è un esempio gelido e irraggiungibile: è
quanto di più umano ci possa essere. Maria è la femminilità che accoglie, che
previene, che ti stima, ti ascolta e ti prende sul serio. E' Lei che schiaccia
la testa del serpente ed è il serpente a consigliarmi di allontanarmi da Dio; lui
è l'artefice di questa illusione quanto mai attuale ed evidente nel nostro
mondo. Accanto a Maria sono forte e sicuro. In questo mese di maggio voglio
diventare più mariano cioé più uomo.
domenica 30 aprile 2017
molte cose grandi...
"Dal fatto che tu ed io ci comportiamo come Dio vuole —non dimenticarlo— dipendono
molte cose grandi" recita il punto 755 di Cammino, il libro più noto di
San Josemaría Escrivá. Mi ha sempre toccato l'animo questa frase ma in
questi ultimi tempi ancor di più. C'è bisogno di persone che vivano in sintonia
con Dio. La Comunione dei Santi è una verità di fede che ha risvolti pratici.
Se vivo da amico di Dio la mia famiglia è serena, svolgo un ruolo affidabile
nella società, divento un punto d'appoggio per i miei amici, la mia laboriosità
porta frutti a tutti i livelli. Proprio ora che il tema di Dio pare bandito dai
mezzi di comunicazione e la società scivola verso un paganesimo sciocco c'è
bisogno di gente che si comporti "come Dio vuole". Per fare che? Non
si sa di preciso. Neppure gli apostoli immaginavano come avrebbero trasformato
il mondo. Avevano l'invito di Gesù, i profeti avevano annunziato una salvezza
universale ma la realtà quotidiana faceva prevedere tutt'altro. I cristiani
sembrano collezionare fallimenti, la cultura mondana attorno a loro canta
vittoria ma è il Signore che guida la storia e si serve dei nostri piccoli e
maldestri tentativi di far del bene per illuminare i cuori. E' una pedagogia
giusta: noi saremmo capaci di sentirci dei benefattori dell'umanità se i nostri
desideri di bene si realizzassero subito. E invece no. Crediamo di pestar
l'acqua nel mortaio e nel frattempo la comunione dei santi opera nelle anime e
prepara una nuova alba di civiltà. Riusciremo a vederla? Non si sa. Forse dovremo
passare per momenti difficili ma se "ci comportiamo come Dio vuole" avverranno
"molte cose grandi".
giovedì 20 aprile 2017
Felice come una Pasqua...
"Felice come una Pasqua" è un modo di dire che ha
una sorprendente profondità. La risurrezione di Gesù è la nota serena di fondo
che risuona in tutta la cultura occidentale. Certamente ci sono stati
tradimenti rispetto alla buona notizia del Gesù risorto e della fede che
comporta, ma sempre è restato chiaro che "bisognerebbe" vivere lieti in
conseguenza. Le stesse fiabe per bambini, che sono il paradigma dell'esistenza,
in Occidente hanno il lieto fine mentre i cartoni animati orientali
rappresentano grandi battaglie che non necessariamente finiscono con la vittoria
del bene. L'allegria la gioia, la letizia (con le loro diverse sfumature) per
noi mortali è concepibile solo se c'è una speranza e la risurrezione di Cristo
è la base della nostra speranza. L'allegria è una scintilla del divino, è
l'emanazione dello Spirito Santo. Non a caso consideriamo affidabili le persone
gioiose o, almeno, preferiamo convivere con loro piuttosto che con i
melanconici. La tristezza è l'alleata del demonio: dal cuore triste nascono i
peggiori pensieri.
Sono tornato a Napoli dopo tanti anni e sono rimasto
sorpreso dalla quantità di persone che vedo ridere, anche se le condizioni
socio-economiche suggerirebbero il contrario. Si è predisposti al sorriso
perché resta un sottofondo di cultura cristiana. Prendere le cose troppo sul
tragico è un difetto anzi, a ben guardare, è un peccato contro la virtù della
speranza. Il vero tesoro di San Gennaro non è la magnifica raccolta di
preziosità conservate accanto al Duomo: è il senso dell'umorismo di una città
che ha un'umanità profonda radicata, a volte inconsapevolmente, nel cuore e
nell'umanità di Gesù.
giovedì 13 aprile 2017
L'ultima Cena
L'Ultima Cena è un momento profondamente emozionante.
"Ho desiderato ardentemente" dice Gesù "di mangiare questa
Pasqua con voi" (Lc 22). In latino "desiderio desideravi": con
desiderio ho desiderato (una traduzione letterale che fa capire l'intensità
della volontà di Gesù). Nel lungo discorso riportato da Giovanni, Gesù
promette: "io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché
rimanga con voi per sempre": lo Spirito Santo. Nel giorno della Pentecoste
questa promessa viene mantenuta: gli Apostoli si trasformano. Da timidi
diventano sfrontati: parlano chiaro e tutti li capiscono. Tremila si fanno
battezzare. Lo Spirito Santo, dolce ospite dell'anima, più intimo di me stesso
come diceva Agostino, è il sostegno nostro e di tutta la Chiesa: non è soltanto
un sostegno personale ma di tutta la comunità umana. Diciamolo pure: senza lo
spirito cristiano la civiltà decade inesorabilmente. La stessa Comunità Europea
è nata prevalentemente ad opera di cristani convinti come De Gasperi, Schuman
(per entrambi è in corso il processo di beatificazione) e Adenauer. Dopo i
primi anni la cultura tecnocratica si è imposta generando un'entità tecnica in
cui è difficile riconoscersi. E' solo un esempio che richiama il racconto
biblico della Torre di Babele. Quando gli uomini pretendono di creare un'opera
comune prescindendo da Dio il risultato è la confusione e la divisione. Nella
Pentecoste invece non si realizza un'unità organizzativa bensì un'unità
sostanziale che nasce dalla comunione dei santi pur nelle differenze di lingue
e culture. C'è poco da fare: la nostra civiltà nasce dall'inabitazione dello
Spirito Santo nei cuori. Senza di Lui nulla.
mercoledì 12 aprile 2017
Leonardo Mondadori e lo spirito apostolico
Quando Leonardo Mondadori decise di vivere come un cristiano
dimostrò un impegno apostolico che mi stupì. Cercava di avvicinare alla fede
gli amici più cari e spesso mi chiedeva simpaticamente una collaborazione:
“vieni che oggi sono a colazione con ..x,
così mi dai una mano”. Similmente nel suo lavoro di presidente della
Mondadori desiderava diffondere il vangelo. L’operazione più clamorosa fu la
pubblicazione del primo libro di Giovanni Paolo II “Varcare la soglia della
speranza”. Fece lanciare il volume da un’agenzia di New York e le principali
case editrici di tutto il mondo si aggiudicarono l’asta per il proprio paese:
il risultato fu una diffusione capillare in tutte le lingue. Potrei continuare
perché Leonardo non si limitò a questo ma preferisco proporre a chi ha desideri
apostolici una preghiera che recito ogni mattina, sapendo che è il Signore che
smuove le anime:
Padre nostro che sei
nei cieli ascolta la preghiera che ti rivolgiamo,
fa’ che la nostra vita non sia una vita sterile
manda operai nella tua
messe e rendi fecondo il nostro apostolato
Gesù che hai detto “chiedete e vi sarà dato”
ti chiediamo che il nostro apostolato raggiunga gli angoli più remoti
della terra.
Spirito Santo che hai guidato la vita di Maria, per la Sua
intercessione, dona il soffio della Pentecoste alle nostre anime. Incendia
d’amore i nostri cuori, rendici apostolici per portare molte anime a Dio e
provocare tante conversioni.
Te lo chiediamo per i meriti di nostro Signore Gesù Cristo,
per il Suo sangue prezioso e per il Suo santo corpo
San Raffaele prega per noi, prega per loro
(San Raffaele è l’arcangelo che
guidò il giovane Tobia nel suo viaggio).
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