lunedì 18 giugno 2012

Su Tempi una bella intervista a Bernabei


A proposito del libro intervista a Ettore Bernabei di Pippo Corigliano

Ettore Bernabei è inequivocabilmente cattolico, ma c’è una parola del vocabolario cattolico che non riesce a digerire: miracolo. Crede nei miracoli, ma quello che “all’estero, nel mondo anglosassone hanno chiamato ‘miracolo italiano’ non era un miracolo, era frutto di una politica fondata sulla dottrina sociale della Chiesa; l’hanno chiamato miracolo perché non credevano che fosse possibile, non credevano ai loro occhi, ai capitalisti convinti dell’assioma di Weber non tornavano i conti, una nazione cattolica, governata da cattolici non poteva dare - questo era il pregiudizio - ai propri cittadini benessere e libertà”.
Il nostro incontro con lui prende spunto dal suo libro L’Italia del “miracolo” e del futuro (intervista a cura di Pippo Corigliano, Cantagalli, 240 pagine, euro 16.50) e ruota intorno a questa contrapposizione tra un sistema capitalista e mercatista già in crisi e in via di progressiva finanziarizzazione, espressione di ambienti laici internazionali, e l’esperienza di un’economia mista pubblico-privato che pone al suo centro il bene comune anche come benessere diffuso, frutto di un’elaborazione del cattolicesimo politico, che “ha portato l’Italia negli anni Sessanta a essere il quarto paese più ricco del mondo, davanti alla Gran Bretagna”.
Bernabei ci riceve a Roma, nella sede della Lux Vide (una delle società europee più importanti per produzioni televisive, cinematografiche e di animazione), a poche centinaia di metri dal palazzo della Rai di viale Mazzini, di cui fu direttore generale dal 1961 al 1974, prima di diventare presidente dell’Italstat  (finanziaria capogruppo dell’Iri).
Nel suo libro corre un fil rouge nella lettura che lei dà della storia del ’900, l’elemento anticattolico, perché?
Perché c’è. Anticattolico o antireligioso. Non mi sono inventato io il sostegno di circoli finanziari occidentali a Lenin, ospitato e mantenuto in Svizzera e a Capri come un principe zarista prima di essere portato con un treno piombato, in pieno conflitto, attraversando tutti i fronti, a Leningrado. Le sue prime azioni furono contro le chiese, i sacerdoti, le monache. Impiantò in un paese di contadini credenti e grandi lavoratori l’ateismo teorico, dopo che in Occidente il capitalismo aveva condotto all’ateismo pratico le grandi masse di operai inurbati. Che la prima guerra mondiale avesse come obiettivo, e come risultato, l’eliminazione della grande monarchia cattolica degli Asburgo e del suo impero è un dato di fatto. Lo stesso tentativo avvenne in Spagna, dove le Repubblica di Juan Negrin, oltre all’appoggio politico del Fronte popolare di Léon Blum, a quello militare dell’Unione Sovietica, godeva dei finanziamenti delle banche inglesi, era un fronte eterogeneo unito, scusi il bisticcio, da un credo ateista.
Lì però vinsero i cattolici e un certo Francisco Franco…
Che non si fece scrupoli di perseguitare i cattolici che gli si opponevano. Li difese l’arcivescovo Montini con un libretto che gli stava costando caro. Il cardinale Ottaviani lo voleva inserire nell’indice dei libri proibiti e il Diritto canonico del tempo prevedeva che l’autore di un libro finito all’indice venisse ipso facto sospeso a divinis. Ma monsignor Dell’Acqua, che aveva sostituito Montini in Segreteria di Stato, avvertì Pio XI delle intenzioni del Sant’Uffizio e non se ne fece nulla.
Trame vaticane? Corvi?
Mi fanno ridere gli attuali scopritori di convulsioni Oltretevere. La Chiesa le ha sempre superate, ed è andata avanti.
Torniamo al filone anticattolico del Novecento.
Non era certo credente Hitler, che ereditò e continuò portandoli a estreme e spaventose conseguenze gli esperimenti eugenetici inglesi di inizio secolo. Né lo era Mussolini, che però aveva, come dire, troppi preti in casa, e si barcamenò. Il Concordato fu uno sgarro per i suoi amici inglesi, un sgarro sopportato. Poi la storia ha preso altre pieghe.
Perché i fautori del libero scambio, della ricchezza dei popoli, del mercato dovrebbero avercela con il cattolicesimo, non era un ottimo instrumentum regni?
O Dio o Mammona. E il potere del denaro, la finanza, tende a prevalere sulla politica e sull’economia. In questo senso il caso italiano ha rappresentato veramente un’anomalia da destabilizzare. Negli ultimi 150 anni la Chiesa cattolica è stata di fatto ignorata dalla storiografia, fosse di indirizzo sovietico, progressista o di stampo illuminista, se non per venire accusata di esser l’origine di ogni oscurantismo e arretratezza. Ora, nel paese cattolico per antonomasia, dove ha sede il papa, uscito distrutto dalla guerra, senza materie prime, con un evanescente apparato amministrativo ereditato dal fascismo, un cattolico trentino, Alcide De Gasperi, dà vita a un esperimento politico che apre la strada a un gruppo di “professorini” (Fanfani, La Pira, Moro), come li chiamarono, che sulla base della dottrina sociale coinvolge anche i partiti laici e con l’apporto di tutto il paese, manodopera e imprenditori, costruisce il più clamoroso caso di sviluppo del dopoguerra a tassi di crescita superiori a quelli degli Stati Uniti, della Francia e dell’Inghilterra. Chi ricava ricchezza dalla finanza non può non vedere tutto ciò come un pericoloso concorrente.
Un concorrente da destabilizzare…
Bisogna chiedersi perché la contestazione giovanile e operaia in altri paesi è durata due anni e in Italia dodici, perché è sfociata nel terrorismo, sino all’uccisione di Moro, perché in certi anni il fenomeno della mafia è cresciuto esponenzialmente, perché la Sicilia divenne il centro mondiale degli stupefacenti, perché due partiti - certo gli scandali c’erano, ma non c’erano i presupposti dell’autodissoluzione della Dc e del dissolvimento del Psi - sono stati azzerati dall’azione delle procure e dal giustizialismo propalato a piene mani dai media, bisogna chiedersi perché le privatizzazioni che dovevano portare denaro fresco dei privati nelle casse dello Stato hanno portato nei conti delle società acquisite i debiti precedenti dei nuovi padroni. E poi gli attacchi speculativi, mi fanno ridere i giornali quando titolano “Le Borse bruciano duecento miliardi”, le Borse non bruciano soldi, li trasferiscono, da chi li ha guadagnati con il lavoro a chi li accumula con la finanza.
La rivoluzione non è un pranzo di gala. Non lo è neanche il capitalismo, la concorrenza il libero mercato…
C’è un problema culturale di fondo: qual è stata l’origine di un sistema economico misto che ha prodotto ricchezza benessere e libertà? La dottrina sociale della Chiesa. La quale, aggiornata oggi nei principi di solidarietà e sussidiarietà può produrre un’economia che ci porti fuori da questa crisi. Non ci si stupisca degli attacchi alla Chiesa; certo, si presta il fianco con gli scandali come la pedofilia e con le lotte interne, ma il mondo che si presume autonomo in forza della sua scienza e del suo denaro si allarma di fronte a un potere irriducibile a sé. La crisi che stiamo vivendo è un ulteriore sussulto della crisi del sistema capitalistico che si trascina da un secolo. Gli ultimi papi ne sono stati tutti coscienti: lo fu in modo estremamente lucido Paolo VI, lo fu Giovanni Paolo II quando disse: “Dobbiamo ringraziare Dio per la caduta del comunismo. La crisi mondiale non è finita e coinvolge ormai il sistema capitalistico. A voi toccherà di vedere la fine del capitalismo di speculazione e di degenerazione finanziaria”; lo è Benedetto XVI quando ammonisce che “la crisi finanziaria mondiale ha dimostrato la fragilità dell’attuale sistema economico (…) e l’erroneità dell’idea secondo la quale il mercato sarebbe in grado di autoregolarsi indipendentemente dall’intervento pubblico e dal sostegno dei criteri morali.
La Chiesa che ricorda alla politica e all’economia la centralità della persona umana e dei suoi diritti, per chi ricerca solo il profitto sarebbe allora  un ostacolo, una presenza da indebolire?
C’è stato un viaggio molto importante di Benedetto XVI, quello in Inghilterra. Il riavvicinamento con gli anglicani, il ritorno di molti sacerdoti e qualche vescovo alla comunione con Roma e il riconoscimento che l’establishment inglese ha fatto del valore e del significato pubblico della religione ha allarmato molti circoli finanziari, soprattutto al di là dell’Atlantico. Per scongiurare l’unità dei cristiani certa gente è pronta a escogitare di tutto, altro che corvi.

Tempi - Intervista con Ettore Bernabei
di Ubaldo Casotto



mercoledì 13 giugno 2012

I cristiani possono costruire il futuro. Basta coi Lanzichenecchi

 
E’ uscito un mio libro intervista a Ettore Bernabei e Tempi l’ha ben recensito. Perché l’ho scritto? Semplice: perché Bernabei è il tipo di cristiano di cui il nostro mondo ha bisogno. Si dice che le cattedrali medievali siano state costruite dalla fede, osserva Gilson, ma anche dalla geometria: fede e geometria, professionalità e preghiera. Il laico cristiano, oggi più che mai, deve camminare su due gambe: da una parte la gamba della preghiera, dei sacramenti, della preparazione teologica e della lettura del Vangelo, dall’altra la gamba del lavoro ben fatto, per amore di Dio, e dell’attività professionale come servizio. A un cristiano così si può dire: vai! Non avere paura dei giacobini e dei puritani che vogliono bloccarti col pretesto che anche tu porti i segni del peccato originale. Guardali negli occhi e dì loro: che diritto avete di indagare sulla mia vita e scagliare pietre? Chi siete? “Scagli la prima pietra chi è senza peccato” è stato detto. E voi sareste senza peccato? Basta con i lanzichenecchi che girano per il nostro Paese usando come spingarda la diffamazione a mezzo stampa nei confronti dei cattolici e della Santa Sede! Gli affaristi che stanno dietro al Corriere della Sera sono immacolati? Il padrone di Repubblica ha la coscienza a posto? Non mi risulta, e così per gli altri. Perché questo gioco al massacro? Cosa volete? un Paese affamato e senza guida affidabile? Se verranno a mancare i cristiani, lo avrete. L’unica speranza sta in chi sa pregare e lavorare.


lunedì 4 giugno 2012

Il Corriere del 29 maggio recensisce l'intervista a Bernabei

Novecento
Riflessioni inedite sull'Italia (e sulla Russia)
Il libro intervista di Ettore Bernabei, ex direttore generale della Rai, con Pippo Corigliano
Essere stato un protagonista di grandi momenti del dopoguerra (e direttore di un quotidiano già nel 1951, «Il Giornale del mattino») poi superare i novant'anni mantenendo intatte lucidità e memoria significa, in qualche modo, diventare storici della propria stessa vita. Quando poi si consegnano riflessioni alle pagine di un libro, il distacco si mescola al ricordo e viceversa, regalando un racconto che è insieme memoria personale e collettiva di un Paese, di una comunità nazionale. Questa miscela straordinaria si ritrova nei vari capitoli de L'Italia del «miracolo» e del futuro (Cantagalli) l'ultimo libro di Ettore Bernabei, classe 1921, che si è fatto intervistare da Pippo Corigliano, scrittore e saggista, per più di quarant'anni responsabile dell'informazione dell'Opus Dei per l'Italia.
Ettore Bernabei - «L'Italia del «miracolo» e del futuro» - Cantagalli, pp. 200, € 16,50Ettore Bernabei - «L'Italia del «miracolo» e del futuro» - Cantagalli, pp. 200, € 16,50
Un'accoppiata culturalmente ben definita, unita da solide certezze. Verso la fine del racconto, Bernabei indica in una brevissima risposta, forse la più telegrafica del volume («È costante la presenza di Dio nella Storia») quel filo rosso che lega insieme tutto questo saggio storico-analitico.
Corigliano intervista un Bernabei diverso da quello apparso in altri volumi. Stavolta l'ex «boiardo di Stato» indossa davvero i panni dello storico e propone una lettura della storia italiana a partire dall'Unità ricordando per esempio il ruolo delle logge massoniche europee (Bernabei le definisce anche «poteri forti») come sostegno al progetto complessivo di una Italia finalmente unificata.
Bernabei non limita la sua analisi storica contemporanea alle vicende italiane. Molto interessante, e per certi versi inedito, il capitolo dedicato alla rivoluzione sovietica e al rapporto dell'Urss con il grande capitalismo angloamericano, spaventato dalla prospettiva iniziale «che la Russia zarista potesse diventare la prima potenza del mondo», e di qui l'appoggio iniziale di alcuni «circoli cultural-finanziari» a Lenin come possibile motore di un cambiamento in Russia: ma è solo un esempio.
Ettore Bernabei (Firenze, 1921) è un giornalista e produttore televisivo italiano. È stato direttore della Rai
Nel libro di Bernabei scorre soprattutto il dopoguerra: la fine del fascismo, il miracolo economico, l'esperienza politica della Dc, l'omicidio Moro, persino la recentissima crisi economico-finanziaria e il possibile, rinnovato ruolo dei cattolici nella vita politico-sociale dell'Italia. Ovviamente si analizza il fondamentale ruolo avuto dalla tv, in tutte le sue declinazioni, sia nel costume che nella vita politica: e qui si ritrova intatta la tempra del mitico direttore generale di viale Mazzini. L'ultima parte, sempre tenendo stretto il famoso filo rosso, è un richiamo appassionato al valore della famiglia come cellula fondamentale di una società che si voglia sottrarre «alla nefasta civiltà dell'egoismo».
Paolo Conti 29 maggio 2012 | 17:15

Tu solo hai parole di vita eterna





“Questa mattina ho seguito la Santa Messa officiata dal Papa per la giornata della famiglia: emozioni forti, dolcezza, sensi di colpa, speranza, voglia di essere disponibile e continuare a lottare… Grazie alla Chiesa e a questo Papa! E’ un GIGANTE! …” E’ un SMS di un mio compagno di scuola che, allora, era un “discolo” ed eccolo qua medico anestesista dal cuore grande. Da un’intervista al volo del tg: “In famiglia è il luogo dove ho sperimentato la felicità”, oppure “Se non ci si aiuta in famiglia non ci si aiuta da nessuna parte”. Frasi semplici che dicono le stesse verità che il Papa è venuto a ribadire. E’ incredibile. Chi nel mondo ha un leader anziano, gentile e fragile che quando parla t’incanta perché ha parole di verità e di vita eterna? Il Papa dice alla bambina che i suoi primi anni in famiglia sono stati un paradiso… Viene da ripetere con San Pietro “Da chi andremo? Tu solo…”
La famiglia sta prendendo coscienza di se stessa davanti ad un mondo in macerie che finge di non conoscerla e la ostacola. Le famiglie sono una foresta silenziosa che cresce e, come nel dramma di Shakespeare, la foresta si muoverà e questo sarà il segno della fine di un vecchio mondo egoista e l’inizio di un mondo più umano. Un settimanale, in questi giorni, presenta in copertina un corvo che fa “Cra, cra, crac” sulla sagoma di San Pietro sullo sfondo. Il crac sarà tutto vostro, corvi del malaugurio. E’ ora che chi ha fede non si nutra più di questa stampa ipocrita e portatrice di sventura.


sabato 2 giugno 2012

Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi

“Il demonio fabbrica le pentole ma non i coperchi” dice il detto di saggezza popolare che si attaglia particolarmente all’aggressione al Santo Padre che è in atto. Non solo è stata scoperta un’attività di spionaggio ai danni del Papa ma si è resa evidente la strategia di voler presentare (con libri, articoli e trasmissioni tv) la Santa Sede come un ricettacolo di guerre intestine e di affari dolosi allo scopo di scuotere il prestigio mondiale della Chiesa Cattolica. Così si spiega anche la virulenza degli attacchi ai cattolici, in Italia e all’estero. La verità è che la Chiesa dà fastidio per il semplice fatto di esistere, oggi come ai tempi dell’Impero Romano. La Chiesa non fa politica ma non consente il culto del potere. E il potere si vendica. Chi non ricorda la mano alzata di Giovanni Paolo II mentre grida “No alla guerra!”. Poi la guerra in Iraq c’è stata e sappiamo quanto è costata in termini di vite e sofferenze umane. Ma, più in generale, la Chiesa Cattolica dà fastidio perché non è strumentalizzabile dal potente di turno, perché per il potere è “altro da sé”. Ecco allora che la si combatte con l’arma di oggi, che è la diffamazione attraverso i mezzi di comunicazione. Il demonio non impara mai che la persecuzione rafforza la Chiesa, la rende più unita. Ciò che dobbiamo fare è stare accanto al Santo Padre, pregare per lui: l’occasione della prossima giornata delle famiglie è quella buona per far sentire al mondo che i cattolici sono un cuore solo e un’anima sola (Atti 4, 32). 



venerdì 1 giugno 2012

Nella bellissima Lecce si è parlato del Paradiso

Venerdì 25 maggio, su invito di Fabrizio Antinozzi, sono stato a Lecce ospite della libreria Liberrima per parlare del Paradiso. Ho potuto rivisitare la città con calma e l'ho trovata un vero anticipo del Paradiso.



Chi avesse il desiderio e il tempo di vedere il filmato dell'incontro può, grazie all'abilità tecnica di Fabrizio Antinozzi, cliccare su http://www.youtube.com/watch?v=x04wUcw09Lw&feature=g-upl

martedì 22 maggio 2012

Libro intervista a Ettore Bernabei di Pippo Corigliano



Ho cominciato a frequentare Ettore Bernabei nel 1980. Da allora lo vado a trovare ogni domenica alle 19 e stiamo un’ora insieme. In più di trent’anni non c’è stato un momento di calo d’attenzione per ciò che Ettore esprimeva con parole toscane, con mimica, con umorismo e anche con urla. Urla mai dirette contro persone ma sempre volte a focalizzare una situazione che andava migliorata. In Ettore ho trovato l’uomo di fede, l’uomo che ha il senso della patria e della Chiesa, l’imprenditore coraggioso, il padre di famiglia (otto figli) attento ai minimi particolari, il marito fedele (su questo si potrebbe scrivere un altro libro). Un uomo di grande esperienza e di grandi esperienze. Nemmeno per un istante mi è parso interessato al suo “particulare”, come direbbe il suo conterraneo Guicciardini. Le sue intenzioni sono rivolte al bene comune: per questo è stimato da politici ed ecclesiastici, imprenditori e studiosi, tanto da meritare l’appellativo di “Uomo di fiducia”.
La sua visione storico politica, maturata in tanti anni di attività professionale, supera gli schemi dominanti nei mezzi di comunicazione e spesso è sconcertante per chi crede di vedere la realtà attraverso i media. Gianluca Oricchio lo sentì parlare in un incontro con professionisti e lanciò l’idea di un nuovo libro intervista. Mi sono munito di un registratore e i nostri incontri domenicali hanno lasciato una traccia, che la perizia di Stefano Grossi Gondi ha trasformato in un libro. Un libro che apre orizzonti e infonde la speranza che da questa nostra Italia ancora possa venire qualcosa di importante per il mondo intero.




Poco senso dello stato? Ricominciamo dalla famiglia


Chi non ha sentito dire che “gli italiani non hanno il senso dello stato?” mentre basta dare un’occhiata alla storia dell’Italia unita per rendersi conto che gli italiani non possono avere il senso dello stato e quel poco che c’è sembra un miracolo. Uno stato che si è costituito non solo contro lo Stato Pontificio ma contro la Chiesa. La persecuzione nei confronti dei sacerdoti e religiosi è durata fino alla seconda guerra mondiale ( i Patti Lateranensi del ‘29 non sopirono l’atteggiamento arcigno del fascismo nei confronti della Chiesa). Quasi un secolo di ostilità, su 150 anni di storia unitaria, è una bella percentuale, aggiungendo che il laicismo è tuttora imperante nei mezzi di comunicazione e in politica. Negli Stati Uniti durante la prima campagna elettorale Obama recitò il Pater Noster assieme a due milioni di convenuti. Chi potrebbe fare qualcosa di simile in Italia?
  La spaccatura fra sentimento religioso e coscienza civile è più che mai evidente nella politica italiana nei confronti della famiglia. Oggi in Italia per sposarsi occorre essere eroi e per perseverare nel matrimonio occorre essere santi. Fra gli stati democratici l’Italia è quella che ha la peggior legislazione nei confronti della famiglia. Quella famiglia che col suo risparmio sta salvando il Paese dalla bancarotta. Ben venga la giornata delle famiglie di Milano. Può essere il punto di partenza di un capovolgimento di prospettiva di cui il Paese ha bisogno. I partiti, quel che resta di loro, sono avvertiti.


martedì 15 maggio 2012

Solo la Dottrina sociale della Chiesa ha retto

 
Sono stato alla presentazione di un libro di Stefano Fassina, responsabile del dipartimento economia del Partito Democratico, il partito nato dalla vecchia pianta comunista. Partecipava anche Fausto Bertinotti, grande leader della sinistra estrema. Sapete qual’è stato il punto centrale del dibattito? L’attualità e il valore della dottrina sociale della Chiesa. Non sto sognando, copio dal libro (titolo: Il lavoro prima di tutto): “Nello smarrimento post Lehman-Brothers, la Chiesa di Benedetto XVI … è stata un punto di riferimento. Ha messo a nudo le radici etiche, culturali e politiche dell’equilibrio saltato: l’individualismo utilitaristico e il primato dell’economia sulla politica.” Proprio così.
Come sono lontani i tempi in cui la dottrina sociale della Chiesa veniva derisa al cospetto del marxismo scientifico e del liberismo trionfante della Thatcher! E’ un conforto pensare che i cristiani disprezzati e oltraggiati come il loro Fondatore, alla fine restano, mentre gli altri passano. E allora al lavoro! La politica deve imparare ad avere orizzonti cristiani. La persona deve tornare al centro. Ma, oltre la persona, la famiglia, che è la vera risparmiatrice e salvatrice dell’Italia finora ignorata e disprezzata come anticaglia clerico-fascista, deve diventare il perno del programma politico. E, dopo la famiglia, l’accoglienza per le forze vive della società, applicando il principio di sussidiarietà, finora predicato e praticato, mi pare, soltanto nella regione Lombardia.  



35 anni fa andai con Montanelli all'Università di Navarra. Il suo articolo, la lettera al Papa




venerdì 4 maggio 2012

Grazie, il Nirvana non fa per me


Un mensile che tratta di stile di vita, anzi di style (se no che stile è?), pubblica un’inchiesta sulla felicità con esempi di personaggi “felici” un po’ curiosi: la signora che fotografa se stessa per dimensionare i propri problemi, il giovane che vive soltanto dei prodotti della terra che lui stesso coltiva, il tipo che a 30 anni ha cominciato a correre e non smette più, precisando che però bisogna mangiar bene. Una felicità fatta di espedienti, insomma. Ma ecco un lampo di spiritualità: c’è chi propone di meditare, per non lasciarsi travolgere dai picchi emozionali. La giornalista, colpita, esclama: “bello! Ma come si diventa così zen?”
Ci vorrebbe Carosone che canta: “Tu vuoi fare l’orientale, ma sì nata in Italy”. Possibile che l’unico accenno alla meditazione sia di marca “zen”, cioè di scuola buddista? Apparteniamo a una civiltà che è fiorita all’alba del Medio Evo nei monasteri (vere isole nel mare di barbarie), si è affermata attraverso le università, fondate da uomini di fede (cristiana), ha creato la cultura occidentale che oggi è il punto di riferimento anche per i paesi non occidentali. Un cinese mi ha detto: “noi veniamo qui ammirati dalla vostra civiltà e ci accorgiamo che la state buttando dalla finestra”. Gesù ci ha insegnato a pregare dicendo “Padre nostro”. Abbiamo una madre, Maria, che ci svela il volto materno di Dio. Vivo a tu per tu con un Dio personale. Sorry, il Nirvana, la dispersione buddista di me stesso nel cosmo, non è nel mio style! Bye, bye!



domenica 22 aprile 2012

Introduzione al Cristianesimo di Ratzinger: ne feci un video...


Negli anni 70 un amico mi parlò di un bel libro di un certo Ratzinger. Risposi che ero impegnato nel trattato dello “Smazzinger”, cioè che avevo tante cose da fare da non potermi dedicare alle novità librarie. Passarono gli anni e lessi l’Introduzione al Cristianesimo di Joseph Ratzinger. Fu un colpo di fulmine. La lettura non era facile ma valeva la pena estrarre pepite d’oro da quella miniera. Il cristianesimo veniva spiegato come amore di Dio, tenendo presente i pregiudizi della cultura dominante. Pensai di fare un video per stimolarne la lettura, raccolsi un po’ di soldi fra amici e mi lanciai. Tempo dopo incontrai il Cardinale in San Pietro e gli dissi che avevo tratto un video da quel libro. Sorrise gentilmente ma non disse, come speravo, “Me lo faccia vedere”. Non rimasi deluso. Capii che viaggiava ad alta quota: era impegnato a livello scientifico a difendere la fede e ad illustrarla; non poteva occuparsi di divulgazione. Permane il mio entusiasmo per quel trattato che è una pietra miliare per chi studia teologia. Si compone delle lezioni che il teologo Ratzinger fece nel ’68 quando le categorie marxiste erano penetrate nelle facoltà teologiche e si tentava di ridurre la Chiesa ad un fenomeno politico. Ora quel video è su Youtube in dieci parti di 6 minuti col titolo “Illustrazione del Credo”. Nel frattempo il Cardinale divenuto Papa ci fornisce altre miniere d’oro con le sue encicliche (pare che la prossima sarà sulla fede) e i suoi libri su Gesù di Nazaret. Deo gratias!



giovedì 19 aprile 2012

La nascita del Credo

Oggi 19 aprile 2012 sono sette anni che abbiamo come Papa Joseph Ratzinger. Dal suo libro più famoso - Introduzione al Cristianesimo - ho tratto un video di cui presento la seconda parte, di 6 minuti, sulla nascita del Credo, che è proprio l'argomento del libro.


lunedì 16 aprile 2012

85 anni ben vissuti e 7 di pontificato: grazie Joseph!

Gratias tibi Deus, gratias tibi! Parole in latino che non hanno bisogno di traduzione. Grazie Signore per questo Papa. Quando fu eletto misi sulla mia scrivania la foto del piccolo Joseph con lo zainetto: non è solo un ricordo simpatico, è la foto della sua anima. Si riconosce uno sguardo  buono e intelligente, affettuoso e curioso: così è stato per tutta la vita. Le sue affollate lezioni di teologia all’università diventavano momenti di preghiera: tanta era la partecipazione al mistero di Gesù. Questo Papa forse è l’unico caso nella storia in cui il protagonista verrà ricordato “anche” come pontefice. Come il suo teologo preferito Agostino, che è ricordato “anche” come vescovo. Ratzinger ha parlato di Dio all’uomo d’oggi nella maniera giusta. Nessuno come lui è al corrente di quanta avversione al cristianesimo ci sia nella cultura dominante contemporanea. A questa avversione ha risposto pacatamente con la fiducia di chi sa che un grammo di verità pesa più di una tonnellata di chiacchiere. Il suo libro più famoso “Introduzione al Cristianesimo” fu scritto per rispondere alla ventata marxista che, dopo il ’68, rischiava di contaminare anche la teologia. Non tutto è politica, la Chiesa è stata fondata da Gesù  non per alzata di mano di un’assemblea. I contenuti della fede furono spiegati con chiarezza e fascino, come nei due libri su Gesù e con le recenti encicliche. Grazie Santo Padre per i suoi 85 anni vissuti così bene e per i 7 anni di pontificato che ci hanno illuminato.




sabato 14 aprile 2012

Il mondo non sarà salvato dai giacobini giustizialisti ma da chi ha fede e carità


 In questo periodo mi viene in mente la frase di La Pira rivolta a Dossetti che considerava il comunismo definitivamente vincente (siamo negli anni 50 all’indomani del lancio dello Sputnik, col comunismo in ascesa): “Il comunismo ha già perso e sai perché? Perché è ateo!”. Oggi si può dire lo stesso per il capitalismo senza freni. La crisi finanziaria di marca anglosassone si è riversata sull’Europa meridionale sotto forma di speculazione. Il nostro Paese è strozzato dalle tasse e da uno stato che lascia fallire le imprese creditrici perché non le paga. Molti imprenditori si sono suicidati. Non è roba da poco. Nel frattempo i mezzi di comunicazione aizzano la gente contro i partiti, gli amministratori disonesti, quelli che non pagano le tasse e non fanno gli scontrini. Sembra che Robespierre, appoggiato alla ghigliottina, stia aspettando le teste da mozzare della nostra fragile democrazia. Attenzione allo spirito giustizialista e giacobino. Non è col terrore che si risolvono i problemi. Tangentopoli nel ’92, oltre ai suicidi, sembra che abbia avuto solo l’effetto di rallentare l’economia. Per tirare fuori il Paese da questa situazione occorre ritornare alla fede. Devo pregare, essere umile, confessarmi, lavorare e vivere la solidarietà. Chi ha fede e carità salverà il mondo. Se voglio far risorgere l’Italia devo riflettere su questa verità impopolare e controcorrente: devo riattivare il mio rapporto con Dio, essere amico di Gesù. Solo allora farò fruttare i talenti con gioia.



venerdì 13 aprile 2012

Introduzione al Cristianesimo di Ratzinger illustrata



Tempo fa ho apprezzato il libro di J.Ratzinger "Introduzione al Cristianesimo" a tal punto che ne ho fatto un video per illustrare i contenuti del libro e invitare alla lettura. Ho scomposto il video in dieci argomenti. Il primo dura 6 minuti e tratta del rapporto fra l'uomo e Dio: è quello che propongo oggi.

Da rettificare: la lettera del soldato caduto nella seconda guerra mondiale è di un soldato russo, non americano.

lunedì 9 aprile 2012

Senza paura della vita, senza paura della morte

Gesù dà senso alla vita e dà senso alla morte. Sono terminate da pochi giorni le ricorrenze pasquali dense di situazioni drammatiche che ci hanno fatto riflettere. La sequenza della sofferenza, morte e risurrezione di Gesù sintetizza la nostra esistenza. Mia madre aveva un temperamento gioioso ma negli ultimi giorni di vita soffrì molto. La sua pelle era diventata fragile e i suoi piedi presentavano due rivoli di sangue che ricordavano i piedi di Gesù crocifisso. Mi apparve chiaro in quel momento che tutti, prima o poi, siamo destinati a salire sul Calvario. Solo i santi sanno amare la croce. “Non trascinare la croce…Portala ben dritta” diceva san Josemaría Escrivá: “Ama la croce!”, nella convinzione che sarà Gesù ad aiutarmi a portarla e che incontrerò Maria nel mio percorso. Questo coraggio presuppone la fede vera. La sofferenza e la morte sono la pietra di paragone della mia fede. Chiedo questa fede al Signore perché so che così sarò continuamente allegro, senza paura della vita e senza paura della morte. Andare con gioia incontro alla croce mi aiuterà non solo ad affrontare la sofferenza e la morte ma a trasformare la mia vita in un servizio gioioso. Gesù non è morto soltanto il venerdì santo, ha dato la sua vita sempre. Il suo amore si è espresso in un continuo servizio. Fare della mia vita professionale, familiare, sociale un servizio significa compiere in me “quanto manca al sacrificio di Cristo” come spiega San Paolo. Senza paura della vita, senza paura della morte.



domenica 1 aprile 2012

Come cerco di vivere la Settimana Santa

I mistici vivono in modo intenso le ore della Settimana Santa. Per molti di loro il venerdì santo è un giorno di passione. Un mio amico conosce un sacerdote che soffre terribilmente il venerdì santo e spesso chiede l’ora perché sa che le sofferenze terminano alle tre. Noi, che abbiamo una vita cristiana normale, non sperimentiamo questi fenomeni ma è giusto che viviamo queste giornate con un raccoglimento particolare.
Mi emoziona la frase di Gesù: “Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi” (Lc 22,15). Nella versione latina c’è una ripetizione suggestiva: “desidero desideravi”, ho desiderato con desiderio. Che fuoco di sentimenti c’erano nel cuore di Gesù in quel momento! L’agnello di Dio stava per essere immolato e il suo desiderio era permanere con noi come alimento, in comunione con noi, col suo sangue e la sua carne. Il giovedì santo è una festa bellissima, con la consuetudine di andare in giro la sera a pregare davanti al Santissimo Sacramento esposto. In questi momenti avverto un desiderio di solitudine che non è solitudine: è stare da solo con Lui per capirlo, per ringraziarlo. Il cuore sente e capisce meglio dell’intelletto questo mistero.
Il sabato santo è il momento del silenzio. Vorrei stare solo, senza distrarmi, per partecipare a questo silenzio misterioso in cui Gesù è morto ma è attivo. Un’attività che esplode nella risurrezione. La Pasqua è felicità. Anche qui il cuore supera l’intelletto perché è felice più di quanto sappia dire. E’ la vera felicità.



sabato 31 marzo 2012

Domenica 1 e lunedì 2 sera vedetevi Maria su RaiUno: non ve ne pentirete


Parliamo di Maria, la fiction televisiva che RaiUno ha programmato per domenica e lunedì sera prossimi. Si tratta dell’ultimo impegno televisivo in ordine di tempo della LuxVide, la società di produzione fondata da Ettore Bernabei e portata avanti dal fondatore assieme ai figli Matilde e Luca. La Lux vanta diversi record: la fiction su Papa Giovanni XXIII ha registrato il più alto ascolto mai raggiunto da una fiction in Italia. La serie di don Matteo è arrivata a ben otto serialità e non è detto che smetta, anche se le suore di Che Dio ci aiuti  continuano alla grande raccogliendo il testimone di don Matteo. La Lux ha vinto premi internazionali e vanta una library di tutto rispetto, da Guerra e Pace alla Bibbia.
Ma torniamo a Maria. Sicuramente i Sor Pedanti Pelnellovi troveranno tante cosette da ridire ma la verità è che si trattta di un’opera che resterà nella storia della televisione italiana e che nobilita i nostri schermi televisivi i cui pixel per troppo tempo hanno colorato la tv spazzatura. Sembra un miracolo che dallo stesso schermo da cui si è demolito il senso morale degli italiani possa uscire una raffigurazione così commovente della Madonna. Il personaggio di Maria è disegnato con delicatezza e forza: fin da bambina dimostra personalità. Geniale è stata l’idea delle storie parallele di Maria e della Maddalena. La Maddalena sembra seguire i dettami - ben suggeriti dalla demoniaca Erodiade, vera antagonista di Maria - della cultura dominante dei nostri giorni. Sogna bei palazzi e bei vestiti, balla come una velina, fa la escort di alto bordo e finisce nella disperazione. Un itinerario attualissimo. Sarà l’incontro con Gesù che prima la salva dalla lapidazione (viene identificata con la figura dell’adultera) e poi le rimette i peccati davanti agli indignati farisei. Quest’ultima scena s’intreccia col racconto della parabola del figliol prodigo che diventa figura della Maddalena stessa. Si vede che gli sceneggiatori hanno meditato a lungo il Vangelo riuscendo a inserire raccordi inaspettati, come quando Maria, che è sicura della risurrezione di Gesù, placa gli animi degli apostoli sbandati dopo la morte del Maestro, raccontando l’episodio del Bambino perduto e ritrovato nel tempio dopo tre giorni, alludendo al felice incontro che sta per avverarsi. Commovente la passione “in soggettiva” della Madonna che avverte su di sé le frustate della flagellazione pur trovandosi altrove. Salendo sul Golgota  Maria sente le proprie carni trafiggersi mentre assiste alla crocifissione.
Il messaggio è estremamente chiaro. Finalmente si taglia corto con le interpretazioni soggettive-sociopolitiche. Maria si santifica facendo fino in fondo la volontà di Dio: accetta volontariamente di diventare la serva del Signore. E Gesù è l’agnello che prende su di sé i peccati del mondo: è Colui che viene a fare la volontà del Padre e beve il calice della sofferenza fino alla fine. Punto. Non ci poteva essere una migliore introduzione alla Settimana Santa, e di questo dobbiamo ringraziare la Rai che ha voluto questo programma, dimostrando che la deprecata Rai lottizzata è sempre meglio della tv privata asservita al padrone di turno.
Un grazie particolare va a Ettore Bernabei. Fra tanti convegni e dispute raffinate sui mezzi di comunicazione, che pestano l’acqua nel mortaio, Bernabei ha imboccato la strada dritta di chi si espone di persona. Ha dato la faccia e i suoi soldi non certo per farne altri, ma per dimostrare, come Cristoforo Colombo, che si può scoprire l’America. E l’America è la televisione di qualità che riesce a sconfiggere con ascolti maggiori la tv deficiente. Per far questo occorre intelligenza e coraggio e Bernabei li ha dimostrati.

martedì 27 marzo 2012

Un imprenditore che ama il lavoro, sua moglie e la famiglia


E’ una storia tanto bella che vale la pena raccontarla per esteso. Ne avevo già accennato in una cartolina dal Paradiso ma conviene aggiungere tanti particolari che la rendono affascinante, perché parla d’amore, e adeguata ai tempi, perché parla di lavoro ben fatto e florido, controcorrente in questo clima di crisi.
Gregorio Fogliani nel 1976 è un giovanotto genovese di 19 anni, ultimo di sei fratelli, molto amato dalla sua mamma, con il cuore grande e molto socievole come accade spesso ai figli più piccoli in una famiglia numerosa in cui ci si vuol bene. Questo cuore grande s’infiamma quando conosce Luciana, una ragazza che per lui è la donna più bella del mondo. E’ innamorato cotto, come ricorda sua sorella, e gira per casa sospirando e ripetendo “Com’è bella…”. Fin qui non ci sarebbe nulla di originale, senonché  Gregorio decide di conquistare la sua bella presentandosi con un curriculum di tutto rispetto e si tuffa nel lavoro con passione. Il padre ha una pizzeria e Gregorio, incoraggiato dalla mamma che ha fiutato in lui la stoffa dell’imprenditore, mette su prima un locale più grande e subito dopo un altro. In questi locali si servono pasti per persone che lavorano negli uffici e subito Gregorio fiuta l’affare dei buoni pasto. Comincia con le convenzioni con gli enti e in pochi anni diventa il primo distributore italiano di buoni pasto, con la sigla QuiGroup!. Lo precedono in classifica solo i francesi con una multinazionale ma Gregorio punta alla vetta e aumenta il fatturato anno per anno. Ha creato una rete di locali in tutta Italia che accettano i suoi buoni pasto ma si accorge che i buoni pasto cartacei presentano inconvenienti: possono essere rubati o perdersi, vengono usati al supermercato per fare la spesa e la riscossione non è semplice, la distribuzione in tutta Italia richiede una organizzazione complessa… Allora s’inventa il buono pasto elettronico. Al posto del tagliando cartaceo fa caricare il buono su una tessera elettronica e di colpo tanti problemi scompaiono. Ma Gregorio non si ferma lì: si rende conto che la card elettronica è il futuro e s’inventa il circuito tornasconti. Ora che ha imparato a far convenzionare i negozi propone una carta che garantisce sconti presso decine di migliaia di esercenti, non solo nel settore alimentare. Dapprima gestisce l’idea in proprio poi nel 2010  crea il più grande circuito di loyalty in Europa raccogliendo oltre 24.000 esercizi commerciali e divenendo partner ufficiale di Poste Italiane per lo sviluppo congiunto del circuito Sconti BancoPosta, riconosciuto come “miglior programma loyalty” 2011 a livello internazionale. Tutti abbiamo visto la campagna pubblicitaria che Poste fa con Robin Hood che garantisce sconti ai tanti che hanno il conto presse l’Ente, cioè 12 milioni di persone. Un’iniziativa di grande impatto sociale ora che gli sconti sono necessari per arrivare a fine mese. Parallelamente QUI! Group diventa partner di Cisl per la realizzazione congiunta del circuito di scontistica NoiCISL per più di quattro milioni di iscritti.
I suoi clienti sono Enel, Eni, Unicredit, BNL, Banco Popolare di Milano, Ferrovie dello Stato e altri. Raggiunge così 20 milioni di clienti ma non si ferma.
Nel 2008 crea PayBay una software house di successo specializzata nella monetica, campo prediletto da Monti nel suo programma di governo. “La nostra prossima tappa sarà lo sviluppo di sistemi di pagamento via cellulare”, afferma. Assume ingegneri e giovani tecnici proprio mentre altre società sono costrette a licenziare, attualmente è arrivato a mille dipendenti con una quota rosa dell’80%: “Le donne sul lavoro hanno una marcia in più: sono più perspicaci, più fedeli, più toste”.

  Chiude il 2011 sfondando il muro dei 500 milioni di euro di fatturato con una crescita media degli ultimi 5 anni del 23%, 120 mila esercizi sul territorio nazionale affiliati al servizio buono pasto,  oltre 7. 000 fra Enti ed Aziende clienti, 900 fra dipendenti e collaboratori e 60 nuove assunzioni inserite dall’inizio dell’anno.

Sensibile ai temi della solidarietà, crea la QUI Foundation e lancia l’iniziativa Pasto Buono “Un progetto solidale che permette di distribuire ai bisognosi cibo sano e invenduto dai pubblici esercizi, in varie città italiane”. Trova l’ostacolo di una legge vigente che proibisce la distribuzione dei pasti senza l’abbattitore di temperatura e promuove nel 2011 un disegno di legge, presentato in Senato, per favorire le donazioni alimentari, semplificando l’attuale normativa in vigore. Un’iniziativa sostenuta da tutti i fronti, anche in considerazione della necessità di ridurre i grandi sprechi alimentari esistenti e fornire un sostegno al crescente numero di persone che si trovano in povertà o alla soglia della povertà. Non contento avvia in collaborazione col Comune di Genova un innovativo progetto di approvvigionamento alimentare per “i nuovi poveri” basato sull’utilizzo di una card elettronica che consente il consumo dei pasti in famiglia anziché nelle mense per bisognosi.
Sempre a Genova in collaborazione con i suoi fratelli gestisce diversi locali fra cui la prestigiosa Pasticceria svizzera, guidata dalla mitica Paola, meta desiderata del quartiere di Albaro e fonte di gioia per gli amici di Gregorio

  Ma ciò che colpisce in Fogliani è l’attenzione alla famiglia. Per lui sua moglie – la ragazza d’allora - è tuttora la donna più bella del mondo. Segue con attenzione e simpatia l’itinerario scolastico delle figlie, ormai universitarie. La sua casa è aperta agli amici, compresi i fidanzati delle figlie. Non sogna yacht né farsi fotografare al timone di grandi barche. Conduce una vita sobria, fa colazione e cena in casa, il week end in famiglia e preferisce la cucina della suocera che, smentendo il luogo comune, stravede per lui. Per i suoi cinquant’anni la figlia più piccola gli ha scritto una lettera struggente che termina con queste parole: “ogni giorno che passa mi rendo sempre più conto della fortuna che ho avuto ad avere due angeli come te e la mamma;  insieme siete la mia forza ed insieme mi avete cresciuta parlandomi ed insegnandomi ad ascoltare ..
Una cosa però, caro papà. L'ho imparata anche io .. l'amore che provo per voi è infinito !!! TI AMO”

Lo stereotipo dell’uomo d’affari cinico e arrogante è sotterrato da Gregorio che tiene in gran conto l’amicizia ed è una persona allegra e accogliente. Vive una fede intensa, memore dell’esempio di sua madre. Insomma esistono gli imprenditori cristiani, anzi cattolici.



domenica 25 marzo 2012

Vorremmo dei giudici equi


 
Il problema dei giudici “iniqui” è vecchio come il mondo. Nel vangelo c’è una parabola dedicata al giudice iniquo che alla fine fa giustizia soltanto perché la vecchietta è insopportabilmente insistente. Nell’antico testamento, nel libro di Daniele, troviamo due giudici anziani che vogliono approfittare della bella Susanna e, quando lei si ribella, la condannano. Solo l’intervento di Daniele riesce a salvarla. Da sempre il crimine commesso dal titolare della giustizia è ritenuto il più odioso perché commesso da chi dovrebbe essere giusto.
Non occorre essere esperti di vicende giudiziarie per porsi domande semplici ma fondamentali. Come mai nel nostro Paese la giustizia è lenta fino a raggiungere il suo scopo dopo troppi anni, alle volte dopo la morte degli interessati? Come mai si ha l’impressione che i giudici diventino veloci, documentati e aggressivi soltanto quando prendono di mira una parte politica? Come mai i processi sono diventati clamorosamente mediatici diffamando irrimediabilmente l’imputato anche quando in seguito si rivela innocente? Come mai si fa tanto uso del carcere preventivo quando è noto che in Italia equivale ad una tortura?
Sono domande che la gente si pone, ma spesso non protesta perché il danno capita ad “altri”. Ma dovremmo renderci conto che gli “altri” siamo noi. E’ vero che non ci sarà mai una perfetta giustizia in questo mondo ma, per costruire una nuova civiltà, occorrerà essere noi più giusti e denunciare questi comportamenti, indegni di una democrazia.


lunedì 19 marzo 2012

Per l'informazione la Chiesa è sempre da attaccare. Gli altri sono angioletti



 
Quando c’è qualcosa di strano, c’è qualcosa di strano. Non è una frase di Lapalisse, è un principio che funziona sempre. E’ ora che i cristiani guardino con più sospetto al sistema informativo che ci avvolge. Ci sono troppe cose strane. Si è fatto un baccano infernale (è il caso di dirlo) attorno alla presunta acquiescenza di Ratzinger per i casi di pedofilia nel clero. Poi si è dovuto fare marcia indietro perché era vero il contrario. Si è detto che in America un gran numero di sacerdoti erano pedofili, poi il leader degli accusatori (come rivela Tempi) ha ammesso di aver raccontato bufale. Ma non c’è proporzione fra il chiasso delle accuse e il sussurro delle ritrattazioni. Il risultato è che i sacerdoti e la Chiesa Cattolica vengono guardati con sospetto.
Idem per la Santa Sede: prima fanno credere che sia un covo di fraudolenti, poi si vede che è un ambiente umano con tanti santi e qualche irritabile. Pazientemente il Papa soffre e provvede.
Per altri il trattamento è paradisiaco: Monti viene fotografato mentre prende il treno democraticamente, il presidente della Repubblica viene rappresentato come un santo, ciò che dice viene riportato con venerazione. Sono persone rispettabili ma sembra che lassù svolazzino solo angioletti e che il nostro Paese sia guidato in modo libero e indipendente, mentre non è così. E’ meglio confidare nel Papa e diffidare del sistema d’informazione che tende ad avvelenarci. Non ce la beviamo: quando c’è qualcosa di strano, c’è qualcosa di strano.



 

sabato 10 marzo 2012

Cartolina per Tempi sui nostri tempi...

 
non facciamo scherzi…
Bene ha fatto Tempi a pubblicare l’articolo di Giubilino e Minerva sulla legittimità dell’uccisione di un neonato nei casi in cui è legittimo l’aborto (non si tratta di fuga di cervelli ma di “cervello in fuga”). Così è evidente a cosa si arriva quando si perde la fede nella rivelazione divina.
E’ il momento di dirlo: siamo al capolinea. Le illusioni sono finite. Dopo il mito del progresso, del comunismo, del nazismo è crollato anche il mito del capitalismo capace di portare il paradiso in terra. I poveri stanno diventando sempre più numerosi e poveri e i ricchi stanno diventando sempre più pochi e ricchi. Il capitalismo come ideologia è fallito portando con sè nella caduta la cultura relativista dominante. L’articolo summenzionato ne è un esempio lampante.
E’ bene che chi ha fede in Dio venga fuori dagli atri muscosi e dai fori cadenti e si renda conto che la dottrina sociale della Chiesa non è più qualcosa di cui vergognarsi, come ci hanno fatto credere finora, ma che è l’unico punto di riferimento mondiale, come ha ammesso Cameron davanti al Papa. Chi ha fede in Gesù deve perdere la paura di dire che Dio, nella rivelazione cristiana (nella Bibbia e nella tradizione della Chiesa), dice la VERITA’, che è l’unica che ci rende liberi, con la relativa felicità  possibile su questa terra. Chi ha fede deve dirlo ad alta voce senza timore di esser preso per presuntuoso. Presuntuosi sono coloro che considerano veri i propri pensierini, come i due poveri scienziatelli all’estero.
Segnalo l'opinione di alcuni neonati:
 

domenica 4 marzo 2012

E' lo Spirito Santo a portare Gesù per 40 giorni nel deserto

 
  Sono stato nel cattolico Veneto a presentare un mio libro sul Paradiso. Era un venerdì di quaresima e nella cena successiva alcuni commensali hanno dimenticato l’obbligo di astinenza dalle carni. Non mi sono scandalizzato anche perché in tutta la Bibbia si insiste più sulla misericordia che sul sacrificio. Mi ha colpito la percezione che dei bravi cattolici non si ricordassero che siamo in quaresima.
  Gesù, raccontano i vangeli, dopo il battesimo nel Giordano fu portato dallo Spirito Santo nel deserto per 40 giorni. Gesù non va nel deserto per fare la dieta ma per identificare la sua volontà con quella di Dio Padre e respingere con sicurezza le tentazioni del demonio. E’ un passo del Vangelo che non si può dare per scontato. Se Gesù, figlio di Dio, ha bisogno di ritirarsi per stare in comunione con Dio per poi svolgere la sua missione, quanto più noi dobbiamo tuffarci in questi 40 giorni che precedono la Risurrezione per stare con Dio. Le norme dell’astinenza e del digiuno non sono un fine, sono un mezzo per ricordarci che questo è il momento di purificare il nostro cuore, unirlo a Dio e liberarlo dalle tentazioni che arrivano violente anche per gli uomini di Dio: la sensualità come un fine, l’inutile vanità e il potere per il potere. Ringrazio i miei amici veneti per la loro dimenticanza che mi ha fatto riflettere sulla necessità di stare stretto a Gesù in questi giorni. Solo così la mia vita non sarà una vita sterile e potrò compiere il compito che Dio si aspetta da me.



giovedì 1 marzo 2012

La crisi ha un aspetto positivo: i ciarlatani e i buffoni ora sono fuori moda. Il mondo ha bisogno di persone che sappiano voler bene.

 
Ma questa crisi è proprio un guaio? Certamente sì. Tanta gente non ha come arrivare alla fine del mese, ci sono tanti motivi di autentico dolore. Ma un aspetto positivo c’è. Sta passando la voglia di dire e fare cose inutili.
Sono stato ad una trasmissione di una rete tv commerciale per parlare del Paradiso. Mi son prima dovuto sorbire un’ora di ammiccamenti e battutine sessuali che potevano apparire trasgressivi a ragazzini inibiti degli anni ’50 ma che ormai non fanno ridere nemmeno un po’, ora che il sesso è ostentato, inflazionato, oggetto di largo consumo.
Leggo su un quotidiano nazionale un’intervista sull’Opus Dei al nuovo direttore dell’ufficio informazioni Bruno Mastroianni. Le risposte sono intelligenti e spiritose ma le domande sono di una banalità disarmante. Ancora siamo al complotto, al segreto, al cilicio e ad altre balle alla Dan Brown.
Ormai è il momento di essere seri. Come scrive Mastroianni in un altro contesto: “oggi c'è un precariato persino più insidioso per l'uomo ed è quello del cuore. Quante persone soffrono l'abbandono, l'indifferenza, l'infedeltà?” Il mondo ha bisogno di gente solida che sappia prendersi sulle spalle le sorti degli altri, c'è bisogno di amici veri, di mariti e mogli fedeli, di giovani pieni di voglia di costruire il futuro. Il mondo ha bisogno di persone che sappiano voler bene. E' su questo che si potrà costruire la stabilità che dura davvero.
Questo è il lato positivo della crisi: i ciarlatani e i buffoni ormai sono fuori moda.