giovedì 6 giugno 2013

Fede e professionalità. Basta con gli adulti smarriti

 
La pedagogia di Papa Francesco è chiara: da una parte induce ad uscire da se stessi, ad andare incontro agli altri, a darsi da fare per il bene materiale e spirituale delle persone. Dall’altra consiglia di coltivare un intenso rapporto con Dio: confessarsi, pregare un tempo consistente davanti al tabernacolo, recitare il rosario e così via. Il Papa elimina il dualismo tra vita attiva e contemplativa, fonte di equivoci. Oggi il problema principale della Chiesa non è il Vatileaks o lo Ior. E nemmeno la legislazione sulle nozze gay, l’aborto, l’eutanasia (temi importanti ma non decisivi). Il problema sta nei cristiani insipidi. Sant’Agostino diceva che se i cristiani fossero cristiani non ci sarebbe nessun pagano. De Gasperi non voleva che la Democrazia Cristiana si chiamasse così ma cedette per il pericolo comunista. Sappiamo che il nome cristiana è stato fonte di scandalo nel momento della decadenza ma sappiamo anche che nel dopoguerra c’erano politici che univano una profonda vita interiore, una fede vissuta, al desiderio di servire il Paese con grandi capacità professionali. Grazie a quegli uomini, e al lavoro di tutti gli Italiani, l’Italia ebbe uno sviluppo prodigioso. Oggi è il momento di formare i giovani su questo doppio binario, fede e professionalità, e la migliore formazione  è l’esempio. Basta con gli adulti smarriti: dobbiamo dare esempio e fiducia. Si veda che frequentiamo i sacramenti e che affrontiamo con serenità e determinazione le difficoltà del nostro tempo.


2 commenti:

  1. Come non essere d'accordo? Tutte le professioni senza il credo originario smarriscono la propria vera vocazione e umanità. Occorre ripartire da ciò che ai giovani (fin da bambini) insegnano le famiglie di origine, in ogni aspetto della vita, e da ciò che anche le famiglie cristiane in molti casi stanno dimenticando, relativizzando o tralasciando, utilizzando interpretazioni soggettive della Verità, vie di mezzo o credenze popolari. C'è un grande lavoro di formazione e sensibilizzazione da fare sulla nuova generazione di padri e madri che oggi, molto spesso a tutti i livelli, insegnano ai propri figli che "tanto è uguale"... Concordo pienamente con te sul fatto che, non essendo vero per noi, si debba "tener duro" e dare un chiaro esempio della differenza, sempre.
    Ho regalato il tuo libro a mia mamma per il suo compleanno a febbraio, anche se a dire il vero io non l'ho ancora letto! :)

    RispondiElimina
  2. L’etica è una parola che i romani traducevano come habitus, da essa derivano l’abito, l’abitudine, il modo di apparire e di comportarsi. (In quest’ambito dobbiamo costantemente chiedere alla nostra coscienza se stiamo o meno danneggiando il prossimo con il nostro comportamento pessimista).
    La morale è l’insieme di costumi e delle usanze ereditate dai nostri padri. (E’ una guida altrettanto puntuale nell'aiutarci a vivere meglio).
    Se l’etica riguarda il singolo e la morale riguarda il gruppo, c’è una sola strada nella formazione dei giovani: dobbiamo essere modelli educativi e modelli di comportamento nella famiglia, nella fede, nel lavoro.


    RispondiElimina