mercoledì 28 ottobre 2015

Ripartire da zero

 
"Siamo chiamati a diventare gli strumenti di Dio Padre perché il nostro pianeta sia quello che Egli ha sognato nel crearlo" dice Papa Francesco nella Laudato sì (n.53). Essere strumenti di Dio Padre è meraviglioso. Quando sento la frase: “Dobbiamo recuperare il senso del peccato” mi rattristo, non perché non sia d’accordo, ma perché soltanto quando c’è un reale rapporto con Dio allora nasce il dispiacere di non essere in sintonia con Lui. Occorre parlare di Dio. Anni fa si diceva: “Dio è morto”, ora non si dice più perché si dà per scontato che non esista, e poi ci chiediamo come mai abbiamo la sensazione di scivolare in un inferno. Io devo preporre a tutto il rapporto con Dio e allora scoprirò che il Paradiso comincia ora. Saper voler bene, sentirsi figli piccoli di Dio: è l’inizio di un sentiero che porta alla felicità propria e altrui. Liberiamoci dell’arte che non cerca la bellezza. Io cerco la bellezza, quella vera, perché mi parla di Dio. Devo contribuire ad una nuova cultura dove la bellezza e l’amore abbiano cittadinanza. Mi sento desolato quando sento parlare di bambini privati di una mamma o dell’utero in affitto: la bruttezza esala da queste parole, ma è un richiamo ad essere “strumento di Dio”, a propagare amore, bellezza e conoscenza del vero. Abbiamo l’opportunità di ripartire da zero, dal deserto, per costruire consapevolmente una nuova civiltà. E’ un compito che spetta in particolare a noi italiani. Non a caso i due ultimi Papi hanno scelto il nome di santi italiani. 


venerdì 23 ottobre 2015

il compito che ci attende

 
Le civiltà tramontano perché invecchiano e muoiono: così l’Occidente manifesta i segni del disfacimento. Basta pensare come i princìpi della cultura dominante mostrano la loro fragilità. “Time is money” si dice (non a caso in inglese) per dire che il tempo è denaro. Grande sciocchezza. Ricordo con quanta intensità San Josemaría diceva che il tempo è poco per amare. Il tempo è grazia non denaro. La democrazia e la libertà d’espressione, due punti cardini della civiltà occidentale, lasciano spazio alla sensazione che chi realmente governa siano le lobby finanziarie attraverso lo strumento della comunicazione, per imporre i loro indirizzi  attraverso l’apparente libertà. L’emancipazione femminile, frutto del fermento cristiano (al di fuori del cristianesimo la donna è avvilita), si sta tramutando nel suo opposto: mai come oggi la donna è costretta a faticare più dell’uomo. La valorizzazione della persona (eredità cristiana anche questa) si è ridotta alla concezione individualistica della società con la conseguenza negativa (fra le altre) del disprezzo della famiglia e delle comunità intermedie. Le arti, dapprima idolatrate, portano in sé un germe di dissoluzione: la bellezza e l’armonia sono relegate agli ambiti commerciali. Non è una visione pessimista è l’evidenza del compito che spetta ai cristiani. Tocca a noi far nascere il gusto del bello, dello splendore dell’amore, della fiducia di conoscere la verità. C’è da fare per i giovani: occorre educarli con l’esempio e con il coraggio.

lunedì 19 ottobre 2015

Una recensione "alla Miriano" di Siamo in missione...

di Costanza Miriano
La prima volta che ho pensato che ci si potesse fare santi facendo cose normali è stata per me una folgorazione. È successo quando avevo più o meno dieci anni, credo, leggendo Come un piccolo fiore, la storia di santa Teresina di Lisieux raccontata ai bambini. Era (è, a dire il vero, io l’ho comprato ai miei figli una ventina di anni dopo averlo letto) un libro con delle figure bellissime che avevo trovato a casa della zia Teresa, e mi è rimasto impresso a fuoco nella mente, anche perché dovendolo restituire lo avevo letto famelicamente cercando di memorizzarlo.
Mi ricordo come se fosse oggi che lei chiedendosi come da quel suo Carmelo potesse vivere il martirio, la missionarietà, decideva di accogliere tutte le occasioni che la circostanza le offriva per vivere con tutto l’amore di cui fosse capace: prendersi gli schizzi in faccia lavando i fazzoletti accanto a una consorella maldestra, accompagnare la sorella anziana e bisbetica al refettorio, togliere le ragnatele dal chiostro. Fare le cose con amore è la cosa più preziosa agli occhi di Dio, che vuole il nostro cuore, tutto intero. Per questo una giovane suora di clausura è diventata patrona delle missioni, perché Dio ha bisogno dei nostri cinque pani e due pesci, e poi ci pensa lui a moltiplicare. Il problema è che quei cinque pani e i due pesci sono tutto quello che abbiamo, e al momento di lasciarlo andare via fa male. A volte malissimo. Ma poi si diventa fecondi in modo stupefacente, dicono le vite dei santi.
Mi era sembrata una intuizione meravigliosa, ma comunque, mi dicevo da piccola, attuabile meglio in monastero, dove, pensavo, è più facile essere unitari, tutti consegnati a Dio. Solo molti anni dopo ho incontrato Pippo Corigliano, e con lui il carisma dell’Opus Dei, che lui incarna e vive, e insieme sa raccontare e comunicare benissimo, essendo questo, comunicare, il suo lavoro (è un ingegnere, in realtà, ma è napoletano, quindi una specializzazione di ingegneria a sé). L’idea di santificare il lavoro, la vita quotidiana, l’idea che la santità fosse non solo alla portata dei laici, ma anzi dovesse essere il loro obiettivo “normale”, esattamente come per i consacrati, è stata la grande novità portata nella Chiesa da san Josemaria Escrivà, che in questo ha anticipato il Concilio Vaticano II. Di cento anime, ce ne interessano cento, diceva.3Dnn+9_2C_pic_9788804658641-siamo-in-missione-per-conto-di-dio_original
Come la vita, così, cambi completamente prospettiva è il tema del nuovo libro di Pippo Corigliano, che nel frattempo, da quando ci siamo conosciuti per scambiarci i libri con dedica, è diventato praticamente uno di famiglia (se cucino un po’ meglio del solito i miei figli mi chiedono “ma perché non hai invitato Pippo?”, e la risposta è, nel caso in cui non sia invitato, “perché ci sono troppi calzini a terra, mi vergogno”). Si chiama “Siamo in missione per conto di Dio”, ed è pubblicato dalla Mondadori (mica cotiche). La citazione dei Blues Brothers non è casuale: quello è veramente il film preferito di Pippo, e i due fratelli delinquenti e squinternati che vanno in giro con gli occhiali da sole anche di notte e mezzo pacchetto di sigarette giusto per arrivare a Chicago hanno qualcosa in comune con l’elegante ingegnere: il senso dell’umorismo, e la tenace volontà di lavorare per lo stesso Principale. E quando Pippo incontra qualche collega che lavora per lo stesso Principale, cioè qualcuno che con umiltà e amore cerca di santificare il lavoro, di santificarsi nel lavoro, e di santificare gli altri col lavoro, drizza le antenne. Cerca di conoscerlo, di fare amicizia, di fare insieme un pezzo di strada, brevissimo o lungo una vita che sia, l’importante è che a strada porti in Paradiso.
In questo suo ultimo libro c’è quindi prima qualche riflessione – breve, è pur sempre un ingegnere – giusto quello che serve a inquadrare la questione (il lavoro) e a mettere a punto l’atteggiamento migliore da prendere (renderlo proprio il luogo e il mezzo in cui ci si santifica, non quella cosa nonostante la quale si fa il bene). Poi c’è una magnifica galleria di personaggi che provano o hanno provato a vivere la loro chiamata nel mondo prendendo il lavoro con passione, serietà, amore: e si va da Indro Montanelli a zia Lucrezia, dalla signora delle pulizie al direttore generale della Rai (Ettore Bernabei), da Leonardo Mondadori a Susanna Tamaro. Passando, va be’, per me, ma in quel caso Pippo è accecato dall’affetto, che gli rende perdonabile anche il fatto che durante le riunioni di lavoro a Rai Vaticano a volte metto lo smalto (d’altra parte mica ci vuole il cervello per passare una mano di color prugna sulla unghie: solo, non è elegantissimo da parte mia. E adesso la circostanza rimarrà immortalata nei secoli in questo volume: ormai è tardi per chiedere il ritiro delle copie dal commercio?). Comunque, a tutti i complimenti che mi riservano queste pagine va fatta una tara abbondantissima, io lo dico.
Che dire? Le storie raccontate sono appassionanti, sembra di ficcare il naso dietro le quinte di tanti snodi importanti nella storia del nostro paese (Bernabei, Mondadori Montanelli…), oppure nella casa di Susanna Tamaro, nei cuori di persone normali come la signora Pina, di cui Pippo sembra aver carpito il segreto più profondo, e sono certa che l’abbia fatto, non so come, guardando da lontano, con la sua discrezione e il rispetto delle distanze che lo caratterizza. Che poi alla fine a me è questo che interessa: il cuore, la verità delle persone.
Ovviamente nel libro c’è molto di più, ma si sa che ognuno coglie quello che vuole nelle pagine che ha davanti: c’è un excursus della concezione del lavoro nella storia della spiritualità, e nella storia vera e propria, ci sono ritratti di città e realtà diverse, storie di aziende cardine per il nostro paese, come la Rai, l’Olivetti, la Mondadori, ci sono riflessioni sulla professionalità e sulla preparazione, sulla bellezza, sull’umiltà, l’inventiva e la capacità di trovare soluzioni. E ci sono momenti in cui la piccola Teresa di Lisieux torna alla mente, come nelle parole sulla signora Pina, forse la mia preferita: “Mai l’ho sentita lamentarsi per le cose da fare ogni giorno, tutti i giorni, nel servizio del marito e dei figli. E ho sempre presente il suo senso di donazione nel cucinare bene un pranzo, con un’attenta preparazione, con la fettina cotta al momento perché sia mangiata ben calda, col pensiero al piatto preferito di ciascuno. «Mi aiuta l’esempio di chi sa dire di sì fino all’ultimo dettaglio, quando si è stanchi e magari c’è da preparare un vassoietto con una camomilla per qualcuno che sta male. Sono momenti in cui serve un pensiero soprannaturale perché umanamente la voglia sarebbe a zero. “Gesù, voglio preparare questa camomilla per te” e così ci metto quell’ingrediente in più d’affetto. La persona che riceve la camomilla non verrà mai a saperlo. Mi aiuta tanto sapere che Dio mi vede sempre e che conosce le mie tensioni, i miei sforzi”.

Domenica 25 ottobre nell'ambito di "Bookcity" Gianarturo Ferrari presenterà con Pippo C. "Siamo in missione per conto di Dio/La santificazione del lavoro" alle 17 nella libreria Mondadori in Piazza Duomo. I milanesi, e non, sono invitatissimi.


venerdì 16 ottobre 2015

Santificare il lavoro, santificarsi nel lavoro e santificare gli altri col lavoro

 


 La professionalità è di moda. Se dico a una persona “lei ha professionalità” la rendo felice. Ma quali sono le motivazioni per lavorare con impegno? Spesso lo stimolo è il guadagno, l’autosoddisfazione, la considerazione sociale, mantenere la famiglia oppure semplicemente il senso del dovere. Ho incontrato una persona che mi ha insegnato a lavorare per amore: è San Josemaría Escrivá. E ho conosciuto un Papa che mi ha fatto capire che “l’uomo può partecipare all’operare di Dio nella creazione del mondo” (Benedetto XVI,  Parigi 12.9.08). Nel lavoro si riflette il mio atteggiamento nei confronti di Dio. Nell’Antico Testamento è predominante l’invito a riconoscere la potestà dell’unico Dio. Nel Nuovo Testamento Dio è presentato come un Padre che ci richiede amore (per Dio e per il prossimo: parabola del buon samaritano) e l’atteggiamento umile (parabola del fariseo e del pubblicano). Devo riscoprire come fondamentale l’atteggiamento di umiltà e di amore mentre talvolta il cristianesimo mi è stato presentato erroneamente come una morale rigida, un sistema dottrinale o un’ideologia. Umiltà e amore mi devono accompagnare anche al momento di lavorare e ciò comporta l’accoglienza verso chiunque, lo sforzo di far bene e riconoscere serenamente i miei limiti. Detto meglio: santificare il lavoro, santificarsi nel lavoro e santificare gli altri col lavoro. Ogni sentiero porta ad una destinazione. Il sentiero dei figli di Dio porta in Paradiso, perciò si può e anzi si deve lavorare con allegria.

mercoledì 14 ottobre 2015

Napoli: un modello di amore per il lavoro

L'Avvenire del 13 ottobre dedica al libro un estratto dal titolo:

NAPOLI: UN MODELLO DI AMORE PER IL LAVORO

L’amore c’entra con il lavoro. Quando l’Olivetti nel dopo guerra impiantò una fabbrica a Pozzuoli (Napoli), gli operai lavoravano a cottimo, cioè venivano pagati in base alla produzione. Le donne napoletane, che avevano figli a casa in condizioni disagiate, sbalordirono tutti perché riuscivano a produrre tre volte di più delle colleghe del Nord. La relazione tra cuore e lavoro, tra umanità ed efficienza, è sorprendente.
Napoli, per esempio, scoraggia tutti quelli che hanno una cultura sociologica ed economica moderna. È una città che nell’insieme non funziona e non dà speranze di funzionare. Persino Aldo Cazzullo, nel suo L’Italia s’è ri-desta (un noto libro sulla ripresa dell’Italia), quando arriva a Napoli le dedica un capitolo affettuoso ma sfiduciato. E invece, per capire Napoli, per capire la differenza fra Napoli e una qualsiasi città economicamente depressa, bisogna partire dall’animo dei napoletani. Bisogna capire come pensano, qual è la loro affettività, come intendono la vita, come percepiscono l’arte, come cantano. e qui si apre un mondo. Si potrebbe ricordare che la Napoli dei Borboni, malgrado la leggenda nera creatale attorno, era una città fiorente dove le arti, l’industria, l’istruzione, la religiosità prosperavano grazie a una grande tradizione.
Napoli era nel Seicento, con 400.000 abitanti, più popolosa di Londra e di Parigi, mentre Roma arrivava a stento a 100.000 abitanti. Sant’Alfonso de’ Liguori, protagonista del Settecento napoletano, esprimeva bene le eccellenze di Napoli nella musica (fra l’altro ha composto Tu scendi dalle stelle e altri canti popolari), nella pittura, nella cultura: è stato l’ultimo Dottore della Chiesa nel senso classico, riformatore della teologia morale. Tutto questo si è spento con la fine dell’autonomia: una vicenda che non si può approfondire in questa sede. È stata tolta la speranza a una città popolosa le cui attuali condizioni di vita non consentono una ripresa socioeconomica. Napoli può contare quasi unicamente sulle risorse interiori derivanti dalla sua cultura, e perciò è interessante. Chi va a Napoli parte con la paura di essere scippato, ma torna col desiderio di coltivare amicizie con napoletani o di trovare un marito o una moglie partenopei. Prova ne sia che, in tutta Italia, quando in un ambiente c’è un napoletano si respira aria di simpatia, di libertà, di umorismo. E questo che c’entra con il lavoro? C’entra. Perché chi concepisce il lavoro umano come la prestazione di una macchina o unicamente come mezzo per ottenere soldi e incarichi (in altre parole: chi è figlio della cultura dominante) ha una concezione di vita e di lavoro riduttiva. Il lavoro umano o è umano o è schiavitù interiore. Perciò è utile lo shock di una visita a Napoli, perché lì si capisce che l’uomo dipende non solo dalle condizioni economiche ma anche e soprattutto dalle risorse interiori.
Nei miei vent’anni, con alcuni amici avevamo organizzato un doposcuola per i ragazzi delle scuole medie del quartiere popolare di forcella. Molte famiglie erano in condizioni disagiate. Ricordo, fra l’altro, la sorpresa nel trovare tanta allegria in una famiglia con sei figli che viveva in una sola stanza. Per parlare di un’esistenza felice e della santificazione del lavoro, occorre partire dal cuore dell’uomo non dal suo reddito. La situazione di Napoli è, da questo punto di vista, un caso limite che fa riflettere.

martedì 13 ottobre 2015

Ho visto la luce...

Siiiii!!!... Ho visto la luce! Così dice il nuovo libro "Siamo in missione per conto di Dio" che oggi nasce in libreria. O almeno dovrebbe esserci perché ormai le librerie sono come le edicole che esauriscono presto le scorte...
Comunque grazie per l'attenzione e ... al lavoro!

lunedì 12 ottobre 2015

Ricordo di Odoardo Sannipoli

Avevo appena aderito all'Opus Dei quando ho conosciuto un "fratello maggiore" ingegnere, di una saggezza antica. Ecco come mi piace ricordarlo:

 Odoardo è sullo sfondo

 In primo piano a sinistra San Josemaría
Urio, Lago di Como. 1968

Aveva un amore grande all’Opus Dei e a San Josemaría: lo manifestava senza troppe parole ma con uno sguardo intenso. Aveva fatto grandi cose per la crescita dell’Opera in Italia ma non ne parlava cosicché a noi che siamo venuti dopo restano nella memoria soprattutto i suoi detti sapienziali: comunicava dati di esperienza in forma sintetica e da ingegnere. Per esempio. Qual è l’età ideale per una ragazza che si sposa? “L’età del marito diviso due più sette. Se è più giovane, meglio”. Si rideva per queste affermazioni da ingegnere ma si capiva che c’era un pensiero, una saggezza di fondo. Qual è la traiettoria ideale di un’auto in curva? Quella più larga (contrariamente all’istinto che porta a stringere): è la cosiddetta “legge del pirolo” che Odoardo aveva codificato. Basta verificare. Come si comporta il tempo atmosferico? Odoardo spiegava che, nel nostro emisfero settentrionale, le perturbazioni vanno da Ovest a Est. La perturbazione è un vortice che ha un senso antiorario. L’approssimarsi della perturbazione è caratterizzata quindi dal vento del sud fino all’arrivo del centro del vortice, con tuoni, pioggia, venti disordinati per poi passare al vento di tramontana, segno del bel tempo che arriva. Uno schema semplificato ma utile. Non sempre le perturbazioni hanno le stesse dimensioni, possono prenderci di striscio passando sopra o sotto il punto in cui siamo, possono essere più o meno veloci e consistenti, però la legge generale con cui procedono è sempre quella. Quando consulto le previsioni del tempo, Odoardo mi è presente.
Quanto abbia fatto Odoardo per lo sviluppo dell’Opus Dei in Italia è difficile riassumerlo. Grazie ai ricordi di Antonpaolo Savio qualcosa si può mettere insieme. Odoardo aveva chiesto l’ammissione all’Opera dopo aver conosciuto Armando Serrano, il portoghese che guidava l’auto di San Josemaría e scattava le foto destinate a documentare i primi tempi dell’Opus Dei dopo il trasferimento del Fondatore a Roma. Armando era intraprendente e andava ad ascoltare le lezioni all’Università in differenti facoltà. Odoardo apprese da lui lo slancio apostolico e, un giorno del ’51, notò uno studente d’ingegneria un po’ più giovane di lui, abilissimo nel disegno. A sua volta Antonpaolo aveva apprezzato un progetto di Odoardo su case a schiera, situate a Gubbio, sua città natale. Nacque così l’amicizia e un giorno Odoardo, sulla scalinata di San Pietro in Vincoli (presso la facoltà d’ingegneria), propose ad Antonpaolo di andare ad assistere ad una meditazione predicata di don Salvatore Canals. Antonpaolo andò e poco dopo chiese l’ammissione all’Opus Dei: cominciò così un percorso che vide i due quasi sempre insieme nel progettare ed eseguire la costruzione di centri dell’Opera in Italia.
Odoardo lavorò alla realizzazione di Salto di Fondi: una tenuta agricola che don Alvaro aveva voluto realizzare per garantire gli approvvigionamenti per gli allievi del Collegio Romano e della sede centrale dell’Opera. Si era nel dopoguerra ed erano periodi di scarsità alimentare.
Ogni tanto Odoardo lasciava lo studio che condivideva con Antonpaolo in Via Lucrezio Caro per qualche missione speciale. Era portato ad avere un rapporto diretto con gli operai ed era diventato famoso il suo metodo “maieutico”. Non diceva direttamente come dovevano fare ma lo faceva dire a loro intervenendo solo se necessario. Una “missione speciale” fu la realizzazione del centro dell’Opera a Napoli al Vomero, tuttora esistente in via Luca Giordano. Dice la leggenda che Odoardo non avesse previsto i rubinetti dell’acqua calda perché i membri dell’Opera vivevano una vita piuttosto austera (si era alla fine degli anni ’50).  Fortunatamente don Pedro Casciaro (uno dei primi dell’Opera che seguiva lo sviluppo delle attività in Italia) intervenne in tempo e l’acqua calda ci fu…
Odoardo lavorò con altri alla realizzazione della RUI, la residenza universitaria in zona Eur a Roma. Anche qui ci fu la collaborazione, oltre del solito Antonpaolo, di don Pedro Casciaro e di un giovane architetto bergamasco, Elia Acerbis ora don Elia. A quest’ultimo si deve in particolare la realizzazione del bellissimo oratorio (cappella).
Nel periodo nordico di Odoardo ci fu una delle tante ristrutturazioni del Castello di Urio, centro di convegni sul lago di Como. In particolare Odoardo era orgoglioso per l’eleganza del fregio barocco messo sulla sommità del frontone con lo stemma del castello. Successivamente progettò l’oratorio con uno stile così adeguato all’epoca originaria da farlo sembrare esistito da sempre. Anche stavolta collaborarono con lui don Pedro Casciaro (nei primi tempi) e don Elia Acerbis.
Nel centro analogo di Castelgandolfo diresse il cantiere e progettò l’oratorio della Villa in stile rinascimentale. I marmisti che completarono l’oratorio erano gli stessi che avevano lavorato a Urio e provenivano da Como: una conferma del prestigio dei maestri comacini. In particolare Odoardo curò con passione la realizzazione della Madonna in ceramica, copia di un Della Robbia, in Toscana, con gli stessi metodi di lavorazione del Quattrocento. In particolare mise i monti dello stemma della città di Gubbio sopra i braccioli del trono della Madonna, modificando leggermente l’originale che aveva dei monti stilizzati ma non di Gubbio… Il suo amore per Gubbio era proverbiale e si attribuiva a lui la convinzione che il centro del mondo fosse il birillo bianco posto nel mezzo del biliardo del caffè principale della città. Non so come fosse nata questa leggenda.
Nel frattempo Odoardo lavorò all’ampliamento del Centro Elis con la palestra e le aule professionali. Si occupò anche del Casale Nuovo di Ovindoli e della sistemazione del Centro di Tre Fontane.
Odoardo aveva modi tipicamente umbri che sembravano bruschi a chi non conosce quella regione ma non perdeva mai la calma. Una volta gli sentii dire che aveva imparato da suo padre, che era capace di arrabbiarsi più volte al minuto: per reazione aveva deciso di non arrabbiarsi mai.
Si illuminava quando gli si parlava di San Josemaría o quando gli raccontavano che qualcuno si era avvicinato al nostro apostolato. Un grande cuore, un uomo solido, un maestro di vita.



domenica 11 ottobre 2015

Appuntamenti e video per "Siamo in missione per conto di Dio"

Martedì 13 ottobre è in libreria "Siamo in missione per conto di Dio / La santificazione del lavoro" Ed. Mondadori

Domenica 25 ottobre Gianarturo Ferrari presenterà il libro nella libreria Mondadori di Piazza Duomo alle 17

Venerdì 27 novembre alle 21 presso l'Icef di Piazzale Belle Arti il libro sarà presentato a Roma

Javier Martinez Brocal mi ha intervistato sul tema del libro. Cliccare su: https://www.youtube.com/watch?v=wIkEdTRzFnw



giovedì 8 ottobre 2015

Questo Papa è più cattolico di me

 
Si sa che i bambini dicono verità che lasciano sconcertati. Il figlio di sei anni di un mio amico ha detto: “ho capito. Dio sembra che perde sempre, ma poi vince sempre”. Mi è venuto in mente quest’episodio rivedendo il discorso del Papa al Congresso degli Stati Uniti. Tanti applausi e tante standing ovation per la prima volta di un Papa davanti al parlamento del Paese più potente del mondo che è nato protestante (viene in mente il discorso di Paolo all’aeropago di Atti 17, 22-31). Evento importante anche perché quel discorso ci dice molto dello stile di Francesco. Non è partito da concetti astratti ma dall’esempio storico di 4 grandi americani, e ha incoraggiato l’intero popolo americano, attraverso i suoi rappresentanti, a seguirne l’esempio. Tutto in chiave positiva e stimolante, senza trascurare i temi caldi sul tappeto: libertà per tutti (con possibilità di obiezione di coscienza), integrazione razziale, pena di morte, traffico di armi, attenzione ai poveri, intenso rapporto personale con Dio.
A chi si chiede corrucciato se questo Papa è cattolico direi di star sereno: questo Papa è più cattolico di me e di tanti. Chi si scandalizzò perché Gesù mangiava con gli amici di Matteo (Matteo 9, 9-13) non si deve oggi preoccupare per questo Papa che parte dalle persone reali per portarle alla verità, la via e la vita, come osserva il Cardinal Scola. Preghiamo ora per il Sinodo ma senza timori. Ne nascerà un grande impulso per la famiglia, che è il punto  di attacco del demonio.

domenica 4 ottobre 2015

Siamo in missione per conto di Dio...

Il libro sarà in vendita dal 13 ottobre.
Racconta cosa ho capito sulla santificazione del lavoro grazie a San Josemaría Escrivá e all'esempio di alcuni personaggi che mi hanno insegnato qualcosa. Ho dovuto limitarmi ad alcuni anche se ho imparato (poco) da molti di più. Ecco chi sono:

Ettore Bernabei
Floriano Noto
Gregorio Fogliani
Pina Cannas
Tutto il centro ELIS
Pierluigi Bartolomei
per la prima parte "Santificare il lavoro"

Mia zia Lucrezia
San Josemaría
Don Alvaro e Giovanni Paolo II
Indro Montanelli
Giusi Sorci
per la parte "Santificarsi nel lavoro"

Leonardo Mondadori
Susanna Tamaro
Alessandro D'Avenia
Costanza Miriano
Paola Grossi Gondi
Tonino Battiata
per la parte "Santificare gli altri col lavoro"



venerdì 2 ottobre 2015

Lo sguardo di Maria

 
 L’amore è una cosa meravigliosa, recitava una nota canzone: ma dir così è poco. Noi viviamo d’amore, siamo nati dall’amore, siamo cresciuti nell’amore:  ci ha dato forza l’amore. Diceva Gesù a Santa Caterina: “Non siete fatti d’altro che d’amore”. Mi piacciono i quadri della Madonna che mi guarda. Così come guarda me guarda chi  si ferma davanti a lei, ed è giusto che sia così. Per lei siamo tutti figli unici. Lo sguardo racconta l’animo: “la lampada del corpo è l’occhio” dice Gesù (Mt 6,22). Nello sguardo che i grandi pittori hanno attribuito alla Vergine vedo l’amore che ha per noi. Scelgo sempre le immagini della Madonna che mi guarda, anche se sono belle quelle in cui è pensosa. 



Le cose che più valgono sono riconducibili agli sguardi. Lo sguardo dell’amico del cuore, lo sguardo della donna innamorata è esplosivo. Nel Paradiso non ci stuferemo di guardare Dio, come capita agli innamorati.
Il mese di ottobre è un mese di particolare devozione alla Madonna. A lei affidiamo il Sinodo sulla Famiglia che tratterà dell’ambiente in cui s’impara ad amare, dove tutto è gratuito: l’ambiente prezioso in cui nasce il bene. Non vale la pena ascoltare chi racconta solo le inadempienze e le problematiche della famiglia: anche quelle insegnano a comprenderci fra noi, che siamo tutti limitati. Chi non ricorda con affetto i difetti del proprio padre e della propria madre? Anche quelli sono serviti per educarci. Non ci preoccupiamo più di tanto. Guardiamo Maria e i suoi dolci occhi recitando il Rosario.

giovedì 24 settembre 2015

La causa della crisi è l'abbandono del cristianesimo

 
 Ma diciamolo una buona volta. La causa della crisi che attanaglia il mondo occidentale, e che si riflette sulla restante parte del globo, è l’abbandono del cristianesimo. La civiltà occidentale così umana rispetto a quella feroce pagana è nata dalla fede. Tante deviazioni, tante brutture, tanti peccati sì, ma c’era la fede come propulsore. La vita civile che rinasceva attorno ai conventi, lo splendore del sapere delle università fondate da francescani e domenicani, l’architettura della Divina Commedia e le meraviglie del Rinascimento nascono da lì. Solo da lì. “Io sono la vite e voi i tralci” (Gv 15,5). Se si taglia la vite i tralci appassiscono. Niente frutti. E’ quanto sta accadendo.
Devo cominciare da me e dire con gli Apostoli: Signore aumentami la fede! (Luca 17,5). Devo convincermi che il vero strumento è la preghiera e la vera strategia è accettare la volontà di Dio, allora soltanto i talenti si moltiplicano e divento operatore di pace.
In questi giorni il Papa è in America e incontrerà i rappresentanti di tutto il mondo. Sosteniamolo con la mia e nostra preghiera. Confortiamo i dubbiosi che pensano che il Papa non fa ciò che loro vorrebbero. E’ lui che ha la grazia di stato. E’ il padre comune. Cerchiamo di capirlo, vogliamogli più bene, siamo meno presuntuosi. Santa Monica c’insegna che la preghiera ottiene ciò che sembra più difficile: convertire i cuori induriti, come quello di Agostino. E’ ciò che sta tentando di fare il Papa. Ci riuscirà se comincio da me a convertirmi.

mercoledì 23 settembre 2015

Dal 13 ottobre nelle librerie il nuovo libro di Pippo Corigliano sulla santificazione del lavoro


Ebbene sì, ho sempre avuto dubbi se io stessi davvero santificando il lavoro, santificando me e gli altri. Per chiarirmi le idee ho scritto un libro che la Mondadori recensisce così:
http://www.librimondadori.it/libri/siamo-in-missione-per-conto-di-dio-pippo-corigliano.
Ho conosciuto alcune persone che lavorano bene e che ammiro: parlo anche di queste.
Un caro saluto
Pippo

venerdì 18 settembre 2015

Preghiamo per il viaggio del Papa

 
Durante il prossimo viaggio in America desidero accompagnare il Papa con una preghiera speciale. Un viaggio delicato non solo perché sigilla la pace Cuba-USA a cui la Santa Sede ha contribuito, non solo per il significativo incontro mondiale delle famiglie a Filadelfia, ma per il valore internazionale dell’incontro col Presidente e il Congresso Usa,  e dell’intervento all’ONU.
L’immagine del bambino morto sulla spiaggia, che non riesco a guardare senza lacrime (e credo di essere in buona compagnia), può segnare una svolta nel grande dramma dell’umanità, che per la prima volta nella storia, può pensare a se stessa come un’unica comunità globalizzata. Gli squilibri esistenti, efficacemente denunciati dal Papa, fanno sì che il reddito delle 80 persone più ricche sia pari a quello di tre miliardi e mezzo di persone più povere. E’, più o meno, come se in Italia ci fosse un solo ricco mentre il resto della popolazione muore di fame. Da qui derivano le migrazioni e le tensioni.
Il Papa non va a denunciare soltanto, va a proporre rimedi. Il miracolo sarebbe che nel paese più ricco del mondo ci fosse chi raccoglie i suoi appelli e dia vita ad un serio progetto di sviluppo mondiale. L’America del piano Marshall ha consentito la ripresa dei paesi europei distrutti. Si potrebbe proseguire su questa linea.
E’ una speranza senza troppe speranze, ma chi crede nella preghiera non perde la fiducia perché la Provvidenza c’è. Quel bambino, che ora gioca nelle braccia del Creatore, ce lo chiede.

martedì 15 settembre 2015

Sia fatta la tua volontà


 Sia fatta la Tua volontà. Quante volte ho ripetuto questa preghiera… Ora mi sembra di riscoprirla. Da giovane tendevo a pregare Dio perché mi aiutasse nelle faccende personali. Più tardi ho cominciato a pregarLo perché riuscissi a servirLo, come se il mio compito fosse quello di aiutare Dio col mio apostolato, con la scrittura, con gli studi. Non ne avevo coscienza esplicita, ma implicitamente pensavo che occorresse, per dir così, dare una mano al Padre Eterno. Forse non sono il solo con questo atteggiamento: senza il mio intervento Dio è nei pasticci. Fa proprio ridere. Ora mi è più chiaro che devo lasciar fare tutto a Lui e che i miei programmi si riducono a uno solo: assecondare la Sua volontà. Fiat voluntas Tua.
E’ incredibile quante energie si sprigionano quando si dice a Gesù: pensaci Tu! Si diventa più operosi, sereni e creativi. Sembrerebbe il contrario. Abbandonarsi nelle mani di Dio parrebbe una specie di sonno. Invece no. Vanno via le tensioni inutili che frenano le ruote della nostra attività e si procede leggeri. Umili perché è Dio che fa tutto, senza la preoccupazione del proprio prestigio e delle piccole ansie che opprimono il cuore. Gesù fai Tu! Si faccia la Tua volontà. Io desidero solo servirti. Si confida nella preghiera sapendo che la Provvidenza provvede e guida le vicende umane. In questi giorni un’intenzione doverosa è accompagnare il Santo Padre nel difficile viaggio negli Stati Uniti dove ci sono molti che non lo capiscono. Gesù pensaci Tu! Fiat voluntas Tua.

venerdì 4 settembre 2015

Il tesoro della vita sono le persone

 Nello spazio di pochi mesi mi è arrivata la notizia della morte, prima l’uno e poi l’altro, in diverse città, di due miei compagni di classe (per la precisione: sezione A del liceo Sannazaro di Napoli). Si parla sempre bene dei defunti ma in questo caso ben a ragione. Entrambi, Gianfranco e Corrado, erano dei signori: mai un commento negativo, sempre disponibili per gli altri. Anche se ognuno ha preso la sua strada e ci siamo rivisti solo in occasione di ricorrenze speciali, la conoscenza, che si fa in quegli anni, di una persona resta, ed è profonda. A quell’età, tra i 15 e i 18 anni, si vede come l’altro affronta le circostanze tristi e allegre, come prende forma il suo carattere. I ricordi di quegli anni restano nel cuore di ognuno e assumono un contorno incantato. Tutto sembra bello col passare del tempo: il primo amore, le prime esperienze di vita, di sport, d’iniziative insieme. C’è poi il ricordo comune dei nostri professori, ognuno caratterizzato da pregi e difetti stigmatizzati senza pietà ma con simpatia.
Sono contento di occuparmi oggi della formazione di giovani. Credo che sia l’attività più importante del mondo. Il resto è carta d’imballaggio. Le persone sono la realtà. Non a caso nostro Signore muore per le persone, dandosi come alimento per la vita di ciascuno. In questo il Papa ci fa da maestro. Ci indica le dimensioni dei problemi mondiali ma partendo dalla famiglia e dall’attenzione al singolo, specie se bambino o malato. Il tesoro della vita sono le persone.

mercoledì 26 agosto 2015

Per ridere: come scegliere una ragazza

Questo è un post da non prendere troppo sul serio:
 
Ridiamo con i ragazzi che mi chiedono consiglio su come scegliere la fidanzata. Rispondo con tre indicazioni nette che, essendo generali, lasciano il tempo che trovano ma non per questo sono senza valore. Il primo requisito è che sia allegra. Il maggior difetto nelle donne è la “lagna”, l’attitudine a lamentarsi. Stranamente anche le donne sono d’accordo su questo punto. Bisogna aggiungere che il maggior difetto degli uomini è l’intemperanza. E così si compensano le diagnosi. Il secondo punto è che sia cattolica perché non basta guardarsi negli occhi ma occorre anche guardare nella stessa direzione. Su questo punto c’è un accordo generale. Il terzo è che sia affettuosa, il che capita generalmente alle meridionali.
L’uomo consciamente o inconsciamente vorrebbe essere amato senza limiti come lo amava sua madre. In Italia la mamma è molto presente: generalmente al Nord in modo più duro e rigoroso; nel Sud in modo più fisico e affettivo. Le mamme del sud sono baciose. L’uomo gradisce la moglie baciosa. Allo stesso modo la donna vuole essere capita e protetta come faceva suo padre, e così le considerazioni si bilanciano. Sono consigli dati per ridere ma una verità di fondo c’è. L’essenza del cristianesimo è saper voler bene. Questo non sempre è chiaro. Noi la buttiamo sempre sulla regola e così tendiamo a diventare gelidi farisei. Voler bene è faticoso. Vuol dire mettersi in croce quotidianamente. Il primo passo del voler bene è essere allegri e affettuosi. Ragazze prendete nota…

giovedì 20 agosto 2015

Meeting: la gratuità è un segno di Dio

 

Col passar del tempo il ricordo di don Giussani si staglia nella memoria portando con sé alcune idee madri che hanno un’efficacia esplosiva. L’incontro con Cristo nella sua predicazione era fondamentale. Perché l’alternativa è fra l’assenza di Dio e la Sua presenza. Se Dio non è, il mondo gira a vuoto e nulla ha significato. La terra diventa oscura e il mio amore si perde nella palude dell’amor proprio. Ma se Cristo è, vuol dire che Dio ha abbracciato la terra e ne ha fatto la sua casa, ne ha fatto il luogo della sua divinità vivificando ogni esistenza apparentemente effimera. Se Dio ha preso sulle spalle tutte le nostre sozzure ed è morto per noi, l’Eucarestia, il Suo Corpo e Sangue, diventano vita della nostra vita. Allora si può amare tutto e tutti vivendo, soffrendo, lavorando, sorridendo. Tutto acquista un significato e noi cristiani diventiamo i reali protagonisti della storia malgrado l’immensità apparente delle forze avverse.
Quando sono stato al Meeting ho avuto sempre l’impressione di scorgere una forza propulsiva della storia. Una clamorosa realizzazione costruita con la forza generosa dei volontari. Non ci sono solo i volontari, ma senza i volontari il Meeting non sarebbe ciò che è. La gratuità è un segno di Dio perché è il segno dell’amore. In famiglia tutto è gratuito perché vi regna la forza propulsiva dell’amore. Quando vengo al Meeting mi sento un amico di famiglia e avverto la potente paternità di don Giussani, messaggio espressivo della paternità di Dio

lunedì 10 agosto 2015

Quando c'è qualcosa di strano, c'è qualcosa di strano

 
C’è una singolare stranezza nell’insistenza dei media sui temi della morale sessuale (diritti degli omosessuali, introduzione di pratiche sessuali nelle scuole primarie, ecc.) mentre l’Occidente è sotto la sferza di una crisi economica che porta alla disoccupazione e a sofferenze mai provate a memoria d’uomo, specialmente nei paesi meridionali come la Grecia (i cui problemi non riguardano solo quel Paese  ma l’Europa nella sua coesione). In mezzo a queste urgenze epocali veniamo distratti da questioni sessuali che potremmo dire “di nicchia”, poste con un’urgenza drammatica senza che se ne veda il motivo. Quando c’è qualcosa di strano c’è qualcosa di strano, dice un proverbio di mia invenzione. Viene il sospetto che le lobby delle multinazionali, soprattutto i produttori d’armi (seguiti dagli sfruttatori delle materie prime dei paesi poveri e così via), usino il sistema mediatico per distrarre le popolazioni dai problemi reali. Mai come adesso la grande finanza utilizza la comunicazione come suo strumento.
Il processo si è reso evidente dal ’68 in poi quando si è voluta spacciare come rivoluzione giovanile un esperimento studiato a tavolino per destabilizzare paesi interi con ideologie fittizie. Occorre che i giovani cristiani approfondiscano seriamente sia la storia che l’economia. Da soli si può fare poco ma è sempre la cultura che cambia la storia. La Provvidenza provvede, ma noi dobbiamo esserne strumenti intelligenti, cominciando con studiare l’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”. 


devo essere un erogatore d'amore

 
Io devo essere un grande erogatore d’amore. Le energie le prendo non da me, ma da Dio Padre, da Gesù e dallo Spirito Santo. La Madonna è la trasmettitrice della dolcezza di Dio Padre, della presenza del Figlio e del soffio dello Spirito Santo. Ogni cristiano ha questo compito che è il più bello di qualsiasi altro. “Marta Marta tu ti preoccupi di troppe cose” potrebbe ripetermi Gesù e avrebbe ragione. Sono portato a dare alle faccende quotidiane un’importanza fuori posto o, comunque, slegata dalla coscienza dell’amore come unica motivazione. “Voi non siete fatti altro che d’amore”: questa frase rivolta da Gesù a Caterina da Siena m’incanta perché mi fa vedere come per Dio le creature hanno un valore ascendente. Le galassie sono sabbia per Lui, la vita è una creazione meravigliosa, ma ancor più meraviglioso è il cuore dell’uomo, fatto a Sua immagine. Da ragazzo mi sembrava zuccherosa la devozione al Cuore di Gesù e invece il Papa insiste su quel Cuore misericordioso: indice un giubileo apposta. Forse questo devo capire del Giubileo. Non il traffico, l’aeroporto caotico, il flusso dei pellegrini. No, il Giubileo mi dice che Dio vuole da me un cuore che sa amare, comprendere, scusare, soccorrere, nella pazienza di chi sa di non essere Dio ed è legato ai limiti di una creatura che riesce a fare una cosa per volta. Per me il peccato è distrarmi dal compito di portare la luce di Dio con affetto e delicatezza. Dal pezzo di legno che sono il Signore vuole trarre un Pinocchio buono e sensibile.


sabato 1 agosto 2015

I nostri eroi sono i santi

 
Noi cristiani (che vorremmo esserlo sul serio) siamo chiamati a trasmettere fede, e, con la fede, uno stile di vita che fa cultura, che entra nel modo di vivere, di ridere, di soffrire, di creare bellezza, di stabilire amicizie, di condurre il matrimonio come una lunga avventura d’amore. Ogni cultura ha i suoi punti di riferimento e ha i suoi eroi. Gli eroi cristiani si rivelano specialmente al momento della morte quando si rende evidente la scelta di vita. Non è un caso che i primi cristiani nutrissero profonda devozione per i primi santi che erano i martiri, coloro che avevano testimoniato fino al sangue la loro fede. Anche oggi ci sono martiri in parti del mondo lontane da noi, martiri che risvegliano la nostra fede pigramente vissuta. Ma sono particolarmente significativi gli eroi delle nostre circostanze di vita, in un’Europa paganizzante. L’esempio di Chiara Corbella, la madre felice nelle disavventure della malattia e della maternità, brilla nel nostro immaginario. Accanto a lei ci sono altre figure che ci sorprendono perché non sapevamo nulla della loro esistenza. E’ il caso del giovane ingegnere Filippo Gagliardi, morto prematuramente lasciando una moglie incinta: un grande amico dei suoi amici e animatore di un oratorio del nord Italia. Ilaria Nava, giornalista, ha raccolto con rigore di cronaca gli sms, le testimonianze e le lettere degli amici in un libro edito da San Paolo dal titolo “Volevo dirgliene quattro...”. I nostri eroi sono i santi, non me lo voglio dimenticare.

La nuova civiltà sarà costruita dalle famiglie

 
La nuova evangelizzazione dell’Occidente sarà realizzata dalle famiglie. E’ una riflessione che viene spontanea dopo la manifestazione del 20 giugno scorso. Non perché l’evangelizzazione proceda a forza di manifestazioni ma perché si son viste famiglie che si sono mobilitate senza un ordine dall’alto, per forza interiore. Pochi giorni fa sono stato a cena da una famiglia siciliana che festeggiava 11 anni di matrimonio in mezzo all’allegro vociare di cinque figli. La più grande, 9 anni, ha regalato ai genitori un piccolo opuscolo di cui trascrivo il testo senza modificare nulla: “Il fidanzamento di mamma e papà e il loro matrimonio/ Prima di papà la mamma non aveva ancora trovato giusto. Secondo me, la prima volta che la mamma vide papà e papà vide la mamma, intuirono tutti e due che era la persona giusta. Si sono incontrati a un incontro con il papa Giovanni Paolo II (tra una frase e l’altra ci sono 40 cuoricini). Si sono fidanzati 11 agosto. Hanno fatto 4 anni di fidanzamento e dopo si sono sposati quando papà aveva 29 anni e la mamma 28 dell’anno 2004. 2 anni dopo che si sono sposati sono nata io. 3 anni dopo è nata Anna. 5 anni dopo è nato Carlo. 8 anni dopo è nato Andrea e infine 11 anni dopo è nata Costanza. Super bella famiglia!!!!! GRAZIE per non aver avuto paura di avere tanti figli da sfamare, portare a scuola, vestire… SIETE I GENITORI PIU’ MIGLIORI DEL MONDO (come dice Andri)”. La nuova civiltà sarà costruita dalle famiglie, come fecero i monaci all’alba del Medio Evo.

giovedì 16 luglio 2015

Dio c'è ma non sei tu rilassati




“Dio c’è / non sei tu / rilassati”. E’ la scritta su una maglietta in vendita qualche tempo fa. Ha un messaggio valido. Alle volte siamo presi da un senso di responsabilità eccessivo, come se tutto dipendesse dal mio “fare”. Devo fare questo e quest’altro altrimenti il mondo casca. Lo stesso per quanto riguarda il rapporto con Dio. Sembra che tutto dipenda dal mio comportamento. Un po’ come quando ero bambino e tutti si aspettavano da me che, dopo la prima Comunione, mi comportassi in maniera esemplare. Invece mi ritrovavo sì un po’ migliore di prima ma restavo sempre lo stesso. Allora non capivo che Dio era disposto ad aiutarmi ma nelle misura in cui vivevo di fiducia in Lui e non di aspettativa nei miei confronti. Io, senza l’aiuto di Dio, ero e sono un animaletto più o meno intelligente che fondamentalmente pensa ai fatti suoi. Sembra quasi che viviamo ancora nel clima dell’Antico Testamento dove ciò che conta sono i Dieci Comandamenti assieme a qualche altro precetto derivante da quei comandamenti primi. Sembra che Gesù sia venuto ma che non abbia completato, reso più maturo, il rapporto con Dio. Sembra che tutto si riduca a fare e non fare.
Una prova l’ho avuta quando dovevamo fare una trasmissione sull’Anno della Fede indetto da Papa Benedetto. Un collega (collaboro con RaiVaticano) subito ha detto: “facciamo un programma sui Dieci Comandamenti”. Ho osservato che era una buona idea ma che, in occasione dell’Anno della Fede, avremmo dovuto adottare come tema il Credo e non i Dieci Comandamenti. L’importante è l’incontro con Gesù, che mi porta ad una visione delle cose in cui i Dieci Comandamenti hanno un valore importante ma non sono tutto. La via è Gesù stesso. Fare come Lui. Stare in un continuo rapporto con Dio Padre e vivere come Lui ha vissuto. Rilassiamoci. Contempliamo la Sua vita e poi procediamo.

venerdì 10 luglio 2015

Anche Scalfari


Mercoledì 1 luglio Eugenio Scalfari ha scritto un articolo su Papa Francesco definendolo Profeta e Pastore, con la P maiuscola (su Repubblica hanno sempre scritto la parola Dio con la d minuscola anche quando si parlava del Dio cristiano). Alla fine  Scalfari conclude: “Ecco perché dico che Francesco è il Vicario di Dio, che lo Spirito Santo ha deciso di porre sul soglio di Pietro”. Un’affermazione che solo un mistico come Caterina da Siena potrebbe esprimere in termini così chiari e decisi. C’è da rallegrarsi che dalla penna di Scalfari escano frasi del genere che aiutano a essere più consapevoli di un dono così grande come questo Papa. I media ci possono portare fuori strada quando mettono in rilievo questo o quel problema del governo della Chiesa. Devo tornare all’atteggiamento originario del cristiano che si sente figlio del Papa (che significa appunto “padre”). Devo pregare per lui, difenderlo, farlo conoscere. Mi devo astenere da giudizi e opinioni affrettate sul suo conto, come se parlassi di un leader politico. Amore e rispetto. Tanto più in quanto Francesco li merita in pieno. La sua enciclica “Laudato si’ ” mette l’uomo davanti alla creazione che a sua volta presuppone un Creatore. Incanala così il pensiero di tanti che si ritengono lontani dalla Fede. Accanto al suo articolo Scalfari ripubblica con evidenza il cantico delle creature di San Francesco: un vertice di spiritualità. Non avrei mai creduto che un giorno avrei sentito il bisogno di dire: grazie Eugenio!

sabato 4 luglio 2015

Non siete fatti altro che d'amore


La manifestazione di sabato 20 giugno a difesa della famiglia è stata un lieto evento. Ora tocca ai cattolici mostrare che vivere d’amore è il modo più felice di vivere. L’esperienza dei mistici aiuta. Santa Caterina riferisce parole di Gesù: “Come l'amore vi trasse del seno del Padre mio, creandovi con la sapienza sua, così esso amore vi conserva: ché voi non siete fatti d'altro che d'amore.” Una frase breve ma piena di contenuti. “L’amore vi trasse dal seno del Padre mio, creandovi con la sapienza sua”: un modo mirabile di descrivere la creazione dell’uomo, realizzata con sapienza nell’amore e finalizzata all’amore, perché “voi non siete fatti altro che d’amore”. La creazione ci parla d’amore e la redenzione ancor di più: “Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso, ponetevi in croce con Cristo crocifisso, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso, fatevi bagno nel sangue di Cristo crocifisso” (Lettera di Caterina) perché “nel sangue (di Gesù) si perde l'amore della vita propria, di quello amore perverso che l'uomo ha a sé medesimo”. Lo dimostra la quotidianità della vita domestica. Non basta amare genericamente, occorre dimostrarlo continuamente: comprendere, discolpare, perdonare, essere affettuosi, delicati, amici. L’affetto genera affetto e io devo eccellere nel vivere l’affetto per gli altri, giorno per giorno. Non basta il generico “ti voglio bene”. Quest’impegno mi può costare più delle penitenze dei mistici ma è ciò che mi chiede il Signore nella vita di ogni giorno.

giovedì 25 giugno 2015

Chi ama è felice



Chi ama non s’annoia. E’ una massima veritiera. Serve quando si pensa in grande e anche per vivere i piccoli momenti della vita quotidiana. Per un innamorato non esiste il concetto di “ammazzare il tempo”. Si spiega anche così come mai in Paradiso non ci annoieremo, contrariamente a chi pensa che sia noioso. Il Paradiso sarà una condizione d’amore e l’amore non sazia. Sarà molto più che ammirare i Faraglioni di Capri, che per me è il massimo della contemplazione visiva: dopo un po’ di ore mi posso perfino scocciare di guardarli, ma di amare no. San Josemaría quando parlava ad una coppia di sposi, per esempio Paolo e Carla, chiedeva a Paolo: sai come si chiama la tua strada per il Paradiso? Un attimo di suspence e poi diceva: Carla! E lo stesso con Carla: si chiama Paolo! Non è una semplice battuta: superarsi nello spirito di servizio, nel comprendere, nell’amare è un anticipo di Paradiso. Sembra un controsenso ma non lo è. I santi, anche se hanno sofferto tutti seguendo le orme di Cristo, sono sempre stati lieti, mai stufi. Anche il modo giusto di affrontare l’estate è in questa linea. Il riposo è doveroso ma nel riposo non devo perdere il desiderio di rendere felici le persone che stanno con me. Adattarsi è un atteggiamento generoso. Ogni situazione ha degli inconvenienti ma venire incontro, non lamentarsi, far buon viso a cattivo gioco aiuta la serenità degli altri, e anche la mia. Diciamolo pure (sapendo di esprimere un’eresia per la cultura dominante): chi ama è felice.

sabato 20 giugno 2015

Quanno ce vo' ce vo'... I figli e il gender il 20 giugno a San Giovanni

Non ho mai partecipato a manifestazioni di piazza ma stavolta sono andato. "Giù le mani dai nostri figli" era il pensiero dominante che serpeggiava fra la folla di San Giovanni. Penso che i politici ne prenderanno atto perché gli conviene. "I figli so' figli!" diceva Filomena Marturano nella commedia di De Filippo e stavolta è difficile darla a bere. Far ingoiare agli italiani le sperimentazioni sessuali sui propri figli è un'operazione che non passerà anche se i mezzi di comunicazione tentano d'imbambolare le coscienze.
Sono arrivato alle 16 (ora dell'appuntamento) di oggi 20 giugno 2015 e nella Piazza non si riusciva ad entrare: era pieno anche il viale che porta a Santa Croce in Gerusalemme. Era impossibile arrampicarsi anche sui gradoni della statua di San Francesco. Discorsi chiari, decisi, non aggressivi. Costanza Miriano è riuscita anche ad essere spiritosa.
Ora tocca costruire giorno per giorno, senza far rumore ma con chiarezza, una civiltà più consapevole. Tocca a tutti coloro che credono nella famiglia come il punto di partenza per una vita degna. Per chi ha fede è il momento di pregare, lavorare, sorridere, perdonare e andare avanti.
Nella foto si intravede Costanza sul maxischermo fra gli ombrelli aperti prima per la pioggia e poi per il sole


giovedì 18 giugno 2015

Un santo e una famiglia

“Quando amerai davvero la Volontà di Dio, non mancherai di vedere, anche nei momenti di maggiore trepidazione, che il Padre nostro celeste è sempre vicino, molto vicino, al tuo fianco, con il suo Amore eterno, con la sua tenerezza infinita” (Forgia n. 240). Così scriveva San Josemaría Escrivá che è andato al Cielo 40 anni fa (26 giugno). L’Opus Dei da lui fondata è l’estensione spirituale della sua famiglia naturale. Per chi si avvicina al suo spirito i genitori di Josemaría sono i “nonni” e sua sorella “zia Carmen”. Non è solo un segno d’affetto, è un ricordare che la Chiesa stessa è famiglia: Gesù vive in una dimensione familiare, prima con Maria e Giuseppe, poi con i dodici apostoli, ed è in una cena di famiglia che istituisce l’Eucarestia. La Trinità è costituita da un Padre e un Figlio uniti dall’Amore. E’ la famiglia, più che il convento o altro, la cifra della Chiesa. E’ una dimensione normale, laicale, che aiuta ad intendere come si possa vivere molto uniti e nello stesso tempo liberi. Ognuno nell’Opus Dei può fare le scelte politiche, professionali, sociali che vuole, come in una famiglia in cui c’è quello di sinistra, di destra o di centro. Ma si è uniti lo stesso. Il denominatore comune per i cristiani è la forte fiducia nel Padre celeste, mentre il numeratore può essere diversissimo. Fermo restando che in materia di vita, di matrimonio e di educazione dei figli occorre impegnarsi senza riserve: un’eredità di unità affettuosa, di naturale diversità e d’impegno comune.

giovedì 11 giugno 2015

Solo il Papa può...




Il presidente russo Putin ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera che merita una riflessione. Per ben tre volte Putin ha parlato di un’Europa da Lisbona a Vladivostok, indicando una larga fascia del mondo – dal Portogallo alla Siberia - che ha una radicata tradizione cristiana.
Siamo in un momento di transizione. E’ evidente che l’Europa dell’attuale Unione Europea va governata con criteri diversi da quelli attuali, meramente monetari, e che non si può ignorare l’esistenza di una Russia tornata cristiana.
Il gran tema della povertà viene alla ribalta se non altro per le continue migrazioni nelle precarie carrette del Mediterraneo piene di disperati. Gli sfruttatori di materie prime e i mercanti d’armi hanno fatto un gran lavoro in Africa, in Medio Oriente e in America Latina. Il capitalismo meramente privatistico non regge la sfida dei tempi e si dimostra incapace di proporre soluzioni definitive. Occorre una politica illuminata e l’unica luce disponibile è la cultura fecondata dal cristianesimo. Il Papa è il solo leader capace di suscitare speranze e indicare soluzioni: la sua prossima enciclica e l’intervento di settembre alle Nazioni Unite possono diventare eventi storici anche per il particolare momento che attraversiamo
La sensazione d’incertezza e di precarietà che stiamo vivendo va superata con il ricorso alla preghiera fiduciosa: devo pregare per l’Italia e il mondo intero. La necessità della preghiera non è un pensierino gentile, è l’unica soluzione seria.

venerdì 5 giugno 2015

Perché siete timidi?

“Quid timidi estis?” dice Gesù agli Apostoli mentre infuria la tempesta. In italiano la frase è resa: “perché avete paura”? (Mt 8,25). A me piace riflettere sulla parola latina originaria “timidi”, identica in italiano. Sembra che i cristiani europei siano timidi davanti alle enormità della cultura dominante. Il voto in Irlanda a favore del matrimonio gay è sembrato l’ennesimo pugno che lascia imbambolato il cattolico occidentale. Gesù dice “Io sono la verità” e oggi non si sopporta l’idea che esista la verità, proprio come Pilato. Invece Dio ci ha mostrato la verità, che è l’unica che non produce gli orrori delle ideologie: dalla ghigliottina ai campi di concentramento e agli aborti facili. Quelle sono le verità da temere e sono le stesse verità che animano oggi la cultura laicista. I cattolici non devono avere timore di affermare che l’incarnazione di Cristo non è stata inutile, e che Dio ha voluto rivelarsi in Gesù in modo definitivo. L’evangelizzazione dei popoli non è stata un sopruso ma una liberazione che ha valorizzato le culture delle nazioni. Il Dio dei cristiani è un dio che è già presente in tutte le religioni in qualche modo, come hanno sostenuto i Padri della Chiesa fino all’ultimo concilio (Nostra aetate). Il cristiano non può brandire come una spada la sua verità perché non la possiede, non l’ha creata lui e deve nutrirsene umilmente. Il cristiano ha il diritto-dovere di evangelizzare il mondo, senza paura. Non siamo timidi, siamo in missione per conto di Dio.